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Le parole che fanno la differenza

Le parole che fanno la differenza. A cura di Roberto Bombardelli. Scrive Andrea Canevaro: “L’attenzione alle parole è importante, non tanto per un fatto estetico o formale, ma perché nelle parole è contenuto il modello operativo a cui si fa riferimento”.

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Le parole che fanno la differenza

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Presentation Transcript


  1. Le parole che fanno la differenza A cura di Roberto Bombardelli

  2. Scrive Andrea Canevaro: “L’attenzione alle parole è importante, non tanto per un fatto estetico o formale, ma perché nelle parole è contenuto ilmodello operativoa cui si fa riferimento”

  3. portano con sé una sorta di “peso affettivo” …che può implicitamente contenere un giudizio…

  4. …e un giudizio può influenzare la relazione e quindi il nostrocomportamento

  5. Bocia!

  6. BAMBINO

  7. MAMMA

  8. MADRE

  9. ANZIANO

  10. VECCHIETTO

  11. VECCHIO

  12. VECIOT

  13. A proposito: quali parole è meglio usare quando ci si riferisce…

  14. …alle persone che hanno un’alterazione stabile dello stato di funzionamento?

  15. Quali parole è corretto utilizzare e soprattuttoperché?

  16. Disabile handicappato diversamente abilepersona speciale persona atipicaturismo per disabili portatore di handicapturismo solidale tecnologie assistiteturismo accessibile normalità minoratonormodotato diversi subnormalediversabile ATIPICO PERSONA DISABILE SUBNORMALE PERSONA CON DISABILITÀ

  17. “L’attenzione alle parole è importante… …modello operativo

  18. HANDICAP

  19. Deriva dall’anglosassone “hand in cap”. Inizialmente il termine si riferiva al gioco d’azzardo. Poi si estese all’attività ippica e stava ad indicare la mano sul cappello che a turno uno dei cavallerizzi doveva tenere per partire da una situazione di svantaggio rispetto agli altri durante le corse.

  20. Oggi la parola handicap ritorna al suo significato comune (svantaggio) e non si presta più ad indicare una tipologia di cittadini.Perché?

  21. Cos’è cambiato?

  22. ICFInternational Classification Of Functioning, Disabilty and Health

  23. International Classification of Impairments, Disabilities, and Handicaps (ICIDH)1980

  24. Perché una classificazione internazionale?

  25. Accettare la filosofia dell’ICF vuol dire considerare la disabilità un problema che non riguarda i singoli cittadini che ne sono colpiti, ma coinvolge tutta la comunità

  26. Ogni persona, in qualunque momento della sua vita, può trovarsi in condizioni di salute che, in ambiente negativo, divengono disabilità

  27. L’ICF costituisce un modello operativo applicabile a tutti e non soltanto ad una categoria di cittadini diversi (COME L’ICIDH) L’ICF È UNIVERSALE

  28. Ogni persona ha una sua normalità

  29. L’ ICF consente di porre l’attenzione su ciò che una persona sa o potrà fare più che su ciò che non sa o non potrà fare Il nuovo approccio permette la correlazione fra stato di salute e ambiente, arrivando così a definire la disabilitàcome una condizione di salute in un ambiente sfavorevole

  30. L’ICF associa lo stato di un individuo non solo a funzioni e strutture del corpo umano, ma anche alle attività individuali o di partecipazione nella vita sociale e alle condizioni ambientali

  31. INOLTRE: oggi si tende ad utilizzare meno il termine “integrazione” e si preferisce utilizzare quello di “inclusione” PERCHÉ?

  32. Convenzione sui diritti delle persone con disabilità ONU13 dicembre 2006 New York

  33. Inclusione “Percorrere le strade dell’inclusione sociale significa sostanzialmente porre la questione della disabilità nella dimensione sociale del diritto di cittadinanza, perché riguarda tutti coloro che partecipano alla vita sociale all’interno di un determinato contesto: includere vuol dire offrire l’opportunità di essere cittadini a tutti gli effetti” Citazione dalla home page dell’Associazione “Radici nel fiume”: http://www.radicinelfiume.it/equosolidale.php/p-4x41x360/Inclusione-sociale.htm

  34. Il concetto di disabilità non indica più, come in passato, un assoluto della persona, ma riguarda il rapporto tra la persona e il suo ambiente di riferimento Il termine inclusione si oppone ad esclusione

  35. Articolo 9 della ConvenzioneAccessibilità Al fine di consentire alle persone con disabilità di vivere in maniera indipendente e di partecipare pienamente a tutti gli aspetti della vita, gli Stati Parti adottano misure adeguate a garantire…, su base di uguaglianza con gli altri, l’accesso all’ambiente fisico, ai trasporti, all’informazione e alla comunicazione, compresi i sistemi e le tecnologie di informazione e comunicazione, e ad altre attrezzature e servizi aperti o forniti al pubblico, sia nelle aree urbane che in quelle rurali

  36. Termini linguistici utilizzati con maggiore ricorrenza nella Convenzione Il termine accessibilità ricorre per 9 volte Il termine integrazione ricorre per 3 volte Il termine reintegrazione ricorre per 3 volte Il termine inclusione ricorre per 3 volte Il termine identità ricorre 3 volte

  37. Nel testo della Convenzione non si parla mai di persone disabili ma di persone con disabilità (person with disabilties) “L'OMS conferma l'importante principio secondo il quale le persone hanno il diritto di essere chiamate come desiderano o come scelgono” (Allegato 5 ICF)

  38. PER FAVORIRE L’ACCESSIBILITÀ (accesso a prescindere dalle condizioni di salute) Occorre rimuovere le barriere anche virtuali, che sono di fatto l’equivalente delle barriere architettoniche

  39. In questa logica, ad esempio, è meglio parlaredi turismo accessibile piuttosto che di turismo per disabili

  40. Esempio del Mobility scooter

  41. Alcune persone hanno difficoltà ad accettare questi”adeguamenti culturali”

  42. I cosiddetti “normodotati gravi” Così come li definisce Claudio Imprudente nel suo libro “Una vita imprudente”

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