slide1 l.
Download
Skip this Video
Loading SlideShow in 5 Seconds..
DEFINIZIONE DI IGIENE PowerPoint Presentation
Download Presentation
DEFINIZIONE DI IGIENE

Loading in 2 Seconds...

play fullscreen
1 / 106

DEFINIZIONE DI IGIENE - PowerPoint PPT Presentation


  • 547 Views
  • Uploaded on

DEFINIZIONE DI IGIENE. E’ quella parte della medicina che ha per oggetto la conservazione della salute G. Ciani, 1936

loader
I am the owner, or an agent authorized to act on behalf of the owner, of the copyrighted work described.
capcha
Download Presentation

PowerPoint Slideshow about 'DEFINIZIONE DI IGIENE' - JasminFlorian


An Image/Link below is provided (as is) to download presentation

Download Policy: Content on the Website is provided to you AS IS for your information and personal use and may not be sold / licensed / shared on other websites without getting consent from its author.While downloading, if for some reason you are not able to download a presentation, the publisher may have deleted the file from their server.


- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - E N D - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
Presentation Transcript
slide1

DEFINIZIONE DI IGIENE

E’ quella parte della medicina che ha per oggetto la conservazione della salute

G. Ciani, 1936

La branca delle scienze mediche che si occupa dell’ambiente che circonda l’uomo e che cerca di scoprire e di eliminare i fattori capaci di provocare danni all’organismo o che si oppongono al raggiungimento della massima efficienza.

Flugge, 1881

Lo studio delle misure per mantenere ed aumentare la salute

Hueppe, 1909

L’arte di vivere in piena salute, evitando malattie e dando al corpo ed allo spirito il massimo di sviluppo normale

Courmonr, 1914

La branca della medicina che mira a mantenere lo stato di salute

Puntoni, 1948

La disciplina il cui fine altissimo si identifica con la tutela e l’innalzamento della salute umana.

Cefalù, 1975

Scienza che agendo sull’uomo e sull’ambiente tende a rendere la vita umana più sana, più sicura e più felice.

Disciplina, appartenente alle scienze bio-sanitarie che attraverso il potenziamento dei fattori utili alla salute e all’allontanamento o la correzione dei fattori responsabili delle malattie, tende a conseguire uno stato di completo benessere fisico, mentale sociale dei singoli e delle collettività.

Disciplina che si propone di promuovere conservare la salute sia individuale che collettiva

FATTORI NEGATIVI

FATTORI POSITIVI

+

-

SALUTE

slide2

DEFINIZIONE DEL CONCETTO DI SALUTE

La salute non è semplicemente l’assenza di malattia, è qualcosa di positivo, un’attitudine felice verso la vita ed una lieta accettazione delle responsabilità che la vita stessa comporta per l’individuo.

Sigerist, 1941

La salute è un completo benessere fisico, mentale e sociale e non consiste solamente in una assenza di malattia o di infermità.

Atto di Fondazione O.M.S., 1946

La salute è espressa da livelli di resistenza alla malattia.

Gordon, 1953

La salute è il prodotto di una relazione armoniosa tra l’uomo e la sua ecologia.

Rossdale, 1965

La salute è lo stato di capacità ottimale di un individuo per l’efficace svolgimento dei ruoli e dei compiti per i quali egli è stato socializzato.

Person, 1972

La salute è l’adattamento perfetto e continuo di un organismo al suo ambiente.

Wylie, 1970

Stato di salute è una condizione di continuo adattamento e perfezionantesi equilibrio tra organismo (corpo e psiche) e l’ambiente naturale e sociale, fino al raggiungimento del completo benessere fisico, psichico, spirituale, sessuale, ecologico. Il termine benessere va preso nelle sue accezioni di benessere oggettivo (star bene), soggettivo (sentirsi bene) e psicologico (sapere ed essere convinti di star bene)

Bo, 1977

slide3

TIPOLOGIE

DI FATTORI

CONTESTO

Geo-orografici

Biologici

Fisici

Chimici

AMBIENTE

NATURALE

LIVELLI DI QUALITA’

DELLA VITA

Culturali

Sociali

Istituzionali

Lavorativi

Economici

Civili

Costruiti

AMBIENTE

PRODOTTO

SALUTE

min

max

Genetici

Costituzionali

Comportamentali

AMBIENTE

INDIVIDUALE

min

max

MALATTIA

max

min

IL “CONTINUUM” SALUTE - MALATTIA

– + + + + + + + + + +

– – + + + + + + + + +

– – – + + + + + + + +

– – – – + + + + + + +

– – – – – + + + + + +

– – – – – – + + + + +

– – – – – – – + + + +

– – – – – – – – + + +

– – – – – – – – – + +

– – – – – – – – – – +

  • valore negativo
  • + valore positivo
slide4

Schema riassuntivo delle caratteristiche positive necessarie al conseguimento della

condizione di “salute” (da Noack H., WHO reg. Publ. Europ. Series N° 22, mod.)

slide5

Caratteristiche e/o fattori negativi la cui

assenza è indispensabile per la salute

MALATTIE

CONDIZIONI PREMORBOSE

STATI DI RISCHIO E/O PREDISPOSIZIONE

HANDICAP

DEFICIENZE O MENOMAZIONI

DISADATTAMENTO

INCAPACITÀ O DISABILITÀ

FASTIDIO E/O DISAGIO

slide6

Caratteristiche e/o fattori negativi la cui

assenza è indispensabile per la salute

Malattie

Condizioni premorbose

Stati di rischio e/o predisposizione

Handicap: situazione, condizione di svantaggio che mette in difficoltà una persona e le impedisce di esprimersi in tutte le sue possibilità oppure menomazione o alterazione fisica o psichica, sia congenita sia acquisita o traumatica, che rende gravemente e permanentemente invalido chi ne è affetto

Deficienze o menomazioni

Disadattamento: Condizione in cui l'individuo non riesce a trovare un soddisfacente equilibrio con l'ambiente che lo circonda. Il termine viene però usato prevalentemente in riferimento all'ambiente sociale, cioè ai rapporti che intercorrono fra l'individuo e le altre persone e gli eventi sociali con cui viene in contatto.

Incapacità o disabilità: perdita della capacità e della possibilità di adempiere a determinate mansioni.

Fastidio:senso di molestia (fisica o psichica) che dà luogo a insofferenza

Disagio: imbarazzo, dovuto a situazione psicologica che frena la spontaneità del comportamento

slide7

Scienze matematiche

ingegneristiche

Scienze economiche

legali

Scienze umane e

del comportamento

SALUTE

PREVENZIONE

TUTELA

PROMOZIONE

SANITA’ PUBBLICA

DEMOGRAFIA

STATISTICA SANITARIA

INGEGNERIA SANITARIA

MEDICINA DI COMUNITA’

ECONOMIA SANITARIA

LEGISLAZIONE SANITARIA

ORGANIZZAZIONE SANITARIA

PROGRAMMAZIONE SANITARIA

STORIA DELLA MEDICINA

EDUCAZIONE ALLA SALUTE

IGIENE DEL LAVORO

IGIENE DELL’AMBIENTE

IGIENE DELL’ALIMENTAZIONE

IGIENE OSPEDALIERA

EPIDEMIOLOGIA

Etica

Storia

Filosofia

Psicologia

Sociologia

Antropologia

Statistica

Matematica

Edilizia

Urbanistica

Organizzazione

Economia

Diritto

Genetica

Biologia

Microbiologia

Chimica

Fisica

Fisiopatologia

Semeiotica

Clinica

medica

Discipline biologiche Discipline cliniche

Scienza medica

slide8

MISURA DELLA SALUTE

Principali indicatori delle condizioni sanitarie della popolazione

slide9

Tasso di natalità: rapporto tra il numero di nati vivi in un certo periodo in una zona

geograficamente definita e la stima della popolazione della zona. Viene generalmente riferito a 1000 persone per anno.

Tasso di fecondità: rapporto tra il numero di nati vivi in un certo periodo in una zona geograficamente definita e la popolazione femminile in età fertile (generalmente 15-44 anni) della zona. Viene generalmente riferita a 1000 donne per anno.

Tasso di riproduzione lordo: esprime il numero medio di femmine che una donna partorirebbe negli anni di potenziale maternità data la fecondità corrente delle donne ad ogni età.

Tasso di riproduzione netto: fornisce indicazioni sul numero di femmine che, nate dalla donna media, sopravviverebbero all’età feconda se fossero soggette all’andamento di mortalità corrente.

Tasso grezzo di mortalità: rapporto tra il numero totale di morti in una zona geograficamente definita in un dato periodo e la stima della popolazione della zona. E’ generalmente riferito a 1000 persone per anno.

Tasso di mortalità specifico per causa: rapporto tra il numero di morti per una determinata causa in una zona geograficamente definita in un dato periodo e la stima della popolazione della zona. E’ generalmente riferito a 1000 persone per anno.

Tasso di mortalità specifico per età (e sesso): rapporto tra il numero di morti di una data classe di età (o sesso) in un dato periodo in una zona geograficamente definita e la stima della popolazione della zona della corrispondente classe di età (o sesso). E’ generalmente riferito a 1000 persone per anno.

slide10

Età media, età media di morte, speranza di vita

Sommatoria delle età degli abitanti

Media delle età degli

abitanti di una popolazione

Età media

Numero di abitanti

Sommatoria delle età di morte

Media delle età in cui si

verificano i decessi in

una popolazione

Età media di morte

Numero di morti

Media di anni che rimangono

da vivere per soggetti di una

determinata fascia di età in

una popolazione

Sommatoria degli anni di sopravvivenza

Speranza di vita

(vita attesa)

(vita media a “x” anni)

Numero di soggetti di una

Determinata fascia di età

slide14

DATI CARATTERISTICI ATTINENTI ALLA 3° ETA’ IN ITALIA

(RAPPORTO ISTAT, 1994)

Età media: maschi 73,3 anni; femmine 79,7 anni

N° famiglie con almeno un ultrasessantenne 4.784.000

di cui unipersonali (costituite dal solo ultrasessantenne) 2.730.000 (57%)

L’86% delle famiglie con un ultraottantenne sono unipersonali

N° ultrasessantenni 11.200.000

di cui maschi 5.000.000

di cui femmine 6.200.000

Vivono soli 2.730.000

di cui maschi 470.000

di cui femmine 2.260.000

slide20

CAUSE FAVORENTI LA MORTALITA’ PERINATALE

CAUSE ESOGENE

Agenti teratogeni

Incidenti

CAUSE LEGATE AL PARTO

CAUSE ENDOGENE

Malattie della madre

Malattie ereditarie (emofilia)

Anomalie della meiosi (trisomie)

Isoimmunizzazione Rh

slide21

Elenco degli agenti teratogeni noti

Infezioni materne

Lue

Malattia da Citomegalovirus

Rosolia

Toxoplasmosi

Varicella Herpes-Zoster

Malattie materne

Diabete mellito insulino dipendente

Fenilchetonuria

Les e altre malattie autoimmuni

Malattie tiroidee autoimmuni con anticorpi circolanti

Tumori virilizzanti

Agenti ambientali

Metil mercurio

Bifenil policlorurati

Trattamenti farmacologici o radianti

Acido valproico

Antimitotici, antagonisti dell’acido folico

Fenitoinici

Litio

Metimazolo

Minoxidil

Ormoni ad azione androgena

Penicillamina

Retinoidi

Streptomicina

Tetracicline

Warfarina ed altri derivati cumarinici

Radiazioni ionizzanti terapeutiche 5-10 rad.

Sostanze chimiche voluttuarie

Alcool

Cocaina

slide22

Cause favorenti la mortalità perinatale

  • CAUSE GENETICHE
  • trasmissione di anomalie cromosomiche (emofilia, fenilchetonuria)
  • anomalie della meiosi: trisomie (cause di malformazioni congenite)
  • isoimmunizzazione Rh (M.E.N.), ormai raro
  • CAUSE CHIMICHE: farmaci, sostanze tossiche, alcool (cause di malformazioni congenite)
  • CAUSE FISICHE: radiazioni X, gamma (malformazioni)
  • SINDROMI RESPIRATORIE: ipossie prenatali, asfissia neonatale
  • DISTOCIE
  • PREMATURITA’
  • CAUSE INFETTIVE: infezioni virali, es. rosolia, T.O.R.C.H
slide23

Sintesi degli effetti delle radiazioni ionizzanti

Rischi specifici dell’abuso di alcool in gravidanza

  • Ritardo nell’accrescimento intrauterino con basso peso alla nascita e circonferenza cranica di diametro inferiore alle norme
  • Ritardo dello sviluppo psicomotorio
  • Quadro malformativo con dismorfismo cranico-facciale associato o meno ad altre malformazioni (anomalie scheletriche, malformazioni cardiache, anomalie dei genitali)

Rischi specifici dell’abuso di tabacco in gravidanza

  • Diminuzione dei mezzi di difesa nei confronti di agenti infettivi batterici e virali
  • Aumento di frequenza di menorragie gravidiche
  • Riduzione dell’aumento ponderale materno (malnutrizione materno-fetale)
  • Aumento di frequenza degli aborti
  • Maggior incidenza di nascite pretermine e di basso peso alla nascita
  • Maggior incidenza di mortalità perinatale
slide25

Fattori causali

Fattori di rischio

Non rischio

esposizione

Non malattia

malattia

Malattia asintomatica

Segni e sintomi

Bisogno di salute

Non percepito

Riconoscimento del malessere

(bisogno di salute)

Bisogno di salute

Non espresso

Espressione del malessere

Bisogno di salute

Non soddisfatto

Diagnosi-terapia

PREVENZIONE PRIMARIA

PREVENZIONE SECONDARIA

PREVENZIONE TERZIARIA

slide26

F4

F

M

F3

F1

F2

Malattia C

Malattia B

Malattia A

Rapporto di rischio aspecifico e multiplo (malattie multifattoriali)

Entità, durata,

frequenza diversa di azione

dei fattori di rischio

* Inibizioni o potenziamenti reciproci

tra fattori di rischio

aspecificità

molteplicità

*

*

*

Modulazioni

ambientali

Fattori dell’ospite

MODULAZIONI

FATTORI DI RISCHIO

ASPECIFICI

EFFETTO MULTIPLO

slide27

Agente eziologico

A

Malattia infettiva

A

Rapporto causale biunivoco (malattie infettive)

Fattori agente

Fattori ambiente

Fattori ospite

CAUSA

NECESSARIA

CONDIZIONI DI

SUFFICIENZA

EFFETTO SPECIFICO

slide28

Incidenza = Numeri di nuovi casi di malattia nel tempo t

Popolazione a rischio di ammalare in quel periodo di tempo

x K

Numero di giornate lavorative perse per malattia

x K

Morbilità =

Numero di giornate di lavoro totali

Numero di morti per una malattia

x K

Letalità =

Numero di malati per quella malattia

Numero dei casi di malattia rilevati in un dato istante

x K

Prevalenza =

(puntuale)

Popolazione totale in quell’istante

Numero dei casi di malattia rilevati in un dato periodo

x K

Prevalenza =

(periodale)

Popolazione media in quel periodo

P = I x d

slide29

popolazione

A

B

C

D

E

x

x

individui

x

x

x

x

1 luglio

1 gennaio

insorgenza

incidenza

prevalenza

luglio/gennaio = 4 casi

1 luglio = 2 casi

1 gennaio = 2 casi

luglio/gennaio = 6 casi

decorso

(puntuale)

(di periodo)

x

guarigione o morte

N° Morti per una malattia

Letalità =

N° Malati per quella malattia

slide30

Rischio relativo = Incidenza fra gli esposti

Incidenza fra i non esposti

RR = EM/E

NEM/NE

DEFINIZIONI DI RISCHIO

Rischio assoluto = Incidenza fra gli esposti ad un fattore

R As = EM/E

Rischio attribuibile = Incidenza fra gli esposti – incidenza fra i non esposti

RA = (EM/E) – (NEM/NE)

Rischio attribuibile di popolazione = Incidenza totale – Incidenza fra i non esposti

Oppure Rischio attribuibile x Prevalenza fattore di rischio

RAP = RA x P = IT - INE

slide31

SEGNALAZIONE DI CASISTICA

DESCRIZIONE

OBIETTIVO PRINCIPALE

VANTAGGI

SVANTAGGI

SORGENTI DI DISTORSIONE

ANALISI

descrizione del verificarsi di più casi di malattia in soggetti esposti ad un fattore o di un improvviso aumento di casi di malattia giunta alla propria osservazione. Si tratta per l’appunto più di segnalazioni che di veri e propri studi.

Suggerire ipotesi

Estrema semplicità e facilità. Basta essere buoni osservatori

Mancanza di confronti. Facili le false positività (associazioni casuali) e false negatività (è difficile accorgersi dell’aumento di una malattia già relativamente frequente, le segnalazioni di casistiche si sono dimostrate invece particolarmente utili nelle malattie molte rare)

Tendenza ad ignorare i casi che insorgono nei non esposti e/o accertare la esposizione solo nei casi

Cercare di accertare se con l’aumento dell’intensità dell’esposizione diminuisce il periodo tra inizio della esposizione e insorgenza clinica della malattia

slide32

Forza

si

Plausibilità

Plausibile

Variabili

Non plausibile

no

Variabile indifferente

Agente eziologico

Fattore di rischio

Associazione tra variabili, rischio e causalità

Studio della

Studio della

  • Della correlazione
  • Statistica in termini di
  • Temporalità
  • Consistenza
  • Gradiente

Dell’associazione

Variabile/patologia

Non significativa

Massima specifica

Significativa - aspecifica

slide33

Tipo di studio

DESCRITTIVO

  • Obiettivi
  • Analizzare statistiche correnti di mortalità e/o morbosità;
  • Illustrare il quadro della distribuzione delle varie malattie in rapporto a tempo, luogo e caratteristiche individuali;
  • Calcolare i tassi di mortalità grezzi, specifici e standardizzati;
  • Frequenza delle malattie (tassi di incidenza);
  • Andamento temporale attraverso l’analisi per coorti.
  • Vantaggi
  • I dati sono ricavati dalle statistiche di routine; sono spesso già disponibili e parzialmente elaborati;
  • In paesi in cui le reti di raccolta centrali dei dati funzionano bene, essi sono molto attendibili, soprattutto quelli di mortalità;
  • L’uso di classificazioni standard facilita i confronti anche a livello internazionale.
  • Svantaggi
  • Dati individuali non disponibili;
  • Difficilmente si possono vagliare ipotesi etiologiche specifiche;
  • Impiego frequente di classificazioni standard inadeguate o non aggiornate;
  • Talora non si conoscono con esattezza i “denominatori” adeguati (per emigrazioni e/o immigrazioni);
  • Lunghi tempi di latenza tra la raccolta e l’elaborazione dei risultati.
  • Bias comuni
  • Attendibilità del dato originale dubbia, variabile nel tempo e nello spazio e comunque difficilmente verificabile;
  • Variabilità nella codifica delle malattie;
  • Omissioni delle notificazioni;
  • Cause di morte errate.

Varianti

- Analisi per coorti

slide35

Futuro

Passato

Presente

(soggetti a disposizione)

esposti

Non malati

malati

Non esposti

Non malati

malati

casi

esposti

esposti

Non esposti

Non esposti

controlli

Esposti

malati

Non malati

malati

Non malati

Non Esposti

Coorte

prospettivi

Quanti

diverranno

Quanti

diverranno

quanti sono

stati

Caso/controllo

quanti sono

stati

quanti sono

divenuti

Popolazione

a rischio

Coorte storici

quanti sono

divenuti

Modelli di studi di epidemiologia costruttiva

slide36

PRINCIPALI FONTI DISPONIBILI PER LA RACCOLTA DEI DATI STATISTICO-EPIDEMIOLOGICI IN ITALIA

slide37

Tipo di studio

PREVALENZA

  • Obiettivi:
  • Descrivere l’entità di un fenomeno (malattia o altra variabile) in una comunità o campione di essa, a scopo di una valutazione epidemiologica, della diagnosi precoce (screening), della pianificazione sanitaria;
  • ottenere informazioni sugli atteggiamenti della popolazione nei confronti dei servizi sanitari, sui bisogni di assistenza percepiti, sull’utilizzo dei servizi sanitari stessi;
  • analizzare la possibile associazione di un fattore di rischio con una malattia (limitatamente ad alcune circostanze).
  • Vantaggi
  • Libera scelta sia della popolazione da cui selezionare il campione, sia dei metodi di rilevazione (ad es. questionario e/o accertamenti clinici), sia dei criteri diagnostici da applicare;
  • È di breve durata e relativamente poco costoso;
  • Se il campionamento viene effettuato correttamente, i risultati sono generalizzabili a tutta la popolazione.
  • Svantaggi
  • Non si addice a malattie molto rare o di breve durata:
  • Se si effettuano interviste, i dati riferiti al passato possono essere poco attendibili;
  • Non fornisce indicazioni sull’incidenza ma solo sulla prevalenza del fenomeno
  • Bias comuni
  • campionamento non corretto
  • interpretazione errata del ruolo di un fattore causale (associato alla maggior sopravvivenza invece che all’incidenza della malattia)
  • Adesione all’indagine non elevata
  • Varianti
  • campagne di screening
slide38

FATTORI DA TENERE IN CONSIDERAZIONE NELLA PREPARAZIONE DI UN QUESTIONARIO

1. Decidere quali informazioni sono necessarie

2. Stabilire la via di somministrazione

3. Revisione bibliografica e discussione tra colleghi

4. Scegliere le singole domande

5. Usare un linguaggio adeguato

6. Scegliere forma grafica e modalità di presentazione

7. Pensare alla codifica delle risposte

8. Predisporre bozza da validare

9. Effettuare uno studio pilota

10. Stampa della versione finale

slide39

LINEE GUIDA PER LA VALIDAZIONE DI UN QUESTIONARIO

(modificata da: Dillmann, 1974)

Le domande sono comprensibili?

Le domande vengono interpretate in modo univoco da tutti i rispondenti?

Ci sono domande che evocano risposte non interpretabili?

  • Le domande a risposta chiusa hanno una risposta adattabile ad ogni rispondente?

Ci sono domande prive di risposta?

slide41

Tipo di studio

CASO-CONTROLLO

  • Obiettivi
  • valutare il ruolo di uno o più fattori di rischio attraverso una rilevazione retrospettiva di dati ricavati da due gruppi di individui, di cui uno costituito da soggetti con una specifica malattia (o altra condizione) e l’altro da soggetti senza quella condizione
  • stimare il rischio relativo (odds ratio)
  • Valutare il ruolo dei singoli fattori di rischio e dell’eventuale sinergismo in caso di etiologia multifattoriale
  • Vantaggi
  • è organizzativamente semplice, poco costoso e rapido
  • consente di indagare contemporaneamente su diversi possibili fattori di rischio
  • permette di saggiare ipotesi recentemente emerse
  • può essere utilizzato anche per malattie molto rare
  • è relativamente semplice mantenere costanti le modalità di rilevazione
  • Svantaggi
  • non permette di calcolare l’incidenza o la prevalenza delle malattie ma solo la stima dei rischi relativi
  • non è adatto se il fattore di rischio è poco frequente nella popolazione esaminata
  • mancanza di dati oggettivi sull’entità dell’esposizione
  • Bias comuni
  • selezione non accurata dei casi e dei controlli
  • atteggiamenti psicologici e ricordi diversi nei casi rispetto ai controlli (recall bias)
  • Atteggiamenti diversi dell’intervistatore
  • Se si utilizzano casi “prevalenti” anziché “incidenti” si possono scambiare per fattori di rischio condizioni associate con una maggiore sopravvivenza
  • Varianti
  • studio caso-controllo a controlli appaiati (matching) e non appaiati
slide42

Tipo di studio

A COORTE

  • Obiettivi
  • calcolare incidenza e mortalità delle malattie
  • quantizzare il rischio attraverso il calcolo dei tassi di incidenza negli esposti, nei non esposti e negli esposti a vari gradi e livelli
  • calcolare il rischio relativo ed attribuibile
  • confronti tra soggetti esposti in modo diverso
  • analisi differenziate per età e durata della esposizione
  • Vantaggi
  • calcolo diretto dei tassi di incidenza nei gruppi esposti (ai diversi gradi) e non esposti
  • tutti i casi di malattia o di complicazioni che si verificano in un tempo definito possono essere accertati obiettivamente
  • La rilevazione dei fattori di rischio non può essere influenzata dalla presenza della malattia
  • Svantaggi
  • di lunga durata, organizzativamente difficile e costoso
  • è difficile mantenere costanti nel tempo le modalità di rilevazione
  • non si possono saggiare ipotesi etiologiche suggerite successivamente all’inizio dello studio
  • non si addice a malattie rare nella coorte in esame
  • Bias comuni
  • perdite di follow-up
  • la conoscenza dell’esposizione o meno a fattori di rischio può influire sull’accertamento della malattia
  • cambiamenti nel tempo delle metodiche di rilevazione
  • Varianti
  • coorti storiche
slide43

Tipo di studio

SPERIMENTALE

  • Obiettivi
  • paragonare l’efficacia di due o più trattamenti terapeutici
  • valutare l’efficacia di un intervento di prevenzione o di rimozione di fattori di rischio su un gruppo di persone o su un’intera comunità
  • Vantaggi
  • è il più corretto studio da un punto di vista metodologico, per la distribuzione casuale dei fattori non conosciuti nei gruppi che si confrontano (attraverso la randomizzazione) e per la possibilità di eliminare il condizionamento psicologico di paziente e sperimentatore (studi in cieco)
  • unico caso in cui sono rispettati perfettamente i principi dell’inferenza statistica
  • Svantaggi
  • applicazioni limitate nell’uomo per problemi etici
  • spesso di difficile organizzazione, di lunga durata e costoso
  • Bias comuni
  • perdite al follow-up
  • rifiuto alla partecipazione
  • la conoscenza del trattamento può influenzare l’accertamento dell’esito (se non si utilizzano gli studi in cieco
  • Varianti
  • sperimentazioni cliniche controllate
  • Interventi sul campo
  • Interventi comunitari
slide44

STUDIO EPIDEMIOLOGICO

STUDI SPERIMENTALI

STUDI OSSERVAZIONALI

Sperimentazioni cliniche

controllate

Sperimentazioni in

comunità

Studi trasversali

Studi retrospettivi

Studi prospettici

Valutazione dell’efficacia

Ed efficienza di un

Intervento sanitario

Valutazione dei

Bisogni di salute

Identificazione dei

Fattori di rischio

Di malattie rare

Identificazione dei

Fattori di rischio

Delle malattie

Area della valutazione

Area della programmazione

Area dell’etiologia

Rapporto tra tipo di indagine ed area di intervento epidemiologico

Studi in funzione del tempo

Esposizione o caratteristica

Osservata al momento dello

studio

Campionamento

in funzione

della causa

Campionamento in funzione

Della malattia

slide45

EPIDEMIOLOGIA GENERALE DELLE MALATTIE INFETTIVE

STORIA

DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA

AGENTE EZIOLOGICO

VIE DI PENETRAZIONE ED ELIMINAZIONE

MODALITA’ DI CONTAGIO E TRASMISSIONE

CONDIZIONI PREDISPONENTI E IMMUNIZZANTI

IN BASE ALL’EVOLUZIONE NEL TEMPO

Malattie decrescenti: febbre tifoide, malattie veneree

Malattie stazionarie: epatite virale (da A ad E)

Malattie recrudescenti: tubercolosi, salmonellosi

Malattie cicliche:

Cicli stagionali: influenza, malattie esantematiche, febbre tifoide

Cicli poliennali: malattie esantematiche, pertosse

Cicli secolari: influenza, colera

slide46

IN BASE ALLA DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA

Malattie esotiche: peste, colera, malaria, febbre gialla

Malattie endemiche: tifo, epatite virale (da A a E), tetano, morbillo, influenza

Malattie ubiquitarie: tetano, influenza, morbillo, epatite virale (da A a E)

ENDEMIA

EPIDEMIA (da malattia esotica o endemica)

PANDEMIA

  • Protozoi
  • miceti o funghi
  • batteri
  • spirochete
  • micoplasmi
  • rickettsie
  • clamidie
  • virus
slide47

DISPOSIZIONE DI ALCUNE MALATTIE INFETTIVE UMANE SECONDO

L’INFETTIVITA’, LA PATOGENICITA’ E LA VIRULENZA DEI LORO AGENTI ETIOLOGICI (da Fox, Hall e Elveback, 1970)

slide48

PORTATORI

Portatori

Soggetti che eliminano uno specifico agente patogeno in assenza di segni clinici di malattia

Portatori precoci

Soggetti che si trovano nel periodo di incubazione di una malattia e che possono diffondere l’agente patogeno anche prima del manifestarsi della malattia stessa

Portatori convalescenti

Malati che continuano ad eliminare l’agente patogeno anche dopo la guarigione clinica

Portatori cronici

Portatori sani

Soggetti che si infettano ed eliminano l’agente patogeno senza sviluppare la malattia

slide49

ASPETTI PIU’ IMPORTANTI PER L’EPIDEMIA GENERALE

DELLE MALATTIE TRASMISSIBILI

STORIA E DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA (comportamento temporale e spaziale)

AGENTI ETIOLOGICI (virus, chlamydiae, rickettsie, scizomiceti e micoplasmi, ifomiceti e lieviti, protozoi

RISERVE O SERBATOI E SORGENTI DI INFEZIONE

(in particolare UOMO e ANIMALI) malati

convalescenti

portatori precoce

sano

tardivo e cronico

VIE DI PENETRAZIONE cute

DEI MICRORGANISMI

mucose delle vie respiratorie

“ digerenti

“ genitourinarie

congiuntivale

placenta (toxoplasma, listeriosi, rosolia, CMV, Herpes, etc.

VIE DI ELIMINAZIONE cute

mucose (come sopra)

sangue (trasfusioni, manipolazioni, insetti ematofagi)

MODALITA’ DI CONTAGIO trasmissione diretta per contatto fisico vero e proprio

per rapporto di estrema vicinanza

trasmissione indiretta a mezzo di veicoli quali:

aria (goccioline, nuclei delle goccioline, granuli di polvere

acqua (per lo più per inquinamento secondario)

alimenti (contaminazione primaria o secondaria)

suolo

oggetti d’uso (fomites)

a mezzo di vettori distinti in:

meccanici o passivi

attivi o obbligati e di arricchimento

slide50

TRASMISSIONE DIRETTA (PER CONTATTO)

  • Contatto diretto
  • Contatto intercutaneo:
  • Patologia cutanea da Staphylococcus aureus e da staphylococcus epidermidis (paterecci, foruncoli, favi ecc
  • Patologia cutanea da Streptococcus pyogenes, malattie da Streptococchi dei gruppi C e G (ascessi, flemmoni, erisipela ecc.)
  • Dermatofizie (Microsporum, Trycophyton)
  • Scabbia (Sarcoptes scabie)
  • Pediculosi pubica (Phthirius pubis) o dei capelli (Pediculus capitis)
  • Bacio:
  • Virus HS tipo 1
  • Malattia citomegalica (Cytomegalovirus)
  • Mononucleosi infettiva (virus Epstein-Barr)
  • Epatite B (virus HBV)
  • Malattie veneree
  • Verticale
  • Durante il passaggio attraverso il canale del parto:
  • Meningite purulenta (Listeria monocytogenes)
  • Meningiti e sepsi neonatali (Strept. agalactiae gr. B)
  • Congiuntivite gonococcica neonatale (Neisseria gonorrhoeae)
  • Malattia da virus HS tipo 2
  • Epatite B (HBV)
  • Candidosi (Candidae)
  • Tricomoniasi (Trichomonas vaginalis)
  • Infezione da Campylobacter (Campylobacter foetus)
  • Per via trans-placentare ed ematica:
  • Sifilide (Treponema pallidum)
  • Rosolia (Togavirus)
  • Toxoplasmosi (Toxoplasma gondii)
  • Granuloma infattisettico (Listeria monocytogenes)
  • Tripanosomiasi (Trypanosoma brucei)
  • HIV
  • Semidiretta
slide51

Elenco dei principali veicoli e delle malattie da essi più frequentemente trasmesse

Trasmissione parenterale

Trasfusioni di sangue ed emoderivati

Strumenti medici o chirurgici

Siringhe ed aghi (tossicodipendenti)

Strumenti da toilette personale

Tatuaggi

Elenco dei principali vettori e delle malattie da essi trasmesse

slide53

ARIA COME VEICOLO

goccioline di Flugge

UOMO desquamazione cutanea

aerosol da liquami

ANIMALI allevamenti

aerosol da manipolazione di prodotti animali

aerosol da impianti di condizionamento,

AMBIENTE impianti idrici, industriali (legionelle, miceti)

aerosol da acque marine (biotossine algali)

slide54

Ereditarietà della predisposizione (dificits immunitari

Congeniti)

Età e sesso

Stati morbosi o postumi di altre malattie, trattamenti iatrogeni (manovre diagnostiche, terapie fisiche, con farmaci, ecc.)

Individuali

Attività lavorative

Abitudini di vita

Alimentazione

Abitazione

Livello culturale (educazione igienica)

Calamità naturali, guerre, rivoluzioni

Professionali e sociali

Condizioni predisponenti

Climatico-ambientali

Vari tipi di immunità antinfettiva (da La Placa)

di specie

Immunità congenita o refrattarietà

(in seguito a meccanismi diversi

dalla presenza di anticorpi)

di individuo

Passiva (connatale o attraverso il colostro)

Attiva (per infezioni pregresse)

Naturalmente

Artificialmente

Immunità acquisita

(da presenza di anticorpi)

Passiva (per somministrazione di siero immune o

Gammaglobuline)

Attiva (in seguito a vaccinazione)

slide55

LA RISPOSTA IMMUNITARIA

ANTIGENE: molecola “estranea”, appartenente ad un batterio o ad un altro invasore, capace di indurre una risposta immunitaria

ANTICORPO (o IMMUNOGLOBULINA, Ig): molecola proteica specifica, prodotta dal Sistema Immunitario, che reagisce con l’antigene che ne ha provocato la sintesi

La risposta immunitaria verso un antigene può assumere due forme:

Risposta anticorpale: in cui sono prodotti e secreti anticorpi capaci di combinarsi specificamente con l’antigene

Risposta cellulo-mediata: in cui vengono stimolati alla proliferazione linfociti capaci di riconoscere specificamente l’antigene, tramite recettori di superficie, e di secernere numerosi mediatori (linfochine)

slide56

Risposta immunitaria

Immunità di specie (differenti livelli di suscettibilità o resistenza delle singole specie agli agenti di malattia)

Immunità di razza (differenti livelli di suscettibilità o resistenza delle singole razze agli agenti di malattia)

Immunità individuale (differenti livelli di suscettibilità o resistenza della stessa specie o razza)

Barriere meccaniche-chimiche (cute, mucose, pH, sostanze antimicrobiche)

Difese cellulari non specifiche (fagocitosi, infiammazione, febbre)

Naturale

(stato di resistenza

Al momento della nascita)

Attiva

(per mezzo di anticorpi prodotti dal sistema immunitario dell’organismo)

Passiva

(per mezzo di anticorpi ricevuti da altro soggetto, come ad es. per trasmissione placentare dalla madre al feto o attraverso il latte materno)

Immunità

(resistenza)

Naturale

(stato immunitario

Ottenuto con mezzi naturali

Come ad es. la trasmissione

Placentare)

Acquisita

(resistenza ottenuta

durante la vita

dell’individuo)

Attiva

(indotta dalla introduzione di microrganismi attenuati o uccisi o loro prodotti inattivati, come ad es. vaccini)

Passiva

(indotta dall’introduzione di anticorpi ottenuti da altri soggetti o animali, come ad es. i sieri immuni)

Artificiale

(stato immunitario indotto dall’introduzione di sostanze immunogene o di anticorpi prodotti per questo scopo)

slide57

PREVENZIONE

Norme di legge

Tecniche pubblicitarie

Educazione sanitaria

Pressione sociale

Informazione

Motivazioni

Servizi adeguati

Scelta del gruppo

“Health belief model”

RIMUOVERE I

FATTORI

DI RISCHIO

MODIFICA DI

COMPORTAMENTO

PREVENZIONE PRIMARIA

(“Prevention of occurrence”)

Ambiente naturale

Ambiente sociale

Ambiente di lavoro

MODIFICHE

AMBIENTALI

POTENZIARE

LE DIFESE

IDENTIFICARE I SOGETTI A RISCHIO

DIAGNOSI PRECOCE

PREVENZIONE SECONDARIA

(“Prevention of progression”)

RIABILITAZIONE

RECUPERO SOCIALE

QUALITA’ DELLA VITA

PREVENZIONE TERZIARIA

slide58

Schema degli interventi di profilassi delle malattie infettive

AMBIENTE

Notifica

Isolamento

Terapia antibiotica

malato

UOMO

Conviventi

e contatti

Sorveglianza sanitaria

Bonifica

Isolamento

Educazione sanitaria

1 SORGENTE

DI INFEZIONE

Portatore

(identificato con

accertamenti

di laboratorio)

ANIMALE

Abbattimento

RISANAMENTO AMBIENTALE (protezione delle fonti di approvvigionamento idrico; smaltimento dei rifiuti liquidi e solidi, ecc)

IGIENE SOCIALE (dell’abitato, dell’abitazione, delle persone)

DISINFEZIONE E STERILIZZAZIONE (sui veicoli: oggetti d’uso, alimenti e bevande)

DISINFESTAZIONE

  • AMBIENTE
  • (tutto ciò che può mediare
  • L’incontro ospite-parassita)

Attiva (vaccinazione)

Passiva (sieroprofilassi,

immunoglobulino-profilassi)

IMMUNOPROFILASSI

CHEMIOPROFILASSI

3 SANO RECETTIVO

SORGENTE

SANO RECETTIVO

slide59

PREVENZIONE

DIRETTA:

1. Attività intese ad aumentare le difese dell’individuo nei confronti delle infezioni (immunoprofilassi, farmaci)

2. Attività intese a riconoscere i mocrorganismi patogeni nei singoli individui e nella popolazione e ad ostacolare la diffusione (ricerca e bonifica portatori, denuncia, accertamento diagnostico, isolamento, contumacia)

3. Attività di bonifica microambientale (sterilizzazione, disinfezione, disinfestazione, asepsi, antisepsi)

INDIRETTA:

Risanamento e miglioramento degli ambienti di vita e lavoro controllo della qualità dell’acqua, alimenti, bevande

slide60

PROMOZIONE DELLA SALUTE

(Carta di Ottawa, 1986)

  • Realizzare delle politiche a sostegno della salute
  • promuovere la qualità della vita
  • sviluppare un’azione comunitaria
  • incentivare le capacità personali
  • riorientare i servizi sanitari ed assistenziali
slide61

Convivente: soggetto che condivide la stessa dimora del malato

Contatto: soggetto che ha avuto rapporti con il malato tali da consentire il contagio in relazione alle modalità di trasmissione dell’agente patogeno

Isolamento: separazione del soggetto da tutte le altre persone ad eccezione di coloro che lo assistono

Sorveglianza sanitaria: obbligo per il soggetto di farsi controllare dalle Autorità Sanitarie ad intervalli stabiliti, senza limitazione della libertà personale

BONIFICA DEI PORTATORI

  • Eliminazione del microrganismo patogeno con farmaci o interventi particolari (colicistectomia per la S. Typhi)
  • Misure contumaciali in particolare l’allontanamento da attività lavorative (es. alimentaristi portatori di salmonella
  • Educazione sanitaria (pulizia della persona, disinfezione degli escrementi, eliminazione di contatti sessuali non protetti ecc.)
slide62

STERILIZZAZIONE: Distruzione di ogni forma di vita in ambienti e materiali

DISINFEZIONE: Distruzione di germi patogeni in ambienti e materiali

DISINFESTAZIONE: Distruzione di macroparassiti-vettori

Asepsi, Antisepsi, Risanamento

slide63

FATTORI CHE INFLUENZANO L’AZIONE DEI DISINFETTANTI

  • Fattori propri del disinfettante
  • concentrazione delle soluzioni
  • stabilità delle soluzioni
  • pH delle soluzioni
  • Fattori inerenti la popolazione microbica
  • specie microbica e fase del ciclo vitale
  • entità della popolazione microbica
  • età delle cellule microbiche
  • variazioni della resistenza batterica
  • Fattori inerenti il materiali da disinfettare
  • pulizia preliminare o concomitante del substrato
  • compatibilità
  • completezza del contatto
  • intimità del contatto
  • tempo del contatto
  • temperatura di impiego
  • presenza di sostanze organiche
slide64

VACCINAZIONE

Immunoprofilassi attiva, effettuata con la somministrazione di un

preparato immunogeno, cioè capace di provocare una risposta

immunitaria contro uno specifico agente eziologico, senza

riprodurre il quadro patologico ad esso correlato. Mezzo

fondamentale nella prevenzione primaria delle malattie infettive,

può avere un ruolo decisivo nell’eliminazione di alcune di esse

(es: vaiolo, poliomielite, difterite, tetano), un ruolo ausiliario per

altre (es: colera, febbre tifoide, tubercolosi).

slide65

estensivo

Provvedimento

di massa

Professioni

Classi di età

Viaggiatori

Attività sportive

Abitudini di vita

selettivo

slide66

FATTORI CHE INFLUENZANO LA RISPOSTA INDIVIDUALE

AD UNA VACCINAZIONE

Inerenti la vaccinazione

Microrganismo ucciso

Microrganismo attenuato

Anatossine

Componenti microbiche (naturali, DNA ricombinante, polipeptidi sintetici)

Idiotipici

Tipo di antigene

Fosfato ed idrossido di alluminio

Associazione con altri antigeni e componenti strutturali (muramildipeptide)

Liposomi

Polimeri a rilascio controllato

Adiuvanti

Dose

Numero di dosi

Intervalli fra le dosi

Vaccini associati o combinati

Somministrazione

Inerenti l’individuo

Maturazione del sistema immunitario

Presenza di anticorpi materni

Età

Caratteristiche genetiche

Deficit immunitari

Alimentazione

Patologie concomitanti

slide67

ALCUNE TAPPE FONDAMENTALI NELLA STORIA

DELLE VACCINAZIONI

  • 1721 Introduzione della variolizzazione in Inghilterra
  • 1798 Pubblicazione del lavoro di Jenner
  • 1885 Vaccinazione antirabbica di Pasteur
  • 1921 vaccino antitubercolare B.C.G.
  • Anatossina difterica
  • 1927 anatossina tetanica
  • 1954 vaccino antipolio inattivato da Salk
  • 1957 vaccino antipolio attenuato di Sabin
  • 1960 vaccino antimorbilloso: Edmonston B e Schwarz
  • 1962 vaccini antirosolia
  • 1966 vaccini antiparotite
  • 1967 vaccino antirabbico su cellule diploidi
  • 1968-71 vaccino anti-meningococcico
  • 1973 vaccino contro la varicella
  • 1977 ultimo caso di vaiolo naturale registrato nel mondo
  • 1979 dic. Dichiarazione ufficiale di eradicazione del vaiolo (maggio 1980 Assemblea Mondiale)
  • 1980 vaccino contro l’Haemophilus influenzae tipo B
  • 1987 vaccino ricombinante contro l’epatite B
slide68

REAZIONI INDESIDERATE ALLE VACCINAZIONI

Dolore, rossore, edema, indurimento,

Impotenza funzionale

Rossore esteso, edema esteso, indurimento esteso, contrattura muscolare, lesioni del tronco nervoso, ascessi batterici o sterili, emorragie intramuscolari, ulcerazioni, necrosi tissutale

Lievi

Gravi

Reazioni locali

Febbre > 38°C < 39°C, anoressia, cefalea, vomito, diarrea, stipsi, esantemi, tumefazioni dei linfonodi, pallore, irritabilità

Febbre > 39°C, pianto persistente > 3 h, convulsioni

Collasso, paralisi flaccida (dopo OPV), manifestazioni da ipersensibilità generalizzata (anafilassi)

Lievi

Moderate

Gravi

(complicazioni)

Reazioni generali

slide69

Controindicazioni alla somministrazione di vaccini

  • Controindicazioni temporanee di ordine generale valide per tutti i vaccini
  • Malattia acuta febbrile (> 38°C)
  • Turbe generali giudicate clinicamente importanti
  • Controindicazioni temporanee o permanenti relative a situazioni particolari
  • Stati di immunodepressione:
  • primitiva (immunodeficienze congenite);
  • Secondaria a patologie (HIV, leucemie, linfomi, tumori)
  • In seguito a trattamenti farmacologici (alchilanti, antimetaboliti, radiazioni, corticosteroidei a dosaggi elevati)
  • 2) Allergia a costituenti di vaccini. Possibili reazioni locali o sistemiche da:
  • componenti del vaccino (antigeni proteici):
  • Antibiotici aggiunti o residuati dalle colture cellulari
  • Conservanti, stabilizzanti
slide70

Fattori di cui bisogna tener conto nella formulazione del

Calendario vaccinale dell’infanzia

  • Epidemiologici
  • l’immunizzazione deve avvenire prima dell’esposizione al rischio
  • efficacia protettiva del vaccino (in base ai risultati dei saggi clinici)
  • la copertura vaccinale deve raggiungere i livelli richiesti per conseguire l’obiettivo prefissato
  • l’immunizzazione estensiva della popolazione riduce la circolazione naturale dell’agente patogeno e modifica la “herd immunitty”

Immunologici

  • maturità del sistema immunitario
  • interferenza con anticorpi di origine materna
  • numero di dosi e relativi intervalli, richiesti per conseguire la protezione
  • compatibilità tra diversi vaccini che potrebbero essere somministrati nella stessa seduta

Pratici

  • numero di vaccini da inserire nel calendario
  • disponibilità di vaccini combinati
  • numero di richieste di accessi al servizio vaccinazioni
  • conservabilità del vaccino
slide71

Con le vaccinazioni vengono evitati nel mondo, ogni anno, non meno di tre milioni di decessi nei bambini di età inferiore a 5 anni, ed almeno 400.000 casi di polio paralitica, malattia di cui è prossima la totale eliminazione in tutto il mondo, al pari di quanto già avvenuto per il vaiolo. Questi traguardi sono stati raggiunti grazie al "Programma Esteso di Immunizzazione" (EPI), promosso dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nell'ambito del Piano "Salute per tutti nell'anno 2000". Anche l'Italia, come Stato membro dell'OMS, ha aderito al programma EPI e ne segue le raccomandazioni, che prevedono il controllo delle malattie infettive attraverso vaccinazioni e calendari vaccinali differenti a seconda delle situazioni sanitarie dei diversi Paesi.

In Italia sono raccomandabili nell'infanzia vaccinazioni per prevenire le seguenti malattie: morbillo, parotite e rosolia (MMR), infezioni da Haemophilus influenzae b (Hib), pertosse (DTP).

Con l'approvazione, da parte della Conferenza Permanente per i rapporti tra Stato, Regioni e province Autonome di Trento e Bolzano, del Piano Nazionale per l'eliminazione del morbillo e della rosolia congenita (13 novembre 2003), l'Italia si è impegnata per realizzare finalmente, attraverso la vaccinazione MPR, un efficace controllo del morbillo, ancora presente in forma epidemica nel nostro Paese, in vista dell'obiettivo dell'eliminazione della malattia entro il 2007 dall'intera Regione Europea.

Le vaccinazioni antidifterica-tetanica (DT), antipolio (OPV-IPV) antiepatite B (HB) sono obbligatorie per legge nel nostro Paese.

(1) Nei bambini nati da madri positive per HBsAg, da somministrare entro 12-24 ore, contemporaneamente alle immunoglobuline specifiche antiepatite B; il ciclo va completato da una seconda dose a distanza di 4 settimane dalla prima, da una terza dose dopo il compimento della ottava settimana e da una quarta dose in un periodo compreso tra l'undicesimo ed il dodicesimo mese di vita, in concomitanza con le altre vaccinazioni.

(2) E' possibile la somministrazione simultanea, in un'unica seduta vaccinale, delle vaccinazioni antidifterico-tetanica-pertossica, antiepatite virale B, antipoliomielitica ed antimorbillo-parotite-rosolia, anticipando quest'ultima al dodicesimo mese di vita. Qualora non sia stato possibile somministrare una dose di vaccino MPR entro i 24 mesi di vita , è necessario utilizzare ogni seduta vaccinale successiva per il recupero dei soggetti non vaccinati.

(3) L'offerta attiva della seconda dose di routine della vaccinazione antimorbillo-parotite-rosolia è epidemiologicamente importante soltanto dopo il raggiungimento di coperture vaccinali pari o superiori all'80 % nella popolazione bersaglio (bambini di età inferiore a 24 mesi di vita).

(4) Ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 165, per gli adolescenti non precedentemente vaccinati.

slide72

Malattie cronico-degenerative

Le malattie cronico-degenerative non rappresentano un gruppo nosologico ben definito, ma, in un’ottica igienistica, tale denominazione riunisce patologie caratterizzate da:

Patogenesi su base degenerativa

Evoluzione cronica

Eziologia multifattoriale

Importanza sociale per gravità, diffusione e costi

Ad esempio:

MALATTIE CARDIOCIRCOLATORIE

TUMORI

DIABETE

BRONCOPNEUMOPATIE CRONICO-OSTRUTTIVE

CIRROSI EPATICA

ECC.

slide73

78 anni

47 anni

Andamento della vita media nel periodo 1910 -1981

Abitudini personali

Alimentazione

Fumo di tabacco

Alcool\droga

sedentarieta’

Contaminazione ambientale

Inquinamento atmosferico

Inquinamento idrico

Contaminazione alimentare

+

Tumori

Malattie cardiovascolari

Broncopneumopatie croniche

Malattie dismetaboliche

Malattie mentali, ecc.

1981

1910

Hanno almeno una malattia cronica (%)

slide74

Caratteristiche epidemiologiche differenziali delle patologie infettive

e cronico-degenerative

slide75

FATTORI DI RISCHIO DELLE CARDIOPATIE ISCHEMICHE

Alterazioni del metabolismo lipidico (Colesterolemia)

Ipertensione arteriosa

Fumo

Età

Sesso

Ereditarietà

Sedentarietà

Stress psichici

Altre patologie (diabete)

Dieta

slide77

Fattori di rischio esogeni riconosciuti come preminenti nel modello etiologico dei

tumori: broncopolmonari, gastrici, del grosso intestino e della mammella

slide79

Prevenzione primaria dei tumori bronco polmonari, gastrici, della mammella, del grosso intestino. Fattori e/o condizioni da incoraggiare

slide80

Fattori da considerare in una campagna di screening

  • Aumento significativo della durata e della qualità della vita
  • Sensibilità, specificità, valori predittivi del test
  • Disponibilità di mezzi diagnostici per esaminare i positivi al test
  • Problemi psicologici legati alla falsa positività
  • Costo del test, del personale impiegato e della conferma diagnostica
  • Modalità e tecniche di esecuzione del test
  • Invasività e dannosità del test

Elenco di un gruppo di patologie suscettibili di screening

Displasia congenita esame obiettivo

Fenilchetonuria esame di laboratorio (test di Guthrie)

Mucoviscidosi esame di laboratorio (test del sudore)

Galattosemia amniocentesi ed esame di laboratorio

Albinismo esame di laboratorio

Ipotiroidismo congenito esame di laboratorio

Anemia ferrocarenziale esame di laboratorio

Criptorchidismo esame obiettivo

Sordità audiometria

Alterazioni oculari esame obiettivo e strumentale

Glaucoma pressione intraoculare

Seminomi testicolari palpazione

Diabete glicemia

Ipertensione misurazione P.A.

Tumore della cervice uterina Pap-test

Tumore mammario palpazione, mammografia, termografia

Tumore del colon-retto ricerca di sangue occulto nelle feci

Tumore dei bronchi esame dell’espettorato

Talassemia resistenze globulari

Sindrome di Down amniocentesi

Spina bifida amniocentesi

Malattie cardiovascolari ECG ed esami di laboratorio

slide81

IGIENE DEL LAVORO

  • Ha il fine di salvaguardare e tutelare la salute fisica e psichica di qualsiasi prestatore d’opera. Cerca di puntualizzare le condizioni e le cause attraverso cui una certa attività lavorativa può giungere a compromettere l’integrità fisica o psichica del lavoratore con lo scopo di eliminarle.
  • Disciplina di tipo preventivo, di carattere tecnico
  • EFFETTI NEGATIVI sulla salute dei singoli lavoratori
  • Possono derivare:
  • Dalle caratteristiche dell’immobile dove viene svolto il lavoro;
  • Dalle condizioni fisiche negli ambienti legate al tipo di lavoro;
  • Dagli agenti inquinanti gli ambienti di lavoro;
  • Dall’età e stato di salute del lavoratore;
  • Dall’organizzazione del lavoro
  • MALATTIA E INFORTUNIO
  • Rappresentano la conseguenza del sommarsi di 20 o più di tali cause
  • Trascuratezza e/o negligenza con cui sono utilizzati, o fatti utilizzare, sia i mezzi personali di protezione sia gli accorgimenti tecnici atti a bonificare gli ambienti di lavoro. Inoltre il mancato intervento dei titolari o la mancata collaborazione dei singoli lavoratori per modificare abitudini comportamentali e, non ultimo, una mancata informazione dei rischi presenti, sono elementi in grado di influire sui provvedimenti di bonifica.
slide82

LAVORO

Fatica fisica

Posizioni

Intensità

Durata

Incidenti

Organizzazione lavoro

Stress psicologico

CAUSE DI INSALUBRITA’ IN AMBITO LAVORATIVO

AMBIENTE

Incidenti

Fatt. fisici-meccanici

Microclima

Illuminazione

Rumore

Vibrazioni

Radiazioni ionizzanti

e non

Fatt. chimici

Gas, vapori

Fumi

Polveri

Sostanze tossiche

con attività acuta

o cronica

Fatt. biologici

Allergeni

Microrganismi

slide83

Pericoli ecotossicologici

  • Effetti sull’ambiente

RISCHIO CHIMICO

Classificazione di pericolosità delle sostanze

Identificazione delle proprietà pericolose delle sostanze

  • Pericoli fisico-chimici
  • Esplosive
  • Comburenti
  • Infiammabili
  • (altamente, facilmente infiammabili)
  • Pericoli tossicologici
  • Tossiche
  • Nocive
  • Corrosive
  • Irritanti
slide84

SSCHEMA DI RICOGNIZIONE DEI PERICOLI PER LA VERIFICA DI EVENTUALI ESPOSIZIONI DEI LAVORATORI A RISCHI LAVORATIVI SPECIFICI 

RRISCHI FISICI 

1 - MECCANICI

·cadute dall’alto

·urti, colpi impatti, compressioni

·punture, tagli, abrasioni

·scivolamenti, cadute a livello

·vibrazioni

2 - TERMICI

·calore radiante, fiamme libere

·freddo

·microclima

3 - ELETTRICI E/O MAGNETICI

·contatto con elementi in tensione

·rischi da campi statici

·campi a frequenza industriale

·campi a frequenze superiori

4 - RADIAZIONI

·non ionizzanti (ultravioletti, radiofrequenze, laser )

·ionizzanti (raggi X, radioisotopi)

5 - RUMORE

slide85

RRISCHI CHIMICI

1AERODISPERSI

-polveri, fibre

-         fumi

-         nebbie

2LIQUIDI

-immersioni

-     aerosol, schizzi

3GAS, VAPORI

4SOSTANZE IRRITANTI E/O SENSIBILIZZANTI

5SOSTANZE CORROSIVE

6SOSTANZE TOSSICHE E/O NOCIVE

1SOSTANZE CANCEROGENE

2SOSTANZE MUTAGENE

3SOSTANZE TOSSICHE PER IL CICLO RIPRODUTTIVO

4SOSTANZE PERICOLOSE PER L’AMBIENTE

5 PIOMBO, AMIANTO

6 FITOFARMACI

7 FARMACI

8 FARMACI ANTIBLASTICI

9

slide86

RRISCHI BIOLOGICI

1.     BATTERI

2.     VIRUS

3.     FUNGHI

4.     ENDOPARASSITI UMANI

5.     ALTRI PARASSITI

6.     COLTURE CELLULARI

7.     AGENTI BIOLOGICI

·GRUPPO 1

·GRUPPO2

·GRUPPO 3

·GRUPPO 4

8.     MICRORGANISMI GENETICAMENTE MODIFICATI

·GRUPPO 1

·GRUPPO 2

9.     ATTIVITÀ PARTICOLARI CON RISCHIO BIOLOGICO

slide87

A ALTRI RISCHI

VIDEOTERMINALI

·> = 4h continuative al giorno per tutto l’anno

2 MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI

·da 20 a 30 Kg

·da 3 a 20 Kg

3 RISCHI D’INCENDIO

·sostanze combustibili

·sostanze infiammabili

·sostanze esplosive

·sostanze comburenti

4LOCALI PARTICOLARI

slide88

ANALISI DEL RISCHIO

VALUTAZIONE

CONTROLLO

COMUNICAZIONE

ESPERTI

PUBBLICO

slide89

ANALISI DEL RISCHIO

CONTROLLO DEL RISCHIO

Identificazione delle azioni

Valutazione e scelta delle azioni

Verifica dei risultati

Monitoraggio e revisione

VALUTAZIONE DEL RISCHIO

Identificazione del pericolo

Caratterizzazione del pericolo

Valutazione dell’esposizione

Stima del rischio

COMUNICAZIONE DEL RISCHIO

OBIETTIVI

STRATEGIE

I livello - Informazione

II livello - Dibattito

III livello - Confronto

slide90

VALUTAZIONE DEL RISCHIO

Epidemiologia

frequenza e distribuzione dei casi

fattori di rischio

vie di diffusione

VALUTAZIONE DEL RISCHIO

Identificazione del pericolo

Caratterizzazione del pericolo

Valutazione dell’esposizione

Stima del rischio

Microbiologia

Tossicologia

patogenicità

fattori predisponenti

Resistenza/persistenza

Monitoraggio ambientale

Diffusione e distribuzione di agenti patogeni o indicatori

Contesto

procedure, percorsi, materiali

slide91

PUBBLICO

ESPERTI

Basata sulla percezione

Soggettiva

Ipotetica

Emotiva

Irrazionale

Basata sull’evidenza

Oggettiva

Analitica

Scientifica

Razionale

VALUTAZIONE DEL RISCHIO

slide92

probabilità matematica che il fattore provochi il danno

RISCHIO

Pericolo, rischio e preoccupazione

proprietà intrinseca ad un fattore (attività, materiale, ambiente) di produrre un danno

PERICOLO

timori e paure del pubblico su un pericolo, che non necessariamente derivano da evidenze scientifiche né sono correlate al grado di rischio

PREOCCUPAZIONE

slide93

DETERMINANTI DELLA PREOCCUPAZIONE

Involontario

  • Smaltimento rifiuti
  • Produzione di vaccini

Artificiale

  • Bioterrorismo (Uffici postali)
  • Allevamenti

Sconosciuto

  • BSE
  • Salmonelle

Terrorizzante

  • SARS
  • Influenza

Controllato da altri

  • Manipolazione di prodotti animali
  • Laboratori di microbiologia

Sfiducia nella fonte

  • Datore di lavoro
  • Sindacato

Popolazioni vulnerabili

  • Familiari
  • Lavoratori

Prevenibile o riducibile

  • HBV
  • HCV

Rispondenza (delle istituzioni)

  • Chiusura, distacco, contrasto
  • Trasparenza, cortesia, comprensione

Attenzione dei media

slide94

VALUTAZIONE DEL RISCHIO

PUBBLICA VALUTAZIONE

DEL RISCHIO

ESPERTI DI VALUTAZIONE

DEL RISCHIO

Paura del nuovo

Incertezza sul tipo di rischio

Sovrastima dei piccoli rischi

Percezione del

rischio basata sulla

valutazione

Percezione del

rischio basata su

errori cognitivi

e sulla

preoccupazione

Percezione del

rischio basata sulla

consapevolezza e

su valori

Ruolo non legittimato

nel controllo del rischio

Ruolo legittimato

nel controllo del rischio

slide95

EFFETTI DELLA PREOCCUPAZIONE

  • Il pubblico presta più attenzione quando è preoccupato
  • Attivisti e media traggono profitti dalla preoccupazione
  • I cittadini preoccupati non ascoltano i dati oggettivi sul rischio
  • Il pubblico risponde più alla preoccupazione che al rischio
  • La preoccupazione può distrarre dai veri pericoli

EFFETTI DI UNA CORRETTA COMUNICAZIONE

  • Se il pericolo è basso, la comunicazione dovrebbe diminuire la preoccupazione presentando il rischio come volontario, noto e giusto e le decisioni condivise con la collettività
  • Se il pericolo è elevato, la comunicazione dovrebbe stimolare la giusta percezione del rischio.
slide96

CONTROLLO DEL RISCHIO

  • MISURE COLLETTIVE
  • Tecnologie a minore dispersione
  • Processi a ciclo chiuso
  • Automazione
  • Procedure di lavoro a minore rischio di esposizione

ESPERTI

CONTROLLO DEL RISCHIO

Identificazione delle azioni

Valutazione e scelta delle azioni

Verifica dei risultati

Monitoraggio e revisione

  • MISURE INDIVIDUALI
  • Dispositivi di protezione:
  • Guanti
  • Mascherine
  • Schermi
  • Indumenti
slide97

PUBBLICO

LAVORATORI

CONTROLLO DEL RISCHIO

  • Adozione di corretti comportamenti e procedure di lavoro
  • Uso dei DPI
  • Misure igieniche

EDUCAZIONE

FORMAZIONE

slide98

Cultura

sociale

del rischio

Precedenti

convinzioni

Precedente

percezione

del rischio

Istituzioni

sanitarie

Famiglia/Amici

Comunità

Contesto della

comunicazione

del rischio (fonti di informazione, canali, ecc.)

Progetto formativo

Messaggio della

comunicazione

del rischio

Giudizio di efficacia dell’azione preventiva

Convalida del messaggio

Accettazione del messaggio

Consapevolezza e percezione del rischio

Persona

Condizioni di esposizione

Convinzioni e pregiudizi sul rischio

Decisione dell’azione preventiva

Controllo individuale

del rischio

Caratteristiche individuali (cultura, età, sesso, risorse, interesse,ecc.)

Comportamento di riduzione del rischio

slide99

COMUNICAZIONE SANITARIA EFFICACE

ACCESSIBILITA’: informazioni diffuse attraverso mezzi che raggiungano tutti

COERENZA: informazioni univoche, non contraddittorie nel tempo o fra fonti

diverse

IDONEITA’ CULTURALE: processi formativi costruiti tenendo conto delle

caratteristiche etniche, razziali , linguistiche, ma anche del livello

di istruzione

EVIDENZA SCIENTIFICA: metodologia rigorosa per produrre linee guida e misure di efficienza-efficacia

CONTINUITA’ - RIPETITIVITA’: informazione continua o ripetuta per mantenere e rinforzare l’impatto sul pubblico e raggiungere nuove generazioni

TEMPESTIVITA’: informazioni fornite quando il pubblico ne ha bisogno o è più recettivo

slide100

POSSIBILI OBIETTIVI DI UN PROGRAMMA

DI COMUNICAZIONE DEL RISCHIO

Informazione – educazione del pubblico sui rischi e loro valutazione

Es: Comparazione di dati statistici sul rischio da diverse tecnologie

Modifiche comportamentali ed azioni protettive per la personale riduzione del rischio

Es: Uso di segnaletica per indicare aree a rischio ed uso di DPI

Informazioni e direttive per il comportamento in disastri ed emergenze

Es: Avvisi di allarme per incidente in laboratorio

Soluzione di problemi collettivi e di conflitti, coinvolgendo il pubblico nelle decisioni su questioni controverse

Es: Assemblee pubbliche per informare i cittadini sull’installazione di impianti di smaltimento

slide101

SETTE REGOLE

PER LA COMUNICAZIONE DEL RISCHIO

(EPA, modif.)

PROGETTAZIONE E VALUTAZIONE

ATTENZIONE ED ASCOLTO PER LE PREOCCUPAZIONI PARTECIPAZIONE DEL PUBBLICO

ONESTA’ , FRANCHEZZA, TRASPARENZA

CHIAREZZA ED EMPATIA

AZIONE COORDINATA DI VARIE FONTI

USO ADEGUATO DEI MEDIA

slide102

ELEMENTI PER LA VALUTAZIONE

DI PROGRAMMI DI COMUNICAZIONE DEL RISCHIO

INDICATORI RISPETTO AGLI OBIETTIVI

METODOLOGIA DEL PROGRAMMA DI COMUNICAZIONE-VALUTAZIONE

STRUMENTI E METODI PER LA RACCOLTA, L’ELABORAZIONE E L’ANALISI DEI DATI

RAPPORTO CONCLUSIVO PER SEGNALARE GLI ASPETTI POSITIVI E LE CRITICITA’

Raramente un programma e’ totalmente un successo o un insuccesso: sia i risultati positivi che quelli negativi possono rappresentare un valido insegnamento se correttamente analizzati

slide103

FASI DI VALUTAZIONE DI UN PROGRAMMA

DI COMUNICAZIONE DEL RISCHIO

COSTRUZIONE: valutare le strategie ed il materiale in termini di:

completezza, chiarezza, tono, appropriatezza, effetto previsto

PROCESSO: valutare le procedure, le mansioni e le attività sulla base di:

numero di persone coinvolte, programma delle attività, quantità di materiale distribuito o di avvisi esposti, presenza alle riunioni, articoli stampati, richieste di ulteriori informazioni.

RISULTATO: valutare le conseguenze immediate di un programma come:

cambiamenti di conoscenze, atteggiamenti o comportamenti

EFFETTO: valutare le conseguenze a lungo termine ed il raggiungimento degli obiettivi dichiarati, rilevando:

cambiamenti nella morbosità, nella mortalità o nell’assenteismo dal lavoro, mantenimento di lunga durata dei comportamenti corretti, tasso di recidive

slide104

CHI INCLUDERE

  • NELLO STUDIO PRELIMINARE E NEL PRETEST?
  • PUBBLICO
  • Livello culturale, caratteristiche socio-psicologiche
  • Conoscenze, atteggiamenti, comportamenti, per verificare quali nuove informazioni sono necessarie
  • Miti e pregiudizi sull’argomento
  • Attrattiva, appropriatezza, comprensibilità e rilevanza individuale del materiale prodotto
  • ESPERTI ESTERNI
  • Verifica dell’accuratezza e correttezza dei contenuti informativi
  • Verifica dell’appropriatezza delle metodologie e del materiale sulla base di modelli e teorie di comunicazione
  • OPINION LEADERS
  • (mass media, gruppi politici e religiosi, associazioni, legislatori, amministratori)
  • Assicurarsi che utilizzino il materiale prodotto, supportando e non ostacolando il programma
  • Aumentare il senso di appartenenza del materiale
  • Identificare dalla loro esperienza problemi con il pubblico
  • COMITATI ETICI
  • Ottenere le necessarie autorizzazioni prima dello studio sul pubblico e della diffusione del materiale
slide105

Modifica degli atteggiamenti

Educazione

sanitaria

Adozione di

comportamenti

Acquisizione delle

conoscenze

Epidemiologia