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Famiglia RETROVIRIDAE

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Famiglia RETROVIRIDAE

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  1. Famiglia RETROVIRIDAE Generalità Comprende numerosi virus (soprattutto oncogeni) ampiamente diffusi nel mondo animale Il prefisso retro deriva dall’enzima reverse transcriptase trascrittasi inversa  DNA polimerasi – RNA dipendente • Virus di forma sferica di 80-100nm • Capside di forma variabile • Icosaedrico • Cilindrico • Conico • Provvisti di envelope • Genoma diploide costituito da due molecole identiche di RNA lineare monocatenario a polarità +

  2. L’ RNA comprende i geni: • gag (codifica per proteina di matrice, capside, NP) • pol (codifica per la trascrittasi inversa) • env (codifica per le glicoproteine dell’ envelope) • Alcuni retrovirus possono avere oncogeni denominati v-onc, responsabili della trasformazione cellulare • nel caso tali geni siano in aggiunta al normale patrimonio genetico si parlerà di virus oncogeni competenti • nel caso invece essi si trovino a sostituire delle vere e proprie porzioni del patrimonio genetico si parlerà di virus oncogeni difettivi

  3. CLASSIFICAZIONE: La famiglia comprende 7 Generi • Retrovirus tipo B dei mammiferi • virus del tumore mammario del topo (MMTV) • Retrovirus tipo C dei mammiferi • Virus della Leucemia Felina (FeLV) • Virus del Sarcoma Felino (FeSV) • Virus della Reticoloendoteliosi di pollo e tacchino • Retrovirus tipo C aviari • Virus del complesso Leucosi/Sarcoma aviare • Malattia linfoproliferativa del tacchino

  4. Retrovirus tipo D • Virus dell’adenomatosi polmonare della pecora • Retrovirus del gruppo BLV/HTLV • Virus della Leucosi Enzootica del Bovino • Human T- cell Lynphotropic Virus • Spumavirus • Virus sinciziali del bovino e del gatto • Lentivirus • Virus dell’Immunodeficienza umana (HIV), scimmia (SIV), bovina (BIV), felina (FIV) • Virus Visna –Maedi della pecora • Virus della Artrite encefalite caprina (CAEV) • Virus dell’Anemia infettiva degli equini (EIAV)

  5. Ciclo di Replicazione Adsorbimento Interazione peplomero – recettore cellulare Penetrazione Per endocitosi o fusione delle membrane Integrazione nel DNA della cellula ospite (provirus) Retrotrascrizione e formazione di una molecola di DNA bicatenario Fase di latenza assemblaggio e liberazione attraverso un meccanismo di gemmazione Trascrizione dell’ RNA messaggero e RNA genomico grazie alla presenza della polimerasi cellulare

  6. Latenza • Il fenomeno della latenza è reso possibile dall'integrazione del provirus nel genoma cellulare • Tale fenomeno condiziona il lungo periodo di incubazione tipico di questi virus • Gli anticorpi, anche se presenti, non risultano protettivi e sembra che condizionino la gravità dei sintomi • Questi virus hanno la possibilità di mutare mediante drift antigenici le strutture superficiali e ciò può avvenire anche nello stesso animale

  7. Resistenza ad agenti fisici e chimici • Sensibili ai solventi dei lipidi e ai detergenti • Relativamente resistenti ai raggi ultravioletti • Inattivati dopo 30’ a 56°C • Le glicoproteine superficiali possono essere parzialmente rimosse dagli enzimi proteolitici

  8. Modalità di trasmissione Diretta a. malato a. sano T. orizzontale • Veicoli • Vettori Indiretta Congenita T. Verticale Genetica

  9. LEUCOSI BOVINA ENZOOTICA (BLV) Malattia neoplastica delle strutture linfocitopoietiche a decorso cronico ed esito letale È caratterizzata da marcata linfoadenomegalia e da linfocitosi persistente Forme rare di leucosi sporadica Leucosi timica Ad eziologia ignota si riscontra in bovini sotto i 2 anni d’età con interessamento del timo e tendenza alla metastatizzazione Leucosi giovanile Caratterizzata da adenopatia generalizzata e frequente quadro leucemico in bovini di età inferiore ai 18 mesi Leucosi cutanea Segnalata in animali di 2-3 anni è caratterizzata da lesioni cutanee di tipo orticarioide, apruriginoso, ipercheratosico, alopecico, sanguinante o di tipo produttivo, verrucoso o nodulare

  10. Eziologia Cellule bersaglio Linfociti B, Mononucleati e Granulociti • Genere HTLV-BLV • Sprovvisto di v-onc La comparsa dei linfomi è legata alla influenza del provirus sui geni c-onc dei linfociti L’infezione dura tutta la vita Il virus è evidenziabile solo nei primi 10-12gg PI Comparsa di anticorpi neutralizzanti e persistenti indefinitamente La formazione di progenie virale è soppressa Proteine virali continuamente prodotte dai Linfociti B Continua stimolazione antigene che causa proliferazione dei L. B Si instaura una linfocitosi persistente

  11. Spettro d’ospite in vitro Colture cellulari di rene, milza, polmone fetale bovino CPE con formazione di sincizi • Spettro d’ospite in vivo • bovino, pecora e bufalo • Il virus è antigenicamente unico • Proteine strutturali glicosilate (gp30 e gp51) • Proteine di superficie • Rappresentano antigeni tipo-specifici • La gp51 è il determinante antigene essenziale ai fini dell’immunità • Proteine strutturali non glicosilate (p24, p15, p12, p10) • Proteine capsidiche • Rappresentano antigeni gruppo-specifici

  12. Epidemiologia La malattia è presente in tutte le aree geografiche In Europa sono in atto piani di eradicazione • La trasmissione della malattia può avvenire attraverso diverse vie • Per via transplacentare • In conseguenza di una immunodepressione durante la gravidanza con passaggio di particelle virali libere (si verifica circa nel 5% dei casi) • Come conseguenza di lesioni placentari e passaggio di linfociti infetti • Trasmissione orizzontale diretta perinatale • in seguito all' ingestione di sangue infetto nel canale del parto • Per via colostrale (parzialmente modulata dalla presenza di anticorpi)

  13. Trasmissione orizzontale diretta • Secrezioni tracheo-bronchiali • Operazioni di monta e quindi contatto fra mucose e presenza di linfociti infetti nel seme • Le operazioni di FA ed embryo-transfer non sembrano presentare rischi in virtù della diluizione del seme e dei lavaggi dell'embrione • Trasmissione orizzontale indiretta • Per via iatrogena (ematogena) per l'utilizzo di aghi o strumenti infetti, esplorazioni rettali non eseguite correttamente dal punto di vista igenico • Per puntura da parte di insetti ematofagi (zanzare, tabanidi)

  14. Attivazione dei c-onc cellulari Trasformazione neoplastica Patogenesi Cellule bersaglio LINFOCITI B Penetrazione Viremia Integrazione nel DNA cellulare Sintomi e lesioni

  15. Sintomi e lesioni Si riscontra in animali sopra i 4-5 anni d’età • Linfoadenomegalia • I linfonodi si presentano con superficie liscia, freddi, mobili, non dolenti, aumentati fino ad 8 volte, consistenza sodo-elastica, di aspetto lardaceo al taglio con perdita della distinzione fra corticale e midollare • Maggiormente colpiti i linfonodi viscerali (lombo-aortici e sacro-iliaci) rispetto a quelli scheletrici • La sintomatologia tipica si correla a fenomeni compressivi o di stiramento di organi, vasi e nervi per effetto della adenomegalia • Sono presenti disfagia, meteorismo, ittero da stasi, coliche, edema della giogaia, insufficienza cardiaca, esoftalmo in conseguenza di infiltrazione leucemoide retrobulbare, sofferenza abomasale per stenosi pilorica, melena • Le lesioni dominanti sono caratterizzate da linfoadenomegalie diffuse, associate a formazioni nodulari o processi infiltrativi a carico dei diversi organi

  16. Linfoma cutaneo

  17. Linfoma cutaneo: Numerosi noduli in parte confluenti e con aree alopeciche

  18. Nodulo di linfoma cutaneo in sezione

  19. Milza in sezione: abnorme ed irregolare ingrossamento dei corpuscoli di Malpighi

  20. Particolare di emolinfonodi. Ingrossamento e infiltrazioni linfomatose grigiastre del parenchima

  21. Neoformazioni linfomatose intestinali parietali e tumefazione dei linfonodi mesenterici.

  22. Abomaso: Infiltrazione linfomatosa diffusa

  23. Abomaso: Ulcera conseguente ad infiltrazione linfomatosa della mucosa

  24. Rene: Infiltrazione linfomatosa massiva del bacinetto renale e dilatazione dei calici con atrofia della midollare da ristagno di urina

  25. Utero: Linfoma infiltrante l’utero e i linfonodi uterini

  26. Diagnosi La diagnosi clinica è abbastanza agevole in presenza di linfoadenomegalia policentrica La diagnosi necroscopica si basa sull'interessamento di vari organi In ordine di frequenza: cuore, abomaso, milza, rene La diagnosi virologica è possibile con la dimostrazione diretta del virus mediante ME e IF o mediante isolamento su colture di cellule permissive e successiva identificazione (IFD, PCR). La diagnosi sierologica si avvale di AGID ed ELISA (test ufficiali) gli anticorpi compaiono 4-6 settimane dopo l'infezione l'interferenza con gli anticorpi colostrali dura circa 6 mesi

  27. Profilassi • E' in corso un piano di eradicazione in ambito comunitario che si basa sull'identificazione sierologica dei soggetti infetti e loro successiva eliminazione • L'Ordinanza Ministeriale del 1982 stabilisce le norme di profilassi della LBE, mentre l'Ordinanza Ministeriale del 1985 inquadra il piano di eradicazione su base volontaria • IL D.M.S.1996 stabilisce invece l'obbligatorietà del piano di risanamento su tutto il territorio nazionale • La profilassi vaccinale non è al momento praticabile né ipotizzabile

  28. MAEDI-VISNA Maedi-Visna (dall’ islandese: dispnea e deperimento) Malattia infettiva degli ovini che può presentarsi in due forme cliniche • Polmonite interstiziale progressiva (Maedi) • Leucoencefalomielite (Visna) L’ infezione è caratterizzata da un lungo periodo di incubazione, evoluzione lenta e progressiva ed esito invariabilmente letale

  29. Eziologia • Il virus è labile nell'ambiente esterno Spettro d’ ospite in vivo ovini Genere Lentivirus Spettro d’ ospite in vitro Fibroblasti di vari tessuti: plesso corioideo, polmone, mammella Il virus produce un CPE sinciziogeno ed una attività litica più o meno accentuata in dipendenza dello stipite virale Nelle fasi iniziali dell'infezione, il virus si trova nel sangue associato ai monociti, in uno stato di latenza Con la maturazione dei monociti in macrofagi a livello degli organi bersaglio il virus è poi in grado di riattivarsi

  30. STRUTTURA ANTIGENE • Sono state evidenziate correlazioni antigeniche con CAEV (p25 e transmembrana); p25 (Ag capsidico) e gp135 (proteina dell’ envelope) sono le frazioni antigeni più importanti dal punto di vista diagnostico • La gp135 da origine per clivaggio a due frazioni : gp40 (proteina transmembrana) e gp 70 (proteina esterna), più soggetta a variazioni antigeniche

  31. Epidemiologia • L' infezione è oggi diffusa su scala mondiale • Indenni solo l’Australia e l’Islanda dove la malattia fu per la prima volta descritta (1954) e immediatamente eradicata • Modalità di trasmissione • Il virus viene trasmesso con il sangue, i secreti e gli escreti • Trasmissione per via orale • Attraverso il colostro e il latte • Trasmissione iatrogena • attraverso l'impiego di aghi, siringhe o altro materiale contaminato • Trasmissione per via aerogena • Tra soggetti con forma polmonare e animali sani a stretto e prolungato contatto • Trasmissione per via mammaria ascendente • Trasmissione per via coitale • possibile in condizioni patologiche concomitanti • ad esempio una epididimite da brucella, condizione in cui un gran numero di cellule di origine macrofagica sono presenti a livello spermatico

  32. Viremia Porta d’ingresso del virus Mediata dai linfociti vie respiratorie, orale, ecc. Patogenesi Localizzazione a tutti i distretti dell’organismo(polmoni, SNC, mammella, sinovia, linfonodi, milza) Lesioni all’encefalo Lesioni ai polmoni

  33. Sintomi e lesioni • Visna • Encefalite demielinizzante • Portamento anormale della testa, tremori, paralisi degli arti posteriori • Impossibilita a mantenere la stazione quadrupedale • Rapido decadimento dello stato generale • Esito letale • Maedi • Graduale scadimento delle condizioni generali • Dispnea e tosse secca senza febbre e scolo nasale • Polmonite interstiziale progressiva • Segnalati aborto, mastite interstiziale e artriti • Decorso 3-6 mesi ad esito mortale

  34. La malattia colpisce solitamente soggetti di età compresa tra i 3 e i 4 anni • Forma polmonare • Dispnea progressiva, più evidente dopo uno sforzo • Deperimento fino alla cachessia • Morte per infezioni concomitanti • Mancato collassamento polmonare all’ apertura del torace • polmone aumentato in peso e volume ed evidenti le impronte costali • polmonite interstiziale con infiltrati linfoidi • Mastite induritiva • Asimmetria della mammella • Raro l’ interessamento articolare • Forme subcliniche imputabili a stipiti scarsamente patogeni o stadio preclinico • Forma nervosa • Mai osservata in Italia • Difficoltà locomotorie, debolezza sul treno posteriore • Tremori muscolari e paralisi terminale • Deperimento generale • Leucoencefalomielite diffusa con focolai di demielinizzazione

  35. 28 Novembre 2006

  36. Lesioni di polmonite interstiziale prevalentemente al lobo caudale

  37. Diagnosi • Rilievo di dispnea e mammelle squilibrate • Diagnosi differenziale con polmoniti parassitarie e adenomatosi polmonare • Isolamento virale a partire da espianti di polmone, milza, mammella, linfonodi, plesso corioideo • Identificazione mediante AGID ed Elisa • Diagnosi sierologica (AGID ed ELISA) attuabile dopo 4 settimane dal contagio

  38. Profilassi Il controllo dell’ infezione assume particolare importanza per gli scambi intercomunitari Individuazione sierologica e successiva eliminazione dei soggetti infett Assicurarsi che i soggetti introdotti nel gregge siano indenni Somministrazione agli agnelli di colostro e latte risanato, colostro e latte bovino, o colostro e latte artificiale Non sono disponibili vaccini

  39. ADENOMATOSI POLMONARE Malattia tumorale della pecora caratterizzata da formazioni neoplastiche di aspetto lardaceo a livello polmonare Eziologia Sequenze nucleotidiche correlate a quelle virali sono presenti nel genoma di pecore sane (seq. Endogene) Genere non ancora definito (tipo D/B) Il virus non possiede oncogeni Il virus non è isolabile su colture cellulari Le cellule bersaglio sono rappresentate da pneumociti di II tipo

  40. Epidemiologia • La trasmissione avviene per via orizzontale attraverso le secrezioni bronchiali • Molto abbondanti nei soggetti con manifestazioni cliniche • Il genoma virale si ritrova in quantità modesta nel sangue e nel latte • Non si hanno elementi per considerare altre vie di contagio Patogenesi Il virus non contiene oncogeni e non si conosce ancora quale c-onc venga attivato Tipica è la proliferazione di cellule cubiche (di Clara) e cilindriche (pneumociti di II tipo), mentre nel 4% dei casi si ha la formazione di metastasi linfonodali

  41. Sintomi e lesioni • Periodo di incubazione di 2-3 anni • raramente la malattia si manifesta entro l'anno dal contagio • Si osserva dimagrimento, aumento della frequenza respiratoria sotto sforzo, dispnea e rantoli • Caratteristico il fatto che alzando l’animale per il treno posteriore si provoca abbondante fuoriuscita di essudato nasale

  42. Sulla parte dorsale dei lobi caudali dei polmoni si ha la formazione di noduli biancastri confluenti di aspetto lardaceo • Istologicamente tale lesione rappresenta un adenocarcinoma bronchiolo-alveolare a basso grado di malignità

  43. Lesioni nodulari e nodulari-confluenti in tutti i lobi

  44. Focolaio di adenomatosi mixomatoide

  45. Diagnosi Clinica Riscontro di un abbondante essudato nasale, dispnea, dimagrimento e decorso cronico Anatomopatologica Presenza di lesioni patognomoniche Diagnosi sierologica: gli animali non sembrano produrre anticorpi a titoli rilevabili nel sangue Diagnosi virologica: il virus non risulta essere coltivabile È possibile effettuare PCR a scopo di ricerca avvalendosi di primers esogeno-specifici

  46. Profilassi Sanitaria • Eliminazione dei soggetti con manifestazioni cliniche e della loro progenie • introdurre soltanto animali provenienti da allevamenti senza malattia da almeno 3 anni Immunizzante • Non sono disponibili presidi immunizzanti

  47. ARTRITE-ENCEFALITE CAPRINA Malattia infettiva della capra che si presenta in due forme cliniche ben distinte • Forma nervosa: rara, si riscontra prevalentemente nei capretti • Forma articolare: si osserva in individui adulti, associata a mastite cronica e occasionalmente a polmonite interstiziale I danni economici riguardano il calo della produzione lattea e la perdita di soggetti con forma articolare grave L'infezione è ampiamente diffusa negli allevamenti italiani

  48. Eziologia Genere Lentivirus antigenicamente correlato al Visna-Maedi Il virus è adattabile in vitro a linee fibroblastiche di origine caprina Cellule bersaglio Linea monocito/macrofagica La fase di latenza può essere più o meno lunga fattore che condiziona il periodo di incubazione La p27 (proteina del core) e la gp135 (glicoproteina dell' envelope) sono utili dal punto di vista diagnostico Consentono di rilevare precocemente l'infezione prima della comparsa dei sintomi Presenza di anticorpi specifici

  49. Epidemiologia In Italia la malattia è comparsa più di 10 anni fa, con l'importazione di razze miglioratrici da Francia e Svizzera L' infezione è diffusa su scala mondiale, dovunque sia praticato l'allevamento caprino Le indagini sieroepidemiologiche rilevavano infatti una maggiore prevalenza nelle razze Saanen o Alpina Attualmente, con il continuo e poco scrupoloso scambio di animali, l'infezione si è diffusa anche nelle razze autoctone