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Il Credito in Campania all’impresa

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  1. Il Credito in Campania all’impresa Troppo “rischioso” finanziarla Dalla ricerca condotta da RESeT redatta da Maria Carannante, Aldo Carbone e Anita Di Lallo

  2. Sommario IL CREDITO IN EUROPA DOPO LA CRISI LA STRETTA CREDITIZIA IN ITALIA LE BANCHE E IL MEZZOGIORNO LA SITUAZIONE IN CAMPANIA

  3. La crisi internazionale ha determinato un peggioramento delle relazioni tra sistema bancario ed imprenditoriale con una forte decelerazione del credito all’impresa Cause Effetti • Riduzione della domanda di credito da parte delle imprese derivante dal rallentamento dell’attività produttiva; • Riduzione della liquidità a disposizione degli intermediari finanziari; • Aumento del rischio di insolvenza da parte della clientela associato ad un incremento dell’avversione al rischio delle banche; • Requisiti di capitale più restrittivi previsti da Basilea 3 che portano le banche a razionare le imprese di piccole dimensioni e con bassi livelli di capitalizzazione. • Si è avviato un processo di selezione da parte delle banche al fine di concentrare la maggior parte dei propri affidamenti a poche imprese, spesso più strutturate e organizzate, capaci di accedere a mercati più dinamici ed operanti in settori a maggiori prospettive di crescita; • Grandi difficoltà per le PMI nell’ottenere il credito bancario necessario per preservare la propria stabilità e realizzare i propri piani di sviluppo.

  4. Durante la crisi finanziaria si è cominciato a discutere di: • Credit crunch:un calo significativo dell'offerta di credito al termine di un prolungato periodo espansivo, in grado di accentuare la fase recessiva. Si realizza con un inasprimento delle condizioni di concessione del credito in seguito all’aumento dei tassi di interesse; • Credit rationing: limitazione selettiva dell’offerta di credito verso attività economiche a cui è associato un minore livello di rischio. Il fenomeno è più marcato nei periodi di ridotta liquidità del sistema bancario o di marcata tendenza inflazionistica. In questo caso la richiesta non è totalmente soddisfatta e si verifica che al tasso d’interesse prevalente sul mercato c’è un eccesso di domanda sull’offerta di credito; • Deleveraging:riduzione del livello di indebitamento delle istituzioni finanziarie, misurato dalla leva finanziaria data dal rapporto tra debito e capitale proprio, attraverso un aumento del capitale proprio o una riduzione dell’offerta di credito.

  5. I. IL CREDITO IN EUROPA: L’ANDAMENTO NEGLI ULTIMI ANNI • L’andamento del mercato del credito in Europa si può suddividere in 4 fasi: • Bolla del credito (1999-2007); • Forte decelerazione dei prestiti come conseguenza della prima crisi finanziaria ( 2007-2009); • Illusione di ripresa (2009-2011); • Contrazione del credito in conseguenza alla crisi dei debiti sovrani (2011-2012); Tasso di crescita dei prestiti al settore privato (valori percentuali) La contrazione del credito è particolarmente evidente in un paese caratterizzato da una precedente intensa espansione, come la Spagna. In Italia e Francia la decelerazione dei prestiti è in linea con la media dell’Area Euro. Fonte: Banca d’Italia

  6. I. IL CREDITO IN EUROPA: RICHIESTE DI FINANZIAMENTO Le banche europee sono meno disposte a finanziare le imprese Esito delle richieste di finanziamento bancario da parte delle imprese europee (valori percentuali) • Circa un terzo delle PMI europee non è riuscito ad ottenere il prestito bancario richiesto nel corso del 2013. Il 13% delle richieste sono state respinte, il 16% ha ricevuto meno di quanto chiesto, mentre il 2% ha rifiutato l’offerta di credito della banca in quanto riteneva le condizioni inaccettabili. Fonte: nostra elaborazione su dati Commissione europea e BCE

  7. II. IL CREDITO IN ITALIA: LA REAZIONE ALLA CRISI Anche il mercato del credito italiano peggiora con la crisi Prestiti bancari alle imprese in Italia e nell’area euro (Consistenze in milioni di Euro) Il mercato del credito italiano ha una tendenza simile a quella della media europea. Nel 2012 e nel 2013 si è verificato un forte calo degli impieghi bancarialle imprese italiane che sono diminuiti di circa 100 miliardi di euro rispetto alla fine del 2011, una contrazione nell’erogazione di credito bancario corrispondente all’11%. Fonte: Nostra elaborazione su dati Banca d’Italia e BCE

  8. II. IL CREDITO IN ITALIA: LA REAZIONE ALLA CRISI La crisi non ha causato solo una calo della domanda di credito, ma anche dell’offerta Percentuale di imprese italiane che non hanno ottenuto il credito richiesto (valori percentuali) Negli ultimi due anni c’è stato un forte incremento della percentuale di imprese razionate rispetto ai due anni precedenti. La percentuale di imprese manifatturiere a cui è stato rifiutato il finanziamento ha oscillato intorno al 15% nel corso del 2013, un andamento maggiormente altalenante è stato riscontrato per le imprese di servizi raggiungendo anche un picco del 20%. Nei primi mesi di quest’anno la situazione appare migliorata, soprattutto per le imprese di servizi (7,6% di imprese razionate ad Aprile contro il 13,3% delle imprese manifatturiere). Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT

  9. III. IL CREDITO NEL MEZZOGIORNO: MENO SOFFERENZE, Più RISCHI Le banche sono state più selettive nel Mezzogiorno, limitando maggiormente il credito alle imprese a rischio insolvenza Sofferenze per affidato nelle aree geografiche italiane (dicembre 2013; consistenze in euro) Indicatore di rischio Cerved Fonte: nostra elaborazione su dati Cerved Fonte: nostra elaborazione su dati Banca d’Italia Nel Mezzogiorno il rischio è sempre maggiore rispetto all’Italia e per entrambe aumenta dal 2008, dopo un periodo in cui decresce, con un leggero calo nel 2011. Nel Mezzogiorno le sofferenze per affidato sono circa il 25% in meno della media nazionale, ancora più marcata risulta la differenza con le regioni del Nord-Est.

  10. III. IL CREDITO NEL MEZZOGIORNO: TASSI SEMPRE Più ELEVATI I tassi nel Mezzogiorno sono più alti, con un forte differenziale con le altre aree Differenziale del tasso a termine tra Mezzogiorno e altre aree (dicembre 2013) Tassi a termine nel Mezzogiorno (dicembre 2013, valori percentuali) Fonte: nostra elaborazione su dati Banca d’Italia Fonte: nostra elaborazione su dati Banca d’Italia Per i tassi a breve termine il differenziale è più basso rispetto alle altre operazioni. Il differenziale maggiore è nei confronti del Centro per i tassi fino a 5 anni, mentre per operazioni di maggior durata il differenziale maggiore è con il Nord-Ovest. Al crescere della durata del prestito cresce anche il tasso in modo non proporzionale. In particolare i tassi più alti sono per le operazioni fino a cinque anni, mentre per i prestiti di durata maggiore il tasso è leggermente più basso.

  11. IV. IL CREDITO IN CAMPANIA: L’INSOLVENZA La Campania ha un tasso di insolvenza superiore alla media italiana, ma inferiore a quello del Mezzogiorno Tasso di insolvenza nelle regioni italiane (giugno 2013; Campania = 100) In tutte le regioni del Mezzogiornoil tasso di insolvenza è più elevato rispetto alle altre. La Campania ha un minor tasso di insolvenza rispetto alla media del Mezzogiorno, insieme alla Puglia e all’Abruzzo. Fonte: nostra elaborazione su dati Banca d’Italia

  12. IV. IL CREDITO IN CAMPANIA: L’ACCESSO AL CREDITO In Campania c’è stato un peggioramento del credito maggiore rispetto alla media italiana, principalmente per un aumento dei costi e delle garanzie Condizioni di accesso al credito bancario (giugno 2012, valori percentuali) Ragioni del peggioramento (giugno 2012, valori percentuali) Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT In Campania il 41,6% delle imprese ha riscontrato un peggioramento delle condizioni di accesso al credito, dato di poco superiore quello nazionale; la situazione campana è sicuramente migliore rispetto a quella del resto del Mezzogiorno in cui il 53% delle imprese ha rilevato condizioni meno favorevoli rispetto al recente passato. • Il peggioramento in Campania è dovuto principalmente all’aumento del costo del finanziamento mentre sia nel Mezzogiorno che soprattutto in Italia risultano prevalere le maggiori garanzie richieste • per la concessione del credito.

  13. IV. IL CREDITO IN CAMPANIA: INDICATORE UNIONCAMERE 2012 Obiettivo: Confronto qualità del credito tra regioni. Strumento: Indicatori sintetici che esprimono la qualità del credito nelle regioni italiane. Macro indicatori: Rischiosità del credito Tasso di decadimento dei finanziamenti alle imprese (+) Tasso di crescita delle imprese (-) Indice di imprenditorialità (-) Sofferenze bancarie delle imprese (variazione) (+) Incidenza delle sofferenze sui prestiti delle imprese (+) Tassi a revoca (imprese) (+) Tassi auto liquidanti (imprese) (+) Soddisfazione della domanda di credito (+) Richieste di rientro (+) Difficoltà con il fabbisogno finanziario (+) Relazionalità banca-impresa (-) Utilizzo dei confidi (-) Equilibrio economico-finanziario Prestiti vivi delle imprese (variazione) (+) Incidenza degli impieghi alle imprese (+) Prestiti medi per impresa (+) Tasso di accumulazione (+) Ore di CIG (-) Andamento del fatturato (+) Andamento del numero di addetti (+) Previsioni sul fatturato (+) Incidenza del canale bancario (+) Propensione all'investimento (+) Esposizione verso l'esterno (-) Check up finanziario (+)

  14. IV. IL CREDITO IN CAMPANIA: UN’ANALISI PER INDICATORI Le imprese Campane hanno maggiori difficoltà rispetto a quelle italiane Posizionamento regioni secondo gli indicatori di sintesi (Giugno2012) • Posizionamento delle dimensioni che compongono gli indicatori di sintesi rispetto a Campania e Mezzogiorno (Giugno 2012) Fonte: nostra elaborazione su dati Unioncamere Fonte: nostra elaborazione su dati Unioncamere Le imprese campane sono meno soddisfatte, pagano tassi a revoca maggiori, ricorrono di meno ai Confidi, ma hanno un maggior tasso di crescita rispetto al Mezzogiorno. La Campania si colloca ultima per rischiosità del credito e le sue imprese sono in penultima posizione dal punto di vista economico-finanziario, prima del Lazio.

  15. IV. IL CREDITO IN CAMPANIA: I TASSI PER TIPOLOGIA Il tasso in Campania e nel Mezzogiorno varia a seconda del tipo di operazione Tassi d’interesse attivi sui finanziamenti alle imprese – Rischi a revoca e a scadenza (giugno 2012, valori percentuali) Il costo del denaro è particolarmente alto in Campania. Per le operazioni a revoca, ovvero quei prestiti per i quali non è definita una scadenza fissa, le imprese campane sono tra quelle che pagano un prezzo più alto con un tasso del 10,3%, maggiore anche del tasso mediamente applicato nel Mezzogiorno. Per quanto riguarda le operazioni a scadenza, il tasso in Campania è del 3,8%, perfettamente in linea con quello del Mezzogiorno. Fonte: nostra elaborazione su dati Unioncamere

  16. IV. IL CREDITO IN CAMPANIA: UN’ANALISI PER TERRITORI Le province della Campania si pongono ad un livello medio alto per incidenza delle sofferenze Incidenza delle sofferenze sugli impieghi nelle provincie campane (giugno 2012, valori percentuali) Napoli presenta un’incidenza delle sofferenze del 12,9%, la più bassa in Campania, collocandosi al quarantesimo posto nella graduatoria provinciale nazionale. Seguono Salerno e Avellino con un tasso d’insolvenza rispettivamente del 13,9% e 14,9%. Peggiore risulta essere la situazione di Caserta (16,3%) e soprattutto di Benevento che si rivela la provincia campana più insolvente, la tredicesima in Italia, con un tasso d’insolvenza pari al 17,2%. Fonte: nostra elaborazione su dati Unioncamere

  17. IV. IL CREDITO IN CAMPANIA: LA DIMENSIONE DELLE IMPRESE È evidente una maggiore capacità delle medie e grandi imprese di onorare i prestiti, a prescindere dall’area territoriale di riferimento Distribuzione dei prestiti alle imprese per settore di attività economica(2013, valori percentuali) Distribuzione dei crediti vivi alle imprese per dimensione aziendale (giugno 2012, valori percentuali) Fonte: nostra elaborazione su dati Unioncamere Fonte: nostra elaborazione su dati Banca d’Italia Manifatturiero e commercio sono i settori a cui sono concessi maggiori prestiti, seguiti dalle costruzioni. Più basso è l’apporto di credito alle imprese estrattive e di comunicazione. La Campania si caratterizza per una quota di crediti vivi alle imprese con almeno 20 addetti del 82,2% (17,8% alle imprese con meno di 20 addetti), dato vicino a quello nazionale e nettamente superiore a quello del Mezzogiorno.

  18. IV. IL CREDITO IN CAMPANIA: LA SCOMPARSA DEI CENTRI DECISIONALI Il processo di concentrazione bancaria iniziato negli anni ’90 ha portato alla scomparsa dei centri decisionali bancari nel Mezzogiorno e nella Campania Acquisizioni da parte di banche del centro nord di banche della Campania e del Mezzogiorno (1990-2010) Distanza degli sportelli bancari dal centro decisionale Fonte: nostra elaborazione su dati AGCM Fonte: Zazzaro (2006) L’indicatore misura la distanza delle filiali dal centro decisionale per provincia. Il grafico mostra che per tutte le province del Mezzogiorno la distanza è superiore a quelle del Centro-Nord. Ciò significa che il Mezzogiorno ha perso i suoi centri decisionali. Per la Campania le acquisizioni sono state in totale 14 e per tutte l’acquirente era una banca del Centro-Nord. Nel Mezzogiornole acquisizioni sono state in totale 84, di cui 5 all’interno dell’area.

  19. IV. IL CREDITO IN CAMPANIA: IL SUCCESSO DELLE IMPRESE ESPORTATRICI La Campania ha affrontato la crisi attraverso l’aumento della quota di esportazioni sulla domanda aggregata, per sopperire alla riduzione della spesa pubblica. Le imprese, tuttavia, non sono patrimonialmente solide e rischiano di non sopravvivere. Variazione delle esportazioni della Campania 1999-2012 Leverage delle imprese in Campania e in Italia (2007-2013) Fonte: nostra elaborazione su dati Banca d’Italia Fonte: nostra elaborazione su dati Banca d’Italia Il leverage delle imprese campane è cresciuto a partire dal 2008 raggiungendo il picco nel 2011, tornando ai livelli del 2007. L’indebitamento è costantemente più alto della media italiana. La Campania ha esportato prevalentemente nelle aree extraeuropee, in particolare nei paesi BRIC e negli USA. Al contrario le esportazioni nell’area euro e nell’Europa si sono ridotte, ad eccezione della Francia.

  20. IV. IL CREDITO IN CAMPANIA: CONFIDI • Sono istituzioni finanziarie, in genere in forma cooperativa, che affiancano e supportano le PMI ai fini dell’accesso al credito bancario attraverso strumenti quali: • Concessione di garanzie; • Valutazione del merito di credito; • Affiancamento negli adempimenti burocratici relativi al processo di assegnazione del credito; • Consulenza. • I Confidi permettono alle imprese altrimenti escluse dal mercato del credito di ottenere prestiti. In particolare, essi si rivelano particolarmente utili nella fase di Start Up.

  21. IV. IL CREDITO IN CAMPANIA: CONFIDI Le imprese campane ricorrono poco ai Confidi Imprese che hanno fatto ricorso a Confidi nel 2012 (valori percentuali) Dimensione media del finanziamento garantito da Confidi (Migliaia di euro) Fonte: nostra elaborazione su dati Unioncamere Fonte: nostra elaborazione su dati Unioncamere La Campania è la regione in cui le imprese fanno meno ricorso a Confidi. Soltanto l’8% delle imprese campane ha utilizzato consorzi di garanzia collettiva, percentuale nettamente al di sotto il dato italiano e del Mezzogiorno. La dimensione media dei finanziamenti garantiti da Confidi in Campania è circa un quarto di quella italiana.

  22. Riepilogo • La crisi internazionale ha avviato un processo di decelerazione del credito all’impresa che si è amplificato negli ultimi due anni; • Circa il 15% delle imprese italiane sono state razionate dalle banche; • La selezione è maggiore nel Mezzogiorno dove le imprese sono considerate a maggior rischio d’insolvenza; • La Campania risulta essere la regione in cui il credito è più rischioso, che implica tassi maggiori per le imprese. Ciò è anche dovuto al processo di fusioni e acquisizioni che ha portato alla scomparsa dei centri decisionali nel Mezzogiorno e nella Campania, che ne ha risentito maggiormente perché più industrializzata; • Esiste un gruppo di imprese di successo in Campania che esporta nei mercati emergenti, ma non è abbastanza solida patrimonialmente. L’attuale situazione del credito potrebbe comprometterle; • Scarso è il ricorso a Confidi in Campania;

  23. Fonti Banca Centrale Europea, Statistiche monetarie e finanziarie, anni vari. Banca d’Italia, Bollettino economico, anni vari. Banca d’Italia, Economie regionali: l’economia della Campania. Aggiornamento congiunturale, anni vari. Banca d’Italia, Supplemento al bollettino statistico: indicatori monetari e finanziari. Moneta e banche, anni vari. Cerved Group, Cerved Group Risk Index, Il rischio di insolvenza delle società italiane, Dicembre 2013. Commissione Europea, 2013 SMEs’ Access to Finance survey, Novembre 2013. De Bonis, R., et al., Andamenti e determinanti del credito nell’area dell’euro, Banca d’Italia, 2012. Del Principe, et al., Monitoraggio dell’attività dei Confidi e delle misure di sostegno attuate dal sistema camerale, Uniocamere, 2013. Giordano, L., Lopez, A., «Crisi dell’eurozona, sistema bancario italiano e squilibri territoriali», Rivista Economica del Mezzogiorno anno XXVII n. 3, settembre 2013, pp. 455-498. ISTAT, Indagine sulla fiducia delle imprese, anni vari. Mazzantini, G., Concorrenza e Mezzogiorno: un’analisi territoriale dell’attività dell’Antitrust, Autorità Garante della Concorrenza e dei Mercati, studi e ricerche, n.3, Agosto 2011. Unioncamere, Rapporto nazionale sull’accesso al credito delle imprese, anni 2012-2013. Zazzaro. A., «La scomparsa dei centri decisionali dal sistema bancario meridionale», Rivista di Politica Economica, vol. 96(2), marzo-aprile 2006, pp. 31-60.