L’Italia tardoantica: un’età di cambiamenti - PowerPoint PPT Presentation

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L’Italia tardoantica: un’età di cambiamenti

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L’Italia tardoantica: un’età di cambiamenti

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  1. L’Italia tardoantica: un’età di cambiamenti Lezione XII

  2. La fine della sicurezza • I Quadi e i Marcomanni invadono l’Italia e assediano Aquileia ai tempi di Marco Aurelio (167 d.C.). • Per la prima volta dopo secoli l’Italia vede eserciti stranieri sul suo suolo. • A questo colpo psicologico si aggiungono gli effetti di una grave pestilenza, portata dall’esercito reduce da Oriente. • Nell’immagine a destra, la celebre statua equestre di Marco Aurelio, un tempo sulla piazza del Campidoglio.

  3. La colonna Antonina • Le imprese di Marco Aurelio contro Quadi e Marcomanni sono narrate nella colonna Antonina, che ancora oggi si erge in piazza Montecitorio. • Un episodio famoso: la pioggia miracolosa che ristorò i legionari della XII Fulminata, in difficoltà contro i Quadi. • Una duplice interpretazione: per Cassio Dione il miracolo avvenne grazie all’intervento del mago egiziano Harnuphis, per Tertulliano grazie alle preghiere dei legionari cristiani.

  4. La colonna Antonina: l’episodio della pioggia miracolosa

  5. L’Italia perde la sua posizione speciale all’interno dell’Impero • Gli Italici perdono progressivamente la maggioranza in Senato, a favore di senatori di origine africana, orientale e spagnola. • Il Senato diviene un’assemblea rappresentativa di tutte le élites dirigenti dell’Impero. • Settimio Severo scioglie la vecchia guardia pretoriana composta da Italici (che aveva parteggiato per il suo nemico Didio Giuliano) e la ricrea con legionari di origine danubiana, a lui fedeli: la perdita di un privilegio importante. • La legione II Partica viene posta di stanza ad Albano, come contrappeso ai pretoriani: l’Italia non è più una regione smilitarizzata.

  6. Una guarnigione in Italia • Settimio Severo (a sinistra) colloca una legione, la II Partica, ad Albano, nei pressi di Roma (a destra una moneta con il simbolo della legione, il centauro).

  7. La Constitutio Antoniniana di Caracalla (212 d.C.) • L’imperatore Caracalla (a destra) concede la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’Impero, facendo perdere all’Italia un’altra delle sue specificità. • Gli scopi del provvedimento sono dibattuti: alle ragioni politiche potrebbero essersi aggiunte motivazioni fiscali.

  8. Il Papyrus Gissensis 40, con il testo della Constitutio Antoniniana

  9. Cassio Dione, Storia romana, LXXVII, 9, 4-6: la concessione della cittadinanza ha motivazioni fiscali • [...] e le tasse, sia quelle nuove da lui istituite, sia la tassa del 10% che egli creò al posto della tassa del 5% sulla manomissione degli schiavi e su tutti i lasciti testamentari, avendo egli abolito il diritto di successione e l'esenzione dalle imposte che in questi casi era stata concessa a coloro che erano strettamente imparentati al defunto. Questa fu la ragione per la quale rese cittadini romani tutti coloro che abitavano nel suo impero: a parole egli rendeva loro un onore, ma il suo vero scopo era quello di aumentare in questo modo le sue rendite, poiché coloro che non avevano la cittadinanza romana non erano soggetti al pagamento della maggior parte di queste tasse.

  10. L’anarchia militare del III sec. d.C. • Dopo la fine delle dinastia severiana (con l’uccisione di Alessandro Severo del 235 d.C.), l’impero piomba in una profonda crisi. • Il rapido succedersi di molti imperatori, creati ed eliminati dall’esercito in un turbinio di guerre civili. • Le frontiere sono sguarnite: e su di esse premono le nuove federazioni germaniche di Franchi, Alamanni e Goti sul Reno e il Danubio; sull’Eufrate l’ormai debole regno partico è sostituito dall’aggressiva monarchia Sassanide.

  11. Il tragico regno di Gallieno (260-268 d.C.) • La cattura del vecchio imperatore Valeriano da parte di Shapur I, re di Persia. • Il figlio Gallieno affida la controffensiva al principe di Palmira, Odenato: l’azione ha successo, ma Odenato (e poi la sua vedova, Zenobia) fanno delle province orientali un potentato autonomo. • In Occidente un generale che si era messo in luce nella difesa del fronte renano, Postumo, stacca la Gallia, la Spagna e la Britannia dall’Impero: l’Imperium Galliarum. • A Gallieno rimangono la penisola balcanica, devastata dai Germani, l’Africa settentrionale e l’Italia, minacciata a nord dalle incursioni barbariche.

  12. Shapur I cattura Valeriano • Cammeo in sardonice, 260 d.C. circa, oggi al Cabinet des Medailles di Parigi.

  13. La divisione dell’Impero al tempo di Gallieno

  14. La ripresa • La riscossa è guidata da alcuni imperatori, valorosi generali di origine illiriciana (Claudio Gotico, Aureliano, Probo), che riunificano l’Impero e lo difendono dagli attacchi esterni. • L’Italia rimane sotto la minaccia di invasioni (incursione degli Iutungi fino a Pesaro sotto Aureliano). • La costruzione di una nuova cinta muraria di Roma con Aureliano: con rifacimenti, le stesse mura che difenderanno la città nel 1860.

  15. La costruzione delle nuove mura di Roma sotto Aureliano (270-275 d.C.) a difesa dalle invasioni

  16. Diocleziano e il sistema Tetrarchico(285-305 d.C.) • Una suddivisione del potere tra due imperatori “maggiori”, gli Augusti, e due “assistenti”, i Caesares. • Le finalità: assicurare una miglior difesa dei confini, con la presenza di un imperatore su ciascuno dei fronti “caldi”. • Le finalità: assicurare una successione indolore (alla morte degli Augusti sarebbero loro succeduti automaticamente i Cesari). • Nell’immagine il gruppo dei Tetrarchi (Diocleziano, Massimiano, Costanzo Cloro e Galerio), ora a Venezia.

  17. La divisione dell’Impero in 4 parti

  18. La provincializzazione dell’Italia • Diocleziano divide l’Italia in 16 province, riunite nella diocesi Italiciana, che comprende anche la Sicilia, la Sardegna, la Corsica e la Rezia. • Con Diocleziano cade anche la tradizionale esenzione dell’Italia dal pagamento delle tasse dirette.

  19. La diocesi Italiciana

  20. Milano, la nuova sede della corte imperiale d’Occidente • Massimiano, Augusto d’Occidente, sceglie come sua capitale Milano, più vicina di Roma alla frontiere minacciate. • Nell’immagine le colonne romane davanti alla basilica paleocristiana di S. Lorenzo.

  21. Il fallimento del sistema tetrarchico • Il meccanismo tetrarchico si inceppa poco dopo il ritiro di Diocleziano del 305 d.C. • Le aspirazioni “dinastiche” di Costantino (figlio di Costanzo Cloro) e di Massenzio (figlio di Massimiano), sostenute dai rispettivi eserciti. • Una confusa fase di guerre civili tra una folla di Augusti e Cesari, da cui emerge come unico signore dell’Impero Costantino (atto finale: la battaglia di Adrianopoli del 324 d.C.) • Se il sistema tetrarchico fallisce, non cessa la pratica di dividere l’Impero: alla sua morte (337 d.C.) Costantino lascia l’impero ai tre figli.

  22. L’“Editto di tolleranza” del 313 d.C. • Con Costantino cessano le persecuzioni contro i Cristiani, dopo la battaglia di Ponte Milvio del 312 d.C. • Il Cristianesimo come nuovo collante religioso dell’Impero. • Nell’immagine ritratto di Costantino, ora ai Musei Capitolini.

  23. Lattanzio, La morte dei persecutori, 44, 3-5: il Cristogramma a Ponte Milvio • Ebbe luogo un combattimento in cui le truppe di Massenzio ebbero la meglio, sino a che Costantino, in una seconda fase, ripreso coraggio e pronto o per la vittoria o per la morte, avvicinò tutte le sue forze a Roma e prese posizione nella zona del ponte Milvio [...]. Costantino fu esortato in sogno a far contrassegnare gli scudi dei suoi soldati con i segni celesti di Dio e a iniziare quindi la battaglia. Egli fece così e, girando e piegando su se stessa la punta superiore della lettera chi, scrisse in forma abbreviata “Cristo” sugli scudi.

  24. La cristianizzazione della città antica • La possibilità di praticare pubblicamente il culto fa nascere l’esigenza di un’edilizia cristiana. • La ripresa di un modello “civile” dell’architettura romana: la basilica. • Il sostegno di Costantino e della madre Elena all’edilizia cristiana. • Nell’immagine la chiesa di S. Ambrogio a Milano (fondata nel 379 d.C.).

  25. Lo Stato e la Chiesa • Il disegno costantiniano di fare del Cristianesimo uno dei fattori di unità dell’Impero si scontra con le divisioni della Chiesa del tempo. • La dottrina ariana, che negava la natura divina di Cristo. • Nel 325 d.C. Costantino convoca e presiede personalmente il Concilio Ecumenico di Nicea, che condanna come eretica la dottrina ariana. • L’atteggiamento di Costantino non pone fine alla controversia e apre una pericolosa commistione tra affari di Stato e affari della Chiesa.

  26. Costantinopoli, una nuova capitale • La fondazione (330 d.C.) di nuova capitale dell’Impero, sul sito della città greca Bisanzio. • Una nuova città, priva del fardello delle tradizioni pagane. • Una posizione strategica, tra Mediterraneo e Mar Nero, difesa su tre lati dal mare. • Una collocazione che sottolinea la crescente importanza delle province orientali e la progressiva marginalizzazione di Roma e l’Italia.

  27. Mappa di Costantinopoli

  28. La decadenza dell’Impero • Il riconoscimento del Cristianesimo e la fondazione di Costantinopoli come elementi della continuità dell’idea di Roma. • Ma nemmeno l’opera di Costantino poteva risolvere completamente i problemi concreti dello stato romano. • La decadenza dell’Impero romano come problema complesso e dibattuto, cui ogni generazione di storici ha dato risposte diverse. • Un fattore essenziale: l’enorme estensione dell’Impero e le gravose spese militari necessarie per la sua difesa.

  29. La pressione delle popolazioni esterne • Un Impero “ucciso” dai Barbari? • Ma le popolazioni barbariche, piuttosto che distruggere l’Impero, intendevano entrare a farne parte. • L’esercito come fattore di integrazione: il reclutamento di intere bande germaniche nell’esercito romano. • Lo stanziamento di veterani germanici nelle aree spopolate dell’Impero, compresa l’Italia settentrionale. • La distinzione tra una carriera militare, sempre più riservata a persone di etnia germanica, e carriera civile.

  30. Gli Unni e i Goti • Nelle steppe dell’Ucraina, gli Unni danno vita a una temibile entità militare, nella quale si integrano elementi centroasiatici, iranici e germanici. • I Goti rifiutano l’integrazione nella “federazione” unna e chiedono di stanziarsi entro i confini dell’Impero. • L’operazione di trasferimento dei Goti nella penisola Balcanica non va a buon fine: si giunge allo scontro e l’esercito romano è duramente battuto dai Goti ad Adrianopoli, nel 378 d.C., in una disfatta paragonabile a quella di Canne.

  31. Ammiano Marcellino, Storie, XXXI, 13: il disastro di Adrianopoli • Al primo scendere delle tenebre l'imperatore [Valente] – così almeno si poteva supporre in quanto nessuno dichiarò di averlo visto o di essersi trovato presente – cadde tra i soldati colpito mortalmente da una freccia e subito spirò. Né fu poi visto in alcuna parte. Infatti, a causa di pochi nemici che per derubare i cadaveri s'aggirarono a lungo in quella zona, nessun fuggitivo o abitante osò accostarvisi [...]. Risulta che si salvò appena un terzo dell'esercito. Gli annali non ricordano una disfatta simile a questa, ad eccezione della battaglia di Canne, sebbene i Romani, tratti in inganno alcune volte dalla Fortuna che spirava avversa, abbiano ceduto per qualche tempo all'avversità delle guerre e per quanto i leggendari canti funebri dei Greci abbiano pianto su molte battaglie.

  32. Teodosio e il foedus coi Goti • Riconosciuta l’impossibilità di cacciare i Goti, il nuovo imperatore Teodosio conclude con loro nel 382 d.C. un trattato: concesso lo stanziamento nei Balcani, in piena autonomia, in cambio di aiuto militare. • L’aiuto dei Goti a Teodosio contro l’usurpatore d’Occidente Eugenio, sostenuto dal generale franco Arbogaste. • La creazione di uno stato gotico, praticamente indipendente, all’interno dell’Impero. • Le tensioni religiose: i Goti, come altre popolazioni germaniche, erano state convertite al Cristianesimo da Wulfila, un missionario che predicava l’eresia ariana.

  33. Teodosio • Nell’immagine, ritratto di Teodosio nel cosiddetto Missorio di Teodosio, piatto di argento prodotto a Costantinopoli (388-393 d.C.). • Oggi si conserva a Madrid, alla Real Academia de la Historia.

  34. La divisione definitiva dell’Impero • Alla morte di Teodosio (395 d.C.) l’Impero è diviso tra i suoi due figli, Arcadio (parte orientale) e Onorio (parte occidentale). • Teodosio affida i due giovani figli alla protezione di Stilicone, magister utriusque militiae (generalissimo) di origine vandalica, ma Arcadio si libera presto da questa tutela. • L’Impero romano non sarà più riunificato fino a Giustiniano.

  35. Il vandalo Stilicone, ultimo difensore dell’Impero d’Occidente • Nell’immagine ritratto di Stilicone, da un dittico in avorio, ora al Tesoro del Duomo di Monza. • Caratteristica figura di “barbaro” che difese Roma fino alla morte, sconfisse più volte i Visigoti di Alarico e gli Ostrogoti, ma non poté impedire il dilagare dei Germani in Britannia, Gallia e Spagna. • Il suo piano di intesa con i Goti del 408 d.C. suscita una violenta opposizione della corte imperiale: Onorio fa uccidere Stilicone.

  36. Il sacco di Roma e il trasferimento della capitale d’Occidente • Le incursioni gotiche in Italia inducono il debole Onorio a trasferire la corte imperiale dall’esposta Milano a Ravenna, ben protetta dalle paludi. • Dopo l’uccisione di Stilicone niente può fermare i Goti: nel 410 d.C. i Visigoti di Alarico conquistano e saccheggiano Roma.

  37. S. Gerolamo, Epistole, 127: la disperazione per il sacco di Roma • … dall'Occidente ci giunge la terribile notizia che Roma viene assediata, che si compra a peso d'oro l’incolumità dei cittadini, ma che dopo queste estorsioni riprende l'assedio: a quelli che già sono stati privati dei beni si vuol togliere anche la vita. Mi viene a mancare la voce, il pianto mi impedisce di dettare. La città che ha conquistato il mondo è conquistata: anzi cade per fame prima ancora che per l'impeto delle armi, tanto che a stento vi si trova qualcuno da prendere prigioniero. La fame disperata fa sì che ci si getti su cibi nefandi: gli affamati si sbranano l'uno con l'altro, perfino la madre non risparmia il figlio lattante e inghiotte nel suo ventre ciò che ha appena partorito.

  38. Il sacco di Roma • Una rappresentazione del sacco di Roma in una miniatura da Agostino, La città di Dio, Parigi, 1475 circa.

  39. Ravenna: il mausoleo di Galla Placidia (430 d.C. circa)

  40. Gothia o Romania? • Dopo il sacco di Roma, Alarico si dirige in Italia meridionale, trovando improvvisamente la morte presso Cosenza. • Il nuovo re Ataulfo, piuttosto che consolidare il suo dominio in Italia, preferisce crearsi un regno tra Gallia meridionale e Spagna settentrionale, con capitale Tolosa. • L’intesa Visigoti e Roma è cementata dal matrimonio tra Ataulfo e Galla Placidia, sorella di Onorio. • La linea politica di Ataulfo: piuttosto che creare un impero Gotico, mettere la forza dei Goti al servizio dell’Impero romano.

  41. Orosio, Storie contro i pagani, VII, 43: Ataulfo e l’idea di Roma • [Ataulfo] soleva raccontare di aver dapprima ardentemente bramato di cancellare il nome romano, di fare di tutto il territorio l'impero dei Goti o – per usare un'espressione popolare – che fosse Gotia ciò ch'era stato Romania, e d'essere lui, Ataulfo, nel suo tempo quello che un tempo era stato Cesare Augusto. Ma che, convintosi per lunga esperienza che né i Goti potevano in alcun modo ubbidire alle leggi, a motivo della loro sfrenata barbarie, né era opportuno abrogare le leggi dello stato, senza le quali lo stato non è stato, scelse di procacciarsi con le forze dei Goti almeno la gloria di restaurare nella sua integrità, anzi di accrescere, il nome romano e d'essere stimato presso i posteri restauratore dell'impero di Roma, dal momento che non aveva potuto trasformarlo.

  42. La figura di Ezio • Alla morte di Ataulfo, Galla Placidia sposa il generale Flavio Costanzo. • Il figlio della coppia, Valentiniano III, succede allo zio Onorio nel 425 d.C. • Il giovanissimo Valentiniano è dominato dalla personalità della madre e dei generalissimi, tra i quali Flavio Ezio. • La crisi dell’Occidente: nel 429 d.C. i Vandali passano nelle province africane, mentre gli Unni di Attila premono sulla Gallia. • La politica di Ezio: usare i barbari contro i barbari. • L’esercito della coalizione germanica creata da Ezio blocca Attila nella battaglia dei Campi Catalaunici del 451 d.C.

  43. La fine di Attila e di Ezio • La spedizione di Attila contro l’Italia è fermata nel 452 d.C. da papa Leone I sul Mincio: un annuncio del ruolo che il papato avrà in Italia nei secoli a venire. • Alla morte di Attila, nel 453 d.C., la coalizione unna si sfascia. • Nel 454 d.C. Ezio è eliminato da Valentiniano III, stanco della sua tutela.

  44. Leone e Attila • Raffaello, L’incontro tra Leone il Grandee Attila, 1514, affresco dal Palazzo Pontificio, Città del Vaticano.

  45. Gli ultimi decenni dell’Impero d’Occidente • Alla metà del V sec. d.C. l’Impero d’Occidente è limitato all’Italia e ad alcune aree della Gallia meridionale. • La costante minaccia dei Vandali, che giungono a saccheggiare Roma. • Le deboli figure degli imperatori sono ostaggio dei generalissimi di origine germanica, tra i quali spicca il suebo-visigoto Flavio Ricimero (456-472 d.C.). • Nel 474 d.C. il nuovo generalissimo Oreste proclama imperatore il figlioletto Romolo (detto Augustolo, “il piccolo Augusto”).

  46. La caduta dell’Impero d’Occidente • Nel 476 d.C. Odoacre, comandante delle truppe germaniche al soldo di Roma, sconfigge Oreste e depone Romolo Augustolo. • Odoacre rimanda le insegne del potere imperiale a Zenone, imperatore d’Oriente, affermando di governare l’Italia in suo nome. • L’atto segna tradizionalmente il passaggio al Medioevo, ma probabilmente non fu avvertito come epocale dai contemporanei.

  47. Malco di Filadelfia, Storia bizantina, frammento 10 Müller: la caduta “senza rumore” dell’Impero d’Occidente • [Romolo Augustolo] indusse il senato ad inviare un'ambasceria a Zenone per comunicargli che per i senatori non ci sarebbe stato più bisogno di un Impero a se stante in Occidente, perché sarebbe bastato un solo imperatore in comune per le entrambe le parti. Gli si doveva comunicare, infatti, che dagli stessi senatori Odoacre, dotato com'era di intelligenza politica e insieme militare, era stato riconosciuto idoneo a preservare il governo degli affari pubblici nelle loro mani; si chiedeva perciò a Zenone il conferimento a Odoacre della dignità di patrizio e del governo della diocesi italiciana.

  48. L’arrivo degli Ostrogoti • Per fronteggiare le ambizioni di Odoacre, giunto a proclamarsi rex Italiae, l’imperatore Zenone induce gli Ostrogoti di Teoderico a dirigersi contro l’Italia. • Un duplice obiettivo: liberarsi della presenza ostrogota in Pannonia e sostituire Odoacre con il “filoromano” Teoderico. • Teoderico elimina rapidamente Odoacre (493 d.C.), stabilendo la sua corte a Ravenna.

  49. L’Italia ostrogota • Una regione relativamente pacifica e prospera. • In politica estera Teoderico mantiene buoni rapporti con l’Impero d’Oriente e afferma il suo prestigio in Occidente sugli altri regni romano-germanici: • I Franchi in Gallia settentrionale, i Visigoti in Gallia meridionale e in Spagna, i Vandali in Africa. • In politica interna Teoderico si atteggia piuttosto, nella titolatura e nell’azione, ad erede degli imperatori romani

  50. I regni romano-barbarici e gli Ostrogoti in Italia (526 d.C.)