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Dall’abuso sui minori alla violenza sulle donne… Combattiamo il silenzio!

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  1. Tema Nazionale di Studio LIONS 108L Dall’abuso sui minori alla violenza sulle donne… Combattiamo il silenzio! Governatore Marco PAOLINI «SideraFiriemus»

  2. LO STATO DELL’ARTE I MALTRATTAMENTI E GLI ABUSISUI MINORI

  3. ASPETTI GENERALI I maltrattamenti e le violenze ai bambini/e sono sempre esistiti senza che se ne avesse, però, la consapevolezza, sviluppatasi in tempi recenti grazie ai cambiamenti che si sono verificati a livello sociale (Romito 2001).

  4. Gli abusi e i maltrattamenti nella storia Comportamenti abusanti compaiono nei miti e nelle fiabe che ci raccontano di figli divorati dai genitori, come : • nel mito di Krònos • o abbandonati, come Edipo lasciato su una montagna con i piedi legati e feriti, • anche la Bibbia racconta di padri che sacrificano i figli benché il sacrificio di Isacco da parte di Abramo sia fermato all’ultimo momento • oppure di figli minacciati di morte o uccisi, come nella “strage degli innocenti” ordinata da Erode • o come nelle fiabe di Pollicino e di Hansel e Gretel. Dunque i miti raccontano una realtà che ha sempre accompagnato la storia dell’umanità (Correra e Martucci, 1988)

  5. Gli abusi e i maltrattamenti nella storia In ogni epoca storica troviamo condotte che oggi non esiteremmo a definire abuso: pensiamo allo sfruttamento economico, al lavoro minorile, all’abbandono, all’incuria e all’esercizio di un potere pressoché assoluto, letteralmente di vita o di morte. • In Inghilterra, ad esempio, non era raro che i bambini fossero accecati per impietosire le persone e ottenere elemosine; • i bambini che attraverso l’evirazione potevano garantire una preziosa “voce bianca”, anch’essa fonte di notevole guadagno per la famiglia (Centro S. Maria Mater Domini, 1997; Abburrà et. al., 2000) • alcune correnti del Protestantesimo Calvinista attive nel Nord America svilupparono la dottrina della “naturale depravazione” del fanciullo, per questo l’educazione doveva tendere, con un ampio uso di punizioni corporali, a sottomettere completamente la volontà dei bambini, vincendo le loro “inclinazioni malvagie” (Correra e Martucci, 1988).

  6. Gli abusi e i maltrattamenti nella storiala consapevolezza collettiva del maltrattamento • Nel 1874 a New York un’infermiera scopre una bambina incatenata al letto con ematomi, ferite ed abrasioni su tutto il corpo. L’unico modo che trovò per aiutare la bambina fu denunciare il caso alla locale Società di Protezione degli Animali che, esaminato il caso, riconoscendo che rientrava nei compiti previsti dal proprio statuto, poté intervenire e salvare la bambina (Correra e Martucci, 1988). • Nel 1875 a seguito di quel evento a New York fu fondata la prima Società di Protezione dell’Infanzia: la New York Society for the PreventionofCrueltytoChildren, a dieci anni di distanza dalla fondazione della Society for the PreventionofCrueltytoAnimals. • Alla fine del 1800 i bambini erano considerati meno degni di attenzione e di difesa degli animali (Cofano, 1993). • Non dobbiamo pensare che oggi le cose siano molto diverse, ci sono moltissime associazioni in difesa degli animali, cani, gatti, cavalli o visoni, e nella sola zona di Liverpool ci sono 1500 rifugi per animali contro i 200 rifugi per donne maltrattate (Stoddart, 2002).

  7. Gli abusi e i maltrattamenti nella storiaLe prime segnalazioni della letteratura medico – legale e pediatrica Risalgono a Tardieu, che nel 1852 a Parigi descrisse il caso di due bambine morte per le sevizie di un’istitutrice. Altre segnalazioni le troviamo nel : • 1929da parte di Parisot e Cassaude, • 1946 un radiologo pediatra americano, Caffey, riscontrò in vari bambini la presenza di ematomi subdurali associati di frequente a fratture multiple delle ossa lunghe dovute a cause non accidentali. Queste osservazioni furono poi confermate successivamente dai Silverman (1953) Kempee coll. (1962) che, con la definizione di “Battered Child Syndrome” (in italiano “Sindrome del Bambino Picchiato”), descrissero una precisa entità nosologica relativa alle diverse forme di maltrattamento fisico. Qualche tempo dopo viene sostituita la definizione precedente con quella più completa di “Child Abuse and Neglet” (in italiano “Abusi ed Incuria verso l’Infanzia”) che comprende l’intero quadro dei maltrattamenti, da quelli fisici, emotivi, all’incuria, all’abuso sessuale.

  8. Gli abusi e i maltrattamenti nella storia Da questo momento in poi molte saranno le definizioni proposte e le precisazioni fatte in base alle diverse impostazioni, ma il termine, che sul piano internazionale viene maggiormente riconosciuto e usato, è “ChildAbuse” (Correra e Martucci, 1988; Colesanti, 1995).

  9. IL BAMBINO COME SOGGETTO Nel 1959 con la “Dichiarazione dei Diritti del Bambino” dell’ONU, il bambino comincia a diventare soggetto di diritto e non è più un oggetto del tutto sottomesso all’autorità parentale e degli adulti.

  10. IV Seminario Criminologico del Consiglio d'Europa(1978) definisce gli abusi sessuali sui minori come "gli atti e le carenze che turbano gravemente i bambini e le bambine, attentando alla loro integrità corporea, al suo sviluppo fisico, intellettivo e morale, le cui manifestazioni sono la trascuratezza e/o lesioni di ordine fisico e/o psicologico e/o sessuale da parte di un familiare o di altri che hanno cura del bambino".

  11. Il National Center of Child Abuse and Neglect (1981) lo definisce: " quella situazione in cui, attraverso atti intenzionali o disattenzione grave nei riguardi dei bisogni di base del bambino, il comportamento di un genitore (o di un suo sostituto, o di un altro adulto che si occupa di lui), abbia causato danni o menomazioni che potevano essere previsti o evitati, o abbia contribuito materialmente al prolungamento o al peggioramento di un danno o di una menomazione esistente".

  12. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce l'abuso e il maltrattamento sui minori" tutte le forme di cattivo trattamento fisico e/o affettivo, abuso sessuale, incuria o trattamento negligente nonché sfruttamento sessuale o di altro genere che provocano un danno reale o potenziale alla salute, alla sopravvivenza, allo sviluppo o alla dignità del bambino, nell’ambito di una relazione di responsabilità, fiducia o potere”.

  13. Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia Il primo atto formale di una certa rilevanza che testimonia questa maggiore attenzione alla figura del minore è la Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia, sottoscritta a New York il 20.11.89 e ratificata dall'Italia con la Legge 176 del 1991. l'articolo 3 sancisce chiaramente che "...in tutte le decisioni riguardanti i fanciulli che scaturiscano da istituzioni, di assistenza sociale, private o pubbliche, tribunali, autorità amministrative o organi legislativi, "l 'interesse superiore del fanciullo deve costituire oggetto di primaria considerazione". In particolare, l'articolo 9, comma 3, stabilisce che "deve essere rispettato il diritto del fanciullo separato...omissis...da uno dei genitori di mantenere relazioni personali e contatti diretti in modo regolare con entrambi i genitori".

  14. Il 25 Gennaio 1996, a Strasburgo, viene sottoscritta la Convenzione Europea sull'Esercizio dei Diritti dei Fanciulli Focalizza l'attenzione sui minori che divengono oggetto di una particolare tutela. comma 2 dell'articolo 1, la Convenzione stabilisce che, "nella tutela dell'interesse ottimale dei minori, gli Stati parti, devono garantire la promozione dei loro diritti, la garanzia dei loro diritti procedurali e la facilitazione dell'esercizio degli stessi, l'assicurazione che i minori siano, essi stessi o attraverso altre persone, informati ed autorizzati a prendere parte alle procedure che li riguardano, avviate dinanzi alle autorità giudiziarie". all'art. 3, la Convenzione stabilisce il diritto dei minori di essere consultati e di esprimere i propri punti di vista; inoltre, all'art. 4 è stabilito che, quando il giudicante reputi il minore privo di sufficiente capacità di comprensione (comma 2), questi avrà diritto di richiedere, personalmente o attraverso altre persone, un rappresentante speciale nei procedimenti dinanzi ad autorità giudiziarie che lo coinvolgono (comma 1). il ruolo dell'autorità giudiziaria, "prima di prendere una decisione, dovrà valutare se dispone di informazioni sufficienti per poter decidere nel migliore interesse del minore e, se necessario, dovrà ottenere ulteriori informazioni consultando il minore personalmente; quindi dovrà dare il giusto peso al punto di vista del minore".

  15. CLASSIFICAZIONE DEGLI ABUSI ALL'INFANZIAIL MALTRATTAMENTO fisico è la forma più manifesta e facilmente riconoscibile Secondo il Consiglio d’Europa si ha “quando il minore è oggetto di aggressione da parte dei familiari con conseguenze fisiche che vanno da lesioni come ecchimosi, fratture e bruciature, fino alla morte”. psicologico: è forse l'abuso più difficile ad essere individuato, se non quando ha già determinato gli effetti devastanti sullo sviluppo della personalità del bambino; in notevole incremento negli ultimi anni con lo stile di vita della società consumistica e materialistica e la crisi della famiglia.

  16. CLASSIFICAZIONE DEGLI ABUSI ALL'INFANZIAPATOLOGIA DELLA FORNITURA DI CURE Un tempo identificata nella incuria, in realtà viene individuata non solo nella carenza di cure, ma anche nella inadeguatezza delle cure fisiche e psicologiche offerte, considerandole sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo. • Si possono distinguere le seguenti forme: • INCURIA: • cioè la carenza di cure fornite (la cosiddetta violenza per omissione); • DISCURIA: • quando le cure, seppur fornite, sono distorte ed inadeguate se rapportate al momento evolutivo del bambino; • IPERCURA: • quando viene offerto, in modo patologico, un eccesso di cure. In questo gruppo è compresa la sindrome di Münchhausen per procura, il medical shopping e il chemicalabuse.

  17. CLASSIFICAZIONE DEGLI ABUSI ALL'INFANZIA:ABUSO SESSUALE • Secondo la definizione del Consiglio d’Europa, “quando il minore è coinvolto da parte dei familiari in atti sessuali che presuppongono violenza o ai quali non può acconsentire con consapevolezza”. • Secondo Kempe (1989) l’abuso sessuale è “il coinvolgimento di bambini e adolescenti, soggetti immaturi e dipendenti, in attività sessuali che essi non comprendono ancora completamente, alle quali non sono in grado di acconsentire con totale consapevolezza o che sono tali da violare tabù vigenti nella società circa i rapporti familiari”. • Con questo termine dobbiamo considerare tutti gli atti che sono volti all’eccitazione e alla gratificazione sessuale dell’adulto, compresi quelli che avvengono senza contatto fisico tra adulto e bambino, e indipendentemente dall’uso o meno di forza fisica.

  18. CLASSIFICAZIONE DEGLI ABUSI ALL'INFANZIAABUSO SESSUALE Tale forma di abuso è onnicomprensiva di tutte le pratiche sessuali manifeste o mascherate a cui vengono sottoposti i minori e comprende: • abuso sessuale intrafamiliare Non riguarda solo quello comunemente considerato tra padri o conviventi e figlie femmine, ma anche quello tra madri o padri e figli maschi, nonché forme mascherate in inconsuete pratiche igieniche; è attuato da membri della famiglia nucleare (genitori, compresi quelli adottivi e affidatari, patrigni, conviventi, fratelli) o da membri della famiglia allargata (nonni, zii, cugini ecc.; amici stretti della famiglia); • abuso sessuale extrafamiliare Interessa indifferentemente maschi e femmine e riconosce spesso una condizione di trascuratezza intrafamiliare che porta il bambino ad aderire alle attenzioni affettive che trova al di fuori della famiglia; è attuato, di solito, da persone conosciute dal minore (vicini di casa, conoscenti ecc.). A questa classificazione si può aggiungere una distinzione ancora più ampia

  19. CLASSIFICAZIONE DEGLI ABUSI ALL'INFANZIA: ABUSO SESSUALE • ABUSO ISTITUZIONALE quando gli autori sono maestri, bidelli, educatori, assistenti di comunità, allenatori, medici, infermieri, religiosi, ecc., cioè tutti coloro ai quali i minori vengono affidati per ragioni di cura, custodia, educazione, gestione del tempo libero, all'interno delle diverse istituzioni e organizzazioni; • ABUSO DA PARTE DI PERSONE SCONOSCIUTE (i cosiddetti "abusi di strada"); • SFRUTTAMENTO SESSUALE A FINI DI LUCRO da parte di singoli o di gruppi criminali organizzati(quali le organizzazioni per la produzione di materiale pornografico, per lo sfruttamento della prostituzione, agenzie per il turismo sessuale); • VIOLENZA DA PARTE DI GRUPPI ORGANIZZATI (sette, gruppi di pedofili, ecc.). Non è affatto infrequente che vengano attuate da parte di più soggetti forme plurime di abuso (ad esempio, abuso intrafamiliare e contemporaneo sfruttamento sessuale a fini di lucro; abuso da parte di adulti della famiglia e di conoscenti, ecc.).

  20. Chi e' il bambino maltrattato • Per quanto riguarda l'età Si scatenano più facilmente nel caso di bambini della fascia da 0 a 3 anni. E’ un'età in cui il bambino vive un periodo in cui sono più complessi i problemi di adattamento e per cui esso ha poche capacità personali di sottrarsi alle percosse o comunque di denunciare il suo abusante. • Per quanto riguarda il sesso Vi è una assoluta parità nel maltrattamento tra i due sessi. Al più si può affermare che più frequentemente viene maltrattato il bambino del sesso opposto a quello desiderato dai genitori poiché la sua nascita delude le loro aspettative. • Per quanto riguarda le caratteristiche specifiche del bambino maltrattato Vi sono dei fattori che più di altri possono far sì che il minore divenga vittima dell'episodio violento. Infatti, non tutti i bambini sono uguali: già al momento della nascita presentano caratteristiche proprie che vengono definite "personalità di base" o "differenze costituzionali". Naturalmente un bambino irrequieto, che piange, che ha difficoltà di alimentazione sarà più esposto al rischio di essere maltrattato rispetto ad un bambino che non crea problemi ai genitori.

  21. DEFINIZIONE E CLASSIFICAZIONE DEGLI ABUSI ALL'INFANZIA Si è concordi nel ritenere che tutte le forme di abuso incidano sullo sviluppo fisico, psicologico, emotivo, comportamentale e relazionale del minore, condizionando l'assetto totale dell'intera personalità in fieri. Ogni forma di violenza ai danni di un minore, costituisce sempre un attacco confusivo che destabilizza la personalità in via di sviluppo, e provoca danni a breve, medio e lungo termine sul processo di crescita dell'individuo: il bambino abusato è prima di tutto violato nella psiche.

  22. Rilevazione statistica effettuate dal Centro del Bambino Maltrattato in riferimento al sesso delle vittime di abuso sessuale pervenute a conoscenza del Centro tra il 1985 e il giugno 1997 STATISTICHe sui Maltrattamentie sugli abusiIN ITALIA Coordinatrice distrettuale Dott.ssa Patrizia MARINI NOVARINA

  23. La realtà dell'abuso Più recentemente, la Commissione Scientifica "Monitoraggio del maltrattamento" del Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l'Abuso all'Infanzia (CISMAI) ha realizzato nel 1999 una rilevazione del maltrattamento e dell'abuso sessuale sui minori sulla base dei dati raccolti da alcuni centri e servizi del CISMAI in relazione ai casi di maltrattamento e/o abuso sessuale segnalati o in carico a tali enti negli anni 1998 e 1999. Alla rilevazione hanno partecipato 7 centri o servizi aderenti al Coordinamento e, di questi, 2 sono servizi/centri pubblici, mentre 5 sono servizi/centri privati (che spesso hanno però convenzioni con gli enti pubblici per gestire l'intervento nei casi di abuso sessuale su minori). Il materiale raccolto è riferibile a 928 minori segnalati o in carico negli anni indicati .

  24. La realtà dell'abuso Lo strumento per la rilevazione è stato una scheda specifica, elaborata in tre anni dalla Commissione. Riguardo alle varie tipologie di violenza, dal diagramma relativo (realizzato dalla ricerca del CENSIS) risulta che dopo le situazioni a rischio di violenza (oltre il 26%) e la trascuratezza (quasi il 22%) - situazioni queste in cui dovrebbe maggiormente operare l'attività di prevenzione - la tipologia di violenza percentualmente più commessa è l'abuso sessuale (circa il 20%). Emerge, dunque, l'immagine di un bambino abbandonato a se stesso, non stimolato, non curato, isolato affettivamente e spettatore della conflittualità in famiglia che spesso arriva a coinvolgerlo.

  25. La realtà dell'abuso Tali violenze, secondo questa ricerca , sono commesse, nella quasi totalità dei casi, in ambiente domestico (91%). Coordinatrice distrettuale Dott.ssa Patrizia MARINI NOVARINA

  26. La realtà dell'abuso Anche da un'altra ricerca svolta nel 2002, dalla Scuola Romana Rorschach (Centro studi e intervento infanzia violata), sui dati raccolti da 35 audizioni protette di minori sessualmente abusati, è stato confermato quest'ultimo risultato. • L'abuso sessuale è stato distinto in abuso sessuale : • intrafamiliareed intradomestico: quando l'abuso sessuale è commesso dal genitore o comunque da un parente convivente con il minore; • intrafamiliareed extradomestico: quando l'abuso è perpetuato da un parente non convivente o da un amico di famiglia; • extrafamiliare: quando l'abuso è compiuto da un soggetto estraneo al minore e/o alla famiglia. Le tipologie dell'abuso sessuale

  27. La realtà dell'abuso È emerso che si ha un numero più elevato di casi di abuso sessuale intrafamiliare extradomestico. Considerando poi, oltre a questa, la percentuale dei casi di abuso sessuale intrafamiliareintradomestico, il numero dei casi di abuso intrafamiliare risulta fortemente maggiore rispetto a quello dei casi di abuso extrafamiliare. • Dalla ricerca del CENSIS risulta infatti che chi ha compiuto violenza è in prevalenza il padre (autore principale o unico), seguito dalla madre (secondo autore).

  28. La realtà dell'abuso Per quanto riguarda la composizione familiare, da un'ulteriore rilevazione sulla violenza all'infanzia, compiuta nel 2002 dalla Dott.ssa Celeste Pernisco, pedagogista, è emerso che la maggioranza dei bambini vittime di violenze vive in nuclei costituiti da entrambi i genitori biologici conviventi (il 56%) e la famiglia "normale" continua ad essere l'ambito in cui si verificano la maggior parte degli abusi.

  29. La realtà dell'abuso Riguardo al sesso delle vittime di abuso sessuale, dalla ricerca svolta da Terragni risulta che si tratta soprattutto di soggetti di sesso femminile e di età media raramente al di sotto dei sei anni. Egli sostiene che "parlare di violenza nei confronti di bambini significa, nella grande maggioranza dei casi, parlare di violenze nei confronti di bambine e adolescenti“. Per i maschi è stato comunque registrato un notevole rischio di abuso sessuale extrafamiliare, a differenza delle femmine dove l'abuso avviene più frequentemente nell'ambito familiare. Coordinatrice distrettuale Dott.ssa Patrizia MARINI NOVARINA

  30. La realtà dell'abuso Rilevazioni statistiche sul sesso ed età delle vittime di abuso sessuale compiute dal CISMAI nel 1999. Coordinatrice distrettuale Dott.ssa Patrizia MARINI NOVARINA

  31. La realtà dell'abuso Rilevazione statistica compiuta dalla Scuola Romana Rorschach nel 2002 sull'incidenza degli abusi sessuali a seconda del sesso del minore e dell'età. Coordinatrice distrettuale Dott.ssa Patrizia MARINI NOVARINA

  32. La realtà dell'abuso Dalla rilevazione compiuta dalla Dott.ssa Pernisco , maschi e femmine non risultano subire una quantità diversa di azioni abusanti per quanto riguarda la violenza sessuale "tradizionale" (come gli atti di libidine e i rapporti sessuali penetrativi o nell'avvio alla prostituzione), mentre nelle violenze connesse alle attività organizzate di pedofilia i maschi sono coinvolti in misura quasi doppia rispetto alle femmine. Coordinatrice distrettuale Dott.ssa Patrizia MARINI NOVARINA

  33. La realtà dell'abuso È stato inoltre rilevato che i bambini stranieri subiscono maggiormente le varie forme di violenza sessuale rispetto ai minori italiani. Coordinatrice distrettuale Dott.ssa Patrizia MARINI NOVARINA

  34. La realtà dell'abuso Coordinatrice distrettuale Dott.ssa Patrizia MARINI NOVARINA

  35. TIPOLOGIE DI MALTRATTAMENTO • Le tipologie di maltrattamento riscontrate fanno rilevare: • una alta percentuale di maltrattamento fisico (46%) • seguita da abuso sessuale (22%) • trascuratezza (16%) • maltrattamento psicologico (8%) e situazioni di pregiudizio (8%).

  36. TIPOLOGIE DI MALTRATTAMENTO In relazione all'autore della violenza possiamo osservare la irrilevanza dei membri della rete parentale e la netta prevalenza di due diverse modalità di maltrattamento: • quella che viene perpetrata da entrambi i genitori (139 pari al 35%) all'interno di una situazione familiare fortemente conflittuale e critica nella quale viene progressivamente meno qualsivoglia relazione positiva con il bambino • e quella che vede in un solo genitore, tendenzialmente nel padre (163 pari al 41%) più che nella madre (66 pari al 16%) il principale responsabile della violenza.

  37. TIPOLOGIE DI MALTRATTAMENTO L'età dei bambini si colloca prevalentemente nell'infanzia (6-10 anni) e nella prima infanzia (0-5 anni). Le misure di tutela già attuate prima dell'avvio del lavoro presso il CBM sottolineano la presenza di situazioni di alto rischio che hanno richiesto nella gran parte dei casi, il collocamento in ambienti eterofamiliari e solo nel 25% dei casi la permanenza nella famiglia di origine. Per quanto riguarda l'ambito dell'abuso sessuale sui minori, alcuni dati significativi arrivano dal Censis , secondo le cui ricerche, il perfetto estraneo rappresenta solo una minima parte della percentuale dei responsabili di abuso sessuale. In effetti, i procedimenti penali del Tribunale di Roma nell'anno 1996 dimostrano che (fig. 1), nel complesso: • il 90% dei casi di abuso nei confronti dei minori avviene in famiglia, e vede nel ruolo di abusante il padre naturale, il patrigno o, più raramente, la madre/matrigna; • l'8% avviene in ambito extrafamiliare, come la scuola o la palestra, e l'abusante risulta essere una persona conosciuta precedentemente dall'abusato, come l'insegnate, il personale scolastico, o altre figure professionali vicine al mondo dei minori; • appena il 2% dei casi di abuso nei confronti dei minori chiama in causa abusanti che risultano del tutto sconosciuti al minore abusato.

  38. Rilevazione statistica sull'ambito dell'abuso sessuale sui minori compiuta dal Censis nel 1999 • Per quanto riguarda i minori vittime di violenza sessuale (violenza carnale e molestie sessuali), il rapporto annuale del 1998 (tab. 1) del Censis, ha calcolato in Italia un numero oscillante tra i 10.500 e i 21.000 minorenni ogni anno. • Secondo i dati forniti da tale rapporto, in Italia, su un totale di 470 denunce: • 406 sono a carico di autori noti • mentre solo 64 sono a carico di autori ignoti. • Inoltre, circa due bambini su mille subirebbero, ogni anno, violenza sessuale con 1 caso ogni 400 minori, ogni 4 scuole (tra elementari e medie inferiori) e ogni 500 famiglie.

  39. Telefono AzzurroRilevazione statistica sull'ambito delle denunce per violazione sessuale su minori compiuta dal Censis dal 1993 al 1997 • Nel 1997, il servizio ha raccolto circa 135 segnalazioni di abuso sessuale sui minori, fra queste, solo il 9% risulta essere stato commesso da sconosciuti (viceversa, la maggior parte dei casi denunciati ha origine all'interno della struttura familiare (compresi i genitori acquisiti e i compagni dei genitori) o, in proporzioni inferiori, nell'ambito delle persone conosciute ai minori. • Bisogna però tener presente che i riscontri di Telefono Azzurro provengono da un servizio di consulenza e di primo intervento, per cui se da un lato l'affidabilità statistica e metodologica andrebbe meglio verificata, dall'altra è verosimile pensare che siano maggiormente aderenti alla realtà, visto che si tratta di segnalazioni fatte ad un ente non giudiziario e come tale "libero" dalle "formalità" delle accuse da sporgere alle autorità pubbliche. • Anche i dati nazionali relativi alle denunce presso le Forze dell'Ordine comunque, confermano la relativa esiguità delle denunce contro ignoti.

  40. TIPOLOGIE DI MALTRATTAMENTO I dati più recenti forniti dal Ministero dell'Interno, Dipartimento della Pubblica Sicurezza , documentano che nel: • 1999, su un totale di 522 persone denunciate, 357 erano conosciute dalla vittima • mentre nell'anno 2000, su un totale di 621 persone denunciate, 476 erano conosciute dalla vittima. Rilevazione statistica sull'ambito delle denunce per violazione sessuale su minori fornita dal Ministero dell'Interno, anno 1999 e 2000

  41. TIPOLOGIE DI MALTRATTAMENTO Rilevazione statistica sull'ambito delle denunce per violazione sessuale su minori fornita dal Ministero dell'Interno, con comparazione del periodo gennaio-agosto 2001 e gennaio-agosto 2002

  42. CONCLUSIONI • L'abuso sessuale perpetrato ai danni dei minori si configura in Italia come un fenomeno essenzialmente domestico. • Inoltre, uno studio più approfondito del fenomeno dell'abuso intrafamiliare , che tiene conto di un'analisi qualitativa dei casi e delle denunce presso le autorità di polizia, dimostra come la violenza si perpetri all'interno di tipologie di famiglie che non risultano connotate né in termini di ceto socioeconomico né in termini di collocazione geografica . • Indipendentemente dal reddito, dal titolo di studio, dalla professione dei genitori, dalla città o regione di residenza, la violenza e l'abuso delle famiglie sono un fenomeno reale, le cui ragioni sono da rintracciarsi negli equilibri interni alle coppie e alle famiglie e nei loro sistemi di relazione, spesso incerti e problematici. • Per quanto riguarda la composizione familiare, da una rilevazione sulla violenza all'infanzia compiuta dalla Dott.ssa Celeste Pernisco nel 2002 , è emerso che la maggioranza dei bambini vittime di violenze vive in nuclei costituiti da entrambi i genitori biologici conviventi (56%) e la famiglia "normale" continua ad essere l'ambito in cui si verificano la maggior parte degli abusi. Rilevazione statistica compiuta dalla Dott.ssa Perisco sulla struttura familiare delle vittime di abuso sessuale, nel 2002.

  43. TIPOLOGIE DI MALTRATTAMENTO

  44. TIPOLOGIE DI MALTRATTAMENTO Rilevazione statistica compiuta dalla D3ott.ssa Perisco, con confronto dei sessi e nazionalità delle vittime in base alle caratteristiche dell'abuso sessuale, nel 20023 Le statistiche evidenziano, infatti, che i bambini extracomunitari sono, più spesso di quelli italiani, vittime di rapporti sessuali, indotti alla visione di pornografia ed avviati alla prostituzione . La causa, probabilmente, si può ricondurre alla loro stessa situazione di vita, caratterizzata da una quasi totale abbandono sia da parte delle istituzioni, sia da parte della famiglia (costretta a lottare per la sopravvivenza con un elevato numero di figli).

  45. Studio ONU sulla violenza contro i bambini - Statistiche

  46. Studio ONU sulla violenza contro i bambini - Statistiche Almeno 53.000 bambini sono stati assassinati nel 2002 in tutto il mondo Tra il 20 e il 65% dei bambini in età scolare dichiarano d'esser stati vittime di atti fisici o verbali di bullismo nei 30 giorni precedenti l'intervista • 150 ml di bambine e 73 ml di bambini • sotto i 18 anni sono stati sottoposti nel 2002 a rapporti sessuali forzati o ad altre forme di violenza che includono il contatto fisico molesto • Un numero variante tra 100 e 140 ml di donne e ragazze hanno subito, su scala mondiale, una qualche forma di mutilazione o taglio dei genitali.

  47. Studio ONU sulla violenza contro i bambini - Statistiche Nel 2004 218 milioni di bambini sono stati coinvolti nellavoro minorile, di cui 126 milioni in attività lavorative rischiose . Stime del 2000 5,7 milioni di bambini risultavano coinvolti in attività lavorative forzate o imposte loro per l'estinzione di un debito (bondedlabour), 1,8 milioni nel giro della prostituzione e della pornografia, circa 1,2 milioni risultavano vittime del traffico di minori • nel 2002 • Il tasso di omicidi di bambini era due volte maggiore nei paesi a basso reddito di quello registrato nei paesi ad alto reddito (ad es. 2,58 contro 1,21 su una popolazione di 100.000 persone). • I tassi più alti di omicidio si rilevano durante l'adolescenza - in particolar modo tra i ragazzi - in un età compresa tra i 15 e 17 anni (3,28 per le ragazze e 9,06 per i ragazzi) e nei bambini tra 0 e 4 anni (1,99 per le bambine e 2,06 tra i bambini)

  48. Studio ONU sulla violenza contro i bambini - Statistiche Un'insieme di studi condotti in 21 paesi (la maggior parte dei quali sviluppati) rileva che una percentuale variante tra il 7 e il 36% delle donne e il 3 e il 29% degli uomini afferma d'esser stata vittima di abusi sessuali durante l'infanzia, e la maggior parte degli studi ha riscontrato che il tasso di abusi tra le bambine è da una volta e mezzo a tre volte superiore a quello dei bambini. La maggior parte degli abusi è avvenuta in ambito familiare

  49. Studio ONU sulla violenza contro i bambini - Statistiche • Si stima che ogni anno, su scala mondiale, tra i 133 e i 275 milioni di bambini assistano a violenze familiari .  Uno studio multi paese condotto dall'OMS, comprendente tanto paesi sviluppati che in via di sviluppo, indica che tra l'1 e il 21% delle donne ha denunciato di essere stata abusata sessualmente prima del 15° anno di età, nella maggior parte dei casi da membri maschi della famiglia • La violenza tra conviventi • accresce il rischio delle violenze in famiglia sui bambini, con studi dalla Cina, Colombia, Egitto, Messico, Filippine e Sud Africa che mostrano la correlazione più stretta tra violenza contro le donne e violenza contro i bambini • Uno studio effettuato in India • ha riscontrato che la violenza domestica raddoppia il rischio di violenza contro i bambini . 

  50. Studio ONU sulla violenza contro i bambini - Statistiche Almeno 8 milioni di bambini si trovano, su scala mondiale, in istituti d'accoglienza . Relativamente pochi vi si trovano perché privi di genitori, mentre la maggior parte dei bambini sono in istituto perché disabili, a causa della disintegrazione della loro famiglia, di situazioni di violenza domestica e delle loro condizioni sociali ed economiche, povertà inclusa • I bambini rinchiusi nei centri di detenzione • sono frequentemente sottoposti a violenze commesse dal personale stesso degli istituti, sia come forma di controllo sia come punizione, spesso per infrazioni minime. • In almeno 77 paesi, le punizioni corporali e altre punizioni violente sono accettate negli istituti penali come misure disciplinari legali • Lo sfruttamento di minori nella prostituzione, pornografia infantile e attività simili costituisce una violenza. • Si stima che 1 milione di bambini entrino ogni anno nel giro di tali settori di sfruttamento