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15.00. Santa. Caterina. da Siena. A maestro Giovanni terzo. dell'Ordine dei Frati Eremitani. di sant'Agostino. Lettera 80. Con desiderio di vedervi bagnato e annegato nel sangue dello svenato Agnello. Al nome. d i Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

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Presentation Transcript


  1. 15.00

  2. Santa Caterina da Siena

  3. A maestro Giovanni terzo dell'Ordine dei Frati Eremitani di sant'Agostino Lettera 80

  4. Con desiderio di vedervi bagnato e annegato nel sangue dello svenato Agnello

  5. Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce

  6. Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava dei servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo con desiderio di vedervi bagnato e annegato nel sangue dello svenato Agnello, il quale sangue lava e annega cioè uccide, la propria perversa volontà.

  7. Dico che lava la faccia della coscienza, e uccide il verme d'essa coscienza; perché il sangue c'è fatto bagno. E perché il sangue non è senza fuoco, anco è intriso col fuoco della divina carità (perché fu sparto per amore); sicché il fuoco col sangue lava e consuma la ruggine della colpa, che è nella coscienza: la quale colpa è un verme che rode in essa coscienza.

  8. Onde, morto che è questo verme, e lavata che è la faccia dell'anima, è privata del proprio e disordinato amore. Perché, mentre che l'amor proprio è nell'anima questo verme non muore mai, né si leva la lebbra della faccia dell'anima.

  9. Poniamoché il sangue e il fuoco del divino amore ci sia dato (e a tutti è dato questo sangue e fuoco per nostra redenzione); e nondimeno da tutti non è partecipato: e questo non è per difetto del sangue, né del fuoco, né della prima dolce Verità che ce l'ha donato; ma è difetto di chi non vota il vasello per poterlo empire d'esso sangue.

  10. Onde il vasello del cuore, mentre che egli è pieno del proprio amore, o spiritualmente o temporalmente, non può empire il divino amore, né partecipare la virtù del sangue: e però non si lava la faccia, e non s'uccide il verme. Dunque c'è bisogno di trovare modo di votarsi e d'empirsi, acciocché noi giungiamo a quella perfezione d'uccidere la propria volontà: perché, uccisa la volontà, è ucciso il verme.

  11. Che modo ci è dunque, carissimo figliuolo? Ve lo dico. Che noi ci apriamo l'occhio dell'intelletto a conoscere un sommo bene e un miserabile male. Il sommo bene è Dio, il quale ci ama d'ineffabile amore: il quale amore ci è manifestato col mezzo del Verbo unigenito suo Figliuolo, e il Figliuolo ce l'ha manifestato col mezzo del sangue suo.

  12. Onde nel sangue conosce l'uomo l'amore che Dio gli porta, e il suo proprio miserabile male. Perchè la colpa è quella che conduce l'anima alle miserabili pene eterne. E però è solo il peccato quello che è male, il quale procede dal proprio amore; perché verun’altra cosa è che sia male, se non questa. E questo fu cagione della morte di Cristo.

  13. E però dico che nel sangue conosciamo il sommo bene dell'amore che Dio ci ha, e il miserabile nostro male; perché altre cose non sono male, se non solo la colpa, come detto è.

  14. Onde né tribolazioni né persecuzioni del mondo non sono male, né ingiurie, né strazi, né scherni, né villanie, né tentazioni del dimonio, né tentazioni degli uomini, le quali tentano i servi di Dio; né le tentazioni, né le molestie che dà l'un servo di Dio all'altro: le quali Dio tutte permette per tentare, e per cercare se trova in noi fortezza e pazienza e perseveranza fino all'ultimo; anco, conducono l'anima a gustare il sommo ed eterno Bene.

  15. Questo vediamo noi manifestamente nel Figliuolo di Dio, il quale essendo Dio e uomo, e non potendo volere verun male, non le avrebbe elette per sé; ché tutta la vita sua non fu altro che pene e tormenti e strazi e rimproveri, e nell'ultimo l'obbrobriosa morte della Croce: e questo volle sostenere, perché era bene, e per punire la colpa nostra, che è quella cosa ch'è male.

  16. Poi, dunque, che l'occhio dell'intelletto ha così ben veduto e discernuto chi gli è cagione del bene, e chi gli è cagione del male, e quale è quello che è bene, e quello che è miserabile male; l'affetto, perché va dietro all'intelletto corre di subito e ama il suo Creatore, conoscendo nel sangue l'amore suo ineffabile; e ama tutto quello che vede che faccia più piacere a lui e unire con lui.

  17. Onde allora si diletta delle molte tribolazioni, e priva sé medesimo delle consolazioni proprie per affetto e amore delle virtù. E non elegge lo strumento delle tribolazioni, che provano le virtù, a suo modo, ma a modo di colui che gliele dà, cioè Dio; il quale non vuole altro se non che siamo santificati in lui, e però gliele concede. Così egli ha tratto l'amore dell'amore.

  18. E perché l'occhio dell'intelletto in esso amore ha veduto il suo male, cioè la sua colpa, lo odia, in tanto che desidera vendetta di quella cosa che n'è stata cagione. La cagione del peccato è il proprio amore, il quale nutre la perversa volontà, che ribella alla ragione. E mai non resta di crescere e di moltiplicare l'odio dell'amore sensitivo fino che l'ha morto.

  19. E però diventa subito paziente; e non si scandalizza in Dio, né in sé, né nel prossimo suo; ma ha presa l'arme a uccidere questo perverso sentimento, il quale conduce l'anima a tanto miserabile male, che gli toglie l'essere della grazia, e gli dà la morte, tornando a non cavelle, perché è privata di Colui che è.

  20. Toglie dunque il coltello, che è l'arme con che si difende da nemici suoi; e con quello uccide la propria sensualità. Il quale coltello ha due tagli, cioè odio e amore. E lo mena con la mano del libero arbitrio, il quale conosce che Dio gli ha dato per grazia, e non per debito; e con esso coltello taglia e uccide.

  21. Or a questo modo, figliuolo, partecipiamo la virtù del sangue e il calore del fuoco: il quale sangue lava, e il fuoco consuma la ruggine della colpa, e uccide il verme della coscienza: non uccide propriamente la coscienza, la quale è guardia dell'anima, ma il verme della colpa, che v'è dentro. In altro modo né per altra via non potremo giungere a pace e a quiete, né gustare il sangue dell'immacolato Agnello.

  22. E però vi dissi ch'io desideravo di vedervi bagnato e annegato nel sangue di Cristo crocifisso. Dunque levatevi su, e destatevi dal sonno della negligenza, e annegate la propria perversa volontà in questo glorioso prezzo. E non vi ritragga timore servile, né amore proprio, né detto delle creature, né mormorazione, né scandalo del mondo: ma perseverate con virile cuore.

  23. E guardate che voi non facciate come i matti; e se voi l'avete fatto, sì ve ne dolete, di scandalizzarvi nei servi di Dio, o mormorare delle loro operazioni; perché questo è uno dei segni che la volontà non è morta: e se ella è morta nelle cose temporali, non è anco morta nelle spirituali.

  24. Vogliate dunque che in tutto muoia ad ogni suo parere, e viva in voi, la dolce eterna volontà di Dio: e di questa siate giudice, siccome dice la nostra lezione. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio.

  25. Mi scriveste che il figliuolo non poteva stare senza il latte e il fuoco della mamma. Onde se ne avrete volontà, non tardate a venire per esso. Dite, che non vorreste offendere l’obbedienza. Venite con la licenza, e non l'offenderete. E ci è di bisogno; perché Nanni s'è partito per buona necessità; sicché se potete venire, l'avrò molto caro.

  26. Gesù dolce • Gesù amore

  27. Raccomandateci al baccelliere, e a frate Antonio, e a misser Matteo, e all'Abate, e a tutti gli altri.

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