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Introduzione alla Storia economica

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Introduzione alla Storia economica. La storia economica è la storia dei FATTI e delle VICENDE economiche. Gli storici cominciano ad interessarsi dei fatti economici già nell’Ottocento Ma è solo nel Novecento che la storia economica si afferma come disciplina a sé stante.

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Presentation Transcript
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La storia economica

è

la storia dei FATTI e delle VICENDE economiche

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Gli storici cominciano ad interessarsi dei fatti economici già nell’Ottocento

Ma è solo nel Novecento che la storia economica si afferma come disciplina a sé stante.

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Dopo il 1930 c’è una forte crescita degli studi di storia economica.

Perché? La teoria economica classica non è stata in grado di comprendere e spiegare la Crisi e si cercano delle vie alternative

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La distinzione tra storia economica, politica, sociale, ecc. è un’astrazione

La storia è unica nel suo fluire

La storia economica si occupa del passato come del presente.

Con metodi e approcci propri.

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La storia economica fa ricorso agli strumenti concettuali dell’economia per comprendere il passato
  • Ma usa questi strumenti in un modo diverso da quello proprio dell’economista
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L’economista deve fare previsioni su eventi futuri

Per questo analizza i fatti economici passati e presenti

Cerca delle regolarità e formula delle leggi che consentano di fare previsioni

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Per poter fare previsioni l’economista tende a ridurre il numero delle variabili significative

Prende in considerazione solo quelle che mostrano delle regolarità

Concentra la sua attenzione sulle serie quantitative

cioè su eventi che si ripetono nel tempo e che possono essere misurati

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Lo storico economico ha l’obiettivo di ricostruire, spiegare e comprendere il passato.

Perciò deve prendere in considerazione tutti i fattori che hanno influenzato lo svolgimento degli eventi.

Anche quelli non ripetibili o non quantificabili.

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Gli economisti fanno previsioni a breve periodo: qualche mese, pochi anni.

Entro questi limiti possono supporre che molti elementi restino costanti.

Ad esempio le norme giuridiche, la popolazione, il clima, gli investimenti in capitale fisso, la formazione della manodopera ecc.

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Gli storici economici adottano una prospettiva di medio o lungo periodo (decenni o secoli).

In questo approccio tutti gli aspetti del contesto possono cambiare.

Ciò rende necessario un approccio di tipo storico

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L’economista parte dal presupposto che i comportamenti umani siano determinati, prevedibili e razionali

Ritratto di Luca Pacioli (1495), attribuito a Jacopo de Barbari.

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Ma nella ricostruzione storica entrano molte componenti che sono imprevedibili o irrazionali (ad esempio conflitti di natura religiosa o etnica, contrapposizioni politiche, credenze di diversa origine e tipo)

Jacques Callot, Les Grandes Misères de la guerre.

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Il risultato è che ogni vicenda storica è UNICA e IRRIPETIBILE

Benchè tra vicende diverse possano esservi analogie.

Sopra: una stampa satirica di William Hogart contro gli speculatori al tempo della South Sea Bubble, 1721

Le situazioni sono individuali.

Ma le domande che pone lo storico possono essere generali.

A lato: impiegati della Lehmann Brothers che lasciano gli uffici dopo il fallimento della società nel 2008.

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La storia non consiste nella semplice ricostruzione degli eventi

Altrimenti si riduce a cronologia o annalistica

Ogni ricerca storica deve affrontare un problema, che va posto con chiarezza.

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I problemi affrontati dagli storici economici non sono necessariamente quelli posti dagli economisti
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Lo storico deve ricostruire vicende che sono individuali e specifiche di un certo periodo e contesto

La storia economica ha sviluppato problematiche sue proprie

(ad esempio la questione della Transizione)

Passando ad altre epoche cambiano i caratteri di fondo di un’economia (ad es. presenza della servitù/schiavitù, distinzione moneta di conto/reale)

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Gli storici che si occupano di periodo prestatistico devono basarsi su dati e fonti che rispecchiano la mentalità e la cultura dell’epoca

Non possono porre quesiti alle quali le fonti non danno risposta

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Gli economisti che si rivolgono al passato tendono a sottovalutare i problemi di critica delle fonti

Lavorano su “proxy” dando per scontato che siano indicatori significativi

(un esempio: le serie daziarie usate senza tenere conto dei cambiamenti della normativa)

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Avere fissato sin dall’inizio una problematica non vuol dire che non si possa cambiarla nel corso della ricerca

Possono emergere elementi e informazioni inattese

Tra l’impostazione della ricerca e la raccolta e critica delle informazioni ci deve essere un feedback

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Lo storico fonda la sua ricostruzione del passato sulle fonti

Il lavoro dello storico si divide in tre fasi

  • Raccolta delle fonti
  • Critica delle fonti
  • Interpretazione delle fonti
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La documentazione spesso è lacunosa

Molte informazioni importanti non sono mai state raccolte o registrate

Molti documenti sono stati distrutti da incendi, in seguito a eventi politici (guerre, rivolte, rivoluzioni) o semplicemente gettati via perché non servivano più.

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La documentazione che si conserva su un dato periodo storico è frutto di scelte soggettive e di eventi accidentali.

Ad esempio, di uno dei fondi più importanti per la storia dell’economia veneta in età moderna, quello dei Cinque Savi alla Mercanzia, sappiamo che molto del materiale mancante era scomparso già a fine Seicento.

Ma una parte importantissima, i modelli che gli inventori dovevano consegnare insieme alle richieste di brevetto, è andata smarrita pochi anni dopo la caduta della Repubblica in seguito agli spostamenti dell’archivio da Venezia a Vienna e viceversa.

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Per l’antichità ed il medioevo le fonti documentarie sono molto scarse.

Negli ultimi decenni si è fatto ricorso alle scoperte di altre discipline, come l’archeologia, la numismatica, la linguistica, l’epigrafia

Il termine “documento” ha assunto un significato assai più ampio che il semplice testo scritto.

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Lo storico si avvale di fonti primarie o fonti secondarie

Privilegiare le fonti secondarie a scapito delle primarie può portare ad un eccesso di generalizzazione e semplificazione

(alcune forme di Global History?)

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Gli storici sono da sempre ossessionati dal problema del vero e del falso

Solo nell’Ottocento si fissano i principi di critica delle fonti

Ma non è mai stato formalizzato un criterio univoco di interpretazione

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Gli economisti hanno dedicato molta attenzione ai metodi di analisi, poca alla critica delle fonti.
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La critica delle fonti si divide in quattro fasi
  • Interpretazione letterale dei testi (lettura)
  • Interpretazione sostanziale (comprensione dei contenuti)
  • Determinazione dell’autenticità
  • Specificazione del grado di attendibilità
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Un documento autentico può contenere informazioni false.

È il caso di molta documentazione di carattere fiscale.

Ad esempio molti atti di prestito di età medievale e moderna non prevedono la corresponsione di interesse.

Ma questo è dissimulato attraverso una sopravvalutazione del valore del bene ceduto.

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Viceversa documenti veri possono riportare informazioni non vere.

In molti atti di compravendita stipulati nel medioevo o in età moderna si prevede il pagamento in moneta

Ma molto spesso i beni venduti vengono scambiati con altri beni, senza che passi di mano del denaro.

La moneta in questo caso serve solo come misura del valore

Il cambiavalute e sua moglie (1514) di Quentin Metsys.

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Un documento autentico può contenere informazioni non vere, o meglio inattendibili.

Molte cronache medievali riportano dati del tutto inattendibili sulla popolazione, sulla ricchezza pubblica e privata, sugli scambi.

In realtà molte stime esagerate sono la traduzione in cifre di giudizi qualitativi (“grande”, “molto grande”, “grandissimo”)

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Bisogna sempre chiedersi da chi e perché un documento è stato redatto e quali erano gli interessi del suo estensore.

"Serenissimo Principe, illustrissima Signoria.

La clementia di vostra Serenità ha in ogni tempo sovvenuto alle calamita' et infortunii, i quali tal'hora cascano sopra i suoi poveri et fedelissimi contadini per cause delle tempeste, sollevando essi infelici con la gratia dell'essentioni, il qual ristoro e refrigerio se mancasse loro, sarebbero astretti di abbandonar il paese et andar mendicando con le sue povere fameglie. Per questo noi miseri et infelici contadini della villa di Codognedo [Codognè] distretto di Portobuffole sopra i quali l'ultimo del mese di giugno prossimo passato e' caduta la maggiore et piu' horribile tempesta, che si vedesse giamai, la quale non pur ha levato l'arcolto di tutte le biave che si ritrovano in campagna, ma etiamdio ha tolto tutta l'uva con ruina et fracass de gl'arbori istessi, spogliandone di tutto quello che dovea esser il viver nostro dell'anno presente, et preparandone anco negl'anni futuri quei danni che suole sempre dopo lasciare cosi' grave tempesta […]”

ASV, Pien Collegio, risposte di fuori, b. 334, 8 luglio 1580.

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Per molti documenti medievali non disponiamo di originali, ma solo di copie

La trascrizione può introdurre degli errori, specie quando viene fatta a distanza di secoli da persone che non comprendono bene la scrittura e il significato dei simboli e convenzioni utilizzate

È particolarmente difficile scoprire gli errori nella trascrizione di cifre o simboli (come quelli utilizzati per indicare una moneta di conto)

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In alcuni casi i dati appaiono subito assurdi o contraddittori.

In altri casi il confronto con altre fonti o con altri tipi di evidenze (ad esempio le dimensioni di un abitato) consentono di stabilire se un dato è credibile o meno

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I dati fiscali vanno valutati tenendo conto della possibilità di sfuggire ai controlli

Variazioni nell’ammontare del dazio riscosso possono rispecchiare cambiamenti nella forma di esazione o nella severità dei controlli

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Ancora nell’Ottocento e nel primo Novecento le statistiche riportano dati contraddittori.

Le statistiche sull’emigrazione dai paesi europei verso le Americhe e quelle americane sull’immigrazione dall’Europa non coincidono.

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Alcune statistiche ottocentesche sembrano a prima vista affidabili.

Ma quando si va ad esaminare la documentazione sulla quale sono fondate, ci si accorge che i dati sui salari sono basati sulle informazioni prestate da due o tre aziende.

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La statistica agraria italiana a inizio ‘900

Dopo l’inchiesta agraria Iacini la statistica agraria italiana “si è andata intisichendo”.

Ci si è ridotti a dare l’ammontare della produzione di soli tre prodotti: grano, riso, vino.

“Non esiste un serio ordinamento del servizio di statistica”: si chiede ai prefetti, che chiedono ai comuni e non si controlla. È “peggio di nulla, perché produce inganno e discredito”

Quanto all’allevamento, si diffondono dati sul numero di capi approssimati al milione.

GHINO VALENTI, Per l’ordinamento della statistica agraria in Italia, Boll. Uff. MAIC, 21 marzo 1907.

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Può essere difficile, talvolta impossibile, stabilire l’autentico significato delle informazioni.

Molte volte non sappiamo perché sono stati raccolti i dati sulla popolazione.

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Alcuni termini possono essere utilizzati in modo fuorviante o il loro significato può cambiare nel tempo.

Gli ormesini sono un tipo di tessuto di seta molto semplice e leggero che ha grande fortuna nel Cinquecento.

A Venezia non sono considerati tessuti di seta, perché non ricadono nelle classificazioni tradizionali dell’arte della seta (velluti, damaschi ecc.)

In una memoria presentata ad una magistratura si dice che gli ormesini sono tessuti e sono fatti di seta, ma non sono tessuti di seta.

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La rilevanza delle fonti e delle notizie in esse contenute dipende dal problema che si vuole affrontare.

Una stessa notizia può essere cruciale o irrilevante a seconda del problema.

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Gli storici economici “continentali” tendono a non formalizzare i modelli che utilizzano

La mancata esplicitazione dei modelli espone al rischio di utilizzare solo il “buonsenso”, cioè il senso comune.

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Dagli anni ’60 nei paesi anglosassoni c’è stato un crescente impegno da parte di storici economici di formazione economica nell’applicare allo studio dei fatti storici dei modelli economici quantitativi.

Si tratta della Cliometria.

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Questo approccio è stato utile, ma col tempo è stato portato all’estremo

Presenta diversi rischi:

  • Semplicismo
  • Ex-postismo
  • Tesismo
  • Subiettivismo
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Parlare di causa ed effetto in storia significa imporre ex-post un ordine che non era evidente ex-ante

Sia la sequenza temporale tra due avvenimenti (prima accade A e poi B) che la correlazione (se cresce A cresce anche B) non implicano che tra A e B esista un rapporto di causa-effetto

Ad esempio, sia A che B possono essere determinati da una terza variabile C che non siamo riusciti ad individuare.

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Il progresso scientifico e tecnologico, ricostruito ex-post, appare una marcia trionfale di successi

Ma in realtà molte invenzioni hanno avuto risultati fallimentari e molte linee di ricerca non hanno portato ad alcun risultato.

Si ricostruisce la genesi delle idee ora dominanti, ma non si riesce a comprendere il passato.

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La cliometria, lo studio della storia economica con metodi quantitativi, si concentra quasi esclusivamente sulla formulazione del modello teorico

Questo non aiuta lo storico a difendersi dall’influsso negativo degli “-ismi”

C’è il rischio di trasformare il modello da metodo a obiettivo della ricerca

Cioè di fare storia economica non per ricostruire e comprendere il passato, ma per dimostrare la validità (più o meno estesa nel tempo e nello spazio) di teoremi economici.

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Dopo decenni di studi non sappiamo ancora con certezza quale sia la ragione del successo e del declino economico

Manca una teoria complessiva che metta in luce i nessi e le interrelazioni tra le principali variabili economiche ed i diversi ambiti della vita sociale, culturale, ecc.

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Per l’Ottocento e per il Novecento una parte della crescita si può spiegare con l’incremento dei fattori produttivi, degli input del processo di produzione: capitale e lavoro.

La parte restante della crescita non si spiega con l’incremento degli input e va attribuita all’aumento della produttività dei fattori.

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La crescita del TFP, la produttività totale dei fattori può essere dovuta a:
  • Progresso tecnologico
  • Maggior qualificazione della forza lavoro

- Aumento nella divisione del lavoro

  • Economie di scala
  • Allocazione più efficiente dei fattori

È estremamente difficile stabilire l’importanza di ciascuno di questi fattori ANCHE per l’età contemporanea.

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