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DIDATTICA DELLE ATTIVITA’ MOTORIE

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DIDATTICA DELLE ATTIVITA’ MOTORIE. Federica Baldi Università di Firenze. I focus di attenzione. I fondamenti teorici e metodologici di una didattica delle attività motorie Gli oggetti epistemici di una didattica delle attività motorie. Il corpo come vissuto corporeo.

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DIDATTICA DELLE ATTIVITA’ MOTORIE


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    Presentation Transcript
    1. DIDATTICA DELLE ATTIVITA’ MOTORIE Federica Baldi Università di Firenze

    2. I focus di attenzione • I fondamenti teorici e metodologici di una didattica delle attività motorie • Gli oggetti epistemici di una didattica delle attività motorie Il corpo come vissuto corporeo Il contesto/lo spazio nel quale i corpi si muovono e si relazionano L’identità professionale dell’educatore delle attività motorie Lo sviluppodell’identitàindividuale esociale

    3. Matisse H. - La danza1909

    4. Forme in movimento acquisizione progressiva e qualitativa identità a. Le abilità manipolative b. La motricità c. La qualità motoria Controllo sull’ambiente PROCESSO EVOLUTIVO DELL’UOMO Qualità della vita

    5. La ricostruzione delle finalità educative delle attività motorie e dell’educazione fisica nella normativa italiana L’Italia si è caratterizzata per un complessivo ritardo nello sviluppo di una dimensione educativa delle attività motorie rispetto ad altri Paesi a. LEGGE CASATI (1859): L’attività motoria viene introdotta per la prima volta nella scuola b. RIFORMA GENTILE (1923): L’educazione fisica viene affidata all’ENEF-Ente nazionale per l’educazione fisica- e successivamente all’Opera Nazionale Balilla Qui l’Educazione fisica ha funzione ortogenetica (attenzione allo sviluppo fisico e psichico della persona) e una funzione sociale (attenzione ai valori trasmessi dal Regime) c. NUOVI PROGRAMMI DELLA SCUOLA ELEMENTARE: (1985) d. ORIENTAMENTI DELLA SCUOLA MATERNA (1991) e. CHIUSURA DEGLI ISEF (1999): cessano la loro attività e in diverse sedi universitarie italiane vengono attivati Corsi di Laurea in Scienze motorie della durata quadriennale f. LEGGE n. 53 del 2003 (Riforma Moratti): Riguarda il ruolo dell’educazione fisica nella scuola per l’infanzia e primaria e la formazione del personale docente

    6. NUOVI PROGRAMMI DELLA SCUOLA ELEMENTARE(1985) EDUCAZIONE MOTORIA • La scuola elementare, nell’ambito di una educazione finalizzata anche alla presa di coscienza del valore del corpo inteso come espressione della personalità e come condizione relazionale,comunicativa, espressiva, operativa, favorisce le attività motorie e di gioco-sport

    7. LE FINALITA’ DELL’EDUCAZIONE MOTORIA • Considerare il movimento al pari degli altri linguaggi • L’educazione motoria favorisce il processo di maturazione dell’autonomia personale • L’educazione motoria intende perseguire obiettivi in rapporto a tutte le dimensioni della personalità: morfologico-funzionale, cognitiva, affettiva, sociale

    8. FINALITA’DADATTICHE • Il movimento si sviluppa, come ogni altra funzione della personalità in rapporto con l’ambiente, in rapporto alle esperienze vissute dal bambino • Le attività motorie devono essere programmate per sviluppare nel bambino le seguenti capacità: • Percezione, conoscenza e coscienza del corpo • Coordinazione oculo-manuale • Organizzazione spazio-temporale • Coordinazione dinamica generale

    9. OBIETTIVI DIDATTICI Le attività motorie intendono sviluppare gli schemi motori. Essi permettono le più complesse attività e costituiscono il repertorio necessario non solo per compiere movimenti o per inibirli, ma anche per assumere atteggiamenti e posture Gli schemi motori sono dinamici e si identificano: • nel camminare • nel correre • nel saltare • nell’afferrare • nel lanciare • nell’arrampicarsi L’INSEGNANTE DI ATTIVITA’ MOTORIE DEVE REALIZZARE LE CONDIZIONI PER AMPLIARE IL PIU’ POSSIBILE IL REPERTORIO DI SCHEMI MOTORI E POSTURALI E PROMUOVERE IL CONTROLLO DEL COMPORTAMENTO MOTOTORIO

    10. LE ATTIVITA' MOTORIE programmazione di attività che consentano di conseguire i seguenti obiettivi Capacità senso-percettiva Capacità visiva Capacità uditiva-tattile Capacità cinestesica

    11. I FOCUS INTORNO AI QUALI PROGRAMMARE LE ATTIVITA’ MOTORIE Esplorazione/scoperta “usando-toccando” il proprio corpo Integrazione degli aspetti relazionali, emotivi ed affettivi PERCEZIONE, CONOSCENZA E COSCIENZADEL CORPO Graduale costruzione dello schema corporeo/Immagine corporea Coordinazione oculo-manuale Senso della regolarità, precisione, fluidità dei gesti motori Attività manipolative Attività che concorrono alla progressiva costruzione ed organizzazione dello spazio fisico e relazionale Attraverso giochi di movimento il bambino apprende i concetti (vicino/lontano, sopra-sotto, alto-basso…) ed i concetti relativi al tempo (pirma-dopo, lento-veloce) ORGANIZZAZIONE SPAZIO-TEMPORALE COORDINAZIONE DINAMICA GENERALE Raggiungimento di una motricità sempre più ricca ed armoniosa Attività di gioco sempre più complesse, collegamento ai fondamentali gesti sportivi

    12. INDICAZIONI DIDATTICHE • La programmazione delle attività didattiche dovrà tenere conto delle diverse situazioni di partenza e dei livelli iniziali di funzionalità senso-percettiva e motoria di ciascun soggetto al momento dell’ingresso nella scuola • Le attività motorie per “influire positivamente” su tutte le dimensioni della personalità devono essere praticate in forma ludica, polivalente, partecipata, nel corso di interventi di differente durata e con differenziazioni significative a seconda delle varie fasce di età • Spazi per lo svolgimento delle attività motorie: palestre, spazi aperti attrezzati e non • Attenzione all’uso dei materiali e delle attrezzature che potranno essere sia quelli tradizionali che quelli idonei (palle colorate, palloni, cerchi, fettucce elastiche, materassini, ostacoli, panche)

    13. Alcuni esempi (6-7 anni): giochi motori che favoriscono la spontanea motricità dei bambini GIOCHI SIMBOLICI, DI IMITAZIONE, DI IMMAGINAZIONE (8-11 anni): raggiungimento di congruenti livelli di autonomia, ricchezza di esperienze vissute, capacità coordinative acquisite ATTIVITA’ POLIVALENTI (percorsi, circuiti, giochi di squadra, corse, ginnastica.

    14. ORIENTAMENTI DELLA SCUOLA MATERNA (1991) Le attività motorie assumono un ruolo fondamentale nella scuola materna (scuola dell’infanzia) Si sottolinea come: CORPO E MOVIMENTO CORPO E MOVIMENTO Nei 3 anni Sviluppo degli schemi motori (correre, lanciare) Discriminazione percettiva e rappresentazione del corpo statico ed in movimento Nei 6 anni

    15. CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE E INDICAZIONI DIDATTICHE PER LA SCUOLA DELL’INFANZIA • La forma privilegiata di attività motoria è costituita dal gioco, attività che adempie a rilevanti funzioni: • Cognitiva • Socializzante • Creativa • L’insegnante deve sperimentare tutte le forme di gioco a contenuto motorio: • daigiochi liberi a quelli di regole; • dai giochi materiali a quelli simbolici, • dai giochi di esercizi a quelli programmati, • ai giochi imitativi

    16. Le finalità didattiche nella scuola dell’infanzia Le attività didattiche devono essere finalizzate alla formazione complessiva del bambinovalorizzando tutte le forme: Contenuti di natura segnica Espressive L’INSEGNANTE SVOLGERA’ COMPITI DI REGIA EDUCATIVA , PREDISPONENDO AMBIENTI STIMOLANTI E RICCHI DI OPPORTUNITA’ DIVERSIFICATE Nota. Particolare attenzione al giocodramma. L’intervento dell’insegnante consiste nel creare le condizioni affinchè il bambino possa esprimersi creativamente e possa essere stimolato nella ricerca di forme espressive e comunicative personali ed efficaci Comunicative

    17. INDICAZIONI DIDATTICHE I anno • Obiettivi didattici: Valutare il rapporto tra sviluppo psicomotorio e relazione tra corpo proprio, oggetti, corporeità degli altri • Focus di attenzione: il corpo • Valorizzazione della conoscenza del corpo come esperienza vissuta, la sua rappresentazione, la ricchezza delle esperienze percettive • Organizzazione delle attività didattiche: • Esperienze di strutturazione ludica dello schema corporeo ed immagine corporea • Esperienze di esplorazione delle diverse possibilità dinamiche del corpo • Giochi di “primo contatto” • Giochi di imitazione di cose, persone, animali • Giochi di regole • Giochi di descrizione e verbalizzazione del corpo • Eta’:3-4 anni

    18. INDICAZIONI DIDATTICHE II ANNO • Obiettivi didattici: Sviluppare la dimensione motoria in rapporto agli aspetti cognitivi, relazionali, operativi, comunicativi, considerando la funzionalità del movimento nelle sue diverse forme • Focus di attenzione: capacità percettive, di controllo globale del corpo, l’osservazione dei corpi degli altri in movimento, la dimensione igienica e funzionale del corpo e del movimento • Organizzazione delle attività didattiche: • Percorsi motori (semplice-complesso) • Percorsi ed attività per lo sviluppo di capacità ccordinative • Giochi di movimento a coppie e/o a gruppi • Percorsi di orientamento spaziale • Giochi di ruolo all’interno di storie e situazioni reali ed immaginarie • Eta’: 4-5 anni

    19. INDICAZIONI DIDATTICHE III ANNO • Obiettivi didattici: Favorire una presa di coscienza del “sé corporeo” come corpo vissuto da percepire nelle sue parti, da rappresentare sia mentalmente che dinamicamente e da controllare • Focus di attenzione: Il sé corporeo/ il corpo come vissuto • Organizzazione delle attività didattiche: • Giochi di drammatizzazione • Giochi di coppia • Giochi di gruppo • Giochi di discriminazione spaziale (destra, sinistra, sopra, sotto ) • Giochi di motricità • Giochi per lo sviluppo delle capacità coordinative • Eta’:5-6 anni

    20. Legge n. 53 del 2003 Ri-definisce il ruolo dell’educazione fisica nella scuola primaria e definisce degli orientamenti per la formazione dell’insegnante di attività motorie

    21. PUNTI DI FORZA E DI DEBOLEZZA • Sul piano didattico si sottolinea la necessità di articolare percorsi in unità di apprendimento • La professionalità degli insegnanti (ISEF e SCMOT) • Si fa riferimento alla possibilità di finanziamento di progetti integrati • Per la scuola primaria manca ogni riferimento alla dimensione ludica • Spariscono i riferimenti alle attività senso-percettive • Non si guarda al gesto motorio nella sua complessità che unisce i fattori emotivi, relazionali, intellettuali e contestuali • L’educazione fisica-motoria continua ad essere una disciplina di “serie b” • Tuttavia sui riconosce all’educazione fisica-motoria il ruolo di educazione integrante del processo di crescita psico-fisica della persona RISPETTO AI PROGRAMMI DELLA SCUOLA ELEMENTARE MANCANO CHIARI RIFERIMENTI ALLA DIMENSIONE EDUCATIVA AL, DEL, ATTREVERSO IL MOVIMENTO

    22. PROSPETTIVE IN CHIAVE EDUCATIVA Per attuare una proposta educativa per le attività motorie nella Scuola primaria a partire dalla Scuola dell’infanzia dobbiamo fare leva su 3 vettori • Azione • Presuppone la percezione e l’analisi da parte dei bambini-ragazzi della situazione del gioco-sport • Approccio problematizzante • Gioco come occasione di confronto di esperienze b) Comunicazione • Valorizzazione del linguaggio corporeo non verbale c) Regole • Risultato di un processo di condivisione e costruzione non imposto, ma “compreso” e scelto dai bambini-ragazzi (Giochi di squadra)

    23. Il quadro epistemologico delle scienze motorie • Le attività motorie (educazione fisica, educazione sportiva) sono alla ricerca di una certezza epistemologica capace di legittimare le relazioni tra: movimento/sport/saperi dell’educazione • Prevale una visione riduttiva del movimento e dello sport e del movimento condizionata da una visione mediatica reificazione del corpo • Mancanza di una riflessione culturale capace di distinguere • gli aspetti ricreativi • gli spetti abilitativi • gli Aspetti spettacolari Dagli aspetti complessi che collegano: - Corporeità/Identità individuale e sociale - Corporeità/Apprendimento

    24. I fondamenti epistemologici delle scienze motorie • Superamento di una visione estetica, prevalentemente spettacolare delle attività motorie • Visione del movimento come: • Mediatore di apprendimento • Veicolo per la strutturazione delle relazioni sociali • Come strumento privilegiato per la promozione del benessere psico-fisico

    25. La traduzione in azione dei principi Una nuova didattica delle attività motorie deve saper giustificare il ruolo evolutivo della motricità, la sua funzione nello sviluppo della persona, la sua capacità di mediazione

    26. I focus di attenzione di una didattica delle attività motorie • Attenzione allo sviluppo delle funzioni fisiologiche del bambino • Attenzione allo sviluppo ed al mantenimento dei processi cognitivi • Attenzione alla comunicazione, in particolare quella non verbale, ed alla relazione sociale • Attenzione allo sviluppo del pensiero (Bruner) • Attenzione allo sviluppo del proprio sé (autostima/autonomia)

    27. GLI OGGETTI EPISTEMICI DELLA DIDATTICA DELLE ATTIVITA’ MOTORIE CORPO IN MOVIMENTO SPAZIO/CONTESTI DEI CORPI IN MOVIMENTO

    28. LA CURA DELLO SPAZIO • QUALI CONTESTI? • Formali e non formali • Scuola-asilo • Palestre • Impianti sportivi • Giardini Per fare una buona didattica delle attività motorie dobbiamo avere cura di predisporre uno spazio-contesto capace di valorizzare “le pratiche sportive” e motorie e di raggiungere gli obiettivi educativi La pratica ludico-sportiva rappresenta uno “strumento” per conseguire obiettivi pedagogici ed educativi

    29. Le caratteristiche dello spazio Compito dell’educatore delle attività motorie è quello di costruire contesti educativi, di apprendimento situato, dove svolgere le attività motorie L’ambiente educativo-sportivo deve caratterizzarsi: • Per un clima formativo capace di valorizzare i corpi in movimento • Per la qualità dei contesti nei quali deve prevalere il rispetto per le regole, il rispetto degli altri, di se stessi e dell’ambiente fisico

    30. LA RAPPRESENTAZIONE DELLO SPAZIO DELLE ATTIVITA’ MOTORIE Lo spazio può essere rappresentato come un contenitore sociale dove possiamo educare i bambini ad interpretare ruoli e funzioni Un contesto nel quale preparate alla vita rinsaldando anche i valori del vivere civile Entro tale prospettiva l’insegnante delle attività motorie antepone alla performance l’educazione ai valori

    31. CORPO/CORPOREITA’/VISSUTO CORPOREO Corpo come vissuto corporeo (M. Ponty) corpo come mezzo che ci proietta in relazione con gli altri e con il mondo L’ATTENZIONE PER IL CORPO E LA CONSAPEVOLEZZA DELLA PROPRIA CORPOREITA’ COME DETERMINANTI FONDAMENTALI NEI PROCESSI IDENTITARI strumento embelematico di comunicazione non verbale

    32. Il corpo è alla base della qualità e dell’esito delle esperienze PROPRIOCETTIVE (quelle che riguardano la struttura dello schema corporeo, legate alle funzioni neuromuscolari) ESTEROCETTIVE (uditive, visive, tattili) Corpo ed immagine di sè • Il corpo conosce ed incontra la realtà secondo modalità proprie e peculiari, quindi la nostra corporeità è soggetta a costanti cambiamenti che testimoniano: • Il differenziarsi • Il perfezionarsi • L’affinarsi • della nostra percezione e sensibilità corporea rispetto alla realtà Le esperienze intorno ai nostri vissuti corporei guidano il nostro agire pensare ed i nostri processi cognitivi di costruzione dei significati

    33. Lo sviluppo dell’identità corporea • Processo di interiorizzazione • Di gesti • Di posture • Di stili di vita che riflettono la nostra adesione ad una determinata cultura del corpo • Processo di esteriorizzazionedelle modalità attraverso le quali il soggetto trasmette agli altri la propria immagine corporea nella quale sono incorporati • Le regole • I valori • I comportamenti • Gli stili di vita Condivisi nella nostra cultura di appartenenza

    34. I modelli di cultura del corpo • Per comprendere gli orientamenti che riguardano le pratiche motorie e sportive occorre partire dai modelli di cultura del corpo e dalle rappresentazioni in essi contenute. • Tali modelli orientano anche la pratica e l’attività didattica delle scienze motorie

    35. I modelli di cultura del corpo Ripropongono una idea del corpo mentalizzata e sottendono un modello riduzionistico che ripropone il dualismo cartesiano MENTE/CORPO Prevale una”IDEA MEDICALIZZATA” del corpo e della corporeità • Idea del CORPO MACCHINA • Idea del CORPO COME ORGANISMO BIOLOGICO • Idea del CORPO PERFETTO • Idea del CORPO PERFORMATIVO

    36. I bambini apprendono da subito questi modelli “educativi” del corpo e della corporeità diffusi dalla comunicazione mass-mediatica MODA COMPITI DELL’EDUCATORE DELLE ATTIVITA’ MOTORIE LA RISPOSTA DI UNA NUOVA DIDATTICA DELL’ATTIVITA’ MOTORIA • Sviluppare: • Funzioni socializzanti • Funzioni cognitive • Funzioni creative • Attenzione all’ambiente • Predisporre ambienti stimolanti che permettono una integrazione delle diverse parti del corpo • Proporre attività motorie che sappiano valorizzare i vissuti corporei • Proporre attività che orientino i bambini verso l’apprendimento di stili di vita orientati al benessere: unità psico-fisica, una idea di stare bene con il proprio corpo come esperienza che forma la nostra identità e che ci aiuta a stare bene anche con gli altri

    37. Il corpo non è una massa muscolare Il corpo è un modo di relazionarsi Il corpo è uno strumento di comunicazione Il corpo è uno strumento di conoscenza portatore di stati emozionali, stati affettivi, stati relazionali L’educatore di attività motorie deve apprendere ad ascoltare il linguaggio del corpo

    38. Il valore educativo delle attività motorie Le attività motorie permettono ai bambini di imparare ad ascoltare il proprio corpo, a conoscere i propri limiti LE ATTIVITA’ MOTORIE COME AUTOESPLORAZIONE FISICA Esercizi che insegnano ad apprendere il ritmo della respirazione Contribuiscono a “dare forma” alla persona Orientano sul modo di relazionarsi dinamicamente con il mondo esterno Orientano verso l’assunzione di stili di vita orientati al benessere ATTIVITA’ MOTORIA E SPORTIVA COME MODELLAMENTO Attività ludico-sportive costruite su modalità di apprendimento per scoperta (giochi, gare, allenamenti) Fondato sulla cooperazione e sulla solidarietà Potenzialità educativa del gruppo e del gruppo sportivo ATTIVITA’ MOTORIA E SPORTIVA COME COSTRUZIONE DEL GRUPPO COME SOGGETTO SOCIALE

    39. La valenza educativa del gruppo sportivo • Il gruppo rappresenta un ambiente privilegiato per trasformare la responsabilità soggettiva in responsabilità collettiva • Il gruppo non va inteso come la somma delle sue parti, ma come integrazione delle diverse potenzialità • Il gruppo sportivo esprime sempre una potenzialità educativa. (es. Esso può essere rappresentato come ambito di prevenzione) • Il gruppo sportivo esprime la qualità educativa della relazione, della collaborazione, della condivisione di regole e di valori • Nelle attività motorie del gruppo sportivo troviamo i valori fondanti del vivere civile: solidarietà, responsabilità, rispetto, lealtà, riconoscimento dei ruoli del gruppo

    40. imparaiamo a rflettere sul rapporto: tecnica motoria-sportiva e la dimensione educativa dell' attività motoria

    41. Riflessione sulla direzione che viene data dal CONI alle attività motorie e sportive • Riflessione sulla professionalità degli insegnanti la cui formazione/promozione è prevalentemente affidata al CONI e quella richiesta agli insegnanti che devono Laurea più abilitazione • In Italia l’insegnamento delle attività motorie (educazione fisica) è affidato a diplomati ISEF o laureati in SCMOT • Punti di debolezza della professionalità degli insegnanti di attività motorie: VALORIZZAZIOE DELL’EXPERTISE, DELLA TECNICA SPORTIVA, DEL GESTO TECNICO • Prevale un modello di insegnamento “esecutivo”, un modello trasferibile, finalizzato alla riproduzione del movimento in maniera efficace

    42. Il Gesto tecnico • Sottolinea la dimensione riproduttiva e scarsamente educativa dell’attività motoria e della pratica sportiva • Rappresenta una componente della tecnica • E’ prevalentemente imitativo • E’ un addestramento che l’insegnante mette in moto per “insegnare” il gesto tecnico • Il soggetto esegue, anche in modo personale, il compito motorio secondo le seguenti regole: • Un registro delle esecuzioni motorie • Una determinazione dei tempi stabilita • Una determinazione dei livelli esecutivi predeterminati • Una determinazione degli spazi entro i quali il compito deve essere eseguito

    43. SE PARLIAMO DI GESTO TECNICO NOI EDUCATORI VALORIZZIAMO: • LA REGOLA TECNICA COME GARANZIA DEL SISTEMA • L’ASPETTO ESECUTIVO • LA PERFOMATIVITA’ OCCORRE SUPERARE LA MERA DIMENSIONE TECNICA DEL GESTO SPORTIVO E RECUPERARE ANCHE LA DIMENSIONE EDUCATIVA Intelligenza del corpo ed intelligenza spaziale (relazione con il contesto attraverso la mia corporeità) L a capacità di apprendere dall’esperienza. Nesso traapprendimento motorio e apprendimento dall’esperienza

    44. L’intelligenza corporea • La consapevolezza della propria intelligenza corporea dà modo ai bambini-ragazzi di: • Promuovere la loro capacità di problem solving • Di apprendere la capacità di gestire la propria spazialità • Di apprendere la capacità di elaborare strategie per nuovi schemi motori e nuoveabilità motorie

    45. Il carattere educativo delle attività motorie e sportive • Educare ad incorporare valori del vivere civile (solidarietà, responsabilità, rispetto della norma, lealtà, riconoscimento dei ruoli, riconoscimento del gruppo) • Educare ad un apprendimento centrato sul “come” si fanno le cose e non sul “cosa” imparare (apprendimento riflessivo) • Educare ad un pensiero strategico • Relazione tra dimensione corporea e processi formativi (sviluppo dell’io e del sé) costituiscono le scienze della motricità, dell’attività fisica e sportiva (Galimberti) • Educare il corpo ed educare attraverso il corpo • Utilizzare il “movimento” e l’attività ludico-sportiva come chiave di accesso ed alternativa ai diversi tipi di intelligenza: logico-matematica, spaziale, cinestesica (Gardner)

    46. La psicomotricità ed i suoi modelli Federica Baldi Università di Firenze 16 Novembre 2007

    47. L’attività motoria (come esperienza sportiva, ma anche ludica) ha da sempre rappresentato uno spazio di confronto e talvolta anche di conflitto tra una serie di questioni cruciali (es. la dimensione ludica nello sviluppo dei processi cognitivi; l’intelligenza del corpo) che hanno trovato riscontro nel lavoro di ricerca di molti pensatori

    48. J. Piaget (1896-1980) Fondatore della epistemologia genetica cioè quell’indirizzo della psicologia dello sviluppo che si applica alla dimensione logico-cognitiva della mente ed ai processi costruttivi del pensiero L’autore considera l’attività ludico-motoria come canale per orientare il bambino verso uno sviluppo completo producendo un graduale ampliamento delle “condotte” precedentemente acquisite Lo sviluppo cognitivo procede per fasi-stadi evolutive/i

    49. Gli stadi di sviluppo nel pensiero piajetiano e in relazione all’attività motoria • Fase senso-motoria (0-2 anni): • I riflessi, all'inizio meccanici, vengono gradatamente coordinati e modificati , successivamente gli oggetti e le persone vengono percepiti come esterni e capaci di continuare ad esistere anche dopo che sono usciti dal campo della percezione • B) Fase pre-operazionale (2-7 anni): • Questo stadio si sviluppa approssimativamente dai 2 ai 7 anni di età. Un dato importante che segna il passaggio dallo stadio senso-motorio allo stadio preoperazionale o prelogico è la comparsa della funziona simbolica: questa funzione comprende la riproduzione di modelli anche a distanza di tempo, giochi simbolici e soprattutto il linguaggio verbale • La socializzazione, che è resa possibile dall'uso dei simboli (linguaggio, giochi simbolici ed imitativi) investe profondamente la vita affettiva.  Piaget sottolinea con forza che affettività e comprensione sono dati inscindibili e che ambedue sono sempre presenti sia nei processi di apprendimento che nella vita di relazione: conseguentemente in qualsiasi programma didattico non si può ignorare come il dato affettivo possa concorrere o interferire con il processo di apprendimento • C) Stadio operazioni intellettuali concrete (dai 6 - 7 anni agli 11 - 12 anni ): • Tali strutture risultano indispensabili perché abbia inizio l'apprendimento di conoscenze scientifiche.  Piaget ha individuato a questo proposito otto strutture fondamentali: • La nozione elementare di spazio/La nozione di misura/Le nozioni di durata e di età/ Le nozioni di spostamento e di velocità /Le nozioni di sostanza e di peso/Le nozioni di classe e di serie /La nozione di numero/ La nozione di casualità . • In conclusione con lo sviluppo del pensiero logico la mente del bambino può compiere tutta una serie di operazioni mentali, anche se concrete, quali sommare, sottrarre, dividere, classificare, seriare, uguagliare, mettere in corrispondenza • D) Stadio delle operazioni intellettuali formali

    50. I PUNTI DI FORZA DELLA PROSPETTIVA PIAJETIANA • A) Si supera il dualismo mente-corpo • Il bambino è il primo protagonista del suo stesso sviluppo intellettuale : • Attraverso il movimento • Attraverso il vissuto corporeo • Attraverso l’azione • Attraverso la relazione (socializzazione)