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Vecchi e nuovi modelli organizzativi dell’azione volontaria

Vecchi e nuovi modelli organizzativi dell’azione volontaria. Bologna, 10 novembre 2010. Lo scenario. Di cosa abbiamo disperatamente bisogno.

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Presentation Transcript


  1. Vecchi e nuovi modelli organizzativi dell’azione volontaria Bologna, 10 novembre 2010

  2. Lo scenario

  3. Di cosa abbiamo disperatamente bisogno

  4. “un dollaro investito in un’impresa con finalità sociali è assai più efficace di un dollaro dato in beneficenza. Il dollaro dato in beneficenza viene consumato una sola volta, mentre quello investito in un’attività d’impresa continua a ripetere senza fine, come ogni altro capitale di impresa, il proprio ciclo produttivo creando benefici per un numero sempre crescente di persone”

  5. I modelli organizzativi del terzo settore sono adatti a affrontare l sfide dell’innovazione?

  6. L’imperativo innovativo • “…dobbiamo assolutamente uscire dalla morsa delle gare di appalto che ci stanno strozzando. Abbiamo messo in piedi due gruppi di lavoro tra i soci lavoratori per pensare a nuove idee. Ci è venuta in mente quella di fornire servizi di derattizzazione che sembrava un settore dove non c’è molta concorrenza e stiamo pensando anche a altre idee.”

  7. Cosa è l’agire volontario? È un’agire gratuito con finalità sociali

  8. Dove si trova il volontariato? Secondo i dati del Censimento ISTAT del nonprofit del 1999, il numero totale dei volontari in Italia era pari a 3.221.185. Di questi, 63.226 (2.0%) operavano in fondazioni, 38.743 (1.2%) nei comitati, 19.119 (0.6%) in cooperative sociali e 61.009 in altre forme di non profit. La maggioranza pari a 3.039.088 (94,3%) volontari operava in associazioni. Il censimento delle organizzazioni di volontariato iscritte ai registri regionali effettuato da ISTAT nello stesso anno ci dice che i volontari presenti in esse erano 670.826, pari al 20.8% del numero dei volontari presenti nello stesso anno nel non-profit.

  9. I trend di sviluppo recenti • Secondo l’ultima rilevazione della Fivol del 2006 su un campione di 12.686 organizzazioni risulta che: • i) rispetto al 1997 le organizzazioni composte esclusivamente da volontari erano diminuite del 18,5%,(attestandosi al 15,5% del totale) e quelle con anche personale retribuito erano aumentate di 13 punti percentuali (portandosi al 25,3% del totale). • Ii) La presenza di personale remunerato era così rilevante da far venir meno il requisito della prevalenza del lavoro volontario nell’8,5% delle organizzazioni considerate. • Iii) operatori in vario modo retribuiti: nel 2006 essi raggiungevano le 46.300 unità - di cui 16.600 circa con un rapporto di lavoro alle dipendenze.

  10. Il volontariato e il terzo settore Associazioni volontarie Associazioni volontarie con retribuiti Associazioni volontarie che controllano enti commerciali Cooperative o IS con basi sociali multistakeholder Cooperative o IS che collaborano con associazioni volontarie Cooperative sociali

  11. Le aree della crisi Associazioni volontarie Associazioni volontarie con retributi Associazioni volontarie che controllano enti commerciali Cooperative o IS con basi sociali multistakeholder Cooperative o IS che collaborano con associazioni volontarie Cooperative sociali

  12. I motivi della crisi Frammentazione Difficoltà di finanziamento Difficoltà a gestire attività complesse Riduzione incentivi alla partecipazione Problemi di governance Identità instabili Dipendenza finanziamenti pubblico Riduzione finanziamenti pubblici FSN 2013 44 milioni Isomorfismo Appiattimento professionale Grandi provider Mercati saturi

  13. Le tipologie dell’innovazione per il terzo settore

  14. L’innovazione per le OTSs in Italia

  15. Perché è così difficile fare innovazione?

  16. Le caratteristiche delle TSOs che fanno innovazione totale

  17. Un terzo settore per comparti stagni o con maggiore capacità di problem solving ?

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