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“La mente relazionale”: neurobiologia delle relazioni Chiara Fante Parma, 12 e 13 Maggio 2011

“La mente relazionale”: neurobiologia delle relazioni Chiara Fante Parma, 12 e 13 Maggio 2011. Neurobiologia interpersonale: perchè?. Interdipendenza come realtà costante Continuo impegno in una REGOLAZIONE RECIPROCA dei nostri stati interni Cervello come organo interpersonale:

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“La mente relazionale”: neurobiologia delle relazioni Chiara Fante Parma, 12 e 13 Maggio 2011

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Presentation Transcript


  1. “La mente relazionale”: neurobiologia delle relazioni Chiara Fante Parma, 12 e 13 Maggio 2011

  2. Neurobiologia interpersonale: perchè? • Interdipendenza come realtà costante • Continuo impegno in una REGOLAZIONE RECIPROCA dei nostri stati interni • Cervello come organo interpersonale: “organo sociale costruito tramite l'esperienza” (Cozolino, 2006) • Se il cervello è l'hardware, la mente è il software.....

  3. “Costruzione ed esperienza” • Costruire il mondo: “esiste un Mondo perché Io lo guardo” (S, una paziente). La costruzione di sensi e significati è il nostro, umano, “mandato” corticale! Costruiamo Narrative... • L'esperienza è relazionale: “non esiste un Io senza un Tu” (Huber) • Un neurone singolo e un cervello singolo non esistono in natura (apoptosi, alienazione) • Il cervello è un organo di adattamento, le relazioni lo modellano

  4. Cervello ed evoluzionismo • Evoluzionismo come principio organizzatore: perché le relazioni? • relazioni precoci------ sviluppo corteccia pre-frontale • Gli altri costituiscono il nostro “ambiente primario” (riparo, cibo, protezione) • Infanzia lunga, società complessa----- cervelli più grandi • PREMATURITA' alla nascita (continuamo la nostra gestazione al di fuori del corpo materno)

  5. Cervello ed evoluzionismo • Per far parte di gruppi sociali inibiamo il nostro sistema agonistico (“agonismo ritualizzato”)------ sviluppo cognitivo (METACOGNITIVO) • Arrossiamo (segnale sociale interpersonale vascolare) e guardiamo (rapporto sclera e iride: perdiamo in sicurezza per poter comunicare meglio) • INTERSOGGETTIVITA'= mandato biologico superiore (neuroni mirror, pointing universale) • “sopravvive meglio chi ha avuto cure genitoriali migliori”, “quello che non ci uccide ci rende più deboli” (Cozolino, 2006, vd ricerche su stress- sistema immunitario, traumi relazionali e psicopatologia) • E se la metacognizione fosse coscienza?

  6. Teoria evoluzionistica della motivazione(il cervello trino, McLean, 1990) • Primo livello (Complesso R o Cervello rettiliano) • Motivazioni omeostatiche, predazione, raccolta • Motivazioni territoriale, esploratoria e sessuale • Motivazione difensiva (attacco-fuga) • Secondo livello (Sistema Limbico o Paleocortex) • Motivazioni sociali (attaccamento; accudimento; dominanza-subordinazione = rango; accoppiamento sessuale; gioco sociale; cooperazione fra pari; affiliazione al gruppo) • Terzo livello (Neocortex) • Intersoggettività • Motivazioni conoscitive superiori ( costruzione di significati, prevedibilità, padronanza o mastery)

  7. Motivazioni sociali o “limbiche” • Attaccamentorichiesta di cura • Accudimentoofferta di cura • Rangodefinizione della dominanza o subordinazione attraverso l’aggressività competitiva • Accoppiamentoformazione di coppia sessuale durevole nel tempo • Cooperazione fra pariobiettivo comune perseguito congiuntamente, condivisione dell’attenzione • Gioco sociale e affiliazione al gruppo come varianti di cooperazione e rango

  8. Teoria evoluzionistica della motivazione(il cervello trino, McLean, 1990) • Primo livello (Complesso R o Cervello rettiliano “Sopravvivi e riproduciti” • Secondo livello (Sistema Limbico o Paleocortex) “Sopravvivi, riproduciti ma fallo in gruppo e ti verrà meglio” • Terzo livello (Neocortex) “Dai a tutto quanto un Senso” • Senso del tempo • Creazione di sequenze • “Presentificazione”

  9. Specializzazione emisferica • Con l'evoluzione i due emisferi si sono evoluti in modo più dissimile • “Sè linguistico”--- emisfero sinistro • “Sè fisico- emotivo--- emisfero destro • NB: ci sono importanti connessioni tra: • Circuiti sotto-corticali • Aree associative della corteccia Sotto stress intenso perdiamo capacità di parlare e raccontare e ricordare! (inibizione funzionamento area di Broca, riduzione capacità mnestiche--- “rivivere è diverso da raccontare”, Liotti, 2011)

  10. Specializzazione emisferica • Concetto di “cervello plastico” e di “plasticità esperienza- dipendente” • Emisfero destro: crescita rapida nei primi 18 mesi (emisfero dx, aree mediali dei lobi frontali considerati la base dell'Attaccamento, Schore, 1994). controllo emozioni, esperienze corporee, processi autonomi. • Emisfero sinistro: sbalzo nella crescita dopo il secondo anno di vita; elaborazione semantica cosciente • A partire dal primo anno, sviluppo del CORPO CALLOSO, che integra le capacità semantiche dell'emisfero sinistro con le reti emotive e somatiche dell'emisfero destro) • Sviluppo corticale: dipende molto dalla esperienza (vs sviluppo del tronco encefalico a base genetica) • (“La saggezza sta nell'utilizzo simultaneo dei due emisferi per elaborare le informazioni”, = INTEGRAZIONE, Cozolino, 2006)

  11. Il cervello “sociale”: Descrizione schematica

  12. Il cervello “sociale”: Descrizione schematica • “la corteccia cingolata e l'insula possono essere considerate il quinto e il sesto lobo corticale” • CORTECCIA PRE- FRONTALE ORBITALE + INSULA+ CORTECCIA CINGOLATA = aree della corteccia evolutivamente più primitive, circondate dalle strutture corticali che si sviluppano successivamente • INSULA+CORTECCIA CINGOLATA= implicate nelle nostre emozioni ed esperienze interne e conservano una profonda connessione con le strutture limbiche (primitive) • AMGIDALA+IPPOCAMPO+IPOTALAMO= strutture sottocorticali basilari per l'elaborazione delle informazioni sociali

  13. Il cervello “sociale”: Descrizione schematica • AMIGDALA: componente essenziale delle reti neurali associate alla paura, attaccamento, early memory. Insieme alla corteccia cingolata e alla corteccia prefrontale orbito- mediale guida i processi decisionali e le risposte di adattamento basate sulle esperienze passate. Le sue porzioni centrali sono implicate in risposte rapide (risposta di attacco fuga) • IPOTALAMO: organizza la memoria esplicita e l'apprendimento cosciente (specializzato nell'organizzazione dell'apprendimento spaziale, sequenziale, della memoria) • CORTECCIA CINGOLATA: area primitiva di associazione delle informazioni viscerali, motorie, tattili ed emozionali • CORTECCIA PREFRONTALE ORBITO MEDIALE: funziona da area di integrazione per l'informazione plurisensoriale emotiva (integra informazioni del mondo esterno con emozione, motivazione, sistemi di ricompensa). È collegata direttamente col corpo regolando il funzionamento dell'asse HPA

  14. Focus sulla corteccia cingolata • La corteccia cingolata ha fornito i circuiti di base per l'evoluzione della comunicazione e dell'empatia (Rilling e coll., 2002) • È implicata nel monitoraggio simultaneo delle informazioni personali, ambientali e interpersonali, guida lanostra attenzione verso ciò che è saliente • Integra informazioni dalla corteccia e dalle strutture sottocorticali • Diverse sue porzioni si attivano quando dobbiamo ricordare eventi emozionali o svolgere compiti che richiedono sia cognizione che emozione • Si attiva sia per dolore fisico che per rifiuto sociale (questo ci spiega perchè relazioni sane correlano con un buon funzionamento e resistenza allo stress) • Studi dimostrano una sua minore attivazione in compiti emotivi in soggetti alessitimici

  15. Alessitimia come disconnessione emisferica • “incapacità di sperimentare l'informazione emotiva a livello cosciente e di elaborarla” • Hp: connessa con deficit funzionamento emisfero dx • Gli alessitimici riconoscono che gli altri hanno emozioni e sentimenti ma riferiscono di essere incapaci di trovarle dentro di sé • alessitimici mostrano intensa risposta fisiologica in laboratorio a stimoli emozionali negativi (Stone Nielson, 2001) • correlazione fra alessitimia e storie di trauma ripetuto (Kosten et all., 1992) • minore attivazione nella corteccia cingolata anteriore dx (fortemente implicata nell'esperienza emozionale e somatica; Kano, 2003; Gundel, 2004) • Hp: alessitimia riflette mancanza di integrazione dell'informazione emozionale e somaticadell'emisfero dx con il sistema linguistico e cognitivo dell'emisfero sx (Taylor, 2000)

  16. Il disturbo Borderline di personalità: “lanciare bombe per scacciare mosche” • Fallimento nei processi integrativi dello sviluppo • Hanno ippocampo, amigdala corteccia orbito-frontale e corteccia cingolata più piccoli • A riposo, la loro corteccia mostra ipometabolismo della corteccia prefrontale e nella corteccia cingolata anteriore (aree associative) • Sotto stress emotivo mostrano maggiore attivazione della amigdala e nella corteccia pre- frontale con simultanea riduzione nell'attività dell'ippocampo (necessario per esame di realtà, nuovi apprendimenti e modulazione dell'amigdala) • Ridotta sintesi di serotonina e riduzione della regolazione serotoninergica nelle cortecce frontali

  17. La memoria • MEMORIA= “insieme di processi in base ai quali gli eventi del passato influenzano le risposte future” • M.IMPLICITA: mediata da regioni cerebrali che non richiedono la partecipazione della coscienza presenti alla nascita. AMIGDALA+ALTRE REGIONI LIMBICHE. • Hp: siamo influenzati dalle nostre memorie implicite, non ricordiamo qualche cosa di specifico, andiamo incontro a stati della mente che percepiamo come parte della nostra realtà presente. • M.ESPLICITA: dai 2 aa, ricordi veri e propri: sviluppo e maturazione LOBO TEMPORALE E CORTECCIA ORBITO FRONTALE. Si iniziano a ricordare esperienze nell'ordine con cui si sono verificate: SENSO DEL TEMPO E DELLO SPAZIO (ruolo importante svolto dall'ippocampo).

  18. La memoria • Riconosciamo due forme di m. esplicita: • semantica • episodica • Con la crescita compaiono le basi per lo sviluppo della MEMORIA ESPLICITA AUTOBIOGRAFICA, uno degli aspetti centrali diventa il senso di sé nel tempo. • MEMORIA AUTOBIOGRAFICA E EPISODICA (vs SEMANTICA): mediata da aree corticali frontali, sono “esperienza-dipendenti”, il loro sviluppo inizia a 2 aa e continua per tutta l'esistenza • MEMORIA E PROCESSI NARRATIVI • MEMORIA NARRATIVA: insieme dei processi che ci consentono di immagazzinare e quindi rievocare le nostre esperienze sotto forma di racconti

  19. “Stati mentali” • Horowitz (1995) definisce gli stati mentali come “pattern ricorrenti” costituiti da complessi emozionali associati a particolari stili di auto-rappresentazione e particolari qualità percepite nelle reazioni interpersonali. La natura psicopatologica di alcuni stati non sarebbe tanto definita dal loro contenuto, quanto dalla scarsa capacità del soggetto di modulare, al loro interno, idee sentimenti, emozioni (Semerari, 2005). Siegel (2001) definisce uno “stato della mente” come l'insieme dei pattern di attivazione all'interno del cervello in un dato momento. Varie funzioni del cervello, dalle più “semplici”(per esempio, la regolazione degli stati dell'organismo a livello del SNA) a quelli più “complesse” (per esempio, la rappresentazione concettuale a livello delle aree neocorticali) possono essere collegate e temporaneamente associate in uno stato della mente. Collegati significa che i diversi sistemi che mediano tali processi sono simultaneamente attivati. Uno stato della mente può essere quindi considerato come un pattern di attivazione che coinvolge i sistemi cerebrali responsabili dei processi percettivi, del tono e della regolazione delle emozioni, dei processi della memoria, delle risposte comportamentali.

  20. LA TEORIA DELL’ATTACCAMENTO: JOHN BOWLBY (1969) • Definizione: tendenza innata a ricercare la vicinanza affettiva di una figura ben conosciuta ogni volta che si presentano situazioni di pericolo, di dolore, di fatica, di solitudine ecc. • Il comportamento di attaccamento viene indirizzato prioritariamente ad un’unica persona, individuata come FIGURA D’ATTACCAMENTO (FdA). • la FdA coincide di regola con la madre biologica ma anche altre figure di attaccamento possono essere il padre e altri membri del gruppo percepiti come più saggi o più forti (es. nonni).

  21. I Modelli Operativi Interni I Modelli Operativi Interni sono schemi – ovvero modelli interni delle figure di attaccamento, interiorizzate sulla base della qualità delle ripetute interazioni con queste ultime. Strettamente connesso al modello delle figure d'attaccamento è il modello che il bambino svilupperà di sé e che appare delinearsi in modo complementare al primo: infatti, un bambino che ha costruito un modello della figura d'attaccamento come disponibile e attenta, tenderà a sviluppare un modello complementare di sé come degno e meritevole di cure.

  22. I Modelli Operativi Interni Definizione: strutture di memoria dapprima procedurale, poi semantica, che il b. si costruisce come risultato delle sue concrete esperienze di relazione con ciascuna FdA che lo accudiscono nel suo primo anno di vita. Esperienze concrete: il b. non è un fantasticatore, è uno storico! A partire dai MOI il b. elabora aspettative sulla FdA, su come risponderà alle sue richieste di aiuto: a partire da una conoscenza innata (sistema di attaccamento) il b. aggiunge altra conoscenza (MOI). Da ciò derivano aspettative. Sulla base di queste aspettative il b. orienta il proprio comportamento, ogni volta che si attiva il suo sistema di attaccamento. Ecco che in seduta dobbiamo leggere il comportamento del p. in questa ottica. I MOI sono: memorie, aspettative, regolazione di comportamento, premessa degli schemi basici di sé e degli altri e delle relazioni.

  23. Dopo che il sistema di attaccamento è attivato con successo e le figure di attaccamento sono reperibili, si instaura la sensazione di sicurezza e vengono sensibilizzati modelli operativi positivi di sé e degli altri. Ogni esperienza positiva di reperibilità della figura di attaccamento rinforza la sensazione di efficacia nella ricerca della vicinanza e si sviluppano le strategie basate sulla sicurezza. Esse hanno come obiettivo quello di mantenere stretti legami con gli altri, alleviare i disagi e potenziare l’adattamento personale attraverso meccanismi costruttivi, flessibili e congruenti con la realtà. L’esperienza positiva ha anche come effetto l’ampliamento delle risorse, per affrontare situazioni emotive impegnative nei momenti di stress, e lo sviluppo di capacità e prospettive ampie.

  24. Il ripetuto successo nell’attivazione del sistema di attaccamento influisce in modo potente sull’organizzazione intrapsichica e interpersonale. Per quanto riguarda il livello intrapsichico le esperienze positive di attaccamento consolidano le strategie basate sulla sicurezza, che diventano il modo principale per affrontare il disagio affettivo e rendono disponibili i modelli operativi di sé e degli altri come risorsa per affrontare il pericolo e il disagio. Al livello interpersonale, le esperienze positive di attaccamento promuovono la messa in atto di costruttivi stili di relazione nelle situazioni sociali.

  25. Oltre al corredo delle conoscenze dichiarative sono necessarie un insieme di conoscenze procedurali nelle strategie basate sulla sicurezza, da Waters, Rodrigues, Ridgway (1998) chiamate procedure della base sicura. Esse consistono in tre tendenze regolative: presa di atto e manifestazione del disagio, ricerca di vicinanza, intimità e sostengo e, attivazione strumentale della soluzione del problema. Queste tendenze sembrano trarre origine da esperienze precedenti di reperibilità delle figure di attaccamento e dall’esperienza susseguente di conferma del successo nella ricerca di vicinanza e protezione. Le persone relativamente sicure hanno imparato che la manifestazione emotiva del disagio porta a risposte positive da parte degli altri; hanno anche imparato che le loro azioni riducono lo stress e che il ricorso ad altri è una modalità promettente di risoluzione del disagio percepito.

  26. Una componente dichiarativa fondamentale delle strategie di sicurezza di base è sapere che il mantenimento della vicinanza dà risultati positivi e che il modo principe per ottenerli è rapportarsi agli altri. Queste strategie di successo predispongo le persone a sentirsi bene nelle situazioni di intimità e di interdipendenza. Un’altra componente dichiarativa delle strategie di base sicura è la convinzione che gli altri sono ben disposti e intendono darsi da fare e ciò produce fiducia, gratitudine e affetto verso la persona con la quale ci si relaziona nella ricerca di sostegno.

  27. C. La viabilità della ricerca di vicinanza:differenti strategie di attaccamento Se le figure di attaccamento non sono disponibili, la persona è costretta a trovare alternative al processo di attaccamento, per alleviare il proprio disagio e autoregolarsi. Ciò porta a strategie secondarie di attaccamento che possono essere strategie per mantenere la vicinanza a tutti i costi adottando le cosiddette strategie di iperattivitazione oppure strategie di rinuncia all’attaccamento nella forma di strategie deattivanti.

  28. a. Le strategie di iperattivazione Le persone, nella loro ricerca di vicinanza, possono percepire e rendersi conto che la vicinanza è possibile a condizione che si moltiplichino gli sforzi e si persista per conseguirla, adottando, in ultima analisi, strategie di iperattivazione (Cassidy & Kobak, 1988). Questa strategia tipicamente si sviluppa nelle situazione in cui la figura di attaccamento non è disponibile, non è affidabile, non risponde e la persona che cerca sostegno ritiene che l’insistenza approdi a qualche cosa.

  29. La strategia comporta l’esagerazione della presenza e della gravità del pericolo e l’attuazione di uno stato di vigilanza perenne, che porta la persona a cogliere segni minimi di disapprovazione, di calo di interesse o di imminente abbandono. Col ripetersi dei fallimenti nel raggiungere adeguato attaccamento, la persona viene rinforzata e consolida la strategia dell’iperattivazione. A livello interpersonale l’effetto di questa strategia si manifesta nel desiderio esagerato di intimità, di simbiosi, di sicurezza con una continuata paura che il partner non sia disponibile, caratteristiche dell’attaccamento ansioso (Brennan al., 1998).

  30. In conclusione, le persone con attaccamento ansioso hanno facile accesso a pensieri ed emozioni legate a situazioni minacciose e hanno difficoltà a tenerle sotto controllo. In più è facile che mantengano nella memoria di lavoro cognizioni contraddittorie di esperienze negative passate e positive presenti mescolandole tra di loro, creando una situazione mentale caotica dominata da emozioni negative

  31. La persistenza delle strategie iperattive ostacolano la capacità di regolare le emozioni negative e, di conseguenza, sfociano in elevati livelli di disagio emotivo, che continua anche nell’assenza di stimoli immediati negativi. Vivere continue alterazioni di stati d’animo ed emozioni incontrollate può condurre, a lungo andare, a stati emozionali patologici. Tipici sono ansia cronica, forti reazioni depressive di fronte a reali o immaginarie perdite interpersonali e sintomi intrusivi (pensieri compulsivi) dopo esperienze traumatiche. Si possono manifestare scoppi d'ira, comportamenti impulsivi e lo sviluppo di altri disturbi di personalità.

  32. b. Le strategie di deattivazione Se nel tentativo di avviare il sistema di attaccamento la persona conclude che esso non è attivabile, allora ella rinuncia all’avvicinamento e inibisce l’attivazione intraprendendo strategie di deattivazione (Cassidy & Kobak, 1988).

  33. Le caratteristiche di queste strategie sono la negazione da parte della persona dei bisogni di attaccamento e l’attivazione di un eccessivo appoggio su se stessa. Se vi è una sistematica non reperibilità delle figure di attaccamento e l’uso sistematico di strategie fondate sul non dare importanza ai bisogni di attaccamento e sull'inibizione dei segni di tale bisogno, si instaurano le strategie di deattivazione, come modalità regolativa. Le persone evitanti usano come modalità protettiva di base le strategie di deattivazione.

  34. Le persone che fanno sistematicamente leva sulle strategie di deattivazione, a livello interpersonale cercheranno strategicamente di vivere con distacco, di esercitare controllo e far leva su se stesse e, in secondo luogo, eviteranno stati emozionali negativi che richiedano l’attivazione del sistema di attaccamento. Ciò può essere ottenuto mantenendo la distanza fisica, cognitiva ed emozionale dal partner, evitando interazioni che richiedano coinvolgimento emotivo, intimità, interdipendenza e autorivelazione; inoltre, evitando anche pensieri che richiamano vicinanza relazionale, coesione o consenso.

  35. In linea con la seconda strategia, quella di evitare stati emotivi ed altro, la persona eviterà di affrontare direttamente e simbolicamente tensioni e conflitti relazionali; avrà scarsa volontà di affrontare disagi e bisogni di vicinanza e di sicurezza da parte del partner e sopprimerà pensieri ed emozioni riguardanti rifiuti, separazioni, abbandoni e perdite.

  36. Le principali reazioni a livello interpersonale per le persone che usano le strategie deattivanti sono principalmente: distacco emozionale dal partner e creazione di relazioni interpersonali fredde e superficiali; tendenza a non affrontare i problemi relazionali e a lasciare i conflitti irrisolti, provocando irritazione e risentimento nel partner; i partner facilmente sperimentano frustrazione a causa del sistematico rifiuto di proposte di vicinanza e condivisione. Aumenta così il pericolo di affievolire il gusto di stare insieme, con il pericolo che con il tempo il rapporto si dissolva.

  37. LO STUDIO DELL’ATTACCAMENTO • Osservazione diretta, Strange Situation (M. Ainsworth 1978): • Situazione sperimentale costruita per l’osservazione e lo studio del comportamento di attaccamento nei bambini tra i 12 e i 18 mesi (studi successivi anche con fasce di età superiori, fino ai 3 anni) realizzata in tre fasi. • Secondo la teoria la separazione attiva il sistema dell’attaccamento mentre il ricongiungimento con la FdA lo disattiva. • Dalle osservazioni rilevate attraverso tale metodologia di studio sono stati individuati degli stili di relazione che i bambini mostrano alla separazione e al ricongiungimento con la FdA che definiscono altrettanti pattern di attaccamento.

  38. La Strange Situation Procedure • La Strange Situation è una procedura standardizzata di laboratorio originariamente costruita con l’intento di esaminare l’equilibrio tra comportamenti di attaccamento e di esplorazione, in condizioni di bassa e alta tensione emotiva in bambini di un anno di età. La procedura, della durata di venti minuti, è costituita da otto episodi: Primo episodio. Durata: 30 secondi. È di fatto una fase di preparazione alle successive. La madre (o altra figura adulta verso cui si voglia osservare la relazione di attaccamento del piccolo) e il bambino vengono introdotti nella stanza di osservazione, munita di specchio unidirezionale, ove vi sono due sedie ed alcuni giocattoli. La madre viene fatta accomodare e le viene chiesto di fingere la lettura di una rivista, mentre il bambino viene posto vicino ai giocattoli, lasciato libero di esplorare l’ambiente o coinvolgere il genitore, se lo desidera; Secondo episodio. Durata: 3 minuti. Ha inizio la procedura vera e propria. La madre è impegnata nella lettura della rivista, il bambino nel gioco;

  39. La Strange Situation Procedure • Terzo episodio. Durata: 3 minuti. Nella stanza fa ingresso una sperimentatrice "estranea" che si siede di fianco alla madre e, dopo un minuto, interagisce con questa. Dopo un altro minuto l’estranea interagisce direttamente col bambino, cercando di coinvolgerlo in un gioco comune. Lo scopo del terzo episodio è di osservare le reazioni del piccolo nei confronti di una persona non familiare e di verificare se, e con quali modalità, questo utilizzi il genitore per valutare la situazione nuova e se si lasci o meno coinvolgere nell’interazione proposta dalla sperimentatrice; • Quarto episodio. Durata: 3 minuti o meno. La madre esce dalla stanza, lasciando il piccolo in compagnia dell’estranea. Questa prima separazione dal caregiver permette di osservare le strategie adottate dal piccolo per far fronte alla situazione di potenziale disagio, le risorse e le abilità che eventualmente mette in campo e l’eventuale messa in atto di comportamenti di ricerca nei confronti della figura di attaccamento; Quinto episodio. Durata: 3 minuti o più. Il genitore rientra nella stanza e rimane da solo col bambino per i successivi tre minuti, durante i quali ha la possibilità di consolarlo qualora richieda contatto o conforto, in caso contrario al genitore viene chiesto di lasciare il bambino libero di continuare le attività che sta svolgendo. Durante questa fase è rilevante osservare le modalità con cui il bambino si ricongiunge al genitore, dunque se ricerca vicinanza e contatto, o se al contrario sembra ignorare il suo ritorno, mostrandosi autonomo o addirittura indifferente;

  40. La Strange Situation Procedure • Sesto episodio. Durata: 3 minuti o meno. Il genitore esce dalla stanza, lasciando il bambino completamente solo. Si tratta della seconda separazione proposta dalla procedura e per molti bambini rappresenta la fase più drammatica dell’osservazione. Alcuni bambini si disperano e manifestano chiaro disagio per la separazione. In questo caso la procedura viene immediatamente interrotta. Questo episodio permette di osservare le modalità di coping del bambino (vale a dire le sue capacità di far fronte alla separazione) quindi se manifesta disagio o mancanza della figura di attaccamento, ricercandone la presenza; • Settimo episodio. Durata: 3 minuti o meno. L’estranea rientra nella stanza, anch’essa col ruolo di supporto alle iniziative del bambino. Lo scopo di questo episodio è quello di valutare se e come il bambino utilizza l’estranea come figura di attaccamento sostitutiva e come reagisce al fatto che la separazione venga interrotta da una persona che non sia la figura di attaccamento. Ci si aspetta infatti che la separazione abbia attivato il sistema dell’attaccamento e che il bambino, all’arrivo dell’estranea, mostri una certa delusione, rimanendo in attesa del ritorno del genitore; Ottavo episodio. Durata: 3 minuti o più. Il genitore torna nella stanza, fermandosi sulla porta, dando così al bambino la possibilità di rispondere spontaneamente, dopodichè lo prende in braccio. L’ultimo episodio è particolarmente importante per la valutazione dell’attaccamento. Si possono osservare infatti le risposte e le iniziative del piccolo nei confronti del genitore, se ricerca vicinanza, contatto fisico e interazione, se appare contento, rassicurato, o al contrario indifferente, passivo o arrabbiato. Infine è possibile osservare se la presenza della figura di attaccamento è necessaria e sufficiente a consolare il piccolo e se questo appare in grado di riorganizzarsi dopo la situazione di stress e di riprendere l’esplorazione e l’attività di gioco

  41. GLI STILI DI ATTACCAMENTO Il comportamento dei diversi bambini nella Strange Situation è stato inizialmente catalogato in tre categorie: Sicuro (B), insicuro Evitante (A) e insicuro Ambivalente (C). Successivamente è stata definita una quarta categoria, denominata Disorganizzato/Disorientato, nella quale è stato possibile includere i bambini che non mostravano attaccamento di tipo A, B o C • Pattern B SICURO Separazione: pianto e protesta, ricerca attiva della FdA nella fase di allontanamento. Riunione con FdA: rasserenamento e calma immediata, contatto fisico e contatto oculare. Genitore: riconoscimento del bisogno di cura che viene giudicato normale e legittimo (atteggiamento free) • Pattern A ANSIOSO-EVITANTE Separazione: poche reazioni, indifferenza apparente; ipercontrollo. Riunione con FdA: poche reazioni, attivo evitamento del contatto fisico e dello sguardo. Genitore: lo stile di accudimento si esprime in genere con una svalutazione dei bisogni di cura e attenzione (atteggiamento dismissing).

  42. Gli stili di attaccamento • Pattern CANSIOSO-RESISTENTE O ANSIOSO-AMBIVALENTE Separazione: pianto inconsolabile e grandi proteste, ipersegnalazione di abbandono. Ricongiungimento: continua protesta, conforto inefficace, a volte rifiuto del contatto. Genitore: accudimento ambivalente, modalità intrusive e ostili di relazione e risposta alle richieste di cura e protezione del bambino (atteggiamento “preoccupied” o problematizzato). • Pattern D DISORGANIZZATO O DISORIENTATO Separazione: comportamenti contraddittori e simultanei. Ricongiungimento: segnali sequenziali di affetto/collera. Genitore: in genere un’incapacità a far fronte alle richieste di attaccamento dal momento che la FdA è ancora impegnata nell’elaborazione di eventi luttuosi o traumatici riguardo alla propria storia di attaccamento.

  43. Lo sviluppo degli stili di attaccamento • Pattern B. Memorie e aspettative che le proprie richieste di attaccamento incontrano una risposta coerente e positiva da parte del genitore. Rappresentazione di sé: “autorizzato” ad esprimere disagio quando lo sperimenta, in generale degno d’amore. Rappresentazione dell’altro: affidabile, benevolo e disponibile. • Pattern A. Insieme di aspettative di rifiuto rispetto alle proprie esigenze di attaccamento. Rappresentazione di sé: indegno dell’attenzione protettiva dell’altro. Rappresentazione dell’altro: rifiutante. Scarsa amabilità e affidabilità di sé e degli altri.

  44. Lo sviluppo degli stili di attaccamento • Pattern C. Informazioni poco coerenti: alcune volte la FdA ha risposto positivamente alle sue richieste di attaccamento e altre volte in modo negativo (imprevedibilità della risposta). Rappresentazione di sé: ambivalente: non sempre degno di attenzioni e solo per certi bisogni (fisici, non emotivi). Rappresentazione dell’altro: imprevedibile - ambivalente Il SM dell’attaccamento è iperattivato a causa dell’mprevedibilità della presenza della FdA che non ne consente la disattivazione. • Pattern D. Interazione con genitore in cui prevalgono emozioni di quest’ultimo mentre risponde alla richieste di attaccamento (espressioni di dolore, paura, collera improvvisa). Circolarità paradossale nell’attivazione del SM dell’attaccamento. Rappresentazione di sé e dell’altro: multipla di sé e dell’altro: rappresentazione di sé come vittima, persecutore o salvatore.

  45. I tipi di attaccamento

  46. Bambini Sicuri Mostrano un equilibrio ottimale tra la capacità di risposta al genitore e le attività intraprese autonomamente; un tale comportamento è legato ad un atteggiamento affettivamente positivo. Rispondono spesso ai tentativi di interazione del genitore ma senza alcun senso di urgenza o necessità. Mostrano piacere e desiderio di prestare attenzione ai commenti, suggerimenti, domande e dimostrazioni del genitore ma talvolta, se impegnati in esplorazioni autonome, possono non rispondere. Appaiono felici e sereni.

  47. Bambini Insicuri A Mostrano un’indifferenza verso il genitore inadeguata rispetto all’età. Sono fisicamente scostanti e non rispondono ai tentativi di coinvolgimento. Mostrano un tono dell’umore neutro. Non ricercano aiuto o stimolazione dai genitori e non condividono spontaneamente le attività di loro interesse.

  48. Bambini Insicuri C Mostrano un’eccessiva dipendenza dal genitore. Sono inibiti per quanto riguarda l’esplorazione autonoma. Mostrano un tono dell’umore neutro o negativo (incostante). Possono apparire molto turbati se il genitore frustra una loro richiesta. Le richieste di coinvolgimento possono essere scandite da ansia, lamento ed altre espressioni emotive negative.

  49. Le madri Per Bowlby, le esperienze interattive con la madre, in particolare le sue risposte alla ricerca di vicinanza, determinano il modello operativo interno del bambino e quindi la qualità del suo legame di attaccamento Per la Ainsworth, le modalità interattive della madre, in termini di sensibilità, determina le differenze nel grado di sicurezza/insicurezza.

  50. Le madri

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