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Corso di aggiornamento per Operatori La contenzione fisica previene le cadute?

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  1. CORSI DI AGGIORNAMENTO PER LE PROFESSIONI DELLA CURA Verona, Centro Congressi Fiere di Verona Edizione 0: 17 Aprile 2007 Edizione1: 18 Aprile 2007 Edizione 2: 19 Aprile 2007 Corso di aggiornamento per Operatori La contenzione fisica previene le cadute? Roberta Mazza, Sandra Sansolino Centro studi EBN Azienda Ospedaliera S.Orsola-Malpighi, Bologna

  2. PREVENZIONE DELLE CADUTE

  3. DEFINIZIONE CADUTA: “UN’ IMPROVVISA, INASPETTATA DISCESA DALLA POSIZIONE ORTOSTATICA, O ASSISA, O CLINOSTATICA”. Questa definizione include: • i pazienti che dormendo sulla sedia cadono per terra • i pazienti trovati sdraiati sul pavimento • le cadute supportate

  4. CADUTE & CADUTI

  5. CHI CADE? Le cadute interessano diverse tipologie di persone. Le categorie maggiormente esposte sono: I BAMBINI GLI ATLETI GLI ANZIANI Solo per gli anziani tuttavia le cadute costituiscono un problema che spesso ha esiti drammatici.

  6. DOVE AVVENGONO LE CADUTE DEGLI ANZIANI? In tutti i contesti di vita: • AL DOMICILIO • ALL’INTERNO DEGLI ISTITUTI RESIDENZIALI • IN OSPEDALE

  7. IN ITALIA • Policlinico S. Orsola-Malpighi Bologna: 0,86% nell’anno 2000 (Chiari et al., 2002); 1,22% nell’anno 2004 (Centro Studi EBN). • Careggi di Firenze: 0,44% nel 2000 (Brandi et al., 2002).

  8. ATTENZIONE!!!!!!! Queste stime si riferiscono alla intera popolazione ricoverata: esistono infatti Unità Operative (medicine, geriatrie, riabilitazione, ossia quelle che ospitano gli anziani e le persone maggiormente dipendenti) in cui i valori sono estremamente più elevati!

  9. IN CASA DI RIPOSO L’incidenza media di cadute calcolata da questi studi è di circa 3 volte superiore rispetto a quanto si verifica negli anziani che vivono al domicilio (in media una caduta e mezza per letto all’anno).

  10. I FATTORIDI RISCHIODELLE CADUTE

  11. FATTORI DI RISCHIO INTRINSECI: PRECEDENTI CADUTE; DEFICIT DELLA VISTA; ICTUS, SINCOPI,ASTENIA; PAURA DI CADERE; IPOTENSIONE ORTOSTATICA; PATOLOGIE ACUTE; MARCIA INSTABILE; DEFICIT COGNITIVI; INCONTINENZA. FATTORI ESTRINSECI: FARMACI; CONTENZIONE; FATTORI AMBIENTALI: TAPPETI NON STABILI; SCALE NON STABILI; SERVIZI IGIENICI SENZA APPIGLI E MANIGLIE; SCARPE NON DI MISURA; SCARSA ILLUMINAZIONE; AUSILI ALLA DEAMBULAZIONE INADEGUATI. FATTORI DI RISCHIO

  12. PAZIENTI A RISCHIO DI CADUTA • UNO DEI PIÙ FORTI PREDITTORI DI CADUTE È LA PRESENZA DI PREGRESSE CADUTE. • VI SONO NUMEROSI ALTRI FATTORI DI RISCHIO, IL CUI NUMERO DETERMINA L’ENTITÀ DEL RISCHIO DI CADUTA: IL RISCHIO DI CADERE AUMENTA DAL 19% QUANDO È PRESENTE UN FATTORE DI RISCHIO, AL 78% QUANDO SONO PRESENTI 4 O PIÙ FATTORI DI RISCHIO (TINETTI, 2003).

  13. SITUAZIONI ASSOCIATE ALLE CADUTE Domicilio RISCHI AMBIENTALI, MALATTIE ACUTE, IMMOBILITÀ E L’ESSERE COSTRETTI IN CASA, DEMENZA, USO DI FARMACI (DIURETICI, TRANQUILLANTI…). Reparti per acuti DEBOLEZZA GENERALE, DIMINUITO MOVIMENTO DEGLI ARTI INFERIORI, INSONNIA, INCONTINENZA, CONFUSIONE, DEPRESSIONE.

  14. SITUAZIONI ASSOCIATE ALLE CADUTE Reparti di lungo degenza RECENTE AMMISSIONE, DEMENZA, FRAGILITÀ DELLE ANCHE, SVOLGIMENTO DI ALCUNE ATTIVITÀ (ANDARE IN BAGNO, ALZARSI DAL LETTO) USO DI FARMACI SEDATIVI DURANTE LE ORE DIURNE, FARMACI CARDIOVASCOLARI, ASSUNZIONE DI PIÙ FARMACI, DIMINUITA PRESENZA DI PERSONALE, ATTIVITÀ CONDOTTE SENZA SUPERVISIONE, MOBILIO NON SICURO, PAVIMENTI SCIVOLOSI, MALATTIE ACUTE.

  15. PATOLOGIE ASSOCIATE ALLE CADUTE • Artriti, soprattutto delle ginocchia; • Malattie cardiache (IMA); • Malattie neurologiche (ictus, TIA, epilessia, patologie cerebellari, neuropatie periferiche); • Disfunzioni cardiache (aritmie, patologie valvolari, blocchi della conduzione); • Depressione; • Alterazioni della marcia (m. di Parkinson, idrocefalo normoteso); • Problemi ai piedi (calli, duroni..);

  16. PATOLOGIE ASSOCIATE ALLE CADUTE • Ipotensione ortostatica (diminuzione della pressione => 20mmHG della pressione sistolica dal clinostatismo all’ortostatismo); • Malattie acute di tutti i tipi; • Diabete, iper o ipoglicemia; • Deficit neurologici (ipoacusia, deficit visivi, propriocettivi, vestibolari); • Patologie respiratorie (embolia polmonare, infezioni, pneumotorace).

  17. FATTORI FARMACOLOGICIASSOCIATI ALLE CADUTE

  18. FATTORI ERGONOMICI ASSOCIATI ALLE CADUTE • Aumentata distanza tra il letto ed il bagno; • Passaggio da e per la carrozzina; • Ridotta forza di presa della mano dominante; • Disabilità delle estremità inferiori, incluso la riduzione della forza, della sensibilità, dell’equilibrio; • Deterioramento della marcia e dell’equilibrio; • Aumento dell’ondeggiamento posturale; • Debolezza muscolare; • Uso di ausili nella deambulazione; • Scarpe della misura sbagliata e con la suola scivolosa.

  19. FATTORI AMBIENTALI ASSOCIATI ALLE CADUTE • Uso di contenzione fisica; • Ausili e mobilio con altezza inappropriata per i trasferimenti; • Pavimenti scivolosi; • Altezza e posizionamento delle sponde o mancanza di sponde; • Tappeti logorati, non ancorati, corde e fili liberi; • Pavimento sconnesso ed irregolare.

  20. VALUTAZIONE A causa della natura multifattoriale del rischio di caduta e delle strategie di prevenzione, sono realizzati molti programmi di prevenzione. Solitamente essi includono: • La valutazione del rischio. • La revisione della terapia. • L’uso d’ausili. • Esercizi di rafforzamento. • Sicurezza domestica.

  21. INTERVENTI • Massimizzare le abilità e le capacità della persona, in relazione alle sue risposte e alla tolleranza all’attività. • L’assistenza deve essere finalizzata a rafforzare e mantenere le capacità funzionali della persona.

  22. INTERVENTI • Gli operatori possono incorporare un approccio focalizzato sulle abilità nella assistenza alla persona; realizzare occasioni per l’attività, gli esercizi ed il riposo, quando necessario; essere flessibili nello svolgimento dell’assistenza routinaria; prevedere le azioni; non agire in modo affrettato e fornire il tempo di pensare durante lo svolgimento dei compiti.

  23. IPOTENSIONE ORTOSTATICA Per i pazienti con ipotensione ortostatica alcune strategie sono: • alzarsi da seduti lentamente; • dondolare prima di stare in piedi o prima di camminare; • flettere i piedi alternativamente prima di alzarsi; • sedere immediatamente alla comparsa di vertigini; • riposare dopo i pasti se insorge ipotensione post-prandiale.

  24. INTERVENTI Gli operatori possono: • Aiutare la persona al fine di decidere le attività significative; • Introdurre una serie di attività motorie all’interno delle ADL, al fine di mantenere e rafforzare la flessibilità; realizzare attività fisiche per dare sollievo alla tensione muscolare; • Assistere le persone con una marcia non stabile;

  25. INTERVENTI • Utilizzare i presidi individuali raccomandati, ben progettati e sicuri (come gli ausili per la mobilizzazione) per ridurre i potenziali rischi ambientali (ad esempio le sedie a rotelle, i deambulatori, i bastoni devono essere in buono stato ed adatti ai bisogni della persona).

  26. INTERVENTI • Dimostrare come spostare il peso da un piede all’altro mentre si sta in piedi; • Dimostrare come alzarsi in piedi dalla sedia utilizzando i braccioli e posizionando i piedi per stabilizzare il baricentro; • Utilizzare l’alzawater quando è opportuno;

  27. INTERVENTI • Fornire la comoda, se appropriato; • Fornire illuminazione notturna nei percorsi e nelle entrate dove vi sono doppie vie di passaggio; • Marcare le soglie delle porte e della fine dei percorsi con colori contrastanti; • Promuovere il posizionamento di corrimano e di punti in cui fermarsi per riposare nei corridori ed in entrambi i lati delle rampe e delle scale;

  28. INTERVENTI • mantenere liberi da ostacoli gli ambienti come gli ingressi e i corridoi; mantenere le entrate con uno spazio libero di almeno 90 cm di larghezza e di 2 m di altezza;

  29. INTERVENTI • installare superfici antiscivolo sui piani delle vasche da bagno e sui piatti delle docce; • rimuovere i tappetini, o se utilizzati assicurarli con nastro bi-adesivo; • incoraggiare l’uso di scarpe comode, chiuse e con tacco basso; • fornire un programma di educazione alla sicurezza ambientale;

  30. INTERVENTI • Spostare la persona più vicino alla guardiola; • Porre il materasso sul pavimento per diminuire l’impatto di una caduta; • Periodi di attività e di riposo individualizzati; • Assistenza della famiglia; • Accesso regolare ai servizi igienici per espletare i bisogni evacuativi; • Modificazioni ambientali.

  31. COMPLICANZEDELLECADUTE

  32. QUALI SONO GLI ESITI DELLE CADUTE? PAURA DI CADERE FRATTURE DEL FEMORE FRATTURE DI ALTRE OSSA TRAUMI CRANICI LESIONI DEI TESSUTI MOLLI LESIONI MIDOLLARI MORTE

  33. CHI SONO LE PERSONE AD ALTO RISCHIO DI FRATTURA DI FEMORE? • Sono coloro che presentano, oltre al rischio di caduta, anche i seguenti fattori: • Precedenti traumi da frattura dopo i 50 anni • Anamnesi materna positiva a frattura d’anca • Abitudine al fumo • Basso peso corporeo.

  34. RACCOMANDAZIONI PER L’USO DELLA CONTENZIONE NELL’ANZIANO

  35. LA CONTENZIONE CHI E PERCHE’ VIENE SOTTOPOSTO A CONTENZIONE: • PAZ. A RISCHIO DI CADUTA O CON TENDENZA A PERDERSI, CONFUSI O AGITATI • PAZ. ALLETTATI, INCONTINENTI, NON AUTONOMI • POCO COLLABORANTI NEI TRATTAMENTI • PROBLEMI ORGANIZZATIVI, AMBIENTALI • PER “AUMENTARE” LA SICUREZZA DEL PAZIENTE • PAZ. CON DIAGNOSI PSICHIATRICHE O DETERIORAMENTO COGNITIVO • SCARSA CONOSCENZA DI METODI ALTERNATIVI E DEGLI EFFETTI NEGATIVI DELLA CONTENZIONE

  36. COSA INTENDIAMO PER CONTENZIONE FISICA? "QUALSIASI DISPOSITIVO, MATERIALE O APPARECCHIATURA FISSATA O POSTA VICINO AL CORPO, CHE NON PUÒ ESSERE CONTROLLATO O RIMOSSO FACILMENTE DALLA PERSONA E CHE PREVIENE INTENZIONALMENTE O INTENDE EVITARE IL MOVIMENTO LIBERO DELLA PERSONA VERSO LA POSIZIONE SCELTA E/O AD UN ACCESSO NORMALE DELLA PERSONA AL PROPRIO CORPO." (RETSAS 1998)

  37. COSA INTENDIAMO PER CONTENZIONE FISICA? • LA CONTENZIONE È UN ATTO MEDICO • NON DEVE ESSERE UN ESPEDIENTE ORGANIZZATIVO

  38. ENTITÀ DEL FENOMENO SECONDO UNA REVISIONE CONDOTTA DA EVANS ET AL DEL 2002, SAREBBERO SOTTOPOSTE A CONTENZIONE LE PERSONE OSPEDALIZZATE IN UNA PERCENTUALE VARIABILE TRA IL 7 ED IL 17% E LE PERSONE OSPITI IN CASA DI RIPOSO DAL 12 AL 47%.

  39. Quali sono i dispositivi di contenzione? corpetti di sicurezza, manopole per le mani,

  40. Quali sono i dispositivi di contenzione? cinture, bustini,

  41. Quali sono i dispositivi di contenzione? cavigliere, polsini, i tavolini per carrozzina

  42. Quali sono i dispositivi di contenzione? le sponde al letto

  43. Anche una garza arrotolata può diventare strumento di contenzione se la utilizziamo in modo da ostacolare o bloccare la mobilità della persona.

  44. ATTENZIONE ALLE SPONDE! • Le sponde possono essere causa di terribili incidenti qualora il paziente le scavalchi per scendere dal letto o rimanga incastrato tra esse ed il letto. Le conseguenze possono essere: • Fratture, ferite, distorsioni, tagli • Decesso per strangolamento e asfissia • Decesso per impiccagione • Ischemia dell’arto bloccato • Compressione addominale

  45. RISCHI • MORTE: SPESSO CAUSATA DA STRANGOLAMENTO, ASFISSIA O TRAUMI • AUMENTO DEL NUMERO DELLE CADUTE • AUMENTO DEL LIVELLO DI CONFUSIONE • POTENZIAMENTO DEGLI EFFETTI DELLA IMMOBILIZZAZIONE.

  46. BENEFICI NON ESISTONO PROVE DOCUMENTATE CHE L’USO DELLA CONTENZIONE RIDUCA L’INCIDENZA DI CADUTE O DIMINUISCA IL LIVELLO DI AGITAZIONE DEL PAZIENTE.

  47. LESIONI DIRETTE sono provocate dalla pressione esterna del dispositivo di contenzione LESIONI INDIRETTE lesioni dovute all'immobilità forzata di una persona EFFETTI INDESIDERATI

  48. LE LESIONI DIRETTE POSSONO ESSERE: • ABRASIONI E LACERAZIONI • LESIONI NERVOSE • LESIONI ISCHEMICHE • ASFISSIA • MORTE

  49. LE LESIONI INDIRETTE POSSONO ESSERE: • MAGGIORE RISCHIO DI CADUTA • DEGENZA DI MAGGIORE DURATA • INFEZIONI NOSOCOMIALI • UN’ AUMENTATA MORTALITÀ • LESIONI DA DECUBITO 

  50. L’ESPERIENZA DELLA CONTENZIONE L’esperienza di essere sottoposti alla contenzione: • LIMITAZIONE • DISAGIO FISICO