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  1. Université de Fribourg Anno accademico 2011/2012 Uberto Motta Libertà e destino. I personaggi della Gerusalemme liberata

  2. Torquato Tasso (1544-1595) Il temperamento → genialità e insicurezza La storia → l’età del Concilio di Trento (1545-1563) La cultura → nel segno di Aristotele: la funzione, il contenuto e gli strumenti della poesia

  3. La Poetica di Aristotele nel Rinascimento: date essenziali • 1498: tradotta sbrigativamente in latino da Giorgio Valla; • 1508: ripubblicata in greco, con edizione corretta, presso Aldo Manuzio; • 1536: latinizzata da Alessandro de’ Pazzi; • 1548: commentata da Francesco Robortello; • 1549: volgarizzata da Bernardo Segni; • 1550: commentata da Vincenzo Maggi e Bartolomeo Lombardi; • 1560: commentata da Pietro Vettori; • 1570: ‘volgarizzata ed esposta’ da Ludovico Castelvetro; • 1575: annotata e tradotta da Alessandro Piccolomini.

  4. Appunti per una biografia 1544 nasce a Sorrento 1552-59 Napoli, Roma, Urbino 1556 morte della madre 1560-64 università di Padova e Bologna Bronzino (?), Tasso adolescente, Udine, Museo Civico

  5. Tasso, Canzone del Metauro (1578), vv. 21-30 Ohimè! dal di che pria trassi l'aure vitali e i lumi apersi in questa luce a me non mai serena, fui de l'ingiusta e ria trastullo e segno, e di sua man soffersi piaghe che lunga età risalda a pena. Sàssel la gloriosa alma sirena, appresso il cui sepolcro ebbi la cuna: così avuto v'avessi o tomba o fossa a la prima percossa!

  6. Tasso, Canzone del Metauro (1578), vv. 31-40 Me dal sen de la madre empia fortuna pargoletto divelse. Ah! di quei baci, ch'ella bagnò di lagrime dolenti, con sospir mi rimembra e degli ardenti preghi che se 'n portár l'aure fugaci: ch'io non dovea giunger più volto a volto fra quelle braccia accolto con nodi così stretti e sì tenaci. Lasso! e seguii con mal sicure piante, qual Ascanio o Camilla, il padre errante.

  7. Tasso, Canzone del Metauro (1578), vv. 41-46 In aspro essiglio e 'n dura povertà crebbi in quei sì mesti errori; intempestivo senso ebbi a gli affanni: ch'anzi stagion, matura l'acerbità de' casi e de' dolori in me rendé l'acerbità de gli anni.

  8. Appunti per una biografia Tasso a Padova abbozzo del Gierusalemme Discorsi dell’arte poetica Rinaldo Frontespizio prima edizione: Venezia 1562

  9. Tasso a Padova Il Gierusalemme Il Rinaldo Canto i felici affanni e i primi ardori che giovanetto ancor soffrì Rinaldo, e come ’l trasse in perigliosi errori desir di gloria ed amoroso caldo, allor che, vinti dal gran Carlo, i Mori mostraro il cor più che le forze saldo; e Troiano, Agolante, e il fiero Almonte restar pugnando uccisi in Aspramonte. L’armi pietose io canto e l’alta impresa di Gotifredo e de’ cristiani eroi da cui Gierusalem fu cinta e presa e n’ebbe impero illustre origin poi. Tu, Re del Ciel, come al tuo foco accesa la mente fu di quei fedeli tuoi, tal me n’accendi, e se tua santa luce fu lor nell’opre, a me nel dir sia duce.

  10. Appunti per una biografia 1565-1587 Ferrara 1573 Aminta 1565-75 Goffredo 1577 colloquio con l’Inquisitore 1579 reclusione a Sant’Anna Jacopo Bassano, Ritratto di Tasso intorno al 1565, Kreuzlingen, Coll. Priv.

  11. Tasso a Sant’Anna Lettera a Scipione Gonzaga, Marzo 1579 «Come ribello contra il principe mio signore per elezione, come ingiurioso contra gli amici e conoscenti, e come ingiusto contra me stesso […] sono trattato, e sono scacciato da la cittadinanza, non di Napoli o di Ferrara, ma del mondo tutto [...] privo di tutte l’amicizie, di tutte le conversazioni, di tutti i commerci, de la cognizion di tutte le cose, di tutti i trattenimenti, di tutti i conforti, rigettato da tutte le grazie, e in ogni tempo e in ogni luogo egualmente schernito e abbominato».

  12. Tasso a Sant’Anna «Nuova ed inaudita sorte d’infelicità è la mia, ch’io debba persuadere a Vostra Signoria reverendissima di non esser forsennato, e di non dover come tal esser custodito dal signor duca di Ferrara» (da una lettera al card. Girolamo Albani, 23 maggio 1581) E. Delacroix, Tasso in prigione, Carleton University, Art History Dept.

  13. Appunti per una biografia Gli ultimi anni 1581-84 edd. della Ger. lib. 1586-87 alla corte dei Gonzaga 1588-94 tra Roma e Napoli 1593 Gerusalemme conquistata 1594 Discorsi del poema eroico 1595 morte a Roma Alessandro Allori, T. Tasso (?), Firenze, Uffizi

  14. Gli ultimi anni «Non è più tempo ch’io parli della mia ostinata fortuna, per non dire de l’ingratitudine del mondo, la quale ha pur voluto condurmi a la sepoltura mendico, quando io pensava che quella gloria che [...] avrà questo secolo da i miei scritti non fusse per lasciarmi in alcun modo senza guiderdone» (da una lettera ad Antonio Costantini). Maschera funeraria di T. Tasso

  15. 18.10.2011 • La tradizione del testo • Una fonte preziosa • L’inizio e la fine del racconto

  16. La tradizione del testo • 1560, Gierusalemme • 1565-75, Goffredo → meticoloso processo di revisione del testo (Scipione Gonzaga, Silvio Antoniano, Flaminio de’ Nobili, Pietro degli Angeli, Sperone Speroni) • 1575-76, lettere ‘poetiche’ • 1579-80, due edd. parziali • 1581, 4 edd. integrali, con introd. del titolo GL • 1584, ed. a Mantova a c. di S. Gonzaga (?) • 1586-92, ultima fase di revisione • 1593, ed. della Ger. Conq.

  17. Le prime edizioni della Ger. lib. 1579 Genova (c. IV) 1580 Venezia (cc. I-X, XII, XIV-XVI) 1581 Parma, Ferrara (2), Venezia 1582, Venezia e Ferrara 1584 Mantova

  18. Verso la Conquistata «Attenderò a la revisione, a la correzione, ed a l’accrescimento de la mia Gerusalemme; la quale aveva deliberato che fosse di ventiquattro canti: ma da poi ho pensato d’aggiunger a ciascun d’essi, o a la maggior parte, molte stanze, accioché il libro sia risguardevole per la convenevol grandezza, non solo per la bella stampa e per la carta reale» (da una lettera a Lorenzo Malpiglio, 1586) Napoli, Biblioteca Nazionale, autografo della Ger. Conq.

  19. 1573: l’anno centrale Tre opere: Aminta, favola pastorale canti XIV-XVI della Gerusalemme liberata Galealto, tragedia ↓ Un unico tema: che cosa è l’amore? Come si articolano i rapporti fra amore e onore, fra desiderio, passione e destino?

  20. Il mito dell’età dell’oro: la naturalezza istintuale come garanzia di felicità; la legge morale come ostacolo al destino dell’individuo → S’ei piace, ei lice La risposta di Tasso: seguire il desiderio istintivo non è libertà ma sterile egocentrismo; l’uomo realizza il suo destino in un tessuto di relazioni, quando interiorizza la legge morale e la trasforma in potenzialità costruttrice

  21. Una fonte preziosa (1) Flaminio de’ Nobili, Trattato dell’amore umano, 1567 «Amore si cagiona dallo inchinamento e affezione del senso verso la cosa bella, e questa prima affezione è naturale e si può attribuire al fato». «Ma dopo succede il discorso dell’intelletto, il quale delibera se debbia compiacere o fare resistenza a quel piegamento del senso». Si tratta dunque di rigettare gli amori cattivi, disonoranti (ferini), e di perseguire gli amori buoni (umani), cioè 1) fondati sulla reciprocità e non sul possesso, 2) non antitetici al proprio destino (i casi di Enea e Didone, e Antonio e Cleopatra).

  22. Una fonte preziosa (2) “Può l’intelletto darsi tutto in preda al senso, quasi padrone al malvagio servo, e dei desideri e piaceri di lui fare i suoi, e massimamente di quei del tatto vilissimo sopra tutti gli altri sensi, e sordidissimo, non stimando violatione di leggi, perdita di tempo e di honore, ruina di famiglie. Questo è suto chiamato ferino e bestiale, il quale procede da intemperanza”.

  23. Una fonte preziosa (3) “Comunemente sono da i poeti le donne simigliate alle cerve, le quali hanno questa proprietà, di fuggire quando sono sequitate dal cacciatore, e quando il veggiono lontano di fermarsi e di aspettarlo. Colla qual comparatione senza dubbio vogliono significare che le donne, mentre che sono amate, fuggono e usano scortesie, là dove quando sono abbandonate, all’hora si fermano e cercano da capo con favori e grate accoglienze allettare gli amanti”. Cfr. GL VI, 109-110

  24. Ger. lib.: inizio e fine del racconto Canto l'arme pietose e 'l capitano che 'l gran Sepolcroliberò di Cristo. Molto egli opròco 'l senno e con la mano, molto soffrì nel glorioso acquisto; e in van l'Inferno vi s'oppose, e in vano s'armò d'Asia e di Libia il popol misto. Il Ciel gli diè favore, e sotto a i santi segni ridusse i suoi compagni erranti. Così vince Goffredo, ed a lui tanto avanza ancor de la diurna luce ch'a la città già liberata, al santo ostel di Cristo i vincitor conduce. Né pur deposto il sanguinoso manto, viene al tempio con gli altri il sommo duce; e qui l'arme sospende, e qui devoto il gran Sepolcro adora e scioglie il voto.

  25. Il mito di Diana Ovidio, Met. II 401-495: punizione di Callisto Ovidio, Met. III 155-250: punizione di Atteone Boccaccio, Caccia di Diana, Teseida, Ninfale fiesolano

  26. Due (altre) fonti preziose Aristotele, Politica III 4 Le virtù dell’uomo buono non coincidono con quelle del bravo cittadino, che per il benessere della comunità è chiamato all’obbedienza Agostino, De civitate Dei XII 6 «Se si cerca la ragione dell’infelicità degli angeli cattivi, la si riconosce nel loro distogliersi da Colui che è in sommo grado, per volgersi verso se stessi. Questa depravazione come si può chiamare altrimenti che orgoglio? Inizio di ogni peccato è l’orgoglio».

  27. Ger. lib. II 38-39 Mentre son in tal rischio, ecco un guerriero (ché tal parea) d'alta sembianza e degna; e mostra, d'arme e d'abito straniero, che di lontan peregrinando vegna. La tigre, che su l'elmo ha per cimiero, tutti gli occhi a sé trae, famosa insegna, insegna usata da Clorinda in guerra; onde la credon lei, né 'l creder erra. Costei gl'ingegni feminili e gli usi tutti sprezzò sin da l'età più acerba: a i lavori d'Aracne, a l'ago, a i fusi inchinar non degnò la man superba. Fuggì gli abiti molli e i lochi chiusi, ché ne' campi onestate anco si serba; armò d'orgoglio il volto, e si compiacque rigido farlo, e pur rigido piacque.

  28. Ger. lib. III 21-22 Clorinda intanto ad incontrar l'assalto va di Tancredi, e pon la lancia in resta. Ferìrsi a le visiere, e i tronchi in alto volaro e parte nuda ella ne resta; ché, rotti i lacci a l'elmo suo, d'un salto (mirabil colpo!) ei le balzò di testa; e le chiome dorate al vento sparse, giovane donna in mezzo 'l campo apparse. Lampeggiàr gli occhi e folgoràr gli sguardi, dolci ne l'ira; or che sarian nel riso? Tancredi, a che pur pensi? a che pur guardi? non riconosci tu l'altero viso? Quest'è pur quel bel volto onde tutt'ardi; tuo core il dica, ov'è il suo essempio inciso. Questa è colei che rinfrescar la fronte vedesti già nel solitario fonte.

  29. V. Carpaccio, San Giorgio e il drago,Venezia, San Giorgio degli Schiavoni, 1502

  30. Paolo Uccello, San Giorgio e il drago,Londra, National Gallery, 1450 ca.

  31. Ger. lib. XII 40-41 Or odi dunque tu che 'l Ciel minaccia a te, diletta mia, strani accidenti. Io non so; forse a lui vien che dispiaccia ch'altri impugni la fé de' suoi parenti. Forse è la vera fede. Ah! giù ti piaccia depor quest'arme e questi spirti ardenti. Qui tace e piagne; ed ella pensa e teme, ch'un altro simil sogno il cor le preme. Rasserenando il volto, al fin gli dice: – Quella fé seguirò che vera or parmi, che tu co 'l latte già de la nutrice sugger mi fèsti e che vuoi dubbia or farmi; né per temenza lascierò, né lice a magnanimo cor, l'impresa e l'armi, non se la morte nel più fer sembiante che sgomenti i mortali avessi inante. –

  32. La ‘vera’ storia di Clorinda (GL XII 18-41) Le fonti Atti degli apostoli VIII 27-39 Filippo converte l’eunuco etiope, ministro della regina Candace e custode del suo tesoro Eliodoro, Etiopiche (fine IV sec.): la storia di Cariclea, figlia dei sovrani di Etiopia (Idaspe e Persinna) F. Alvarez, Viaggio in Etiopia (ed. 1540, poi in G. B. Ramusio, Navigationi e Viaggi, vol. II, 1559)

  33. Perseo libera Andromeda Tiziano, Londra, Wallace Collection G. Vasari , Firenze, Palazzo Vecchio, Studiolo di Francesco I

  34. Francisco Alvarez, Viaggio in Etiopia Cap. 22 “Il battesimo lo fanno in questo modo: battezzano li maschi dopo 40 giorni, e le femmine dopo 60, e se inanzi muoiono vanno senza battesmo”. Cap. 159 “In tutte le mura delle chiese sono pitture del nostro Signore, e della nostra Donna e degli apostoli, e profeti e angeli, e in ciascuna vi è san Giorgio”.

  35. Ger. lib. XII 57-59 Tre volte il cavalier la donna stringe con le robuste braccia, ed altrettante da que' nodi tenaci ella si scinge, nodi di fer nemico e non d'amante. Tornano al ferro, e l'uno e l'altro il tinge con molte piaghe; e stanco ed anelante e questi e quegli al fin pur si ritira, e dopo lungo faticar respira. L'un l'altro guarda, e del suo corpo essangue su 'l pomo de la spada appoggia il peso. Già de l'ultima stella il raggio langue al primo albor ch'è in oriente acceso. Vede Tancredi in maggior copia il sangue del suo nemico, e sé non tanto offeso. Ne gode e superbisce. Oh nostra folle mente ch'ogn'aura di fortuna estolle! Misero, di che godi? oh quanto mesti fiano i trionfi ed infelice il vanto! Gli occhi tuoi pagheran (se in vita resti) di quel sangue ogni stilla un mar di pianto. Così tacendo e rimirando, questi sanguinosi guerriercessaro alquanto.

  36. Ger. lib. XII 66-67 – Amico, hai vinto: io ti perdon... perdona tu ancora, al corpo no, che nulla pave, a l'alma sì; deh! per lei prega, e dona battesmo a me ch'ogni mia colpa lave. – In queste voci languide risuona un non so che di flebile e soave ch'al cor gli scende ed ogni sdegno ammorza e gli occhi a lagrimar gli invoglia e sforza. Poco quindi lontan nel sen del monte scaturia mormorando un picciol rio. Egli v'accorse e l'elmo empié nel fonte, e tornò mesto al grande ufficio e pio. Tremar sentì la man, mentre la fronte non conosciuta ancor sciolse e scoprio. La vide, la conobbe, e restò senza e voce e moto. Ahi vista! ahi conoscenza!

  37. Il battesimo in punto di morte:Pulci, Morgante, XII 64-67 Disse il pagan [Marcovaldo]: - Laudato in sempiterno sia Gesù Cristo e tutti i santi sui! Io voglio in ogni modo battezarmi, e per tua mano, Orlando, cristian farmi. E ringrazio il tuo Dio, poi ch’io son morto per man del più famoso uom che sia al mondo: s’io mi dolessi, io arei certo il torto. Battezami per Dio, baron giocondo, ch’io sento già nel cuor tanto conforto, ch’esser mi par d’ogni peccato mondo. – Orlando al fiume subito correa, trassesi l’elmo e d’acqua poi l’empiea, e battezò costui divotamente. E come morto fu, sentiva un canto, ed angeli apparir visibilmente, che l’anima portar nel regno santo. E d’aver morto costui fu dolente e con Terigi faceva gran pianto; e feciono una fossa addrento e scura, e déttono a quel corpo sepultura. Ma una grazia, prima che morisse, al conte chiese quel gigante ancora: che, se per caso già mai avvenisse che parlassi a colei che lo innamora, che gli dicessi come il fatto gisse, e come sempre insino all’ultima ora di Chiarella e del suo amor costante si ricordò come fedele amante.

  38. Il battesimo in punto di morte:Boiardo, Orl. Inn. I XIX 12-16 Sospirando [Agricane] diceva a bassa voce: • Io credo nel tuo Dio, che morì in croce. Batteggiame, barone [Orlando], alla fontana prima ch’io perda in tutto la favella; e se mia vita è stata iniqua e strana, non sia la morte almen de Dio ribella. Lui, che venne a salvar la gente umana, l’anima mia ricoglia tapinella! Ben me confesso che molto peccai, ma la sua misericordia è grande assai. - Piangea quel re, che fo cotanto fiero, e tenìa il viso al cel sempre voltato. […] Questo diceva e molte altre parole: Oh quanto al conte ne rincresce e dole! Egli avea pien de lacrime la faccia, e fo smontato in su la terra piana; ricolse il re ferito nelle braccia, e sopra al marmo il pose alla fontana; e de pianger con seco non si saccia, chiedendoli perdon con voce umana. Poi battizzollo a l’acqua della fonte, pregando Dio per lui con mani gionte.

  39. Domenico Tintoretto,Tancredi e Clorinda Houston (TX), The Museum of Fine Arts 1595 ca.

  40. Tintoretto, Tancredi e Clorinda Caravaggio, Conversione di San Paolo(1595) (1601)

  41. Claudio Monteverdi1567-1643 Bernardo Strozzi, Ritratto di Claudio Monteverdi, Venezia, Gallerie dell’Accademia 1640 ca.

  42. C. Monteverdi, Combattimento di Tancredi e Clorinda, 1624

  43. Il bosco diabolico (GL XIII 2-4) Lucano, Bellum civile (Pharsalia), III vv. 399-425 La foresta nei pressi di Marsiglia, che Cesare ordina sia abbattuta per ricavarne il legname necessario alla costruzione di nuove armi “V’era un bosco inviolato da tempo immemorabile… si soleva purificare tutti gli alberi con sangue umano… anche gli uccelli temevano di posarsi su quei rami… la muffa stessa e il pallore dei tronchi imputriditi producevano sgomento… e avvinghiandosi ai tronchi draghi strisciavano all’intorno”.

  44. GL XIII 18: qual semplice bambin… Lucr. De rerum naturaVI 35 ss. Difatti, come i fanciulli trepidano e tutto temono nelle cieche tenebre, così noi nella luce talora abbiamo paura di cose che per nulla sono da temere più di quelle che i fanciulli nelle tenebre paventano e immaginano prossime ad avvenire. Questo terrore dell'animo, dunque, e queste tenebre non li devono dissolvere i raggi del sole, né i lucidi dardi del giorno, ma l'aspetto e l'intima legge della natura.Quindi viepiù seguiterò a tessere fino al fondo con le parole l'opera intrapresa.

  45. Orl. fur. XXIII 107-110 Il mesto conte a piè quivi discese; e vide in su l’entrata de la grotta parole assai, che di sua man distese Medoro avea, che parean scritte allotta. Del gran piacer che ne la grotta prese, questa sentenzia in versi avea ridotta. Che fosse culta in suo linguaggio io penso; et era ne la nostra tale il senso: “Liete piante, verdi erbe, limpide acque spelunca opaca e di fredde ombre grata, dove la bella Angelica che nacque di Galafron, da molti invano amata, spesso ne le mie braccia nuda giacque […]”. Era scritto in arabico, che ’l conte intendea così ben come latino: fra molte lingue e molte ch’avea pronte, prontissima avea quella il paladino; e gli schivò più volte e danni et onte, che si trovò tra il popul saracino: ma non si vanti, se gà n’ebbe frutto, ch’un danno or n’ha, che può scontargli il tutto.

  46. Ger. lib. XIII 41 Inf. XIII 31-36 Allor porsi la mano un poco avante e colsi un ramicel da un gran pruno; e ’l tronco suo gridò: “Perché mi schiante?”. Da che fatto fu poi di sangue bruno, ricominciò a dir: “Perché mi scerpi? Non hai tu spirto di pietade alcuno?” Orl. fur. VI 28 Onde con mesta e flebil voce uscìo espedita e chiarissima favella, e disse: - Se tu sei cortese e pio, come dimostri alla presenza bella, lieva questo animal da l’arbor mio: basti che ’l mio mal proprio mi flagella, senza altra pena, senza altro dolore ch’a tormentarmi ancor venga di fuore.

  47. Ger. lib. XIII 44-46 Qual l'infermo talor ch'in sogno scorge drago o cinta di fiamme alta Chimera, se ben sospetta o in parte anco s'accorge che 'l simulacro sia non forma vera, pur desia di fuggir, tanto gli porge spavento la sembianza orrida e fera, tal il timido amante a pien non crede a i falsi inganni, e pur ne teme e cede. E, dentro, il cor gli è in modo tal conquiso da vari affetti che s'agghiaccia e trema, e nel moto potente ed improviso gli cade il ferro, e 'l manco è in lui la tema. Va fuor di sé: presente aver gli è aviso l'offesa donna sua che plori e gema, né può soffrir di rimirar quel sangue, né quei gemiti udir d'egro che langue. Così quel contra morte audace core nulla forma turbò d'alto spavento, ma lui che solo è fievole in amore falsa imago deluse e van lamento. Il suo caduto ferro intanto fore portò del bosco impetuoso vento, sì che vinto partissi; e in su la strada ritrovò poscia e ripigliò la spada.

  48. La parabola di Erminia Canto III 12 ss Sulle mura di Gerusalemme Canto VI 55-114 Dissidi e avventure Canto VII 1-22 Tra i pastori Canto XIX 77-131 L’incontro con Vafrino Scuola di Annibale Carracci, Erminia tra i pastori, Londra, National Gallery

  49. Il personaggio di Erminia Poi gli dice infingevole, e nasconde sotto il manto de l’odio altro desio: Oimè! Ben il conosco, ed ho ben donde fra mille riconoscerlo deggia io, ché spesso il vidi i campi e le profonde fosse del sague empir del popol mio. Ahi quanto è crudo nel ferire! A piaga ch’ei faccia, erba non giova od arte maga. GL III 19 Et così aven che l’animo ciascuna sua passionsotto ’l contrario manto ricopre con la vista or chiara or bruna; però, s’alcuna volta io rido o canto, facciol, perch’i’ non ho se non quest’una via da celare il mio angoscioso pianto. Rvf. CII, 9-11 I begli occhi ond’io fui percosso in guisa ch’e’ medesmiporian saldar la piaga, etnon già vertùd’erbe, o d’arte maga, o di pietra dal mar nostro divisa, m’hanno la via sì d’altro amor precisa, ch’un sol dolce penser l’anima appaga. Rvf LXXV, 1-6

  50. Ger. lib. VI 55-114:dissidi e avventure di Erminia Osserva dall’alto della torre il duello tra Tancredi e Argante (descritto in 1-54 e interrotto al scendere della sera) Vorrebbe andare a curare le ferite di Tancredi: cfr. ottave 66-68 → contrasto tra desiderio e convenienza È combattuta tra passione amorosa e senso dell’onore (ottave 70 ss.) Decide di travestirsi con le armi di Clorinda per uscire da Gerusalemme (78 e ss.) Scambiata per Clorinda, viene inseguita da due soldati e costretta alla fuga (107 e ss.)