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NIETZSCHE (critica del positivismo e dello storicismo)

NIETZSCHE (critica del positivismo e dello storicismo). prof. Michele de Pasquale. in Verità e menzogna in senso extramorale (1873) Nietzsche sviluppa una critica del concetto scientifico e positivistico di verità

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NIETZSCHE (critica del positivismo e dello storicismo)

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Presentation Transcript


  1. NIETZSCHE(critica del positivismo e dello storicismo) prof. Michele de Pasquale

  2. in Verità e menzogna in senso extramorale (1873) Nietzsche sviluppa una critica del concetto scientifico e positivistico di verità il linguaggio è una convenzione la cui essenza non è quella di rappresentare la natura delle cose: è un sistema di metafore che non va inteso come l’unico modo corretto di descrivere il mondo tutto ciò che definiamo verità è solo un provvisorio configurarsi di determinate opinioni e concezioni, risultato del prevalere a livello individuale e collettivo di determinati criteri, interessi, rapporti di forza

  3. contro il mito positivistico della scienza obiettiva, il prospettivismo nietzschiano afferma che “non ci sono fatti, ma solo interpretazioni” (non esistono nè verità, nè falsità, ma solo differenti prospettive sulla realtà) il conoscere è al di là del vero e del falso: tutte le “verità” prodotte si equivalgono dato che non esiste un criterio oggettivo per preferirne una o l’altra conoscere è allora valutare: organizzare la realtà secondo il prospettivismo dei valori attraverso i quali ciascun uomo esprime la singolarità della propria esistenza

  4. “ Oggi tanti materialisti scienziati della natura si sentono soddisfatti della credenza in un mondo che dovrebbe avere il suo equivalente e la sua misura nel pensiero umano, in umani concetti di valore; in un "mondo della verità", a cui si potrebbe in definitiva accedere con l'aiuto della nostra quadrata piccola ragione umana. Come? Vogliamo davvero far sì che l'esistenza si avvilisca in un esercizio di contabili e in una vita da talpa per matematici? Innanzitutto non si deve voler spogliare l'esistenza del suo carattere polimorfo: lo esige il buon gusto, signori miei, il gusto del rispetto di fronte a tutto quello che va al di là del vostro orizzonte! Che abbia ragion d'essere una sola interpretazione del mondo, quella in cui voi vi sentite a posto, quella in cui si può investigare e continuare a lavorare scientificamente nel vostro senso (per voi, in realtà, meccanicistico?), una siffatta interpretazione, che altro non ammette se non numeri, calcoli, uguaglianze, cose visibili e palpabili, è una balordaggine e una ingenuità, posto che non sia una infermità dello spirito, un'idiozia! [... ] Un'interpretazione scientifica del mondo, come l'intendete voi, potrebbe essere pur sempre una delle più sciocche, cioè, tra tutte le possibili interpretazioni del mondo, una delle più povere di senso: sia detto ciò per gli orecchi e per la coscienza dei signori meccanicisti che oggi s'intrufolano volentieri tra i filosofi, e sono assolutamente dell'opinione che la meccanica sia la teoria delle leggi prime e ultime, sulle quali ogni esistenza dovrebbe essere edificata come sopra le sue fondamenta. Tuttavia un mondo essenzialmente meccanico sarebbe un mondo essenzialmente privo di senso. Ammesso che si potesse misurare il valore di una musica da quanto di essa può essere computato, calcolato, tradotto in formule, come sarebbe assurda una tale "scientifica" misurazione della musica! Che cosa di essa avremmo mai colto, compreso, conosciuto? Niente, proprio un bel niente di ciò che propriamente in essa è "musica". (Nietzsche, La Gaia Scienza)

  5. “ Si vede che anche la scienza riposa su una fede, che non esiste affatto una scienza "scevra di presupposti". La domanda se sia necessaria la verità, non soltanto deve avere avuto già in precedenza risposta affermativa, ma deve averla avuta in grado tale da mettere quivi in evidenza il principio, la fede, la convinzione che "niente è più necessario della verità e che in rapporto a essa tutto il resto ha soltanto un valore di secondo piano". Questa incondizionata volontà di verità, che cos'è dunque?[ ... ] Ebbene, si sarà compreso dove voglio arrivare, vale a dire che è pur sempre una fede metafisica quella su cui riposa la nostra fede nella scienza; che anche noi, uomini della conoscenza di oggi, noi atei e antimetafisici, continuiamo a prendere anche il nostro fuoco dall'incendio che una fede millenaria ha acceso, quella fede cristiana che era anche la fede di Platone, per cui Dio è verità e la verità è divina... Ma come è possibile, se proprio questo diventa sempre più incredibile, se niente più si rivela divino salvo l'errore, la cecità, la menzogna, se Dio stesso si rivela come la nostra più lunga menzogna?” (Nietzsche, La Gaia Scienza)

  6. in questo modo vengono messi radicalmente in discussione i concetti di soggetto e coscienza: il soggetto è semplicemente una posizione prospettica tra le altre privo del carattere di unità, ultimità che la filosofia gli ha assegnato da Cartesio a Kant Nietzsche - riprendendo un tema spinoziano e leibniziano - ritiene che ogni rappresentazione del soggetto deriva da un appetitus del soggetto nei confronti dell’oggetto, e poichè questo appetitus si radica nella biologia del soggetto, la rappresentazione non è necessariamente accompagnata dalla coscienza: il soggetto non è un io autoscosciente, ma un complesso conflittuale di centri di forza attivi secondo una loro propria istintualità (la coscienza non percepisce che una minima parte di questa attività multiforme del corpo)

  7. lo scopo delle quattro Considerazioni inattuali (1873-76) è la critica della civiltà occidentale, senza il progetto di fondare una cultura diversa: anzi la prospettiva di Nietzsche è quello di fare appello alle forze creative della cultura, le quali, all’interno della civiltà, sappiano interpretare un momento fortemente critico

  8. nella seconda inattuale la critica si concentra sulla storia il bersaglio è lo storicismo come espressione della mentalità del tempo i cui sintomi sono l’eccessivo legame col passato e l’atrofizzazione di ciò che in ogni cultura è l’elemento creativo ed attivo l’eccesso di senso storico diventa il segno della decadenza: gli uomini si riducono a vivere nel passato, spettatori rassegnati del corso inarrestabile degli eventi, senza più stimoli a creare nuova storia questa “saturazione di storia” indebolisce la personalità dell’uomo: lo sviluppo di conoscenze storiche dà all’uomo più cultura di quanta non ne riesca a digerire, ci limitiamo ad una cultura solo riproduttiva perdendo il contatto con la nostra interiorità

  9. “ L’eccesso di storia ha intaccato la forza plastica della vita, essa non è piú capace di servirsi del passato come di un robusto nutrimento. Il male è terribile, e nondimeno, se la gioventú non avesse il dono chiaroveggente della natura, nessuno saprebbe che esso è un male e che si è perduto un paradiso di salute. Ma questa stessa gioventú indovina anche col salutare istinto della natura stessa come questo paradiso si possa riconquistare; essa conosce gli unguenti e le medicine contro la malattia storica, contro l’eccesso dell’elemento storico: come si chiamano? Non ci si stupisca, si chiamano con nomi di veleni: i rimedi contro l’elemento storico si chiamano – l’antistorico e il sovrastorico. Con questi nomi ritorniamo all’inizio della nostra trattazione e alla sua serenità. Con il termine “l’antistorico” designo la forza e l’arte di poter dimenticare e di rinchiudersi in un orizzonte limitato; “sovrastoriche” chiamo le potenze che distolgono lo sguardo dal divenire, volgendolo a ciò che dà all’esistenza il carattere dell’eterno e dell’immutabile, all’arte e alla religione. La scienza – è essa infatti che parlerebbe di veleni – in quella forza, in queste potenze vede potenze e forze avverse: essa reputa infatti vera e giusta, ossia una considerazione scientifica, solo la considerazione delle cose che vede dappertutto un divenuto, un elemento storico, e in nessun luogo un ente, un eterno.%

  10. Allo stesso modo che essa vive in intima contraddizione con le forze eternizzanti dell’arte e della religione, cosí essa odia l’oblio, la morte del sapere, come pure cerca di eliminare tutte le delimitazioni dell’orizzonte e getta l’uomo in quel mare infinito e illimitato di onde luminose, nel mare del divenire conosciuto. Almeno vi potesse vivere! Allo stesso modo che per un terremoto le città crollano, si spopolano e l’uomo costruisce solo tremando e di nascosto la sua casa su un suolo vulcanico, cosí anche la vita si abbatte su se stessa, diventando debole e scoraggiata, se il terremoto di idee che la scienza provoca toglie all’uomo il fondamento di tutta la sua sicurezza e la sua pace, la fede in ciò che perdura ed è eterno. Ma la vita deve dominare sulla conoscenza, sulla scienza, oppure la conoscenza deve dominare sulla vita? Quale delle due forze è la piú alta e la decisiva? Nessuno può dubitarne: la vita è il potere piú alto, dominante, poiché una conoscenza che distruggesse la vita distruggerebbe nel contempo se stessa.” (Nietzsche, Considerazioni inattuali, II, Utilità e danno della storia per la vita)

  11. per combattere la malattia storica e vivere felicemente il presente bisogna dimenticare: grazie all’oblio agiamo con quel grado d’incoscienza senza il quale non c’è felicità ma solo paura ma la conoscenza del passato può avere anche un’utilità per la vita e Nietzsche individua tre modi fondamentali di porsi in un rapporto non dannoso con la storia che a loro volta danno origine a tre forme positive di storiografia

  12. storiografia monumentale storiografia antiquaria serve a rintracciare modelli che non si trovano nel presente (dai grandi momenti della storia passata si deduce che la grandezza fu comunque una volta possibile e perciò sarà anche possibile un’altra volta): il rischio di questa storiografia è di mitizzare il passato per renderlo degno di imitazione serve a chi ha cura delle proprie origini, vuole conservarle, tutelarle, vuole servire la vita preservando le condizioni in cui è nato per coloro che verranno dopo di lui: il rischio è quello di servire la storia passata fino al punto di mummificare la vita serve a chi usa il presente come unità di misura per giudicare il passato (la storia è trascinata davanti al tribunale del presente): il rischio è quello di staccarsi completamente dal passato dimenticando che siamo sempre figli di esso storiografia critica

  13. solo se la vita sa porsi grandi compiti ha senso guardare nel passato solo chi esprime una potente volontà di futuro sa scoprire il futuro che vive nel passato stesso

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