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LA PREISTORIA E L’OGGI Tomaso Di Fraia Dipartimento di Scienze Archeologiche Università di Pisa PowerPoint Presentation
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LA PREISTORIA E L’OGGI Tomaso Di Fraia Dipartimento di Scienze Archeologiche Università di Pisa

LA PREISTORIA E L’OGGI Tomaso Di Fraia Dipartimento di Scienze Archeologiche Università di Pisa

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LA PREISTORIA E L’OGGI Tomaso Di Fraia Dipartimento di Scienze Archeologiche Università di Pisa

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  1. LA PREISTORIA E L’OGGI Tomaso Di Fraia Dipartimento di Scienze Archeologiche Università di Pisa

  2. POTENZIALITÀ E VANTAGGI DELL’ARCHEOLOGIA, un nuovo modo di studiare la storia ... e non solo 1. concretezza e “vicinanza” 2. grande disponibilità di materiali 3. legame col territorio 4. multi- e interdisciplinarietà 5. educazione a una lettura storica di tutto ciò che ci circonda e caratterizza la nostra vita

  3. Come in tutto il mondo biologico paradossalmente l’unica cosa certa e “stabile” è il mutamento, così anche nella storia dell’uomo tutto è processo. Non esiste biologicamente una “natura umana” data una volta per tutte. Studiando la preistoria capiamo che: 1. siamo il prodotto di una lunghissima serie di mutazioni, trasformazioni, modificazioni, adattamenti; 2. quello che a noi appare assolutamente definito e stabile (compresa la “natura umana”) corrisponde a una fase tutto sommato brevissima dell’evoluzione di Homo.

  4. ALCUNE PISTE DI LAVORO 1. Identità etnica Perché non possiamo non dirci meticci 2. Rapporto uomo-cibo. Perché non possiamo non dirci onnivori 3. Rapporto uomo-risorse e scelte economico-politiche. Le terremare: perché la preistoria ci riguarda

  5. Schema di discendenza materna: in grigio chiaro le linee che generano soltanto figli maschi o non generano affatto; più scura la linea che, partendo daun’unica madre e generando figlie femmine, sostituisce tutte le altre.

  6. 1.Identità etnica origine umana unica (c.d. “Eva africana”); successiva differenziazione (adattamento ai diversi ambienti attraverso mutazione/selezione e deriva genetica )

  7. Cambiamento delle frequenze di un gene da una generazione all’altra, a causa della deriva genetica, secondo Cavalli-Sforza (1993)

  8. 1.Identità etnica origine umana unica (c.d. “Eva africana”); successiva differenziazione (adattamento ai diversi ambienti attraverso mutazione/selezione) rimescolamento etnico, a partire soprattutto dalla protostoria (almeno dal 4000 a.C.), grazie alla maggiore mobilità.

  9. Siamo tutti meticci (e geneticamente mutati; i più geneticamente mutati sono gli africani)

  10. Presunte correlazioni fra ricostruzione genetica e linguistica (secondo Cavalli-Sforza)

  11. 1. Per tutto il Paleolitico e Mesolitico (2.000.000 - 9000 a.C.) popolazione mondiale scarsa e molto sparpagliata. 2. Dal Neolitico (9000 a.C.) la popolazione complessiva aumenta, ma le comunità sono piccole, spesso esogamiche, tanto più quando rischiano l’estinzione.

  12. 3. Breve durata degli abitati fino all’età del bronzo (3° millennio a.C.). 4. Oggi è possibile ricostruire alcuni percorsi della mobilità umana.

  13. Diffusione del vaso campaniforme (3° millennio a.C.)

  14. Corredo di una sepoltura del vaso campaniforme

  15. Ossa Denti 0,709 0,711 0,713 0,715 0,717 87Sr/ 86Sr Grafico a dispersione dello Stronzio presente nel suolo in rapporto allo 87 Sr / 86 nelle ossa e nei denti di 75 campioni provenienti dalle sepolture del vaso campaniforme della Baviera

  16. 5. Scambi matrimoniali frequenti, documentati anche dall’etnografia. 6. Con l’età dei metalli (4°- I° millennio a.c.) i processi di mobilità si accentuano (ricerche di metalli e altre materie prime, conflittualità ecc.). 7. Probabilmente con l’età del ferro (primi secoli del 1° millennio a. C.) con i sinecismi e il protourbanesimo le diverse unità etniche tendono a divenire molto più compatte e tenaci. 8. Tuttavia si verificano anche nell’età del ferro molti processi di espansione (v. Celti), di “microemigrazioni” (M. Bibele: Etruschi + Celti in Emilia!), osmosi (latini/italici/etruschi), assorbimento, colonizzazione (in Italia: Greci e Fenici, ma anche Etruschi). (Test personale: in tre o quattro generazioni forti commistioni.)

  17. 2. Vegetarianismo o dieta onnivora? 1. Gli Australopiteci erano vegetariani (robusto apparato masticatorio, bacino molto ampio per contenere una notevole massa di tessuti intestinali ecc.) 2. I primi Homo erano onnivori (bacino più piccolo; volto, mandibola e denti meno massicci, più spazio per il cervello, senza cresta sagittale ecc.) 3. Il funzionamento del cervello assorbe nell’uomo circa il 20-24% dell’apporto energetico, contro l’8-10 % negli altri primati e il 3-5% negli altri animali 4. I primati col cervello più grosso si nutrono di cibi più ricchi, anche di origine animale 5. Tutte le popolazioni etnografiche hanno diete onnivore

  18. La dieta e l’aumento dimensionale del cervello probabilmente agirono in sinergia e in feed-back: Cervello più grande Possibile maggiore apporto energetico per il cervello Tecniche di procacciamento del cibo più complesse Cibi più vari e ricchi

  19. Obiezioni: 1. I primati più simili a noi, come gli scimpanzè (DNA simile per il 97%) sono quasi tutti vegetariani; dunque la dieta onnivora non fa parte della nostra natura. 2. Oggi il nostro cervello può funzionare anche con protidi di origine vegetale. Replica: 1. Non tutti i primati sono vegetariani e soprattutto è proprio nel 3% di differenza del DNA che si annida la nostra specificità evolutiva. 2. Una dieta vegetariana può consentire una vita normale, ma: • questo è già più difficile per persone con difficoltà fisiche; • non è detto che a lungo andare non possa causare problemi • (principio di precauzione), • e comunque l’uomo ha acquisito, come altri animali, lo status • di onnivoro, cioè la capacità/liceità/necessità di mangiare • anche alimenti di origine animale.

  20. In conclusione: Anche l’uomo, come tutti gli altri organismi viventi, è il risultato di una lunga, complessa e irripetibile evoluzione, e costituisce quindi un delicato punto di equilibrio di una serie di fattori, che non possono essere né ignorati, né aggirati. “L’uomo è ciò che è perché mangia ciò che mangia...” o meglio, “…perché nella sua storia evolutiva ha mangiato ciò che ha mangiato”

  21. 3. Le terremare: perché la preistoria ci riguarda “terramara”: in dialetto emiliano sta per terra marna, cioè terra grassa, in particolare quella estratta da piccoli rialzi o collinette della pianura padana, formate da depositi antropici preistorici (XVII-XII sec. a.C.).

  22. Il sito terramaricolo di Casaroldo (PR), di pianta quadrangolare e un po’ rilevato, come indicato anche dal toponimo Il Monte

  23. Terramara di S. Rosa di Poviglio (RE): villaggi grande e piccolo

  24. Terramara di S. Rosa di Poviglio (RE): villaggi grande e piccolo

  25. PALAFITTA DI FIAVE’ CARERA (TN): FONDAZIONI

  26. PALAFITTA DI FIAVE’ CARERA (TN)

  27. PALAFITTA DI FIAVE’ CARERA (TN)

  28. Terramara di S. Rosa di Poviglio (RE): ipotesi di ricostruzione

  29. Terramara di S. Rosa di Poviglio (RE): ipotesi di ricostruzione e indicazione delle varie fasi geopedologiche.

  30. Deriveideologiche Secondo Luigi Pigorini (fine Ottocento): le terremare sarebbero la prefigurazione del castrum romano e i terramaricoli gli antenati dei Latini e della civiltà romana versus “… i terramaricoli…si erano assoggettati al più rigido e feroce comunismo, livellatore implacabile anzi cancellatore dello individuo e della famiglia… Gli anziani e i più forti dovevano riunirsi in un specie di Soviet che disponeva tirannicamente delle forze e del lavoro dei singoli… Non esistevano né mariti né mogli né padri né figli riconosciuti come tali… Il culto dell’individualità e della proprietà, di cui non si trova né potrebbe trovarsi esempio nelle terremare, è veramente cosa romana e perché romana, mediterranea…” (Giovanni Patroni, 1928)

  31. Il boom delle terremare 1. Bonifiche e gestione delle acque, forme di coordinamento territoriale 2. Struttura razionale degli abitati 3. Sviluppo degli scambi, produzioni specializzate 4. Crescita demografica, moltiplicarsi degli insediamenti, prosperità inedita

  32. Il boom delle terremare 1. Bonifiche e gestione delle acque, forme di coordinamento territoriale 2. Struttura razionale degli abitati 3. Sviluppo degli scambi, produzioni specializzate 4. Crescita demografica, moltiplicarsi degli insediamenti, prosperità inedita Crisi improvvisa della terremare, verso il 1200 a.C. Possibili cause: 1. Coordinamento territoriale insufficiente (al contrario degli “imperi idraulici”) 2. Conflittualità (v. argini ecc.) 3. Rapporto troppo predatorio con la natura (v. ridotto consumo di legname ecc.)