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24 Maggio 2011

Dipartimento di Psicologia Università degli Studi di Pavia. 24 Maggio 2011. LINGUAGGIO COME SISTEMA COMUNICATIVO-LINGUISTICO : COMPONENTI. INTENZIONALITÀ COMUNICATIVA ATTI LINGUISTICI LINGUA LINGUAGGIO. Competenza linguistica

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24 Maggio 2011

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  1. Dipartimento di Psicologia Università degli Studi di Pavia 24 Maggio 2011

  2. LINGUAGGIO COME SISTEMA COMUNICATIVO-LINGUISTICO : COMPONENTI • INTENZIONALITÀ COMUNICATIVA • ATTI LINGUISTICI • LINGUA • LINGUAGGIO

  3. Competenza linguistica Consapevolezza della realtà psicologica e individuale che i soggetti hanno di possedere una lingua. Competenza comunicativa Momento di incontro/scambio determina la qualità della relazione ruolo dell’intenzionalità comunicativa è il presupposto allo sviluppo del linguaggio

  4. COMPETENZA COMUNICATIVA Interazione sociale Comunicazione linguisticaed extralinguistica Giochi d’azione comunicativa in situazione Atti linguistici Costituentinon linguistici Costituentilinguistici

  5. COMPETENZA COMUNICATIVA Si riferisce alla consapevolezza che il soggetto ha di usare il linguaggio in modo efficace ed appropriato nei contesti sociali. Comunicare non significa solo parlare correttamente, ma anche usare il linguaggio come strumento per condividere efficacemente informazioni con gli altri (De Hylmes, 1972)

  6. ……QUINDI • Occorre considerare in che modo il bambino, a qualsiasi cultura appartenga, diventi un soggetto competente ed esperto sul piano della comunicazione, al fine di stabilire efficaci reti di relazioni con gli altri • Il linguaggio è uno dei diversi sistemi comunicativi a disposizione del bambino per comunicare con gli altri Per giungere a parlare, il bambino deve prima imparare a comunicare

  7. LINGUAGGIO È una forma di comunicazione la cui acquisizione è legata all’emergere del desiderio di interagire, in presenza di un apparato neurologico e bucco-fonatorio-respiratorio anatomicamente e funzionalmente abile, e di uno sviluppo emotivo e cognitivo adeguato Codice per rappresentare (sviluppo cognitivo/affettivo) e comunicare le idee (sviluppo relazionale) attraverso un sistema arbitrario di simboli e regole utilizzato per trasmettere un significato

  8. “Il linguaggio e le altre funzioni cognitive non sono attributi di uno spirito immateriale ma funzioni apprese (e usate) in un determinato ambiente socioculturale rappresentate in specifiche strutture del cervello” (Fabbro, 2004, 9) “L’acquisizione del linguaggio dipende da uno sviluppo normale e da un’adeguata esposizione a stimoli affettivi e sociali” (Fabbro, 2004, 76) LINGUAGGIO E ACQUISIZIONE

  9. COMUNICAZIONE Si intende una complessa rete di scambi di informazioni e di relazioni sociali, che si realizza all’interno di un gruppo (natura sociale); essa costituisce la base dell’interazione e delle relazioni interpersonali e ne prevede la condivisione di significati, di sistemi di segnalazione e l’accordo sulle regole sottese ad ogni scambio (natura culturale e convenzionale) La comunicazione è intenzionale e mette in relazione: il piano dell’espressione (es. gesto, parola, sguardo) ed il piano del contenuto (es. idea, emozioni, intenzioni.)

  10. “l’attenzione è concentrata più sulle parole che sulla grammatica” (Bruner 1983) Sull’intenzionalità… • fa notare che pur essendo possibile formare enunciati grammaticalmente corretti ma privi di significato, in realtà questo avviene raramente nel bambino. • Bruner è interessato al modo in cui la conoscenza del mondo nel bambino guida il suo sviluppo linguistico, concentrandosi in modo particolare sull’intenzionalità del linguaggio. • Inizi degli anni ’70, attenzione agli aspetti pragmatici del linguaggio • Valorizzazione del contesto in cui avvengono gli scambi linguistici e • Sottolineatura del valore culturale FOCUS dell’INTERESSE sulla modalità attraverso cui “fare delle cose con le parole”

  11. Il linguaggio viene da allora in poi concepito in modo diverso: da fenomeno prettamente intraindividuale diviene eminentemente sociale e interindividuale. Bruner dice che: “Dire che i bambini sono anche sociali è una banalità. Essi sono attrezzati per rispondere alla voce umana, all’azione e al gesto umano” (Bruner 1983). • Fin dal primo mese di vita la co-orientazione degli sguardi è la prima modalità con cui l’adulto stabilisce una condivisione della realtà con il bambino, una referenza congiunta. Spesso l’adulto, volge lo sguardo nella stessa direzione e nomina l’oggetto dello sguardo costituendo una vera e propria protoconversazione. A sua volta quest’attività strutturante e di sostegno (scaffolding) promuove nel bambino la capacità di seguire gli sguardi dell’adulto (Bruner, Scaife 1975). • L’adulto è portato a considerare attivi e intenzionali gli atti del bambino fin dalle prime settimane di vita, anche quando ancora non lo sono, e cosi facendo sostiene la costituzione di un sistema di segnali dove il bambino si rende conto che i suoi atti sortiscono effetti sugli altri.

  12. Da un punto di vista evolutivo, quando tra l’adulto (caregiver) e il bambino si crea un rapporto strutturato consuddivisione di compiti, alternanza di turni, complementareità di ruoli, regole e convenzioni, siamo di fronte ad un sistema comunicativoche costituisce l’ossatura relazionaleche sarà seguita anche dalle interazioni linguistiche successive. • Bruner chiama quest’unità di comunicazione format, che definisce come • “una struttura d’interazione standardizzata, inizialmente microcosmica fra un adulto e un bambino, che contiene dei ruoli delimitati, che alla fine diventano reversibili” (Bruner 1983). • Un format nasce nel momento in cui un contesto naturale viene convenzionalizzato, ritualizzato con delle procedure ripetitive permettendo al bambino di fare emergere dallo sfondo del flusso fenomenico dei segnali significativi e stabili. • Le azioni di ciascuno dei due partecipanti sono contemporaneamente risposta e stimolo successivo, in un processo di influenzamento reciproco che permette di creare forme sempre più evolute di cooperazione.

  13. Essi costituiscono il principale veicolo attraverso cui è possibile rendere chiare le proprie intenzioni comunicative e cogliere quelle altrui. Di conseguenza i format sono gli strumenti fondamentali per il passaggio dalla comunicazione alla verbalizzazione poiché possiedono una struttura sequenziale, una storia, implicano l’elaborazione di una intenzione ed una attività interpretativa. La funzione linguistica fondamentale quindi non è tanto una struttura sintattica innata (Chomsky) ma la capacità cooperativa, di regolazione del lavoro comune.

  14. PER RICORDARE:ACQUISIZIONE LINGUAGGIO Stadio pre-linguistico (vocalizzazioni e prime parole) Stadio della parola-frase (12-18 mesi) Stadio delle due parole (birematiche) (18-24 mesi) Frasi brevi (24-36 mesi) Sviluppo grammaticale e morfologico (36-55 mesi) Sviluppo completo (10 anni, pragmatica)

  15. TAPPE NELLO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO NEL BAMBINO IN PRIMA INFANZIA età di comparsa • Vocalizzazioni non di pianto 2- 6 mesi • Babbling canonico 6- 7 mesi • Babbling “variegato” 9-10 mesi • prima comprensione di parole 8-10 mesi • Produzione prime parole 11-13 mesi • Sviluppo lessicale:prime 50 parole 12-16 mesi • “esplosione” del vocabolario 17-24 mesi • Prime combinazioni di parole 20-36 mesi • Prime frasi 24-30 mesi

  16. Grande variabilità individuale nelle prime tappe di acquisizione del linguaggio QUANTITATIVA Ritmo di sviluppo QUALITATIVA Composizione del vocabolario Variabilità

  17. DA COSA DIPENDONO TALI DIFFERENZE? Variabili socio-demografiche • Livello di istruzione del caregiver primario (figli di madri laureate raggiungono le 50 parole in media 2 mesi prima di bambini le cui madri hanno un basso livello d’istruzione), MA tale vantaggio si ha solo nelle prime fasi di sviluppo! Variabili di genere • Maggiore velocità di sviluppo nelle femmine rispetto ai maschi (Huttenlocher et al., 1991; Maitel et al., 2000); Ordine di nascita • Primogenito? Più attenzioni ed energie investite? • C’è un fratello maggiore che parla con cui il più piccolo può interagire?

  18. Differenze individuali nel ritmo di sviluppo del linguaggio a livello quantitativo

  19. ELEVATA VARIABILITÀ INDIVIDUALE • In comprensione sono molto evidenti già nel bambino di 8-10 mesi e si mantengono simili nelle fasce di età successiva, • In produzione la variabilità è poco evidente nella fascia 8-10 mesi a causa del ridotto repertorio produttivo, diventa più ampia nelle fasce successive, soprattutto tra i 14-16 mesi Caselli, Casadio, 1990

  20. DIFFERENZE DI TIPO QUALITATIVO NELLA COMPOSIZIONE DEL VOCABOLARIO Tali differenze possono essere fatte risalire a differenti strategie che i bambini utilizzano nell’acquisizione del linguaggio, nello stile di sviluppo del linguaggio! Analizzando le prime 50 parole prodotte da 18 bambini americani, Katherine Nelson (1973) ha trovato che la proporzione di nomi sul vocabolario complessivo variava considerevolmente. Ha così coniato i termini di stile REFERENZIALE ed ESPRESSIVO.

  21. STILI COMUNICATIVO-LINGUISTICI Vocabolario composto per la maggioranza da nomi ( > 50%) Sviluppo lessicale più rapido REFERENZIALE STILE di acquisizione del linguaggio Vocabolario composto in maggioranza da pronomi, nomi propri e formule per regolare l’interazione sociale Sviluppo sintattico più rapido ESPRESSIVO

  22. INFLUENZA VARIABILI INDIVIDUALI SULLO STILE

  23. DIFFERENZE INDIVIDUALI NELLO SVILUPPO DELLA SEMANTICA REFERENZIALE ESPRESSIVO Bassa proporzione di nomi nelle prime 50 parole; Utilizzo di formule nel primo linguaggio; Minore varietà lessicale; Utilizzo di suoni senza significato; Scarso uso di aggettivi; Uso contestualizzato dei nomi; Lenta crescita del vocabolario • Alta proporzione di nomi nelle prime 50 parole; • Utilizzo di parole singole nel primo linguaggio; • Maggiore varietà lessicale; • Elevato uso di aggettivi; • Uso decontestualizzato dei nomi; • Rapida crescita del vocabolario

  24. DIFFERENZE NELLA PRAGMATICA REFERENZIALE ESPRESSIVO Orientato verso le persone, Uso prevalente di intenzione richiestiva; Approccio impulsivo alla soluzione dei problemi • Orientamento verso gli oggetti; • Uso prevalente di intenzione dichiarativa; • Approccio riflessivo alla soluzione dei problemi DIFFERENZE NELLA FONOLOGIA • Buona articolazione ed intellegibilità; • Orientato verso la parola; • Pronuncia costante nell’uso della stessa parola • Scarsa articolazione ed intellegibilità; • Orientamento verso l’intonazione; • Pronuncia variabile nell’uso della parola;

  25. NB Entrambi gli stili sono presenti nel normale apprendimento del linguaggio, ma i bambini possono differire nel grado in cui ricorrono all’uno o all’altro rispettivamente. Si riscontrano variazioni nella prevalenza di uno stile sull’altro anche a seconda della lingua considerata

  26. CHE RUOLO RIVESTE IL MODO DI PARLARE DELL’ADULTO AL BAMBINO? I differenti STILI DI INTERAZIONE COMUNICATIVA tra adulto-bambino influenzano i tempi e i modi in cui si realizza il primo sviluppo comunicativo e linguistico!! In generale Uno STILE DIRETTIVO correla negativamente con lo sviluppo linguistico del bambino Uno STILE CENTRATO SUL BAMBINO, in cui il genitore riprende e interpreta ciò che il figlio dice, espande e arricchisce la produzione del bambino, promuove l’acquisizione linguistica.

  27. Le madri di b. ESPRESSIVI tendono a coinvolgerli in giochi e routine sociali, facendo più frequentemente riferimento alle persone. Tendono maggiormente ad esprimere “comandi” che servono a dirigere il comportamento del bambino • Le madri di b. REFERENZIALI tendono a fare soprattutto loro commenti sugli oggetti, maggiore uso delle descrizioni. Centrano l’attenzione del bambino sull’oggetto (Furrow e Nelson, 1984, Della Corte, Benedict e Klein, 1983)

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