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Evoluzione delle Teorie Economiche

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  1. Evoluzione delle Teorie Economiche Riv. industriale Liberismo Stato Assoluto 2° Guerra Mondiale Crisi ‘29 Economia pubblica Crisi ‘70 Welfare State Neo Liberismo Globalizzazione Evoluzione del diritto di voto I Trattati di Maastrict

  2. Stato Assoluto • Epoca → prima delle Rivoluzioni • Luogo → Francia • Tipo Stato → Assoluto • Nome Teorie → Mercantilismo; Fisiocrazia • Principali esponenti → Re Sole (Luigi XIV) • Concetti → • Bilancio → Legato alle spese del Re • Finanza → -

  3. Concetti Principali • Politica • Politica amministrativa • Politica economica Torna a: ”Stato Assoluto”

  4. Mercantilismo • Il Mercantilismo fu una politica economica che prevalse in Europa dal XVI al XVIII secolo, basata sul concetto che la potenza di una nazione sia accresciuta dalla prevalenza delle esportazioni sulle importazioni. Nelle società europee di quei secoli, dietro gli aspetti di uniformità del mercantilismo, furono attuate differenti politiche a seconda della specializzazione economica naturale (agricola, manifatturiera, commerciale) e all'idea di ricchezza (oro, popolazione, bilancia commerciale). Torna a: ”Stato Assoluto”

  5. Fisiocrazia • La fisiocrazia è una dottrina economica che si affermò in Francia verso la metà del XVIII secolo (principalmente nel triennio 1756 - 1758), in chiara opposizione al mercantilismo e con lo scopo di risollevare le sorti delle scarse finanze francesi. • Secondo la dottrina fisiocratica l'agricoltura è la vera base di ogni altra attività economica: solo l'agricoltura è infatti in grado di produrre beni, mentre l'industria si limita a trasformare e il commercio a distribuire. Torna a: ”Stato Assoluto”

  6. Re Sole • Figlio di Luigi XIII e di Anna d'Austria. Aveva compiuto appena cinque anni quando ereditò il trono di Francia. Luigi, che è noto anche come il Re Sole, governò sulla Francia per oltre settant'anni, più di qualsiasi altro monarca francese e di tutti i principali monarchi europei. Torna a: ”Stato Assoluto”

  7. La legge di Say • La legge di Say, detta anche legge degli sbocchi, fu enunciata dall'economista francese Jean-Baptiste Say e riguarda il fenomeno delle crisi economiche. Egli sosteneva in tale legge che in regime di libero scambio non sono possibili le crisi prolungate, poiché i prodotti si pagano con i prodotti e non con il denaro, che è solamente merce rappresentativa. L'offerta è sempre in grado di creare la propria domanda: ogni venditore è anche compratore. Il rimedio delle crisi non doveva perciò, secondo Say, ricercarsi tanto in misure restrittive dell'importazione, quanto nell'incremento di quelle produzioni che servissero all'esportazione. Torna a: “Liberismo”

  8. Liberismo • Epoca → 1750 - 1929 • Luogo → Inghilterra, poi tutta Europa e USA • Tipo Stato → Liberale • Nome Teorie → Liberismo • Principali esponenti → Adam Smith, Ricardo • Concetti → • Bilancio → In pareggio • Finanza → Neutrale La legge di Say

  9. Concetti principali • lo stato non doveva intervenire perché il mercato si equilibrava da solo,deve intervenire solo per le cose di necessità nelle quali i privati non avevano interesse ad intervenire perché non gli venivano pagate(beni parzialmente puri); • laissez faire:se le forze presenti nel sistema economico sono lasciate libere di agire,esse opereranno per il meglio; • la disoccupazione rappresenta una fase naturale del ciclo economico,verrà assorbita spontaneamente. • la disoccupazione è il risultato di salari troppo alti causati dalla forza eccessiva dei sindacati; • per risolvere il problema della disoccupazione bisogna attenuare la forza dei sindacati; • l'offerta complessiva di beni è sempre in grado di generare la corrispondente domanda,è quindi da escludere che il sistema economico possa essere afflitto da crisi di sovrapproduzione se non parziali (legge di Say o legge degli sbocchi) o temporanee; • l'edonismo: il puntare alla felicità; • l'interesse egoistico di ogni individuo porta ad agire in modo da massimizzare il proprio benessere,ma così facendo rende • massimo anche il vantaggio per la comunità(metafora della mano invisibile di Smith); Torna a: “Liberismo”

  10. Stato Liberale Con l'espressione Stato liberale s'intende quella forma di Stato che si pone come obiettivo la tutela delle libertà o diritti inviolabili dei cittadini, attraverso una Carta Costituzionale che riconosce e garantisce i diritti fondamentali(libertà individuale, il diritto alla libertà religiosa, il diritto a una esistenza dignitosa ecc.) e sottopone la sovranità dello Stato a una ripartizione dei Poteri. Essa si è instaurata in Inghilterra con la Rivoluzione industriale e in USA e in Francia con altre rivoluzioni settecentesche, e nel resto dell'Europa con le rivoluzioni liberali che hanno luogo nella prima metà del XIX secolo(1820-21; 1830-31; 1848). Può essere definito anche come Stato minimo (caratteristica dello Stato liberale), cioè porsi come unico obbiettivo la tutela dei diritti fondamentali. CARATTERI FUNZIONI Torna a: “Liberismo”

  11. Caratteri dello Stato Liberale Lo Stato liberale si differenzia dallo Stato assoluto in quanto la sovranità non proviene dal Re, nè dal popolo (come nella democrazia), ma dalla nazione. La separazione dei poteri è piuttosto netta ed è uno dei caratteri fondamentali dello Stato. La Carta Costituzionale dello Stato presenta due caratteri distintivi: - è breve, nel senso che si limita solo a prescrivere gli organi statali, mentre la parte relativa ai diritti fondamentali è limitata solo ad alcuni principi; - è flessibile, in quanto non sono previsti procedimenti aggravati per la revisione della Costituzione, che può essere modificata con il procedimento legislativo ordinario, quindi modificare la Costituzione diventava semplice come emanare delle leggi ordinarie. Un esempio di questa Costituzione è lo Statuto Albertinoitaliano.

  12. Funzioni dello Stato Liberale • Le funzioni di questo Stato sono limitate a compiti di difesa e ordine pubblico: l'intervento in economia è volto e limitato a garantire che i soggetti economici si muovano ed operino secondo la legge di mercato, secondo la dottrina economica del laissez-faire (liberismo). • Lo Stato liberale è contro quel governo che ignora i diritti dei governanti e inoltre si ha uno Stato laico che regoli la separazione tra il potere pubblico e quello religioso.

  13. Finanza Neutrale • In economia si definisce finanza neutrale quel tipo di finanza a cui sono attribuiti esclusivamente fini di mantenimento dell'apparato statale. • Questa neutralità finanziaria, formulata dagli economisti del XIX secolo e sostenuta dalla scuola classica anglosassone negli anni '40, suggeriva che i pubblici poteri non interferissero nell'economia in quanto si supponeva che le problematiche economico-sociali trovassero soluzioni in modo naturale dato il perfetto equilibrio garantito dalla legge della domanda e dell'offerta. Torna a: “Liberismo”

  14. Diritto di voto • Che cos’è? • Cenni storici.. • In Francia.. • In Inghilterra.. • Negli U.S.A. • In Italia..

  15. Che cos’è? • Il diritto di voto è quel principio,secondo il quale tutti i cittadini maggiorenni possono partecipare alle lezioni politiche,amministrative e alle altre consultazioni pubbliche(referendum). Questo diritto/dovere,è correlato alle idee di volontà e di rappresentanza politica,promossa da Jean-Jacque Russeau;per il quale,i cittadini(anche nei moderni Stati democratici),sono alla base del sistema politico,infatti sono questi ultimi,tramite il suffraggio ad eleggere l’organo legislativo del Paese.

  16. Cenni Storici • Il principio del suffragio universale maschile,è stato introdotto per la prima volta negli Stati Uniti d’America,alla loro indipendenza nel 1776(con restrizioni basate su censo e istruzione). • In Europa,la strada è stata spianata negli inizi dell’Ottocento,da un suffragio ristretto ad una fetta della società(come in America),passo però inevitabile per il raggiungimento del diritto di voto universale.

  17. In Francia • Si verificarono lotte e ribellioni popolari per ottenere questo diritto,nel rispetto della rivoluzione francese e di un nazionalismo,incrementato dalla dall’attiva partecipazione del popolo. • Un punto fondamentale è la presa della Bastiglia del 14 luglio 1789,che portò ai concetti di Libertà-Uguaglianza-Fraternità • Nel 1792, vi fu un breve periodo di suffragio universale,nel quale votarono anche le donne • Nel 1848,si ricorda il suffragio universale maschile. • Nel 1946 invece,si tornò al diritto di volo generalizzato a tutti i maggiorenni,indistintamente da:sesso,istruzione,reddito.

  18. In Inghilterra • E’ stato uno tra i primi Paesi europei ad attuare riforme elettorali tendenti ad universalizzare il voto. • Nel 1832 vi fu il Referendum Act dove il voto era basato sul reddito. • Nel 1867 si abbassa il censo con il quale si può votare(riescono ad arrivarci anche alcuni operai). • Nel 1884-5 Si estende il diritto di voto maschile. • Nel 1918 Si estende anche alle donne.

  19. Negli U.S.A. • Nel 1776 nasce il suffraggio universale,vergognosamente restrittivo per i caratteri censitari,sessuali e razziali e culturali. • Nel 1966 la Corte Suprema dichiarò i vecchi requisiti anticostituzionali e vennero aboliti.

  20. In Italia • Il percorso italiano è molto lungo e contorto infatti parte da quando il Paese non era ancora uno Stato unitario • Nel 1848 il voto era concesso a tutti i 25enni,maschi che sapessero leggere scrivere e pagassero almeno 40 lire di imposte(il numero degli italiani con questi requisiti era circa il 2% della popolazione). • Nel 1882 si allargarono leggermente i criteri di scelta • Nel 1912 i maggiorenni di 20 anni,non analfabeti,maschi,avevano il diritto di voto,mentre gli analfabeti potettero iniziare a votare al raggiungimento del 30esimo anno di età. • Nel 1918 viene abolita la distinzione degli analfabeti. • Nel 1946 si arriva al suffraggio universale con il voto atto a scegliere tra la monarchia e la repubblica,oltre che per eleggere l’assemblea costituente(della costituzione).

  21. Economia pubblica • Epoca → Dopo il ‘29 • Luogo → USA • Tipo Stato → Interventista • Nome Teorie → Keynesiane • Principali esponenti → J.M.Keynes • Concetti → • Bilancio → In Deficit • Finanza → Congiunturale; Compensativa

  22. Stato Interventista • All'inizio del XX secolo, le crisi economiche, che nel frattempo erano diventate sempre più frequenti e sempre più acute, convinsero lo Stato che il sistema liberista, lasciato a se stesso, era incapace di as­sicurare alla nazione un progresso economico continuo ed equilibrato, come non era stato capace di garantire alla nazione un armonico svi­luppo sociale e civile. Ci si rese conto che se si voleva assicurare alla nazione un crescente sviluppo economico e abolire o, quanto meno, at­tutire le catastrofiche conseguenze delle depressioni economiche, lo Stato doveva abbandonare la sua tradizionale neutralità ed intervenire anche nel campo dell'economia. Torna a: “Economia Pubblica”

  23. Dapprima questo intervento fu frammentario ed occasionale. Esso si risolveva in «una serie di misure economiche isolate, non coordinate e senza rapporto fra di loro, intese a migliorare, in determinati periodi, le condizioni dei produttori di grano, degli allevatori di bestiame, della industria tessile, di qualsiasi altro gruppo economico. (Poteva) essere adottato per mantenere il livello degli utili, dei prezzi, dei salari o delle condizioni di lavoro nella particolare industria che (formava) oggetto di tali misure, oppure (poteva) essere principalmente inteso a miglio­rare il gettito delle imposte. Poteva anche avere come scopo la conser­vazione delle risorse minerarie, idriche o forestali; oppure servire ad assistere una comunità o una zona in particolari condizioni di disagio economico; soprattutto poteva spesso rappresentare il tentativo di at­tenuare gli effetti di una depressione ciclica o strutturale, in gestazio­ne o in atto» (1).

  24. Ciò che c'era di positivo in queste misure è che esse riu­scivano a tappare, bene o male, le falle che continuamente si aprivano nella grande barca dell'economia, ma non riuscivano ad impedire che esse si aprissero, e ciò era dovuto al fatto che, più che misure preventi­ve, esse erano misure correttive di squilibri che si venivano a creare in alcuni settori dell'economia. Esse si erano dimostrate efficaci nella lot­ta contro le grandi depressioni o nel risollevare un settore dell'econo­mia da uno stato di crisi, ma del tutto inefficaci per garantire al paese un alto sviluppo economico e sociale.

  25. Cambridge, 5 giugno 1883 - 21 aprile 1946 Carriera; La Teoria Generale; Keynes investitore; Keynes e Marx John Maynard Keynes Torna a: “Economia Pubblica”

  26. Carriera • È presto assegnato alla Royal Commission on Indian Currency and Finance, una posizione che gli consente di mostrare il suo considerevole talento nell'applicare la teoria economica a problemi di ordine pratico. La sua provata abilità in tal senso, con particolare riferimento alle questioni riguardanti le valute e il credito, gli consente di diventare, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, consigliere del Cancelliere dello Scacchiere e del Ministero del Tesoro per le questioni economiche e finanziarie. Torna a: “Keynes”

  27. Questi successi gli fruttano un incarico che avrà un enorme impatto sullo sviluppo della sua vita e della sua carriera, quello di rappresentante economico del Tesoro alla Conferenza di pace di Versailles del 1919.

  28. La Teoria Generale La sua opera principale è la Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta un volume che ha un notevole impatto sulla scienza economica, e costituisce il primo nucleo della moderna macroeconomia. Torna a: “Keynes”

  29. Nel Teoria generale, Keynes afferma che sono giustificabili le politiche destinate a stimolare la domanda in periodi di disoccupazione, ad esempio tramite un incremento della spesa pubblica. Poiché Keynes non ha piena fiducia nella capacità del mercato lasciato a sé stesso di esprimere una domanda di piena occupazione, ritiene necessario che in talune circostanze sia lo Stato a stimolare la domanda. Queste argomentazioni trovano conferma nei risultati della politica del New Deal, varata negli stessi anni dal presidente Roosevelt negli Stati Uniti. La teoria macroeconomica con alcuni perfezionamenti negli anni successivi giunge ad una serie di risultati di rilievo nelle politiche economiche attuali.

  30. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Keynes sostiene con Come pagare per la guerra , che lo sforzo bellico dovrebbe essere finanziato con un maggiore livello di imposizione fiscale, piuttosto che con un bilancio negativo, per evitare spinte inflazioniste.

  31. Con l'approssimarsi della vittoria alleata, Keynes è nel 1944 alla guida della delegazione inglese a Bretton Woods, negoziando l'accordo finanziario tra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, nonché a capo della commissione per l'istituzione della Banca Mondiale. • Non riesce tuttavia a raggiungere i suoi obiettivi.

  32. Keynes sa che il sistema di cambi fissi stabilito dagli accordi può essere mantenuto nel tempo, solo a patto di costringere gli Stati Uniti, destinati ad avere una bilancia commerciale e finanziaria positiva, a finanziare i paesi con saldi finanziari negativi. Ma incontra l'opposizione americana verso la predisposizione di fondi, che Keynes avrebbe voluto essere assai ingenti, destinati a tale scopo. • I fondi vengono predisposti ma sono, per volere americano e grazie all'azione del negoziatore statunitense Harry Dexter White, di dimensioni contenute. Risulteranno insufficienti a finanziare i saldi finanziari negativi dei paesi più deboli e a fronteggiare la speculazione sui cambi.

  33. Il sistema di Bretton Woods resisterà fino alla prima metà degli anni '70, quando le pressioni sulle diverse monete causeranno la fine dei cambi fissi ed il passaggio ad un regime di cambi flessibili, ad opera del presidente americano Richard Nixon.

  34. Keynes investitore • I brillanti risultati di Keynes come investitore sono testimoniati dai dati, disponibili pubblicamente, su un fondo che amministrò personalmente per conto del King's College a Cambridge. • Tra il 1928 e il 1945, nonostante una caduta rovinosa durante la Crisi del 1929, il fondo amministrato da Keynes genera un rendimento medio del 13,2% annuo, contro il magro risultato del mercato britannico in generale, che negli stessi anni mostra un declino medio dello 0,5% annuo. Torna a: “Keynes”

  35. Keynes e Marx Controverso e particolare è stato il rapporto tra Keynes e Marx. Keynes giudicò sempre Marx e la sua dottrina in modo molto critico. Ne La fine del laissez-faire (1926), nel criticare il liberismo economico, Keynes osserva Torna a: “Keynes”

  36. Ne La fine del laissez-faire (1926), critica il liberismo economico e le teorie marxiste. • "Ma i principi del laissez-faire hanno avuto altri alleati oltre i manuali di economia? Va riconosciuto che tali principi hanno potuto far breccia nelle menti dei filosofi e delle masse anche grazie alla qualità scadente delle correnti alternative - da un lato il protezionismo, dall'altro il socialismo di Marx. • Il socialismo marxista deve sempre rimanere un mistero per gli storici del pensiero; come una dottrina così illogica e vuota possa aver esercitato un'influenza così potente e durevole sulle menti degli uomini e, attraverso questi, sugli eventi della storia." (Keynes, 1926)

  37. Del disprezzo nutrito da Keynes nei confronti della dottrina marxista vi è traccia anche nella sua corrispondenza, in una lettera inviata a Sraffa, che gli aveva consigliato la lettura del Capitale, Keynes scrive: • "Ho provato sinceramente a leggere i volumi di Marx, ma ti giuro che non sono proprio riuscito a capire cosa tu ci abbia trovato e cosa ti aspetti che ci trovi io! Non ho trovato neanche una sola frase che abbia un qualche interesse per un essere umano dotato di ragione. Per le prossime vacanze dovresti prestarmi una copia del libro sottolineata."

  38. Nonostante il palese disprezzo di Keynes, molti autori rintracciano in Marx alcune anticipazioni del pensiero keynesiano. • Così, ad esempio, la possibilità di crisi da sottoconsumo e la critica radicale della legge di Say

  39. Welfare State • Epoca → Dopoguerra • Luogo → USA e Inghilterra • Tipo Stato → Welfare State • Nome Teorie → Keynesiane mal interpretate • Principali esponenti → - • Concetti → • Bilancio → Perennemente in Deficit • Finanza → Funzionale

  40. Concetti • Stato del “benessere”. Lo Stato non interveniva solo quando c’era una crisi ma sempre. In questo modo aumentò in maniera sproporzionata il debito pubblico e l’inflazione. Lo Stato agiva in funzione di ciò che serviva ai cittadini senza tener conto delle entrare che ci sarebbero state. CAMBIO $/ORO Torna a: “Welfare State”

  41. Finanza Compensativa • Politica economica anticiclica che prevede una riduzione della spesa pubblica o, in alternativa, un aumento della pressione fiscale nei periodi di espansione e un suo incremento (o una diminuzione delle tasse) nelle fasi di recessione Torna a: “Economia Pubblica”

  42. Neo Liberismo • Epoca → Dopo anni ‘70 • Luogo → USA – Gran Bretagna • Tipo Stato → Democratico • Nome Teorie → Monetarismo, Neoliberismo • Principali esponenti → Fisher, Friedman • Concetti → • Bilancio → Tende in pareggio • Finanza → Funzionale Curva di Laffer Ronald Regan

  43. Adam Smith – “La mano invisibile” • "In effetti egli [l'individuo] non intende, in genere preseguire l'interesse pubblico, né è consapevole della misura in cui lo sta perseguendo. Quando preferisce il sostegno dell'attività produttiva del suo paese invece di quella straniera, egli mira solo alla propria sicurezza e, quando dirige tale attività in modo tale che il suo prodotto sia il massimo possibile, egli mira solo al suo proprio guadagno ed è condotto da una mano invisibile, in questo come in molti altri casi, a perseguire un fine che non rientra nelle sue intenzioni. Né il fatto che tale fine non rientri sempre nelle sue intenzioni è sempre un danno per la società. Perseguendo il suo interesse, egli spesso persegue l'interesse della società in modo molto più efficace di quando intende effettivamente perseguirlo. Io non ho mai saputo che sia stato fatto molto bene da coloro che affettano di commerciare per il bene pubblico. In effetti, questa è un'affettazione non molto comune tra i commercianti, e non occorrono molte parole per dissuaderli da questa fisima" ("La ricchezza delle nazioni"). Torna a: “Liberismo”

  44. Monetarismo • Il monetarismo è una teoria macroeconomica che si occupa principalmente degli effetti dell'offerta di denaro governata dalle banche centrali. Le teorie monetarie, in particolare, hanno come obiettivo il controllo dell'offerta di denaro e considerano l'inflazione come conseguenza di un'offerta di denaro superiore alla domanda. Oggi il monetarismo è associato principalmente all'opera di Milton Friedman, il quale è stato in gioventù keynesiano, per poi approdare a conclusioni molto lontane, se non opposte, dal pensiero keynesiano. Esso pone l'attenzione sugli effetti macroeconomici del governo dell'offerta di moneta da parte delle banche centrali. È dovuto principalmente al lavoro di Milton Friedman, che ritiene che "l'inflazione è sempre e comunque un fenomeno monetario", e dipende quindi dal meccanismo di domanda e offerta di moneta. Essa è pertanto controllabile dalle Banche Centrali, le quali devono mantenere l'offerta di moneta al suo valore di equilibrio, determinato sulla base della crescita della produttività e dalla domanda. Torna a: “Neoliberismo”

  45. Politica • Voltaire definì il regno di Luigi XIV, "le grand siècle". Durante il suo regno la Francia fu la dominatrice e il modello culturale dell'intera Europa insieme all'Inghilterra, come attestano le opere prese a modello dalla reggia di Versailles in tutta Europa, dal Castello di Drottningholm (Svezia) alla Reggia di Caserta. La frase che gli viene spesso attribuita, "L'état, c'est moi!" ("Lo Stato sono io!"), è molto probabilmente apocrifa, giacché il suo regno fu contrassegnato da grandi progressi nel diritto pubblico proprio nella distinzione tra la persona fisica del re e lo Stato, mentre più veritiera appare l'altra frase celebre attribuitagli sul letto di morte: "Je m'en vais, mais l'État demeurera toujours" (Io me ne vado, ma lo Stato resterà sempre).

  46. Politica amministrativa • In ambito amministrativo tolse man mano potere ai vecchi governatori provinciali, che tuttavia non esautorò, e sovrappose ad essi degli intendenti, non in gran numero e quasi tutti provenienti dall'aristocrazia e dalla nobiltà di toga. • Gli intendenti erano una nuova figura amministrativa e rimasero in pianta stabile anche dopo la morte del Re Sole; avevano una dipendenza fortemente centralizzata che tuttavia persero col passare dei tempi e dei regnanti.

  47. Politica economica • Il braccio destro di Luigi XIV fu per molti anni Jean-Baptiste Colbert, controllore delle finanze dello Stato, la seconda carica più importante dopo quella regia; egli era fautore del mercantilismo. Colbert favorì in ogni modo le esportazioni ed incentivò vari campi produttivi, come ad esempio beni di lusso, ma per contro fece salire a livelli proibitivi i dazi sulle importazioni; ben presto questo protezionismo portò la Francia ad essere quasi esclusa dai traffici commerciali europei ed al fallimento, quindi, della politica commerciale di Colbert che non segui in definitiva altro disegno se non quello di ostacolare le nazioni che facevano del commercio la loro arma vincente (come le province Unite olandesi). Il Re era solito prendere le più importanti decisioni (l'avvio o meno di una guerra, l'aumento delle imposte, ecc) coadiuvato, anche se l'ultima parola rimase sempre a lui, dalle tre cariche statali principali, ossia i ministri degli Esteri, della Finanza e della Guerra.

  48. Crisi ‘29 • Il crollo di Wall Street, il grande crollo, la crisi del 1929, sono tutte espressioni usate per indicare un periodo della storia economica del Novecento durante il quale si ridussero considerevolmente e su scala mondiale produzione, occupazione, redditi, salari, consumi, investimenti, risparmi, ovvero tutte le grandezze economiche il cui andamento caratterizza di norma lo stato di progresso o di regresso dell'economia di un paese. INTERPRETAZIONE KEYNESIANA NEW DEAL

  49. Si sapeva inoltre quali fattori del processo economico potevano essere ritenuti responsabili delle crisi: l'eccesso di risparmio (Malthus), l’insufficienza del consumo (Sismondi), il tasso d’interesse tenuto artificiosamente basso (Wicksell), e ancora: l’eccesso di impianti nelle industrie di beni strumentali rispetto a quelle di beni di consumo; l’eccesso di credito, etc. Si era consapevoli del peso dell’andamento dei raccolti, delle innovazioni tecnologiche e del credito il cui utilizzo era sempre in crescita (con l’esito di aumentare considerevolmente la violenza delle fluttuazioni). Infine l’aspetto monetario, le variazioni nel ritmo della produzione dell’oro... etc.

  50. La crisi si manifestò in maniera improvvisa ma non inattesa. Ancora alla fine dell’estate del 1929 la borsa di New York, nella quale poi esplose, attraversava una fase di grande euforia e speculazione. Ma prima un periodo altalenante, poi giovedì 24 ottobre il primo giorno di panico (in cui 13 ML di azioni vennero vendute a prezzi nettamente inferiori a quelli di acquisto), e infine martedì 29 ottobre (più di 16 ML). Nonostante gli interventi, sia organizzati che spontanei, allestiti da gruppi bancari e finanziari per dare fiducia al mercato, il crollo delle azioni non incontrò argini.