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Strutture di mondi

Strutture di mondi. È possibile parlare di mondi possibili?.

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Strutture di mondi

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Presentation Transcript


  1. Strutture di mondi

  2. È possibile parlare di mondi possibili? Si è già visto come il concetto di mondo possibile sia indispensabile per parlare delle previsioni del lettore. Ritorniamo ancora un momento al testo: quando Raoul alza la mano il lettore è portato ad avanzare una previsione circa il fatto se Raoul colpirà o no. Il lettore prevede p (= "Raoul colpirà Marguerite"). Come si evince dal testo, la fabula nel suo stato successivo contraddirà questa previsione: Raoul non colpisce Marguerite. La previsione del lettore rimane come lo schizzo di un'altra storia che avrebbe potuto accadere (e che narrativamente non è accaduta). Vale la pena di sottolineare la differenza tra esplicitazione semantica e previsione narrativa: attualizzare, di fronte al lessema |uomo|, la proprietà di essere umano o di aver due braccia significa assumere il mondo della storia come mondo "reale" (e quindi come mondo in cui, sino ad affermazione contraria dell'autore, valgono le leggi del mondo della nostra esperienza e della nostra enciclopedia). Prevedere invece cosa accadrà nella fabula significa avanzare ipotesi su ciò che è "possibile".

  3. Dal punto di vista di una semiotica testuale un mondo possibile non è un insieme vuoto bensì un insieme pieno o un mondo ammobiliato. Non dobbiamo parlare quindi di tipi astratti di mondi possibili che non contengano liste di individui ma al contrario di mondi "gravidi" di cui dobbiamo conoscere e individui e proprietà.

  4. Chiunque — all'inizio di un romanzo — legga che |Giovanni andò a Parigi| è portato ad attualizzare come contenuto dell'enunciato che da qualche parte esiste un individuo di nome Giovanni che va in una città chiamata Parigi, città di cui si è già udito parlare al di fuori di quel testo, perché è citata nel libro di geografia come capitale della Francia in questo mondo. E magari la si sarà persino visitata di persona. Ma se poi il romanzo continua |arrivato a Parigi Giovanni andò ad abitare in un appartamento al terzo piano della Tour Eiffel| siamo pronti a giurare che il nostro lettore, se appena appena ha una enciclopedia consistente, deciderà che nella Tour Eiffel, in questo mondo, non ci sono appartamenti (né muri). Con questi egli non si lamenterà che il romanzo non "rappresenti" correttamente la realtà: semplicemente assumerà alcuni atteggiamenti interpretativi, deciderà che il romanzo gli sta parlando di un universo un poco strano, in cui Parigi c'è, come nel nostro, ma la Tour Eiffel è fatta diversamente. Si preparerà magari ad accettare l'idea che addirittura in Parigi non ci sia il Metro, né la Senna, bensì un lago e un sistema di sopraelevate. Farà cioè previsioni in accordo con le indicazioni che il testo gli ha dato circa il tipo di mondo che deve attendersi (penserà infatti: "qui accadono cose dell'altro mondo”).

  5. Per concludere, diremo dunque che: pare difficile meccanismi di previsione sugli stati della fabula senza costruire una nozione di mondo possibile; questa nozione va presa come strumento semiotico; è proprio nel tentativo di rappresentare la struttura di una storia come Un Dramebienparisienche ci è apparso indispensabile ricorrere ai mondi possibili.

  6. Un mondo possibile consiste di un insieme di individui forniti di proprietà. Siccome alcune di queste proprietà sono azioni, un mondo possibile può essere visto anche come corso di eventi. Siccome questo corso di eventi non è attuale ma possibile, esso deve dipendere dagli atteggiamenti proposizionali di qualcuno che lo afferma, lo crede, lo sogna, lo desidera o lo prevede.

  7. Naturalmente non ogni testo parla di un mondo possibile. Se scrivo un libro storicamente documentato sulla scoperta dell'America, mi riferisco a quello che definiamo il mondo "reale". Descrivendone una porzione (Salamanca, le caravelle, San Salvador, le Antille...) assumo come presupposto o presupponibile tutto ciò che so sul mondo reale (diciamo, che l'Irlanda si trova a ovest dell'Inghilterra, che in primavera fioriscono i mandorli e che la somma degli angoli interni di un triangolo fa centottanta gradi).

  8. Cosa accade invece quando delineo un mondo fantastico, come quello di una fiaba? Raccontando la storia di Cappuccetto Rosso ammobilio il mio mondo narrativo con un limitato numero di individui (la bambina, la mamma, la nonna, il lupo, il cacciatore, due capanne, un bosco, un fucile, un canestro) forniti di un numero limitato di proprietà. Alcune delle assegnazioni di proprietà a individui seguono le stesse regole del mondo della mia esperienza (per esempio anche il bosco della fiaba è fatto di alberi), alcune altre assegnazioni valgono solo per quel mondo: per esempio in questa fiaba i lupi hanno la proprietà di parlare, le nonne e le nipotine di sopravvivere all'ingurgitazione da parte dei lupi. All'interno di questo mondo narrativo i personaggi assumono atteggiamenti proposizionali: per esempio Cappuccetto Rosso ritiene che l'individuo nel letto sia sua nonna (mentre al lettore la fabula ha anticipatamente contraddetto la credenza della bambina).

  9. Un mondo possibile è un costrutto culturale. In termini molto intuitivamente realistici. Trattandosi di costrutti culturali dovremmo essere molto rigorosi nel definirne le componenti: visto che gli individui vengono costruiti per addizioni di proprietà, dovremmo considerare come primitivi solo le proprietà. Quindi Cappuccetto Rosso, nel quadro della storia che la costruisce, èsolo il coagulo spaziotemporale di una serie di qualità fisiche e psichiche (semanticamente espresse come "proprietà" ), tra cui anche le proprietà di essere in relazione con altri coaguli di proprietà, di compiere certe azioni e di patirne altre.

  10. Tuttavia il testo non elenca tutte le possibili proprietà di questa bambina: dicendoci che è una bambina affida alle nostre capacità di esplicitazione semantica il compito di stabilire che essa è un essere umano di sesso femminile, che ha due gambe, eccetera. Per far questo il testo ci indirizza, salvo indicazioni contrarie, all'enciclopedia che regola e definisce il mondo "reale". Quando dovrà operare correzioni, come nel caso del lupo, ci preciserà che esso "parla". Quindi un mondo narrativo prende a prestito — salvo indicazioni in contrario — proprietà del mondo "reale" e per far questo senza dispendio di energie mette in gioco individui già riconoscibili come tali, senza ricostruirli proprietà per proprietà. Il testo ci fornisce gli individui attraverso nomi comuni o proprii.

  11. Questo accade per molte ragioni pratiche. Nessun mondo narrativo potrebbe essere totalmente autonomo dal mondo reale perché non potrebbe delineare un stato di cose massimale e consistente, stipulandone ex nihilo l'intero ammobiliamento di individui e proprietà. Un mondo possibile si sovrappone abbondantemente al mondo "reale" dell'enciclopedia del lettore. Ma questa sovrapposizione è necessaria non solo per ragioni pratiche di economia bensì per ragioni teoriche più radicali. Non solo è impossibile stabilire un mondo alternativo completo ma è anche impossibile descrivere come completo il mondo "reale". Anche da un punto di vista formale è difficile produrre una descrizione esaustiva di uno stato di cose.

  12. Anche il cosiddetto mondo "reale" di riferimento deve essere inteso come un costrutto culturale. Quando in Cappuccetto Rosso giudichiamo "irreale" la proprietà di sopravvivere all'ingurgitamento da parte di un lupo è perché, sia pure in misura intuitiva, rileviamo che questa proprietà contraddice il secondo principio della termodinamica. Ma il secondo principio della termodinamica è appunto un dato della nostra enciclopedia. Basta cambiare enciclopedia e varrebbe un dato diverso. Il lettore antico che leggeva che Giona fu divorato da un pesce e rimase tre giorni nel suo ventre per poi uscirne intatto, non trovava questo fatto in disaccordo con la sua enciclopedia. Le ragioni per cui noi giudichiamo la nostra enciclopedia migliore della sua sono extrasemiotiche.

  13. Il problema delle "proprietà necessarie" Costruire un mondo significa assegnare date proprietà a un dato individuo. Dobbiamo dire che alcune di queste proprietà sono privilegiate rispetto alle altre — diciamo pure "necessarie" — e che quindi resistono più di altre ai processi di narcotizzazione? le proprietà di un individuo diventano più o meno necessarie (o accidentali) solo rispetto al topic narrativo, per cui necessità o essenzialità sonosolo materie di comparazione contestuale. L'essenzialità di una proprietà è topico-sensibile. È il topic testuale che stabilisce quale debba essere la struttura minima del mondo in discussione.

  14. Come determinare le proprietà essenziali Se mia suocera si chiedesse: Cosa sarebbe accaduto se mio genero non avesse sposato mia figlia? la risposta sarebbe che, poiché nel suo mondo di riferimento Wo io sono descritto (e quindi individuato) solamente come suo genero (proprietà che l'individuo considerato dal suo controfattuale W1 non può avere ), lei sta curiosamente pensando a due individui diversi, di cui il secondo abbastanza impreciso, e si sta vanamente sforzando di farli coincidere.

  15. Se invece qualcuno (volendo, anche mia suocera) si chiedesse: Cosa sarebbe accaduto se l'autore di questi appunti non si fosse mai sposato? la risposta sarebbe diversa. L'individuo considerato nei due mondi Wo e W1, è in entrambi caratterizzato dalla proprietà di aver scritto questi appunti. E quindi se non si fosse mai sposato probabilmente questi appunti non avrebbero contenuto l'esempio che stiamo discutendo ma le cose non sarebbero cambiate molto (a meno che non si fossero stipulate precisazioni come: "l'autore di questi appunti, che è incapace di scrivere se non nel calore della famiglia, eccetera"). Possiamo dire che in entrambi i mondi abbiamo a che fare con lo stesso individuo, salvo variazione di proprietà accidentali.

  16. La costruzione del mondo di riferimento dipende da un topic testuale: Nel primo esempio il topic era "stato civile del genero della signora Carla" mentre nel secondo esempio era "stato civile dell'autore di questi appunti". Un individuo è un supranumerariorispetto a un individuo di un altro mondo possibile se differisce da esso nelle proprietà essenziali. Il non-genero di mia suocera è sopranumerario rispetto al genero. L’autore di questi appunti non è sopranumerario rispetto al non-genero di mia suocera.

  17. Il topic testuale ha stabilito quali proprietà vadano prese in considerazione: tutte le altre, ancorché non negate, sono narcotizzate dall'autore e narcotizzabili dal lettore. Nell’esempio non è pertinente se io abbia o no due gambe (anche se non ci attendiamo che l'eventuale prosieguo del testo lo neghi) ma è pertinente cosa voglia dire “appunti” o “genero” .

  18. per definire un mondo possibile come costrutto culturale dobbiamo specificare: (i) una famiglia di individui attuali (ii) una famiglia di proprietà F, C, M..., attribuite agli individui; (iii) una "specificazione di essenzialità" per ogni proprietà di individuo, in base alla quale stabilire se una proprietà gli sia essenziale o no; (iv) relazioni tra proprietà (per esempio relazioni di implicitazione).

  19. Verità necessarie Abbiamo visto come le proprietà essenziali dipendano dal topic, ma che dire delle verità "logicamente necessarie", come a esempio il principio di identità? La risposta è che queste verità non debbono venire considerate come proprietà di individui di un mondo, ma semmai come condizioni metalinguistiche di costruibilità delle matrici di mondi.

  20. Dire che tutti gli scapoli hanno essenzialmente le proprietà di essere maschi umani adulti non sposati, significa stabilire quali proprietà definiamo come essenziali in virtù di un certo topic discorsivo; ma definire da un lato che è impossibile essere insieme scapolo e sposato (postulato di significato) e al tempo stesso asserire che alcuni scapoli sono sposati, è quanto meno irragionevole. Possiamo concepire una matrice di mondo in cui, per una qualsiasi ragione, non consideriamo essenziale agli scapoli l'essere umani (per esempio nell'espressione: "Nell'universo di Walt Disney, Paperino è scapolo"), ma una volta stipulato che uno scapolo (anche se non umano) è non sposato, non possiamo dire che "nell'universo di Walt Disney, Paperino è scapolo ed è sposato".

  21. Se esistesse un mondo W1 in cui gli individui possono avere e non avere allo stesso tempo la proprietà di essere rotondi, questo mondo sarebbe incostruibile (e se si vuole "inconcepibile": ma nel senso di strutturalmente informulabile). Tra l'altro ci accorgiamo che questo pare il caso dell'esempio dove mia suocera pensa a un mondo possibile in cui un individuo, caratterizzato dal fatto di essere suo genero, è al tempo stesso caratterizzato dal fatto di non esserlo. Le verità logicamente necessarie non sono elementi dell'ammobiliamento di un mondo ma condizioni formali di costruibilità della sua matrice.

  22. Tuttavia qualcuno potrebbe obiettare che nei mondi narrativi si danno casi in cui le verità logiche vengono negate. Tipici in tal senso molti romanzi di fantascienza in cui, per esempio, si possono trovare personaggi che viaggiano all'indietro nel tempo e non solo incontrano se stessi più giovani, ma diventano il proprio padre o il proprio nonno. Potremmo anche decidere che in un viaggio del genere il protagonista scopra che 17 non è più un numero primo e trovi messe in questione molte altre di quelle che si chiamano "verità eterne". Non si dovrebbe allora parlare di mondi in cui le verità logicamente necessarie non tengono più?

  23. Ci pare però che si tratti qui di una singolare illusione narrativa. Tali mondi non sono "costruiti", essi sono semplicemente "nominati". Si può dire benissimo che esiste un mondo in cui 17 non è un numero primo, così come si può dire che esiste un mondo dove esistono i verdoni mangiasassi. Ma per costruire questi due mondi bisogna, nel primo caso, fornire le regole in base alle quali 17 possa essere diviso, con qualche risultato, per un numero che non sia se stesso.

  24. In un romanzo di fantascienza in cui si asserisca che esiste una macchina che smaterializza un cubo e lo fa riapparire più indietro nel tempo, tale strumento viene nominato ma non costruito, cioè si dice che c'è e che si chiama in un certo modo, ma non si dice come funziona. Esso allora rimane un operatore di eccezione come il Donatore Magico delle favole o Dio nelle storie di miracoli: un operatore cui si attribuisce la proprietà di poter violare le leggi naturali (e le verità logicamente necessarie ). Però per postulare questa proprietà si devono accettare le leggi che essa violerebbe. Infatti per citare un operatore capace di sospendere il principio di identità (e di far diventare di me stesso il mio proprio padre), devo però costruire matrici di mondi in cui vale il principio di identità, altrimenti non potrei neppure parlare di me stesso, di mio padre, della possibile e curiosa confusione tra i due, né potrei assegnare all'operatore "magico" questa proprietà, perché l'avrebbe e non l'avrebbe al medesimo tempo. Distinguiamo pertanto tra nominare, o citare una proprietà e costruirla.

  25. In Le meraviglie del Duemila Emilio Salgari aveva immaginato grandi elefanti metallici addetti alla pulitura delle strade, i quali aspiravano la spazzatura con la proboscide. Per quanto ricordo l'idea dell'aspirapolvere doveva già circolare, a quel tempo, ma non importa: era pur sempre un modo di suggerire una certa combinazione di proprietà per produrre un individuo nuovo, è bastato poi ridurre l'individuo a un elemento tubiforme aspirante e a un "ventre" o contenitore, e la cosa è stata fatta. Si noti però che Salgari non diceva come mai avvenisse l'aspirazione: quindi egli costruiva il proprio individuo solo in parte e per il resto si limitava a postularlo ( a nominarlo) come operatore d'eccezione.

  26. I mondi della fabula Una fabula è un mondo possibile: Cappuccetto Rosso disegna una serie di personaggi e proprietà che sono diversi da quelli del nostro Wo. Se mentre parla con la mamma la bambina si immagina cosa farà nel bosco nel caso incontrasse il lupo, questo sì, sarebbe — rispetto al mondo W1delineato dallo stato iniziale della fabula — un mondo possibile W2, quello cioè delle credenze e aspettative della bambina.

  27. Se si dice: Ieri ero a Milano, e oggi sono a Roma nessun dubbio che il soggetto dell'enunciazione stia parlando "oggi" di un individuo che è lo stesso di quello di ieri, e stia parlando di due stati dello stesso mondo. Se invece si dice: Se ieri non fossi partito da Milano oggi non sarei a Roma si sta delineando "oggi", nel mondo reale del parlante, uno stato di cose possibile (che di fatto non si è realizzato) e il problema sarà semmai di stabilire se alla luce del topic testuale l'io in questione in entrambi i mondi è lo stesso individuo o un individuo-supranumerario.

  28. Proprietà S-necessarie Se riassumiamo in macroproposizioni di fabula l'inizio di Un dramebienparisienpossiamo trarne la seguente descrizione di stato di cose: In un periodo intorno al 1890 c'era a Parigi un uomo chiamato Raoul. Esso era il marito di Marguerite. Il lettore, ricorrendo alla propria enciclopedia, realizza che Parigi è un individuo del proprio Wo di riferimento e che 1890 è uno degli stati dello stesso mondo. Fino a prova contraria (estensioni parentetizzate) il lettore assumerà che esiste una omologia di fondo tra WN e Wo. Ma cosa deciderà a proposito di Raoul? Per quel che ne sa esso è descritto come l'individuo che ha le sole proprietà di essere maschio umano adulto e di vivere a Parigi intorno al 1890. Fortunatamente, subito dopo, viene detto che Raoul è sposato a Marguerite. Questo è sufficiente a individuare Raoul all'interno della fabula senza possibilità di errore. Ci possono essere altri maschi umani adulti che vivono a Parigi in quell'epoca (e magari hanno tutti la proprietà di chiamarsi Raoul) ma solo questo ha la proprietà di essere sposato a quella Marguerite di cui il testo ci parla.

  29. Raoul non può essere identificato senza Marguerite e Marguerite non può essere identificata senza Raoul. Questo è il modo in cui eminentemente identifichiamo gli x in un testo narrativo. È il modo in cui identifichiamo i supranumerari rispetto a Wo. Infatti per Parigi non abbiamo bisogno di questa identificazione incrociata: esso è già abbondantemente identificato nell'enciclopedia. Ma per Raoul e Marguerite non possiamo fare diversamente. Chiamiamo allora queste relazioni che valgono solo all'interno della fabula, relazioni S-necessarie, ovvero proprietà strutturalmente necessarie. Esse sono essenziali all'identificazione degli individui supranumerari della fabula. Una volta identificato come il marito di Marguerite Raoul non potrà mai più essere separato dalla propria controparte: potrà divorziare in un WNSn, ma non cesserà di aver la proprietà di essere colui che in un WNS1 è stato marito di Marguerite.

  30. Proprietà S-necessarie e proprietà essenziali Raoul è un uomo e Marguerite una donna. Si tratta di proprietà essenziali già riconosciute a livello di strutture discorsive e accettate dalla fabula. Ora le proprietà S-necessarie non possono contraddire le proprietà essenziali, perché anche le proprietà S-necessarie sono vincolate semanticamente. Vale a dire che se tra Raoul e Marguerite vale la relazione S-necessaria rSm essa appare nella fabula come relazione M di matrimonio (rMm) ed è vinco­lata semanticamente in quanto, a termini di enciclopedia 1890, ci si può sposare solo tra persone di sesso diverso: quindi non si può stabilire che Raoul è S-necessariamente sposato a Marguerite e poi sostenere che essi siano entrambi maschi

  31. Ma se le proprietà S-necessarie non possono contraddire le proprietà essenziali, esse possono contraddire quelle accidentali, e in ogni caso i due ordini di proprietà non sono strutturalmente dipendenti. Raoul è necessariamente sposato a Marguerite ma solo accidentalmente prende un coupé per tornare a casa da teatro. Poteva anche tornare a casa a piedi e la storia non sarebbe cambiata granché. Si noti che se il topic testuale non fosse stato quello che è, ma fosse stato affine a quello del Fiacre n. 13 — se cioè tutta la storia fosse stata incentrata su un misterioso oggetto, il coupé, da ritrovare a ogni costo, sia Raoul che quel coupé sarebbero stati legati da relazione S-necessaria.

  32. Per concludere, in un WN gli individui supranumerari sono identificati attraverso le loro proprietà S-necessarie, che rappresentano relazioni di stretta interdipendenza cotestuale. Esse possono o meno coincidere con le proprietà attribuite agli stessi individui come essenziali, ma in ogni caso non possono contraddirle. Le proprietà accidentali non sono prese in stretta considerazione dal mondo della fabula e sono considerate solo a livello delle strutture discorsive1. 1. Il che vale a dire che, non appena una proprietà si salva nel corso del lavoro di riduzione dalle strutture discorsive a macroproposizioni narrative, essa risulta strutturalmente necessaria.

  33. Relazioni di accessibilità tra Wo e WN La comparazione tra mondo di riferimento e mondo narrativo può assumere forme diverse: 1) Il lettore può comparare il mondo di riferimento a stati diversi della fabula, cercando di capire se quanto avviene in essi risponda a criteri di verisimiglianza. In tal caso il lettore assume gli stati in questione come mondi possibili. 2) Il lettore può paragonare un mondo testuale a diversi mondi di riferimento: si possono leggere gli eventi narrati nella Divina Commedia come "credibili" rispetto all'enciclopedia medievale e come leggendari rispetto alla nostra. In tal modo si attuano anche operazioni di "veridizione“ imputando veridicità o meno a certe proposizioni, cioè riconoscendole in quanto proposte come vere o false.

  34. 3) A seconda del genere letterario, il lettore può costruire diversi mondi di riferimento ovvero diversi Wo. Un romanzo storico chiede di essere riferito al mondo dell'enciclopedia storica mentre una favola chiede al massimo di essere riferita all'enciclopedia dell'esperienza comune, perché noi si possa godere delle varie inverosimiglianze che propone. Quindi si accetta che una favola racconti che mentre regnava il Re Roncisbaldo (storicamente mai esistito, ma il fatto è irrilevante) una fanciulla si sia trasformata in una zucca (inverosimile secondo il Wo dell'esperienza comune: ma questa discrepanza tra Wo e WN deve venir presa in considerazione proprio per godere della favola). Invece se leggo un romanzo storico e trovo che vi si nomina un re Roncisbaldo di Francia, la comparazione al Wo dell'enciclopedia storica produce una sensazione di disagio, che prelude al riaggiustamento dell'attenzione cooperativa: evidentemente non si tratta di un romanzo storico ma di un romanzo di fantasia. Dunque l'ipotesi formulata sul genere narrativo determina la scelta costruttiva dei mondi di riferimento

  35. Dire però che dall'interno di un certo mondo narrativo non si può concepire o costruire il mondo di riferimento del lettore sembrerebbe in sé una ovvietà. Come dire che Cappuccetto Rosso non è in grado di concepire un universo in cui c'è stata la II guerra mondiale. La cosa però è meno sciocca di quel che sembra. Tanto per cominciare, perché nell’esempio in cui mia suocera si chiedeva cosa sarebbe accaduto di suo genero se non avesse sposato sua figlia, ci pareva così bizzarro. Mia suocera avrebbe costruito il suo mondo di riferimento come un testo, definendo me stesso solo nei termini di una relazione S-necessaria con lei e non riuscendo a concepirmi altrimenti. È naturale che nel pensare a un mondo possibile W1 in cui io fossi e non fossi contemporaneamente suo genero, si trovava in una situazione impossibile. Quell’esempio appariva dunque bizzarro perché lasciava intravvedere una tendenza, da parte dell'ipotetico soggetto, a costruire il mondo della propria esperienza come un mondo irreale, più affine a quelli della fantasia che a quelli che si formulano nel corso del nostro vivere quotidiano. Che è quanto accade al malato di cui si dice che vive in un mondo tutto suo.

  36. Relazioni di accessibilità tra WNc e WN WNc indica i mondi degli atteggiamenti proposizionali dei personaggi. Quindi un dato WNcS1 dipinge il possibile corso di eventi come è immaginato (sperato, voluto, asserito e così via) da un determinato personaggio c nello stato S1. Un personaggio può avanzare previsioni e formulare mondi sia a livello di strutture discorsive che a livello di strutture narrative. Come abbiamo visto i mondi delineati dal personaggio a livello di strutture discorsive possono concernere proprietà accidentali trascurate dalla fabula. Nel corso delle strutture discorsive i personaggi possono immaginare o volere tante cose (contraddette o meno che siano dagli eventi successivi); il testo mette in gioco questi loro atteggiamenti proposizionali per delinearne la psicologia. Il personaggio pensa che la data persona verrà, quella non viene, il personaggio riconosce la falsità della propria previsione, la abbandona. Nessun problema di identificazione attraverso mondi. L'identificazione è attuabile.

  37. Ma ci sono casi invece in cui gli atteggiamenti proposizionali dei personaggi riguardano le relazioni S-necessarie della fabula. Quando Edipo crede di non aver nulla a che vedere con la morte di Laio, noi ci troviamo di fronte a una credenza che ha due caratteristiche: (i) concerne proprietà indispensabili allo sviluppo della fabula e (ii) concerne relazioni S-necessarie (Edipo altro non essendo, narrativamente, che quel personaggio che ha ucciso suo padre e sposato sua madre senza saperlo ). Naturalmente essere S-necessario ed essere indispensabile allo sviluppo della fabula sono la stessa cosa, a questo punto dovrebbe essere chiaro. Edipo deve "gettare via" il mondo delle sue credenze. Visto che quello da prendere in cambio è assai meno gradevole, e visto che sul mondo creduto egli aveva edificato la propria salute men­tale, ecco una buona ragione per diventare pazzo.

  38. Come era possibile essere così cieco da non avvedersi di quanto il mondo delle proprie credenze fosse inaccessibile al mondo della realtà? La rabbia e la disperazione vengono incrementate dal fatto che, se a livello di fabula i mondi sono mutuamente inaccessibili, a livello di strutture discorsive a Edipo erano state date tante tracce evidenti per costruirsi un mondo doxastico più accessibile a quello finale della fabula ... Se Edipo ci fosse riuscito, i due mondi WNc e WNsarebbero accessibili, come sono accessibili i mondi doxastici che il bravo detective costruisce per adeguare sia il mondo della fabula sia il mondo delle intenzioni dell'assassino. Ma Edipo re è appunto la storia di una indagine fallita.

  39. Relazioni di accessibilità tra WR e WN I mondi delineati dalle previsioni del lettore sono sottoposti alle stesse regole di accessibilità: (i) il mondo delle aspettative del lettore può essere paragonato allo stato della fabula che lo verifica (sempre e soltanto, come già si è detto, successivo alla previsione); (ii) anche il lettore può avanzare previsioni minori e parziali nel corso della attualizzazione delle strutture discorsive, e il feno­meno non ha un andamento diverso da quello che concerne i mondi possibili del personaggio; (iii) quando i mondi possibili delineati dal lettore riguardano proprietà S-necessarie, il suo mondo è accessibile al mondo della fabula, e viceversa, solo se si verifica isomorfismo tra i due mondi. Altrimenti egli deve "gettar via" la propria previsione e accettare lo stato di cose definito dalla fabula.

  40. Si è detto però che un testo prevede e calcola i possibili com­portamenti del Lettore Modello, che la sua possibile interpretazione fa parte del processo di generazione del testo. Come si può allora affermare che le previsioni del lettore vengono rifiutate? A questo proposito bisogna fare attenzione a non confondere i meccanismi del testo nel suo complesso coi meccanismi della fabula.

  41. In Drame si vedrà come il testo, a livello discorsivo, inviti il lettore a disporsi in modo da fare false previsioni, e poi a li­ vello di fabula gliele contesti. Il caso di Drame è anzi più com­plesso perché, come vedremo, le false previsioni del lettore vengono ambiguamente prese in carico dalla stessa fabula, nel momento stesso in cui le contraddice. Ma quanto si è detto vale per testi più "normali", per esempio un romanzo poliziesco, dove le strutture discorsive traggono in inganno il lettore (per esempio facendogli apparire come ambiguo e reticente un certo perso­naggio) per spingerlo ad avanzare previsioni avventate; interverrà poi lo stato finale della fabula a obbligare il lettore a "buttar via" la propria previsione. Si stabilisce così una dialettica tra inganno e verità a due diversi livelli testuali.

  42. In Drame si vedrà come il testo, a livello discorsivo, inviti il lettore a disporsi in modo da fare false previsioni, e poi a li­ vello di fabula gliele contesti. Il caso di Drame è anzi più com­plesso perché, come vedremo, le false previsioni del lettore vengono ambiguamente prese in carico dalla stessa fabula, nel momento stesso in cui le contraddice. Ma quanto si è detto vale per testi più "normali", per esempio un romanzo poliziesco, dove le strutture discorsive traggono in inganno il lettore (per esempio facendogli apparire come ambiguo e reticente un certo personaggio) per spingerlo ad avanzare previsioni avventate; interverrà poi lo stato finale della fabula a obbligare il lettore a "buttar via" la propria previsione. Si stabilisce così una dialettica tra inganno e verità a due diversi livelli testuali.

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