DUE CONFERENZE sul TEMA: 1-Chi ha scritto la Bibbia? - PowerPoint PPT Presentation

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DUE CONFERENZE sul TEMA: 1-Chi ha scritto la Bibbia?

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DUE CONFERENZE sul TEMA: 1-Chi ha scritto la Bibbia?

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  1. Il G.R.I.S. (gruppo di ricerca e informazione socio-religiosa) e Fraternità laica domenicana di IMOLA presentano DUE CONFERENZE sul TEMA: 1-Chi ha scritto la Bibbia? 2-Chi custodisce e trasmette fedelmente la Parola di Dio? COME SI USA LA BIBBIA?

  2. Caratteristiche • La Bibbia, “Ta Biblía” (gr., “i libri”) , è costituito da più più libri, una biblioteca! • redatta in un arco di tempo di 1350 anni circa, cioè tra il 1250 a.C. e il 100 d.C. • struttura e contenuto eterogeneo • difficoltà ordinarie e straordinarie

  3. Consigli • 1. non leggere la Bibbia tutto di un fiato, ma con metodo e calma • 2. dovrò accostarmi ai diversi libri con approcci diversi; • 3. avvicinarmi accompagnandomi con la preghiera: «La lettura della Scrittura deve essere accompagnata dalla preghiera, affinché possa svolgersi il collo-quio tra Dio e l'uomo; poiché "gli parliamo quando preghiamo e lo ascoltia-mo quando leggiamo gli oracoli divini"» (DV 25). Quindi, una lettura orante. • 4. Una lettura che suppone l'uso dell'intelligenza e la fede.

  4. Ispirazione 1/2 • Chi è l’autore? • Mc 12,36 “Gesù disse: Lo stesso Davide disse, mosso dallo Spirito Santo, Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra” • “Ciò fu detto dal Signore per mezzo del profeta” Mt 1,22; 2,15; 13,35. • 2Tm 3,16: Ogni Scrittura è ispirata da Dio ed è utile per insegnare, convincere, correggere. • quindi, autore è Dio. «I libri sacri hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa» (DV 11). • Ma veri autori sono anche gli uomini che Dio ha scelto mediante l'ispirazione, fenomeno soprannaturale, diretto e gratuito.

  5. Ispirazione 2/2 • “Per la composizione dei libri sacri Dio scelse e si servì di uomini nel possesso delle loro facoltà e capacità, affinché, agendo egli in essi e per loro mezzo, scrivessero come veri autori tutte e solo quelle cose che egli voleva fossero scritte” DV 11. • non è estasi • non è dettatura meccanica • non è autorizzazione divina successiva • non è approvazione della Chiesa successiva • non solo assistenza di Dio negativa, cioè che preserva dall’errore • non è influsso divino solo morale • non è entusiasmo religioso

  6. Contenuto generale • Discorso di amore che Dio rivolge all'umanità intera. • Svela il suo disegno eterno (Ef 3,11), il mistero della sua volontà (Ef 1,9), il mistero rivelato ai santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito (Ef 3,5). • Questo disegno è sintetizzato in Gesù di Nazaret, crocifisso e risorto, principio dell'universo e signore della storia. • La Bibbia è una finestra sul mistero di Cristo e dell’unione di Cristo con il mondo e la storia. • Non possiamo attardarci sulle qualità della finestra, ma dobbiamo guardare fuori dalla finestra.

  7. Un po’ di date • Matteo e Luca 70-75 • Giovanni: terza redazione 99-100 • Lettere di Paolo 47-65

  8. Quattro Vangeli Canonici • maggiore antichità, prossimità agli eventi narrati • aderenza con i dati storici e geografici che conosciamo da altre fonti (non a-temporali) • semplicità del racconto Perché sono canonici? 1/2 • Ispirati da Dio=divina Rivelazione (1-Sacre Scritture; 2-Sacra Tradizione) • Quali criteri di canonicità? • I criteri dovranno essere: infallibilità; esclusività e universalità; accessibilità a tutti.

  9. Perché sono canonici? 2/2 • Cos’è la Sacra Tradizione? • È l’eco della divina Rivelazione che si trasmette anche nei gesti e nella fede vissuta e celebrata. • La comunità credente e celebrante, la Chiesa, ci trasmette questi libri come libri ispirati da Dio, come libri salvifici.

  10. Cosa sono i generi letterari? • rapporto tra verità conosciuta e la forma in cui è espressa • Rapporto che dipende dalle intenzioni dell’autore • Il veicolo, genere letterario, può essere adatto o non adatto non vero o falso.

  11. Alcuni generi letterari 1/3 1. approssimazione 2. Iperbole (Mt 19,24) 3. satira: Is 47 4. canti d’amore: Ct 5. benedizioni: Gen 39-40 6. Favola (Gdc 9). 7. Composizione dei Salmi 7.a lamentazioni individuali Sal 5-7, 13 7.b lamentazioni pubbliche Sal 4,18, 124 7.c Inni: Sal 8,19,29,33 7.d Salmi regali: 20,21,101 7.e Salmi di Jahvè: 47,98,99

  12. Alcuni generi letterari 2/3 8.Composizioni sapienziali: 8a.proverbio popolare: 1 Sam 10,12 8b.sentenze ingegnosamente elaborate Prov 10 8c.enigmi: Giud 14,12 8d.parabola: Is 28,23-29 8.Composizioni sapienziali: 8e.dialogo drammatico: Giobbe 8f.oracoli profetici

  13. Alcuni generi letterari 3/3 Forme di prosa 9. liste genealogiche 10. Trattati: 1 Mac 8,22-32 11. Lettere: san Paolo 12. Discorsi religiosi: Deut. e Atti 13. Discorsi sapienziali: Prov 5 Forme di prosa 14. Leggi: Levitico 15. narrazioni di genere storico: cronache, annali, memorie, biografie: 1 e 2 re; 1 e 2 Cron; Lc 2, 1-7. 16. Narrazioni libere a scopo didattico: Tob 1,1-2 17. Narrazioni fittizie a scopo didattico: parabole…

  14. Dio si rivela agendo nella STORIA con “fatti e parole intimamente connessi” (DV2). Parla agli uomini “come ad amici” (DV2), dona loro la Parola di Dio in forma umana (no dettatura meccanica ma “veri autori”(DV.11)). Dio crea una alleanza, un sacro vincolo famigliare con il suo popolo: la CHIESA. Sebbene l’uomo possa conoscere Dio alla luce della ragione umana a partire dalle cose create (RIV. NATURALE), Dio dona la Sua Parola perché l’uomo possa riconoscerlo senza errore (RIV. SOPRANNATURALE). La PAROLA di DIO è: 1)ANNUNCIATA dai credenti di tutti i tempi e di tutti i luoghi (profeti, apostoli, ecc.); 2)SCRITTA nei 73 libri della BIBBIA (46AT; 27NT) per la “nostra salvezza” (DV.11); 3)INCARNATA in GESU’, mediatore, pienezza e compimento di tutta intera la Rivelazione. La BIBBIA è PAROLA di DIO “messa per iscritto sotto l’ispirazione dello Spirito Santo” (DV9). Ma il vertice della Parola di Dio è l’eucarestia, la “parola di Dio incarnata”! Infatti dice Gesù: “Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita. Ebbene sono proprio esse che mi rendono testimonianza. Ma voi non volete venire a me per avere la vita” (Gv.5,39s). Con la Bibbia e senza Eucarestia è come andare al ristorante e guardare il Menù senza ordinare e mangiare nulla… assurdo!!! Come dice il Card Biffi: “La Bibbia è una finestra sul mistero di Dio” ma come affermaSant’Agostino “va letta sulle ginocchia della Chiesa” perché dice San Cipriano che “solo chi ha la Chiesa come madre può avere Dio come padre”!

  15. CANONE=elenco dei LIBRI contenuti nella BIBBIA riconosciuti come ISPIRATI da DIO e quindi NORMATIVI in materia di FEDE e di MORALE. Per l’AT il canone è composto da 46 libri, canone alessandrino, come autorevolmente affermato dalla “versione dei Settanta” o “LXX” versione della Bibbia ebraica in lingua greca del III sec. a.C. anche dalle 300 citazioni dell’AT (“LXX”) nel NT. L’eresia protestante ha ridotto inizialmente il canone del NT (da 27 a 23 libri e poi a 27) e amputato definitivamente il canone dell’AT (da 46 a 39 libri). Il canone del NT è chiuso definitivamente con il Concilio di Cartagine (397 d.C.) con esplicitati i criteri di canonicità (antichità, apostolicità, autenticità della fede proclamata, diffusione universale nella Chiesa). ISPIRAZIONE=sottolinea un rapporto immediato con Dio ed esprime la fede nel fatto che la Bibbia abbia il suo fondamento, reale e più profondo, nella trascendenza stessa del mistero di Dio. Le Scritture sono ispirate nel testo e nel contenuto ma anche “ispiranti” in chi accoglie la Parola di Dio. Non sono state scritte ne sotto dettatura meccanica, ne in estasi, ne con l’autorizzare divina successiva ne con l’autorizzazione successiva dalla Chiesa. Collaborazione misteriosa: tutto è Dio, di Dio e tutto è dell’uomo. La Tradizione vivente della Chiesa, nel cui “seno” per 20 anni dalla resurrezione di Cristo era presente prevalentemente la Tradizione orale, mi garantisce che la Bibbia non è manipolata ed è ISPIRATA e CANONICA. “E' questa Tradizione che fa conoscere alla Chiesa l'intero canone dei libri sacri e nella Chiesa fa più profondamente comprendere e rende ininterrottamente operanti le stesse sacre Scritture” (DV8).E’ quindi evidente che la Bibbia è un aspetto interno alla formazione della Chiesa. La Bibbia è voluta con il medesimo atto con cui Dio vuole e fa esistere la Chiesa.

  16. La Bibbia va INTERPRETATA e il primo interprete delle Scritture fu proprio Gesù-Risorto, il quale "cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui" (Lc.24,27). La Bibbia stessa attesta che la sua interpretazione presenta varie difficoltà e che accanto a passi limpidi contiene passi oscuri; ad es. Daniele si interrogava a lungo sul significato di certi passi di Geremia (Dn.9,2); ad es. un eunuco etiope battezzato da Filippo si trova in difficoltà su un passo di Isaia (At.8,30-35), ecc. La seconda lettera di Pietro dichiara che "nessuna scrittura profetica va soggetta a privata interpretazione" (2Pt.1,20) e osserva che le lettere dell'apostolo Paolo contengono "alcune cose difficili da comprendere e gli ignoranti e gli instabili le travisano al pari delle altre Scritture, per la loro propria rovina" (2Pt.3,16). Per evitare che la Bibbia venga storpiata (come fanno i TdG!!!) Cristo ha stabilito una colonna a suo sostegno, la Chiesa (1Tm.3,15) e il suo MAGISTERO, senza il quale la Bibbia non esisterebbe e non sarebbe mai sopravvissuta attraverso tutte le eresie comparse nei diversi secoli. Dice la Cost. Dogm. Dei Verbum del VAT II, (DV10): “Il quale magistero però non è superiore alla parola di Dio ma la serve, insegnando soltando ciò che è stato trasmesso, in quanto per divino mandato e con l'assistenza dello Spirito Santo, pienamente ascolta, santamente custodisce e fedelmente espone quella parola, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone a credere come rivelato da Dio. E' chiaro dunque che la Sacra Tradizione, la sacra Scrittura e il magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente conessi e congiunti che nessuna di queste realtà sussiste senza le altre, e tutte insieme, ciascuna a modo proprio, sotto l'azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime" (DV.10).

  17. Gesù ha fatto discendere lo Spirito Santo, con la Pentecoste, sugli Apostoli e gli resi MAGISTERO dicendo loro “insegnate”, “rendete discepole tutte le genti” (Mt28,18-20) e dando a San Pietro “le chiavi del regno” (Mt.16,19), però non ha mai detto a loro di dare da leggere la Bibbia!Gesù ha poi perpetuato il Magistero nella successione apostolica dicendo loro: “sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt.28,20) e “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Mt.16,18). San Paolo “apostolo” nella successione apostolica raccomanda al vescovo Timoteo: "Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e di cui sei convinto, sapendo da chi l'hai appreso e che fin dall'infanzia conosci le sacre Scritture: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Gesù. Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona" (2Tm.3,14-16). "Tutta la Scrittura" non vuol dire solo la Scrittura o solo la Fede, come dicono erroneamente i Protestanti! Infatti nelle lettere di San Paolo, San Pietro e San Giacomo, troviamo esortazioni a seguire la Tradizione cristiana (2Ts.3,6; 2,15; 1Cor.11,2); e a stare in comunione con il proprio vescovo (Tt.1; At.20,28; Fil.1,1), cioè con la Chiesa di Cristo di cui Cristo è capo (Col.1,18) e sposo (Ef.5,25)… e Gesù non è bigamo e non ha più corpi; dice infatti San Paolo che il vescovo deve essere "attaccato alla dottrina sicura, secondo l'insegnamento trasmesso [=Tradizione della Chiesa, Deposito della Fede], perché sia in grado di esortare con la sua sana dottrina e di confutare coloro che lo contraddicono" (Tt.1,9). Scopo della Bibbia è farci aderire a Cristo diventando mattoni della Chiesa.

  18. L’ex pastore presbiteriano Scott Hahn che è tornato alla “dolce casa”, la Chiesa (Cattolica) afferma: “Mentre andavamo in macchina, il dr. Gerstner e io [=Scott] passammo quattro ore a discutere intensamente di teologia. Gli esposi tutti gli argomenti che avevo raccolto da tempo sul fatto che la Chiesa cattolica era il culmine della storia della salvezza nell'Antico Testamento e la personificazione della Nuova Alleanza... ma lui definiva la Chiesa cattolica romana "la sinagoga di satana"... A un certo punto, mi chiese, che base biblica trovi per il Papa? Dr. Gerstner, dissi, lei sa quanto il Vangelo di Matteo sottolinei il ruolo di Gesù come figlio di Davide e re di Israele, mandato dal Padre per inaugurare il regno dei cieli. Io credo che Matteo 16,17-19 mostri come Gesù stabilisca tale regno. Gesù ha dato a Simone tre cose: innanzitutto, il nome di Pietro (roccia); poi, la promessa di costruire la sua Chiesa su Pietro; e, come terza cosa, le chiavi del regno dei cieli. E' questo terzo punto che trovo così interessante. Quando Gesù parla delle "chiavi del regno", si riferisce ad un importante passaggio dell'AT,   Isaia 22,20-22, in cui Ezechia, l'erede al trono di Davide e re di Israele al tempo di Isaia, aveva sostituito il suo vecchio primo ministro, Shebna, con uno nuovo chiamato Eliakim. Chiunque poteva dire quale, fra i membri del gabinetto reale, fosse il nuovo primo ministro, dato che costui aveva ricevuto le "chiavi del regno". Affidando a Pietro le "chiavi del regno", Gesù stabilì la funzione di primo ministro per governare la Chiesa, intesa come suo regno sulla terra. Le "chiavi", quindi, sono un simbolo dell'ufficio e della supremazia di Pietro, da trasmettere al suo successore; e così esso è passato di mano in mano lungo i secoli".

  19. Rispose: "Questo è un argomento ingegnoso, Scott"... Allora proseguii, spiegandogli come la famiglia basata sull'alleanza era il principio unificatore, il concetto fondamentale della religione cattolica. Esso spiegava Maria come nostra Madre, il Papa come nostro padre, i santi come fratelli e sorelle, i giorni di festa come anniversari e compleanni... l'alleanza al centro della Scrittura... però l'allenza non inteso come contratto, come Calvino ed Edwards l'hanno intesa, ma piuttosto un sacro vincolo famigliare fra Dio e il suo popolo... Dal tempo della Riforma sono nate oltre 25.000 chiese protestanti, e gli esperti dicono che ne nascono altre 5 nuove alla settimana... Dio non ha lasciato solo un libro e il suo Spirito. In effetti, Cristo non parla mai ai suoi apostoli, in nessun punto dei Vangeli, di ciò che ha o avrebbe scritto; inoltre, solo meno della metà degli apostoli hanno scritto libri che sono stati inseriti nel NT. Quello che Cristo ha veramente detto, a Pietro, è stato: "Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa". Perciò per me a più senso pensare che Gesù ci abbia lasciato con la sua Chiesa, costituita da un Papa, da vescovi e da concili, e che tutte queste cose siano necessarie per amministrare e interpretare la Bibbia... Dr. Gerstner, penso che il problema principale sia quello che la Bibbia insegna circa la Parola di Dio, perchè da nessuna parte essa riduce la Parola di Dio alla sola Bibbia. Al contrario, la Bibbia ci dice in vari punti che la Parola autorevole di Dio va ricercata nella Chiesa: nella sua Tradizione (2Ts2,15; 3,6), nonchè nella sua predicazione e nel suo insegnamento (1Pt1,25; 2Pt1,20-21; Mt18,17). Ecco perchè ritengo che la Bibbia sostenga la tesi cattolica del "solum verbum Dei" (solo la Parola di Dio) e non lo slogan protestante del "sola Scriptura" (solo la Bibbia)...

  20. Tutti gli storici della Chiesa concordano sul fatto che abbiamo il NT grazie al Concilio di Ippona del 393 e al Concilio di Cartagine del 397, entrambi i quali mandarono le loro conclusioni a Roma per l'approvazione papale. Dal 30 dC al 393 dC è un periodo un pò lungo perchè si possa rimanere senza un NT, non trova? Oltretutto, c'erano vari altri libri che la gente, a quell'epoca, pensava che potessero essere divinamente ispirati, come La Lettera di Barnaba e IL Pastore d'Erma e gli Atti di Paolo. C'erano anche parecchi libri del NT, come la seconda lettera di Pietro, la Lettera di Giuda e l'Apocalisse che alcuni ritenevano dovessero essere esclusi dal canone. Perciò qual era la persona in grado di prendere decisioni attendibili e conclusive, se la Chiesa non insegna con autorità infallibile?... Beh, dr. Gerstner, protestanti e cattolici sono d'accordo sul fatto che Dio ha certissimamente reso Pietro infallibile in due occasioni: quando ha scritto la sua prima e la sua seconda lettera, per esempio. Perciò se Dio aveva potuto renderlo infallibile quando impartiva insegnamenti con autorità per iscritto, perchè non avrebbe potuto preservarlo dagli errori anche quando impartiva insegnamenti con autorità di persona? Similmente, se Dio ha potuto fare questo con Pietro, e con gli altri apostoli che hanno scritto nella Bibbia, perchè non avrebbe potuto farlo con i suoi successori, tantopiù prevedendo l'anarchia che si sarebbe creata se non lo avesse fatto? Inoltre dr.Gerstner, come possiamo essere sicuri che gli stessi 27 libri del NT siano l'infallibile Parola di Dio, se sono stati concili della Chiesa fallibili e Papi fallibili a compilarne l'elenco? Non dimenticherò mai la sua risposta: "Scott, questo significa solo che tutto quello che possiamo avere è una raccolta fallibile di documenti infallibili"... Mi misi a riflettere sulla inconsistenza logica della posizione protestante..."(Scott e Kimberly Hahn, Roma dolce casa, ed Ares, 1998, pp.102-109).

  21. Quindi la Bibbia: 1)va letta e interpretata sulle ginocchia della Chiesa Cattolica alla luce della Tradizione e del Magistero ed anche “accompagnata dalla preghiera affinché si stabilisca il dialogo tra Dio e l’uomo” (DV25); 2)va celebrata nel suo luogo abituale, la Liturgia, nella quale la si contempla con inaudita profondità. Infatti i discepoli di Emmaus “lo riconobbero allo spezzare del pane” (Lc.24,27). 3)va letta sapendo “che tutto ciò che gli autori ispirati o agiografi asseriscono è da ritenersi asserito dallo Spirito Santo… il libri delle Scritture insegnano con certezza, fedelmente e senza errore la verità che Dio in ordine alla nostra salvezza, volle che fosse che fosse consegnata nelle sacre lettere” (DV11). Pertanto nella Bibbia non va ricercata qualunque verità in qualsiasi campo. Non è il libro che ci dà la soluzione ai problemi scientifici, storici, sociali, ecc., ma è il libro che ci dà la verità sui nostri rapporti con Dio. 4)va letta tenendo conto delle lingue antiche (ebraico, aramaico e greco), dei generi letterari, del contesto storico-archeologico, del senso pieno della Scrittura, della evoluzione del dogma, ecc. Ecc.

  22. Conferenza dedicata ai sacerdoti imolesi che ci hanno dato la PAROLA di DIO sfidando la barbarie di NAZISMO e COMUNISMO.

  23. Sacerdoti della Diocesi di IMOLA “MARTIRI” del NAZIFASCISMO Don Settimio Patuelli Don Luigi Pelliconi Padre Gabriele Costa

  24. Sacerdoti della Diocesi di IMOLA “MARTIRI” del COMUNISMO nostrano dopo il 1945 Don Teobaldo Daporto Don Giovanni Ferruzzi Don Tiso Galletti Don Giuseppe Galassi "Se si dovesse stabilire una graduatoria di responsabilità, il primato, nel caso, spetterebbe ai comunisti; e non solo per il numero delle vittime mietute [= sacerdoti], quattro contro tre, ma anche per le circostanze aggravanti…” (don Mino Martelli, Una guerra e due resistenze(1940-1946), ed Paoline)

  25. “I tedeschi erano stranieri, combattevano tra gente sconosciuta e uccisero stranieri. I rossi erano italiani, combattevano tra gente conosciuta e uccisero italiani. I tedeschi uccisero nel corso di una guerra guerreggiata, i rossi uccisero tre dei quattro sacerdoti a guerra da tempo conclusa. I tedeschi agirono di norma apertamente ed espiarono come popolo la pena dei loro crimini. I rossi agirono di norma vigliaccamente e rimasero quasi sempre impuniti. I tedeschi uccisero presunti nemici, per vincere la guerra, e si macchiarono di crimini militari nell'orbita del più grande crimine che era la guerra. I rossi uccisero avversari di idee, ma anche compagni di lotta, quando non c'era più da vincere la guerra, ma solo da usurpare il potere con la violenza nel dopoguerra, e si macchiarono di crimini politici nell'orbita ancora sfumata di una nascente, debole democrazia”.

  26. PREGHIERA ai SACERDOTI MARTIRI della DIOCESI di IMOLA O Dio nostro Padre che  hai fecondato con il sangue dei sacerdoti martiri la nostra Diocesi imolese, per il loro luminoso esempio  conservaci nella fede perchè possiamo essere forti testimoni del tuo Amore che vince ogni odio ideologico. Per Cristo nostro Signore. Amen.

  27. “COME SI USA LA BIBBIA?” “La Tradizione e l’evoluzione del dogma: chi custodisce e trasmette fedelmente la Parola di Dio?” Confronto con la sètta dei TESTIMONI di GEOVA www.gris.org IMOLA

  28. SUL METODO PROTESTANTE… L'idea di fare a meno della struttura ecclesiastica per ritornare, si diceva, alla purezza del Vangelo, ha caratterizzato molti movimenti religiosi spiritualistici del medioevo (catari, valdesi ecc.) ed è stata ripresa dai riformatori protestanti a cominciare dal XVI secolo. Ma che cosa si è ottenuto con ciò? Si è aperta di fatto, e contro l'intenzione degli stessi riformatori, la strada all'illuminismo, alla massoneria e movimenti affini, che intendono eliminare non solo la Chiesa, ma anche Gesù Cristo come Figlio di Dio.E la negazione di Gesù Cristo ha portato, nel secolo scorso, all'ateismo e alla secolarizzazione, cioè alla negazione, almeno pratica, di Dio. In breve: si è cominciato col negare la Chiesa, si è proseguito col negare Gesù Cristo, si è finito col negare Dio. Ogni settimana, dice lo storico americano Martin Marty, nascono 5 nuove denominazioni protestanti ognuna delle quali propone un volto di Gesù diverso e sfigurato!

  29. QUAL E’ LA VERA CHIESA? I TdG affermano che è la loro… ma non è così perché “come c’è un solo Cristo, esiste un solo Corpo e una sola Sposa: “una sola Chiesa Cattolica e Apostolica” (DJ, 16). Quali sono le due caratteristiche che identificano la vera CHIESA di Cristo? 1)ORIGINI APOSTOLICHE-la Chiesa che dice di avere come fondamento Cristo dovrà dimostrare di avere a proprio fondamento la persona di San Pietro (il capo visibile-guida, colui che ha le chiavi in campo dottrinale-giuridico-sacramentale-disciplinare, ecc.)… “tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa” (Mt.16,18); “testimoni prescelti” (At.10,41) 2)NON MENO di 2000 ANNI-Gesù promette che la sua Chiesa non vedrà mai la morte, pertanto la Chiesa di Gesù deve esistere ancora ai nostri giorni; “le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Mt.16,18).

  30. Il PRIMATO PETRINO di GIURISDIZIONE e di GOVERNO è stato accolto dalla CHIESA ORIENTALE e OCCIDENTALE fin da subito?

  31. Fin dai primi decenni successivi la morte di San Pietro, il primato petrino di governo del Papa nella Chiesa, come “Vicario di Gesù Cristo” e “Sommo pontefice della Chiesa Universale”, è esercitato, nella successione apostolica, dal Vescovo di Roma ed è accettato dall’intera chiesa sia di Oriente che di Occidente fino al 1054: 1)papa Clemente (90/92-101d.C.), 4° Vescovo di Roma dopo Pietro, Lino e Anacleto, interviene sulla chiesa di Corinto esercitando la sua giurisdizione di governo sulla Chiesa Universale nel suo potere di “legare e sciogliere” e senza averne ricevuto richiesta, condanna alcuni cristiani di Corinto che avevano cacciato i loro legittimi pastori e dispone che vengano reintegrati: “Quelli che furono da essi [Apostoli] stabiliti o dopo da altri illustri uomini cori il consenso di tutta la Chiesa, che avranno servito rettamente il gregge di Cristo con umiltà, calma e gentilezza e che hanno avuto testimonianza da tutti e per molto tempo, li riteniamo che non siano allontanati dal ministero" (Lettera ai Corinti 44,3, in “I Padri Apostolici”, a cura dì Antonio Quacquarelli, Città Nuova, Roma 1981, p.78). Papa Clemente minaccia gravi sanzioni se ciò che ha ordinato non verrà osservato:"Quelli che disobbediscono alle parole di Dio, ripetute per mezzo nostro, sappiano che incorrono in una colpa e in un pericolo non lievi" (Ibid., 59, in I Padri Apostolici, cit., p. 88). Le parole di Papa Clemente furono talmente recepite dai Vescovi di Corinto che ancora nel 170 d.C. il Vescovo di Corinto, Dionigi, scriveva a papa Sotero informandolo che quella lettera di papa Clemente veniva letta abitualmente addirittura all’interno della celebrazione eucaristica domenicale: "La Lettera di San Clemente ai Corìnti è l'epifania del primato romano e poco importa che sia stata provocata dai Corinti stessi o che sia dovuta a un'iniziativa di Roma; il fatto è che essa pretende di regolare il conflitto e oppone la più viva preoccupazione per l'unità cristiana a tutti i tentativi di scisma o di ribellione" (Enciclopedia apologetica, a cura di un gruppo di specialisti, V ed., Paoline, Alba 1953,p.432).

  32. 2)Sant’Ignazio di Antiochia, vescovo della chiesa di Antiochia in Siria, fumartire nel 110 d.C. a Roma. Si tratta di un vescovo di grande autorevolezza, se pensiamo che è il Successore di Simon Pietro sulla cattedra antiochena, fondata dal Principe degli Apostoli. Mentre era condotto prigioniero verso la città eterna, da Smirne egli scrive una lettera ai cristiani dell'Urbe. "Ignazio, detto anche Teoforo, alla Chiesa che ha ricevuto misericordia dalla magnificenza del Padre altissimo e di Gesù Cristo, il suo unico Figlio; alla Chiesa amata e illuminata dal disegno di Colui che ha voluto tutte le cose che esistono, secondo la carità di Gesù Cnsto nostro Dio; alla Chiesa che presiede nella regione dei romani; alla Chiesa gradita a Dio, degna di onore e di essere proclamata beata; alla Chiesa degna di lode e di pieno successo, adorna di candore; alla Chiesa che ha la precedenza anche nel campo della carità; alla Chiesa che possiede la legge di Cristo e porta il nome del Padre, porge il suo saluto, nel nome di Gesù Cristo, Figlio del Padre". (Ignazio di Antiochìa,Lettera ai cristiani di Roma, in Giorgio De Capitani [a cura di], Ignazio dì Antiochìa, Policarpo, Martirio di Policarpo Mimep, Pessano 1996, p. 75). Gli studiosi ci informano che nel testo ignaziano il termine "carità" (agape) sta ad indicare la Chiesa universale, unita dal vincolo dell'amore. La ragione di tale preminenza non è dovuta alla supremazia della capitale dell'impero rispetto alle altre città, quanto piuttosto al fatto che, per il santo vescovo antiochieno, quella romana è la "Chiesa che ha ricevuto misericordia dalla magnificenza del Padre altissimo e dì Gesù Cristo, il suo unico Figlio". Si tratta dunque di una disposizione divina, che è esattamente quanto afferma la dottrina cattolica. La posizione primaziale della Chiesa romana si evince anche dal fatto che Ignazio, durante quel viaggio verso il martirio, scrive altre sei lettere, ad altrettante Chiese. A tutte da consigli ed ammonimenti, tranne a quella di Roma, alla quale si rivolge piuttosto sotto torma di supplica. La ragione è presto detta: il primato dei romani lo porta a scrivere: "Voi non avete mai portato invidia a nessuno, anzi avete insegnato agli altri a non averne" (ibid., p. 77).

  33. 3)Sant’Ireneo di Lione (140-200 d.C.), vescovo di Lione, discepolo di Policarpo che a sua volta fu discepolo dell’apostolo Giovanni, nella sua famosissima opera Adversus haereses, scritta per confutare le dottrine eretiche, Ireneo afferma che il criterio di verità per giudicare di una dottrina è la tradizione apostolica, vale a dire l'insieme di quelle dottrine insegnale direttamente da Cristo agli Apostoli e da questi trasmesse ai loro successori. Poiché anche gli eretici si vantano di aver ricevuto il loro credo dagli Apostoli, non vi è altra strada che esaminare l'elenco dei vescovi che ogni Chiesa può vantare e verificare se, per questa via, essa risalga alle origini cristiane. Riferendosi alla Chiesa di Roma, Ireneo scrive; "Infatti, con questa Chiesa, in ragione della sua origine più eccellente, deve necessariamente essere d'accordo ogni Chiesa, cioè i fedeli che vengono da ogni parte... essa nella quale per tutti gli uomini sempre è stata conservata la Tradizione che viene dagli Apostoli" [Contro le eresie e gli altri scritti, III, 3, 2, a cura di Enzo Bellini, Jaca Hook, Milano 1981, p. 218).  Lo scritto di Ireneo testimonia la convinzione dei primi cristiani in merito al Primato di Roma. Per il santo vescovo di Lione, ogni cristiano, orientale o occidentale, per dirsi tale deve rimanere in comunione con la Chiesa di Roma, con la Chiesa cattolica, Questa ha la preminenza su tutte le altre. Sono parole che potrebbero utilmente leggere e meditare Protestanti, Anglicani e anche Ortodossi, tutti allontanatisi dalla Chiesa di Roma nel corso dei successivi secoli. 4) Papa Vittore (189-199 d.C.), dopo avere constatato che le Chiese dell'Asia non sì accordavano con quella di Roma per celebrare la Pasqua nella stessa data, decide di scomunicarle in blocco. Il fatto è di rilevante importanza. In quel tempo, come ai giorni nostri, nessun vescovo poteva attribuirsi un tale potere: scomunicare le Chiese di un'intera regione. La decisione non verrà poi messa in atto grazie all'intervento pacificatore di Ireneo, ma resta il fatto che il Vescovo di Roma, forte della sua autorità, si attribuiva la facoltà di scomunicare persino Chiese dalla veneranda origine apostolica.

  34. 5)Sant’Agostino di Ippona (354-430 d.C.), vescovo di Ippona, si rivolge ai Donatisti, che avevano abbandonato l'unità con la Chiesa Cattolica: "Voi sapete che cos'è la Chiesa cattolica: è la vite di cui voi siete i tralci tagliati... Perciò affrettatevi a ritornare per essere nuovamente innestati sulla vera vite. Poiché infatti la vera vite è là dove è la sede di Pietro, quella sede di cui noi conosciamo la serie autentica dei titolari. Ivi è la pietra contro la quale non prevarranno le porte dell'inferno" (Psalmus cantra partem Donati, del 394, in Patrologia Latina, 43,30). Ai tempi di Agostino, quando Oriente e Occidente cristiano marciavano uniti, coloro che abbandonavano la sede di Pietro venivano invitati a "ritornare per essere nuovamente innestati sulla vera vite"; vera vite che, stando ad Agostino, coincide con la Chiesa Cattolica. Soltanto a questa, per il santo vescovo di Ippona, era stata rivolta la promessa di Cristo: "le porte degli inferi non prevarranno'‘. Ogni cattolico rivolge questo invito forte della Tradizione della Chiesa, a quei Cristiani che oggi non sono in comunione con la Cattedra di Pietro, cioè con la Chiesa Cattolica. La documentazione storica che attesta l'esercizio del Primato petrino nei termini in cui lo professa oggi solo la Chiesa cattolica è assai ricca. 6) I primi quattro Concili ecumenici celebrati dalla Chiesa, sono riconosciuti dai Vescovi e Patriarchi dell'Ortodossia scismatica come normativi. Si svolgono tutti e 4 in Oriente, convocati dall'Imperatore. Il Papa non vi partecipa, ma manda suoi rappresentanti. L'esame dei documenti approvati non lascia dubbi sul riconoscimento del Primato dì Pietro, del ruolo di guida, di comando e di governo dell'intera Chiesa esercitato dal Vescovo di Roma, riconosciuto ed accettato dall'intero ecumene. Ad esempio nel secondo Concìlio ecumenico, tenuto ad Efeso nel 431, il rappresentante del Papa, il presbitero Filippo, pronuncia una vera e propria esposizione dottrinale del Primato di Pietro, accolta in deferente silenzio da tutta l'assemblea: "Nessuno dubita, o piuttosto è un fatto noto in tutti i secoli, che il santo e beatissimo Pietro, il pescatore e capo degli Apostoli, colonna della fede e fondamento della Chiesa cattolica, ricevette da nostro…

  35. Signore Gesù Cristo, Salvatore e Redentore del genere umano, le chiavi del regno e che a lui è stato dato il potere di legare e di sciogliere. E Pietro, fìno a questo tempo e per sempre vive e giudica nella persona dei suoi successori. Ora appunto il suo successore e sostituto legittimo, il nostro santo e beato papa Celestino, vescovo, ci ha mandato a questo Concilio per rappresentarlo" (Joannes Dominicus Mansi, Sacrorum Conciliorum nova et amplissima collectio, vol. IV, ristampa anastatica, Graz 1960-1961, p.1296), ecc. Possiamo pertanto essere certi che la sola Chiesa fondata da Cristo è quella cattolica.Infatti, tra tutte le Chiese oggi esistenti, soltanto quella cattolica: a) ha origini che risalgono all'età apostolica, e lo può dimostrare attraverso la successione dei sommi pontefici a partire da Simon Pietro, e dunque è stata fondata da Gesù Cristo; b) conserva intatto il Primato di Pietro, così come lo ha istituito il Signore e lo ha compreso ed esercitato la Chiesa primitiva. Primato non solo di onore, ma di giurisdizione e di governo della Chiesa intera; c) può dimostrare che questo Primato fu riconosciuto, accolto e accettato da tutta la Chiesa dell'antichità, e fu sempre esercitato dai Papi. d) infine, può dimostrare che quanti negano l'esercizio del Primato dì Pietro, contestando il potere del Sommo Pontefice, si sono allontanali dalla vera dottrina insegnata da Gesù Cristo, dalla sola Chiesa fondata dal Maestro e dalla consuetudine, cioè dalla tradizione della Chiesa.

  36. La CHIESA è stata costituita GERARCHICA da GESU’ fin da subito?

  37. La Chiesa strutturata gerarchicamente, con a capo il Sommo Pontefice vescovo di Roma, con i vescovi e i sacerdoti, è stata voluta esplicitamente da nostro Signore Gesù Cristo. Infatti: 1)In una visione di San Giovanni, un angelo gli mostra la città santa, la Gerusalemme celeste, vale a dire la Chiesa intera: "L'angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande ed alto e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio (...). La città è cinta da un grande ed alto muro con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli di Israele (...). Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell'Agnello" (Ap 21,10-14). È un passo importante, che richiede una riflessione. Nella visione, l'Angelo mostra a san Giovanni la Chiesa universale, alla quale appartiene il popolo dell'Antico Testamento (le dodici tribù di Israele), e il popolo della Nuova Alleanza, del Nuovo testamento (il richiamo ai dodici Apostoli). Il suo fondamento, la base sulla quale poggiano le mura della Città santa celeste, è costituito da dodici basamenti con i nomi dei dodici Apostoli. Questi ultimi, nella prospettiva biblica, ricoprono così un ruolo di primaria importanza per la solidità e la stabilità dell'edifìcio Chiesa, distinto da quello ricoperto dalla moltitudine di fedeli. È vero che Gesù ha edificato la Chiesa su Simon Pietro, la roccia, come si è visto nei precedenti capitoli, ma è altrettanto vero che il Maestro ha voluto che il Principe degli Apostoli fosse coadiuvato nella sua missione dai Dodici, con lui in comunione e a lui sottoposti.

  38. 2)La stessa verità è espressa da san Paolo, infaticabile "Apostolo delle genti". Scrìvendo ai cristiani di Efeso, in Turchia, egli ricorda che gli Apostoli sono posti a fondamento della Chiesa: "Siete concittadini dei santi e mèmbri della casa di Dio, sovraedìfìcatì sul fondamento degli Apostoli e dei profeti, con lo stesso Cristo quale pietra angolare" (Ef.2, 19-20). L'immagine della Chiesa come edificio, già utilizzata da Gesù, conferma il ruolo degli Apostoli quale fondamento dello stesso. 3)Nei Vangeli, in molti passi vediamo che Gesù, fin dai primi giorni della sua predicazione pubblica, è seguito da numerosi discepoli. Tra questi, Egli ne sceglie Dodici, costituendoli Apostoli. A loro affida una missione singolare, unica, che altri non hanno. Operando questa distinzione, il divino Maestro crea così  una gerarchia nel gruppo dei suoi seguaci, dunque nella Chiesa: "Salì sulla monte, chiamò a se quelli che egli volle ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demoni" (Mc.3,13). San Marco elenca poi i nomi dei Dodici, ponendo significativamente al primo posto quello di Pietro. I Vangeli mostrano come il divino Maestro instauri con i dodici Apostoli un legame singolare, prendendoli in disparte, separandoli dal resto dei discepoli e dalla folla, costituendoli in un gruppo ben distinto: "Mentre erano in viaggio per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti a loro ed essi erano stupiti. Prendendo di nuovo in disparte i Dodici, cominciò a dir loro quello che gli sarebbe accaduto" (Mc10, 32).

  39. Dopo la morrò del Signore, la sua risurrezione e ascesa al Cielo, i Dodici, con a capo Simon Pietro, guidarono la Chiesa intera. Essi insegnano la vera dottrina, presiedono alla comunita dei cristiani che vive a Gerusalemme, testimoniano della risurrezione di Cristo, prendono disposizioni riguardo i beni della comunità, parlano a nome di Gesù Cristo e sempre in suo nome compiono miracoli. Non sembra dunque possibile avere dubbi sul fatto che nella Chiesa apostolica i Dodici sono distinti da tutti i fedeli, hanno ruoli e compiti specifici.

  40. Gesù e/o gli Apostoli hanno legittimato la SUCCESSIONE APOSTOLICA?

  41. Per la dottrina cattolica i vescovi sono i "successori degli apostoli". La Sacra Scrittura riferisce che i Dodici, dopo la morte e risurrezione del Signore, si preoccupano di trasmettere ad altri i compiti che Gesù aveva loro affidato. Essi si danno da fare per identificare ed eleggere persone che dovevano prendere il loro posto. Di fatto, designano dei veri e propri successori. Il primo esempio di questa preoccupazione ci è raccontato dal Libro degli Atti degli apostoli. Vi era il problema di sostituire Giuda Iscariota, colui che aveva tradito il Signore. È Pietro, il capo del Collegio apostolico, a dare direttive: "Bisogna dunque che tra coloro che ci furono compagni per tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto in mezzo a noi, incominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di tra noi assunto in cielo, uno divenga, insieme a noi, testimone della sua risurrezione" (At. 1,21-22). Due i candidati proposti alla successione, Giuseppe detto Barnaba e Mattia. La scelta cade su quest'ultimo e il Collegio apostolico viene così ricostituito. Il ruolo o il compito di Giuda, il traditore, vengono trasmessi ad un altro, scelto dalla Chiesa: questo è ciò che si intende per "successione apostolica". Fin dai primi tempi, gli Apostoli trasmettono a persone sempre più qualificate i compiti loro affidati personalmente dal Signore. Un caso tipico è quello di Barnaba. Questi non era uno dei Dodici, ma, convertitosi e dedicatesi a tempo pieno al Vangelo, viene mandato ad Antiochia, come delegato degli Apostoli Pietro e Giovanni, per analizzare la situazione di quella comunità, esortare i cristiani e sviluppare la loro opera evangelizzatrice. Pietro e Giovanni affidano compiti di evangelizzazione e di guida di una Chiesa locale ad un altro.

  42. Questo è ciò che si intende per "successione apostolica". Vediamo un altro esempio. San Paolo, apostolo per nomina diretta da parte di Dio, assegna incarichi speciali a Timoteo e a Tito. Prevedendo l'imminenza  della sua morte, egli scrive a Timoteo e lo incarica di guidare la Chiesa di Efeso: "Partendo per la Macedonia ti raccomandai di rimanere in Efeso, perché tu invitassi alcuni a non insegnare dottrine diverse e a non badare più a favole o genealogie interminabili..." (1Tm1,3-4). Qui siamo di fronte a un caso esplicito di successione apostolica. Paolo commissiona la guida della Chiesa di Efeso a Timoteo o gli da istruzioni in materia dottrinale e disciplinare. Esattamente questo è il compito del vescovo oggi, che si è conservato per duemila anni. Tìmoteo farà la stessa cosa con il suo successore e per questa via, da allora e fino ai nostri giorni, ininterrottamente, è stato trasmesso il compito che Gesù ha affidato ai Dodici apostoli in comunione con Pietro. Anche a Tito, Paolo affida la cura, la guida e il comando della Chiesa locale che vive a Creta: "Per questo ti ho lasciato a Creta perché regolassi ciò che rimane da fare e perché stabilissi presbiteri in ogni città, secondo le istruzioni che ti ho dato" (Tt.1,3). E' evidente che Tito riceve da San Paolo il compito di proseguire la sua missione, la quale comportava non solo la vigilanza e la testimonianza, ma anche la nomina di altre guide o pastori che dovevano succedergli. Siamo di fronte ad un limpido caso di successione apostolica. Tralasciamo tanti altri passi che attestano sia la configurazione gerarchica della Chiesa, sia il perpetuarsi di quella gerarchia nel tempo, attraverso la successione apostolica.

  43. 1)Papa Clemente(90/92-101d.C.), 4° Vescovo di Roma dopo Pietro, Lino e Anacleto, indirizza una Lettera ai cristiani di Corinto nella quale manifesta una certa consapevolezza del suo ruolo di Pastore della Chiesa, anche al dì fuori della comunità romana, della quale era vescovo. In questa stessa Lettera, troviamo prove decisive del fatto che la successione apostolica fosse conosciuta fin dai Tempi della Chiesa primitiva:"Gli Apostoli furono inviati a predicare il Vangelo da parte dei Signore Gesù Cristo, il quale fu inviato da Dio. Cristo dunque da Dio e gli Apostoli da Cristo" (Clemente, Lettera ai Corinti, in Giorgio De Capitani [a cura di], Didachè, Clemente romano, Pseudo-Clemente, Mimep, Pessano 1995, p.109). Parlando, poco più oltre, degli Apostoli, Clemente aggiunge: "Predicando per le campagne e le città, essi costituivano con le conversioni le loro primizie (vale a dire i primi convertiti, n.d.r.) provandole per mezzo dello Spirito per farne vescovi e diaconi dei futuri credenti" (ibid. p, 109). È una testimonianza Illuminante. Sul finire del I secolo, Clemente attesta che gli Apostoli avevano nominato dei vescovi, i quali dovevano perpetuare la loro missione. E' una conferma storica della prassi in uso nella Chiesa e certificata negli Atti degli Apostoli e nelle lettere di Paolo a Tito e a Timoteo. Tale prassi è richiamata dallo stesso Clemente come abituale nella Chiesa primitiva: "E questa non era una novità, poiché da molto tempo si era scritto intorno ai vescovi e diaconi" (ibid., p.109). Ora, ai fini della nostra indagine, dobbiamo tenere in massimo conto il fatto che tale "successione apostolica" è l'argomento utilizzato dalla Chiesa primitiva, e dai primi apologeti, per distìnguere inequivocabilmente la vera Chiesa dalle false e per smascherare gli eretici. Qual era il ragionamento svolto allora e che conserva integralmente il suo valore anche ai nostri tempi? Questo: “soltanto chi è in grado di dimostrare di essere l'ultimo anello dell'ininterrotta successione apostolica può vantar si di appartenere alla vera Chiesa di Gesù Cristo; gli altri sono eretici o scismatici”.

  44. Scrive ancora Papa Clemente: "Anche i nostri apostoli, grazie al Signore Gesù Cristo, seppero che ci sarebbe stata contesa a proposito della dignità episcopale. Per questo motivo, prevedendo perfettamente l'avvenire, istituirono coloro di cui abbiamo riferito precedentemente [cioè vescovi e diaconi, n.d.r.] e poi diedero ordine che, alla morte di questi, altri uomini provati succedessero nel loro ministero" (Ìbid., pp. 110-111). Parole eloquenti di un documento veramente prezioso. Può essere utile ricordare ancora una volta che questa prova sicura della successione apostolica è antichissima, risale al I secolo ed è stata messa per iscritto quando era ancora vivo uno degli Apostoli, Giovanni. Clemente testimonia che gli Apostoli, dì fatto i primi vescovi, nominarono dei vescovi, come loro successori, e ordinarono che questi ultimi, a loro volta, prima di morire, predisponessero le cose per affidare il compito di governare le Chiese locali ad altri vescovi, loro successori.Questa disciplina, questa consuetudine, iniziata con gli Apostoli nel I secolo, si è conservata integra fino ai nostri giorni nella Chiesa Cattolica che ha per capo visibile il vescovo di Roma, il Papa. 2)Sant’Ignazio di Antiochia, vescovo di Antiochia nato in Siria verso l’anno 70, quando era ancora vivo l'apostolo Giovanni, è morto martire a Roma verso l'anno 110 durante le persecuzioni scatenare dall'imperatore Traiano. Di Ignazio di Anciochia ci sono giunte ben sette lettere scritte a diverse Chiese dell'antichità, ove emerge chiaramente come già nel II secolo ogni Chiesa locale fosse strutturata gerarchicamente e guidata da un solo vescovo, capo riconosciuto e venerato. Vediamo qualche esempio. Nella lettera che indirizza ai Cristiani di Magnesia, si legge: "(...)  vorrei raccomandarvi di essere solleciti a compiere ogni cosa nella concordia di Dio, sotto la guida del vescovo, che tiene il posto di Dio" (Ignazio di Antiochia, Lettera ai cristiani di Magnesia, in Giorgio De Capitani [a cura di] Ignazio di Antiochia, Policarpo, Martirio di Policarpo, Mimep, Pessano 1996, p. 55).

  45. E nella lettera che indirizza ai cristiani di Smirne, Ignazio scrive: "Senza il vescovo, nessuno compia qualche azione che concerne la Chiesa" (ibid.,  p.100). E più avanti, possiamo leggere: ''Dove compare il vescovo, ivi sia la comunità, così come là dove c'è Gesù Cristo, ivi è la Chiesa cattolica. Senza il vescovo non è lecito ne battezzare ne celebrare l'agape: ma ciò che egli approva è gradito a Dio" (ibid., p. 100). Siamo di fronte ad una testimonianza preziosissima. La storia ci offre una prova del fatto che fin dall'antichità tutte le chiese locali erano guidare da un vescovo, da un solo pastore. Fin dal primo secolo dopo Cristo la Chiesa conosceva l'episcopato monarchico, ossia la guida di un solo vescovo. Da questi preziosissimi e antichissimi documenti veniamo a sapere anche il nome dei vescovi che guidavano quelle Chiese alle quali Ignazio indirizza le sue lettere: a capo della Chiesa di Efeso stava il vescovo Onesimo. A capo di quella di Magnesia era posto il vescovo Damas. A capo della Chiesa di Tralle era il vescovo Polibio, mentre la comunità di Smirne era guidata dal famosissimo Policarpo. Lo stesso Ignazio governava la Chiesa di Antiochia e, nella lettera che scrive agli Efesini, afferma che ovunque vi sia una Chiesa locale, essa è governata da un solo vescovo. Nella lettera che scrive ai cristiani di Philadelphia, una città dell'Asia Minore, Ignazio esorta tutti i fedeli ad usare di un'unica Eucaristia non solo per la ragione che una e la Carne di Gesù ed uno è il suo Sangue, ma anche per il fatto - e questo è importante per il rema della nostra ricerca - che uno solo è il vescovo per ogni Chiesa locale. Come è facile osservare, stando alla testimonianza della storia, quelle che noi oggi chiamiamo Chiese locali, o diocesi, già nel II secolo dopò Cristo erano poste sotto la guida di un solo vescovo, proprio come oggi. 3) Sant’Ireneo, (140-200 d.C.), vescovo di Lione, nella sua famosissima opera Adversus haereses, ci tramanda l'elenco dei vescovi di Roma e attesta la successione monarchica dei vescovi della Chiesa di Smirne e di tutte le altre Chiese esistenti allora nel mondo.

  46. Secondo Ireneo, gli eretici sono in errore perché sono fuori della successione apostolica, cioè non riconoscono nelle autorità della Chiesa, nei vescovi, i loro legittimi pastori. Ascoltiamo le sue ragioni: "Così tutti coloro che vogliono conoscere la verità, possono osservare in ogni chiesa la tradizione degli Apostoli, manifestata in tutto il mondo. Noi posiamo enumerare coloro che dagli Apostoli furono stabiliti vescovi nelle chiese, e i loro successori fino ad oggi".Fermiamoci un istante a riflettere. Come si evince, nella Chiesa dei primi secoli, un criterio di giudizio infallibile per stabilire chi fosse eretico o meno era dato dall'appartenenza alla Chiesa guidata dai vescovi e Ireneo, scrivendo per confutare gli eretici, si vanta di potere enumerare la successione dei vescovi di ogni chiesa locale. Ma, poiché si trattava di un lavoro molto lungo, nella sua opera preferisce elencare solo i vescovi della Chiesa più importante, quella di Roma: "Ma poiché sarebbe troppo lungo, in un volume come questo, enumerare la successione di tutte le chiese, noi esaminiamo la chiesa grandissima e antichissima e conosciuta da tutti, fondata e stabilita a Roma dai gloriosissimi Apostoli Pietro e Paolo: e dimostreremo che la tradizione, che essa ha dagli Apostoli, e la fede, che ha annunciato agli uomini, sono giunte fino a noi attraverso la successione dei vescovi". Dunque Ireneo attesta, sul finire del II secolo, l'esistenza di elenchi di vescovi per ciascuna Chiesa e dichiara che la comunione con il vescovo è garanzia della ortodossia, della vera Chiesa. Non cosi gli eretici che, essendosi staccati dalla comunione con il vescovo - e sopra tutti con il vescovo di Roma - non possono vantare di appartenere alla vera Chiesa.Ireneo ci trasmette una verìtà - direi persino una lezione - che vale ancora ai nostri giorni. È la comunione con il vescovo di Roma, cioè con il Papa, che garantisce l'appartenenza alla vera Chiesa.Chi non è in comunione con lui non appartiene alla Chiesa edificata da Gesù Cristo.

  47. Ritorniamo alla storia e ricordiamo un altro episodio. C'è un momento, sempre nel II secolo, che registra una controversia che suscitò molto scalpore. Si trattava di decidere la data in cui si doveva celebrare in tutta la Chiesa la festa della Pasqua. La questione si trascinerà per molti decenni e verrà risolta nel Concilio di Nicea dell'anno 325, quando la Chiesa universale riunita in assise riconosce il Primato di Roma, stabilendo dì celebrare la Pasqua nel giorno in cui si celebrava nell'Urbe. Ma quello che interessa alla nostra indagine sulla struttura gerarchica della Chiesa è il fatto documentato che, quando scoppia questa controversa, alla fine del II secolo, le Chiese locali che vi prendono parte sono tutte strutturale gerarchicamente con a capo un solo vescovo. E la storia ci ha consegnato - anche in questo caso - i nomi. Nomi di vescovi che partecipano al dibattito e sono riconosciuti dall'ecumene cristiano come i responsabili, vale a dire i pastori, le guide delle Chiese locali. A Roma era vescovo Vittore, il quale, come abbiamo visto parlando del primato petrino, delibera di scomunicare tutte le Chiese d'Oriente che non accettano di uniformarsi alla prassi romana sulla celebrazione della Pasqua. Decisione che non viene posta in atto grazie all'intervento mediatore di Ireneo, vescovo di Lione, ma che dimostra come il Papa fosse consapevole del suo ruolo di guida e pastore universale di tutta la Chiesa, dotato di poteri anche nel campo disciplinare.Verso la fine del II secolo, nel mezzo di questa controversia sulla data della Pasqua, sappiamo che Teofìlo era vescovo di Cesarea di Palestina; Narciso di Gerusalemme; Palma di Ponto; Ireneo - lo abbiamo visto - lo era di Lione; Bacillo di Corinto. Il vescovo Policrate, di Efeso, scrive a Papa Vittore una lettera il cui contenuto è noto e in essa fa esplicito riferimento ai vescovi di diverse chiese locali: Trasea era vescovo di Eumenia; Policarpo guidava la Chiesa di Smirne;  Melitone era vescovo di Sardi.

  48. Possiamo dire, con assoluta certezza, che da sempre, fin dai primissìmi tempi dell'era cristiana, le Chiese locali erano strutturate gerarchicamente, con a capo un vescovo, un solo vescovo. 4) Tertulliano (ca. 155-ca. 222 d.C.), nato in ambiente pagano verso la metà del II secolo, egli stesso pagano, si converte al cristianesimo quando ha 33 anni. Prima faceva l'avvocato, poi diventa un polemista di prim'ordine, combatte contro gli eretici e contro le persecuzioni imperiali. Purtroppo, prima di morire aderisce egli stesso all'eresia montanista. Tertuiliano sfoggia un argomento apologetico valido ancora oggi. Di fronte ad eretici che vantano di far risalire le loro dottrine addirittura agli Apostoli di Gesù, vissuti solo un secolo prima (ricordiamo che siamo alla fine del II secolo), Tertulliano risponde: "Può darsi che ci siano eresie le quali osino rifarsi all'età apostolica, sì da parer insegnate dagli Apostoli. Si può replicare ad esse: mettano fuori dunque le carte di nascita delle loro chiese: sciorinino i cataloghi dei loro vescovi, che dimostrino la loro successione fin dal principio, in modo che si veda che quegli che fu il primo vescovo ricevette l'investitura e fu preceduto da uno degli Apostoli o almeno da un uomo apostolico, che con gli Apostoli avesse avuto rapporti costanti" (De praescriptione haereticorum, XXXII). L'argomento utilizzato da Teriulliano è in se stesso invincibile. E conserva ancora ai nostri giorni tutta la sua validità. Come possiamo infatti essere sicuri che solo la Chiesa Cattolica, e non una delle 30.000 confessioni cristiane esistenti oggi al mondo, sia la vera Chiesa di Gesù Cristo? Seguendo l'invito dì Tertulliano: è sufficiente invitare tutte le chiese - o comunità ecclesiali - a mostrare "le carte di nascita", (noi diremmo: la carta di identità). Soltanto la Chiesa cattolica guidata dal Sommo Pontefice può risalire a Cristo e agli Apostoli.

  49. In verità, come abbiamo detto nei precedenti capitoli, anche le Chiese ortodosse risalgono all'età apostolica, ma si sono separate dalla vera Chiesa non riconoscendo il Primato di Pietro, che pure è documentato storicamente. Terminano scrive nel II secolo: "Questo è il modo con cui le chiese apostoliche esibiscono i loro titoli: così la chiesa di Smime mostra che Policarpo fu collocato in quella sede da Giovanni (san Giovanni Apostolo, n.d.r.); così quella di Roma mostra che Clemente vi fu ordinato da Pietro; e così pure le altre esibiscono i vescovi che, costituiti nell'episcopato dagli Apostoli, sono per esse i veicoli della semente apostolica"(De praescriptione haereticorum, XXXII). • Quando la Chiesa di Roma mostra la sua carta di identità, da Papa Benedetto XVI essa risale, nella storia, e attraverso i suoi 264 predecessori, fino a Simon Pietro, primo vescovo di Roma. La Chiesa cattolica conserva intatta la successione apostolica. • Non possono fare la stessa cosa le comunità del mondo protestante che, in base alla loro carta di identità, dai pastori odierni possono risalire al massimo fino a Luterò, vissuto nel XVI secolo • Non possono fare la stessa cosa i Valdesi, che sono presenti soprattutto in Italia, i quali, quando mostrano la loro carta dì identità, dai pastori di oggi possono risalire fino a Valdo, un ricco mercante di Lione vissuto a cavallo fra Xll e XIII secolo. Prima di Valdo non esistevano i Valdesi e dunque quella comunità non può vantarsi dì aver conservato la successione apostolica • Anche i Testimoni di Geova hanno una origine storicamente datata alla seconda mela del XIX secolo

  50. La successione apostolica è invece, fin dai tempi antichissimi, la prova per identificare la vera Chiesa di Gesù Cristo e oggi la Chiesa cattolica può vantare, e storicamente dimostrare, di averla conservata. Quindi, come giustamente insegna la recente Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede Dominus lesus (N°17), a rigore queste comunità non possono essere chiamate "chiese", perché hanno interrotto la successione apostolica. “Esiste quindi un'unica Chiesa di Cristo, che sussiste nella Chiesa Cattolica, governata dal Successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui. Le Chiese che, pur non essendo in perfetta comunione con la Chiesa Cattolica, restano unite ad essa per mezzo di strettissimi vincoli, quali la successione apostolica e la valida Eucaristia, sono vere Chiese particolari. Perciò anche in queste Chiese è presente e operante la Chiesa di Cristo, sebbene manchi la piena comunione con la Chiesa cattolica, in quanto non accettano la dottrina cattolica del Primato che, secondo il volere di Dio, il Vescovo di Roma oggettivamente ha ed esercita su tutta la Chiesa. Invece le comunità ecclesiali che non hanno conservato l'Episcopato valido e la genuina e integra sostanza del mistero eucaristico, non sono Chiese in senso proprio; tuttavia i battezzati in queste comunità sono dal Battesimo incorporati a Cristo e, perciò, sono in una certa comunione, sebbene imperfetta, con la Chiesa. Il Battesimo infatti di per sé tende al completo sviluppo della vita in Cristo mediante l'integra professione di fede, l'Eucaristia e la piena comunione nella Chiesa. " Non possono, quindi, i fedeli immaginarsi la Chiesa di Cristo come la somma — differenziata ed in qualche modo unitaria insieme — delle Chiese e Comunità ecclesiali; né hanno facoltà di pensare che la Chiesa di Cristo oggi non esista più in alcun luogo e che, perciò, debba esser soltanto oggetto di ricerca da parte di tutte le Chiese e comunità". "