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Sociologia della Comunicazione

Sociologia della Comunicazione.

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Presentation Transcript


  1. Sociologia della Comunicazione

  2. Non è possibile, oggi, non studiare i media. Molti definiscono l’attuale come la società della comunicazione. Gestire l’impatto della comunicazione mediale è l’attività fondamentale di ogni giornata e della vita di ogni attore sociale. Dai media si ricevono tutte le informazioni necessarie, i prodotti culturali (alti o bassi) che divertono o fanno pensare, le suggestioni che ci inducono a cambiare poco o tanto, o più semplicemente suggeriscono come fare acquisti, viaggiare, ecc. Eppure si studiano poco o non con l’attenzione che meriterebbero. Basterebbe pensare, da un lato, alla cultura dell’edonismo individualista e dello spettacolo e, dall’altro, al tragico contesto delle guerre e del terrorismo. Tutte tematiche che affollano i messaggi mediali ogni giorno e impongono mode, paure, atteggiamenti collettivi aldilà delle barriere nazionali Studiare i media è oggi fondamentale

  3. Malgrado tutto ciò, è ancora prevalente l’atteggiamento di coloro che ritengono questi fenomeni di scarso significato e di nessun valore culturale. Molti tra quelli che vi dedicano una qualche attenzione li condannano senza appello, ritenendoli responsabili della distruzione o marginalizzazione della vera cultura: quella dei libri, dell’arte, delle scienze. Quella dei valori veri. Tragico errore perché la cultura veicolata dai mass-media sembra avanzare e imporsi malgrado il disinteresse o il disprezzo degli apocalittici vecchi e nuovi. Ma c’è, forse, un’altra ragione che rende complicato affrontare lo studio dei media, dei loro prodotti e dei loro effetti. Chi ne ha consuetudine, sa che queste tematiche sfuggono alle comode scorciatoie della facile generalizzazione. E’ difficile, se non impossibile, a proposito di questi fenomeni, arrivare a leggi universali, a definire trend stabili nel tempo, a trovare spiegazioni definitive. Bastano pochi esempi. Le ricerche definiscono il pubblico dei media come attivo (capace di scelte consapevoli) ma spesso appare il contrario, come nel caso dell’apparentemente inspiegabile successo di qualche prodotto assolutamente “trash” o di alcune effimere mode. Anche i fruitori colti sembrano abbandonarsi, in certi casi, a consumi che definire popolari appare un soave eufemismo. Ma, all’opposto, accade che fruitori con basso capitale socio-culturale si accostino con diletto a prodotti di grande livello e valore con culturale: si pensi ai film di grandi registi in T.V. o ai libri distribuiti con quotidiani e riviste. Studiare i media è oggi fondamentale

  4. Malgrado tutto ciò, è ancora prevalente l’atteggiamento di coloro che ritengono questi fenomeni di scarso significato e di nessun valore culturale. Molti tra quelli che vi dedicano una qualche attenzione li condannano senza appello, ritenendoli responsabili della distruzione o marginalizzazione della vera cultura: quella dei libri, dell’arte, delle scienze. Quella dei valori veri. Tragico errore perché la cultura veicolata dai mass-media sembra avanzare e imporsi malgrado il disinteresse o il disprezzo degli apocalittici vecchi e nuovi. Ma c’è, forse, un’altra ragione che rende complicato affrontare lo studio dei media, dei loro prodotti e dei loro effetti. Chi ne ha consuetudine, sa che queste tematiche sfuggono alle comode scorciatoie della facile generalizzazione. E’ difficile, se non impossibile, a proposito di questi fenomeni, arrivare a leggi universali, a definire trend stabili nel tempo, a trovare spiegazioni definitive. Bastano pochi esempi. Le ricerche definiscono il pubblico dei media come attivo (capace di scelte consapevoli) ma spesso appare il contrario, come nel caso dell’apparentemente inspiegabile successo di qualche prodotto assolutamente “trash” o di alcune effimere mode. Anche i fruitori colti sembrano abbandonarsi, in certi casi, a consumi che definire popolari appare un soave eufemismo. Ma, all’opposto, accade che fruitori con basso capitale socio-culturale si accostino con diletto a prodotti di grande livello e valore con culturale: si pensi ai film di grandi registi in T.V. o ai libri distribuiti con quotidiani e riviste. Studiare i media è oggi fondamentale

  5. Gli effetti reali dei media (aldilà della facile aneddotica giornalistica) avvengono per tortuosi processi con non poche contraddizioni o, per comprenderli, sono necessarie “spiegazioni” complesse. E’ il caso (che affronteremo in un prossimo capitolo) del rapporto tra consumo mediale e partecipazione politica. Accade, così, che i risultati degli studi e delle ricerche possano apparire incerti e poco convincenti se comunicati e spiegati tramite brevi e inequivocabili assunti. Questo spiega anche come siano tenuti poco in conto dai legislatori e dall’opinione pubblica che chiedono pareri senza sfumature e facili ricette. Così spesso si finisce per non fare nulla di decisivo anche a proposito di reali e gravi problemi. Si pensi, ad esempio, il tema del rapporto tra infanzia e media. Studiare i media è oggi fondamentale

  6. Anche nel campo dei media si deve accettare il paradigma, accettato ormai in tutte le discipline scientifiche, per cui data la complessità dei fenomeni da studiare è necessaria una forte cautele sui risultati conseguiti. Questi sono suscettibili di aggiustamenti e correzioni all’inserimento di nuove variabili di cui si deve tener conto. Così anche nello studio dei fenomeni legati ai media, non ci si deve sempre aspettare che “dati A, B e C è molto probabile o sicuro che avverrà D”; meglio muoversi nella logica che “dati A, B e C è da ritenere più probabile D, ma anche E o F, o meglio, considerare che, in contesti e situazioni diverse, si possono anche realizzare D1, D2 e D3”, cioè variazioni attorno ad un esito atteso. Detto diversamente non è possibile studiare i media con un modello del tipo “aut…aut”, ma è bene ricorrere ad un del tipo “et…et”: come dire che sono possibili esiti diversi e soluzioni differenziate (ad esempio in termini di stili di consumo o di effetti) per individui e gruppi sociali diversi. Malgrado questi limiti, gli studi sui media (sui loro effetti o il consumo da parte di pubblici particolari, ecc.) restano di grande utilità ed è irrinunciabile non promuoverli considerando la rilevanza di queste tematiche in chiave sociale e culturale. Studiare i media è oggi fondamentale

  7. Per meglio chiarire questa posizione, riprendiamo l’esempio fatto in precedenza su minori e media. Al presente è da ritenere che non si siano ancora definitivamente accertati gli effetti di una prolungata esposizione mediale (soprattutto televisiva) nei più piccoli: si può, però, escludere che questa possa portare, come non pochi sostengono, ad una certa e profonda interiorizzazione della violenza e ad una forte predisposizione al consumo. Studiare i media è oggi fondamentale

  8. E’ dunque importante studiare i media anche se difficile. I loro contenuti suggeriscono modelli di comportamento ad una gran parte dei soggetti che vivono, tra incertezze e paure, le complesse vicende e il futuro incerto della società contemporanea. In questo contesto, la rilevanza dei fenomeni sociali e culturali connessi o attribuibili ai media può essere valutata anche da un conciso elenco delle loro principali funzioni o disfunzioni. Queste, a nostro avviso, le principali: Studiare i media è oggi fondamentale

  9. i media sono la principale fonte delle informazioni nella società contemporanea; possono però essere anche causa di disinformazione (possono essere “usati” o deviati da chi riesce a controllarli) o di incertezza sui significati da ricavarne per un’offerta troppo abbondante, contraddittoria e, il più delle volte, superficiale: si può, così, arrivare al paradosso che troppo informazione può produrre nessuna o scarsa conoscenza; Studiare i media è oggi fondamentale

  10. i media “danno voce” (e, quindi, rilevanza sociale e forte legittimazione) a chi concedono largo spazio: possono però “cancellare” (fino a non farli più considerare malgrado la loro oggettiva importanza) chi non viene da essi considerato o volutamente ignorato. Lo stesso dicasi per i problemi trattati: si concede molto (troppo) spazio a ciò che si ritiene “abbia successo” (anche se si parla del nulla) e non se concede molto a quelli fondamentali ma considerati “noiosi” o troppo difficili; la trivialità dei temi trattati e la superficialità della trattazione sembrano diventare carattere precipuo della produzione multimediale nella contemporaneità; Studiare i media è oggi fondamentale

  11. i media hanno una forte capacità di influenzare opinioni e atteggiamenti aldilà dell’importanza dei temi su cui esercitano la loro efficacia; essi non riescono a creare dal nulla bisogni e interessi, ma dando spazio a tematiche di moda o imposte da qualche interesse (economico, promozionale, ecc.) vi attribuiscono un valore aggiunto che fa ritenere importanti gli oggetti trattati e li impone all’attenzione dei più; i media organizzano, così, l’esperienza collettiva indirizzando l’attenzione generale verso tematiche, valori e personaggi che diventano oggetto di riferimento comune, e fondamento del senso comune: le cose che tutti conoscono e a cui è facile riferirsi, quelle di cui si discute più comunemente e molti vi si appassionano. In particolare i media forniscono i contenuti fondamentali a particolari subculture (i giovani, le classi alte metropolitane, ecc.) e gruppi sociali di cui determinano stili di vita, mode collettive, ecc.; Studiare i media è oggi fondamentale

  12. l’organizzazione dell’esperienza collettiva avviene per frammenti casuali (colti dal singolo) nel flusso continuo e massiccio della produzione multimediale; la combinazione dell’insieme di tali frammenti in chiave di senso unitario è soggettiva, provvisoria e aperta: non sempre questa riesce nel modo migliore e ciò è spesso causa di incertezza cognitiva . In sintesi si sa poco e male di tante cose. Studiare i media è oggi fondamentale

  13. i media danno suggestioni importanti per la costruzione delle identità individuali e collettive, ma possono anche deviarle su interessi marginali (o estranei a quel soggetto) per la sovrabbondante offerta e contraddittorietà degli stimoli offerti; questi possono essere, così, una peculiare occasione di crescita individuale (che si vede aperti nuovi e più vasti orizzonti, suggerire opportunità e modelli di vita e di comportamento) oppure, al contrario, essere un’occasione di dispersione e continua messa in dubbio degli obiettivi su cui si è pensato, fino a quel momento, di realizzarsi; ne viene che le suggestioni dei media sono gran parte dei contenuti su cui si esercita l’autoriflessività individuale: quindi occasione di crescita e responsabilizzazione morale, ma anche di evasione e disimpegno o di forte e generalizzata deresponsabilizzazione; Studiare i media è oggi fondamentale

  14. l’esperienza concreta come singolo attore sociale (quelle che hanno costruito la sua biografia) tende a mescolarsi, fino a confondersi, con quelle solo apparentemente reali del consumo mediale: le situazioni, i personaggi e i luoghi che ha solo visto o di cui ha letto senza averli vissuti davvero. Pertanto la costruzione dell’identità individuale (o, meglio, del Sé- ideale) è il risultato del combinato casuale di tutto ciò (reale o virtuale) che si è andato sedimentando nella memoria e nel cuore dei soggetti; per questo si può ritenere che gran parte dell’identità del soggetto nella società post-moderna sia legata ai suggerimenti e alle suggestioni mediali; Studiare i media è oggi fondamentale

  15. i media rendono possibili o facilitano identificazioni con modelli culturali (e personaggi o stili di vita che li rappresentano) e quanto essi suggeriscono; in alcuni casi le “proposte” mediali sono di grande fascino e suggestione e offrono concrete proposte di comportamento sociale: si pensi a quelle veicolate dai divi del piccolo e grande schermo, o dai personaggi che si impongono (anche se breve periodo e per certe loro qualità di cui non sempre è possibile comprenderne appieno le ragioni del successo) alla cronaca. I media sono la fucina, nella contemporaneità, di nuovi miti e riti su cui si modellano comportamenti e si cementa la socialità (come comune sentire) di grandi gruppi; Studiare i media è oggi fondamentale

  16. i frammenti o porzioni isolate di prodotti mediali finiscono per ricomporsi (per il loro insistere su certi personaggi, trame e modalità discorsive) in storie o narrazioni che diventano i più accreditati e utilizzati schemi cognitivi per interpretare ciò che accade ai singoli o quanto diventa oggetto di interesse culturale a livello collettivo; come i bambini interpretano la realtà nello stesso modo in cui “leggono” le fiabe, così gli adulti interpretano la vita vera come una storia narrata dai media; l’insieme di tutte le storie e narrazione assunte nell’esperienza (individuale e collettiva)reale o di consumo mediale, danno la rappresentazione del mondo e suggeriscono il ruolo che ciascuno pensa di assegnarsi in esso; a volte, per un eccesso di “rumore”, possono anche renderla confusa e vuota e, quindi, non dare nessuna indicazione al soggetto su quali mete perseguire e in che ottica comportarsi; Studiare i media è oggi fondamentale

  17. le storie e le narrazioni mediali contribuiscono fortemente alla costruzione di una memoria storica che si affianca e, a volte, tende a sovrapporsi a quella che è il prodotto delle vite e degli accadimenti privati e collettivi di un certo gruppo sociale; nella memoria mediale la realtà si mescola alla fantasia di autori e sceneggiatori che hanno trattato tali problemi e le spiegazioni e le ragioni della storia vera si perdono completamente facendo prevalere fatti e personaggi inventati, o di scarsa rilevanza anche se di grande appeal narrativo; Studiare i media è oggi fondamentale

  18. i media rendono incerte le tradizionali dimensioni di tempo e luogo; anziché vivere in un certo tempo (il presente come costruito dal passato e in previsione di un futuro definito dalle condizioni e possibilità del momento) e in un certo luogo (quello dove si vive), ogni attore-spettatore vive in continuità e naturalmente l’esperienza di vivere senza alcun problema -apparentemente ma molto verosimilmente- in tempi diversi (come lo portano a fare le narrazioni mediali ambientate in epoche diverse ma che sembrano attuali) e di conoscere luoghi in cui non è mai stato al punto di pensare di averci vissuto o di poterlo fare. L’attore sociale-spettatore vive in un presente insistito e dilatato ed è naturalmente cittadino del mondo: ma queste esperienze non reali possono produrre una forte sensazione di spaesamento-estraniazione; Studiare i media è oggi fondamentale

  19. i media hanno reso sempre più incerto il confine tra sfera privata e sfera pubblica; la prima è invasa dalla seconda nel caso dei drammatici eventi riportati dai media (si pensi ai drammatici casi del terrorismo) dove l’analisi razionale del “cittadino” sulle cause e le ragioni del fenomeno sono sostituite dal tumulto delle emozioni che lacerano nel profondo il soggetto alla vista delle immagini che parlano di queste tragedie. La seconda è, invece, invasa dalla prima quando, ad esempio, i consumi definiscono l’identità o l’immagine del soggetto e ne orientano i modi della partecipazione sociale e le sue identificazioni: ciò che si è realizzato appieno da quando le tradizionali appartenenze (di classe, religiose, politiche, ecc.) hanno perso di rilevanza e non hanno più trasmesso i significati e i valori di fondo da dare alla vita; Studiare i media è oggi fondamentale

  20. *la confusione di spazi privati e pubblici e la del tutto particolare rilevanza di alcune tematiche d’attualità (sia rilevanti come, ad esempio l’interesse per la questione ecologica o più superficiali e mediaticome la personalizzazione e spettacolarizzazione di alcuni leader politici) danno diversi contenuti e una diversa funzione al tradizionale concetto di “opinione pubblica”. Questa, anziche essere lo spazio di discussione pubblica e di confronto di opinioni dei ceti più colti e rappresentativi di una società, è divenuta un’arena globalizzata e mediale dove sembrano possano intervenire larghi strati di cittadini-spettatori, anche se con un limitato peso e autorevolezza nella discussione. Si potrebbe dire che si è allargata la sfera di partecipazione, ma è diminuita la possibilità e l’efficacia dell’intervento del singolo e l’approfondimento delle tematiche. Prevale, così, la dimensione “spettatori” su quella dei “cittadini”: si può, quindi, valutare con forte scetticismo la loro limitata capacità di accesso alle informazioni e argomentativi, oppure si può considerare positivamente il fatto che si siano aperte nuove possibilità di intervento-partecipazione a strati di popolazione che fin qui, per la loro appartenenza marginale di strato-ceto o per disagiata localizzazione geografica, ne erano stati esclusi. Studiare i media è oggi fondamentale

  21. alcune considerazioni di contesto ad una possibile teoria sui media Studiare i media è oggi fondamentale

  22. Tre sono le considerazioni introduttive che servono da contesto ad un tentativo di una teoria sui media. Il primo si riferisce (come suggerisce anche da Silverstone) al fatto che i media introducono magia e fantasia nella dimensione della quotidianità, ad esempio suggerendo situazioni e luoghi, e presentando personaggi che trasportano chi li vede (o legge , ascolta…) in mondi fantastici, eppure apparentemente reali e possibili, che sembrano una “meravigliosa” proiezione della loro esperienza concreta in genere “non eccezionale”. Sembra, così, possibile allo spettatore di entrare nel piccolo o grande schermo (o al lettore nelle pagine del libro che sta leggendo) e vivere le vicende narrate del tutto immaginate eppure cosi verosimili da sembrare vere. E’ quanto succede alla donna che si identifica nei personaggi di una “soap”, a chi legge un romanzo di fantascienza, a chi sogna i trionfi di uno sportivo amato, ecc. Studiare i media è oggi fondamentale

  23. La seconda è relativa (anche se spesso trascurata) ad un nuovo tipo di stratificazione sociale che deve considerare due grandi gruppi molto distanti tra loro. Il primo è composto da coloro che sono in grado di effettuare scelte nella ricchissima produzione multimediale, separando i contenuti validi e interessanti da quelli (prevalenti) di scarsa qualità e sono capaci di interpretarli abilmente, arrivando così ad una decodifica consapevole dei messaggi e valutarne i significati meno evidenti. Il secondo è, invece, composto da tutti coloro che subiscono passivamente (senza scegliere e impegnarsi in una approfondita analisi e valutazione) i prodotti mediali, specialmente quelli di minor spessore e impegno. Studiare i media è oggi fondamentale

  24. La terza si riferisce al contesto socio-culturale, entro cui agiscono i media, che possiamo sinteticamente definire come di grande complessità e in continua e non sempre evidente mutazione e dal senso e dai significati non sempre evidenti e accettabili. Ne deriva una grande insicurezza verso il futuro e la conseguente tentazione di abbandonarsi allo svago e ai consumi (sia di beni intangibili come tangibili) come vie per costruirsi un privato sereno se non proprio felice. Sullo sfondo il tentativo di sfuggire alla fastidiosa sensazione di non riuscire a dare senso e significato alla propria vita con la conseguente penosa (e diffusa) esperienza di provare una crescente sensazione di inautenticità nel definire e perseguire le mete personali e nei rapporti sociali. Studiare i media è oggi fondamentale

  25. Sulla base di queste tre considerazioni di fondo è possibile avanzare alcuni punti essenziali per un (approccio di) modello interpretativo. Anche in questo caso, li esporremo sinteticamente per punti: Studiare i media è oggi fondamentale

  26. *la decodifica della produzione mediale avviene come fruizione di frammenti di un flusso ininterrotto (le singole notizie che destano interesse, gli spot che catturano l’attenzione, le sequenze dei prodotti di fiction che coinvolgono fortemente, ecc.) che si ricompongono, nella memoria dei fruitori, in schemi cognitivi ad alto tasso emotivo-simbolico. Con importanti conseguenze. Silverstone è lapidario a questo proposito: una cultura lineare del frammento (arrivata fino al dominio della scrittura sulle altre forme espressive) è sostituita da una cultura (globale) a mosaico del frammento, che si è imposta da quando immagini e suoni si sono affermati prepotentemente; Studiare i media è oggi fondamentale

  27. *l’integrazione dei modelli culturali e valoriali (quanto predispone all’agire individuale) avviene, quindi, sull’insieme soggettivo dei molti richiami della produzione mediale (che si sono “fermati” nell’immaginario individuale e collettivo) e non su un sistema valoriale e cognitivo omogeneo e condiviso collettivamente e legittimato (dai valori tradizionali e condivisi, dalla storia di quel gruppo sociale, ecc.). Un processo che si può spiegare così: tutti attingono alla “grande fiera” di questi prodotti e vi “comprano” (in misura più o meno elevata, di qualità o meno) quello che piace loro, gli interessa o li fa divertire. Il coinvolgimento-acquisto è, salvo rari casi, casuale ed effimero. Un grande narcisismo sembra, così, caratterizzare il comportamento del pubblico mediale. E’ coinvolgente ciò che parla delle cose che interessano e soddisfano, spesso semplicemente il loro desiderio di evasione; Studiare i media è oggi fondamentale

  28. * non a caso la produzione mediale è caratterizzata, in buona parte da “rappresentazioni e immagini, idee e valori che dissimulano le realtà dell’esistenza sociale.” (Silverstone). Ciò avviene non solo nella “quasi realtà” (Livolsi) della fiction scritta o per immagini, ma anche nella superficialità dell’informazione e dei dibattiti che non permette di conoscere i fatti (nella loro realtà e cause), ma solo di “averne notizia”: un nascondimento ambiguo e pericoloso perché fa illudere di conoscere la realtà così come essa è mentre, invece, se ne sfiora appena la superficie e, comunque, la si conosce come la immaginano-descrivono degli “autori”; Studiare i media è oggi fondamentale

  29. *inventare (nella fiction) e dissimulare (nella superficialità dell’infotainement) sono le vie per cui si costruisce un’ideologia alternativa, non pianificata e chiusa, ma di grande efficacia nel suggerire –apparentemente in modo involontario- modelli di comportamento e, più in generale, una sensibilità estetizzante che premia il frammento e l’orpello e, comunque, il disimpegno. Un’ideologia che trae la sua forza non dalla sostanza dei valori su cui si fonda, ma al contrario per non imporne realmente e deliberatamente nessuno ed essere gradevole e illusoria. I media non predicano e impongono i loro contenuti, ma affabulano e seducono. Studiare i media è oggi fondamentale

  30. *ciò che si impone (o, detto diversamente, i contenuti prevalenti dell’ideologia mediale) è ciò che viene reiteratamente esposto nei media. I temi su cui i media insistono sono quelli che diventano rilevanti e significativi aldilà della loro effettiva rilevanza. Morgan e Signorelli , non a caso, sostengono che la T.V. (ma potremmo meglio dire l’intero sistema multimediale) “è diventata il comune ambiente simbolico che interagisce con la maggior parte delle cose che pensiamo e facciamo.” Silverstone sostiene che vi è “un sistema di valori dominanti iscritti nelle narrazioni e rappresentazioni più o meno coerenti della televisione.” In questa prospettiva va considerata l’accusa di omologazione dei testi mediali. Anche se questa non è del tutto condivisibile e non riguarda, comunque, tutti i contenuti mediali e l’universo dei consumatori-fruitori.. Studiare i media è oggi fondamentale

  31. * anche se i media sono portatori di una loro propria ideologia, in molti contesti nazionali, essi sostengano anche le ideologie dominanti in quei paesi. E’ evidente che il potere economico-politico ha un naturale interesse ad occuparsi (con leggi “ad hoc”o forti investimenti di denaro) dell’informazione. Malgrado questi casi, l’accusa di totale asservimento ideologico al “potere” dei media non è corretta e va riformulata nel seguente modo: il sistema mediale tende ad indirizzarsi naturalmente verso i valori e lo schieramento ideologico-politico dominante anche se ne è spesso anche (almeno in parte e salvo i casi di dittatura reale o potenziale) un forte avversario e il portavoce di posizioni diverse e critiche. Mai o quasi mai uno schieramento acritico e omologato agli interessi dominanti anche se questi hanno, in genere, molti mezzi-risorse per “servirsene” o non avere posizioni antagoniste. Studiare i media è oggi fondamentale

  32. *l’ideologia espressa dal sistema multimediale è caratterizzata essenzialmente da disimpegno, spettacolo e consumi. Il rumore mediale rende difficile l’impegno e la riflessione, almeno ad un grande numero di persone che tendono, spontaneamente, ad interessarsi di quei frammenti particolarmente accattivanti o che hanno toccato una particolare corda del loro cuore. L’effetto di fondo è quello di spostare l’attenzione verso la sfera del privato (luogo di relazioni sociali “sicure”) rispetto a quella pubblica che sembra invece essere quella del disincanto, degli obblighi e dell’impegno non sempre legittimati da significati condivisi o convincenti. Per questo può avvenire che i prodotti mediali (come certi consumi) servano come “indennizzo privato per lesioni pubbliche” (Siverstone): è il caso dei “reality” per un pubblico “guardone” e senza grandi interessi o delle trasmissioni sportive per gli uomini. Studiare i media è oggi fondamentale

  33. Fin qui alcune note di carattere più critico. Consideriamone adesso altre meno ostili ai media e ai loro effetti: Studiare i media è oggi fondamentale

  34. una notevole parte del pubblico mediale (in crescita perché caratterizzata da giovane età e buon livello scolare) non può essere accusata di ricevere passivamente –cioè senza capacità e volontà di scelte e decodifica-valutazione attenta dei contenuti- i prodotti mediali. Una gran parte di questo pubblico può essere definito attivo anche se non critico. Non va sottovalutata una tendenza a “prendere le distanze dai media”, anche se questa riguarda ancora una minoranza colta. Attivi significa anche costruire insiemi informativi dotati di significato messi alla prova di possibili alternative. E’ un’attitudine alla valutazione distaccata dei prodotti oggetto di attenzione. In ciò gioca la parte più fredda della sensibilità estetica che impone una valutazione distaccata anche da ciò che attrae e piace emotivamente. Controllare le informazioni e limitare il coinvolgimento emotivo sono i requisiti di questa tendenza “fredda”. Studiare i media è oggi fondamentale

  35. * ma “prendere le distanze dai media” può non esser sufficiente. C’è allora da chiedersi: cosa significa essere attivi? Probabilmente è impossibile dare una risposta precisa a questa domanda. Essere attivi è pratica diversa per le diverse persone e/o gruppi sociali omogenei che hanno specifici e differenziati comportamenti di consumo. Una definizione non può che essere aperta e generale. Essere attivi è un agire razionale sulla base di fini non sempre razionali (o tipici di una razionalità fortemente connotata emotivamente) che porta ad utilizzare schemi cognitivi soggettivi non sempre e del tutto coincidenti con quelli evocati dal testo. Schemi che portano ad aggiungere un momento importante di tipo interpretativo (se non valutativo) al semplice atto di fruizione-consumo. Ovviamente essere attivi è una capacità diversamente distribuita a seconda delle abilità e del capitale socioculturale di un soggetto o di un gruppo sociale specifico. I media offrono prodotti diversi a pubblici diversi. La valutazione di “pubblico attivo” deve essere, quindi, avanzata i relazione ad un pubblico specifico che usufruisce di un particolare insieme di prodotti mediali, in una data situazione e con scopi specifici. Studiare i media è oggi fondamentale

  36. * essere attivi significa saper trarre significati soggettivamente rilevanti da un testo che si presenta come un’opera aperta (Eco): il fruitore attivo è chiamato a leggervi cose per lui importanti e implicite anche se non indicate espressamente dall’autore. Un testo è una miniera di stimoli possibili per la creatività di un fruitore attivo. Un testo non si esaurisce mai nei suoi significati più evidenti: succede anche nei casi in cui lettori professionali si sono a lungo esercitati su uno specifico testo. Un libro o un film d’autore possono essere letti all’infinito scoprendovi nuovi significati. Un testo ha un potenziale “aggiunto” di significazione attribuitogli da ogni specifico lettore che vi mette la sua abilità e sensibilità: sono i lettori co-autori dell’opera, come li definisce Eco. Lettori che non si smarriscono (o non restano confusi) nelle loro escursioni nella foresta dei significati simbolici che un testo sa evocare. Studiare i media è oggi fondamentale

  37. *un prodotto mediale aperto è, quindi, un testo capace di suggerire esperienze semiotiche connotate emotivamente e interpretate soggettivamente. E’ in questa prospettiva che Fiske parla di grande “democraticità” dei prodotti mediali: essi si rivolgono potenzialmente a tutti, senza nessuna esclusione e imposizione autoritaria nei modi di lettura-valutazione, come avviene invece nel caso dei prodotti della cultura alta (quadri, poesia musica dotta, ecc.), tanto è vero che questi testi “facili” sono stati utilizzati anche come esperienza di controcultura. E’ stato il caso della musica pop per le classe operaia inglese degli anni sessanta o, anche oggi, del “rap” per i più giovani. Nella prospettiva di un uso alternativo, si possono mettere altre parole (magari di contestazione politica) ad una musica nata per fini commerciali; si utilizzano i fumetti o la satira televisiva per parodiare i personaggi di potere, senza parlare del cinema e del teatro militante nella loro pratica di presentare modi diversi di “interpretare il mondo”, ad esempio nella satira e nello sberleffo. Studiare i media è oggi fondamentale

  38. *una legge fondamentale della mass-mediologia afferma che un testo mediale “parla” più attraverso i modi discorsivi (come vengono dette le cose) che non per i suoi contenuti. Il suono, le immagini, il montaggio, l’eventuale utilizzo di trucchi cinematografici, sono le tecniche alla base della magia dei media e gli strumenti del loro potere di fascinazione. Dice Silverstone: “dietro le forme del discorso ci sono le forme del pensiero, dell’ordine e dell’espressione” che i media suggeriscono. E ancora: “ Le metafore e i miti dell’esperienza e della dialettica quotidiana, dipendono in misura cruciale dal materiale grezzo, anche se altamente raffinato, che i media producono….”. E’ in questo modo che si va creando una crescente sensibilità estetica largamente diffusa. Questa si nutre di piccoli suggerimenti (offerti dai media) o suggestioni rubate a brevi sequenze nel caso delle immagini filmate, o a poche righe di stampa o a qualche particolare di una foto. Studiare i media è oggi fondamentale

  39. nel caso dell’uso prevalente e meno impegnato dei media, si può utilmente riprendere il concetto del gioco (come pratica transazionale, secondo le suggestioni di Winnicott): è questo atteggiamento a guidare il consumatore aldilà della effettiva rilevanza dei testi e degli scopi per cui sono stati creati. Il gioco, come attività non impegnata e da cui ci si può staccare in qualsiasi momento, passando ad altro o mettendosi a creare fantasticamente trame e finali di storie diversi. Il confine tra realtà e fantasia diviene così sempre più labile. Avviene così che pratiche individuali di gioco diventano, nel caso di prodotti di successo e delle mode, pratica collettiva e a cui si attribuisce grande sinificato. Studiare i media è oggi fondamentale

  40. * Il consumo mediale è caratterizzato da una continua tensione tra ciò che viene offerto dai media e ciò che si fruisce davvero, tra i significati proposti e quelli interpretati e selezionati, tra ciò che è rilevante culturalmente e ciò che non lo è. Un teatro di conflitti che si svolge nell’ambito della vita quotidiana e su tematiche anche effimere. Anche per questo “la vita quotidiana diviene la sede dell’elaborazione dei significati e il prodotto di tale elaborazione” (Silverstone). Ma i media vengono utilizzati spesso anche in chiave di preventiva difesa da possibili motivi di ansietà: si “deve” conoscere cosa accade nel mondo e i prodotti mediali “di cui tutti parlano”. Bisogna essere al passi con i tempi, sapere le cose che (così si crede) tutti sanno. Un modo di difendersi dalla paura di essere emarginati socialmente prima che culturalmente. Studiare i media è oggi fondamentale

  41. *i media contribuiscono ad un diverso tipo di partecipazione alla vita sociale e politica. Lo spettatore comune si orienta, in modo alquanto schizzofrenico sia verso alcune grandi tematiche (le vicende del terrorismo, le non evidenti tendenze dell’economia globale, le tematiche ecologiche, ecc.) e, insieme, verso alcune occasionali tematiche che riguardano prevalentemente lo spettacolo e lo sport, le mode e i personaggi del momento. L’atteggiamento di fondo è quello degli spettatori, schizzofreneticamente ed emotivamente, coinvolti anche se per brevi periodi ma in modo profondo (si pensi allo shock collettivo in occasione del crollo delle Twin Towers), per poi seguire distrattamente il seguito di tutte queste storie. Sono i modi della loro rappresentazione a definire la loro presa sul pubblico: le immagini e i grandi titoli vincono su tutto, il significato e le emozioni sembrano cancellarsi con l’usura del tempo. Studiare i media è oggi fondamentale

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