Lezioni di politica economica A.A. 2012-2013 Docente: Sergio Lodde - PowerPoint PPT Presentation

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  1. Lezioni di politica economicaA.A. 2012-2013Docente: Sergio Lodde

  2. Argomenti del corso Il corso si divide in cinque parti • Prima parte: i fini della politica economica • Il concetto di giustizia sociale: utilitarismo, libertarismo, neocontrattualismo, approccio delle capacità • L’economia del benessere e la politica economica • Il criterio paretiano • L’analisi costi-benefici e i suoi limiti • Rawls e la giustizia equa • La giustizia procedurale secondo Nozick • L’approccio delle capacità di Sen • Misure alternative del benessere • Il ruolo dello Stato

  3. Seconda parte: lo stato sociale e le politiche per il welfare • Modelli di Welfare State • Motivazioni di efficienza delle politiche sociali • Funzioni dello Stato sociale • I sistemi previdenziali • Le politiche sanitarie • Le politiche del lavoro • Le politiche assistenziali • Le politiche per l'istruzione • Globalizzazione e stato sociale • Terza parte: La crescita economica nel lungo periodo • I fattori della crescita • Il modello di Solow • La crescita economica può essere illimitata? • La crescita zero o la decrescita sono alternative possibili?

  4. Quarta parte: le politiche fiscali e monetarie nel contesto europeo • Il debito pubblico • Il modello IS-LM • Il modello Mundel-Fleming dell'economia aperta • L’unione monetaria europea e il patto di stabilità • Problemi dell’economia europea • Quinta parte: la crisi attuale come ci siamo precipitati e come potremmo uscirne • Perché la crisi? • L'instabilità del sistema finanziario globale • Il debito sovrano e l'euro • La crisi è figlia della disuguaglianza? • Il dopo crisi: più stato o più mercato?

  5. Suddivisione del corso e pre-esame • Il corso è suddiviso in due moduli: A e B • il modulo A comprende le prime tre parti e durerà fino all'interruzione per gli esami di novembre • a novembre sarà possibile sostenere un pre-esame sugli argomenti trattati nel modulo A • il modulo B comprende gli argomenti della quarta e quinta parte • sono previsti inoltre gruppi di studio e discussione in cui saranno approfonditi alcuni aspetti della crisi attuale ( i relativi materiali saranno forniti successivamente dal docente)

  6. Testi consigliati Modulo A • G. Mankiw, M.P. Taylor: Macroeconomia, cap. 7, 8 (esclusa appendice) • Dispensa: I fini della politica economica • Dispensa: Le politiche per il Welfare • P. Cipollone, I. Visco: Il merito nella società della conoscenza • Dispensa: Crescita e ambiente

  7. Testi consigliati Modulo B • G. Mankiw, M.P. Taylor: Macroeconomia, cap. 10, 11, 12, 15, 16 • O. Blanchard: La crisi economica globale • Dispensa: I mercati finanziari e la crisi • P. Krugman: Fuori da questa crisi, adesso! • C. Reinhart, K. Rogoff: Growth in time of debt I capitoli del Mankiw-Taylor sono reperibili in fotocopia in copisteria Gli altri testi possono essere scaricati dal sito della facoltà (materiale didattico del corso); il testo di Krugman deve essere acquistato

  8. Che cosa è la politica economica? • Ogni disciplina scientifica si propone non solo di analizzare e di comprendere meglio i fenomeni reali, ma anche di usare le conoscenze acquisite per offrire indicazioni utili all’azione. • La costruzione di teorie per spiegare la realtà così com’è rappresenta il contenuto positivo della scienza, laddove tutto ciò che riguarda la definizione di come la realtà dovrebbe essere e di come si dovrebbe agire per modificarla in tal senso, è il suo contenuto normativo. • Anche nel campo economico è possibile distinguere due approcci: l’economia politica rappresenta il contenuto positivodella scienza economica e fornisce descrizioni e spiegazioni, la politica economica quello normativo e definisce prescrizioni per l’azione.

  9. Definizione della politica economica • La politica economicastudia le modalità e gli effetti degli interventi nell’economia decisi dai centri detentori del potere politico in base agli obiettivi che intendono perseguire. • In altri termini, mentre l’economia politica analizza i meccanismi di funzionamento dei mercati dandone descrizioni e spiegazioni, la politica economica studia come intervenire su di essi fornendo prescrizioni atte a orientarli verso il conseguimento di specifici obiettivi o a correggerne il cattivo funzionamento.

  10. L’approccio dell’economia politica e quello della politica economica Nel decennio 1994-2003, il prodotto interno lordo degli USA è cresciuto in media del 3,3% all’anno. Nello stesso periodo, nell’area dell’Euro la crescita è stata pariin media al 2%, in Italia all’1,7%. Grafico 1Tasso di crescita del PIL negli USA e UE Di fronte a questi dati l’economia politica si domanda: quali fattori sono all’origine di queste differenze di comportamento? Il problema di politica economica è invece: cosa si può fare per migliorare la performance europea e avvicinarla a quella degli USA?

  11. Gli ambiti della politica economica La politica economica ha diversi ambiti di intervento: • politiche macroeconomiche di stabilizzazione nel breve periodo • politiche microeconomiche di regolazione dei mercati • politiche macroeconomiche per la crescita e lo sviluppo • politiche regionali • politiche per il welfare

  12. Obiettivi e strumenti della politica economica • La politica economica si propone dunque di conseguire determinati fini che definiamo come obiettivi dell’azione pubblica. • Per far questo utilizza strumenti di intervento come quelli della politica fiscale e monetaria che possiamo definire come le leve sulle quali l’autorità di politica economica può agire per raggiungere gli obiettivi che si propone. Come si definiscono gli obiettivi della politica economica?

  13. Qualche domanda preliminare • Quali sono i principi generali che devono ispirare l’intervento pubblico? • La massimizzazione del benessere può essere considerata come il fine principale della politica economica? • Supponendo che lo sia, cosa intendiamo quando parliamo di benessere? • Possiamo definirlo indipendentemente da giudizi morali e di valore e da un preciso concetto di giustizia sociale? • In questo caso, quale forma di giustizia sociale è la più desiderabile? • In quale misura l’intervento pubblico nell’economia è giustificabile?

  14. Giustificazioni economiche dell’intervento pubblico • Se gli agenti economici sono liberi di scegliere, i mercati concorrenziali tendono verso un equilibrio in cui il benessere sociale è il massimo possibile • In alcuni casi il mercato non raggiunge tale equilibrio, ciò accade quando: • i mercati sono imperfetti (monopolio, oligopolio, concorrenza monopolistica) • esistono esternalità • si producono beni pubblici • gli agenti non sono pienamente informati • c’è incertezza, la domanda effettiva è al di sotto del livello ottimale e l’economia non raggiunge la piena occupazione In questi casi l’intervento pubblico è giustificato in quanto corregge malfunzionamenti del mercato e accrescel’efficienza dell’economia

  15. Che cosa intendiamo per benessere? • Questa concezione dei limiti dell'intervento dello stato riflette una specifica visione dei fini della politica economica secondo cui l'obiettivo fondamentale è rendere massime la produzione di beni e servizi utilizzando appieno le risorse disponibili in un certo momento del tempo e la crescita di tale produzione nel tempo • L'idea sottostante, tipica della filosofia utilitarista, è che il benessere si identifichi con il consumo di beni e servizi, ma questa è solo una particolare concezione del benessere sociale • Il concetto di benessere è assai più complesso ed è stato oggetto di un ampio dibattito filosofico

  16. Che cosa determina il benessere individuale? (problema del contenuto del benessere) • Chi, e con quali mezzi, può o deve mettere ciascuna persona nelle condizioni di ottenere ciò che e crea benessere? • Quali limiti possono essere imposti alla ricerca del benessere individuale? • Quale relazione esiste tra il benessere del singolo e quello della società? • Il perseguimento di questo finenon può essere ridotto a un puro calcolo di efficienza ma coinvolge giudizi etici e di valore che definiscono la qualità della vita umana insieme a una determinata visione della giustizia sociale

  17. Teoria economica e giudizi di valore • Molti economisti ritengono che la scienza economica debba limitarsi ad analizzare i fatti indipendentemente da giudizi di valore che sono di competenza dei politici • Le affermazioni che si basano soltanto sui fatti sono dette proposizioni positive ed esprimono giudizi su come la realtà è (come funziona il mercato, quali sono le condizioni della crescita ecc.) • Le affermazioni che si basano su giudizi di valore sono dette proposizioni normative e riguardano la realtà come dovrebbe essere (giudizi sulla libertà, sulla felicità, estetici ecc.) e la corrispondenza fra questa e la realtà effettiva • In questa divisione del lavoro il politico definisce gli obiettivi e l’economista fornisce le soluzioni più efficienti per conseguirli

  18. I giudizi di fatto e quelli di valore sono separabili? • Questa separazione fra analisi oggettiva o scientifica e giudizi di valore è difficilmente sostenibile perché la stessa teoria economica è permeata di giudizi di valore • Esempio: la semplificazione del consumatore rappresentativo implica che il livello aggregato del reddito è più importante nel valutare lo stato dell’economia rispetto alla distribuzione del reddito stesso • La crescita del reddito è più importante della sua distribuzione? • Se riteniamo che la tassazione sia un buon strumento per controllare l’inquinamento stiamo sostenendo che un certo tasso di inquinamento è socialmente e moralmente accettabile

  19. E' possibile separare efficienza e giudizio etico? Problema • un medico in un ospedale ha in dotazione 10 dosi di un siero salvavita • arrivano simultaneamente due gruppi di pazienti che ne hanno bisogno e, in mancanza di esso, morirebbero con certezza • gruppo A: pazienti che, se trattati, sopravvivrebbero con certezza • gruppo B: pazienti che, se trattati, hanno una probabilità di sopravvivenza del 50% Come bisognerebbe distribuire il siero fra di essi per ottenere un risultato efficiente?

  20. Ulteriore informazione: • i pazienti del gruppo A sono anziani di 80 anni • i pazienti del gruppo B sono bambini di 5 anni Come bisognerebbe distribuire il siero fra di essi per ottenere un risultato efficiente? La soluzione efficiente non può essere determinata semplicemente in base a un criterio di massimizzazione, essa implica necessariamente un giudizio etico

  21. Supponiamo che il siero non sia in possesso del medico ma debba essere acquistato in farmacia che lo vende a chi paga di più • gruppo A: in quanto anziani hanno disponibilità finanziarie • gruppo B: i bambini non hanno disponibilità finanziarie • come pensate che il mercato allocherebbe il siero? • La soluzione efficiente implica che il siero dovrebbe essere venduto a chi è disposto a pagare il prezzo più alto. I bambini morirebbero tutti La soluzione efficiente dal punto di vista economico (che massimizza il benessere) non lo è necessariamente dal punto di vista sociale ed etico Se non definiamo innanzitutto quali sono i nostri fini ha poco senso porsi il problema di come ottenerli nel modo più efficiente

  22. Decisioni e dilemmi etici • La stragrande maggioranza delle decisioni implicano un trade off, uno scambio tra qualcosa e qualcos'altro • per ottenere l'obiettivo X è necessario rinunciare all'obiettivo Y • a meno che la differenza tra X e Y non sia evidente, ogni qual volta questo accade si pone un dilemma etico: è giusto perseguire X a scapito di Y o è giusto il contrario • quasi tutte le decisioni di politica economica sono di questo tipo ergo quasi tutte le decisioni di politica economica implicano giudizi etici o di valore

  23. Conseguenzialismo e deontologia • I giudizi di valore sono impliciti persino nei fondamenti più generali della teoria economica • Nel momento stesso in cui diciamo che la massimizzazione del benessere sociale è il principale obiettivo da perseguire stiamo adottando una precisa logica di argomentazione etica: quella conseguenzialista e ponendo in secondo piano un’altra: quella deontologica o categorica • L’etica conseguenzialista consiste nel ritenere che ciò che conta per valutare le azioni come giuste o ingiuste sono le conseguenze che le azioni producono • L’etica deontologica afferma invece che un’azione è giusta o ingiusta in sé e per sé in base a principi inderogabili e indipendente-mente dalle sue conseguenze

  24. Etica e giustizia sociale • L’approccio conseguenzialista e quello deontologico sono alla base di diverse teorie della giustizia sociale: • L’utilitarismoconseguenzialista sostiene che la giustizia coincide con il massimo benessere aggregato della società; giustifica l’adozione di politiche redistributive ma solo nella misura in cui accrescono il benessere totale inteso in senso edonistico • Le teorie libertarie, di ispirazione deontologica e anti conseguenzialista, sostengono che alcuni diritti fondamentali di libertà dell’individuo devono essere rispettati, solo in base a questo si può parlare di società giusta o ingiusta mentre la distribuzione della ricchezza non è rilevante • Le teorie liberal-democratiche (in parte conseguenzialiste in parte deontologiche) sostengono che deve essere garantita a tutti uguale disponibilità di alcuni beni primari e la possibilità di esprimere le proprie capacità

  25. Il benessere sociale secondo gli utilitaristi • In termini molto generali è plausibile affermare che le politiche pubbliche dovrebbero tendere ad accrescere il benessere sociale • Secondo gli utilitaristi esse possono essere quindi giudicate come giuste o ingiuste, migliori o peggiori in base alla loro capacità di rendere massimo il benessere sociale • Le basi etiche dell’utilitarismo hanno quindi una matrice conseguenzialista nel senso che ciò che conta è il risultato • Secondo la teoria utilitarista il benessere sociale non è altro che la somma del benessere di tutti gli individui che compongono la società • A sua volta il benessere (o utilità) individuale può essere definito come la differenza fra ciò che procura piacere e ciò che causa dolore o sofferenza

  26. La massimizzazione dell’utilità • La conclusione degli utilitaristi è che l’intervento pubblico dovrebbe mirare a rendere massima la differenza fra la somma dei piaceri di tutti gli individui considerati come aggregato e la somma delle loro sofferenze, ovvero massimizzare l’utilità (piacere) aggregata • Nelle parole di Bentham lo Stato dovrebbe promuovere il massimo bene per il più alto numero di individui • L’ingiustizia consiste nella realizzazione di una utilità aggregata minore di quella ottenibile. Una società ingiusta è quella in cui gli individui, nel loro insieme, sono meno felici di quanto potrebbero essere • Il concetto utilitarista di giustizia si basa solo su considerazioni relative all’utilità (welfarismo) escludendo qualunque altra considerazione morale (per esempio diritti inalienabili, il rispetto dei diritti è giusto per gli utilitaristi se essi contribuiscono ad accrescere l'utilità, non lo è in caso contrario)

  27. Il criterio benthamiano può essere definito più precisamente nel seguente modo: Un’azione è giusta se e solo se la somma delle utilità totali prodotta da quell’azione è maggiore della somma delle utilità totali prodotta da qualunque altra azione che avrebbe potuto essere compiuta al suo posto

  28. Alcune implicazioni del principio di massimizzazione dell'utilità • Un'implicazione della logica utilitarista è che se fosse necessario sacrificare i diritti di pochi per massimizzare l'utilità di molti sarebbe giusto farlo • esempio 1: se la riduzione in schiavitù di un gruppo sociale (per esempio i lavoratori) facesse aumentare la produzione totale e l'utilità totale della società allora la schiavitù sarebbe socialmente desiderabile e giusta. • esempio 2: se il benessere sociale aumentasse in seguito alla introduzione della pena di morte perché i crimini diminuiscono grazie al suo effetto deterrente e si risparmiano i costi della detenzione in carcere, allora la pena di morte sarebbe giustificata

  29. Se l’obiettivo è il massimo benessere complessivo, la società A che ha una distribuzione molto iniqua è preferibile alla società B perché il benessere totale è maggiore.

  30. Massimizzazione dell'utilità e distribuzione del reddito • L’utilitarismo non è contrario in linea di principio a politiche di ridistribuzione del reddito • Dal momento che l’utilità marginale del reddito è decrescente, si può migliorare il benessere sociale trasferendo reddito da coloro che hanno un reddito più alto (e quindi un’utilità marginale più bassa) a coloro che si trovano nella situazione opposta. • Fino a che le utilità marginali sono diverse l’utilità complessiva aumenta con la ridistribuzione, perché l’utilità marginale sottratta all’individuo più ricco è minore di quella aggiunta al più povero • Ciò che è rilevante non è però la distinzione ricco/povero quanto la capacità di produrre utilità. Se un ricco è capace di sviluppare un piacere più intenso dal fatto di possedere un’automobile di lusso rispetto a quello che un povero trae da una casa di uguale valore il reddito dovrebbe essere redistribuito a favore del ricco

  31. Utilità marginali e distribuzione del reddito Se le funzioni di utilità sono uguali e la ridistribuzione non causa perdite, uguagliando le utilità marginali, e cioè ridistribuendo il reddito a favore del più povero, l'utilità totale aumenta Poveri Ricchi U U Ub U* Ua Y* Ya Yb Y* Y Y

  32. Ma non è sempre vero! Se le funzioni di utilità sono diverse i principi utilitaristici possono suggerire scelte discutibili Poveri Ricchi Ub Ua U* Y1 Y* Y1 Y Y

  33. Se le funzioni di utilità sono diverse i principi utilitaristici possono suggerire scelte discutibili Poveri Ricchi Ub Ua Ur1 Up1 Y* Y2 Y3 Y4 Y Y

  34. Equità ed efficienza • Gli utilitaristi non hanno quindi una concezione egualitaria della distribuzione del reddito • La ridistribuzione è auspicabile nella misura in cui aumenta il benessere complessivo, non necessariamente da chi ha di più a chi ha di meno, inoltre deve essere compatibile con il mantenimento degli incentivi necessari a stimolare comportamenti efficienti da parte degli agenti • Esiste un trade off fra efficienza ed equità nel senso che una distribuzione troppo egualitaria può causare una riduzione del reddito totale • Gli utilitaristi dunque giustificano politiche ridistributive, non perché ritengano che tutti abbiano alcuni diritti irrinunciabili a una vita dignitosa e a un certo ammontare di risorse che consentano di esprimere la propria libertà ma solo perché è ingiusto non aumentare il benessere aggregato quando è possibile farlo

  35. Utilità cardinale e ordinale • Per massimizzare la somma del benessere o utilità di tutti gli individui è necessario misurarli in qualche modo. È possibile farlo? • È possibile affermare che l’individuo A ricava dal consumo di una pizza un’utilità doppia rispetto all’individuo B? • Secondo i critici il piacere (o utilità) è un’esperienza puramente soggettiva e, come tale, non comparabile da individuo a individuo. La somma delle utilità di individui diversi non è quindi definibile perché non è misurabile con la stessa unità di misura • Che senso ha allora la prescrizione di massimizzare la somma di qualcosa che non si può misurare?

  36. Il benessere come soddisfazione delle preferenze • Secondo gli utilitaristi il problema è superato se si rinuncia a una concezione cardinale dell’utilità a favore di una ordinale e si sostituisce una concezione sostantiva con una puramente formale • Nell'approccio ordinale ogni agente ha un preciso ordinamento preferenzialesoggettivo delle diverse alternative che ha di fronte • Se abbiamo due possibilità x e y possiamo dire che, qualora l’agente preferisca x ad y, allora questo significa che per lui l’utilità di x è maggiore di quella di y, anche se non possiamo dire di quanto • Il criterio della massimizzazione del benessere può essere allora riformulato nel senso che il massimo benessere si ottiene quando le preferenze degli agenti sono soddisfatte nella misura massima possibile

  37. Le preferenze rivelate • Come si può stabilire se le preferenze sono soddisfatte? • Se un individuo sceglie di consumare il bene A al posto di B, potendo scegliere uno qualunque dei due, evidentemente ritiene che A accresca il suo benessere (utilità) più di B • Le scelte effettive di individui razionali rivelano le loro preferenze pertanto una politica che consenta ai cittadini di realizzare le loro scelte meglio di un’altra è senz’altro preferibile

  38. Le preferenze sono tutte ugualmente meritevoli di essere soddisfatte? • Un’implicazione di questa logica è che se il maggior numero di individui preferisce il grande fratello a un dramma di Shakespeare il governo dovrebbe sovvenzionare il primo piuttosto che il secondo • Se la gente ama molto fumare il governo dovrebbe astenersi dal tassare le sigarette? • La soddisfazione della preferenza per una vacanza ai Caraibi dovrebbe avere la stessa priorità di quella per la salute o per l'istruzione? • Le preferenze non sono tutte uguali alcune meritano di essere soddisfatte più di altre • Perché non sono uguali e in base a quali criteri dovrebbero essere differenziate?

  39. E' possibile che un soggetto preferisca un’alternativa in conflitto con i suoi reali interessi, ovvero con la piena realizzazione di sé • Ciò può accadere perché: • l'individuo non è adeguatamente informato sulle conseguenze che ne derivano (es. il fumo) • l'individuo è condizionato dal contesto sociale e adatta le sue preferenze alle norme che esso esprime (minore ambizione delle donne nel lavoro, accettazione della propria condizione economica da parte dei meno abbienti) • Preferenze illegittime. L’utilitarismo potrebbe portare a scelte sociali disumane laddove fosse eccessivo il peso sociale attribuito a individui con preferenze antisociali per esempio favorevoli alla tortura, alla violazione dei diritti umani, alla violenza sulle donne ecc.

  40. Preferenze informate e razionali • Se le preferenze sono distorte e non riflettono il vero benessere degli individui oppure illegittime, la loro soddisfazione non necessariamente conduce al massimo benessere sociale • A questa critica gli utilitaristi rispondono che il benessere consiste nella soddisfazione di preferenze ben informate e razionali • Secondo Harsanyi preferenze informate e razionali sarebbero quelle che l‘agente avrebbe in condizioni ideali di informazione e capacità di ragionamento razionale

  41. Il paradosso del voto • Supponendo di voler soddisfare nel miglior modo possibile preferenze informate e razionali come è possibile farlo tenendo conto che ogni individuo ha preferenze diverse? • Il modo più ovvio è quello di adottare il metodo democratico, mettere cioè ai voti preferenze contrastanti e soddisfare quelle che riscuotono la maggioranza fra i votanti • Questa soluzione funziona bene se si deve scegliere fra due alternative ma non quando le alternative sono più di due • Consideriamo una società composta da tre individui A, B e C le cui preferenze hanno un certo ordinamento rispetto a tre possibili alternative x, y e z

  42. I tre individui hanno il seguente ordinamento di preferenze • A: x > y > z • B: y > z > x • C: z > x > y Se la scelta è fra x e y, x avrebbe la maggioranza in quanto preferita da A e C Dovendo scegliere fra x e z, z avrebbe la maggioranza in quanto preferita da B e C In caso di scelta fra y e z, sarebbe invece y ad avere la maggioranza perché preferita da A e B Nessuna delle tre alternative prevale sulle altre due, è impossibile quindi stabilire quale di esse dovrebbe essere scelta

  43. Paternalismo e libertà • Una soluzione alternativa sarebbe abbandonare il concetto soggettivo di benessere legato alle preferenze a favore di una nozione di benessere come insieme di valori definiti oggettivamente e a priori • In questo caso assoluta priorità è riservata a quei valori ritenuti oggettivamente necessari e sufficienti ad una piena realizzazione umana, in quanto tali invarianti da individuo a individuo e definiti da un decisore sociale • Questa soluzione paternalistica entra però in conflitto con la libertà individuale, per questo motivo gli utilitaristi sostengono che non si può abbandonare il criterio della soddisfazione delle preferenze soggettive • Molte tirannie si sono basate sull'assunzione che i cittadini non sanno esattamente che cosa è bene e cosa è male e che questa decisione spetta al tiranno illuminato

  44. Il criterio paretiano • Il criterio della soddisfazione delle preferenze non risolve ancora il seguente problema: • Se l’adozione della politica X modifica la situazione in modo che l’individuo A può soddisfare meglio le sue preferenze mentre l’individuo B le può soddisfare peggio di prima come possiamo essere sicuri che il benessere sociale sia aumentato? • La risposta è: non possiamo esserne sicuri, possiamo esserlo soltanto nel caso in cui uno dei due individui stia meglio di prima e la situazione dell’altro non peggiori a seguito dell’intervento • Quando questo accade possiamo parlare con sicurezza di un miglioramento del benessere sociale che viene denominato miglioramento paretiano

  45. L’ottimo paretiano • Si ha un miglioramento paretiano quando un intervento di politica economica permette di soddisfare meglio le preferenze di almeno un individuo (accrescerne l'utilità) senza ridurre la soddisfazione (utilità) di tutti gli altri • Quando non è possibile accrescere l’utilità di qualcuno senza ridurre quella di qualcun altro si può affermare che non è possibile ottenere alcun miglioramento paretiano • Ci troviamo quindi in una situazione non migliorabile, ovvero ottimale nel senso paretiano che viene chiamata ottimo paretiano • Questaè esattamente la situazione che si viene a creare quando un mercato concorrenziale è in equilibrio • Il primo teorema dell’economia del benessere afferma che: ogni equilibrio di un mercato competitivo è anche un ottimo paretiano

  46. Abbiamo trovato la bussola? • L’ottimo paretiano è una situazione efficiente nel senso che non è possibile modificare l’allocazione delle risorse in modo tale da accrescere il benessere generale • In sostanza in una situazione di ottimo paretiano non ci sono sprechi • Sappiamo inoltre che se lasciamo funzionare liberamente il mercato esso trova un equilibrio che è anche un ottimo paretiano • L’ottimo paretiano viene raggiunto attraverso meccanismi di mercato, sulla base di scambi volontari, in quanto tali moralmente legittimi • Inoltre si può ipotizzare che chi ha effettuato uno scambio volontario lo abbia fatto perché ritiene di avere ricevuto una giusta compensazione • Il criterio paretiano è quindi importante per orientare l’azione in direzione dell’efficienza ma presenta problemi tali da essere poco utilizzabile nella realtà concreta

  47. La frontiera delle utilità Bianchi ottimo paretiano F B G D Utilità dei bianchi Ub2 ottimo paretiano A E Ub1 C Utilità dei bianchi 2 punto Pareto inefficiente Un1 Un2 Utilità dei neri Utilità dei neri 2 Neri Il criterio paretiano offre indicazioni utili se dobbiamo spostarci da A a B o a E o a D ma non se ci muoviamo da B a C e nemmeno da A a C La maggioranza dei casi reali implicano un movimento da A a C, il criterio paretiano è utile in un numero molto limitato di casi

  48. Limiti del criterio paretiano • Due difetti principali: • I punti di ottimo sono molti, tutti ugualmente efficienti ma diversi sul piano della distribuzione delle risorse: il criterio paretiano non consente di scegliere fra di essi, non offre quindi alcuna indicazione sotto il profilo distributivo • Il criterio paretiano può fornire indicazioni utili all’azione se quest’ultima accresce il benessere di qualcuno senza ridurre quello di nessun altro ma è completamente inutilizzabile se alcuni sono beneficiati e altri danneggiati La stragrande maggioranza delle situazioni reali sono di quest’ultimo tipo

  49. Criterio paretiano e giudizi di valore • Sostenere che l’ottimo paretiano è la bussola che deve orientare le decisioni di politica economica significa accettare come moralmente giusta qualunque distribuzione del reddito • Come possono essere gli economisti convinti di questo? • La spiegazione sta nel secondo teorema dell’economia del benessere il quale afferma che: un qualunque ottimo paretiano può essere ottenuto attraverso il funzionamento di un libero mercato competitivo se si parte da una certa distribuzione delle dotazioni iniziali degli agenti • Ciò implica che, definendo una adeguata distribuzione iniziale, il mercato può raggiungere un ottimo paretiano che sia anche equo dal punto di vista distributivo

  50. Il problema è che questa idea è in contraddizione con lo stesso principio paretiano perché per redistribuire le dotazioni iniziali bisognerebbe togliere qualcosa a qualcuno e questo comporterebbe un peggioramento paretiano