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LA DISLESSIA : QUANDO E’ COSI’ DIFFICILE IMPARARE… Marcella Renis Università degli Studi di Catania Psicobiologia PowerPoint Presentation
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LA DISLESSIA : QUANDO E’ COSI’ DIFFICILE IMPARARE… Marcella Renis Università degli Studi di Catania Psicobiologia

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LA DISLESSIA : QUANDO E’ COSI’ DIFFICILE IMPARARE… Marcella Renis Università degli Studi di Catania Psicobiologia applicata- a.a. 2010-2011. COSA E’ L’APPRENDIMENTO SCOLASTICO ?.

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Presentation Transcript
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LA DISLESSIA :

QUANDO E’ COSI’ DIFFICILE IMPARARE…

Marcella Renis

Università degli Studi di Catania

Psicobiologia applicata- a.a. 2010-2011

cosa e l apprendimento scolastico
COSA E’ L’APPRENDIMENTO SCOLASTICO?
  • E’ un aspetto specifico dell’apprendimento in generale, che ha come fine l’istruzione e viene sollecitato in un momento dello sviluppo in cui…
  • -i processi d’immagazzinamento
  • -i processi di recupero dell’informazione
  • -i processi di controllo

…sono diventati maturi

Anche se è giusto che la sua stimolazione inizi molto presto...

vi sono due tipi d apprendimento
Vi sono due tipi d’apprendimento
  • L’apprendimento concettuale

che dipende dalla comprensione e dal pensare (processo cognitivo).

  • L’apprendimento automatico

di abilità strumentali che è direttamente proporzionale all’esercizio.

in classe chi non impara
IN CLASSE……chi non impara…

Se escludiamo:

  • i bambini che hanno un disturbo affettivo primario
  • Quelli che hanno un ritardo cognitivo
  • I bambini che hanno un deficit sensoriale
  • Quelli che vivono in uno svantaggio socio-culturale

I BAMBINI CHE RIMANGONO SONO QUELLI CHE HANNO UN DISTURBO D’APPRENDIMENTO

diverse possono essere le cause del d a
DIVERSE POSSONO ESSERE LE CAUSE DEL D.A.
  • Deficit di elaborazione linguistica (Alunni più lenti nel comprendere le informazioni)
  • Deficit d’attenzione (Alunni distraibili, non si concentrano su nulla)
  • Deficit di coordinazione visuo-motoria (Il cervello riceve messaggi misti dagli occhi e dalla mano)
cosa pregiudica
Cosa pregiudica?
  • E’ un Disturbo che determina difficoltà a volte molto rilevanti nell’acquisizione delle cosiddette abilità scolastiche (difficoltà negli automatismi):
    • lettura
    • scrittura
    • calcolo

ovvero di quelle abilità che costituiscono il nucleo principale dell’istruzione, almeno nei primi anni di scolarizzazione

nello specifico
Nello specifico…

Dislessia Evolutiva: quando un bambino, esposto a normale iter scolastico, non sviluppa o sviluppa in maniera molto incompleta o con grandi difficoltà la capacità di identificare in modo automatico la parola scritta.

nello specifico9
Nello specifico…

Disortografia Evolutiva: quando un bambino, dopo un congruo tempo di istruzione continua, non apprende o apprende in maniera incompleta o con grandi difficoltà la capacità di scrivere correttamente in modo automatico.

nello specifico10
Nello specifico…
  • Discalculia Evolutiva: quando un bambino, dopo un tempo elevato di istruzione continua, non raggiunge o raggiunge in maniera incompleta livelli di rapidità e di correttezza in operazioni di calcolo e di processamento numerico.
le disabilit d apprendimento provocano in bambini intellettualmente vivaci
Le disabilità d’apprendimento provocano, in bambini intellettualmente vivaci,

DEI CONTRACCOLPI PSICOLOGICI:

Perdita dell’autostima

Tendenza ad assumere ruoli aggressivi

per compensare la difficoltà

Regressione

………………………

diverse possono essere le cause del d a12
DIVERSE POSSONO ESSERE LE CAUSE DEL D.A.
  • Deficit nell’espressione orale Disnomia fenomeno della parola sulla punta della lingua
  • Deficit di immagazzinamento e recupero dell’informazione
  • Deficit nella lettura, nella scrittura o nel calcoloDisturbo Specifico d’Apprendimento

DISLESSIA

slide13

riduzione funzionale, conseguente a ridotta capacità di compiere un’attività nel modo considerato normale.(O.M.S.)

Disabilità :

invisibile

visibile

Dislessia

Disabilità fisiche

Cos’è la dislessia?

cos la dislessia
Cos’è la Dislessia?

La Dislessia è un Disturbo Specifico d’Apprendimento

che può verificarsi in soggetti senza deficit neurologici o sensoriali e può essere esacerbato in condizioni di svantaggio culturale, e socio-ambientale.

definizione
DEFINIZIONE

“La dislessia evolutiva è una disabilità specifica dell’apprendimento di origine neurobiologica. Essa è caratterizzata dalla difficoltà di effettuare una lettura accurata e/o fluente e da abilità scadenti nella scrittura e nella decodifica. Queste difficoltà tipicamente derivano da un deficit nella componente fonologica del linguaggio che è spesso inattesa in rapporto alle altre abilità cognitive e alla garanzia di un’adeguata istruzione scolastica. Conseguenze secondarie possono includere i problemi di comprensione nella lettura e una ridotta pratica della lettura che può impedire la crescita del vocabolario e delle conoscenze generali.”

Da International Dyslexia Association 2003

slide16
CI SONO DIVERSI GRADI…

La difficoltà di lettura può essere più o meno grave e spesso si accompagna a problemi nella scrittura e/o nel calcolo

caratteristiche
CARATTERISTICHE

I DSA presentano due caratteristiche:

  • SPECIFICITA’: Il disturbo interessa uno specifico dominio di abilità circoscritto lasciando intatto il funzionamento dell’intelletto;
  • DISCREPANZA: Vi è una corrispondenza inversamente proporzionale tra le abilità nel dominio interessato e l’intelligenza generale.
caratteristiche18
CARATTERISTICHE

In presenza di situazioni socio-culturali particolari, derivanti da immigrazione, adozione, ecc…, bisognerà stare particolarmente attenti e cauti nel considerare il rischio sia dei FALSI POSITIVI (soggetti ritenuti a rischio di DSA le cui difficoltà sarebbero meglio spiegabili in relazione alla loro condizione etnico-culturale di svantaggio) sia dei FALSI NEGATIVI (soggetti ai quali, in virtù della loro condizione etnico-culturale, non viene diagnosticato un DSA ma che ne possiedono le caratteristiche).

slide19

-Nemici della dislessia son l’ignoranza sul problema e quindi i pregiudizi che permangono nella mente delle persone.

ma

-la mobilitazione e l’attivismo dei dislessici stessi e delle loro associazioni, italiane, europee ed internazionali,

attraverso la creazione di siti, forum, blog sul problema

a migliorare la condizione del dislessico nella società

decisamente contribuiscono…

i dsa spesso sono accompagnati da manifestazioni psicologiche
I DSA spesso sono accompagnati da manifestazioni psicologiche..

..in particolare da

ANSIA DA PRESTAZIONE

FOBIA SCOLASTICA

EVITAMENTO DELL’ATTIVITA’

DISTURBI DEL COMPORTAMENTO

DEPRESSIONE INFANTILE

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Una scuola veramente inclusiva dovrebbe essere in grado di leggere tutti i bisogni educativi speciali (quelli con diagnosi e quelli senza diagnosi) e di individuare il fabbisogno reale di risorse aggiuntive per dare risposte necessarie e adeguate.

L’ICF fornisce un modello utile a questa lettura:

  • parla di salute, non di disabilità o di patologia;
  • la situazione di salute di una persona è considerata come la risultante globale delle influenze reciproche di molteplici fattori;
  • il termine disabilità è sostituito da attività, il termine handicap è sostituito da partecipazione.

[Ianes, 2003]

slide22
Dal modello ICF è possibile ricavare una griglia (scheda per la definizione del fabbisogno di risorse per l’individualizzazione) che aiuta a leggere le diverse situazioni di difficoltà degli alunni. Alcune difficoltà saranno caratterizzate da problemi biologici, fisici e di capacità; altre da fattori contestuali, ambientali, oppure da limitazioni nella partecipazione sociale. [ibid.]
le cause
Le cause:

Lo sviluppo delle conoscenze scientifiche ha permesso di stabilire che si tratta di una caratteristica costituzionale, determinata biologicamente e non dovuta a problemi psicologici o a disagio socio-culturale

criteri diagnostici
CRITERI DIAGNOSTICI
  • La nosografia ufficiale (ICD-10, OMS 1992, DSM IV 2000,
  • APA 1994) indicaalcuni criteri condivisi a livello
  • internazionale:
  • Disturbo che si manifesta nella difficoltà di apprendere a
  • leggere e a scrivere in ASSENZA DI:
  • deficit intellettivi
  • deficit neurologici
  • deficit sensoriali
  • ed IN PRESENZA DI:
  • Istruzione adeguata
  • ambiente socioculturale favorevole.
criteri diagnostici25
CRITERI DIAGNOSTICI

Significativa discrepanza tra misura del QI e prestazioni

alle prove di letto-scrittura.

Disabilità di lettura significativa: performance (in termini di

velocità e correttezza) in prove standardizzate di lettura

collocata ad almeno 2 deviazioni standard al di sotto della

media attesa per l’età.

la diagnosi
LA DIAGNOSI
  • 1) PRECOCE E TEMPESTIVA
  • 2) FATTA BENE…
  • 3) DA PROFESSIONISTI COMPETENTI, PRESSO LE ASL/ASP
  • QUANDO ???
  • A metà della I elementare è possibile individuare ritardi di automatizzazione della decodifica e della transcodifica dei processi di letto-scrittura. Ciò permette di iniziare un processo “abilitativo” specifico per ridurre le difficoltà. Il trattamento logopedico dovrebbe già cominciare!!!
  • Al termine della II elementare è possibile fare una diagnosi precisa di dislessia, disortografia, disgrafia
  • Al termine della III elementare è possibile fare una diagnosi precisa di discalculia
epidemiologia
EPIDEMIOLOGIA

In Italia: 3-6% della popolazione in età scolare.

L’incidenza dipende oltre che da fattori eredo-genetici,

anche dalla complessità della lingua (paesi lingua anglofona

incidenza 10%)

M>F : rapporto 4/1 (Galaburda et al. 1985)

M=F: (Shaywitz 2001)

ipotesi etiopatogenetche
IPOTESI ETIOPATOGENETCHE
  • FONOLOGICA
  • Problemi nel rappresentare e richiamare i suoni: difficoltà
  • nella memoria fonologica e nel segmentare coscientemente i
  • suoni (deficit corteccia frontale sx).
  • 2)MAGNOCELLULARE
  • Difficoltà uditiva e visiva, dove la discriminazione tra fonemi
  • che richiede un’analisi di frequenza molto precisa è peggiore
  • nei dislessici rispetto ai controlli.
ipotesi etiopatogenetche29
IPOTESI ETIOPATOGENETCHE

IPOTESI DEFICIT DI AUTOMATIZZAZIONE

Processi elementari (decodifica e transcodifica nella letto-

scrittura) devono poter divenire, dopo un periodo di

esposizione all’esercizio-allenamento-ripetizione, automatici.

Processo automatico: processamento dell’informazione in

modo veloce ed efficiente senza attenzione focale e con

scarso dispendio di risorse cognitive.

Tale abilità risulta essere organizzata dal cervelletto

(Nicolson e Fawcett, 1992)

slide30

UN GENE PRODUCE UNA SUBUNITA’ PROTEICA

O UNA PROTEINA

O PIU’ PROTEINE…

genetica
GENETICA

IPOTESI GENETICA

Ereditabilità: ranges compreso tra 30-70%

Varianti genetiche che influenzano la dislessia: devono

essere completamente identificate, ma studi di linkage hanno

mappato il potenziale rischio relativo ad alcuni loci di

diversi cromosomi tra i quali il 2 - 3 – 6 – 15 – 18.

Ad oggi i geni indicati come candidati per la dislessia sono:

Kiaa0319, Dcdc2 eDYXC1C1 tutti coinvolti nella migrazione neuronale durante lo sviluppo della neo-corteccia cerebrale

slide34

A locus on 15q15-15qter influences dyslexia: further support from a transmission/disequilibrium study in an Italian-speaking population (Journal of Medical Genetics, 41: 42-46, 2004 ).

Uno studio recente è stato effettuato dal gruppo del prof. M. Mazzone- Univ. Catania

istopatologia
ISTOPATOLOGIA

SONO STATE RISCONTRATE:

  • 1)Displasie architettoniche: eccesso di circonvoluzioni,
  • lamine affusolate, assente organizzazione colonnare.
  • 2) Ectopie: zone di ectopia, gruppi di cell. che presentano
  • deficit di migrazione nella corteccia.
  • INOLTRE:
  • Assenza di asimmetria del lobo temporale (Steinmetz e Galaburda, 1991).
  • L’assimmetria cerebrale mostra meno fibre del corpo calloso nell’istmo. Sono più presenti connessioni intra-emisferiche, nelle simmetrie cerebrali più connessioni interemisferiche (Galaburda, 1990)
neuroimmaging
NEUROIMMAGING
  • Planum temporali simmetrici o con asimmetria invertita, dx più esteso del sx, (Hynd e coll. 1991).
  • 2) Maggior asimmetria nei lobi parietali, lobo parietale sx, (Robichon et al. 2000).
  • 3) Riduzione della sostanza grigia del lobo temporale (Eliez, 2000).
neuroimmaging funzionale
NEUROIMMAGING FUNZIONALE
  • Diminuzione dell’attivazione nella regione temporale di sinistra e nel giro frontale inferiore. PET (Rumsey e coll.1992), fRMN (Paulesu e coll. 1996; Shaywitz e coll. 1998; Temple 2000).
  • 2) Alterazioni cerebellari, una simmetria degli emisferi cerebellari. PET (Finch 2002).
neurofisiologia
NEUROFISIOLOGIA
  • Gli ERP (potenziali evocati cognitivi) sono un indice sensibile per analizzare il percorso temporale dei processi cognitivi e delle basi neurali sottostanti.
  • 2)P300: deflessione positiva nella regione centroparietale dello scalpo, nei soggetti dislessici la P300 risulta aumentata in latenza e ridotta in ampiezza.
  • Conclusioni
  • Le alterazioni neurobiolgiche sono un’importante spunto per attuare
  • un programma riabilitativo specifico.
evoluzione naturale della de
EVOLUZIONE NATURALE DELLA DE
  • Prime fasi di acquisizione (1^ elementare)
  • Difficoltà e lentezza nell’acquisizione del codice alfabetico e nell’applicazione delle “mappature” grafema-fonema.
  • Controllo limitato delle operazioni di analisi e sintesi fonemica con errori che alterano in modo grossolano la struttura fonologica delle parole lette.
  • Accesso lessicale limitato o assente anche quando le parole sono lette correttamente.
  • Capacità di lettura, come riconoscimento, di un numero limitato di parole
evoluzione naturale della de50
EVOLUZIONE NATURALE DELLA DE
  • Per la scrittura
  • Deficit nell’identificazione dei singoli suoni che compongono la parola (b?/d?)
  • Deficit nella discriminazione di suoni affini (f/v, c/g, t/d, p/b)
  • Deficit nella corrispondenza tra i suoni e le lettere cheli rappresentano nella scrittura
  • Per la lettura
  • Faticoso e impreciso riconoscimento delle lettere scritte
  • Lentezza nella transcodifica segno-suono
  • Difficoltà nella sintesi fonemica
evoluzione naturale della de51
EVOLUZIONE NATURALE DELLA DE
  • Fasi successive (2^- 4^ elementare)
  • Graduale acquisizione del codice alfabetico e delle “mappature” grafema-fonema che non sono pienamente stabilizzate.
  • Possono persistere difficoltà nel controllo delle “mappature” ortografiche più complesse.
  • L’analisi e la sintesi fonemica restano operazioni laboriose e scarsamente automatizzate.
  • Migliora l’accesso lessicale, anche se resta limitato alle parole più frequenti.
evoluzione naturale della de52
EVOLUZIONE NATURALE DELLA DE
  • Per la lettura, si verifica una divaricazione tra le due
  • strategie prevalenti di lettura:
  • Strategia linguistica: più rapida, meno accurata (sostituzioni di parole o di parti della parola)
  • Strategia fonologica: meno rapida, più accurata (errori nelle parole che fanno eccezione).
  • Per la scrittura
  • Difficoltà nei fonemi complessi (ch, gn, gl gh, sc)
  • Errori nelle parole omofone non omografe (luna/l’una, lascia/l’ascia, letto/l’etto)
evoluzione naturale della de53
EVOLUZIONE NATURALE DELLA DE
  • Fase finale (5^ elementare e medie)
  • Padronanza quasi completa del codice alfabetico e stabilizzazione delle”mappature” grafema-fonema.
  • L’analisi, la sintesi fonemica e l’accesso lessicale cominciano ad automatizzarsi, almeno con le parole di uso più frequente.
  • Limitato accesso al lessico ortografico.
  • Scarsa integrazione dei processi di decodifica e comprensione: la lettura resta stentata.
un modello di lettura

PAROLA SCRITTA

Analisi

Ortografica

Lessico

Ortografico

Sistema Semantico

Trascodifica grafema-fonema

Lessico Fonologico

Buffer Fonemico

PAROLA SCRITTA

UN MODELLO DI LETTURA
un modello di lettura55
UN MODELLO DI LETTURA

Programma di rieducazione della dislessia attraverso un

potenziamento della via lessicale (Stella).

Il “modello ad una via” messo a punto da Stella: il “modello

del doppio accesso” non tiene più per spiegare il processo di

acquisizione della lettura.

Ogni lettore esperto dispone di un magazzino di lessico

ortografizzato che permette di leggere con accessi diretti le

parole ed in particolare le parole ad alta frequenza

(“processing in parallelo”), senza la necessità di effettuare la

conversione grafema-fonema (“processing seriale”).

lettura fonologica
LETTURA FONOLOGICA

Lapido munato bacuto miotra notole ecchiu lapiro

quodre amizio gamapi falaso tigomo nivaba barloma

giagna dagumi buglia strova defito fromopu irrole

scorpi pilcone tifola beniro enchea vostia fucido

avelli vicepo chiore digato

lettura lessicale
LETTURA LESSICALE

Socdno una riccrea dlel’Unvrsetiià di Carbmdgie l’oidrne dlele lertete all’iternno di una praloa non ha imprtzaona a ptato che la pimra e l’ulimta saino nllea gusita psoizoine. Anhce se le ltteere snoo msese a csao una peonrsa può leggere l’inetra fasre sneza poblremi. Ciò è dovuto al ftato che il nstoro celverlo non lgege ongi sigonla leterta ma tiene in cosinaderzione la prolaa nel suo inesime.

Icnrebidile he?

slide58

Se prendiamo un alunno dalla mente sveglia enon gli permettiamo di imparare, lui è preso dal desiderio di dimostrare che non è l’unico a fare fatica…è subito pronto a sottolineare gli errori degli altri…a ridere…a fare il pagliaccio

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SI PUO’ FARE QUALCOSA?

Riabilitazione: un trattamento riabilitativo tempestivo consente di rafforzare o riattivare le funzioni deficitarie e potenziare le altre presenti. Sono possibili due tipi di intervento: - puntare sull’automatizzazione dei processi di lettura (aumento della correttezza e rapidità nell’accesso al testo) - aiutare il bambino ad utilizzare le strategie acquisite, ad organizzarsi meglio di fronte a testi complessi e a mettere in atto accorgimenti che lo aiutino nello studio

slide60

UN D.A. NON COMPRESO E NON DIAGNOSTICATO…

COMPORTA SOVENTE IL CONSIGLIO, DA PARTE DEL

DOCENTE, DI NON PROSEGUIMENTO DEGLI STUDI…

NOI PERDIAMO INTELLIGENZE E CAPACITA’ …

AD OGGI SI OSSERVA CHE AGLI STUDI SUPERIORI

PERVENGONO GIOVANI PER LE CUI FAMIGLIE

UN DIPLOMA O UNA LAUREA

SONO, PER MOTIVI DIVERSI,

OBIETTIVI IMPRESCINDIBILI!

slide61

NON E’ NECESSARIA

L’INSEGNANTE DI SOSTEGNO!!!

SERVE PIUTTOSTO

UN BUON LAVORO

EFFETTUATO DALLA DOCENTE CURRICULARE

CHE DEVE SAPER INTEGRARE IL DISLESSICO

E VALORIZZARLO

COME RISORSA PER LA CLASSE

slide62

LA DIDATTICA DELLA SPECIALE NORMALITA’

ED I BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI…

cosa puo fare l insegnante
COSA PUO’ FARE L’INSEGNANTE

“L’insegnante con il suo metodo non può causare la dislessia ma può aggravarne gli effetti.”

Giacomo Stella

Questi sotto elencati sono consigli di buona pratica ricordando che molto spesso ciò che utilizziamo per il bambino con DSA si rivela molto utile per tutti i suoi compagni.

ci sono sospetti di dislessia cosa fare
CI SONO SOSPETTI DI DISLESSIA …Cosa fare
  • PARLARE CON I GENITORI
  • PARLARE CON IL DIRIGENTE SCOLASTICO
  • RIVOLGERSI ATTTRAVERSO LA FAMIGLIA AGLI SPECIALISTI per:
    • UNA DIAGNOSI
    • UNA EVENTUALE TERAPIA LOGOPEDICA
    • UNA TERAPIA DI SOSTEGNO PSICOLOGICO (utile per i ragazzini più grandi)
indicatori per gli insegnanti
INDICATORI PER GLI INSEGNANTI

Elementi da osservare nella Scuola dell’Infanzia:

  • Disturbo del linguaggio;
  • Inadeguatezza nei giochi metafonologici;
  • Difficoltà a memorizzare filastrocche;
  • Difficoltà nella manualità fine;
  • Goffagine nel vestirsi, allacciarsi le scarpe, ecc..;
  • Inadeguato riconoscimento destra / sinistra
indicatori per gli insegnanti66
INDICATORI PER GLI INSEGNANTI

Elementi da osservare nella Scuola Primaria:

  • Difficoltà a memorizzare sequenze ( mesi, giorni, ordine alfabetico,…);
  • Difficoltà a copiare dalla lavagna;
  • Utilizzo difficoltoso dello spazio-pagina;
  • Lentezza nell’acquisizione del codice alfabetico e della corrispondenza grafema/fonema;
  • Scrittura speculare di grafemi e numeri;
  • Errori fonologici nella fase alfabetica della scrittura (inversioni, sostituzioni, omissioni, intrusioni);
  • Difficoltà con i digrammi e trigrammi;
  • Scarsa competenza metafonologica ;
  • Difficoltà grafo-motorie;
indicatori per gli insegnanti67
INDICATORI PER GLI INSEGNANTI

Lettura lenta con errori (salti di riga, ripetizione di riga, confusione tra grafemi p/b/d; a/e/o; u/n; m/n);

Difficoltà di calcolo a mente entro il 10;

Lentezza ed errori nella enumerazione all’indietro da 20 a 0;

Difficoltà nella lettura e scrittura dei numeri ad una cifra;

Difficoltà a memorizzare le procedure delle operazioni aritmetiche;

Difficoltà di attenzione;

Racconta i fatti quotidiani con occhi particolari e in tempi lunghi perdendo spesso l’uso di termini anche di uso quotidiano (disnomia);

Difficoltà nella lettura dell’orologio;

indicatori per gli insegnanti68
INDICATORI PER GLI INSEGNANTI

Difficoltà nel ricordare le date importanti o il proprio numero di telefono;

Difficoltà nel pianificare ed organizzare le proprie attività;

Difficoltà nella gestione del tempo;

Ha poca autostima e sicurezza di sé.

il corretto atteggiamento con la famiglia e con gli specialisti di
Il corretto atteggiamento con la famiglia e con gli specialistiè di…
  • FIDUCIA RECIPROCA
  • COMUNICAZIONE E CONDIVISIONE
  • AZIONI COORDINATE:

incontrarsi

spiegarsi

raccontarsi

verificare

importante in classe porre attenzione
IMPORTANTE in classe è porre attenzione:
  • A OGNI SINGOLO ALUNNO accoglienza
  • ALL’ATTEGGIAMENTO:non giudicante
  • ALLA DIDATTICA: competente
  • ALL’ORGANIZZAZIONE DELLA CLASSE: creare relazioni
slide71
Se infatti è vero che i DSA hanno una base biologica che rende difficile l’effettuazione automatica di alcune operazioni..

L’insegnante deve ricordare che questo substrato biologico non è di per sé modificabile.

Ciò che può essere modificato, attraverso un lungo esercizio, è l’errore funzionale che tale struttura provoca.

metodo dell auto osservazione auto monitoraggio
Metodo dell’Auto-osservazioneAuto-monitoraggio
  • IL BAMBINO IMPARA AD OSSERVARE E A VALUTARE IL PROPRIO COMPORTAMENTO
  • IMPARA A DARSI LE ISTRUZIONI VERBALI NECESSARIE ALL’ESECUZIONE DI UN COMPITO

QUESTI METODI AVVICINANO L’ALUNNO ALL’AUTONOMIA

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TENERE CONTO DELLE DIVERSE POTENZIALITA’ DI OGNI ALUNNO

  • Valorizzare ogni sforzo
  • accettare i piccoli progressi
  • rinforzare e incoraggiare
  • E’ importante l’aspetto psicologico e mettersi nei panni degli alunni
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OGNI GIORNO…adeguare la didattica agli alunni con disturbi di apprendimento averli in mente quando si scrive alla lavagna, quando si detta, quando si danno i compiti...

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GIUSTIZIANon significa dare a tutti le stesse cose, ma dare a ciascuno ciò che a ciascuno è necessario.Per essere giusti bisogna trattare gli alunni in difficoltà diversamente.

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UTILIZZARE LE RISORSE

  • DEI COMPAGNI DI CLASSE
  • spiegare presto la dislessia in classe
  • Sfruttare l’insegnamento cooperativo : utilizzare le strategie per la formazione e la conduzione dei gruppi
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SCUOLA PRIMARIA:

  • IN CLASSE PRIMA
  • Individuare gli alunni che fanno fatica nell’apprendimento e si trovano in difficoltà
  • Ripetere le prove di scrittura ogni settimana
  • Ripetere le prove di riconoscimento/lettura delle singole lettere/sillabe/parole
  • Proporre lavori per tutta la classe, e/o per un piccolo gruppo e/o individualmente
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SCUOLA PRIMARIA:

IN CLASSE PRIMA COSA FARE

PER TUTTI

STAMPATO MAIUSCOLO

SCRITTURA SPONTANEA

LETTURA PER ANTICIPAZIONE

- PROPOSTE DI LAVORO FONOLOGICO

- LETTURA SILENZIOSA GIORNALIERA

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NELLE CLASSI SUCCESSIVE COSA FARE PER L’ALUNNO DISLESSICO

  • Uso di strategie compensative e dispensative insieme a:
  • . UN LINGUAGGIO SEMPLICE E CHIARO
  • . CONCETTI SPIEGATI
  • . CONTENUTI SELEZIONATI :
    • lavorare per ridurre i testi
    • far lavorare a piccoli gruppi
inoltre cosa fare
INOLTRE COSA FARE
  • Lavoro mirato alle difficoltà
  • Studio in classe da soli/insieme
  • Interrogazioni programmate
  • Verifiche( brevi/chiare/su 1 argomento)
  • Molto lavoro pratico ed esercizi insieme
  • Materiale audiovisivo, cd, computer, registratore
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NELLA PROPRIA CLASSE

L’insegnante impara a :

- CONDURRE IL LAVORO FONOLOGICO

-RICONOSCERE LE TIPOLOGIE DEGLI ERRORI

-FARE UN BILANCIO ORTOGRAFICO

-FARE UN BILANCIO DELLA LETTURA:

velocità

correttezza

comprensione

-FARE UN BILANCIO DELLA PARTE ESECUTIVA DELLA MATEMATICA

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IN CLASSE CI SONO PIU’ DOCENTI:

  • IMPORTANTE
  • L’ACCORDO TRA DOCENTI
  • confrontarsi e concordare:
  • . LINGUAGGIO SEMPLICE E CHIARO
  • . CONCETTI SPIEGATI E NON DATI PER SCONTATO
  • Selezione dei contenuti
  • lavorare per ridurre i testi
  • far lavorare a piccoli gruppi e individualmente
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LAVORARE SUL METODO DI STUDIO

sottolineatura

fare degli schemi

fare degli appunti

esposizione

LAVORARE SULLA ELABORAZIONE DI UN TESTO

pianificazione attraverso dei punti

stesura

revisione

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La risposta al Disturbo d’Apprendimento non è la MOTIVAZIONE

LA MOTIVAZIONE

Può farci fare al meglio delle nostre possibilità quello che già sappiamo fare

strumenti compensativi e misure dispensative
STRUMENTI COMPENSATIVI E MISURE DISPENSATIVE

Nei confronti degli alunni con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (segnalati dagli specialisti)

strumenti compensativi e dispensativi
STRUMENTI COMPENSATIVI E DISPENSATIVI

Proprio per tutte le difficoltà che deve vivere un dislessico nelle varie attività scolastiche esistono degli strumenti COMPENSATIVI che lo possono rendere autonomo. Questo è un obiettivo importante perché se riesce “a far da solo” si sentirà come gli altri aumentando la sua autostima e migliorando così le prestazioni.

strumenti compensativi
STRUMENTI COMPENSATIVI

Computer: + controllo sintattico

+ controllo ortografico

+ sintesi vocale

tabella dei mesi, tabella dell’alfabeto e dei vari caratteri

tabella delle misure, tabella delle formule geometriche

tavola pitagorica

calcolatrice

audio registratore o lettore MP3 (con cuffia)

vocabolario multimediale

strumenti compensativi89
STRUMENTI COMPENSATIVI

enciclopedia informatica multimediale su CD ROM

Libro parlato (centri)

Audiolibro

testi scolastici con allegati CD ROM

testi in formato PDF – Biblioteca Digitale A.I.D.

scanner - OCR

internet

strumenti dispensativi
STRUMENTI DISPENSATIVI

Parallelamente, in maniera commisurata alle necessità individuali e all’entità del disturbo di apprendimento, si dovrà garantire la dispensa da alcune attività:

Lettura a voce alta;

scrittura veloce sotto dettatura;

ricopiare dalla lavagna;

uso del vocabolario;

uso mnemonico delle tabelline;

strumenti dispensativi91
STRUMENTI DISPENSATIVI

dispensa, ove necessario, dallo studio delle lingue straniere in forma scritta;

programmazione di tempi più lunghi per prove scritte ;

riduzione del carico di lavoro;

interrogazioni programmate;

valutazione delle prove scritte ed orali che tengano conto del contenuto e non della forma.

pep percorso educativo personalizzato
PEP (Percorso Educativo Personalizzato)

Per non lasciare nulla al caso e perché la nostra didattica diventi efficace, sarebbe auspicabile preparare il PEP con la collaborazione del team docente.

Deve essere un documento unico per tutte le discipline e deve contenere:

  • Un carattere flessibile;
  • Un linguaggio semplice;
  • Un collegamento con la normativa.
pep percorso educativo personalizzato93
PEP (Percorso Educativo Personalizzato)

Le strategie metodologiche terranno conto:

  • Tempi di elaborazione;
  • Tempi di produzione;
  • Quantità dei compiti;
  • Comprensione delle consegne;
  • Uso e scelta dei mediatori didattici che facilitano l’apprendimento (immagini, schemi, mappe).
pep percorso educativo personalizzato94
PEP (Percorso Educativo Personalizzato)

Il documento conterrà:

  • Strumenti compensativi;
  • Misure dispensative;
  • Modalità di verifica;
  • Criteri di valutazione;
  • Accordi con la famiglia;
  • Firme di sottoscrizione:

- Team di classe; - Dirigente; - Referente dislessia (non obbligatorio); - Genitori (meglio anche se non obb.); - studente (in base all’età); Tecnico (non obb.)

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Infine la VALUTAZIONE

  • TENGA CONTO :
  • DEI PUNTI DI FORZA E DELLE DIFFICOLTA’ DI OGNI SINGOLO ALUNNO
  • DEI PUNTI DI PARTENZA
  • E SIA EDUCATIVA E DINAMICA
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Modalità di

coinvolgimento

Riflessionidegli allievi

sul loro apprendimento

La comunicazione

da parte dell’insegnate

Scelta dei saperi

Ambiente per l’apprendimento

Creare e gestire

un clima relazionale

Strutturare il compito

di apprendimento

Attenzione ai processi

cognitivi e metacognitivi

Organizzazione

del gruppo classe

Interazione

tra compagni

Individuazione

di criteri di

verifica e valutazione

Individuazione di

Strategie facilitanti

Progettare il contesto

di apprendimento

Scelta di

strumenti e loro uso

Scelta dei

mediatori didattici

normativa di riferimento
Normativa di riferimento
  • DPR 275/99
  • Legge 53/03
  • Nota MIUR 4099/A4 del 5.10.04
  • Nota MIUR 26/A4 del 5.01.05
  • Nota MIUR 1787 del 1.03.05
  • Nota MIUR 4798 del 27.07.05
  • OM n° 22 del 20.02 2006
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DISTURBI D’APPRENDIMENTO

La vera sfida è educare chi non lo ha