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Presentation Transcript

  1. Orientamento Metodi e scenari per l’empowerment personale e professionale

  2. «La cosa più importante di tutta la vita è la scelta di un lavoro, ed è affidata al caso.» Blaise Pascal

  3. Una scelta razionale? Trasformare la razionalità soggettiva in una razionalità oggettiva: alla base vi è l’idea positivistica di un essere umano che si esprime tramite scelte. All’interno di tali paradigmi si presuppone sempre che il pensiero preceda l’azione e questa sia finalizzata ad uno scopo. Considerare la scelta come un calcolo razionale trova oggi problemi di credibilità. Come spiegare ad esempio: chi scopre i propri scopi mentre agisce? chi si ritrova cammin facendo grazie ad un evento improvviso?

  4. Una questione d’identità L’identità è da pensare come una singolare costruzione mentale prodotta da identificazioni e disidentificazioni, da continue elaborazioni cognitive e socioaffettive, le quali la modificano e la ristrutturano di continuo.

  5. Una questione d’identità Il processo di costruzione di una solida identità è ostacolato dalle illusioni somministrate dagli strumenti della comunicazione sociale, dalla pervasione di un catturante conformismo, da una cultura dell’edonsimo e del narcisismo. Ciascuna persona si dimostra in grado di rivelare e manifestare la soggettiva identità quanto più è capace di rispondere lungo il tragitto autorealizzativo all’appello di essere se stessa e di conservarsi fedele alla specificità della sua natura.

  6. Sapersi autorientare È necessario che i sistemi educativi consolidino il potere di autoeducazione, affinché l’individuo si cotruisca come personalità governata dai valori del Sé, così da non essere mai eterodiretta, cioè dipendente dalle valutazioni altrui. Attraverso un processo analitico la persona giunge a costruirsi un’adeguata immagine di sé, si valorizza, misura il suo valore con la realtà esterna, elabora il proprio progetto esistenziale, esercita una capacità di iniziativa personale, capace di produrre elevate gratificazioni per il proprio Sé e per la comunità.

  7. Sapersi autorientare Sapersi orientare significa fare esercizio della capacità decisionale attraverso il tirocinio di abilità euristiche, metodologiche, esplorative, previsionali e progettuali, in grado di sostanziare efficacemente le differenti scelte che la vita incessantemente propone. Adeguare indifferenziatamente la persona a istanze di vita collettive, tralasciando le sue esigenze e i suoi dinamismi, equivale a produrre alienazioni sul piano personale e a determinari rendimenti ridotti e pseudoefficienti. equivale di fatto ad una mancata riduzione della tensione e del disagio esistenziale.

  8. Cosa può fare la società? « La strada dei tagli al welfare può condurre ovunque tranne che a una società di individui liberi; anzi, per le esigenze della libertà è come imboccare un vicolo cieco » Zygmunt Bauman Si è liberi perché (e quando) si è messi in grado di esercitare la facoltà di scelta. Le politiche di welfare dunque devono definirsi come sistemi di protezione sociale e, allo stesso tempo, di promozione dei diritti di cittadinanza.

  9. Orientamento: ieri e oggi Nelle società preindustriali l’individuo non aveva l’esigenza di essere orientato né tantomeno di orientarsi: nascere in un determinatogruppo sociale, lo status sociale, la cultura d’appartenenza, già segnavano le possibili strade di vita e di lavoro. La famiglia era contemporaneamente agente orientativo e sede di formazione. Nelle società della rivoluzione industriale la famiglia non è più in grado di assolvere queste funzioni. L’orientamento, così, da evento sostanzialmente privato diviene un problema della collettività e quindi oggetto di strategie d’intervento.

  10. Orientamento: cosa non è? L’orientamento non può essere identificato in una tecnica o in una consulenza improvvisata, così da ridurlo a parere o a opinione, e nemmeno in un processo provocato da un personale specializzato o da un’operazione compiuta dall’esterno a opera di esperti.

  11. Orientamento: cos’è? L’orientamento è ricerca e attivazione della validità, della positività, della consistenza e della produttività della persona. Conduce la persona a progettare se stessa e a diventare gradualmente responsabile e protagonista della propria vita, tenendo conto di tutte le variabili che interagiscono reciprocamente nelle scelte: dall’orientamento si passa così all’autorientamento.

  12. Orientamento: i contesti

  13. Orientamento: ieri e oggi Nelle società preindustriali l’individuo non aveva l’esigenza di essere orientato né tantomeno di orientarsi: nascere in un determinatogruppo sociale, lo status sociale, la cultura d’appartenenza, già segnavano le possibili strade di vita e di lavoro. La famiglia era contemporaneamente agente orientativo e sede di formazione. Nelle società della rivoluzione industriale la famiglia non è più in grado di assolvere queste funzioni. L’orientamento, così, da evento sostanzialmente privato diviene un problema della collettività e quindi oggetto di strategie d’intervento.

  14. Strumenti, risorse e metodi della pratica orientativa

  15. La domanda La domanda è complessa, diversificata, va da una semplice richiesta di informazioni a una più complessa richiesta d’aiuto e sostegno alla scelta, spesso non esplicita. Se tra i soggetti più giovani la domanda continua a essere di tipo generale, soprattutto relativamente alla conoscenza di se stessi o alla ricerca di una strada per il futuro, tra gli adulti la domanda di orientamento è più specificamente volta alla definizione o alla ridefinizione di un progetto professionale.

  16. L’ascolto attivo « Ci sono due modi di ascoltare: il primo consiste nell’impossessarsi dei discorsi dell’altro per metterli al servizio delle proprie tesi e dei propri interessi; il secondo consiste nel sentire l’altro, nel capire ‘‘da dove’’ parla, nell’andare verso di lui. Il primo modo, sfortunatamente, è di gran lunga il più diffuso. » Bertrand Schwartz

  17. L’ascoltoattivo Thomas Gordon, psicologo americano amico di Carl Rogers, propose una classificazione e descrizione dei differenti gradi di ascolto. Ascolto passivo o silenzio Cenni di attenzione (annuire, sorridere) Espressioni facilitanti (incoraggiamenti verbali) Ascolto attivo

  18. L’ascolto attivo ANSIA! E’ preoccupato «Mi prenderanno al colloquio?» CODIFICA D E C OD I F I C A Codice o messaggio «Sei preoccupato che non ti prenderanno al colloquio?»

  19. L’ascolto attivo L’ascolto attivo, dunque, è il metodo di ascolto che attraverso l’interazione con il mittente del messaggio: • Permette di capire il significato reale del messaggio • Fa in modo che il mittente abbia le prove che l’ascoltatore lo capisce Il problema che muove il soggetto a chiedere aiuto deve essere considerato in subordine rispetto al ripristino o allo sviluppo della capacità dell’individuo. La persona è più importante del suo stesso problema.

  20. Il colloquio in orientamento Avviene una comunicazione tra due persone che si incontrano più o meno volontariamente in un rapporto tra esperto e cliente allo scopo di contribuire al processo di chiarimento e consapevolezza della domanda. Lo scopo del colloquio è chiarire le situazioni che il cliente dimostra di non comprendere, sia per ragioni culturali che per interpretazioni errate o per difficoltà di qualsiasi genere, di provenienza esogena o endogena. Il fine è quello di mettere il cliente in condizione di comunicare alcune sue personali difficoltà che l’operatore sia in grado di osservare e comprendere.

  21. Il colloquio in orientamento: le fasi 1 Inizio formale: prevede l’accoglienza della persona e la raccolta delle informazioni relative ai motivi per cui viene al colloquio. Il motivo del colloquio deve essere esplicitato. 2 Il riconoscimento: si deve cercare di identificare il cliente: chi è, quali sono le sue attese, motivazioni, timori e ansie? 3 L’approfondimento: l’operatore deve aiutare il cliente, facilitarlo nel proprio processo di potenziamento, garantirgli una maggiore autonomia. 4 La conclusione: specificare sempre quando si tratta di un’interruzione o di una vera e propria conclusione.

  22. Il colloquio in orientamento Non si tratta però solo di utilizzare conoscenze e applicare metodi e tecniche, quanto piuttosto di dare forma ed atteggiamento a concetti fondamentali relativi all’essere umano. Ma non basta possedere tali atteggiamenti, è necessario saperli esprimere (empatia, considerazione positiva e incodizionata, autenticità).

  23. Un esempio: quale risposta? « Sono giunto alla conclusione che, poiché il mio lavoro non mi soddisfa affatto cercherò un’altra sistemazione. Fino a questo momento mi ero rassegnato perché ho studiato all’università per strappare una laurea. Ma ora credo che sia meglio che io abbandoni tutto e cerchi la mia strada, anche a costo di ricominciare da capo. » NOME E COGNOME: Mario Rossi ETA’: 38 TITOLO DI STUDIO: Laurea

  24. Quale risposta? «Non ha pensato a stabilire un compromesso tra le due situazioni? È un peccato rinunciare ai vantaggi aquisiti dalla sua attuale situazione» «Non si può dire che un nuovo indirizzo sia veramente il suo ideale, ma ciò che conta comunque è il fatto che sarebbe più deciso e sicuro di se stesso» Risposta estimativa Risposta rassicurante «Ha deciso che è meglio cambiare attività» «Crede che sarebbe più felice se potesse liberarsi del suo attuale lavoro e tentare qualcosa di più conveniente per lei?» «Si è informato bene sulla nuova carriera?» Risposta comprensiva Risposta interpretativa Risposta indagante

  25. Alcuni accorgimenti L’opeartore non deve cercare di sapere proprio tutto del cliente, ma solo le cose importanti ai fini del colloquio. L’operatore deve evitare di soddisfare la propria curiosità e deve essere conscio quando ha saputo quello che è necessario sapere ai fini del colloquio. Evitare di parlare in modo complicato, oscuro o usare termini troppo specifici, specialistici. Chiunque va a sostenere un colloquio ha, per definizione, qualche tratto di insicurezza che l’esperto non può e non deve utilizzare per trarne soddisfazione o prestigio personale.

  26. Alcuni accorgimenti Attenzione agli stereotipi culturali! Molte persone sono convinte che non bisogna dipendere da nessuno, che non si deve chiedere aiuto a nessuno. L’asimmetria della relazione invece farà capire al cliente che sta chiedendo aiuto. Occorre conoscere e presidiare le proprie reazioni. Attenzione alle ansie! Quella del cliente, che vuole ad ogni costo dare un’immagine positiva di sé e quella dell’operatore che teme di non essere all’altezza del compito e dei bisogni del cliente. L’ansia fa agire le persone in modo inadeguato, allo scopo di sentirsi a proprio agio.

  27. L’orientamento in gruppo Il gruppo permette di esprimersi in un contesto sperimentale, ma al contempo ‘‘protetto’’, e di contenere i sentimenti di ansia e precarietà che ‘‘l’essere in orientamento’’ può comportare. Il setting di gruppo facilita ed enzatizza i processi di apprendimento individuale, diventa luogo di espressione, ma anche di apprendimento, di competenze. Le stesse caratteristiche individuali di personalità acquisiscono valore differente se ‘‘messe in gioco’’ e osservate dagli altri.

  28. Caratteristiche del gruppo L’elemento comune intorno a cui si costituisce il gruppo in orientamento è la generatività, la possibilità/desiderio di cambiare e ‘‘creare’’ qualcosa, che si intende in questo contesto in termini immaginativi e metaforici (ciò che si cerca di creare è il futuro, l’immagine di sé in proiezione). Il gruppo dovrebbe essere omogeneo, non tanto in termini di provenienze, quanto di percezione dei partecipanti di essere simili, e avere le stesse potenzialità. Dovrebbe essere costituito da 8-15 persone.

  29. Il ruolo dell’orientatore nel gruppo Deve uscire dalla prospettiva di osservatore esterno che ragiona in una logica normativa; lo sguardo è partecipante, non interpretativo. Egli deve possedere tre aree di competenza: • Competenze comunicative e metacomunicative. • Competenze di gestione e regolazione dei gruppi in azione. È necessario conoscere le dinamiche di gruppo e non temerle. Deve stimolare l’espressione e la partecipazione dei diversi membri del gruppo. • Competenze socio-educative in quanto l’operatore deve accompagnare il gruppo ad un obiettivo prefissato.

  30. Il bilancio di competenze Nasce in Francia intorno agli anni Ottanta in forma sperimentale nell’ambito dei servizi pubblici di orientamento e formazione. Il bilancio nasce come servizio esterno alle imprese, ma non separato dal sistema delle imprese. In Francia il bilancio di competenze è un diritto del lavoratore volto al perseguimento di un personale progetto professionale e al miglioramento della propria condizione lavorativa.

  31. Cosa sono le competenze? Le abilità dell’individuo a trasformare e utilizzare attivamente l’informazione e a elaborare pensieri e azioni e quindi la capacità di saper selezionare gli elementi necessari nel repertorio delle risorse, organizzarle e impiegarle per realizzare un’attività professionale, risolvere un problema o realizzare un progetto. Non basta acquisirle, necessitano di un aggiornamento! Se rappresentiamo le capacità di un individuo come un albero della conoscenza, secondo il modello proposto da Michel Authier e Pierre Levy, la posizione della competenza sull’albero offre il ‘‘livello’’ della competenza stessa.

  32. I livelli delle competenze

  33. Il bilancio di competenze: obiettivi Inserimento sociale e professionale realistico e valorizzante l’individuo attraverso: • La presa di coscienza da parte del soggetto delle proprie risorse e potenzialità. • L’elaborazione di un progetto professionale. Fonire supporto alla disamina critica del passato e presente professionale del soggetto. Facilitare l’identificazione dei valori, delle preferenze, degli interessi e delle aspirazioni. Facilitare la costruzione del progetto personale e professionale dell’individuo inteso come negoziazione tra piano ideale e piano reale.

  34. Il bilancio di competenze: le fasi

  35. L’orientamento narrativo L’orientamento narrativo nasce in risposta alla domanda di senso che i soggetti sempre più si pongono; supporta il lavoro di attribuzione di senso, ordine e significato alle esperienze del singolo soggetto. Questa metodologa consente la costruzione attiva di significato da parte del soggetto su materiali suoi propri e su stimoli altri. Oltretutto risolve una contraddizione apparentemente insanabile: quella tra assoluta differenza individuale e necessità di standardizzazione del metodo.

  36. L’orietamento narrativo: ancora una questione d’identità La riflessione sull’orientamento ha spesso evidenziato la stretta relazione tra il processo di orientamento e le identità sociali e professionali; poco si è insistito invece sull’identità personale dalla quale le precedenti non possono essere slegate. La costruzione di un’identità matura e consapevole passa attraverso forme di ‘‘bricolage identitario narrativo’’, si verifica cioè un processo di accumulo di piccole parti di storie udite, storie ascoltate, storie lette, ermeneutiche del visto e dell’accaduto, interpretate attraverso un processo di fissazione di un testo in movimento (noi stessi, le nostre relazioni ... ).

  37. L’orietamento narrativo: ancora una questione d’identità Le modalità narrative appaiono le forme più adeguate per stimolare processi nei quali il soggetto possa esplorare se stesso, il proprio ambiente le proprie aspirazioni, i desideri, le competenze. La cristallizzazione in un solo ruolo, in una rete sociale rigida di sostegno, è indispensabile per chi possiedeun’identità debole, fragile. Chi invece ha compiuto un percorso di acquisizione riflessiva dell’identità, chi si sa raccontare e accettare narrazioni altre su sé e di altri su se stesso non teme il cambiamento, vi offre minore resistenza, può governarlo, leggerlo come opportunità o comunque non rimanervi schiacciato.

  38. ... e per finire alcune ‘‘domande’’ «Ciao raga..chiedo davvero aiuto..so che anca ancora un anno ma io sono la tipa che se non decide prima poi arriva alla fine con un mucchio di dubbi...l'anno prox farò il quinto ma poi???l'università mi piace..o meglio mi piace l'idea di fare architerrura ma c'è troppa matemetica e fisica...mi piace da morire il disegno tecnico...però mi piace anche l'arte in generale!!!la moda...insomma...AIUTATEMI..consigliatemi please!!!» Confusa e scoraggiata

  39. ... e per finire alcune ‘‘domande’’ “Salve ragazzi, mi sto prendendo il diploma classico, sarei veramente indecisa su quale facoltà prendere al'università; avevo l'aspirazione di fare medicina e se magari non riuscivo a entrare, provare in psicologia, cosa a cui sono molto portata e mi piace molto, anche se per trovare lavoro effettivo bisogna fare almeno 3 master, da 10mila euro l'uno O.o...... parlando molto con persone, mi hanno un pò aperto gli occhi, poichè mi hanno detto che in questo momento di crisi, non posso spendere tanto tempo per laurearmi, ma di prendermi una mini laurea, e laurearmi in fretta, poichè si richiedono molti giovani e che comunque è già una laurea e a 22 anni già mi sono laureata, e ho optato così per scienze della formazione... vorrei chiedervi che ne pensate?” Indecisione

  40. ... e per finire alcune ‘‘domande’’ «Ciao a tutti! Ormai siete la mia ultima speranza perchè la mia è una situazione disperata! Io non ho idea di che facoltà prendere. La mia situazione è qsta: 1)Io non ho mai avuto una aspirazione professionale particolare, a scuola sono andata sempre bene in tutte le materie 2)Venendo da un liceo scientifico mi piaciono molto le materie scientifiche 3)Mio padre è un avvocato Premesso qsto: Finita la maturità ho dovuto scegliere: mi sono iscritta alla facoltà di Giurisprudenza nonostante l' ammissione alla facoltà di Veterinaria. Qsto perchè avrò lavoro assicurato e non rischierò di rimanere chiusa tutta la vita in un ambulatorio veterinario. Ora nonostante la mia scelta ho ancora tanti dubbi..mi mancano molto le materie scientifiche e per ora (anche se sn passati solo 4 mesi da qnd ho cominciato) il diritto non mi sta appassionando molto... Vi prego che ne pensate???» Caso disperato... un consiglio pls!!!