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Progetto Dislessia & Co. Dott. Ennio Fioramonti. Programma. Obiettivi della giornata Approfondire la Conoscenza dei diversi tipi e sottotipi dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) Sfatare luoghi comuni, evitare semplificazioni e discutere l’utilità e l’utilizzo delle etichette

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Progetto Dislessia & Co.


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    Presentation Transcript
    1. Progetto Dislessia & Co. Dott. Ennio Fioramonti

    2. Programma • Obiettivi della giornata • Approfondire la Conoscenza dei diversi tipi e sottotipi dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) • Sfatare luoghi comuni, evitare semplificazioni e discutere l’utilità e l’utilizzo delle etichette • Comprendere che i DSA perdurano tutta la vita, importanza per comportamento a casa a scuola e nella vita • Indicazioni su come riconoscere e aiutare bambini e ragazzi con DSA

    3. Fonte delle informazioni • “Piccola guida per insegnanti utile a conoscere i Disturbi Specifici di Apprendimento e costruire una rete”, Elisabetta Albanesi, COOPERATIVA LABIRINTO PESARO, Claudia Cappa, ISAC-CNR TORINO, Laura Grosso, S.M.S. PEROTTI-TORINO, Paola Guglielmino, docente UNIVERSITÀ di TORINO (ed altri autori), distribuito dalla AID (Associazioni Dislessici Italia).

    4. DSA: perché si parla di disturbi specifici? • Perché sono circoscritti solo ad alcuni processi indispensabili all’apprendimento: cioè quelli che normalmente vengono chiamati automatismi (per esempio la decodifica o l’associazione fonema–grafema).

    5. Disturbi non specifici • DSM IV (1) / ICD-10 • Ritardo Mentale • Livello cognitivo borderline • Autismo • Disturbi d'ansia • alcuni quadri distimici (depressione cronica)

    6. Percorso Caratteristiche degli allievi con DSA • Cosa fare? • Approfondire il problema: Cosa sono o non sono i DSA? • Se ho il dubbio che il mio alunno abbia un DSA: • Cosa fare e dire ai genitori? • …se la famiglia non collabora? • … se la famiglia collabora? • Il percorso diagnostico • Che fare in attesa della diagnosi? • … e ora che c’è la diagnosi? • Costruiamo una rete

    7. In classe ho un allievo che presenta alcune di queste caratteristiche: • è troppo frettoloso o lento • è intelligente ma svogliato, è distratto, è facilmente distraibile e non si impegna abbastanza • dimentica di portare a scuola il materiale necessario ed appare disorganizzato nelle sue attività • si rifiuta di leggere o di scrivere o vive i compiti scritti come fonte di ansia • si muove continuamente • mentre legge o scrive, si avvicina/allontana dal libro • chiede spesso di andare in bagno o di uscire

    8. In classe ho un allievo che presenta alcune di queste caratteristiche • dice spesso di essere stanco • è incostante ed ha risultati scolastici scadenti o altalenanti(la sua prestazione non solo varia da giorno a giorno, ma anche all’interno di uno stesso compito) • presenta difficoltà a copiare dalla lavagna o prendere appunti • ha bisogno di continui incoraggiamenti • ha una bassa autostima, presenta “discrepanza” tra la sua intelligenza generale e le sue abilità specifiche (lettura, scrittura e calcolo) • brilla maggiormente nelle prove orali, mentre fallisce nelle prove scritte

    9. Cosa fare? • Approfondisco il problema: potrebbe avere un Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA)

    10. Quando non è DSA? • Quando lo scarso rendimento è causato da: • fattori interni (motivazione, distraibilità sociale, stato d’animo,…) • fattori esterni (ambiente, problematiche familiari, …) -> NON si può parlare di DSA, ma di difficoltà di apprendimento

    11. Quando è DSA? • Quando la discrepanza tra • livello di competenza scolastica raggiunto (prestazioni osservate) e • livello previsto in funzione delle sue potenzialità (prestazioni attese) • Non è imputabile a • deficit di tipo cognitivo • deficit Sensoriale / medico • deficit socioambientale • deficit Transitorio

    12. Quindi si tratta di DSA quando… • Si possono escludere: • DEFICIT SENSORIALI: quindi se l’alunno presenta dei deficit visivi, uditivi, ecc. non devono essere tali da compromettere gli apprendimenti. • DEFICIT NEUROLOGICI: L’alunno non deve aver subito traumi di vario genere che gli abbiano provocato lesioni nel sistema neurologico legato ai processi di lettura, scrittura e calcolo. Ed infine… chi ha un DSA deve aver avuto adeguate OPPORTUNITÀ SOCIALI e RELAZIONALI.

    13. Quindi si tratta di DSA quando… “Figlio della borghesia di stato, cresciuto in una famiglia affettuosa,senza conflitti, circondato da adulti responsabili che mi aiutavano a fare i compiti… Padre laureato al politecnico, madre casalinga, nessun divorzio, nessun alcolizzato, nessun caratteriale, nessuna tara ereditaria, tre fratelli con il diploma … ritmi regolari, alimentazione sana, biblioteca di famiglia,… Eppure ero un somaro.” Estratto da: “Diario di Scuola” di Daniel Pennac

    14. Come continuamo da qui? • Definizioni • Disprassia • Disfasia (disturbo specifico del linguaggio (DSL) • ADD con o senza iperattività • Discalculia • Dislessia (disgrafia, disortografia) • Importanza ed epidemiologia • Comorbilità • IL DSA è per tutta la vita

    15. Quali DSA? • Disprassia: • è un disturbo che riguarda la coordinazione e il movimento e che può comportare problemi anche nel linguaggio. Può influire sul sistema di coordinamento grossolano sul coordinamento fino o su entrambi i sistemi.

    16. Quali DSA? • Disfasia o disturbo specifico del linguaggio (DSL) : • è una condizione in cui l’acquisizione delle normali abilità linguistiche è disturbata sin dai primi stadi dello sviluppo. I Disturbi sono spesso associati a difficoltà di coordinazione motoria e a disturbi dell’attenzione. È spesso accompagnato (non causato) da problemi nella scrittura, anomalie nelle relazioni interpersonali. Alcuni bambini possono acquisire il linguaggio più lentamente ed in generale si segnala una maggior difficoltà con la morfologia e la fonologia.

    17. Quali DSA? • Disturbo dell’attenzione (sindrome da ADD) con o senza iperattività. • è un disturbo del comportamento caratterizzato da inattenzione, impulsività e / o iperattività motoria che rende difficoltoso e in alcuni casi impedisce il normale sviluppo e l’integrazione sociale dei bambini. 

    18. Quali DSA? • DISCALCULIA • Deficit del sistema di elaborazione dei numeri e/o del calcolo. Vi può essere difficoltà nell’associare il numero alla quantità, o a capire che 2, II in numero romano e la parola DUE abbiano lo stesso valore. Inoltre un alunno discalculico può non avere in mente la linea dei numeri e/o non capire il valore posizionale delle cifre (es.: 345≠354). Può anche avere difficoltà a ricordare l’ordine procedurale di una operazione, di un’equazione a ad utilizzare i simboli aritmetici.

    19. Quali DSA? • DISLESSIA • Termine generico spesso usato per indicare un disturbo settoriale della lettura caratterizzato dalla difficoltà ad effettuare una lettura accurata e/o fluente. • Si dovrebbe parlare al plurale di dislessie, in quanto nessun dislessico è uguale ad un altro. Tra l’altro ci sono forme di dislessia che hanno disturbi molto diversi tra loro e necessitano di interventi molto diversi.

    20. Quali DSA? • DISLESSIA • Fonologica (grafema <-> fonema) • Lessicale (Lettura veloce di parole intere, costruzione del lessico) • -> lettura di brano, parole, non parole (parole sconosciute) • Visiva (teoria magnocellulare) • Effetto affollamento • Movimento oculare impreciso • Scarsa attenzione visiva

    21. Quali DSA? • DISGRAFIA: La scrittura è irregolare per dimensione e/o pressione, vi è scarsa capacità ad utilizzare lo spazio sul foglio e a mantenere la direzione orizzontale dello scritto, i margini non vengono rispettati, gli spazi tra i grafemi e tra le parole sono irregolari. È difficilmente decifrabile. • DISORTOGRAFIA: Difficoltà nel rispettare le regole di trasformazione del linguaggio parlato in linguaggio scritto. Vengono cioè commessi molti errori e di varia tipologia.

    22. Percentuali DSA • Importanza ed Epidemiologia (cifre variano con gli studi) • Stime arrivano fino a 10-15% della popolazione • Disprassia 8% • Disfasia 7% • Deficit attenzione con o senza iperattività 3-6% • Disgrafia, Disortografia 4-20% • Discalculia 0,5-1% • Dislessia 8-12% -> Comorbilità

    23. Comorbilità, Co-occorrenza • ALTRI DISTURBI NEUROPSICOLOGICI Disturbodell’attenzione Disgrafia Dislessia Disfasia Disortografia Disprassia Discalculia

    24. Comorbilità, Co-occorrenza DSA Disturbo dell’attenzione Disgrafia Dislessia Disortografia Disfasia Disprassia Discalculia Iperattività

    25. Comorbilità, Co-occorrenza • Effetti nel tempo del disagio non cause del disagio: • DISTURBO OPPOSITIVO-PROVOCATORIO • DISTURBI DELLA CONDOTTA • DISTURBI DELL’UMORE

    26. Il DSA è per tutta la vita • Le prestazioni di persone con DSA non saranno mai allo stesso livello dei coetanei negli ambiti colpiti dal disturbo • dovranno convivere tutta la vita con i disagi dovuti alla loro condizione e dovranno applicare strategie per sopperire alle difficoltà • Se adeguatamente seguiti possono riconoscere i loro talenti ed i loro limiti e sono in grado di intraprendere una carriera professionale molto soddisfacente • In caso contrario effetti importanti su autostima, rendimento e comportamento sociale ed affettivo possono ridurre notevolmente le prospettive lavorative

    27. Il DSA è per tutta la vita senza DSA Prestazioni con DSA Età

    28. Effetto pigmalione • L'effetto Pigmalione, noto anche come effetto Rosenthal, deriva dagli studi classici sulla “profezia che si autorealizza” il cui assunto di base può essere così sintetizzato: • se gli insegnanti credono che un bambino sia meno dotato lo tratteranno, anche inconsciamente, in modo diverso dagli altri; il bambino interiorizzerà il giudizio e si comporterà di conseguenza; si instaura così un circolo vizioso per cui il bambino tenderà a divenire nel tempo proprio come l’insegnante lo aveva immaginato.

    29. Attenti a queste frasi… • "Se si impegnasse di più, avrebbe maggiori risultati“ • "E' un bambino intelligente, ma è svogliato“ • "Non studia, non si applica“ • “E' intelligente, ma non si applica”, “quando vuole le cose le sa fare … è solo pigro!”

    30. Il mio alunno potrebbe avere un DSA • MI RIVOLGO SUBITO AI SERVIZI SANITARI? • NO: Deve essere la famiglia a contattare i servizi. • NE PARLO CON I COLLEGHI DELLA CLASSE? • SI: Perché devo avere una conferma dei miei dubbi e stabilire un percorso da affrontare insieme. • NE PARLO CON IL DIRIGENTE SCOLASTICO? • SI: Perché è lui il responsabile di tutta la scuola. • NE PARLO CON LA FAMIGLIA? • SI: Perché è un loro diritto conoscere i fatti, e sono gli interlocutori più importanti per aiutare il mio alunno.

    31. Il mio alunno potrebbe avere un DSA • Cosa dico ai genitori • Risorse per genitori • Se la famiglia non collabora • Effetti di un DSA non diagnosticato • Se la famiglia collabora • Il percorso diagnostico, Terminologia essenziale per capire i DSA, Esercizio • La diagnosi a cosa serve, il momento della diagnosi, problemi della diagnosi, rischi • In attesa della diagnosi, quando l’allievo ha la diagnosi

    32. COSA DICO AI GENITORI? • È importante che il mio atteggiamento nei confronti dei genitori sia il più possibile rassicurante per far sì che mi vedano come un alleato e non come “giudice”. • Parlo in generale del rendimento scolastico del loro figlio, evidenziando prima i punti di forza, esponendo poi le sue difficoltà ed infine cercando di condividere con loro alcune osservazioni • cerco di far capire che è importante conoscere l’origine delle difficoltà scolastiche

    33. COSA DICO AI GENITORI? • chiedo la disponibilità a compilare il questionario RSR-DSA, un questionario utile a individuare casi a rischio di DSA • se il dubbio viene evidenziato anche dai risultati del questionario sopracitato, consiglio loro di rivolgersi ai centri e ai servizi specializzati sui DSA • Cerco di esprimere il mio dubbio e cioè che le difficoltà scolastiche potrebbero dipendere da un eventuale DSA in modo tale che non si sentano colpevoli

    34. COSA DICO AI GENITORI? • Spiego che il loro figlio, quindi, potrebbe possedere un cervello che elabora in modo diverso dal comune modo di apprendere, ma che questa particolarità non gli impedirà di affermasi nella vita • Spiego che essere dislessici non farà del loro figlio un genio, ma li informo che alcuni processi mentali funzionano esattamente come quella di alcuni grandi geni. (Questo giova all’autostima del dislessico e all’accettazione di questa peculiarità da parte dei genitori) • Informo la famiglia che ben il 10% degli studenti presenta dei DSA; consiglio la lettura di alcuni testi sull’argomento

    35. RISORSE PER GENITORI • Cappa, C. Manuale di sopravvivenza per non naufragare nella tempesta scolastica , Editrice Consumatori • Cutrera G., Demone Bianco . Scaricabile gratuitamente in formato testo (.pdf) dal sito: www.lulu.com/content/1483087 • L. La storia di Carlotta. Una diagnosi tardiva di dislessia, con approfondimenti di Cappa C. e Muzio C. Edizioni Biografiche, 2007 • Grenci R., Le aquile sono nate per volare , La Meridiana, 2004 • Grenci R., Zanoni D., Storie di normale dislessia. 15 dislessici famosi raccontati ai ragazzi, Editrice Angolo Manzoni, 2007 • Levine M., A modo loro , Mondadori, 2004 • Reid G., È dislessia! Domande e risposte utili, Erickson, 2006

    36. Se la famiglia non collabora

    37. Se la famiglia non collabora • Bisogna capire che la famiglia può avere delle forti aspettative (e resistenze) riguardo ai propri figli. La diagnosi di un DSA può minare queste certezze. • È compito dell’insegnante convincere la famiglia che solo alleandosi si riuscirà a superare il problema.

    38. Se la famiglia non collabora • Le frustrazioni conseguenti alle difficoltà di apprendimento possono ridurre il • livello di autostima nell’alunno e aumentare il • rischio di disturbi emotivi e psicologici: • Ansia • Disturbi del comportamento • Instabilità psicomotoria • Depressione

    39. Se la famiglia non collabora • Il bambino/ragazzo inizia a demotivarsi • Disinveste energie in ambito scolastico • Si percepisce inadeguato, soprattutto a scuola • Si crea una visione negativa di sé • Sperimenta nuovi insuccessi che confermano e radicano il suo senso di inadeguatezza.

    40. SE LA FAMIGLIA COLLABORA… • Quando gli insegnanti sono convinti che sia bene procedere ad un approfondimento diagnostico, possono predisporre, con il consenso della famiglia, una relazione insieme al Dirigente da consegnare agli specialisti tramite la famiglia

    41. SE LA FAMIGLIA COLLABORA…

    42. INIZIA IL PERCORSO DIAGNOSTICO • Le abilità necessarie per l’apprendimento di lettura, scrittura e calcolo coinvolgono otto sistemi neuroevolutivi, quindi occorre indagarli tutti per effettuare un quadro completo delle reali capacità e/o debolezze.

    43. IL PERCORSO DIAGNOSTICO

    44. IL PERCORSO DIAGNOSTICO • Nel percorso diagnostico vengono prima di tutto indagati i parametri che danno una risposta alle difficoltà oggettive. La risposta ai quesiti viene data da una diagnosi, detta di primo livello: • Esiste un reale problema? • Quale è l’esatta natura del problema? (C’è un DSA? Quale?) • Quale è l’esatta entità del problema? (grave, medio, lieve)

    45. IL PERCORSO DIAGNOSTICO • Una diagnosi di secondo livello, che analizza le abilità sottostanti i singoli sistemi, evidenzierà le debolezze ed i punti di forza del nostro alunno. Questi ultime sono essenziali per aiutare i ragazzi con DSA a compensare e trovare strategie personali per superare le difficoltà strumentali.

    46. Terminologia per capire i DSA • Memoria • Attenzione • Funzioni esecutive • Discriminazione fonologica • Prassie

    47. Terminologia per capire i DSA • Memoria a breve termine (MBT) • È quella parte di memoria che si ritiene capace di conservare una piccola quantità di informazioni chiamata ”span” (tra i 5 e i 9 elementi) per una durata di 20 secondi circa. • Memoria di lavoro (MDL) • È quindi un sistema per l'immagazzinamento temporaneo e la prima gestione/manipolazione dell'informazione • La memoria a lungo termine (MLT) • È definita come la memoria, che ha una durata variabile da qualche minuto a decenni.

    48. Terminologia per capire i DSA • DISTURBO DELL’ATTENZIONE SOSTENUTA • L’attenzione sostenuta è la capacità di mantenere l’attenzione su certi stimoli per un protratto periodo di tempo. Gli stimoli possono essere stimoli visuo-spaziali e uditivo-verbali. • DISTURBO DELL’ATTENZIONE SELETTIVA • L’attenzione selettiva è la capacità che permette di concentrarci su uno o più stimoli selezionandoli tra altri stimoli distrattori o tra informazioni in competizione tra loro. Gli stimoli possono essere stimoli visuo-spaziali e uditivo-verbali.  • DISTURBO DELL’ATTENZIONE DIVISA • L’attenzione divisa è la capacità  di prestare attenzione ed elaborare diverse informazioni che si presentano contemporaneamente.

    49. Esercizio per capire meglio… • P.A.S.A.T: • Presentazione di un primo numero (3) • Presentazione di un secondo numero (4) • Richiesta di fare la somma a mente e pronunciarla ad alta voce (3+4) • pronunciare la parola “sette”. • Continua…

    50. Esercizio per capire meglio… • P.A.S.A.T: • Presentazione di un terzo numero (5) • Ricordare il secondo numero (4) • Richiesta di fare calcolo mentale del seconde ed il terzo numero (5+4) • pronunciare la parola “nove” • Presentazione di un quarto numero (1) • Ricordare il terzo numero (5) etc.