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La Legge di Okun

La Legge di Okun. Una relazione tra disoccupazione e produzione.

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Presentation Transcript


  1. La Legge di Okun Una relazione tra disoccupazione e produzione

  2. Se produzione e occupazione si muovono assieme, un aumento dell’1% della produzione porta a un aumento dell’1% dell’occupazione. E se le variazioni dell’occupazione si riflettono in variazioni opposte della disoccupazione, un aumento dell’1% dell’occupazione produce una riduzione dell’1% nella disoccupazione.

  3. Sotto tali ipotesi, vale quindi la seguente relazione: u t – ut-1 = –gt dove gt indica la variazione subita dalla produzione. In sostanza, la variazione del tasso di disoccupazione dovrebbe essere uguale all’opposto della variazione subita dalla produzione realizzata. Se la produzione, per esempio, subisce un incremento del 4%, allora il tasso di disoccupazione dovrebbe diminuire del 4%.

  4. In realtà Legge di Okun: u t – ut-1 = – α(gt – g* ) Dove g* rappresenta il tasso normale di crescita dell’economia (circa il 3% per le economie avanzate); mentre il parametro α è una misura di quanto una crescita della produzione oltre il normale si rifletta in una riduzione del tasso di disoccupazione (Normalmente, α = 0,4).

  5. Il tasso normale di crescita della produzione è quel tasso necessario a mantenere costante il tasso di disoccupazione. In conclusione, una crescita della produzione al di sopra del tasso normale porta a una riduzione del tasso di disoccupazione; una crescita della produzione inferiore al suo tasso normale porta a un aumento del tasso di disoccupazione.

  6. In altre parole, una crescita della produzione superiore dell’1% al tasso normale produce una riduzione del tasso di disoccupazione solo dello 0,4% e non dell’1%, come nella prima versione dell’equazione. Ciò è dovuto principalmente ad alcune ragioni:

  7. A seguito di deviazioni della crescita della produzione dal suo tasso normale, le imprese aggiustano l’occupazione in misura meno che proporzionale. Più precisamente, un aumento dell’1% della produzione al di sopra del normale produce un aumento solo dello 0,6% del tasso di occupazione.

  8. Ciò perché alcuni lavoratori sono necessari a prescindere dal livello della produzione. Per esempio, il reparto contabilità di un’impresa richiede più o meno lo stesso numero di dipendenti, indipendentemente dal fatto che l’impresa stia vendendo più o meno del normale. • Inoltre, la formazione di nuovi lavoratori è costosa, per cui le imprese preferiscono, in periodi di elevata domanda, chiedere ai propri impiegati di effettuare lavoro straordinario piuttosto che assumerne altri e, in periodi di crisi, tenere i propri dipendenti piuttosto che licenziarli [cosiddetto, laborhoarding, o “accaparramento della manodopera”].

  9. Un aumento del tasso di disoccupazione non produce una riduzione uno a uno del tasso di disoccupazione. La ragione risiede nel fatto che quando l’occupazione aumenta, non tutti i nuovi posti sono occupati dai disoccupati, ma alcuni provengono da coloro che si trovavano “fuori dalla forza lavoro” (cosiddetti, lavoratori scoraggiati).

  10. Nota Qual è la differenza tra un tasso di crescita del 2,5% e uno del 3,5%? Potrebbe sembrare che si tratti di poca cosa, e infatti nell’arco di un anno la differenza è trascurabile. Ma gli effetti delle differenze nei tassi di crescita si accumulano nel tempo: un sistema economico che cresce ogni anno del 3,5% dopo 25 anni avrà una produzione aggregata del 30% superiore rispetto a quella di un sistema economico che cresce solo del 2,5%. Così un punto percentuale di crescita in più o in meno può avere enormi implicazioni nel tempo.

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