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UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI FIRENZE FACOLTA’ DI MEDICINA E CHIRURGICA PowerPoint Presentation
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UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI FIRENZE FACOLTA’ DI MEDICINA E CHIRURGICA

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI FIRENZE FACOLTA’ DI MEDICINA E CHIRURGICA

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  1. UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI FIRENZE FACOLTA’ DI MEDICINA E CHIRURGICA MASTER IN INFERMIERISTICA IN AREA CHIRURGICA E ANESTESIA AA.2008/2009 14 luglio 2009 L’ASSISTENZA INFERMIERISTICA PERIOPERATORIA IN ORTOPEDIA CARLA REBAGLIATI INFERMIERA STRUMENTISTA CARLA REBAGLIATI 2009

  2. OBIETTIVO PERCORSO CLINICO ASSITENZIALE PAZIENTE CANDIDATO ALL’INTERVENTO CHIRURGICO SUDDIVISIONE IN SOTTOPERCORSI PRE- RICOVERO POST- RICOVERO RICOVERO CARLA REBAGLIATI 2009

  3. SCOPO ED OBIETTIVI ASSISTENZA INFERMIERISTICA PERIOPERATORIA PERSEGUE: SCOPO: GARANTIRE ALL’UTENTE DI GIUNGERE ALL’INTERVENTO ADEGUATAMENTE PREPARATO OBIETTIVO: GARANTIRE UNIFORMITA’ DELLE CURE RELATIVE ALLA PREPARAZIONE DELL’UTENTE OPERANDO DA PARTE DI TUTTI GLI OPERATORI CARLA REBAGLIATI 2009

  4. CARLA REBAGLIATI 2009

  5. CARLA REBAGLIATI 2000

  6. SCOPO ED OBIETTIVI ASSISTENZA INFERMIERISTICA NEI RIGUARDI DEI PZ ADULTI E PZ ANZIANI SCOPO: PROMOZIONIE DELL’AUTOSUFFICIENZA OBIETTIVO: SVILUPPO DI TUTTE LE FUNZIONALITA’ E CAPACITA’ INDIVIDUALI PRESENTI O POTENZIALMENTE ATTIVABILI CARLA REBAGLIATI 2009

  7. COMPETENZA INFERMIERISTICA • RIVOLTA A: • PROMUOVERE E SOSTENERE L’ANZIANO NELL’ESECUZIONE DI TUTTE QUELLE FUNZIONI CHE GLI CONSENTONO UNA VITA AUTONOMA • SOSTITUIRSI A LUI QUALORA NON SIA IN GRADO DI ESERCITARE UNA O PIU’ SPECIFICHE FUNZIONI CARLA REBAGLIATI 2009

  8. COMPETENZA INFERMIERISTICA • STRUMENTI A DISPOSIZIONE DELL’INFERMIERE: • LA FIDUCIA: PZ DEVE COMPENSARE LA PROPRIA SITUAZIONE DI DISAGIO; DEVE AVERE FIDUCIA NELLE CAPACITA’ E NELLA PREPARAZIONE DELL’INF CHE LO ASSISTE • EMPATIA: L’INF DEVE RICONOSCERE I SENTIMENTI PROVATI DEL PZ, CONDIVIDERLI CONSIDERANDO CHE QUESTI NON SONO I SUOI MA FANNO PARTE DELL’INDIVIDUALE DELL’ALTRO • INTERESSAMENTO: L’INF DEVE DIMOSTRARE ATTENZIONE ED INTERESSE VERSO L’UTENTE ED ACCETTARLO CON TUTTI I SUOI APSETTI POSITIVI E NEGATIVI • AUTONOMIA E RECIPROCITA’: OBIETTIVO DEL RAPPORTO SUPPORTIVO E’ CHE L’UTENTE PASSI DA UNA CONDIZIONE DI DIPENDENZA A QUELLA DI AUTOSUFFICIENZA RIUSCENDO A CONDIVIDERE I SENTIMENTI E LE ESPERIENZE CON L’INF. CARLA REBAGLIATI 2009

  9. L’INTERVENTO CHIRURGICO • DEFINIZIONE: • E’ UN GESTO DI MANIPOLAZIONE AGGRESSIVA AD ARTE • EFFETTUATO ALLO SCOPO DI RIPARARE O SOSTITUIRE ORGANO • O TESSUTI MALATI E FINALIZZATO ALLA RESTITUZIONE DELLO • STATO DI SALUTE CARLA REBAGLIATI 2009

  10. L’INTERVENTO CHIRURGICO • PUO’ESSERE: • DIAGNOSTICO: SCOPO INDIVIDUARE UN PROBLEMA • CURATIVO: SCOPO RISOLUZIONE DI UNA CONDIZIONE PATOLOGICA • RIPARATIVO: SCOPO CORREZZIONE DIFETTI ANATOMICI • RICOSTRUTTIVO O ESTETICO: SE PRATICATO A FINI DI MODIFICARE L’ASPETTO ESTERNO • PALLIATIVO: PROCURA SOLLIEVO DAL DOLORE MA NON RISOLVE LA CAUSA DEL PROBLEMA CARLA REBAGLIATI 2009

  11. NURSING PERIOPERATORIO CON L’ESPRESSIONE “NURSING PERIOPERATORIO” SI INTENDE L’AMPIA GAMMA DI FUNZIONI ATTRIBUITE ALL’INFERMIERE CHE ASSISTE IL PZ SOTTOPOSTO AD INTERVENTO CHIRURGICO” LO STESSO TERMINE E’ INCLUSO, NELLE TRE FASI DI ASSSITENZA : • PREOPERATORIA • INTRAOPERATORIA • POSTOPERATORIA CARLA REBAGLIATI 2009

  12. NURSING PERIOPERATORIO CIASCUNA DI QUESTE FASI INIZIA E TERMINA IN UN PARTICOLARE MOMENTO DELLA SEQUENZA DEGLI EVENTI CHE DEFINISCONO L’INTERVENTO CHIRURGICO E CIASCUNA IMPLICA COMPORTAMENTI PRECISI DA ATTUARE DURANTE L’EROGAZIONE DELL’ASSISTENZA. CARLA REBAGLIATI 2009

  13. FASE PERIOPERATORIA PREVEDE LA DECISIONE DI INTERVENIRE CHIRURGICAMENTE ED IL TRASFERIMENTO DAL REPARTO DI DEGENZA ALLA SALA OPERATORIA. GLI OBIETTIVI PRINCIPALI DELL’ASSISTENZA INF. IN QUESTA FASE RIGUARDANO LA PREPARAZIONE FISICA E PSICHISA SULLA BASE DELLA VALUTAZIONE DELLE SUE CARATTERISTICHE INDIVIDUALI,. LA CORRETTA VALUTAZIONE PERMETTE DI INDIVIDUARE E PIANIFICARE INTERVENTI SPECIFICI E DI DEFINIRE IL GRADO DI RISCHIO CUI IL PZ PUO’ ANDARE INCONTRO. CARLA REBAGLIATI 2009

  14. FASE PERIOPERATORIA LA COMUNICAZIONE CON I PAZ IN AMBITO PERIOPERATORIO E’ UNA DELLE ABILITA’ CHE I PROF DEVONO SVILUPPARE. LA TRADIZIONALE VISITA PREOPERATORIA IN REPARTO IL GIORNO ANTECEDENTE L’INTERNVENTO CHIRURGICO NON E’ L’UNICA TECNICA. LA DISTRIBUZIONE DI OPUSCOLI INFORMATIVI E’ UN METODO VALIDO ED EFFICACE PER FORNIRE INFORMAZIONI SCRITTE I DEPLIANT POSSONO ESSER UTILI QUANDO FORNISCONO SPECIFICHE INFORMAZIONI AL PAZIENTE, PER ES SULLA (P (PATIENT CONTROLLED ANALGESICA CARLA REBAGLIATI 2009

  15. FASE PERIOPERATORIA L’OPUSCOLO INFORMATIVO RICOPRE UA FUNZIONE INFORMATIVA-EDUCATIVA NEI CONFRONTI DEL PZ. ASSICURARE UNA BUONA E CORRETTA -- INFORMAZIONE AGLI UTENTI CONTRIBUISCE AD ACCRESCERE LA LORO SODDISFAZIONE PER LE PRSTAZIONI RICEVUTE E NELLO STESSO TEMPO -- MIGLIORARE LA QUALITA’ DEI SERVIZI RESI -- LE INFORMAZIONI FORNITE DOVREBBERO ESSERE UTILI E PERTINENTI IN RELAZIONE AL TIPO DI TRATTAMENTO IN ATTO, ADEGUATE AL LIVELLO DI CONOSCENZA DA FORNIRE ALL’UTENTE CARLA REBAGLIATI 2009

  16. FASE PERIOPERATORIA ALLE INFORMAZIONI FORNITE CON OPUSCOLI POSSONO ESSERE UNITI DVD O VIDEOCASSETTE OVE SIA ILLUSTRATO IL PERCORSO OSPEDALIERO CHE IL PZ DOVRA’ AFFRONTARE; DAL RICOVERO ALL’INGRESSO IN SALA OPERATORA; FINO ALLA DIMISSIONE PERCORRENDO LE FASI SALIENTI DEL SUO IMMEDIATO FUTURO, IL PZ POTREBBE TROVARE SOLLIEVO IDENTIFICANDOSI CON IL SUO “AFTER EGO” PROTAGONISTA DEL FILMATO. CARLA REBAGLIATI 2009

  17. FASE PERIOPERATORIA • L’OPUSCOLO INFORMATIVO PUO’ SEMPLICEMENTE RIDURRE L’ANSIA CHE IL PZ PROVA PRIMA DELL’INTERVENTO CHIRURGICO. • ESEMPIO DI OPUSCOLO: • PRESENTAZIONE DEL TEAM CHIRURGICO/DEGENZA: • PERSONALE DI DEGENZA, ANESTESISTA, OSS DELLA S.O, INF DI ANESTESIA, INF STRUMETNISTA, CHIRURGO • DESCRIZIONE PASSAMALATI, S.O, • FARMACI, FLEBO,MONITOR, AN.GENERALE, AN LOCOREGIONALE, • IL RISVEGLIO CARLA REBAGLIATI 2009

  18. FASE PERIOPERATORIA CONSENSO INFORMATO: UNA DEI MOTIVI PER CUI E’ IMPORTANTE LA COMUNICAZIONE PREOPERATORIA E’ DATA DALLA FIRMA DEL CONSENSO INFORMATO IL CONSENSO INFORMATO RIGUARDA I DIRITTI DEL PZ A CONOSCERE TUTTE LE IMPLICAZIONI DELL PROCEDURE CHIRURGICHE E ANESTESIOLIGHE PIANIFICATE E TUTTE LE POSSIBILI ALTERNATIVE CARLA REBAGLIATI 2009

  19. FASE PERIOPERATORIA PIANO ASSITENZIALE: • RACCOLTA DATI • DIAGNOSI • DEFINIZIONE DEGLI OBIETTIVI (INFERMEIRISTICI) • INERVENTO • VALUTAZIONE • 1) VALUTAZIONE DEI BISOGNI FISIOLOGICI • 2) VALUTAZIONE DEI BISOGNI PSICOSOCIALI • 3) CONCETTO DEL SE’ • 4) FUNZIONI ASSOCIATE AL RUOLO DI PZ • 5) I NTERDIPENDENZA • 6) STIMOLI RICORRENTI CARLA REBAGLIATI 2009

  20. FASE PERIOPERATORIA ASS INF PRE OPERATORIA IN CASO DI ARTROPOTESI DI SPALLA ED ANCA • ASSICURARE L’INTERAZIONE NELLA COMUNICAZIONE • ASSICURARE IL MOVIMENTO: INFORMARE L’ASSISTITO CHE I MOVIMENTI CHE PUO’ COMPIERE DEVONO ESSER COSTANTI; NON SOLLEVARE PESI, MANTENERE IL TONO MUSCOLARE CON PASSEGGIATE, NUOTO, EVITARE DI COMPIERE FLESSIONI • FAR INTERVENIRE IL FISIOTERAPISTA NEL PREOP PER RINFORZARE I MUSCOLI E CORREGGERE EVENTUALI SCHEMI MOTORI VIZIATI (ZOPPIA) CARLA REBAGLIATI 2009

  21. FASE PERIOPERATORIA ASS INF PRE OPERATORIA IN CASO DI ARTROPOTESI DI SPALLA ED ANCA • FAR PREPARARE IL TUTORE IL GIORNO PRECEDENTE L’INTERVENTO • ASSICURARE AMBIENTE SICURO • ASSICURARE ALIMENTAZIONE E IDRATAZIONE ADEGUATA • ASSICURARE L’IGIENE PERSONALE E PRECEDENTE L’INTERVENTO CARLA REBAGLIATI 2009

  22. FASE INTRAOPERATORIA • PREVEDE IL TRASFERIMENTO NELLA SALA OPERATORIA • FINE INTERVENTI: SALA RISVEGLIO • L’INF RESPONSABILE DELLA SICUREZZA E DEL BENESSERE DEL PZ • COLLABORA CON L’ANESTESISE ED IL CHIRURGO PER UN EISTO POSITIVO DELL’INTERVENTO • RESPONSABILE DEL CONTROLLO, DEI PARAMETRI VITALI DEL PAZIENTE • RESPONSABILE DELLA GESTIONE DEI PRESIDI UTILIZZATI DURANTE L’INTERVENTO CHIRURGICO, DEL SUPPORTO SUPPORTO PSICO-FISICO DEL PZ CARLA REBAGLIATI 2009

  23. FASE INTRAOPERATORIA RUOLO DELL’INFRMEIRE DI ANESTESIA PRIMA E DURANTE L’INSERIMENTO DI UN LMA(MASCHERA LARINGEA) PRIMA DELLA PROCEDURA: - CONTROLLO DEI CIRCUITI, BOMBOLE, • CIRCUITO RESPIRATORIO, CON VALVOLA CHIUSA E APERTA. LA VALVOLA DEVE ESSER APERTA PRIMA DELL’USO • I VAPORIZZATORI, DEVONO ESSERE PIENI, L’ASPIRATORE, CHE DEVE ESSER ACCESO E CON TUTTI GLI ACCESSORI DISPONIBILI • LA LMA • IL MATERIALE PER L’INDUZIONE • FARMACI NECESSARI • UNA VIA D’ACCESSO GIA’ INSERITA CON O SENZA RISCALDAMENTO CARLA REBAGLIATI 2009

  24. FASE INTRAOPERATORIA RUOLO DELL’INFERMIERE DI ANESTESIA PRIMA E DURANTE L’INSERIMENTO DI UN LMA(MASCHERA LARINGEA) QUANDO IL PZ E’ IN SALA D’ANESTESIA: - COMUCARE CON IL PZ E RASSICURARLO DURANTE LA PROCEDURA - AGIRE COME ADVOCATE DEL PAZIENTE • CONNETTER TUTTI I PRESIDI PER IL MONITORAGGIO E REGISTRARE I PARAMETRI VITALI PRIMA DELL’INDUZIONE DELL’ANESTESIA • MANTENERE LA DIGNITA’ DEL PAZIENE IN TUTTE LE FASI • ASSISTERE L’ANESTESISTA DURANTE IL COLLQUIO FINALE IN SALA OPERATORIA CON IL PZ (VERIFICARE ALLERGIE) • INCANNULARE VENA E APPLICARE MEDICAZIONE CARLA REBAGLIATI 2009

  25. FASE INTRAOPERATORIA RUOLO DELL’INFRMIERE DI ANESTESIA PRIMA E DURANTE L’INSERIMENTO DI UN LMA(MASCHERA LARINGEA) QUANDO L’ANESTESISTA HA SOMMINISTRATO I FARMACI PER L’INDUZIONE: • PASSARE LA MASCHERA FACCIALE E IL FILTRO COLLEGATO AL VENTILATORE PER PREOSSIGENARE IL PZ • PASSARE LA LMA LUBRIFICATA ALL’ANESTESISTE (MANTENERE IL LABBRO INFERIORE DEL PZ VERSO IL BASSO PER FACILITARE L’ACCESSO) • PASSARE IL CIRCUITO RESPIRATORIO ALL’ANESTESISTA PER CONNETTERLO AL FILTRO • INSUFFLARE LA CUFFIA SULLA LMA FINO ACHE è CESSATA LA DISPERSIONE • PASSARE IL CEROTTO O UN BENDAGGIO PER ASSICURARE LA LMA • CONTROLLARE I PARAMETRI, I FLUSSI VENTILATORI, IL CEROTTO SUGLI OCCHI CARLA REBAGLIATI 2009

  26. FASE INTRAOPERATORIA RUOLO DELL’INFERMIERE DI ANESTESIA PRIMA E DURANTE L’INSERIMENTO DI UN LMA(MASCHERA LARINGEA) TENERE A DISPOSIZIONE: • MIORILASSANTI, NEL CASO IN CUI FOSSE NECESSARIA L’INTUBAZIONE TRACHEALE • MATERIALE PER L’INTUBAZIONE CARLA REBAGLIATI 2009

  27. FASE POSTOPERATORIA L’INFERMIERE DEVE CERCARE DI RIDURRE : - COMPLICANZE RESPIRATORIE( PARAMETRI VITALI, COMRESI TC E IL DOLORE; ESCREATO E SECREZIONI, SITUAZIONE CARDIOVASCOLARE, RISUTLATI EMATICI, PULSOSSIMETRIA DRENAGGI TORACICI) • RIGIDITA’ ARTICOLARE( FORZATURA NON INTENZIONALE DI UNA GAMBA DI UN PZ VERSO LA POSIZIONE ANORMALE PUO’ CAUSARE DANNI) • PROBLEMI URNIARI • LESIONE DA COMPRESSIONE • LESIONE DA BIST ELETTRICO • TVP (TROMBOSI VENOSA PROFONDA) ( CALZE A COMPRESSIONE GRADUATA) • NAUSEA E VOMITO • DOLORE • INFEZIONE DELLA FERITA CARLA REBAGLIATI 2009

  28. FASE POSTOPERATORIA TRASFERIMENTO DEL PAZIENTE DALLA SALA OPERATORIA ALLA SALA DI RISVEGLIO: • I PZ POSSONO ESSERE TRASFERITI NEI LORO LETTI GARANTENDO LA MASSIMA PROTEZIONE DELLA PERVIETA’ DELLE VIE AEREE: • L’INF DOVRA’ DARE LE CONSEGNE AL COLLEGA CHE PRENDE IN CARICO IL PZ DI: • CONDIZIONI DELLE VIE AEREE DURANTE L’INTERVENTO • SEGNI VITALI • TIPO DI INTERVENTO CHIRURGICO EFFETTUATO E DIAGNOSI MEDICA • CONDIZIONI GENERALI DEL PAZIENTE • ANESETICI E ALTRI FARMACI UTILIZZATI, NARCOTICI, MIORILASSANTI, ANTIBIOTICI • QUALSIASI EVENTO VERIFICATOSI IN SALA OPERATORIA CHE POSSA INFLUENZARE L’ASSISTENZA POSTOPERATORIA • PATOLOGIE SPECIFICHE DI CUI E’ AFFETTO IL PZ • QUALSIASI TUBO, DRENAGGIO, CATETERE O ALTRO MEZZO APPLICATO AL PZ • INFORMAZIONI PARTICOLARI DA RIFRIRE AL CHIRURGO E ALL’ANESTESISTA (PERDITE DAI DRENAGGI) CARLA REBAGLIATI 2009

  29. FASE POSTOPERATORIA • POST OPERATORIO IMMEDIATO (DALLA FINE DELL’INTERVENTO ALLE PRIME 24 ORE): • CONTROLLO PARAMETRI VITALI (PAO,FC,FR,SaO2) • CONTROLLO DIURESI (PZ CON CON INTERVENTO PROTESICO ALL’ANCA E’ PORTATORE DI C.V. INSERITO IN S.O) • CONTROLLO CONDIZIONI GENERALI (ORIENTAMENTO,VIGILANZA) • CONTROLLO DEL DOLORE E DELL’EFFICACIA DELLA TERAPIA • ANALGESICA(DUE ACCESSI VENOSI; ENDOVENOSA E PERIDURALE) CARLA REBAGLIATI 2009

  30. FASE POSTOPERATORIA • POST OPERATORIO IMMEDIATO (DALLA FINE DELL’INTERVENTO ALLE PRIME 24 ORE): • CONTROLLO FERITA CHIRURGICA( PRESENZA DI ROSSORE, EMATOMA, SANGUINAMENTO, ADESIONE DELLA MEDICAZIONE) • DRENAGGI (QUANTITA’/QUALITA’) • MEDICAZIONE ASCIUTTA E OCCLUSIVA PER EVITARE IL CONTATTO CON LE URINE O ALTRI LIQUIDI) • CONTROLLO ARTO OPERATO( POLSO PERIFERICO, SENSIBILITA’, TEMPERATURA, COLORE) CARLA REBAGLIATI 2009

  31. FASE POSTOPERATORIA POST OPERATORIO INTERMEDIO (DALLE 24 ORE AI PRIMI 15 GIORNI DALL’INTERVENTO): CARATTERIZZATO DALLA RIPRESA DAEL MOVIMENTO GRADUALE, SOTTO PRESCRIZIONE E SORVEGLIANZA MEDICA, SVOLTA DAL FISIOTERAPISTA: • PER GLI INTERVENTI DI PROTESI DI SPALLA IN 1^ GIORNTA POST OPERATORIA LA PERSONA PUO’ DEAMBULARE, MANTENEDO IL TUTORE IN SITU. • IN 4^ GIORNATA POSTOP MOBILZZAZIONE PASSIVA, LA MOBILIZZAZIONE ATTIVA (CON TUTORE SOLO IN FASE DI RIPOSO) CARLA REBAGLIATI 2009

  32. FASE POSTOPERATORIA POST OPERATORIO INTERMEDIO (DALLE 24 ORE AI PRIMI 15 GIORNI DALL’INTERVENTO): PER GLI INTERVENTI DI PROTESI AL GINOCCHIO L’ARTO OPERATO DEVE RIMANERE IN ESTENSIONE SENZA PRESIDI, IL MOVIMENTO VERRA’ STABILITO SU O.M. PER GLI INTERVENTI DI PROTESI D’ANCA: • IN 3^ GIORNATA SU O.M. E’ POSSIBILE MOVIMENTARE IL PZ A GAMBE A PENZOLONI O IN CARROZZELLA • C.LLO FERITA CHIRURGICA E MEDICAZIONE, RIMOZIONE DRENAGGI (DI SOLITO DOPO 24/48 ORE DALL’INTERVENTO) • I PUNTI VERRANNO RIMOSSI SECONDO LA CICATRIZZAZIONE E • CONTROLLO LDC CARLA REBAGLIATI 2009

  33. FASE POSTOPERATORIA POST OPERATORIO INTERMEDIO (DALLE 24 ORE AI PRIMI 15 GIORNI DALL’INTERVENTO): • C.LLO CANALIZZAZIONE E RIMOZIONE DEL C.V. A PARTIRE DALLA 2^ GIORNATA POST.OP SU O.M. • TERAPIA ANTIBIOTICA (IN GENERE SINO ALLE 24 ORE DOPO L’INTERVENTO) E TERAPIA INFUZIONALE SINO ALLE 48/72 ORE DALL’INTERVENTO • DIETA è LIBERA SIN DAL 1^ GIORNO POST OP • LE CALZE ANTI TVP DOVRANO ESSERE MANTENUTE PER ALMENO 10 GIORNI DALL’INTERVENTO O SINO A RIPRESA DEL MOVIMENTO CARLA REBAGLIATI 2009

  34. FASE POSTOPERATORIA POST OPERATORIO TARDIVO (OLTRE I 15 GIORNI DALL’INTERVENTO) PERIODO TRASCORSO A DOMICILIO O PRESSO CENTRI DI RIABILITAZIONE. L’ASSISTENZA FONDAMENTALE IN QUESTO CASO E’ DATA DAL FISIOTERAPISTA CARLA REBAGLIATI 2009

  35. MATRICE DELLE RESPONSABILITA’ CARLA REBAGLIATI 2009

  36. CARLA REBAGLIATI 2008

  37. CARLA REBAGLIATI 2009

  38. PROTESI D’ANCA opuscolo e alla procedura chirurgica L’ARTICOLAZIONE DELL’ANCA Fisiologia dell’anca In condizione di normalità la testa del femore è un segmento di sfera perfettamente contenuto nell’acetabolo (cavità emisferica dell’osso iliaco del bacino). CARLA REBAGLIATI 2009

  39. L’articolazione dell’anca in situazione patologica • Il deterioramento della cartilagine della testa del femore e/o dell’acetabolo, può essere classificato come segue: • Artrosi primitiva, insorta senza una causa apparente. • 2. Artrosi secondaria, causata da : • a. Pregressa frattura o lussazione dell’anca; • b. Displasia congenita dell’anca; • c. Esiti di osteocondrite epifisaria (Morbo di Perthes); • d. Esiti di epifisiolisi… • 3. Artrite infiammatoria: settica, tubercolare,… • 4. Artrite reumatica: artrite reumatoide, spondiloartrite anchilopoietica, • lupus eritematoso. • 5. Necrosi della testa del femore. CARLA REBAGLIATI 2009

  40. CARLA REBAGLIATI 2009

  41. L’impianto di una protesi totale d’anca permette la sostituzione dell’articolazione coxo-femorale, ormai irrecuperabilmente alterata, con una artificiale. È importante ribadire che l’artroprotesi viene impiantata per togliere il dolore e per consentire al paziente un miglioramento della motilità articolare. La protesi totale d’anca è costituita fondamentalmente da due componenti: la componente femorale che viene inserita nel canale midollare e quella cotiloidea fissata all’osso iliaco del bacino. Sulla componente femorale si fissa la testina protesica che andrà ad articolarsi con la componente cotiloidea. A volte sono presenti preoperatoriamente importanti differenze di lunghezza degli arti: è utile sapere che si può ripristinare un pareggiamento degli arti quando la differenza non superi i 3-3.5 centimetri poiché “allungare” un arto durante un intervento di artroprotesi oltre i 3.5 centimetri espone al rischio di danno delle strutture nervose, in particolare del nervo sciatico. LA PROTESI TOTALE DELL’ANCA O ARTROPROTESI CARLA REBAGLIATI 2009

  42. ENDOPROTESI • • Questa sostituisce solo la parte femorale che andrà ad articolarsi con il cotile del paziente. • Viene utilizzata solo nel paziente molto anziano che abbia subito una frattura del collo del femore; in tali pazienti, con limitazioni funzionali gravi e/o con importanti malattie generali, la scelta di applicare una endoprotesi riduce i tempi chirurgici e quindi i rischi operatori e permette una veloce ripresa della verticalità e della deambulazione. Nel paziente giovane o comunque funzionalmente più attivo la presenza della testa protesica a diretto contatto con il cotile osseo del paziente può portare ad un’usura precoce del cotile stesso (cotiloidite) con necessità di rioperare il paziente per “completare” l’intervento di protesi applicando un cotile protesico; nei pazienti “giovani” e/o più attivi, quindi, anche in presenza di frattura, si procede subito all’applicazione di una artroprotesi totale d’anca sostituendo sia il femore prossimale sia il cotile. CARLA REBAGLIATI 2009

  43. CARLA REBAGLIATI 2009

  44. La testina di ceramica è poi di 3 diverse lunghezze per permettere un ulteriore versatilità dell’impianto che va “personalizzato” sul malato. Dunque l’accoppiamento protesico cioè il movimento rotatorio avviene tra testina e cotile di ceramica, “accoppiamento ceramicoceramico” che è a bassissimo rischio di usura. In alcuni casi l’osso ospitante può essere osteoporotico o deformato in modo tale da rendere instabile l’impianto della protesi; per l’acetabolo, come detto sopra, si ovvierà utilizzando una o più viti, mentre per lo stelo può essere necessario “ riempire” la cavità attorno alla protesi con un cemento acrilico a presa rapida che colmi lo spazio tra la superficie protesica e la corticale femorale (artroprotesi con stelo cementato). CARLA REBAGLIATI 2009

  45. L’atto chirurgico d’applicazione della protesi Durante il colloquio con il medico ortopedico e la firma del consenso informato, il paziente è stato edotto circa le modalità dell’intervento e le eventuali problematiche specifiche legate al suo caso. In particolare sulla necessità di tempi chirurgici accessori quali l’asportazione di placche e viti o l’uso di innesti ossei. L’atto chirurgico consiste inizialmente nell’incisione della cute e delle parti molli fino a giungere alla componente ossea che viene preparata sia a livello cotiloideo che femorale per l’applicazione della protesi. Una volta applicata la protesi, si procede alla ricostruzione della capsula, dei tendini e delle parti molli, fino alla sutura cutanea che decreta il termine dell’intervento stesso. CARLA REBAGLIATI 2009

  46. Rispetto al passato si segnala l’applicazione della “tecnica mininvasiva”: tale tecnica consiste nel giungere all’articolazione dell’anca da operare incidendo la minor quantità possibile di tessuti. Si inizia con un taglio della pelle di piccole dimensioni (circa 8 cm). Si procede poi con il distacco di una piccola porzione dei tendini glutei. La capsula articolare che racchiude l’articolazione dell’anca viene incisa a T rovesciata. CARLA REBAGLIATI 2009

  47. Previa asportazione della testa del femore, si procede con l’inserimento della protesi (parte cotiloidea e parte femorale) Al termine, i tessuti vengono accuratamente reinseriti al fine di rendere più stabile la protesi con minor rischi di lussazione e possibilità di iniziare a deambulare precocemente dopo l’intervento (già il giorno dopo l’intervento) e abbandonare i bastoni entro 30 giorni dall’intervento stesso. CARLA REBAGLIATI 2009

  48. NURSING CHIRURGIA ORTOPEDICA ARTROPROTESI ANCA CARLA REBAGLIATI 2009

  49. NURSING CHIRURGICO • Trasporto dell’utente dalla camera al blocco operatorio previa identificazione tramite cartella clinica • Preparazione in recovery room dell’utente allestimento via infusionale posizionamento placche per E.C.G. e copri capo • Monitorizzazione dell’utente: E.C.G. – SpO2 – P.A.; posizionamento placca elettrobisturi CARLA REBAGLIATI 2009

  50. Assistenza per l'intubazione ( laringoscopio tubo oro-trachele lubrificato pinza di Magill,protettore in silicone per l'arcata dentaria, siringa da 10cc per cuffiare, • aspiratore, cerotto per fissare il tubo orotracheale ed eventuale posizionamento delcatetere venoso centrale e vescicale). • Posizionamento dell'utente sul lettino operatorio in posizione controlaterale all’incisione cioe' su un fianco sostenuto da doppio supporto toracico e lombo-sacrale • Posizionamento degli arti inferiori e fissaggio con cinghia dell'arto che non deve essere operato e protezione sotto i tallone e del malleolo CARLA REBAGLIATI 2008’9