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LA POSIDONIA OCEANICA

Le principali caratteristiche della posidonia. La posidonia (Posidonia oceanica)

adamdaniel
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LA POSIDONIA OCEANICA

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Presentation Transcript


    1. LA POSIDONIA OCEANICA L’IMPORTANZA DI QUESTA FANEROGAMA PER MANTENERE ELEVATO IL FATTORE DELLA BIODIVERSITA’ DEL MARE. LA DISTRIBUZIONE DELLE PRATERIE DI POSIDONIA.GLI INTERVENTI A SOSTEGNO DELLO STATO ,DI ALCUNI COMUNI E QUELLO CHE SI ATTUA IN SICILIA.

    2. Le principali caratteristiche della posidonia

    3. La prateria è un ambiente ideale per la vita di moltissimi organismi. Gli epifiti che si insediano sulle foglie seguono una successione temporale definita che determina una successione spaziale lungo la foglia durante la sua crescita e le parti più giovani sono sempre meno ricoperte di quelle più vecchie. I Batteri sono i primi ad insediarsi, seguiti da Diatomee e macroalghe; in un secondo momento sulle foglie si insediano anche Protozoi (Foraminiferi), Idrozoi, Policheti e Briozoi. Oltre ai piccoli organismi che si impiantano sulle foglie, la prateria ospita altre specie animali e vegetali che trovano luoghi favorevoli tra i rizomi e nelle raccolte di sedimento tra un ciuffo e l'altro. Molte sono le alghe, e gli animali sono rappresentati da quasi tutti i gruppi sistematici, soprattutto agli stadi giovanili. Questa notevole abbondanza di specie, valutabile con un elevato indice di diversità, descrive un ambiente ricchissimo di risorse trofiche e di rifugi.I tessuti della Posidonia vengono mangiati solo dal riccio Paracentrotus lividus, il pesce Sarpa salpa e l'isopode Idotea hectica. Le foglie contengono infatti un elevato contenuto di cellulosa che le rende poco digeribili, oltre a composti chimici poco appetibili. La maggior parte dei brucatori, che fanno parte della rete trofica del pascolo, si nutre della ricca comunità epifita. Le foglie e gli altri organismi, dopo la morte entrano invece a far parte della rete trofica del detrito, degradato da moto ondoso e microrganismi, che può venire consumato sott'acqua dai detritivori mentre, spiaggiato, serve da rifugio e nutrimento a insetti, anfipodi e isopodi. L'aspetto della prateria differisce a seconda del periodo dell'anno: in estate le foglie sono lunghe e coperte da epifiti; dopo il cambio di stagione autunnale le prime grandi mareggiate provocano il distacco delle foglie vecchie, più esterne e lunghe. I ciuffi di Posidonia sono quindi più corti e di un verde più brillante; la lunghezza delle foglie va poi aumentando fino al periodo tardo primaverile, durante il quale viene nuovamente ricoperta da epifiti. La fioritura avviene nel periodo invernale e la fruttificazione nella tarda primavera.

    4. La riproduzione sessuata è piuttosto rara, ma nel 2004 si è registrato un evento straordinario con una presenza eccezionale di fiori e frutti che galleggiavano sulla superficie del mare. Questo fenomeno è forse legato alle temperature delle acque insolitamente elevate dell’anno precedente. La caratteristica di avere un rizoma con due tipi di crescita determina un innalzamento del fondo originando una struttura “a terrazza” (in francese “matte”), che può raggiungere i 6 metri di altezza: essa è costituita da un fitto intreccio di rizomi e radici ormai morte che imbriglia i sedimenti fortemente compattati e solo la sommità è costituita da fasci viventi. Dalla parte superiore di questa terrazza si eleva una distesa di foglie lunghe anche fino ad un metro di colore verde brillante che ondeggiano sospinte dalle correnti (prateria). Le praterie si estendono, in acque particolarmente limpide, oltre i 40 metri di profondità (limite inferiore), a partire da zone prossime alla riva (limite superiore). L'innalzamento della prateria dipende principalmente dal ritmo di accrescimento della pianta e da alcuni fattori ambientali, come l'idrodinamismo: in zone riparate, dove la sedimentazione è maggiore, la prateria può innalzarsi fino a provocare l'emersione delle foglie, costituendo così una specie di barriera naturale (receive barriere) importantissima nel ruolo di contenere e di proteggere le coste dall'azione erosiva del moto ondoso. Alcuni ricercatori hanno calcolato che la distruzione di 1 metro di “matte” ad una distanza di circa 100 m dalla riva può provocare l’arretramento della costa di almeno 20 m.

    5. La rarefazione e la scomparsa delle praterie sono dovute a molteplici cause, tra cui si può citare: l’erosione meccanica dovuta agli attrezzi per la pesca a strascico, con effetti distruttivi; il raschiamento provocato dalle ancore delle imbarcazioni da diporto; la costruzione di opere costiere (porti, terrapieni, ecc.); ciò può provocare anche la scomparsa totale delle praterie a causa sia dell’azione diretta di scavo e ricoprimento, sia della torbidità che impedisce la penetrazione della luce e soffoca la praterie con la deposizione di materiale argilloso; l’inquinamento che agisce i vari modi sulle praterie prossime agli scarichi, alterandole con la presenza di sostanze chimiche o con l’alta torbidità dell’acqua nelle aree eutrofiche.

    6. Tra i molti fattori limitanti la crescita della pianta, il più rilevante è sicuramente la luce; infatti, è necessaria una forte illuminazione per compiere la fotosintesi e di conseguenza la trasparenza dell’acqua diviene di vitale importanza. All'interno della prateria si riconosce un limite superiore, vale a dire il punto in cui la prateria comincia partendo dalla linea di costa e il limite inferiore, cioè il punto in cui la prateria termina e che in acque particolarmente limpide arriva a 40 metri di profondità.Come tutte le piante, al termine del suo ciclo vegetativo, Posidonia oceanica perde le foglie che, sospinte dalle correnti e dal moto ondoso, formano degli enormi ammassi (in francese “banquette”) sulla riva. Anche le piccole sfere di colore marrone (egagropili) che si ritrovano abbondanti sulla battigia sono composte da frammenti della pianta modellati dai movimenti del mare.La prateria di Posidonia oceanica è l’ecosistema più importante del Mediterraneo ed è una "comunità climax", cioè rappresenta il massimo livello di complessità e di sviluppo che possono raggiungere gli ecosistemi. Oltre che per la notevole quantità e diversità di organismi animali e vegetali che la popolano, l’importanza deriva anche dalla sua elevata produttività che rifornisce il mare di ossigeno e nutrimento, con un ruolo ecologico paragonabile a quello delle grandi foreste tropicali: la produzione giornaliera di sostanza organica supera i 20 gC/m2/giorno ed è nettamente superiore ad aree considerate molto produttive e assai più famose come la zona di upwelling al largo delle coste peruviane (circa 11 gC/m2/giorno) e le barriere coralline (circa 10 gC/m2/giorno).Le praterie, poi, insieme alle “banquette” sono uno sbarramento naturale che contrasta, in modo elastico, la forza del mare e l’erosione costiera e rappresentano l’anello di congiunzione tra i sistemi ecologici marini e quelli terrestri.Una delle cause che può alterare l’equilibrio di questo importante ecosistema è la diminuzione della trasparenza dell’acqua per motivi legati all’aumento dei sedimenti in sospensione. L’ARPAT e la Regione Toscana hanno attivato, a partire dal 2000, il monitoraggio delle principali praterie. Allo scopo di effettuare un sistema di controllo continuo, su Posidonia oceanica sono state effettuate analisi di tipo biologico e chimico con cadenza annuale seguendo le metodologie indicate dal Ministero dell’Ambiente

    7. L’implicazione della pesca nella distruzione della posidonia Reti da traino: Senza alcun dubbio questa sezione rappresenta la categoria di maggiore impatto sull'intero ecosistema marino. Nonostante le imbarcazioni non siano numerose, ognuna di loro effettua mediamente circa 5 calate giornaliere da tre ore ciascuna per un totale di 15 ore a giornata, ma soprattutto questa categoria di imbarcazioni pesca di continuo, indisturbata, sottocosta. Le interazioni dirette riguardanti specie protette coinvolgono ancora la specie Caretta caretta, che viene ripetutamente pescata dalle paranze, i cetacei, Pinna nobilis e Posidonia oceanica. L'attrezzo direttamente coinvolto è la rete a strascico da fondo con divergenti (paranza): rete a forma di sacco, trainata sopra fondali sabbiosi e melmosi: si tratta di un sacco lungo oltre 50 m, con ali laterali a rete. Lateralmente viene tenuto aperto da divergenti che durante il trascinamento tendono ad allargare la rete verso l'esterno. Attrezzo diffusissimo in tutta la penisola italiana, di scarsissima selettività (cattura tutte le specie esistenti nella zona senza alcuna distinzione di dimensione), con un elevatissima percentuale di scarto (in media il 42 %) di cui regolarmente si tende a minimizzare gli effetti sull'ecosistema marino poiché coinvolge migliaia di operatori. L'interazione con i cetacei coinvolgono le specie Tursiope, Stenella e Balenottera comune che si alimentano all'esterno della rete trainata.

    8. La conservazione in situ o, quando necessario, il ripristino degli ecosistemi e delle popolazioni (delle specie) nel loro ambiente naturale o, nel caso delle specie e delle varietà domestiche, nelle aree dove hanno sviluppato i propri caratteri, ha come fine il mantenimento della varietà di risorse genetiche, forme e processi adattativi delle specie e degli ecosistemi.Il piano di azioni tenderà pertanto a: conservare i caratteri peculiari, gli assetti strutturali e i processi funzionali degli ecosistemi e contenere le pressioni; conservare le dimensioni, la struttura, la distribuzione delle specie selvatiche e contenere i fattori di rischio; conservare il pool genico delle specie selvatiche e domestiche e prevenire i processi di erosione genetica. La conservazione in situ della biodiversità e delle condizioni necessarie al suo mantenimento si articola in un complesso di misure integrate, volte alla: realizzazione di un sistema di aree naturali protette (aree protette, aree tampone e collegamenti); conservazione del patrimonio genetico, delle specie e degli ecosistemi al di fuori delle aree protette; conservazione delle specie/razze; conservazione dei paesaggi naturali; restauro e riabilitazione degli ecosistemi degradati; difesa e recupero delle specie minacciate. Tali misure dovranno essere integrate nella pianificazione del territorio, sia generale che di settore.L’insieme delle misure che concorrono alla conservazione in situ della diversità, oltre alle iniziative dirette di tutela e recupero del patrimonio naturale, richiede un’integrazione nelle diverse aree di lavoro specifiche del piano. Il quadro organico degli interventi deve pertanto prevedere anche un insieme di misure finalizzate alla diminuzione della pressione sulla biodiversità da parte delle attività economiche, quali:controllo del rischio di immissione negli ecosistemi di specie estranee; controllo del rischio di immissione negli ecosistemi di organismi geneticamente modificati ; contenimento dei fattori di impatto negativo sulla biodiversità da parte delle politiche settoriali . Inoltre è necessario creare le condizioni di consenso e coinvolgimento attivo delle comunità locali nella conservazione del patrimonio biologico presente nel territorio, attraverso: tutela delle culture locali che utilizzano in modo sostenibile il patrimonio naturale; sviluppo di attività sostenibili; educazione e sensibilizzazione. La conservazione in situ richiede inoltre un’integrazione con le iniziative di conservazione ex situ, caratterizzando queste ultime come interventi complementari alla conservazione del patrimonio biologico negli ambienti naturali e favorendo l’istituzione proprio nelle aree protette di centri di conservazione ex situ finalizzate agli stessi obiettivi di conservazione.

    9. Allarme Posidonia Le estensioni di fanerogame marine sono in declino in tutto il mondo. I tratti di mare poco profondo coperti da piante marine (come ad esempio le posidonie nel Mediterraneo) rappresentano un habitat ideale per molti organismi marini, sono fonti importanti di cibo e permettono inoltre la stabilizzazione dei sedimenti. Eppure sono a rischio un po' dappertutto, e con esse è in pericolo anche l'esistenza di molte specie dal valore commerciale e la qualità stessa delle acque. L'allarme è stato lanciato da Frederick Short, un esperto dell'Università del New Hampshire che nel 2001 ha avviato il programma SeagrassNet con l'obiettivo di monitorare la situazione delle piante marine in tutto il mondo e che oggi tiene controllo la situazione in 45 siti di 17 nazioni diverse. “Praticamente ovunque abbiamo cominciato a monitorare le piante marine, le abbiamo trovate in declino”, spiega Short. E questo sembra accadere sia in zone protette che in zone aperte all'attività umana. Ad esempio in un parco nazionale della Malesia, è dal 2001 che si assiste a una riduzione di queste piante, sia in siti incontaminati che in zone meno protette. Le immagini da satelliti sembrano mostrare che il declino è causato non tanto dai cambiamenti climatici, quanto dalle costruzioni sulla costa che hanno aumentato i livelli di sedimenti in sospensione nell'acqua. Questo ha portato a una riduzione della radiazione solare che arriva sul fondo, dove crescono le piante. In aree remote, come nelle regioni artiche canadesi della Baia di Hudson e di James, la riduzione delle fanerogame è dovuta alla presenza di un grande impianto idroelettrico che ha ridotto la salinità dell'acqua nella zona. Gli impatti di un fenomeno di vasta scala possono essere molto alti. Negli anni Trenta dello scorso secolo, il 90% delle fanerogame dell'Atlantico settentrionale scomparve a causa di una malattia. Erano l'ambiente ideale per le cappesante, la cui industria da allora non si è di fatto più ripresa.

    10. Gli interventi statali Il Servizio Difesa Mare del Ministero dell'Ambiente, ha definito un piano specifico per la mappatura della Posidonia lungo le coste del Mediterraneo, secondo il "Programma nazionale di individuazione e valorizzazione della Posidonia Oceanica nonché di studio delle misure di salvaguardia della stessa da tutti i fenomeni che ne comportano il degrado e la distruzione", previsto dalla Legge n° 426/98. Intorno agli anni '90 si è concluso il primo programma per la mappatura delle praterie di Posidonia in 5 regioni italiane: Liguria, Toscana, Lazio, Basilicata e Puglia.Sono state individuate 64 praterie, per un estensione totale di 90913 ettari: 25 praterie sono state individuate in Liguria, di queste, 2 risultano in buono stato di salute ma costituiscono soltanto al 2,5% della totale superficie ricoperta da praterie lungo le coste liguri, le altre risultano comprese in uno stato tra il mediocre, lo scarso e il cattivo;in Toscana sono presenti 7 praterie, tre si trovano in uno stato di salute buono, e rappresentano ben il 44% dell'estensione totale, le altre sono state giudicate come mediocri e scarse;per il Lazio vengono segnalate 15 praterie, 4 si presentano in buone condizioni e costituiscono il 20% circa della superficie complessiva, le condizioni di salute delle altre sono classificate come mediocri, scarse o cattive;per la Puglia vengono indicate 16 praterie, 9 delle quali sono in buone condizioni di salute con un estensioni pari al 65% della estensione complessiva, le restanti praterie di questa regione, hanno condizioni di salute mediocri, scarse o cattive. l'unica prateria presente in Basilicata ha un estensione di 646 ettari e si trova in uno stato di salute mediocre.Le principali minacce che stanno mettendo a rischio specie, habitat e interi ecosistemi del nostro patrimonio naturale sono l'effetto dell'impatto delle attività umane: l'urbanizzazione, l'uso intensivo in agricoltura di fertilizzanti ricchi di azoto e fosforo e la conseguente eutrofizzazione delle acque, l'inquinamento causato dalle acque di scarico contenenti metalli pesanti e organoclorurati, la crescente espansione turistica, gli sversamenti di idrocarburi, l'introduzione di specie alloctone, il prelievo delle risorse ittiche caratterizzato da sovrasfruttamento e mancata applicazione di metodiche ecocompatibili.

    11. La Posidonia è, inoltre,  un importante indicatore biologico, essendo molto sensibile agli agenti inquinanti e, per questo, in forte regressione nelle aree di costa mediterranea. Se in passato la Posidonia oceanica è stata usata in molti modi, ormai in gran parte abbandonati, come materiale da imballaggio o da isolamento termico o come mangime o concime per ogni coltura, attualmente si sta valutando la possibilità di utilizzarla, mediante opportuni trattamenti, anche per produrre biogas. La consapevolezza dell’estrema importanza di questo ecosistema ha portato, in misura via via crescente, l’interesse sia del mondo scientifico che degli amministratori pubblici ad adottare, sulla base di indagini intraprese, misure di salvaguardia a tutela di questa preziosa specie di pianta marina. L’ Ispettorato Centrale per la Difesa del Mare del Ministero dell’Ambiente ha avviato nel 1989 un programma di mappatura delle praterie di Posidonia oceanica in un primo lotto di cinque regioni costiere (Liguria, Toscana, Lazio, Basilicata e Puglia). 

    12. Scarse le ricerche Lo studio della biocenosi del Posidonieto di S. Liberata (Orbetello) è particolarmente interessante in quanto si tratta di un “reef’ affiorante, che si estende da una batimetria di poco superiore al metro fino a 5-6 m di profondità, nel margine Nord. Ben poche sono le ricerche svolte su questo tipo di ambienti ed il primo per quest’area. Nel corso degli ultimi cinquant’anni le “reef-barrier” di P.oceanica sono in forte regressione in tutto il Mediterraneo . In Italia queste formazioni sono rare, vanno ricordate soprattutto quelle di Portofino e lo stagnone di Marsala. La piccola barriera oggetto di questo studio costituisce una di queste rare formazioni lungo le coste italiane.Gli studi strutturali della comunità ittica sono stati condotti con la tecnica del Visual census. Materiali e metodi - La tecnica di censimento visivo adottata in questo studio è quella del punto fisso. In particolare è stata adottata una versione modificata del metodo utilizzato da D’Anna 1999. Il subacqueo censisce tutti gli individui di tutte le specie che osserva all’interno del volume campionario, muovendosi lungo il raggio e realizzando un semicerchio in un tempo definito di 5’. I censimenti sono stati replicati durante il periodo estivo (Ti, T2) inizio e fine estate 2003, (T4, T5) inizio e fine estate 2004 ed invernale (T3), inverno 2003-04. L’area di studio è stata stratificata in quattro regioni: Nord-Ovest (NW), Sud-Ovest (SW), Nord-Est (NE) ed Sud-Est (SE). Per testare la significatività delle differenze osservate è stata utilizzata l’Analisi della Varianza. Risultati - Le specie di pesci necto-bentonici censite sono state 21. Le specie dominanti sono risultate: Coris julis (18,52%); Mullus barbatus (18,52%); Oblada melanura (11,13%); Symphodus mediterraneus (10,03%); Symphodus roissali (9,81%); Dzplodus vulgaris (4,74%); Sarpa sa/pa (7,06%); Dzplodus annularis (4,74%); Symphodus ocellatus (4,63%); Serranus scriba (3,64%). Le restanti specie erano presenti con dominanze percentuali inferiori al 3%. Le associazioni ittiche hanno mostrato al test multivariato delI’ANOSLM variazioni statisticamente significative per il fattore Tempo. Conclusioni - Il dato principale che è possibile desumere dalle osservazioni effettuate è che le associazioni faunistiche presenti sono quelle tipiche delle biocenosi di prateria di P. oceanica .I valori dell’indice di Shannon-Wiener e di Pielou, indicano che la “evenness” della comunità è di tipo intermedio e non si osserva una dominanza elevata di poche specie a scapito delle restanti. Questo comporta una diversità relativamente elevata sia in termini di ricchezza specifica che di distribuzione delle abbondanze. Per quanto riguarda le variazioni temporali, è stato possibile osservare che per M barbatus, C. julis, D. vulgaris, il maggior contributo percentuale si verifica nei campionamenti di inizio estate, riducendosi drasticamente a fine estate e per scomparire quasi completamente durante il campionamento invernale.

    13. Interviste L'assessore comunale di Siracusa Riccardo Lo Monaco ha dichiarato che il comune di Siracusa per la salvaguardia della posidonia non sta prendendo provvedimenti anche se gli è stato richiesto se ha mai applicato la legge statale n°426/98 in quanto non è una problematica che coinvolge l'amministrazione comunale la quale si limita solo a promuovere campagne di sensibilizzazione presso le scuole per far conoscere tutte le caratteristiche ambientali, della flora e della fauna dell'Area marina protetta del Plemmirio.Ha poi aggiunto che il comune di Siracusa ha ridotto gli scarichi fognanti nell'isolotto di Ortigia. Alla richiesta che gli è stata formulata per conoscere quali interventi il comune intende realizzare per eliminare gli scarichi fognanti a contrada Asparano e Arenella luoghi noti per essere sede di insediamento di praterie di Posidonia, ha risposto che non gli risultano scarichi fognanti abusivi, lungo questo tratto della costa siracusana. L'assessore all'ambiente della provincia di Siracusa Michele Oliva richiesto di spiegare la natura degli interventi che la provincia di Siracusa ha mai attuato o intende attuare rispetto alla stessa legge statale, ha dichiarato che la provincia è attiva circa la soluzione dello smaltimento delle foglie spiaggiate di posidonia lungo il tratto del litorale di Pachino ed esattamente le spiaggie di Marzamemi e Portopalo. Non condivide la tesi di un possibile riuso delle foglie morte di Posidonia in agricoltura ed ha semplicemente sviluppato una previsione in negativo circa lo smaltimento termico di questi residui di Posidonia. Circa le modalità di attuazione della legge non prevede immediate applicazioni nel prossimo futuro.

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