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Malattie professionali: Polveri, fumi e nebbie - Gas e vapori – Rumore e vibrazione PowerPoint Presentation
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Malattie professionali: Polveri, fumi e nebbie - Gas e vapori – Rumore e vibrazione

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Malattie professionali: Polveri, fumi e nebbie - Gas e vapori – Rumore e vibrazione. D. Lgs. n. 233/2003. D. Lgs. n. 277/1991. D. Lgs. n. 187/2005. D.P.R. n. 164/1956. D. Lgs. n. 626/1994. D. Lgs. n. 242/1996. D. Lgs. n. 494/1996. D.P.R. n. 303/1956. D. Lgs. n. 528/1999.

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Presentation Transcript
malattie professionali polveri fumi e nebbie gas e vapori rumore e vibrazione
Malattie professionali: Polveri, fumi e nebbie - Gas e vapori – Rumore e vibrazione

D. Lgs. n. 233/2003

D. Lgs. n. 277/1991

D. Lgs. n. 187/2005

D.P.R. n. 164/1956

D. Lgs. n. 626/1994

D. Lgs. n. 242/1996

D. Lgs. n. 494/1996

D.P.R. n. 303/1956

D. Lgs. n. 528/1999

D.P.R. n. 1124/65

D.P.R. n. 547/1955

Decreto M. 27.04.2004

D. Lgs. n. 235/2003

Realizzato da:

Cav. Rag. MARCELLO SANTOPIETRO

Funzionario Vigilanza Ispettiva I.N.A.I.L. – Caserta

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PREVENZIONE:

una cultura da trasmettere

sicurezza nei cantieri

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patologia
Patologia

Infortunio

Malattia professionale

Qualunque infermità prodotta da infortunio

sul lavoro o da malattia professionale.

Infortunio sul lavoro: evento (danno) che si produce alla persona

(lavoratore) e che avviene per causa violenta (= azione intensa e

concentrata nel tempo – fattore che agisce nell’ambito di un turno di

lavoro), in occasione di lavoro.

Malattia professionale (tecnopatia): malattia contratta nell’esercizio di

un’attività lavorativa e a causa dell’esposizione prolungata ad un agente

nocivo (chimico, fisico, organizzativo …) presente nell’attività stessa.

Spesso, per manifestarsi, il danno richiede un contatto con l’agente nocivo

(= esposizione) di parecchi anni (causalità diluita).

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malattie professionali
Malattie professionali

La prima lista contenente n. 6 M.P si è avuta nel 1929, con essa si confermò un

rischio professionale privilegiato che lasciava intendere non solo indennizzabile

ma soprattutto preventivo (concetto: il rischio non monetizzato ma eliminato).

quindi si cominciò a parlare di accertamento del rischio, della diagnosi

di malattia e di nesso tra la noxa patogena e l’insorgenza della malattia.

Seguirono il T.U. approvato dal D.P.R.  n.1124/1965  e  il D.M. 18.04.1973 :

Elenco delle Malattie Professionali articolato in sette gruppi di malattie, da

agenti chimici, fisici, infettive parassitarie, dovute a carenze, etc…

Art. 3 - L'assicurazione è altresì obbligatoria per le malattie professionali indicate nella tabella

allegato n. 4 (industria), le quali siano contratte nell'esercizio e a causa delle lavorazioni …

Art. 139 - E’ obbligatoria per ogni medico, che ne riconosca la esistenza, la denuncia delle

malattie professionali …

Art. 211 - L'assicurazione comprende altresì, le malattie professionali indicate nella tabella

allegato n. 5 (agricoltura). …

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malattie professionali1
… Malattie professionali

La prima grossa svolta nel percorso della trattazione delle malattie professionali

si è determinata a seguito della Sentenza n. 179/1988 della Corte Costituzionale,

per effetto della quale il sistema tabellare è stato "aperto" introducendo il cosiddetto

“sistema misto” :

"…la tutela opera non solo per le malattie contratte in lavorazioni

elencate in Tabella, ma anche per quelle patologie contratte in

lavorazioni non tabellate, purché sia dimostrata la loro origine

professionale… ".

Da questa forte innovazione ne è derivata una profonda considerazione del rischio

lavorativo e conseguentemente della necessità di una equa tutela dei suoi effetti

lesivi ai fini dell'indennizzo assicurativo.

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malattie professionali2
… Malattie professionali

Decreto 13 aprile 1994, n. 336 - Regolamento recante le nuove tabelle delle

malattie professionali nell'industria e nell'agricoltura.

Le malattie professionali assicurate, 58 nell’industria e 27 in agricoltura, sono

elencate in apposita lista e si definiscono come “tabellate”, oltre ad esse sono

indennizzabili la silicosi e l’asbestosi.

Nel D.L.vo 38/2000 art. 10

comma 4 infatti si afferma :

“….l'elenco delle malattie di cui all'art.139 del T.U. conterrà anche liste

di malattie di probabile e di possibile origine lavorativa da tenere sotto

osservazione ai fini della revisione delle tabelle delle malattie professionali …”.

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malattie professionali3
… Malattie professionali

D.L.vo 38/2000

Da qui  la conseguenza che si possono avere malattie :

la cui origine lavorativa è di elevata probabilità che costituiranno la base per

la revisione delle tabelle ex. art. 3 e 211 del T.U. – D.P.R. n. 1124.65

la cui origine lavorativa è di limitata probabilità per le quali non sussistono

ancora conoscenze sufficientemente approfondite perché siano incluse nel

primo gruppo.

la cui origine lavorativa si può ritenere possibile e per le quali non è definibile

il grado di probabilità per le sporadiche ed ancora non precisabili evidenze

scientifiche.

Si passa quindi dal concetto di malattia tabellata alla formulazione diagnostica

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decreto 27 04 2004 ministero del lavoro e delle politiche sociali
Decreto 27.04.2004 - Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

Elenco delle malattie per le quali e' obbligatoria la denuncia, ai sensi e per gli effetti dell'art. 139 del testo unico, approvato con D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, e successive modificazioni e integrazioni.

ha previsto l’elaborazione di tre liste con sette gruppi

di malattie per cui è obbligatoria le denuncia:

  • Malattie da agenti chimici;
  • Malattie da agenti fisici;
  • Malattie da agenti biologici;
  • Malattie dell’apparato respiratorio non comprese in altre voci;
  • Malattie della pelle;
  • Tumori professionali;
  • Malattie psichiche o psicosomatiche da disfunzioni dell’organizzazione del lavoro.
  • Le tre liste sono state redatte secondo i criteri consistenti nei parametri della
  • consistenza, forza, specificità, temporalità e coerenza:
  • Malattie la cui origine lavorativa è di elevata probabilità (gr.1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6)
  • Malattie la cui origine lavorativa è di limitata probabilità per la quale non
  • sussistono ancora conoscenze sufficientemente approfondite (gr.1 -2 – 6 – 7)
  • Malattie la cui origine lavorativa è possibile, ma per le quali non è definibile
  • il grado di probabilità per le scarse evidenze scientifiche (gr.1 – 2 – 6)

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denuncia segnalazione
Denuncia/segnalazione

ai sensi art. 139 del T.U. e art. 10 del D.Lgs. 38/2000 e D.M. 27.04.2004

Il medico che si trovi di fronte ad una patologia presente nel Decreto 27.04.2004,

valutata, almeno anamnesticamente, la possibilità che vi sia un rapporto con

l’attività lavorativa svolta, è tenuto a compilare la relativa denuncia e ad inviarla

alla Direzione Provinciale del Lavoro, all’INAIL (sede competenti per territorio)

ed all’U.O. PSAL dell’ASL territorialmente competente.

Si tratta di denuncia utilizzabile solo a fini statistico-epidemiologici.

Il referto (art.365 c.p.) è l’atto col quale il medico riferisce all’Autorità Giudiziaria

di aver prestato la propria assistenza od opera in casi che possono presentare i

caratteri di un delitto perseguibile d’ufficio (l’infortunio sul lavoro e la malattia

professionale che abbiano determinato la morte o una lesione grave o gravissima,

potenzialmente conseguenti a“ violazione delle norme per la prevenzione degli

infortuni sul lavoro o relative all’igiene del lavoro ”.

In base a questa segnalazione può originarsi la procedura per il riconoscimento di

eventuali responsabilità nell’insorgenza della patologia.

La finalità è pertanto la giustizia penale.

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denuncia segnalazione1
… denuncia/segnalazione

Denuncia ai sensi dell’art. 52 del Testo Unico 1124/65

E’ l’obbligo che il lavoratore ha di denunciare al datore di lavoro la malattia

professionale entro il termine di 15 giorni dalla sua manifestazione.

Tale denuncia viene fatta solitamente attraverso un “primo certificato medico di

malattia professionale” che, ai sensi dell’art. 53 del T.U. “deve contenere, oltre

l’indicazione del domicilio dell’ammalato e del luogo dove questi si trova

“ eventualmente “ricoverato, una relazione particolareggiata della sintomatologia

accusata all’ammalato stesso e di quella rilevata dal medico certificatore.

I medici certificatori hanno l’obbligo di fornire all’Istituto assicuratore tutte le

notizie che esso reputi necessarie.”.

(Lo stesso obbligo incombe sull’assicurato per qualsiasi infortunio che gli accada,

anche di lieve entità, con la differenza che la notizia deve essere immediata).

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denuncia segnalazione2
… denuncia/segnalazione

Denuncia ai sensi dell’art. 53 del Testo Unico 1124/65

E’ l’obbligo che il datore di lavoro ha di denunciare all’Istituto Assicuratore la

Malattia professionale.

La denuncia di Malattia Professionale deve essere trasmessa all’INAIL corredata

da certificato medico entro i 5 giorni successivi a quello nel quale il prestatore

d’opera ha fatto denuncia al datore di lavoro della manifestazione della malattia .

Le finalità degli att. 52 e 53 del T.U. sono assicurative.

Gli obblighi che ne discendono per il medico sono certificativi, ai sensi del codice

deontologico

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malattie professionali4
Malattie professionali

Silicosi

Asbestosi

Silicosi: malattia respiratoria dovuta al deposito e all’azione di polvere

contenente silice nei polmoni.

Può colpire lavoratori che operano nel traforo di gallerie, nelle cave, nella

frantumazione di pietre o che utilizzano la silice.

Silicotici - Coloro che sono affetti da silicosi.

Asbestosi :malattia dei polmoni provocata dalla respirazione di polveri contenti

amianto. Può colpire chi lavora con materiali che contengono amianto.

L’uso di amianto è stato vietato da recenti leggi.

Possono essere ancora esposti i lavoratori che devono fare manutenzioni

su impianti o che devono togliere materiale che contengono amianto.

.

Asbestotici - Coloro che sono affetti da asbestosi

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m p nel campo assicurativo
M.P. - nel campo assicurativo

Nella valutazione di una M.P. diventa sempre più importante la "qualità"

della denuncia e del  certificato medico allegato.

Diventa sempre più importante la accuratezza nella definizione e valutazione

del rischio lavorativo specifico, che deve essere sempre più dettagliato in ogni

suo aspetto. 

La valutazione del rischio lavorativo specifico, pregresso, lontano,

un vago ricordo memoria dell'interessato dopo 20/30 anni, per una

patologia neoplastica manifestatasi oggi diventa estremamente

complesso e non certo obbiettivamente facile da ricercare.

Gli operatori del settore devono confrontarsi con il nuovo significato di rischio

lavorativo (ispettori) e di malattia a genesi multifattoriale (medici) per essere in

grado di applicare ai casi  una maggiore sensibilità diagnostica, di valutazione

eziopatogenetica.

Il tutto in funzione della crescita scientifica, del riconoscimento assicurativo e

della  valutazione del danno alla persona (prevenzione e ristorazione-indennizzo).  

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d p r n 547 del 27 04 1955
D.P.R. n° 547 del 27/04/1955

Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.

Sostituisce il R.D 18 giugno 1899, n.230.

D.P.R. n° 303 del 19/03/1956

Norme generali per l'igiene del lavoro

Sostituisce il R.D. 14 aprile 1927, n. 530.

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d p r n 547 del 27 04 19551
D.P.R. n° 547 del 27/04/1955

Requisiti strutturali e ambientali dei luoghi di lavoro

Illuminazione dei luoghi di lavoro

Norme per l’utilizzo e la manutenzione delle apparecchiature

Norme per l’utilizzo in sicurezza dell’elettricità

Utilizzo dei Dispositivi Protezione Individuali

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d p r n 303 del 19 03 1956
D.P.R. n° 303 del 19/03/1956

Requisiti degli ambienti di lavoro:

Strutturali: altezza, cubatura e superficie; pavimenti,

muri, soffitti, finestre e lucernari dei locali scale e

marciapiedi mobili, banchine e rampe di carico.

  • I limiti minimi per altezza, cubatura e superficie dei locali chiusi destinati o da destinarsi
  • al lavoro nelle aziende industriali che occupano più di 5 lavoratori, e in ogni caso in quelle
  • che eseguono le lavorazioni indicate nell’art. 33 sono i seguenti:
  • altezza netta non inferiore a m. 3;
  • cubatura non inferiore a mc. 10 per lavoratore;
  • c) ogni lavoratore occupato in ciascun ambiente deve disporre di una superficie di almeno mq. 2.
  • I valori relativi alla cubatura e alla superficie si intendono lordi, cioè senza deduzione dei mobili,
  • macchine e impianti fissi.
  • L’altezza netta dei locali è misurata dal pavimento all’altezza media della copertura dei soffitti o delle volte.
  • Quando necessità e tecniche aziendali lo richiedono, l’organo di vigilanza competente per territorio può
  • consentire altezze minime inferiori a quelle sopra indicate e prescrivere che siano adottati adeguati mezzi di
  • ventilazione dell’ambiente.

Limite di utilizzo degli ambienti sotterranei.

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d p r n 303 del 19 03 19561
D.P.R. n° 303 del 19/03/1956

Requisiti degli ambienti di lavoro:

  • Aerazione dei luoghi di lavoro chiusi
  • Illuminazione naturale e artificiale
  • dei luoghi di lavoro
  • Temperatura dei locali
  • Umidità dei locali
  • Norme per la realizzazione e l’utilizzo
  • di locali per il riposo dei lavoratori,
  • della mensa, dei bagni e le docce,
  • spogliatoi, armadi, ecc.
  • Norme per la pulizia dei locali
  • Norme per la sistemazione dei terreni
  • scoperti attinenti all’attività produttiva
  • Norme per il deposito di immondizie,
  • di rifiuti e di materiali insalubri nei
  • pressi dei luoghi di lavoro

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d p r n 303 del 19 03 19562
D.P.R.n° 303 del 19/03/1956

Difesa dagli agenti nocivi:

Aggiornamento delle norma per la difesa da agenti nocivi

(R.D. 9-1-1927, n. 147).

Separazione delle attività normali da quelle che comportano

l’utilizzo e la produzione di sostanze nocive.

Impedire, per quanto è possibile, la diffusione nell’aria delle

sostanze tossiche aerodispersibili.

Norme per la riduzione delle polveri in ambiente di lavoro

e della loro inalazione.

Norme per la protezione dei lavoratori da radiazioni

termiche, luminose e ionizzanti.

Norme per la riduzione dei rumori e delle vibrazioni.

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D.P.R. n° 303 del 19/03/1956

Agenti nocivi normati:

  • Antimonio, leghe e composti
  • Arsenico, leghe e composti
  • Bario e composti
  • Berillio, leghe e composti
  • Cadmio, leghe e composti
  • Cromo, leghe e composti
  • Fosforo e composti
  • Manganese, leghe e composti
  • Mercurio, amalgame e composti
  • Nichel, leghe e composti
  • Piombo, leghe e composti
  • Selenio, leghe e composti
  • Vanadio, leghe e composti
  • Bromo e composti
  • Cloro e composti
  • Fluoro e composti
  • Iodio e composti
  • Acido cianidrico e composti
  • Acido nitrico e gas nitrosi
  • Cloropicrina (nitrocloroformio)
  • Anidride solforosa
  • Acido solforico
  • Idrogeno solforato
  • Cloruro di zolfo
  • Ossido di carbonio
  • Cloruro di carbonile(fosgene)
  • e difosgene (cloroformio dimetiletriclorurato)
  • Tetracloruro di carbonio
  • Solfuro di carbonio
  • Aldeide formica e acido formico
  • Etere di petrolio e benzina
  • Piombo tetraetile
  • Glicoli, nitro-glicerina e loro derivati
  • Idrocarburi benzeici (benzolo, toluolo, xilolo
  • ed omologhi)
  • Fenoli, tiofenoli e cresoli
  • Derivati aminici degli idrocarburi benzeici
  • e dei fenoli
  • Derivati alogegenati, nitrici, solfonici e fosforati
  • degli idrocarburi benzeici e dei fenoli

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D.P.R. n° 303 del 19/03/1956

Agenti nocivi normati:

  • Naftalina ed omologhi, naftoli e naftilamine,
  • derivati alogenati, solforati e nitrati della
  • naftalina e omologhi
  • Derivati alogenati degli idrocarburi alifatici
  • (tetracloroetano, esacloroetano, triclorometano,
  • cloruro di etilene, dicloroetilene, tricloroetilene
  • cloruro di etile, cloruro dimetile, bromuro di
  • metile, ioduro di metile)
  • Acetone e derivati alogenati, acido acetico,
  • anidride acetica, cloruro di acetilene e
  • acetilacetone
  • Alcool amilico, alcool butilico, alcool propilico,
  • alcool isopropilico e alcool metilico
  • Esteri (acetato di amile, acetato di butile,
  • acetato di etile, acetato di propile, acetato
  • di metile)
  • Eteri (ossido di etilene, diossano ed etere
  • etilico)
  • Acridina
  • Piridina
  • Radio, raggi X e sostanze radioattive
  • Radiazioni ultraviolette e infrarosse
  • Sostanze cancerogene non comprese in altre
  • voci (catrame, bitume, fuliggine, olii minerali,
  • pece, paraffina, loro composti, derivati
  • e residui)
  • Vibrazioni e scuotimenti - Lavoratori che
  • impiegano utensili ad aria compressa o ad
  • asse flessibile
  • Rumori
  • Ferro (ossido) Lavoratori addetti ai laminatoi
  • di ferro e di acciaio, in quanto esposti alla
  • inalazione di polvere di ossido di ferro
  • Polveri di zolfo
  • Polveri di talco
  • Polveri di cotone, lino, canapa e juta
  • Anchilostomiasi
  • Carbonchio e morva
  • Leptospirosi
  • Tubercolosi

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esempi di agenti nocivi e periodicit della visita di controllo

D.P.R. n° 303 del 19/03/1956

Esempi di agenti nocivi e periodicità della visita di controllo

Cadmio, leghe e composti Lavoratori addetti:

a) alla produzione del cadmio;

b) alla preparazione delle leghe e dei composti;

c) alla cadmiatura;

d) alla fabbricazione degli accumulatori;

Semestrale

Cromo, leghe e composti Lavoratori addetti:

a) alla produzione del cromo;

b) alla preparazione delle leghe e dei composti;

c) alla cromatura;

d) alla concia delle pelli.

Trimestrale

Fosforo e composti Lavoratori addetti:

a) alla produzione del fosforo;

b) all'impiego del fosforo come materia prima nei processi chimici industriali;

c) all'impiego professionale di antiparassitari contenenti composti organici

del fosforo.

Trimestrale

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esempi di agenti nocivi e periodicit della visita di controllo1

D.P.R. n° 303 del 19/03/1956

Esempi di agenti nocivi e periodicità della visita di controllo

Mensile

Cloruro di carbonile(fosgene) e difosgene (cloroformio

dimetiletriclorurato) per i lavoratori addetti alla produzione

e utilizzazione del cloruro di carbonile e del cloroformio di

metile triclorurato

Piombo tetraetile dei lavoratori addetti alla produzione

del piombo tetraetile

Settimanale

Ogni 15 giorni ed ogni volta che l'operaio riprenda

il lavoro dopo una assenza superiore a 5 giorni

Tubercolosi, sifilide ed altre malattie trasmissibili

Soffiatura del vetro con mezzi non meccanici

(in quanto implichi l'uso di canne promisque).

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d p r 20 marzo 1956 n 648
D.P.R. 20 marzo 1956, n. 648

ha interessato :

Norme modificatrici della legge 12 aprile 1943, n. 455,

sull'assicurazione obbligatoria contro la silicosi e l'asbestosi

Istituzione di una nuova tabella delle attività da tutelare per il

rischio silice e amianto

Riorganizzazione delle visita preventiva e periodica (un anno)

per i lavoratori a rischio silicosi ed asbestosi

Revisione della modalità di erogazione della rendita da riconoscere

ai lavoratori affetti dalle patologie silicosi ed asbestosi

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igiene del lavoro
Igiene del lavoro:
  • Difesa dagli agenti biologici
  • Difesa dagli agenti nocivi
  • Amianto
  • Rumore e vibrazioni

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d l gs n 626 del 19 9 1994
D.L.gs. n° 626 del 19/9/1994

sicurezza sui luoghi di lavoro

Diritti-doveri per le imprese ed i lavoratori

Recepimento di 8 direttive comunitarie in materia

di salute e sicurezza dei lavoratori.

Le direttive recepite sono :

n° 391/89 : misure per promuovere il miglioramento della salute e

sicurezza nei luoghi di lavoro ;

n° 659/89 : prescrizioni minime per i luoghi di lavoro ;

n° 655/89 : requisiti minimi delle attrezzature di lavoro ;

n° 656/89 : requisiti minimi dei mezzi di protezione individuali ;

n° 269/90 : movimentazione manuale dei carichi pesanti ;

n° 270/90 : prescrizioni minime per le attività ai videoterminali ;

n° 394/90 : protezione da agenti cancerogeni ;

n° 679/90 : protezione da esposizione ad agenti biologici ;

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d l gs n 626 del 19 9 19941
D.L.gs. n° 626 del 19/9/1994

sicurezza sui luoghi di lavoro

nel suo complesso, non comporta che modifiche limitate alla precedente normativa,

in quanto è soprattutto mirato a una diversa impostazione del modo di affrontare le

problematiche della sicurezza sul lavoro.

Infatti gli aspetti organizzativi e comunicativi acquisiscono ora un rilievo particolare

che prima non era sostanzialmente riconosciuto.

Le innovazioni tendono, in particolare, a istituire nell’azienda un sistema di gestione

permanente e organico diretto all’individuazione, valutazione, riduzione e controllo

costante dei fattori di rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori, mediante:

la programmazione delle attività di prevenzione, in coerenza a principi

e misure predeterminate;

l’informazione, formazione e consultazione dei lavoratori e dei loro

Rappresentanti;

l’organizzazione di un servizio di prevenzione, i cui compiti sono espletati

da una o più persone designate dal datore di lavoro, tra cui il Responsabile

del servizio.

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d l vo n 494 del 14 08 1996
D. L.vo n. 494 del 14/08/1996

Attuazionedella direttiva 92/57/CEE in materia di prescrizioni minime di sicurezza e di salute da osservare nei cantieri temporanei o mobili

Norma rivolta ai committenti di opere edili, sia pubbliche che private, ai quali

vengono imposti obblighi di programmazione, organizzazione e controllo della

sicurezza nei cantieri.

Di tipo fisico:

Di tipo chimico:

Di tipo biologico:

Rumore

Polveri

Batteri e Virus

Vibrazioni

Fumi

Insetti

Sostanze cancerogene

Sostanze nocive per contatto

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valutazione dei rischi

rischio chimico

Valutazione dei rischi

sicurezza nei cantieri.

ed adozione delle misure di sicurezza

Le sostanze o i preparati utilizzati nei cicli produttivi possono essere intrinsecamente

pericolosi (per esempio le sostanze tossiche o nocive) o esserlo in relazione alle

condizioni di impiego (per esempio l’azoto è un gas presente nell’aria che respiriamo

e quindi non è ne tossico ne nocivo; se però respiriamo aria con una elevata

concentrazione di azoto, allora l’esposizione a tale gas in quelle condizioni rappresenta

un rischio in quanto questo può portare a morte non per intossicazione ma per

asfissia).

Il rischio chimico è potenzialmente connesso

con l’impiego di sostanze o preparati chimici.

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valutazione dei rischi1

rischio chimico

… valutazione dei rischi

sicurezza nei cantieri.

A seconda della loro natura

le sostanze e/o preparati chimici

possono dar luogo a:

rischi per la sicurezza o rischi infortunistici: incendio,

esplosione, contatto con sostanze corrosive, ecc.;

rischi per la salute o rischi igienico-ambientali:

esposizione a sostanze/preparati tossici o nocivi, irritanti;

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i rischi di natura igienico ambientali

rischio chimico

I rischi di natura igienico ambientali

sicurezza nei cantieri.

si hanno ogniqualvolta si creano le condizioni in cui si possono verificare

interazione tra le sostanze/preparati chimici impiegati nel ciclo lavorativo

e il personale addetto alla lavorazione.

Questo può verificarsi sia a causa di accadimento accidentale (perdita, anomalie

impiantistiche, incendi, sversamenti, reazioni anomale, ecc) sia a causa della

peculiarità dell’attività lavorativa.

Secondo le caratteristiche delle sostanze/preparati il rischio è determinato dal

livello e dalla durata dell’esposizione, dalla dose assorbita e dalle caratteristiche

dei soggetti esposti (sesso, età, presenza di patologie, ecc).

aerosol: particelle solide e/o liquide disperse

in un mezzo gassoso (polveri, fumi, nebbie).

Le sostanze/preparati presenti

come inquinanti ambientali in

ambienti di lavoro si possono

presentano sotto forma di:

aeriformi: sono costituiti da gas e vapori

(es: CO monossido di carbonio, O3 ozono, ossidi

di azoto e zolfo, vapori di benzina, alcol etilico, ecc)

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l assorbimento delle sostanze tossiche

rischio chimico

L’assorbimento delle sostanze tossiche

sicurezza nei cantieri.

può avvenire per:

Inalazione:

l’inalazione, cioè l’introduzione nei polmoni durante la respirazione dell’agente

chimico, rappresenta la via di ingresso principale nel corpo di sostanze/preparati

pericolosi durante il lavoro.

Il rischio di esposizione per inalazione a sostanze/preparati chimici pericolosi

si presenta quando i processi o le modalità operative provocano l’emissione di

detti agenti con la conseguente diffusione nell’ambiente sotto forma di

inquinanti chimici aerodispersi.

Tra le norme igieniche ricordiamo il divieto di fumare nei luoghi di lavoro

ed in particolare dove è possibile l’esposizione a sostanze pericolose, in quanto

il fumo può ulteriormente veicolare all’interno dell’organismo il tossico, oltre

a presentare rischi specifici aggiuntivi quali la cancerogenicità dei prodotti di

combustione o rischi quali incendio, esplosioni, ecc.

ingestione

contatto cutaneo

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l assorbimento delle sostanze tossiche1

rischio chimico

L’assorbimento delle sostanze tossiche

sicurezza nei cantieri.

può avvenire per:

Inalazione

Ingestione:

l’ingestione accidentale di sostanze pericolose, specialmente in grandi quantità,

è piuttosto infrequente anche se non impossibile.

Tra le norme igieniche da rispettare ricordiamo il divieto di assumere cibi e

bevande nei luoghi di lavoro e in particolare dove è possibile l’esposizione a

sostanze pericolose, l’accurata pulizia delle mani prima di mangiare, il divieto

di conservare cibi e bevande in frigoriferi dove sono stoccate sostanze

pericolose, (es nei laboratori), contenitori etichettati a norma, non usare

contenitori per alimenti, ecc.

Contatto cutaneo:

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l assorbimento delle sostanze tossiche2

rischio chimico

L’assorbimento delle sostanze tossiche

sicurezza nei cantieri.

può avvenire per:

Inalazione

Ingestione

Contatto cutaneo:

in genere le sostanze chimiche sono assorbite dalla pelle più lentamente che

dall’intestino o dai polmoni.

Comunque le sostanze/preparati chimici (in particolare i solventi organici)

possono entrare nel corpo sia direttamente che attraverso indumenti impregnati.

Il rischio di esposizione per contatto cutaneo si può presentare durante le fasi di

manipolazione delle sostanze/preparati pericolosi.

Tra le norme igieniche da osservare ricordiamo per esempio l’eliminazione della

pratica di lavarsi le mani sporche di grasso con solventi perché questo oltre ad

esporre il lavoratore al contatto cutaneo diretto con la sostanza utilizzata per il

lavaggio comporta anche una modifica dello strato lipidico del derma che

rappresenta una barriera naturale protettiva.

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d l vo n 494 del 14 08 19961

rischio chimico

D. L.vo n. 494 del 14/08/1996

sicurezza nei cantieri.

aerosol

Nei cantieri edili si trovano prevalentemente polveri miste di varia

composizione che comprendono polveri di silicati contenute nella

sabbia o pietrisco usati per il calcestruzzo e polvere di gesso o di calce.

Si tratta di polveri a basso o nullo contenuto di silice libera cristallina.

Si producono per azioni meccaniche quali lavori di demolizione,

manipolazione di materiali polverulenti o friabili.

Polveri

Lavori di saldatura con produzione di fumi si effettuano in genere nei

lavori di carpenteria in ferro e di idraulica.

Fumi

Ovvero particelle liquide che si formano durante lavori che comportano,

ad esempio, la spruzzatura di un prodotto.

Nebbie

Polveri, fumi e nebbie determinano patologie acute e croniche di tipo irritativo a

carico delle vie respiratorie e dei polmoni.

Patologie più specifiche possono determinarsi in relazione alla presenza nei fumi e

nelle polveri di particolari agenti chimici.

La presenza di silice cristallina può essere causa di quadri di fibrosi polmonare

(forme iniziali di silicosi).

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polveri

rischio chimico

Polveri

sicurezza nei cantieri.

aerosol

lavori di demolizione, caricamento

delle betoniere da sacchi o da silos, demolizione di calcestruzzo con

martelli pneumatici.

Le lavorazioni che maggiormente

espongono ad inalazione di polveri

sono:

Fonti

L'esposizione alle polveri determina irritazione delle prime vie

respiratorie; col tempo può insorgere bronchite cronica.

Danni alla salute

Bagnare i materiali, usare utensili a bassa velocità

e dotati di sistemi aspiranti, utilizzare dispositivi

di protezione personale: maschere respiratorie o

facciali filtranti marcati CE, con filtro almeno di

tipo P1 (bassa efficienza).

Difesa

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rischio polveri senza silice
Rischio : Polveri senza silice

sicurezza nei cantieri.

Di tipo chimico

Riferimenti normativi per la sorveglianza sanitaria: non previste

Visite mediche

All’assunzione

Per destinazione di mansione

Periodicità: annuale

A richiesta del lavoratore

Prima visita

e

successive

Spirometria

se necessita

Rx torace

Cadenza

Accertamenti

biennale

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rischio polveri contenenti silice
Rischio : Polveri contenenti silice

sicurezza nei cantieri.

Di tipo chimico

Riferimenti normativi per la sorveglianza sanitaria: D.P.R. n. 1124.65 T.U. I.N.A.I.L.

Visite mediche

All’assunzione

Periodicità: annuale

Per destinazione di mansione

A richiesta del lavoratore

Prima visita

e

successive

Spirometria

Rx torace

TAC

RMN

Cadenza

eventuale a

Accertamenti

giudizio del

Medico

annuale

La periodicità annuale è prevista dalla normativa del 1965.

Nelle attuali realtà lavorative sarebbe sufficiente un controllo quinquennale.

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rischio saldatura
Rischio : Saldatura

sicurezza nei cantieri.

Di tipo chimico

“ Fumi di saldatura + Radiazioni ultraviolette e infrarosse “

Riferimenti normativi per la sorveglianza sanitaria: D.P.R. 303/56 (voci 19 F, 25 D e 46 B)

Visite mediche

All’assunzione

Periodicità: trimestrale

Per destinazione di mansione

A richiesta del lavoratore

Visita

oculistica

Spirometria

se necessita

RX torace

Prima visita

e

successive

Cadenza

Cadenza

Accertamenti

biennale

triennale

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fibre di vetro
Fibre di vetro

sicurezza nei cantieri.

Largamente usate in edilizia per:

isolamento termico ("cappotto", all'interno dei tamponamenti perimetrali;

feltri stesi nei sottotetti; isolamento di impianti termici, ecc.);

isolamento e assorbimento acustico;

controsoffittature sospese in pannelli.

Legno lamellare

Vi è possibilità di esposizione a particelle volatili durante

il taglio, la rifilatura e la sagomatura dei pannelli e nella

movimentazione durante la posa e la rimozione.

Fibre di vetro

  • Meno cedimento
  • Più resistenza al fuoco

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fibre di vetro1
… fibre di vetro

sicurezza nei cantieri.

Danni alla salute

Irritazione delle congiuntive, della pelle e prime vie aeree.

Secondo alcune fonti internazionali la lana di vetro è classificabile come

possibile cancerogeno.

Rimedi

  • usare pannelli protetti sulle due facce;
  • effettuare il taglio dei pannelli all'aperto e con strumenti a bassa velocità;
  • usare maschere filtranti, marcate CE, con filtro P2, tuta lavabile ben chiusa
  • al collo e ai polsi, guanti e occhiali.

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gas e vapori

D. L.vo n. 494 del 14/08/1996

rischio chimico

Gas e vapori

sicurezza nei cantieri.

aeriformi

I gas si diffondono rapidamente anche a grande distanza dalla loro sorgente

che può essere il risultato della manipolazione/lavorazione di  prodotti chimici.

I vapori sono la forma gassosa di materiali che normalmente “ a temperatura

ambiente “ si trovano allo stato liquido (a volte anche solido) e che per effetto

dell’aumento di temperatura cambiano di stato facendo evaporare il liquido

(nello stesso modo in cui il vapore acqueo evapora dall'acqua).

Si generano, ad esempio, durante la posa di impermeabilizzanti a caldo.

I gas ed i vapori hanno un comportamento similare all’aria e con essa si

mescolano facilmente.

In concentrazioni sufficientemente elevate possono causare la morte, specie se

si sostituiscono all'ossigeno (provocano soffocamento).

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slide42

D.P.R. 7 gennaio 1956, n.164

Norme per la prevenzione

degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni

… gas

CAPO III - Scavi e fondazioni

Articolo 15 - Presenza di gas negli scavi

[1] Quando si eseguono lavori entro pozzi, fogne, cunicoli, camini e fosse in genere,

devono essere adottate idonee misure contro i pericoli derivanti dalla presenza di

gas o vapori tossici, asfissianti, infiammabili o esplosivi, specie in rapporto alla natura

geologica del terreno o alla vicinanza di fabbriche, depositi, raffinerie, stazioni di

compressione e di decompressione, metanodotti e condutture di gas, che possono dar

luogo ad infiltrazione di sostanze pericolose.

Rimedi

[2] Quando sia accertata o sia da temere la presenza di gas tossici, asfissianti o la

irrespirabilità dell'aria ambiente e non sia possibile assicurare una efficiente

aerazione ed una completa bonifica, i lavoratori devono essere provvisti di apparecchi

respiratori, ed essere muniti di cintura di sicurezza con bretelle passanti sotto le ascelle

collegate a funi di salvataggio, le quali devono essere tenute all'esterno dal personale

addetto alla sorveglianza. Questo deve mantenersi in continuo collegamento con gli

operai all'interno ed essere in grado di sollevare prontamente all'esterno il lavoratore

colpito dai gas.

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titolo viii bis protezione da atmosfere esplosive modifiche d lvo 626 94

D. L.vo 12 giugno 2003, n. 233

"Attuazione della direttiva 1999/92/CE relativa alle prescrizioni minime per il miglioramento

della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori esposti al rischio di atmosfere esplosive"

“Titolo VIII-bis – Protezione da atmosfere esplosive” modifiche D.Lvo 626.94

2. Misure di protezione contro le esplosioni.

2.1. Fughe e emissioni, intenzionali o no, di gas, vapori, nebbie o polveri combustibili

che possano dar luogo a rischi di esplosioni sono opportunamente deviate o rimosse

verso un luogo sicuro o, se ciò non è realizzabile, contenuti in modo sicuro, o resi

adeguatamente sicuri con altri metodi appropriati.

2.2. Qualora l'atmosfera esplosiva contenga piu' tipi di gas, vapori, nebbie o polveri

infiammabili o combustibili, le misure di protezione devono essere programmate per

il massimo pericolo possibile.

2.3. Per la prevenzione dei rischi di accensione, conformemente all'articolo 88-quater,

si tiene conto anche delle scariche elettrostatiche che provengono dai lavoratori o

dall'ambiente di lavoro che agiscono come elementi portatori di carica o generatori

di carica. I lavoratori sono dotati di adeguati indumenti di lavoro fabbricati con

materiali che non producono scariche elettrostatiche che possano causare

l'accensione di atmosfere esplosive.

Segnale di avvertimento per indicare le aree

in cui possono formarsi atmosfere esplosive

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agenti cancerogeni
Agenti cancerogeni

sicurezza nei cantieri.

Di tipo chimico

Il lavoro in edilizia comporta l’utilizzo di svariate sostanze chimiche.

Tra queste, i possibili agenti cancerogeni sono rappresentati dal catrame,

dal bitume e da alcuni tipi di oli minerali utilizzati come disarmanti.

Il catrame è una sostanza di colore bruno, densa e viscosa, che si ottiene raffreddando

i vapori che si liberano durante la distillazione secca del litantrace (il più importante

carbone fossile).

E' un sistema colloidale formato da una grande quantità di sostanze organiche  e da

acqua in percentuale variabile dal 2 al 5%.

Il bitume è una miscela di idrocarburi naturali o residuati dalla distillazione del

petrolio grezzo più semplicemente chiamato greggio.

I bitumi naturali in miscela con sostanze minerali costituiscono gli asfalti naturali.

Gli oli minerali (lubrificanti) derivano dalla raffinazione del petrolio.

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agenti cancerogeni1
Agenti cancerogeni

sicurezza nei cantieri.

Di tipo chimico

Il bitume e catrame sono presenti nei materiali usati per la pavimentazione delle

strade, e per l’impermeabilizzazione di coperture e fondamenta.

L’azione cancerogena è dovuta all’inalazione di fumi idrocarburi policiclici aromatici

che si liberano durante l’utilizzo a caldo.

La cancerogenicità del bitume da solo è in realtà molto dubbia (nessun studio

epidemiologico condotto su lavoratori esposti a solo bitume ha dimostrato effetti

cancerogeni).

Gli oli disarmanti hanno la funzione di facilitare la separazione fra il cassero ed il

calcestruzzo. Sono miscele di olii che possono contenere residui di zinco e manganese,

idrocarburi policiclici aromatici e a volte policlorobifenili.

Possono avere azione cancerogena sia per inalazione (quando vengono applicati

a spruzzo), sia per contatto (quando vengono applicati con pennelli).

Le misure di prevenzione consistono nella sostituzione, ove possibile, con prodotti

non nocivi, il divieto di applicazione a spruzzo, l’uso di dispositivi di prevenzione

individuale (respiratori, guanti ed indumenti a perdere).

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agenti cancerogeni2
Agenti cancerogeni

sicurezza nei cantieri.

Di tipo chimico

La composizione dei prodotti chimici utilizzati in edilizia è molto complessa e varia:

in un solo preparato possono essere presenti numerosi composti, dei quali non

sempre sono note le caratteristiche tossicologiche.

Di seguito una classificazione dei prodotti chimici secondo un criterio funzionale:

Ausiliari

Additivi

oli disarmanti

fluidificanti

vernici

aeranti

cartoni bitumati

ritardanti

acceleranti

adesivi

antigelo

idrofughi

prodotti per trattamenti superficiali

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olio disarmante

Agenti cancerogeni

Olio disarmante

sicurezza nei cantieri.

Ausiliari

Di tipo chimico

Ha la funzione di facilitare la separazione fra il cassero ed il calcestruzzo.

E’ liquido e viene diluito con acqua.

Viene applicato di solito con spazzoloni o a spruzzo, con una pompa a mano.

In genere si tratta di miscele di oli contenenti: solventi organici, metalli come zinco

e manganese, a volte oli esausti (contenenti anche quantità variabili di

policlorobifenili – PCB -, emulsionanti, prodotti bituminosi

(contenenti idrocarburi policiclici aromatici – IPA -).

L'esposizione è maggiore nelle industrie dei cementi precompressi, minore nel cantiere

tradizionale.

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vernici

Agenti cancerogeni

Vernici

sicurezza nei cantieri.

Ausiliari

Di tipo chimico

1- Antievaporanti:

Vengono spruzzate sulle gettate fresche di cemento per evitarne l'asciugatura rapida.

Contengono resine sintetiche, plastificanti e solventi organici.

2- Intumescenti:

Usate a scopo "antincendio".

Con il calore si rigonfiano creando uno strato protettivo della struttura da proteggere.

Possono essere a base acquosa (resine idrofile + polialcoli + espandenti e cariche

minerali) o a base organica (resine poliesteri + solventi organici).

3- Impermeabilizzanti o ricoprenti.

Vengono applicate sulle pareti per protezione dall'umidità.

Si tratta di emulsioni di bitume + resine acriliche + solventi organici (toluolo, xilolo,

acetone ecc.)

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cartoni bitumati adesivi sintetici prodotti per trattamenti superficiali

Agenti cancerogeni

Cartoni bitumati – Adesivi sinteticiProdotti per trattamenti superficiali

sicurezza nei cantieri.

Ausiliari

Di tipo chimico

Cartoni bitumati

Usati come impermeabilizzanti di coperture.

Sono formati da un supporto costituito da carta, fibre di vetro o naturali che viene

impregnato di sostanze impermeabilizzanti liquide (bitume o catrame) e da un

eventuale materiale di copertura che serve ad aumentare la resistenza  e la sua

coibenza termica.

Sono applicati a caldo con grave rischio di inalazione di fumi di idrocarburi.

Essi vengono usate anche per imballaggi a livello industriale: per sacchi di cemento,

per cereali ecc.

Adesivi sintetici

Si tratta di collanti a base vinilica. Usati per la preparazione degli intonaci e

nell'incollaggio di materiali plastici e di legno.

Prodotti per trattamenti superficiali

Di varia composizione e utilizzo, usati per proteggere il calcestruzzo dagli agenti

atmosferici durante la sua maturazione.

Contengono cere, resine siliconiche, acriliche ecc.

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danni alla salute

Agenti cancerogeni

  • Vernici
  • Olio disarmante
  • Cartoni bitumati
  • Adesivi sintetici
  • Prodotti per trattamenti superficiali
Danni alla salute

sicurezza nei cantieri.

Ausiliari

I PCB (Policlorobifenili) contenuti negli oli esausti sono tossici per il fegato e il

sistema immunitario.

Gli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) contenuti nei fumi che si sviluppano

durante l’applicazione a caldo dei cartoni bitumati sono cancerogeni.

Il contatto degli oli minerali con la cute e gli occhi provoca rispettivamente dermatite

follicolare e congiuntivite; gli oli minerali inoltre sono considerati cancerogeni.

I solventi organici sono tossici sistemici per il sistema nervoso, il sangue, il fegato e

l’apparato respiratorio.

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additivi

Agenti cancerogeni

Additivi

sicurezza nei cantieri.

Di tipo chimico

Vengono aggiunti agli impasti cementizi, direttamente dai produttori.

Da un punto di vista del rischio conseguente all'inalazione e manipolazione hanno

minor importanza degli ausiliari, sia per la loro natura chimica che per il fatto

che vengono usati in piccole quantità.

Per lo più possono dare irritazione cutanea per la presenza di alcali.

Fluidificanti

Additivi

Acceleranti

Aeranti

Antigelo

Ritardanti

Idrofughi

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additivi1

Agenti cancerogeni

… additivi

sicurezza nei cantieri.

Di tipo chimico

migliorano la resistenza meccanica del calcestruzzo, riducendo la

quantità di acqua di aggiunta.

Contengono acidi carbossilici , lignisolfonati ecc.

Sono usati presso stabilimenti di produzione dei prefabbricati, in

genere aggiunti mediante dosatori automatici.

Fluidificanti:

producono minuscole bollicine entro l'impasto, per migliorare

la resistenza al gelo.

Sono costituiti da soluzioni alcaline di sali di acidi organici.

Aeranti:

Antigelo

abbassano la temperatura di congelamento degli impasti.

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additivi2

Agenti cancerogeni

… additivi

sicurezza nei cantieri.

Di tipo chimico

ritardano il tempo di presa (utili se la temperatura

ambientale è elevata).

Hanno composizione simile ai fluidificanti.

Ritardanti:

aumentano la velocità di reazione fra il legante

e l'acqua.

Usati d'inverno.

Sono soluzioni acquose di alcali (soda, potassa),

carbonati, silicati.

Acceleranti:

usati in soluzioni o in polvere da aggiungere

all'impasto.

Contengono cloruri, stearati, silicati alcalini.

Idrofughi:

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additivi rimedi

Agenti cancerogeni

Additivi: rimedi

sicurezza nei cantieri.

Di tipo chimico

Per quanto riguarda gli oli minerali le soluzioni consistono nell’utilizzo, ove possibile,

di prodotti non nocivi a base vegetale; per prevenire lo spargimento di prodotto deve

essere evitata l’applicazione a spruzzo con pompe, preferendo quella con spazzoloni;

l’operazione deve essere eseguita in assenza di vento.

Durante l’utilizzo degli oli disarmanti è obbligatorio indossare una maschera

respiratoria con filtro per vapori organici, marcata CE, guanti, calzature resistenti

agli oli e tute apposite.

Nei lavori di applicazione a caldo dei cartoni bitumati a scopo impermeabilizzante,

devono essere sempre indossate maschere respiratorie marcate CE, con filtro

combinato per polveri e vapori organici.

In generale, nell'utilizzo di sostanze

chimiche vanno osservate alcune regole:

segue

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additivi rimedi1

Agenti cancerogeni

additivi: rimedi

sicurezza nei cantieri.

… segue

Di tipo chimico

In generale, nell'utilizzo di sostanze chimiche vanno osservate alcune regole:

richiedere al commerciante del prodotto, o direttamente al produttore, la scheda

tecnica e di sicurezza.

Mettere in atto le precauzioni d'uso che vi sono riportate.

utilizzare prodotti regolarmente etichettati ed osservare con cura la simbologia

e le frasi di rischio riportate in etichetta.

non travasare i prodotti in contenitori diversi.

indossare, se richiesto nella scheda, i dispositivi di protezione individuale

(maschere, occhiali, guanti, tute, ecc.).

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prodotti bituminosi

Agenti cancerogeni

Prodotti bituminosi

sicurezza nei cantieri.

Di tipo chimico

bitume tecnico (o artificiale):miscela di idrocarburi e composti organici complessi

ad alto peso molecolare, residuo della distillazione del petrolio greggio.

bitume naturale:è sinonimo di "asfalto". Si trova nelle rocce asfaltiche in molte

parti del mondo (Mar Morto, Lago della Pece...).

asfalto artificiale:è un conglomerato di bitume tecnico e pietrisco.

asfalto naturale: rocce silicee o calcaree + bitume naturale.

catrame: liquido nero oleoso contenente migliaia di composti aromatici che deriva

dal raffreddamento del gas di cokeria (catrame di carbon fossile).

pece: residuo della distillazione del carbon fossile.

La quasi totalità delle pavimentazioni stradali è costituita da conglomerati

di bitume artificiale e pietrisco, mentre in passato era più usato il catrame.

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prodotti bituminosi danni alla salute

Agenti cancerogeni

Prodotti bituminosi: danni alla salute

sicurezza nei cantieri.

Di tipo chimico

acne o follicolite da idrocarburi policiclici: contenuti in tutti i prodotti nominati.

Si ha l'occlusione dell'ostio follicolare cui consegue ritenzione di secrezione

ghiandolare, la formazione del comedone e l'infezione.

tumore cutaneo: da idrocarburi aromatici policiclici (IAP), contenuti sia nel bitume

che nel catrame.

tumore polmonare: da IAP. Causato da fumi di bitume caldo nei lavori di

pavimentazione stradale e nelle impermeabilizzazioni di coperture.

ustioni: da bitume caldo.

Rimedi: È obbligatorio l'uso di dispositivi di protezione individuali:

maschere respiratorie marcate CE , con filtro per polveri di tipo P2,

guanti, indumenti protettivi.

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sostanze nocive per contatto

Agenti cancerogeni

Sostanze nocive per contatto

sicurezza nei cantieri.

Di tipo chimico

La seconda malattia professionale più frequente tra i lavoratori edili, dopo l'ipoacusia

da rumore, è rappresentata dalle dermatiti da contatto.

La malattia colpisce più spesso i muratori, i piastrellisti e i carpentieri.

Il meccanismo con cui d’azione può essere di tipo irritativo oppure allergico (in questo

caso oltre al potere sensibilizzante della sostanza risulta determinante anche la

predisposizione individuale del lavoratore).

Dermatite irritativa

Dermatite allergica

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dermatite irritativa cause

Agenti cancerogeni

Dermatite irritativa: cause

sicurezza nei cantieri.

Di tipo chimico

agenti chimici ( o fisici o biologici) che danneggiano la cute

con meccanismo diretto e nella sede di contatto (mani).

disidratanti: alcali e acidi , ossido e cloruro di calcio, acido fosforico ecc...

precipitanti: si legano alle proteine della pelle formando dei sali.

Formaldeide, sali di metalli pesanti.

cheratogenetici: inducono la formazione di comedoni e ipercheratosi

follicolare.

Causata da idrocarburi aromatici (prodotti bituminosi e derivati del petrolio).

da fibre di vetro: arrossamenti puntiformi nelle zone esposte (mani, volto,

collo, torace), fortemente pruriginose.

Se le fibre di vetro sono trattate con collanti vi è possibilità di insorgenza di

dermatite allergica.

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dac dermatite allergica da contatto cause

Agenti cancerogeni

DAC - Dermatite allergica da contatto: cause

sicurezza nei cantieri.

Di tipo chimico

eczema da contatto

All'inizio è localizzata nella sede del contatto (mani), successivamente anche in

regioni cutanee diverse.

Si manifesta con arrossamento, edema, vescicole, croste, ragadi.

All'inizio è presente forte prurito; nelle forme cronicizzate vi è dolore provocato

dall'apertura delle ragadi.

Spesso la malattia recidiva.

Cause favorenti: contatto con sostanze abrasive e prodotti alcalinizzanti, pulizia

delle mani con solventi (acqua ragia..), traumi ripetuti.

DAC da metalli e/o plastica

segue

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dac cause

Agenti cancerogeni

… DAC: cause

sicurezza nei cantieri.

Di tipo chimico

DAC da metalli (cromo, cobalto, nichel).

È la forma più comune di dermatite professionale nei lavoratori edili.

Nel cemento sono frequentemente presenti sostanze fortemente allergizzanti, come i

sali dei metalli citati.

I metalli agiscono dapprima sensibilizzando la cute e successivamente scatenando la

reazione allergica ad ogni contatto successivo con quantità anche ridottissime di

sostanza allergizzante.

La malattia tende ad automantenersi anche perchè i metalli citati sono contenuti come

impurità in molti oggetti di uso quotidiano (oggetti in cuoio, fibbie metalliche, ecc.).

DAC da materie plastiche.

Molti prodotti usati in edilizia possono contenere resine epossidiche, fortemente

allergizzanti: collanti, vernici per legno, stucchi per muro ecc.

Inoltre resine formaldeidi che addizionate alla lana di vetro, collanti, ecc.

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prevenzione sostanze nocive per contatto

Agenti cancerogeni

Prevenzione: sostanze nocive per contatto

sicurezza nei cantieri.

Di tipo chimico

La prevenzione per queste patologie cutanee si basa principalmente sull’uso costante

di guanti adatti o di creme barriera per evitare il contatto con gli agenti in causa.

E’ importante evitare di tenere a lungo a contatto con la pelle stracci o indumenti

sporchi e lavarsi accuratamente le mani utilizzando acqua e sapone oppure le

apposite paste lavamani (mai solventi).

In caso di insorgenza di alterazioni cutanee ci si deve

rivolgere immediatamente al medico competente.

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etichettatura
Etichettatura

Ci sono prodotti considerati pericolosi in tutta

l’Unione Europea e come tali sono regolamentati

Su tali prodotti vi è l’obbligo di apporre in modo visibile ed

indelebile l’etichetta che ne attesta il grado di pericolosità

Per questi prodotti vi è la raccomandazione di seguire scrupolosamente le istruzioni

stampate sulle etichette in merito al loro utilizzo, al loro immagazzinamento ed alle

modalità di smaltimento.

Tra i prodotti con queste caratteristiche sono compresi le sostanze

chimiche, i detersivi, i prodotti per la casa, i solventi e le vernici.

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etichettatura simboli
… etichettatura - simboli

La normativa di classificazione, etichettatura ed imballaggio delle sostanze e dei

preparati pericolosi approntata dalla UE e recepita dall’Italia con i D.Lgs 52/97

e con il D.Lgs 285/98 e tutta una serie di vari decreti attuativi, getta le basi per

assicurare la protezione dell’uomo e dell’ambiente (consente di sapere che cosa

si intende per prodotto pericoloso, come si riconosce un prodotto pericoloso, quali

sono le precauzioni da adottare, come reagire in caso di infortunio) nonché consente

un corretto funzionamento del mercato interno (in quanto tutte le sostanze e

preparati pericolosi vengono così ad essere classificati, etichettati ed imballati in

maniera univoca e standardizzata in tutta l’UE).

I simboli di rischio chimico sono simboli che vengono stampati sulle etichette dei

prodotti chimici e che servono ad informare immediatamente riguardo ai tipi di

pericoli connessi all'uso, alla manipolazione, al trasporto ed alla conservazione

degli stessi.

I simboli sono di colore nero in un quadrato arancione incorniciato di nero.

Le dimensioni minime di questo quadrato sono di 10 mm × 10 mm, oppure almeno

il 10% della superficie totale dell'etichetta.

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i simboli di rischio
I simboli di rischio

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i simboli di rischio1
… i simboli di rischio

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i simboli di rischio2
… i simboli di rischio

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frasi convenzionali dei rischi
Frasi convenzionali dei rischi

Le frasi R

Sono chiamate frasi R alcune frasi convenzionali che descrivono i rischi per la salute

umana, animale ed ambientale connessi alla manipolazione di sostanze chimiche.

Sono frasi codificate dall'Unione Europea nella direttiva 88/379/CEE, sostituita

dalla direttiva 1999/45/CEE (a sua volta modificata dalla direttiva 2001/60/CEE).

Ad ogni frase è associato un codice univoco composto dalla lettera R seguita da

un numero.

Esempi:

R 5 : Rischio d'esplosione in presenza di calore.R 6 : Rischio d'esplosione a contatto o meno con l'aria.R 7 : Può provocare incendio.R 8 : Favorisce l'infiammazione di sostanze combustibili.R 9 : Può esplodere componendosi con sostanze combustibili.R 10 : InfiammabileR 13 : Gas liquefatto estremamente infiammabile.R 14 : Reagisce violentemente a contatto con l'acqua.

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frasi convenzionali dei rischi1
… frasi convenzionali dei rischi

Le frasi S

Sono chiamate frasi S alcune frasi convenzionali che descrivono i consigli di

prudenza cui attenersi in caso di manipolazione di sostanze chimiche.

Sono frasi codificate dall'Unione Europea nella direttiva 88/379/CEE.

Ad ogni frase è associato un codice univoco composto dalla lettera S seguita da un

numero.

Esempi:

S 15 : Conservare lontano da fonti di calore.S 17 : Tenere lontano da sostanze combustibili.S 18 : Manipolare e aprire il recipiente con precauzione.S 20 : Non mangiare e bere durante l'utilizzazione.

S 22 : Non respirarne le polveri.S 23 : Non respirarne i gas e i vapori, i fumi, gli aerosol

S 24 : Evitare il contatto con la pelle.S 25 : Evitare il contatto con gli occhi.

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i simboli di rischio note
… i simboli di rischio: note

Estremamente Infiammabili (F+) - sostanze e preparati liquidi con punti di

infiammabilità estremamente bassi e punto di ebollizione basso che a temperatura

e pressione ambiente sono infiammabili a contatto con l'aria

Infiammabili (F) - Sostanze e preparati liquidi con un basso punto di infiammabilità

Sensibilizzanti - sostanze e preparati che per inalazione o assorbimento cutaneo

possono dar luogo ad una reazione di iper sensibilizzazione per cui ad una

successiva esposizione si producono caratteristiche reazioni avverse

Cancerogeni - sostanze che , per inalazione ,ingestione o assorbimento cutaneo

possono provocare il cancro o aumentarne la frequenza

Mutageni - sostanze e preparati che per inalazione, ingestione o assorbimento

cutaneo possono produrre difetti genetici ereditari o aumentarne la frequenza

Teratogeni - Sostanze e preparati che per inalazione, ingestione o assorbimento

cutaneo possono provocare o rendere più frequenti effetti nocivi non ereditari nella

prole o danni a carico della funzioni o della capacità riproduttiva

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i simboli di rischio note1
… i simboli di rischio: note

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scheda di sicurezza
Scheda di sicurezza

E’ un documento che fornisce

informazioni tecniche precise

E’ destinata agli utilizzatori

dei preparati pericolosi

Devono essere fornite

gratuitamente

Devono accompagnare

i prodotti pericolosi in commercio

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le scheda di sicurezza riportano i seguenti dati
… le scheda di sicurezza riportano i seguenti dati:
  • L'identificazione della sostanza o del composto, della società produttrice,
  • del distributore nazionale e i numeri telefonici per le emergenze
  • Informazioni sulla sostanza o sul composto
  • L'identificazione dei pericoli
  • Le misure di primo soccorso
  • Le misure antincendio
  • Le misure in caso di fuoriuscita accidentale
  • Le norme per la manipolazione e lo stoccaggio
  • Le disposizioni per il controllo dell'esposizione
  • Le proprietà chimiche e fisiche
  • Notizie sulla stabilità e la reattività
  • Informazioni tossicologiche
  • Informazioni ecologiche
  • Considerazioni sullo smaltimento in base alla normative europee e nazionali
  • Informazioni sul trasporto
  • Notizie sulla regolamentazione seguita e frasi di rischio
  • Altre informazioni utili

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i simboli di rischio prevenzione e protezione

… i simboli di rischio: Prevenzione e Protezione

A

Interventi di Prevenzione

Eliminaz. o Riduz. del Rischio

A1

Prevenzione Primaria ( I°a)

Eliminazione del Rischio

A2

Prevenzione secondaria (II°a)

Controllo del Rischio

Protezione e contenimento

Del Rischio

B

Interventi di Protezione

Areazione, Formazione,

Organizzazione

B1

Protezione collettiva

Dispositivi di Protezione Individuali ( DPI )

B2

Protezione personale

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d l vo n 277 del 15 08 1991
D. L.vo n° 277 del 15/08/1991

Art. 3. Definizioni - Agli effetti delle disposizioni di cui al presente decreto si intendono per:

agente: l'agente chimico, fisico o biologico presente durante il lavoro

e potenzialmente dannoso per la salute;

a

valore limite: il limite di esposizione nell'ambiente di lavoro interessato

o il limite di un indicatore biologico relativo ai lavoratori esposti, a seconda

dell'agente;

b

medico competente: un medico, ove possibile dipendente del Servizio sanitario

nazionale, in possesso di uno dei seguenti titoli: specializzazione in medicina del

lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica o in tossicologia

industriale o specializzazione equipollente; docenza in medicina del lavoro o in

medicina preventiva dei lavoratori o in medicina preventiva dei lavoratori e

psicotecnica o in tossicologia industriale o in igiene industriale o in fisiologia ed

igiene del lavoro; libera docenza nelle discipline suddette;

c

organo di vigilanza: organo del Servizio sanitario nazionale, salve le diverse

disposizioni previste da norme speciali.

d

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d l vo n 277 del 15 08 19911
D. L.vo n° 277 del 15/08/1991

Art. 4. - Misure di tutela:

a. la valutazione da parte del datore di lavoro dei rischi per la salute e la sicurezza;

b. utilizzazione limitata dell'agente sul luogo di lavoro;

c. limitazione al minimo del numero dei lavoratori che sono o possono essere esposti;

d. controllo dell'esposizione dei lavoratori mediante la misurazione dell'agente.

La campionatura, la misurazione dell'agente e la valutazione dei risultati si

effettuano con le modalità e i metodi previsti per ciascun agente.

Tali modalità e metodi sono aggiornati periodicamente con decreto del

Presidente del Consiglio dei Ministri di iniziativa dei Ministri del lavoro e

della previdenza sociale e della sanità, di concerto con il Ministro

dell'industria, del commercio e dell'artigianato, in base alle direttive CEE,

nonché in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso scientifico

e tecnologico;

e. misure da attuare, quando sia superato un valore limite, per identificare le cause

del superamento ed ovviarvi;

f. misure tecniche di prevenzione;

g. misure di protezione collettiva;

h. uso di segnali di avvertimento e di sicurezza;

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slide77

D. L.vo n° 277 del 15/08/1991

… misure di tutela:

  • i. misure di protezione comportanti l'applicazione di procedimenti e metodi di
  • lavoro appropriati;
  • l. misure di protezione individuale, da adottare soltanto quando non sia possibile
  • evitare in altro modo un'esposizione pericolosa;
  • m. misure di emergenza da attuare in caso di esposizione anormale;
  • n. misure igieniche;
  • o. informazione e formazione completa e periodica dei lavoratori ovvero dei loro
  • rappresentanti su:
  • 1. i rischi connessi con l'esposizione dei lavoratori all'agente e le misure
  • tecniche di prevenzione;
  • 2. i metodi per la valutazione dei rischi, l'indicazione dei valori limite e, ove
  • fissate, le misure da prendere o già prese per motivi di urgenza, in caso di
  • loro superamento, per ovviarvi;
  • attuazione di un controllo sanitario dei lavoratori prima dell'esposizione e, in
  • seguito, ad intervalli regolari nonché, qualora trattisi di esposizione ad agenti
  • con effetti a lungo termine, prolungamento del controllo dopo la cessazione
  • dell'attività comportante l'esposizione;

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slide78

D. L.vo n° 277 del 15/08/1991

… misure di tutela

  • q. tenuta e aggiornamento di registri indicanti livelli di esposizione, di elenchi di
  • lavoratori esposti e di cartelle sanitarie e di rischio. I modelli e le modalità di tenuta
  • dei registri, degli elenchi e delle cartelle relativi all'agente disciplinato sono
  • determinati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di iniziativa dei
  • Ministri del lavoro e della previdenza sociale e della sanità;
  • r. accesso dei lavoratori ovvero dei loro rappresentanti ai risultati
  • delle misure di esposizione ed ai risultati collettivi non nominativi
  • degli esami indicativi dell'esposizione;
  • accesso di ogni lavoratore interessato ai risultati dei propri controlli sanitari,
  • in particolare a quelle degli esami biologici indicativi dell'esposizione;
  • t. accesso dei lavoratori ovvero dei loro rappresentanti ad un'informazione
  • adeguata, atta a migliorare le loro conoscenze dei pericoli cui sono esposti;
  • u. un sistema di notifica alle competenti autorità statali, ovvero locali, delle attività
  • che comportano esposizione all'agente oggetto di disciplina, con l'indicazione dei
  • dati da comunicare.
  • Ai fini del presente decreto si intendono per rappresentanti dei lavoratori i loro
  • rappresentanti nella unità produttiva, ovvero nell'azienda, come definiti dalla
  • normativa vigente, ovvero dai contratti collettivi applicabili.

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che cos il rumore
Che cos’è il rumore ?

Viene definito come un

“ suono sgradevole “

Esempio di rumore

trasmesso per via solida

Ha la stessa natura del suono, nel senso

che entrambi sono il risultato di energia

meccanica emessa da una sorgente che

si propaga in un mezzo (solido, liquido o

gassoso) sotto forma di vibrazioni

(immagini).

Esempio di rumore

trasmesso per via aerea

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il rumore
Il rumore

prodotto da una qualsiasi sorgente può propagarsi

direttamente per via aerea, può essere trasmesso per

via solida ( pavimenti, muri, ecc.) può essere riflesso

dal locale, quando non siamo all'aperto.

L'esposizione a rumore causa di danni

uditivi in funzione dell'intensità e della durata.

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le onde sonore
Le onde sonore

si propagano in qualunque mezzo, in tutte le direzioni e con andamento circolare.

L’intensità del suono diminuisce all’aumentare della distanza dalla sorgente.

Sorgente sonora

Onde sonore

In questa animazione si vede l'onda dall'alto

Per poter sentire un suono continuo, la sorgente

deve vibrare con continuità , non una sola volta.

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propagazione del suono
Propagazione del suono

Nell’aria libera il suono si propaga uniformemente in tutte le direzioni, e la sua

intensità diminuisce all’aumentare della distanza dalla sorgente.

La stessa potenza sonora passa attraverso A1, A2, A3, A4, A5, A6 ma le aree

aumentano proporzionalmente al quadrato del raggio.

Sorgente sonora

Questo significa che la potenza del

suono per unità di area (intensità

sonora) diminuisce proporzionalmente

al quadrato del raggio.

Onde sonore

La “ legge dell’inverso del quadrato “ stabilisce che l’intensità del suono in campo

libero è inversamente proporzionale al quadrato della distanza dalla sorgente.

Se la distanza raddoppia, l’intensità si riduce a 1/4; se triplica, l’intensità si riduce

a 1/9; se quadruplica, l’intensità si riduce a 1/16.

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udito formazione orecchio
Udito: formazione orecchio
  • Padiglione auricolare
  • Ossicini (martello incudine, staffa)
  • Nervo acustico
  • Coclea
  • Orecchio medio
  • Membrana timpanica (timpano)
  • Canale uditivo

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sintomi della perdita di udito
Sintomi della perdita di udito
  • Necessità di farsi ripetere le frasi
  • Difficoltà nelle relazioni interpersonali fino al rifiuto
  • Errori di comprensione nella conversazione
  • Esclusione dalle relazioni sociali
  • Fatica e stress
  • Difficoltà di capire i bambini
  • Necessità di alzare il volume della televisione
  • Padiglione auricolare
  • Ossicini (martello incudine, staffa)
  • Nervo acustico
  • Coclea
  • Orecchio medio
  • Membrana timpanica (timpano)
  • Canale uditivo

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rischio rumore

D. Lgs. 277/91 – Capo IV

attuazione delle direttive n. 80/1107/CEE,

82/605/CEE, 83/477/CEE, 86/188/642/CEE

Rischio rumore

D. Lgs. 195/10 aprile 2006

attuazione della direttiva 2003/10/CE

relativa all'esposizione dei lavoratori

ai rischi derivanti dagli agenti fisici.

(rumore e in particolare per l'udito) 

Il decreto è entrato in vigore dal 14 giugno 2006, totalmente operativo dal

14 dicembre 2006,abroga il D.Lgs. 277/91 e introduce il nuovo Titolo V-bis

nel D.Lgs. 626/94 . che aveva regolamentato questo rischio fino ad oggi.

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d lgs 195 10 aprile 2006
D. Lgs. 195/10 aprile 2006

In sintesi il decreto fissa valori limite di esposizione e valori d'azione.

I valori limite di esposizione non superabili sono 87 dB(A) equivalenti per 8 ore

di esposizione e 140 dB(C) di picco.

Questi valori si intendono non presenti nell'ambiente di lavoro, ma all'interno

dell'orecchio del lavoratore.

Il datore di lavoro deve aggiornare il documento di valutazione dei rischi di cui

al D.lgs 626/94 con la valutazione di questo rischio, deve effettuare misurazioni

strumentali se si può ritenere che vengano superati i valori inferiori d'azione.

A fronte della valutazione dei rischi vanno individuate le misure di prevenzione

e l'eventuale sorveglianza sanitaria.

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d lgs 195 10 aprile 20061
D. Lgs. 195/10 aprile 2006
  • Art. 49-quater. Valori limite di esposizione e valori di azione ….
  • 2 - Laddove a causa delle caratteristiche intrinseche della attività lavorativa
  • l'esposizione giornaliera al rumore varia significativamente, da una giornata
  • di lavoro all'altra, e' possibile sostituire, ai fini dell'applicazione dei valori
  • limite di esposizione e dei valori di azione, il livello di esposizione giornaliera
  • al rumore con il livello di esposizione settimanale a condizione che:
  • il livello di esposizione settimanale al rumore, come dimostrato da un controllo
  • idoneo, non ecceda il valore limite di esposizione di 87 dB(A);
  • b) siano adottate le adeguate misure per ridurre al minimo i rischi associati a tali
  • attività.

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identificazione delle zone rumorose
Identificazione delle zone rumorose

Misurazione dei livelli sonori

Valutazione dell’esposizione personale

al rumore

Riduzione del rumore

Riferimento ai programmi di

conservazione dell’udito

Sorveglianza medica

se del caso

Selezione da un protettore

auricolare appropriato

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d lgs 195 10 aprile 20062
D. Lgs. 195/10 aprile 2006

Art. 49-quinquies. Valutazione del rischio ….

2. Se, a seguito della valutazione di cui al comma 1, può fondatamente ritenersi

che i valori inferiori di azione possono essere superati, il datore di lavoro misura

i livelli di rumore cui i lavoratori sono esposti, i cui risultati sono riportati nel

documento di valutazione.

……

6. La valutazione di cui al comma 1 individua le misure di prevenzione e

protezione necessarie ai sensi ….

7. La valutazione e la misurazione di cui ai commi 1 e 2 sono programmante ed

effettuate con cadenza almeno quadriennale, da personale adeguatamente

qualificato nell'ambito del servizio di prevenzione e protezione di cui all'articolo 8.

In ogni caso il datore di lavoro aggiorna la valutazione dei rischi in occasione di

notevoli mutamenti che potrebbero averla resa superata o quando i risultati della

sorveglianza sanitaria ne mostrino la necessità.

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d lgs 195 10 aprile 20063
D. Lgs. 195/10 aprile 2006

Art. 49-sexies. Misure di prevenzione e protezione

a) adozione di altri metodi di lavoro che implicano una minore esposizione al rumore;

b) scelta di attrezzature di lavoro adeguate, tenuto conto del lavoro da svolgere, che

emettano il minor rumore possibile ….

c) progettazione della struttura dei luoghi e dei posti di lavoro;

d) adeguata informazione e formazione sull'uso corretto delle attrezzature di lavoro …

e) adozione di misure tecniche per il contenimento:

    1) del rumore trasmesso per via aerea, quali schermature, involucri o rivestimenti

realizzati con materiali fonoassorbenti;

    2) del rumore strutturale, quali sistemi di smorzamento o di isolamento;

f) opportuni programmi di manutenzione delle attrezzature di lavoro …

g) riduzione del rumore mediante una migliore organizzazione del lavoro …

3. I luoghi di lavoro dove i lavoratori possono essere esposti ad un rumore al di

sopra dei valori superiori di azione sono indicati da appositi segnali.

Dette aree sono inoltre delimitate e l'accesso alle stesse e' limitato, ove ciò sia

tecnicamente possibile e giustificato dal rischio di esposizione.

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dispositivi protezione individuali rumore
Dispositivi Protezione individuali - Rumore

Cuffie auricolari: per alti livelli di rumore, predominanza

di alte frequenze, uso non continuativo

Archetto: per livelli di rumori medi, uso non

continuativo

Inserti auricolari: per livelli di rumore medio/alti,

predominanze basse frequenze,

anche per uso continuato, anche

in ambienti caldi e umidi.

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dispositivi protezione collettiva rumore
Dispositivi Protezione Collettiva - Rumore

tendono a ridurre la rumorosità nei locali di lavoro agendo nell’ordine

La riduzione del rumore alla fonte:  l’acquisto di attrezzature poco idonee e più

in generale l’inevitabile invecchiamento di tutte le attrezzature di lavoro inducono

vibrazioni delle strutture che si traducono in rumore.

La riduzione alla fonte interviene su queste anomalie strutturali eliminando i moti

vibratori indesiderati ed il rumore emesso.

Il confinamento: molte macchine, impianti  o locali ad uso speciale sono rumorosi

di per sé: in questi casi il confinamento è una misura che interviene a separare la

fonte di rumore dall'ambiente di lavoro, spostandola fisicamente o creando delle

barriere fisiche (muri, pannelli o box interi) che impediscano la diffusione del

rumore negli ambienti circostanti.

L'assorbimento: nei casi in cui non è possibile ricorrere alle due misure precedenti

si cerca di ridurre la diffusione del rumore che avviene per riflessione sulle pareti e

superfici rigide; si adottano materiali in grado di assorbire la pressione acustica che

catturano il rumore senza farlo più rimbalzare nell'ambiente

(es. pannelli di Hemholtz).

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d lgs 195 10 aprile 20064
D. Lgs. 195/10 aprile 2006

La non ottemperanza al D.lgs 195/06 è sanzionata

penalmente, arresto da 3 a 6 mesi o ammenda da

1.549,00 a 4.132,00 euro.

Sono inoltre previste gravi sanzioni nel caso in cui venga

accertata come conseguenza la sordità del lavoratore:

la sordità professionale di un lavoratore viene considerata

dalla magistratura come un reato riconducibile alle lesioni

personali colpose di cui all'articolo 590 del Codice penale

con la reclusione (se gravi) da 3 mesi a un anno o alla

multa da 500,00 a 2000,00 euro e per le lesioni gravissime,

unicamente con la reclusione da uno a tre anni.

Nel caso di lesioni a più persone la

sanzione può essere aumentata del triplo.

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sotto il termine vibrazioni
Sotto il termine "Vibrazioni"

si indica generalmente uno scuotimento “ più o meno accentuato “ del

corpo o parti di esso, in seguito a uso di specifiche attrezzature.

Gli effetti delle vibrazioni sull'uomo permettono

di dividere questa categoria di rischio in due parti:

vibrazioni al sistema mano-braccio, generalmente indotte

dall'uso di utensili, strumenti ad impugnatura manuale;

ad esempio l'uso di utensili manuali (martello demolitore, mole, smerigliatrici, trapani, ecc.)

vibrazioni al corpo intero, causate

soprattutto dall'uso di mezzi di trasporto;

ad esempio per l'uso di autoveicoli, autocarri,

macchine operatrici, ruspe, escavatori, ecc.

Ognuna delle due categorie genera patologie differenti sull'uomo

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d lgs n 187 del 19 agosto 2005 attuazione della direttiva 2002 44 ce
D.Lgs. n. 187 del 19 agosto 2005 (attuazione della direttiva 2002/44/CE)

Alla data del 1° gennaio 2006 decorrono gli obblighi di “ misurazione e

valutazione" del rischio da vibrazioni meccaniche.

La norma prende in considerazione sia le vibrazioni trasmesse al sistema

mano-braccio, sia quelle trasmesse al corpo intero; oltre a definire i valori

di azione ed i valori limite, indica anche le modalità per effettuare la

valutazione dei rischi.

La norma invita il datore di lavoro a valutare e, (solo) "nel caso non siano disponibili

informazioni relative ai livelli di vibrazione presso banche dati dell'ISPESL, delle

Regioni o del CNR o direttamente presso i produttori o fornitori", a misurare i livelli

di vibrazioni meccaniche a cui i lavoratori sono esposti.

La scelta del legislatore è quella di rendere disponibili dei dati attendibili cui fare

riferimento nella valutazione del rischio vibrazioni.

Ciò comporta la possibilità di evitare, nella maggioranza dei casi, rilevazioni che

risultano, da una parte, spesso complesse (a causa di una serie di fattori ambientali

e tecnici che inducono frequentemente artefatti ed errori nelle misurazioni),

dall’altra, piuttosto onerose per le aziende.

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vibrazione livelli di rischio
Vibrazione: livelli di rischio
  • Le vibrazioni meccaniche possono essere anche definite come un movimento
  • oscillatorio di un corpo solido intorno ad un punto o posizione di riferimento.
  • Le loro caratteristiche fisiche sono definite
  • dalla frequenza f, che è il numero di oscillazioni compiute in un secondo
  • (espressa in cicli/s, o in hertz, Hz),
  • dalperiodo T, che è l’inverso della frequenza (espresso in secondi, s),
  • dalla lunghezza d’onda m, che è la distanza tra due creste d’onda successive
  • (espressa in metri, m), dall’ampiezza A, che è il valore massimo che la grandezza
  • misurata può presentare (espresso in m, m/s, m/s2).

La grandezza fisica usata per descrivere il rischio da vibrazioni è l'accelerazione

equivalente ponderata in frequenza, espressa  in m/s 2 , sulle 8 ore di lavoro,

in simboli A(8).

È da evidenziare che il potenziale lesivo degli strumenti vibranti

è correlato quasi esclusivamente alla frequenza ed all’accelerazione.

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attivit lavorative e le vibrazioni
Attività lavorative e le vibrazioni

Le caratteristiche vibratorie più salienti che si riscontrano nel vasto e

diversificato mondo delle macchine agricole è necessario stabilirne una

tipologia di massima:

UOMO appiedato che opera tenendo sollevata la

macchina da terra tramite due impugnature

(motoseghe, decespugliatori, smerigliatrici angolari ecc.);

UOMO appiedato che segue e indirizza la macchina appoggiata

sul terreno ed opera guidandola tramite manubri (motocoltivatori,

motofalciatrici, troncatrici, martelli demolitori ecc.);

UOMO portato dalla macchina che opera seduto

guidandola tramite volante (trattrici agricole e

stradali, macchine movimento terra, carrelli industriali ecc.).

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vibrazione valori limite di esposizione
Vibrazione: valori limite di esposizione

I valori di accelerazione cui fare riferimento nel caso di esposizione sono suddivisi in tre fasce:

  • fascia di sicurezza: per essa non è prevista l’insorgenza di patologie relativamente
  • al tipo di esposizione per un individuo in condizioni normali di salute;
  • 2. fascia di attenzione: essa fa scattare l’azione e si devono intraprendere tutte quelle
  • procedure che sono volte a ridurre l’esposizione;
  • 3. fascia di pericolo: prevede l’interruzione dell’attività lavorativa perché viene
  • superato il valore limite.

I valori di accelerazione che individuano le fasce di esposizione sono:

Vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio:

• valore giornaliero riferito ad 8 ore di esposizione che fa scattare l’azione

prevenzionistica: 2,5 m/s2;

• valore limite giornaliero riferito ad 8 ore di esposizione: 5 m/s2;

Vibrazioni trasmesse al corpo intero:

• valore limite giornaliero riferito ad 8 ore di esposizione: 1,15 m/s2;

• valore giornaliero riferito ad 8 ore di esposizione che fa scattare l’azione

prevenzionistica: 0,5 m/s2.

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vibrazioni misure preventive
Vibrazioni: misure preventive

Per ridurre al minimo l’esposizione alle vibrazioni meccaniche e i rischi che

ne conseguono viene attuato

  • sostituzione delle attrezzature più vecchie con modelli ad emissione di livelli
  • inferiori di vibrazioni: trattrici con assale ammortizzato, cingoli in gomma,
  • scelta della tipologia di pneumatici con caratteristiche di attenuazione delle
  • vibrazioni;
  • programmazione periodica della manutenzione dei mezzi (es. verifica dei livelli
  • della pressione di gonfiaggio dei pneumatici, funzionalità del sedile, equilibratura
  • delle parti rotanti ecc.);
  • organizzazione del lavoro in modo da ridurre i tempi di esposizione nelle
  • operazioni a maggior rischio con opportune pause dal lavoro;
  • utilizzo di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) anti-vibrazioni quali
  • guanti antivibranti (certificati EN ISO 10819:1996);
  • fornitura di attrezzature accessorie per ridurre i rischi di lesioni provocate da
  • vibrazioni come ad esempio sedili e pneumatici che attenuino efficacemente le
  • vibrazioni trasmesse al corpo intero o maniglie che riducano la vibrazione
  • trasmessa al sistema mano-braccio;
  • adeguata formazione ed informazione dei lavoratori per insegnare agli stessi ad
  • utilizzare correttamente e in modo sicuro le attrezzature di lavoro.

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