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Regina racconta: il mio specchio

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Regina racconta: il mio specchio. Ad una Persona che è riuscita a sorridere anche quando la vita stessa l’ha messa davanti alle prove più difficili, Ad una Persona che ha avuto la determinazione di andare sempre avanti perché dentro di se diceva: “IO CI CREDO!”,

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PowerPoint Slideshow about 'Regina racconta: il mio specchio' - Olivia


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Presentation Transcript
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Ad una Persona che è riuscita a sorridere anche quando la vita stessa l’ha messa davanti alle prove più difficili,

Ad una Persona che ha avuto la determinazione di andare sempre avanti perché dentro di se diceva: “IO CI CREDO!”,

Ad una Persona che porta alto il nome di una Comunità in cerca di diritti concreti,

Ad una Persona che mi ha dato modo di vedere la sua vita che potrà diventare, per qualcuno, un esempio per un nuovo cammino interiore da intraprendere,

Ad una Persona che non fa altro che essere semplicemente SE STESSA.

GRAZIE MILLE REGINA!

Mattia.

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La tesi che andrò ad affrontare parlerà del rapporto che ha la persona con la propria immagine allo specchio, prendendo come esempio Regina, transessuale titolare di un locale a Torre del Lago e organizzatrice del Concorso Nazionale di Miss Trans.

E’ necessario, però, fare prima un quadro generale per ciò che riguarda lo specchio e l’immagine ad esso riflessa.

Lo specchio.

E’ un oggetto che ha avuto, ed ha ancora, vari usi.

E’ stato usato per la creazione di autoritratti (che rispondono al bisogno dell’uomo di oggettivare, riprodurre, la propria immagine), ma soprattutto per portare sicurezza all’uomo stesso.

Ogni giorno ci si mette davanti allo specchio, magari per truccarsi, oppure per pettinarsi semplicemente; comunque sia ogni azione che si compie è in relazione con l’accentuazione della propria immagine interiore, di quell’immagine che ogni persona si crea dentro di se.

L’immagine interiore è una percezione di noi stessi: è quell’immagine che ogni persona si crea e cerca, nella maggior

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parte dei casi, di farla diventare esterna. Si cerca quindi, di non fare entrare in conflitto le due immagini (esteriore ed interiore).

Capita anche che la propria immagine interna non coincida con quella “oggettiva” dello specchio e, di conseguenza la percezione viene condizionata dando vita ad un’ immagine addomesticata di se.

In questo caso ci troviamo davanti ad un’ immagine di noi stessi a noi molto famigliare, o heimlich. Ad esempio, la nostra immagine interna rimane allo stato adolescenziale e cerchiamo, ogni qualvolta ci si mette davanti allo specchio, di riprodurla e di renderla effettivamente “vera”.

Altre volte questo conflitto tra immagine interiore ed esteriore è dato da altre tematiche: ad esempio la nostra identità sessuale interna non coincide con quella effettiva.

E proprio su questa tematica vorrei soffermarmi, portando una testimonianza che poi sarà il fulcro di tutta questa tesi.

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L’incontro con Regina.

Decisi di mandare un’ e-mail a Regina per sapere se cortesemente fosse stata disponibile per un possibile incontro e trattare di un discorso molto delicato della sua vita. In questo modo avrei potuto analizzare la scoperta del suo Io interiore e capire come abbia vissuto questa esperienza che ha cambiato, nel giro di pochi anni, tutta la sua vita.

Regina seduta sul suo trono fuori dal locale “Priscilla caffè”, di cui lei è titolare.

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Riuscii ad avere l’incontro e così le posi qualche domanda su chi fosse in passato, sul suo rapporto con lo specchio e sul suo cambiamento.

“Il mio specchio? Un oggetto con cui dovrò sempre convivere.

Incominciai il mio vero cambiamento nel 1990; prima, mi sentivo veramente repressa.

Il mio nome precedente era Mauro, abitavo a Genova, e già ai tempi del liceo mi resi conto del mio essere e di ciò che provavo dentro. Ero uno dei tanti ragazzi invidiabili: avevo un corpo molto bello e modellato che era nato da se. Bastava che tirassi su un piccolo peso per far si che il mio braccio facesse notare i muscoli evidenti…ero tutto ciò che non volevo essere.

Il mio corpo non soddisfaceva ciò che mi aspettavo e in più mi sentivo rinchiusa come in una gabbia, e quando non corrispondi al tuo essere c’è ben poco da fare .

Ad un carnevale mi invitarono in discoteca ed io mi presentai vestita da donna. Quella sera mi sentivo una Diva e l’idea di portare delle calze di seta mi faceva sentire molto a mio agio e così

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cominciai a presentarmi alle feste con molto sfarzo, indossando gioielli e orologi d’oro…fino a che i miei amici mi chiesero se mi credevo una Regina.

Quel modo di dire mi rimase impresso nella mente e quell’aggettivo divenne il nome del mio nuovo essere venuto alla luce: Regina.

Nonostante stessi bene, il mondo dei travestiti mi sembrava molto squallido e guardavo le persone simili a me con molto distacco. Volevo essere come loro ma avevo paura, e così scoppiò la seconda crisi.”

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Regina infine lasciò Genova e trovo la sua nuova casa a Viareggio. I genitori non sapevano nulla di ciò che stava passando, gli unici a sapere tutto e a sostenerla furono il fratello gemello e la sorella.

“Fuggivo dallo specchio, cercavo di non guardarmi e di ridurre lo sforzo per evitare di sviluppare quei muscoli così belli ma così spaventosi per me. Arrivai a rifiutare quell’oggetto, ma era tutto inutile perché ogni giorno avevo davanti a me uno specchio vivente: mio fratello.

Lui, assieme a mia sorella, mi aiutarono a proseguire la mia vita che stava per cambiare radicalmente.”

Come avevo già precedentemente riportato nella testimonianza iniziale, il vero cambiamento di Regina cominciò nel 1990 e finì le varie operazioni nel 1992. Alla fine riuscì ad esternizzare ciò che era rinchiuso all’interno.

“Dopo il trasferimento, conobbi il mondo della prostituzione. Quando cominciai, andavo vestita da donna semplice e mi deluse il

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fatto che gli uomini cercavano in me solo una parvenza femminile, non la mia femminilità.

Così cominciò la mia vera e propria trasformazione: tramite l’elettrocoagulazione mi feci togliere la barba dal viso e poi lavorai sul seno, sui fianchi e sugli zigomi. Infine cominciai a somministrarmi gli ormoni per modellare il corpo da femmina e dopo due anni di sofferenze, la mia interiorità è finalmente venuta alla luce.”.

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Dopo la fase della trasformazione, incomincia per Regina una nuova fase: L’accettazione.

Partiamo, prima di tutto, dall’accettazione personale:

Regina si abitua a questa nuova immagine di se e accetta il suo nuovo corpo, come se non fosse mai mutato.

Il vero problema sorge quando sono degli estranei a guardare e a giudicare:

“Non mi feci problemi ad andare in giro e a farmi vedere, ma in quei giorni appresi che il vero specchio non è quello che si ha appeso in casa, ma sono gli occhi delle persone che ti scrutano come un qualcosa di nuovo e mai visto; che ti vedono in mille modi e non in uno solo definito.

A volte lo specchio è stato dalla mia parte, ma altre no: mi andava bene se, quando entravo in un locale o in un negozio, mi sentivo dire –Guarda c’è il transessuale!

Nonostante tutto ero contenta di me e di come apparivo..La cosa “negativa” è il fatto che qua in Italia la società impone degli stereotipi di donna: deve avere dei fianchi, un seno, un viso ecc. ben preciso. In altri Paesi, come la Germania,

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non funziona in questo modo: per esempio ho un’amica che ogni volta si rade semplicemente la barba e aggiunge più trucco nel viso. Anche in questo modo si può esternizzare ciò che abbiamo e sentiamo dentro, senza ricorrere troppo alla chirurgia estetica.

Tutte le persone che ricorrono alla chirurgia estetica hanno sempre delle aspettative che poi si riveleranno vane.”

La chirurgia estetica è, quindi, un metodo utile ma al tempo stesso una tecnica che si può rivelare perturbante. E’ molto simile all’elaborazione di un ritratto:

Una persona decide di farsi ritrarre e chiede al pittore di eseguire il ritratto. Successivamente la persona ritratta ha delle aspettative che poi potranno essere realizzate oppure no. Magari guardandosi si può riconoscere, oppure può nascere un senso di “perturbante” che dovrà poi essere sconfitto.

Così accade anche nella chirurgia: ci si potrebbe riconoscere oppure si potrebbe esternizzare una parte di noi estranea.

A questa teoria, Regina ha risposto in questo modo: “A questo punto nasce un nuovo conflitto con lo specchio che riporta la persona al punto di partenza, la quale dovrà ri-abituarsi

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e convivere con la sua nuova immagine creata”.

Finita la sofferenza delle varie operazioni, Regina incomincia a lavorare a Torre del Lago in una discoteca (il “Frau Marleen”) dove i travestiti potevano esibirsi senza scandalo.

E così, dopo poco tempo, organizzò con l’aiuto dell’amica Anastasia il primo concorso nazionale di Miss-Trans.

Inizia qui una delle fasi più delicate, in ambito sociale, per Regina:

“Dopo il concorso tutti i giornali, compresi quelli nazionali, parlavano dell’evento e il mio nome era sempre presente. La notizia arrivò fino a Genova, alle orecchie di mia madre; così decisi di andare da lei..la reazione? Mi abbraccio e mi baciò dicendomi – Ho una figlia bellissima, la figlia più bella del mondo; e poi mi abbottonò con cura la camicetta che lasciava intravedere il seno nuovo.”

Regina concluse il discorso dell’accettazione dicendo:

“Anche se le difficoltà potrebbero essere apparentemente simili, per un omosessuale è molto più facile ambientarsi nella società, poiché lui, in mezzo ad un branco di leoni, può cammuffarsi

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tranquillamente…io ho dovuto abituare l’occhio della gente ad una stranezza che poi col tempo è diventata più normale; le persone che mi sono state vicino, se vogliamo sempre rimanere in tema di specchi interiori, hanno guardato attraverso lo specchio del cuore e hanno capito ciò che provavo e sentivo”.

Foto di una delle edizioni di Miss- Trans

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Stiamo, così, arrivando alla fine di questa piccola intervista a Regina.

Nonostante tutto, il mondo della prostituzione era rimasto presente nella sua vita..ma anche qua si ebbe la svolta:

“Certe volte devo proprio fare la crocerossina o la psicoanalista. Mi capitava di trovare persone frustrate che avevano semplicemente bisogno di conforto e di qualche parola ed io ero li presente. E poi diciamolo..La gente spende soldi per entrare in psicoanalisi e parlare un ora dei suoi problemi, mentre con me parla e poi magari accade quello che accade e se ne tornano indietro tutti contenti.

E’ una questione di cultura chiamarmi prostituta…”

Passano gli anni e, finalmente, nel 2004 Regina realizza uno dei suoi sogni più grandi: offrire uno spazio dove ognuno si può sentire a suo agio..Inaugura, così, il locale Priscilla Caffè, sempre a Torre del Lago. In questo locale poi continuerà a svolgere le edizioni di Miss-Trans e a portare avanti una carriera di successo.

Tutt’oggi è impegnata nella lotta contro la discriminazione dei transessuali e proprio per tutti questi motivi è richiesta dalle varie tv nazionali a partecipare a vari programmi televisivi.

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Prima di salutarla, le feci un’ultima domanda..magari scontata ma che mi avrebbe aiutato in questa analisi. Le chiesi cosa pensava del suo passato, di Mauro, e se l’immagine da lei creata era proprio un’immagine precisa del suo Io interiore:

“Tutt’oggi non rinnego assolutamente ciò che ero, anzi, ho molte foto a casa mia di quando ero un ragazzo e le tengo sempre perché mi ricorda un viaggio che ho intrapreso con tanta forza di volontà.

Per ciò che riguarda il mio Io interiore, penso che pochissime persone riescano a visualizzare bene ciò che hanno dentro..io non ho un’immagine precisa di me. Dentro di me c’era una donna, e quella donna è venuta fuori. Sono contenta di ciò che sono, convivo con il mio specchio e questa volta mi guardo sicuramente meglio di come mi guardavo una volta,ma non mi rinnego assolutamente, anzi, il mio passato mi ha aiutato e continuerà a farlo, poiché l’accettazione del passato serve per crescere nel futuro che ci aspetta!”

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