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ISTITUTO ISTRUZIONE SUPERIORE "EUROPA UNITA"-CHIVASSO. Torino. Città d'arte, cultura. e sport. Barbero Alice Facciotto Giulia classe 1G sport-A.S 2007-2008 . ARIANNA FOLLIS. Arianna Follis (Ivrea, 11 novembre 1977) è una sciatrice nordica italiana.

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ISTITUTO ISTRUZIONE SUPERIORE "EUROPA UNITA"-CHIVASSO

Torino...

Città d'arte, cultura...

e sport

Barbero Alice Facciotto Giulia classe 1G sport-A.S 2007-2008

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ARIANNA FOLLIS

Arianna Follis (Ivrea, 11 novembre 1977) è una sciatrice nordica italiana.

Risiede ed è originaria di Gressoney-Saint-Jean, in Valle d'Aosta. E' una specialista delle gare sprint in tecnica libera, di cui ha vinto finora 3 gare di Coppa del Mondo.

Ha debuttato in Coppa del Mondo nel 1995 a Brusson, ad appena 18 anni, ma fino al 2001 è stata nella squadra di Coppa Europa gareggiando solo saltuariamente nella massima categoria. La prima gara in cui ha conquistato punti di Coppa del Mondo (con un 21esimo posto) è stata la Transjurasienne, granfondo di 44 km inserita quell'anno in Coppa e vinta da Stefania Belmondo. Ai Mondiali di Lahti gareggia nell'inseguimento (5 km tecnica classica + 5 km tecnica libera) dove giunge 28esima, e nella sprint dove è tredicesima.

Il 15 marzo 2001 muore il fratello Leonardo, travolto da una valanga a Gressoney mentre si stava allenando per il Trofeo Mezzalama di sci alpinismo.

Nel febbraio 2003, ad Asiago, conquista il suo primo podio di Coppa del Mondo, un terzo posto nella team sprint insieme a Karin Moroder.

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ARIANNA FOLLIS

Ai Mondiali in Val di Fiemme raccoglie un settimo posto nella staffetta 4x5 km.

L'anno successivo, a Oberstdorf (Germania), conquista un altro terzo posto di Coppa del Mondo in coppia con Gabriella Paruzzi.

Nel 2005, ai Mondiali a Oberstdorf, vince il bronzo nella staffetta 4x5 km, ultima frazionista in squadra con Gabriella Paruzzi, Antonella Confortola e Sabina Valbusa.

Partecipa alle Olimpiadi Invernali di Torino 2006, contribuendo al terzo posto nella staffetta 4x5 km, prima frazionista in squadra con Antonella Confortola, Gabriella Paruzzi e Sabina Valbusa; arriva settima nelle gare sprint, individuale e in coppia con Gabriella Paruzzi. Dopo le Olimpiadi arriva anche la prima vittoria in Coppa, una sprint individuale a Borlaenge (Svezia), battendo la norvegese Marit Bjørgen dominatrice della Coppa del Mondo 2005-2006.

La stagione successiva (2006-2007) è buona, con un'altra vittoria nella sprint di Rybinsk (Russia); ai Mondiali di Sapporo vince il bronzo nella 10 km tecnica libera, dietro a Katerina Neumannova e Olga Savialova.

E' arrivata terza nell'edizione 2007-2008, la seconda, del Tour de Ski, dietro a Charlotte Kalla e Virpi Kuitunen, vincendo la spint di Praga.

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ROBERTO BOLLE

Roberto Bolle (Casale Monferrato, 26 marzo 1975) è un ballerino italiano.

Biografia

Originario di Trino, un paese del basso vercellese, all'età di 12 anni entra alla Scuola di ballo del Teatro alla Scala e grazie al suo grande talento viene notato da Rudolf Nureyev, che lo sceglie per interpretare il ruolo di Tadzio nell'opera La Morte a Venezia.

Nel 1996 al termine di una rappresentazione di Romeo e Giulietta, viene nominato Primo Ballerino ed è qui che si moltiplicano i suoi impegni da protagonista sia in balletti classici che moderni. Interpreta molti ruoli per diversi coreografi di grande successo e collabora ancora con Nureyev, per La bella addormentata, Cenerentola, Don Chisciotte e Il lago dei cigni.

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ROBERTO BOLLE

Viene quindi molto apprezzato sia in Italia che all'estero, dove ha occasione di danzare con grandi e prestigiose compagnie di balletto, come il Royal Ballet di Londra, il Balletto Nazionale Canadese, il Balletto di Stoccarda, lo Staatsoper di Berlino, il Teatro dell'Opera di Vienna, il Teatro dell'Opera di Monaco di Baviera, il Wiesbaden Festival, il Tokyo Ballet. Ha danzato con le più note ballerine classiche contemporanee, tra cui le italiane: Carla Fracci, Alessandra Ferri, Ambra Vallo, Eleonora Abbagnato.

L'English National Ballet, diretto da Derek Deane, crea per lui due produzioni: Il lago dei cigni e Romeo e Giulietta, entrambe rappresentate alla Royal Albert Hall di Londra, mentre nel 2000 l'Opera di Vienna, crea per lui Ave Verum, su musica di Mozart.

Spettacolare la messa in scena dell'Aida alle piramidi di Giza per il 10° anniversario dell'Opera del Cairo, cui segue quella all'Arena di Verona trasmessa in Mondovisione.

Nel 1999 diventa Ambasciatore di buona volontà per l'UNICEF.

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Numerosi i premi e i riconoscimenti: nel 1999 riceve il Premio Gino Tani per il suo contributo alla diffusione dei valori della danza e del movimento, l'anno successivo gli viene conferito a Firenze il Premio Galileo 2000 con la consegna del Pentagramma d'Oro; sempre nel 2000 è invitato ad inaugurare la stagione del Covent Garden con Il lago dei cigni e al Teatro Bolshoi di Mosca per celebrare il 75° anniversario di Maya Plissetskaja alla presenza del presidente Putin, mentre in occasione del giubileo nel 2002 è invitato a danzare a Buckingham Palace al cospetto della regina.

Nell'ottobre 2002, al Teatro Bolshoi di Mosca, è protagonista del Romeo e Giulietta di Kenneth MacMillan; nel marzo 2003, al Covent Garden di Londra interpreta La bella addormentata mentre in luglio, in occasione dei festeggiamenti per il III centenario di San Pietroburgo, danza Il lago dei cigni al Teatro Mariinskij. Dal 2003 gli viene riconosciuto il titolo di Étoile del Teatro La Scala. Il 1° aprile 2004 in occasione della Giornata Mondiale della gioventù, balla sul sagrato di Piazza San Pietro al cospetto del Papa.

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Il 10 febbraio 2006 danza alla Cerimonia di apertura della XX Olimpiade Invernale di Torino 2006 nel segmento "Dal futurismo al Futuro" su una coreografia ideata da Enzo Cosimi.

Nel giugno 2007 è il primo italiano invitato a danzare al Metropolitan di New York. Alla vigilia dell'esibizione, il 28 maggio 2007, rilascia un'intervista al Corriere della Sera, in cui critica aspramente la danza in Italia quale sistema chiuso, incapace di rigenerarsi, ed in particolare l' "egoismo" di Carla Fracci.

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Istituto Istruzione Superiore Europa Unita

TORIN0

città di cultura e sport

grandi sportivi piemontesi del presente e del passato

GIUNIPERO CARLOTTA - prof.sa Tozzi Carla - classe 1 g sportivo

roberto bolle
Nato

26 Marzo 1975

a Casale Monferrato

Altezza

1,87 m

Hobby

ama musical londinesi

Sport Preferito

nuoto

Roberto Bolle
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Fin da piccolo Roberto Bolle manifesta una passione innata per la danza: guardando i balletti in tv capisce che il suo più grande sogno è danzare.

La mamma incoraggia il giovanissimo Roberto e lo porta alla tenera età di 6 anni ad una scuola di danza a Vercelli.

A 11 anni la madre lo porta a Milano per sostenere l’esame d’ingresso alla prestigiosissima scuola del Teatro alla Scala: Roberto è ammesso alla scuola.

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Durante l’adolescenza non rinuncia al diploma e mentre dalle 8 di mattina si allena alla scuola di danza, la sera segue i corsi serali e ottiene così la maturità scientifica.

A 15 anni il primo grande successo: viene scelto per il ruolo Tadzio in Morte a Venezia; purtroppo è troppo giovane e il teatro non gli dà l’autorizzazione.

Nel 1994 a soli 19 anni entra a far parte della compagnia di ballo della Scala e solo due anni dopo viene nominato Primo Ballerino e diventa così uno dei più giovani Primi Ballerini nella storia del teatro Milanese.

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Sempre nel 1996 lascia la compagnia di ballo per diventare ballerino freelance e comincia la carriera internazionale: a 22 anni interpreta il principe Sigfrido al Royal Albert Hall ed è un successo.

Da allora interpreta il ruolo principale nei balletti più famosi come Giulietta e Romeo, Giselle, il Lago dei cigni, la Bella addormentata nel bosco e balla nei teatri più celebri del mondo.

Vinse numerosi premi come: Premio Danza e Danza, il Premio Positano, Premio Gino Tani, Premio Galileo 2000, Pentagramma d’oro. Dal 1998 diventa artista ospite residente al Teatro alla Scala.

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Roberto non dimentica i problemi della realtà e si impegna nel sociale: è ambasciatore di buona volontà per l’Unicef e si impegna per i bambini poveri prestando la sua immagine a numerose iniziative.

Il suo talento lo porta a prendere parte a eventi importantissimi.

Il 10 febbraio 2006 una sua esibizione aprirà i giochi olimpici invernali di Torino.

Inoltre gli viene riconosciuto il titolo di Etoile del Teatro alla Scala.

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Roberto Bolle è stato ospite di tantissime trasmissioni, tra cui Superquark, Sanremo, Quelli che il Calcio, Zelig, Che tempo che fa, Ballando con le Stelle.

Ama la tv di qualità piuttosto che i reality show, vorrebbe prendere parte a un film, adora i musical londinesi, ama il nuoto e oltre alla Scala il teatro che gli sta più a cuore è l’Operà di Parigi

A 30 anni con il titolo d’ètoile e con successi incredibili alle spalle e ancora più grandi davanti a sé Roberto Bolle è riuscito a realizzare il suo sogno: è il più grande ballerino dei nostri tempi.

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Novellino Riccardo

Classe 1G/Sport- a.s. 2007/2008

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FEDERICO BALZARETTI

Torinese d.o.c., essendo nato nella capitale sabauda il 6 dicembre 1981, cresce nelle giovanili del Torino; nell’estate del 1999 viene mandato a “farsi le ossa” a Varese, dove rimane per due stagioni. Nella stagione 2001-02 si trasferisce al Siena, per poi tornare nella compagine granata nell’estate del 2002; il 14 settembre 2002 esordisce in serie A, contro l’Inter.

Il Torino retrocede in serie B e Federico diventa uno dei cardini della squadra granata. Nella stagione 2004-05 è uno dei protagonisti della promozione nella massima serie del “Toro”, ma la promozione viene annullata dal fallimento della società granata.

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FEDERICO BALZARETTI

Nella stagione 2004-05 è uno dei protagonisti della promozione nella massima serie del “Toro”, ma la promozione viene annullata dal fallimento della società granata. Balzaretti, svincolato, viene ingaggiato a parametro zero dalla Juventus; grazie alle sue prestazioni ed alla sua capacità di disimpegnarsi sia sulla fascia destra che in quella sinistra, trova spesso spazio nell’undici titolare. Con 28 presenze, di cui 4 in Champions League, mette la propria firma allo scudetto bianconero.

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Rimane in bianconero anche nella stagione successiva, in Serie B e, nonostante Deschamps lo “veda” solamente come terzino sinistro, subendo quindi la concorrenza di Chiellini, riesce a totalizzare 40 presenze; realizza, contro il Crotone, il suo primo goal con la maglia bianconera, al quale può aggiungere la rete segnata contro l’Albinoleffe.

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Il 20 giugno 2007, viene acquistato dalla Fiorentina per 3,8 milioni di euro, firmando un contratto quadriennale.Il 20 giugno 2007 viene acquistato dalla Fiorentina per 3,8 milioni di euro, firmando un contratto quadriennale. Pochi giorni dopo, intervistato dai giornalisti, spiega di essere stato letteralmente "scaricato" dalla squadra bianconera.

Il 25 gennaio 2008, durante la sessione invernale del calciomercato, passa al Palermo sempre per 3,8 milioni di euro e firma un contratto con scadenza nel 2011. Nella squadra rosanero veste la maglia numero 42 in onore del padre, nato nel 1942.

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Torino città di sport e cultura

dario boglioni

Grandi Sportivi

Piemontesi

del presente

e del passato

Istituto Istruzione Superiore Europa Unita

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Guglielmo Gabetto

Guglielmo Gabetto (Torino, 24 febbraio 1916 – Superga, 4 maggio 1949) è stato un calciatore italiano, nel ruolo di centravanti.

Insieme al portiere Alfredo Bodoira è stato l'unico calciatore ad avere vinto il campionato italiano sia con la Juventus sia con il Torino.

Un bel gesto atletico di Gabetto con la maglia della Nazionale

Attaccante completo, rapido nel breve e guizzante nel dribbling, con notevoli doti acrobatiche. Fantasioso realizzatore di gol apparentemente impossibili. La coordinazione e la potenza del tiro ne fecero un cannoniere implacabile.

Era acrobatico, astuto e malizioso, sfruttava il fisico longilineo e spigoloso per dare spettacolo. Odiava fare le cose banali. Per la sua eleganza e i capelli sempre in ordine, lisciati dalla brillantina a imitazione dell'altro grande juventino Raimundo Orsi, era chiamato il «Barone», come accadrà decenni dopo a Franco Causio.Era il cosiddetto "uomo spogliatoio", sapeva sdrammatizzare ogni situazione, gratificato da una spontaneità tipicamente popolana.

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Torinese purosangue, della Borgata Aurora, incominciò a giocare nella Juventus nel 1934, e in soli sette anni segnò 102 gol (di cui 85 in campionato) che ne fanno ancora oggi uno dei migliori realizzatori nella storia della società bianconera.

Nel 1941 fu acquistato, dal Torino Calcio, per la somma, notevole per l'epoca, di 330.000 lire. Nello stesso anno la società granata acquistò altri due juventini, Felice Borel e Alfredo Bodoira.

Qualcuno, scherzosamente, lo chiamava «La Santa Rita dei goleador», per i suoi gol così difficili da realizzare, un po' come i miracoli attribuiti alla Santa. Era molto amato dai tifosi, che lo chiamavano "Gabe". Lui legava profondamente con Franco Ossola, e ciò era proficuo anche in campo, dove il loro affiatamento dava buoni risultati alla squadra.

Quando arrivarono al Torino anche Ezio Loik e Valentino Mazzola poté giocare al meglio delle sue possibilità, e negli anni successivi divenne un pilastro del Grande Torino, unico autentico torinese di quella squadra insieme ad Operto.

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Il giornalisto sportivo Giglio Panza, ricorda Guglielmo Gabetto perché erano entrambi nella Compagnia Atleti del 92° Fanteria.

Quando Gabetto arrivò come recluta, Panza era già un graduato. Iniziò così la loro amicizia. Gli altri commilitoni avevano rispetto per lui, perché considerato un personaggio importante. Gabetto cercava di legare con tutti e faceva fino in fondo il suo lavoro di recluta. Una volta fece vincere una gara di marcia a Panza perché gli fosse concesso un permesso domenicale, così da trascorrerlo con la sua ragazza. Gabetto era già fidanzato con quella che sarebbe poi divenuta la moglie. Le loro strade si separarono durante il conflitto, Panza si occupò della guerra come cronista, mentre Gabetto rimase in città a giocare. Si ritrovarono dopo la Liberazione, quando ormai era già un tassello del Grande Torino.

Un aneddoto per ricordare Gabetto. Era considerato un «discolo». Durante il ritorno da una trasferta a Trieste il pulmann del Torino fu inseguito dalla Polizia. Il «Barone» aveva riempito il bagagliaio di sigarette di contrabbando. Così gli furono ritirati i documenti, sequestrate le sigarette e per fortuna, grazie ai dirigenti granata, riuscì a rientrare a casa. Per riprenderseli dovette lottare a lungo, perché la Polizia voleva fargli giocare una partita nella propria squadra, che aveva un incontro importante da disputare. Grazie all'accompagnatore granata riuscì a convincerli che la partita del Torino in campionato era più importante della loro.

Perì insieme ai suoi compagni di squadra nella tragedia di Superga. Nel Torino aveva segnato 127 gol in 225 partite, la stessa media eccezionale che aveva tenuto nella Juventus e che ne fa uno dei più grandi attaccanti italiani.

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Isituto istruzione superiore

"europa unita" -chivasso-

TORINO città di

CULTURA, ARTE e SPORT

Grandi atleti del passato e di oggi

A.S. 2007/2008 - 1° G sport - prof. ssa Carla Tozzi - La Corte/D'Auria

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GIANNI RIVERA

SOPRANNOMINATO IL

GOLDEN BOY

NASCE L'8 DICEMBRE 1943 AD ALESSANDRIA

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Gianni RiveraGolden Boy

Rivera nasce l'8 dicembre 1943 ad Alessandria ed è entrato nella storia del calcio italiano per essere stato il primo azzurro a conquistare il prestigioso Pallone d'Oro. E' proprio da questo prestigioso riconoscimento e dalla sua tecnica sopraffina (è stato uno dei giocatori più talentuosi a calcare i prati dei campi italiani) che nasce il suo soprannome: Golden Boy, il ragazzo d'oro. Il suo nome è indissolubilmente legato al Milan, squadra con cui ha conquistato 3 scudetti, 2 Coppe dei Campioni, 1 Coppa Intercontinentale e 2 Coppe delle Coppe. La sua carriera d'altronde si svolge in due soli club: l'Alessandria (squadra della sua città) e il Milan, di cui per un ventennio circa, rappresenterà la bandiera e il simbolo. Soltanto Franco Baresi saprà, in futuro, farsi amare ed identificare con la squadra milanese al pari di Rivera.

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In nazionale, invece, la carriera di Rivera non è altrettanto vittoriosa e sfolgorante come nel club: lo si ricorda principalmente per la famosa staffetta con Mazzola (madre di tutti i dualismi in maglia azzurra) durante i mondiali messicani del 1970. I suoi 6 minuti in finale resteranno i minuti più controversi della storia del calcio azzurro e, a tutt'oggi, molti non si spiegano perchè il Ct Valcareggi aspettò così tanto a gettare nella mischia il giocatore dal talento più cristallino che la nostra nazionale avesse a disposizione. Gianni Rivera era, infatti, uno dei quei pochi giocatori che hanno avuto in dono dalla natura quella grazia, quella tecnica e la visione di gioco che su un campo di calcio distinguono un buon giocatore da un vero fuoriclasse.

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Gli spettatori che lo hanno visto giocare sono sempre restati affascinati dalla sua leggerezza, dal tocco felpato sul pallone, dalla capacità di mandare in rete i compagni di reparto. Rivera era, insomma, un giocatore fuori dagli schemi, ma a differenza del calcio odierno, nel suo Milan la formazione ruotava attorno al suo limpido genio. Il gioco non poteva prescindere dalla sua presenza, dai suoi dribbling e mai accadrà che la forza fisica, la corsa o gli schemi strappino più applausi dell'invenzione o di una finta ben riuscita. Ecco, Rivera era questo: l'estro, l'imprevedibilità, la fantasia.......... tutto quello che si ama nel gioco del calcio.

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Rivera si può tranquillamente collocare nell'olimpo del calcio, accanto a giocatori come Maradona, Crujiff, Van Basten, Baggio e tanti altri che hanno saputo stregare le platee. Ma al Golden Boy va riconosciuto un altro merito, quello di aver saputo essere una bandiera, un simbolo: 501 partite nel Milan raccontano di una vita vissuta con la maglia rossonera indosso. Questo ne ha fatto, agli occhi dei tifosi milanisti il giocatore ideale: forte tecnicamente, prezioso in campo e attaccato alla maglia. Attaccate le scarpette al chiodo, Rivera ha dimostrato di avere "visione di gioco" anche nella vita: vicepresidente del Milan fino al 1986, dal 1987 si è dato alla politica, fino a diventare sottosegretario nel governo Prodi del 1996.

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Isituto istruzione superiore

"europa unita"

chivasso

TORINO città di

CULTURA, ARTE e SPORT

Grandi atleti del passato e di oggi

Anno Scolastico 2007/2008 - 1° G sportivo

Prof. ssa Carla Tozzi - La Corte - D'Auria

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Gianluca Comotto (Ivrea, 16 ottobre 1978) è un calciatore italiano che gioca come difensore nel Torino.Cresce calcisticamente prima nell'Ivrea, poi nelle giovanili del Torino. Ed è proprio con la squadra Primavera del Torino che nel 1998 vince il Torneo di Viareggio, battendo per 2-0 i brasiliani dell'Irineu. Successivamente gioca nel Vicenza, squadra con cui esordisce in serie A in Milan-Vicenza 2-0 il 1 ottobre 2000. Nel 2003 inizia la sua stagione nelle file della Fiorentina, a gennaio 2004 passa alla Reggina. A fine stagione torna al Torino, dove milita nella stagione 2004-2005. Svincolato nella stagione 2005/2006 per i problemi societari del Torino, sottoscrive un contratto triennale con la Roma che però lo cede in prestito all'Ascoli. Con la squadra marchigiana fa un bel campionato e la stagione successiva, dopo essere rientrato alla Roma, fa il suo ritorno a Torino in prestito con diritto di riscatto a favore della società granata.

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Il 3 dicembre 2006, giorno del Centenario del Torino, nella partita contro l'Empoli, regala la vittoria alla squadra con un bellissimo gol da fuori area all'88° minuto. Termina la stagione con 35 presenze e 3 gol, e proprio l'ottima stagione disputata in maglia granata gli valgono il riscatto completo della compartecipazione da parte del Torino, del quale è diventato capitano nella stagione 2007/2008.

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Istituto Istruzione

Superiore Europa Unita

Chivasso

Torino città d' arte, cultura e sport

Grandi sportivi piemontesi del presente e del passato

Lubian Stefano

1^ G -Sportivo-

Prof. ssa Carla Tozzi

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Loris Facci

NOME: Loris Facci

DATA DI NASCITA: 13 Agosto 1983

NAZIONE: Italia

PAESE: San Mauro T.se

ALTEZZA: 187 cm

PESO: 72 Kg

DISCIPLINA: Nuoto

SPECIALITA’: Rana

VITTORIE: 3° classificato mondiali Melbourne 2007

-200 m rana-

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Mondiali Melbourne 2007

Nel 2006 partecipa agli europei di nuoto dove arriva a toccare per primo nella finale dei 200 rana, ma viene squalificato per virata irregolare. Nel 2007 partecipa ai mondiali di Melbourne dove si classifica terzo sempre nei 200 rana.

Record personali

50 rana: 28.79

100rana: 1.01.50

200rana: 2.11.03

  • Palmares
  • - Campione italiano 2004 nei campionati invernali in vasca corta
  • - Argento nei 100 rana ai campionati italiani assoluti primaverili 2004
  • - Argento nei 200 rana ai campionati italiani assoluti estivi 2005-2006
  • Argento nei 200 rana ai campionati italiani assoluti primaverili 200
  • - Bronzo nei 200rana ai mondiali di Melbourne 2007
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Istituto Istruzione Superiore ” EUROPA UNITA”-CHIVASSO

TORINO

CITTA’ di CULTURA,

ARTE e SPORT

A.S. 2007 – 2008 Prof.ssa Tozzi Carla – Arato Paola/Urso Elisa

capurso marta
Capurso Marta

Data di nascita18/08/1980Luogo di nascita TorinoResidenzaTorinoAltezza 158 cmPeso 55 kgSocietà / ClubG.S. Fiamme GiallePrimo anno in nazionale1997Specialità 500 m, 1000 m, 1500 m, staffetta 3000 m /relay

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Short Track: Marta Capurso bronzo mondiale

A quasi due mesi dalla vittoria della medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Torino 2006, nella staffetta sui 3000 metri, la gialloverde Marta Capurso si è ripetuta ai Campionati Mondiali di Minneapolis (USA) vincendo un'altra prestigiosa medaglia di bronzo con la staffetta azzurra.La squadra italiana composta dall'Allieva Finanziere Marta Capurso, dalle cugine Katia e Mara Zini, e da Arianna Fontana è riuscita nell'impresa dopo una combattuta finale a quattro (Corea, Cina, Canada e Italia). Il successo è andato al quartetto cinese composto da Wang Meng, Fu Tianyu, Cheng Xiaolei e Zhu Mile il quale, con il tempo di 4'17"194, ha avuto la meglio sulla staffetta canadese (Alanna Kraus, Kalyna Roberge, Tania Vicent e Amanda Overland) e sulle ragazze azzurre (4'18"834 il loro tempo finale).

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Marta Capurso testimonial dell’Universiade

Dopo Enrico Fabris, è un altro campione del ghiaccio a prestare il volto come testimonial dell’Universiade Invernale di Torino 2007, Marta Capurso. La pattinatrice torinese, protagonista di una splendida medaglia ai Giochi Olimpici di Torino 2006 -bronzo nella staffetta dello short track-, si prepara a partecipare alla sua terza Universiade motivata a salire di nuovo su un podio internazionale dopo i tanti successi in carriera, a livello italiano, europeo e mondiale. Ventiseienne, iscritta a Comunicazione Interculturale all’Università di Torino, Marta Capurso, che ha già conquistato un argento nei 1000 metri e due bronzi nei 1500 e nei 3000 nell’Universiade friulana di Tarvisio 2003, sarà l’immagine al femminile dell’edizione torinese. A Marta sarà riconosciuta una borsa di studio quale riconoscimento per i risultati agonistici e quale augurio per il futuro professionale. “Siamo lieti che una delle nostre atlete più rappresentative sia testimonial di un grande evento sportivo” - commenta Marco Bellion, presidente FISG Piemonte – “Ringraziamo il Comitato Organizzatore per aver voluto riconoscere il valore dei nostri campioni. Ci auguriamo che l’Universiade ripeta il successo dell’Olimpiade e che gli investimenti sostenuti dalla pubblica amministrazione possano contribuire all’emergere di nuovi talenti”.

fabio carta
Fabio Carta

Nato a Torino il 6 ottobre 1977, è un atleta italiano 

di short track.

È alto 1,72 mt. ed ha un peso forma di 73 kg (2005).

Nel suo palmarès vanta la medaglia d'argento nella staffetta 5000 m alle Olimpiadi di Salt Lake City 2002 e due medaglie d'oro ai campionati europei di short track del 2006 (1000 m e 3000 m).

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Sabato 18 febbraio - Giornata senza gloria e senza infamia per lo short track, ma non era facile pensare a qualche risultato nei 1.000 uomini e 1.500 donne. Con un po' più fortuna nei sorteggi... forse; basta guardare chi è arrivato in finale tra gli uomini e come c'è è arrivato. Dopo la qualificazione ai quarti, nei 1.000 Nicola Rodigari si arrende all'americano Rusty Smith ed al cinese Li Yi; Fabio Carta cede al koreano Lee Ho Suk ed al canadese Eric Bedard. Non sono gli ultimi arrivati, ma poteva starci quel passo in più per andare in semifinale. "Sono stato un po' a guardare" ha ammesso Nicolino; "questo ghiaccio sembrava andare solo per gli altri..." ha aggiunto Carta. Nei 1.500 donne Katia Zini e Marta Capurso hanno raggiunto senza grossi problemi la semifinale ma i sorteggi non sono stati favorevoli; la finale B per Katia Zini e Marta Capurso è un ottimo risultato visto che con loro c'erano la cinese Yang Yang A (battuta) ed Eugenia Radanova. Bastava essere nella prima semifinale per poter sperare in qualcosa di meglio. Poker koreano di medaglie preziose in questa terza giornata di short track olimpico. Oro e argento nei 1.000 uomini per Ahn Hyun-Soo e Lee Ho-Suk (sesso risultato dei 1.500) con bronzo per Apolo Ohno; 7° e 8° posto per Nicola Rodigari e Fabio Carta. Oro e argento nei 1.500 donne per Jin Su-Yu e Choi Eun-Kiung; bronzo per la Cinese Wang Meng. 9^ e 10^ posizione per Marta Capurso e Katia Zini.

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Istituto Istruzione Superiore ” EUROPA UNITA”-CHIVASSO

PAOLA CARDULLO

A.S. 2007 – 2008 Prof.ssa Tozzi Carla – Cavalieri Marta

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Paola Cardullo è nata ad Omegna (Provincia Verbano Cusio Ossola) in Piemonte il 18 marzo 1982.

Inizia a giocare a pallavolo all'età di undici anni e a sedici nel '97 debutta in B1 con l'Omegna Novara dove resta per due stagioni.

Nel '99 gioca in A2 con l'Agil Trecate e dopo due stagioni, nel 2001 approda in A1 all'Asystel Volley Novara sua attuale squadra.

L'esordio con la maglia azzurra della nazionale avviene il 13 giugno 2001 a Montreux (Italia-Stati Uniti 3-2).

In bacheca può vantare, a livello di club: 2006 Top Teams Club, 2005 2° Coppa dei Campioni e miglior libero, 2005 Supercoppa Italiana, 2004 Coppa Italia A1 e miglior libero, 2003 Miglior libero in Coppa Cev, 2003 Supercoppa Italiana, 2001 Coppa Italia A2.

In nazionale: 2007 World Cup e miglior libero, 2007 Campionato Europeo e miglior libero, 2002 Mondiale, 2001 Giochi del Mediterraneo.

paola cardullo
Paola Cardullo

CHI E’ PAOLA CARDULLO..

Paola Cardullo è nata ad Omegna(VB). Il 18 marzo1982, alta 162cm.Libero, gioca nell’Asystel Novara. E’ stata il libero della vittoria mondiale. L’anno scorso dopo una normale operazione al ginocchio è restata ferma 8 mesi, rischiando anche la carriera. Ha una passione per le scarpe, molte delle quali con il tacco.

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Con la maglia azzurra ha vinto i Mondiali 2002, l’Europeo 2007, oltre al secondo posto al Grand Prix 2004 e gli Europei 2001 e 2005.

PRESENZE IN AZZURRO:197

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PICCOLA GRANDE PALLY.

C’era una volta la pallavolo in cui vincevano solo quelli alti. Non è più cosi. Lo racconta Paola Cardullo, 1 metro e 62, miglior libero d’Europa. Il segreto?? <<CONCENTRAZIONE, VOGLIA DI CRESCERE SEMPRE E TANTI SOGNI, NON SOLO IN CAMPO!>>

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Però a volte la realtà sorpassa l’evidenza con la fantasia e oggi, a nove anni di distanza, PAOLA CARDULLO dall’alto del suo metro e 62 ha in bacheca un titolo mondiale e un’ Europeo con la Nazionale Italiana di pallavolo. Perchè le regole del gioco cambiate le hanno riservato una sorpresa: di più, le hanno cucito addosso, o forse dentro, un ruolo perfetto per lei. Un ruolo diverso, fin nella maglia, di colore diverso, simile a quello del portiere nel calcio, ma molto meno visibile, meno individualista.

Le dicevano da una vita che per giocare a pallavolo bisogna essere altissimi: una verità è certa, un assioma, un pustulato matematico assodato, senza bisogno di dimostrazioni. Vero è spietato. A 16 anni, preso atto che la natura fa il suo corso come vuole o come può, Paola, per gli amici Pally, pensò che il suo sogno d’infanzia, nato ad occhi aperti davanti a cartoni animati di Mila e Shiro, si sarebbe fatalmente infranto su quell’ 1,62 di statura che non voleva saperne di salire ancora. <<Pensai di smettere, le regole erano quelle.>> e la rete, 2 metri e 24, troppo alta per mettere oltre la mano e schiacciare.

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AL SERVIZIO DELLA SQUADRA …

Paola è un libero, è l’anima della squadra perché gioca al servizio delle altre. Però non serve mai, non schiaccia, non attacca, difende e basta. Non farà mai un punto, mai. Però evita quelli delle altre e tutte le volte che una schiacciatrice dell’Italia o dell’Asystel Novara “buca” il pavimento lo fa perché le mani di Pally hanno tirato su un pallone, giocabile dal fondo dell’abisso.

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“All’inizio, nelle giovanili, ero schiacciatrice, mi è mancata un po’ la sensazione della conclusione. Però difendere voleva dire continuare voleva dire continuare a giocare e dopo un po’ non ci ho pensato più. Evitare il punto delle avversarie, in fondo, conta quanto segnare un punto. Molto devo al mio primo allenatore: anche a me che schiacciavo ha rotto la testa con i fondamentali della difesa”, tanto da tracciare per lei un destino da prima al mondo, in un ruolo che neanche esisteva, perché allora in seconda linea ruotavano tutti.

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Anche perché per il libero l’altezza è un impaccio: rapisce attimi alla rapidità necessaria a buttarsi in tempo sotto una palla che arriva velocissima! Pally è quasi infallibile, punta la palla gialla e azzurra con la calamita dei suoi occhi verdi e mette le mani sotto, una frazione di secondo prima che tocchi terra. Si direbbe istinto,”è difficile, si, allenare quel riflesso, ma non è vero che non c’è tempo di pensare. Io ci penso, eccome. Penso solo a quella palla che arriva, la fisso con il massimo dell’intensità, chiudo fuori il mondo. Il segreto, se c’è, è nella concentrazione assoluta, totale”.

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IL SOGNO CONTINUA...

...VERSO PECHINO!

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Intanto cerca dal 2 novembre con la Nazionale, un obbiettivo concreto, diretto, chiarissimo:” un piazzamento alla Word Cup che valga la qualificazione olampica a Pechino, il sogno di ogni atleta, un'altro scalino, perchè credo che non c si debba sentire avanti mai, aver dentro sempre la voglia di crescere”