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Sezione di Medicina del Lavoro del Di.MEL Università degli Studi di Genova LEZIONI DI MEDICINA DEL LAVORO PER IL CORSO DI LAUREA IN SCIENZE INFERMIERISTICHE A cura del Prof. Fabio SPIGNO. Definizioni.

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Definizioni

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Sezione di Medicina del Lavoro del Di.MELUniversità degli Studi di GenovaLEZIONI DI MEDICINA DEL LAVORO PER IL CORSO DI LAUREA IN SCIENZE INFERMIERISTICHEA cura del Prof. Fabio SPIGNO


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Definizioni

  • La medicina del lavoro è una disciplina medica che studia i rapporti tra la salute dell’uomo e il suo lavoro.

  • Negli ambienti di lavoro possono essere presenti agenti chimici, fisici e/o particolari situazioni organizzative che, in determinate condizioni, possono danneggiare la salute o più semplicemente diminuire il benessere psicofisico dei lavoratori.


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Definizioni

PERICOLO: la proprietà potenzialmente causa di danno posseduta da una determinata entità (composti chimici, agenti fisici, agenti biologici, condizioni particolari di lavoro ecc).

RISCHIO: la possibilità che un pericolo possa provocare danno effettivo in condizioni di impiego o di normale attività


Esempio l.jpg

ESEMPIO

Corrente elettrica PERICOLO

Se l’impianto elettrico è a norma il RISCHIO elettrico per il lavoratore è azzerato.

Si deduce da quanto riportato che il rischio è un fattore percentuale che decresce in funzione della applicazione di norme preventive di sicurezza.


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Il RISCHIO appare sotto un

duplice aspetto

per la SICUREZZA

per la SALUTE


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I RISCHI PER LA SICUREZZA

possono riguardare la collettività dei lavoratori di una azienda (es. derivati dalla mancata applicazione delle norme antincendio) ovvero possono riguardare il singolo lavoratore come avviene nel caso della mancanza di dispositivi di sicurezza su macchine o apparecchiature varie con conseguente possibilità di infortuni sul lavoro.


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I RISCHI PER LA SALUTE

sono rappresentati da fattori di rischio (chimici, fisici, biologici, biomeccanici, relazionali) in grado di provocare un danno alla salute in modo acuto (infortunio o malattia infortunio) o cronico (malattia professionale); essi inoltre sono peculiari dell’ambiente di lavoro.


Fattori di rischio da lavoro l.jpg

FATTORI di RISCHIO da LAVORO

Rischio CHIMICO

Rischio FISICO

Rischio BIOLOGICO

.

Rischio derivante da fattori RELAZIONALI

Rischio derivante da fattori BIODINAMICI


Rischio legato a fattori chimici l.jpg

RISCHIO LEGATO A FATTORI CHIMICI

I principali fattori di ordine chimico sono:

  • Metalli pesanti (Pb, Hg, Cd, Cr, ecc.) ed altri elementi tossici (alogeni, As ecc.)

  • Idrocarburi (alifatici ed aromatici semplici o alogenoderivati)

  • Alcoli

  • Acetati

  • Chetoni

  • Glicoli

  • Eteri

  • Ammine alifatiche ed aromatiche ed altri nitrocomposti;

  • Antiparassitari agricoli (pesticidi);


Principali vie di assorbimento l.jpg

PRINCIPALI VIE di ASSORBIMENTO

Apparato respiratorio

Apparato digerente

Cute


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La principale via di assorbimento è la via RESPIRATORIA in quanto la maggior parte delle sostanze chimiche potenzialmente dannose per il lavoratore sono aerodisperse.

Queste posso trovarsi in tre diversi stati fisici:

  • - Stato gassoso (gas - vapori)

  • - Stato liquido (nebbie/aerosol)

  • - Stato solido (polveri – fumi)


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Si può semplificare raggruppando le sostanze aerodisperse in due grosse categorie:

PARTICELLE

GAS/VAPORI


Particelle l.jpg

PARTICELLE

Liquide: nebbie (es. formazione di goccioline per riscaldamento di liquidi)

Solide: particelle derivanti dal cimento meccanico (polveri), da combustione (fumi), e da nebulizzazione (fase disperdente aeriforme ed una fase dispersa solida).

Dopo aerodispersione sono soggette agli effetti della ventilazione e di movimenti convettivi con spostamenti continui. Possibile sedimentazione delle particelle più grandi o più pesanti eventualmente dopo aggregazione.


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Particolare rilievo rivestono, nell’ambito delle particelle,

lePOLVERI.

Per definirle occorre valutare quattro parametri:

Natura

Struttura

Dimensioni

Morfologia


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NATURA

In base alla loro natura si distinguono in:

ATTIVE

- necrosi del macrofago (quarzo)

- sensibilizzazione di tipo ritardato (berillio, met. duri)

INERTI

- accumulo, formazione di collagene assente o scarsa

MISTE

- contenenti quarzo in modica quantità (es. polveri di fonderia)


In base alla morfologia possono essere l.jpg

In base alla morfologia possono essere:

MORFOLOGIA

Laminari o appiattite (talco, grafite, mica) - prismatiche – rotondeggianti – allungate.

Le particelle allungate vengono chiamate FIBRE: dal punto di vista fisico ha rilevanza la lunghezza, mentre il diametro appare trascurabile.

Per le particelle tabulari o granulari è invece sufficiente, per descriverle, il loro diametro.


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DIMENSIONI

Per diametro compreso tra 0.5 e 5 µm si ha penetrazione delle polveri nei bronchioli respiratori e negli alveoli  azione tossica nel polmone profondo.

Massima azione patogena per polveri tra 1 e 2 µm di diametro.


Infine in base alla struttura si distinguono in l.jpg

Infine, in base alla struttura si distinguono in:

STRUTTURA

  • Struttura cristallina: ordine atomico con rispetto di distanze e configurazione – più comune e in natura e più biologicamente attiva

  • Struttura imperfetta o amorfa: gli elementi non si ripetono con ordine nello spazio ma si rinvengono disordinatamente qua e là

    La struttura cristallina dei minerali può variare in relazione a pressione e temperatura (quarzo /tridimite / cristobalite) e vi può anche essere passaggio a struttura amorfa


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E’ possibile anche un’ulteriore classificazione che prevede la distinzione in:

POLVERE TOTALE

POLVERE INALABILE

POLVERE RESPIRABILE


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Per POLVERE RESPIRABILE

si intende definire la frazione inferiore ai 5 µm che raggiunge il polmone profondo.


Gas vapori l.jpg

GAS/VAPORI

Inquinanti aeriformi identificanti stati diversi di aggregazione delle materia

gas: elemento monoatomico (Argon), biatomico (Cl2), triatomico (O3) o composto chimico (CO) disperso in un mezzo (aria ambiente) con lo stesso stato fisico.

vapore: aeriforme che deriva dallo stato solido o liquido della stessa sostanza per effetto della temperatura ed in funzione della propria tensione di vapore.


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Il pericolo legato alle sostanze che si trovano in questo stato fisico è dovuto alla loro azione che può essere:

asfissiante, caustica, corrosiva, irritante, sensibilizzante, tossica dopo assorbimento (diversa tossico-cinetica e tossico-dinamica per diverse classi di sostanze)


Monitoraggio dei fattori di rischio chimico l.jpg

MONITORAGGIO DEI FATTORI DI RISCHIO CHIMICO

Tutte queste sostanze potenzialmente patogene per l’organismo sono soggette a controlli al fine di ridurre al minimo i rischi per l’uomo.

Vengono valutate la quantità delle stesse nell’ambiente lavorativo (monitoraggioambientale) e la loro concentrazione in diversi settori corporei (monitoraggio biologico).


Monitoraggio ambientale l.jpg

MONITORAGGIO AMBIENTALE

Consiste nel controllo periodico dei fattori di rischio presenti nell' ambiente di lavoro.

Per gli agenti chimici si attua mediante campionamento e successiva analisi dei composti aerodispersi e loro quantificazione.


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Anche nell’ambito del monitoraggio è utile la suddivisione dei composti inquinanti in particelle e gas/vapori in quanto i sistemi di campionamento e di analisi di questi sono assai differenti.


Campionamento e analisi di particelle l.jpg

CAMPIONAMENTO e ANALISI di PARTICELLE


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CAMPIONAMENTO: Si attua mediante una pompa dotata di filtro a membrana che aspira l’aria. Le particelle presenti nell’aria vengono in questo modo intrappolate e sono quindi disponibili per la successiva analisi.

E’ possibile posizionare a monte del filtro dei dispositivi (cicloni ed elutriatori) in grado di lasciar passare la sola frazione respirabile. Ultimamente sono poi stati sviluppati dei campionatori in grado di catturare frazioni specifiche di particolato aerodisperso, denominati con l’acronimo PM (Particulate Matter) seguito da un numero che specifica al di sotto di quanti µm di diamentro viene eseguita la raccolta. Si hanno così i PM10, PM 2,5, PM 1, etc…


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Il campionamento si distingue in:

Personale

Fisso o di area


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CAMPIONAMENTO PERSONALE

Si opera con una linea strumentale miniaturizzata. Un tubicino di prelievo pesca nel “volume respiratorio” del soggetto, essendo pinzato al bavero della tuta (a circa 30 cm dall’inizio delle vie respiratorie) e la pompa con porta-filtro si trova nel taschino della tuta. Generalmente il prelievo ha una durata lunga, anche l’intero turno di lavoro.


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CAMPIONAMENTO D’AREA

Spesso viene eseguito anche questo tipo di campionamento, con analoga strumentazione ma su scala maggiore: il campionatore è sostenuto da un treppiede, all’altezza media delle vie respiratorie cioè 1,60 m circa.

Anche qui il campionamento ha la durata di almeno metà turno di lavoro.


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ANALISI

Quantitativa, si tratta di una misura fisica:

  • per conteggio, mediante un contatore (come avviene per gli elementi figurati del sangue) o un microscopio ottico, che permette anche il confronto delle particelle con reticoli di riferimento. Importante è l’illuminazione: quella utilizzata permette l’osservazione “in contrasto di fase” (M.O.C.F., misura anche qualitativa)

  • per pesata del filtro prima e dopo aspirazione.

    Le unità di misura sono pp/ml o ff/ml se per conteggio, µg/m3 o mg/m3 se per pesata.


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ANALISI

Qualitativa, per il riconoscimento della natura delle particelle solide, sfrutta:

  • MOCF, soprattutto per il quarzo.

  • SEM che oltre all’osservazione morfologica delle fibre può eseguire una microanalisi per l’identificazione della singola fibra.

  • roentgen-diafrattografia che sfrutta le radiazioni ionizzanti.

  • spettrofotometria a IR, che identifica radicali e atomi caratteristici delle molecole che compongono la polvere in esame.


Campionamento e analisi di gas vapori l.jpg

CAMPIONAMENTO e ANALISI di GAS/VAPORI


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CAMPIONAMENTO

può suddividersi in:

Attivo, mediante una pompa che aspira l’aria con flusso continuo.

Passivo, sfrutta la diffusione passiva attraverso una membrana.


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Quello ATTIVO si suddivide a sua volta in:

  • Diretto, prelievo della durata di pochi minuti di un volume fisso o variabile di aria che verrà poi analizzata.

  • Indiretto, prelievo di aria della durata anche di alcune ore, effettuando la concentrazione degli inquinanti.

    Analizziamoli uno per volta.


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Il campionamentoattivo diretto è attuato mediante contenitori sottovuoto o sacchetti di plastica riempiti da una pompa. Il volume raccolto può essere costante (contenitori di vetro) o variabile (contenitori in plastica).


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Il campionamento attivo indiretto è attuato mediante raccolta degli inquinanti e loro concentrazione su substrati che possono essere:

liquidi (assorbimento)  gorgogliatori

solidi (adsorbimento)  carboni attivi, gel di silice, allumina o polimeri porosi; in questo caso si dovrà provvedere al successivo deadsorbimento mediante alte temperature o solventi in modo da rendere le sostanze disponibili all’analisi.


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ANALISI

Può essere di tipo chimico (fiale rivelatrici, carta chimica) o mediante strumenti analizzatori quali spettrofotometri e gascromatografi)

Nel caso del campionamento diretto gli inquinanti saranno poco concentrati, per l’analisi occorrono quindi tecniche sensibili. Per questo motivo il campionamento diretto trova applicazione in situazioni limitate (CH4, CO2, CO).


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Nel campionamento passivo si utilizza una camera di diffusione contenente un substrato per la raccolta dell’inquinante. Questo può entrare nella camera attraversando una membrana mediante diffusione passiva (Legge di Fick).

Per l’ANALISI si utilizza la concentrazione dell’inquinante raccolta sul substrato, da questa si risale alla concentrazione dell’inquinante nell’aria mediante un coefficiente di diffusione specifico per ciascuna membrana (fornito dal produttore della camera).


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LIVELLI MASSIMI AMMISSIBILI

Per esprimere un giudizio sul significato delle concentrazioni delle sostanze tossiche riscontrate negli ambienti di lavoro dobbiamo ricorrere al loro confronto con i cosiddetti livelli massimi ammissibili ovvero concentrazioni alle quali i lavoratori possono rimanere esposti senza subire danni alla salute.

Sono stati così adottati dei limiti di consenso quali i TLV (threshold limit value)dell’ACGIH (Associazione degli Igienisti Industriali Americani) che rappresentano concentrazioni medie per un turno di lavoro.


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TLV-TWA (valore limite di soglia media ponderata nel tempo):

E' la concentrazione media ponderata per una giornata lavorativa di 8 ore ,per 40 ore settimanali e per l'arco della vita lavorativa a cui quasi tutti i lavoratori possono essere sottoposti ripetutamente senza effetti negativi.

Vengono stabiliti 3 tipi di TLV più uno ulteriore:

TLV-STEL (valore limite di soglia per breve tempo di esposizione):

E' la concentrazione a cui i lavoratori possono essere esposti continuativamente per un breve periodo di tempo.

TLV-C (valore limite di soglia, ceiling):

E' la concentrazione che non deve essere superata durante l’attività lavorativa, neppure istantaneamente.

TLV di miscela

Mediante fattori di correzione tiene conto della contemporanea presenza di più sostanze inquinanti.


Monitoraggio biologico l.jpg

MONITORAGGIO BIOLOGICO

Con il termine di monitoraggio biologico dei rischi da lavoro intendiamo indicare il controllo periodico dei lavoratori esposti al rischio di intossicazione professionale mediante la ricerca di due tipi di indicatori biologici:

Indicatori di DOSE

Indicatori di EFFETTO


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Gli indicatori di dose, meglio definibili indicatori di esposizione, forniscono informazioni sulla avvenuta esposizione e sulla entità della stessa.

Gli indicatori di dose consistono nel

dosaggio

dell'agente nocivo o di eventuali suoi metaboliti, nel sangue, nelle urine, nelle feci, nel sudore, nel latte, negli annessi cutanei o nell'aria espirata.


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Esempi di indicatori di dose sono le concentrazioni dei diversi metalli pesanti quali Pb, Cd, Hg rilevate nel sangue e nelle urine dei lavoratori, ma anche gas come il CO che possiamo trovare legato all’Hb.

Per talune di queste sostanze esistono livelli massimi definiti per legge (es. Pb-emia secondo il D. Lgs. 277/91 e successive modifiche).

Per altre sostanze invece esistono concentrazioni stabilite da Organizzazioni Scientifiche o Governative come l’OSHA o l’ACGIH che ha definito gli IBE (indici biologici di esposizione = valore atteso in soggetti esposti all’agente in concentrazioni prossime al TLV)).


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Gli indicatori di effetto biologico rappresentano variabili che esprimono l'effetto del fattore nocivo su un sistema biologico (ad esempio la variazione di una attività enzimatica valutabile direttamente o indirettamente attraverso gli effetti indotti).

Gli "Indicatori di Effetto Biologico" sono tanto più validi quanto più sono in grado di svelare modificazioni precoci e completamente reversibili.


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Questi indicatori sono a loro volta sono distinti in:

  • Indicatori di effetto subcritico che sono in grado di valutare l’effetto della esposizione ad un tossico quando ancora non si sono verificate alterazioni cellulari, ad esempio la concentrazione dell’ALA-deidratasi nel sangue nella esposizione a Pb.

  • Indicatori di effetto critico che evidenziano effetti biologici precoci, tuttavia ancora reversibili; ad esempio la Protoporfirina IX eritrocitaria e l’ALA - urinario sempre nella esposizione a Pb.


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In questo ambito è inoltre possibile definire degli indicatori di patologia o danno d’organo.

Rientrano tra questi ad esempio le transaminasi sieriche per ciò che riguarda la funzionalità epatica e la creatininemia per la funzionalità renale.


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Nella valutazione del danno eventualmente subito dal lavoratore è indicata, anche per motivazioni medico-legali, la distinzione tra danno reversibile e non reversibile.

Inoltre va sottolineato che una malattia può essere definita “professionale” solo quando l’agente eziologico deriva esclusivamente dallo svolgimento dell’attività lavorativa. Negli altri casi si parlerà del lavoro come cofattore nello sviluppo della malattia (WRD, work related disease).


Esempi di malattie legate a inalazione di polveri e fibre l.jpg

ESEMPI DI MALATTIE LEGATE A INALAZIONE DI POLVERI E FIBRE


Silicosi l.jpg

SILICOSI

E’ una pneumoconiosi fibrotica a carattere nodulare dovuta all’azione dell’SiO2 libero cristallino che comporta lisi dei macrofagi e conseguente risposta infiammatoria con richiamo di fibroblasti e plasmacellule che porta alla deposizione di collagene e precipitati antigene-anticorpo.

La lesione si presenta come un nodulo silicotico costituito da un centro fibro-ialino contornato da un alone cellulare ed enfisema peri- e parasclerotico.


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ASBESTOSI

Deposizione di fibre di amianto nei dotti alveolari e negli alveoli  Attivazione del macrofago e fagocitosi  Instaurazione di una risposta infiammatoria con deposizione di collagene

Risultato finale: ispessimento pareti alveolari e bronchiolari  FIBROSI


Esempi di malattie legate a inalazione di gas l.jpg

ESEMPI DI MALATTIE LEGATE A INALAZIONE DI GAS


Intossicazione da co l.jpg

INTOSSICAZIONE DA CO

Reazione tra CO ed Hb

Affinità del CO per l’Hb circa 300 volte superiore rispetto all’ossigeno

Effetto tossico cellulare dovuto alla ipo -ossigenazione


Rischio legato a fattori fisici l.jpg

RISCHIO LEGATO A FATTORI FISICI

La patologia professionale legata a fattori fisici può essere dovuta a :

  • Elettricità

  • Rumore

  • Vibrazioni

  • Alte e basse temperature

  • Alte e basse pressioni atmosferiche

  • Radiazioni (ionizzanti e non ionizzanti)


Rischio legato a fattori biologici l.jpg

RISCHIO LEGATO A FATTORI BIOLOGICI

Agente biologico: qualsiasi microrganismo anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni

Microrganismo: qualsiasi entità microbiologica, cellulare o meno, in grado di riprodursi o trasferire materiale genetico

Coltura cellulare: il risultato della crescita in vitro di cellule derivate da organismi pluricellulari


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I diversi agenti biologici sono classificati in base alla loro pericolosità determinata dalle seguenti caratteristiche:

  • Patogenicità: capacità di un microrganismo patogeno di causare un danno all’ospite

  • Infettività: capacità di un microrganismo patogeno di penetrare, attecchire e moltiplicarsi nell’ospite

  • Trasmissibilità-(contagiosità): capacità di un micro-rganismo patogeno di passare da un soggetto recettivo ad un altro, a seguito della sua eliminazione all’esterno dell’ospite, nel corso del processo infettivo

  • Neutralizzabilità: disponibilità di efficaci misure di profilassi per prevenire la malattia o terapeutiche per la sua cura


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Soggetti esposti al rischio

  • Addetti ai servizi di prevenzione

  • Veterinari,biologi, sanitari, etc

  • Vigili sanitari

  • Operatori sanitari

  • Tecnici sanitari

  • Tecnici di laboratorio

  • Pescatori, piscicoltori,addetti alla cucina


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  • Negli Stati Uniti l’OSHA stima che 5,6 milioni di lavoratori della Sanità sono a rischio per esposizione a patogeni trasmissibili per via ematica

  • In Europa la stima riguarda 8,2 milioni di lavoratori


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Vie di trasmissione degli agenti biologici:

  • AEREA

  • PARENTERALE

  • CONTATTO

  • INGESTIONE

    “Le vie di trasmissione dell’agente biologico condizionano il procedimento di valutazione dei rischi”


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Agenti trasmissibili per via aerea:

  • Tubercolosi

  • Meningite

  • Influenza, infezioni delle vie aeree superiori, polmoniti, gastroenteriti virali …

  • Malattie dell’infanzia: esantemi, parotite (reparti di neonatologia e pediatria)


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Agenti trasmissibili per via parenterale:

  • Virus (Epatite A, B, C; CMV; HIV; Parvovirus; West Nile)

  • Batteri (Yersinia; Pseudomonas; E. Coli; Serratia; Altri ceppi gram-negativi; Staphylococcus coagulasi-negativo; Brucella spp.; Bacillus spp.)

  • Altri (Malaria; Babesiosis; Rocky Mountain spotted fever; Febbre Q; Treponema pallido; trypanosoma cruzi)

  • Incerti (Human SARS coronavirus; Creutzfeldt-Jakob agent; HHV-8; Borrelia burgdorferi)


Altre vie di trasmissione l.jpg

Altre vie di trasmissione

  • Zoonosi:malattia trasmessa dall'animale all'uomo

  • Antropozoonosi:malattia infettiva umana trasmessa e disseminata in natura dagli animali


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Caratteristiche del rischio biologico

  • Non disponibilità di curve dose-risposta

    • effetti di tipo infettivo, allergico, tossico

  • Non conoscenza di dose soglia

    • dose minima infettante

  • Non valori limite di esposizione

  • La misurazione ambientale ha un valore informativo limitato

  • Importanza dell’esposizione accidentale e della risposta ospite


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SANGUE

GLI INFERMIERI

QUELLI PERCUTANEI

LA PUNTURA ACCIDENTALE

LE SIRINGHE MONOUSO

GLI AGHI CAVI PIENI DI SANGUE

DURANTE L’USO

Materiale più pericoloso

Categoria più a rischio

Contatti più frequenti

Incidente più comune

Dispositivi più coinvolti

Dispositivi più rischiosi

Circostanza abituale


Rischi in ambiente ospedaliero l.jpg

RISCHI IN AMBIENTE OSPEDALIERO

In ambiente ospedaliero il rischio maggiormente noto e studiato è quello di ordine

BIOLOGICO


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EVOLUZIONE

  • HBV anni ’70

  • HIV anni ’80

  • HCV anni ’90

  • ? anni 2000


Prevenzione hbv l.jpg

Prevenzione HBV

  • Vaccinazione con DNA ricombinante (0 - 1 - 6 mesi)

    In caso di puntura accidentale:

  • Vaccinazione con schedula rapida (0 - 1 - 2 mesi ed eventuale 4° dose dopo 6/12 mesi dalla 3° dose)

  • Immunoglobuline (sec. paziente fonte)


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VACCINAZIONI

  • Raccomandazione:

    • promuovere l’offerta attiva della vaccinazione anti -HBV tranne quando controindicata (soggetto immune) perché il vaccino è molto efficace e induce immunità specifica a lungo termine

      • media nazionale 65%

        • Nord 77,6%

        • Centro 67,7%

        • Sud 44,5%


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VACCINAZIONI

  • E’ compito del Medico Competente:

    • Prescrivere vaccini efficaci per i lavoratori non immuni

    • Informare i lavoratori circa vantaggi ed inconvenienti sia della vaccinazione che della non vaccinazione

Linee guida SIMLII-ISPESL

La vaccinazione non deve essere considerata come alternativa

a misure di contenimento ma come una misura di sicurezza ulteriore


Prevenzione del rischio biologico l.jpg

Prevenzione del rischio biologico

Guanti e indumenti di protezione

E’ necessario verificarne la marcatura CE come DPI (dispositivi di protezione individuali), ai sensi del D.Lgs 475/92 (Direttiva 686/89 CE) che attesti i requisiti prescritti dalle Norma tecniche EN 374 e 14126 per la “protezione da microrganismi”, e che dichiari che il DPI è in III categoria ed occorre mettere in atto:

  • procedure aziendali per l’uso e lo smaltimento

  • formazione del personale


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Sistemi per la protezione del volto da schizzi

Devono possedere la marcatura CE come DPI per la "protezione da spruzzi di liquidi" in base ai requisiti previsti dalla norma tecnica EN 166 a tal fine elaborata.

Nel caso siano disponibili dispositivi per i quali la certificazione di conformità alla suddetta norma tecnica attesti anche la “protezione da goccioline” questi saranno da preferire come misura di protezione individuale.


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Dispositivi di protezione integrati

  • Dispositivi di tipo attivo e passivo

  • Il meccanismo di protezione deve poter essere applicabile con una sola mano

  • L’operatore deve operare sempre con le mani in posizione arretrata rispetto all’ago

  • Il meccanismo di protezione è integrato nel dispositivo

Ago per prelievo multiplo


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Dispositivi di protezione integrati

Set per prelievo venoso con ago a farfalla

  • L’operatore deve poter verificare che la protezione sia stata attivata

  • La protezione non può essere disattivata

  • Il dispositivo di sicurezza è affidabile


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Dispositivi di protezione integrati

Ago di sicurezza per prelievo arterioso

  • Il dispositivo di sicurezza è di facile e pratico utilizzo

  • Il dispositivo di sicurezza è sicuro ed efficace nei riguardi del paziente


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RISCHIO LEGATO A FATTORI BIODINAMICI

L’uso della forza manuale per il trasferimento di oggetti è ravvisato dalla letteratura come elemento di possibile sovraccarico meccanico del rachide dorso-lombare. In realtà vengono riconosciuti diversi tipi di sindromi muscolo-scheletriche:

Patologia da ipersollecitazione degli arti superiori

Patologia del rachide


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E’ bene tenere separata la trattazione dei due principali tipi di sindromi muscolo - scheletriche correlate al lavoro

I due gruppi di patologie infatti, pur riconoscendo nel sovraccarico cronico uno dei momenti eziopatogenetici, presentano specificità di ordine nosografico, fisiopatologico e legislativo che rendono ragione dell’opportunità di mantenerle distinte.

La nozione che l’uso della forza manuale nel trasferimento di oggetti costituisca elemento di possibile danno per il rachide è talmente consolidata che è stata recepita nel ns. paese dal titolo V e dall’allegato VI del D.Lgs. 626/94 e succ. modifiche.


Patologia del rachide l.jpg

Patologia del rachide


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Lombalgia (low back pain)

  • idiopatica

  • secondaria (a discopatia)

    Nei paesi industrializzati il 60% degli adulti ha sofferto almeno una volta di lombalgia

    20-30 giorni/anno di assenza ogni 100 lavoratori (nei Paesi occidentali)

    Prima causa di inidoneità a lavori manuali


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I problemi più frequenti di salute lamentati dai lavoratori in Europa sono:

  • Mal di Schiena (30%)

  • Stress (28%)

  • Dolori agli arti (17%)

    Il 33% della forza lavoro è impegnata in attività di movimentazione manuale di carichi per almeno il 25% del tempo di lavoro (l’11% in modo permanente)


Niosh 1997 national institute of occupational safety and health l.jpg

NIOSH 1997National Institute of Occupational Safety and Health

Relazione causale fra danno al rachide lombare e fattore di rischio


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Le norme si applicano alle attività che comportano la movimentazione manuale dei carichi mediante operazioni/azioni di

  • trasporto (portare, spostare)

  • sostegno

  • sollevamento

  • deposizione

  • spinta/tiraggio

    di un carico ad opera di uno o più lavoratori


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L’attività di movimentazione maggiormente invocata è il sollevamento di carichi

Un carico di circa 50 Kg da terra fino al torace può, a schiena flessa, determinare forze di compressione sul disco fino a 750 Kg

Strutture sensibili:

- cartilagine limitante del piatto vertebrale

(carichi – microfratture – deficit nutritivo)

- disco intervertebrale (micro - fissurazioni nelle

fibre concentriche dell’anulus fibroso)

- articolazioni interapofisarie


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Pressione sui dischi intervertebrali


Il calcolo del peso raccomandato l.jpg

Peso massimo raccomandato in

condizioni ottimali di sollevamento (23Kg)

Altezza da terra delle mani all’inizio

del sollevamento

Distanza verticale del peso tra inizio e

fine del sollevamento

Distanza massima del peso dal corpo

durante il sollevamento

Dislocazione angolare del peso rispetto al piano sagittale del soggetto

Frequenza del sollevamento in atti al

minuto

Giudizio sulla presa del carico

KG

X

FATTORE ALTEZZA

X

FATTORE DISLOCAZIONE

X

FATTORE ORIZZONTALE

X

FATTORE ASIMMETRIA

X

FATTORE FREQUENZA

X

FATTORE PRESA

= Peso Raccomandato (PR)

IL CALCOLO DEL PESO RACCOMANDATO


Patologia da ipersollecitazione degli arti superiori l.jpg

Patologia da ipersollecitazione degli arti superiori


Manifestazioni cliniche l.jpg

Manifestazioni cliniche

  • Tendiniti

  • Tenosinoviti

  • Sofferenze neurologiche periferiche

  • Alterazioni neurovascolari


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Sindrome dello stretto toracico

Tendinite della cuffia dei rotatori

Tendinite del bicipite

Epicondilite mediale (gomito del golfista

Epicondilite laterale (gomito del tennista)

Sindrome di De Quervain

Tendinite dei flessori

Dito a scatto (tenosinovite stenosante)

Tenosinovite dei flessori

Sindrome del tunnel carpale

Sindrome del martello ipotenare

Morbo di Dupuytren

Distribuzione dei quadri clinici principali (visti anteriormente)


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Fattori di rischio lavorativi fondamentali:

  • USO DI FORZA

  • RIPETITIVITA’

  • POSTURE INCONGRUE

  • TEMPI DI RECUPERO INSUFFICIENTI


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Work related diseases

In conclusione possiamo definire queste due classi di patologie come:

la genesi è multifattoriale

l’attività lavorativa è uno dei fattori concausali

in cui


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RISCHIO LEGATO A FATTORI RELAZIONALI

MOBBING

E’ una patologia emergente in medicina del lavoro. Consiste in una alterata interazione psico-sociale sul posto di lavoro.

Mobbing = ASSALTO

(Heinz Leyman, Svezia – Anni ’90)


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Epidemiologia del fenomeno: frequente in Nord Europa, Svezia, Norvegia – Scarse segnalazioni nei paesi mediterranei.

Si tratta di una violenza psicologica che prevede:

- attore (superiore – colleghi di lavoro)

- bersaglio  oggetto di aggressione

Aggressione caratterizzata da

- durata (giornaliera per almeno sei mesi)

- intensità


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LEGISLAZIONEin Medicina del Lavoro

La tutela della salute del lavoratore trova fondamento in alcuni articoli della Costituzione della Repubblica Italiana.

A queste normative si aggiungono poi articoli del Codice Civile ed una Legislazione Speciale per la sicurezza del lavoratore.


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Legislazione GeneraleCostituzione della Repubblica Italiana

  • art. 32 “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.”

  • art. 35 “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni, cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori …”

  • art. 41 “L’iniziativa economica … non può svolgersi … in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana”


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Legislazione GeneraleCodice Civile

  • art. 2087: “L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio della impresa le misure che secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.”

  • art. 2103: “Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione.”


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Legislazione Speciale

Le norme della legislazione speciale si suddividono in norme riguardanti la prevenzione degli infortuni e in norme riguardanti la parte assicurativa.


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Prevenzione degli infortuni

  • 1955 - DPR n. 547: “Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro”. Si tratta di norme strettamente tecniche.

  • 1956 - DPR 303: “Norme generali per l’igiene del lavoro”. Sono disposizioni legislative che forniscono gli elementi per il controllo dell'igiene negli ambienti di lavoro e il controllo sanitario periodico dei lavoratori esposti ai principali rischi di malattia professionale chimici , fisici e biologici.


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  • L. 300/1970:(Statuto dei lavoratori)Art. 5: divieto degli accertamenti da parte del datore di lavoro sulla idoneità e sulla infermità per malattia professionale.

  • 1978- L. 833: Con la riforma sanitaria e la istituzione dei Servizi di Medicina del Lavoro del S.S.N. è stata infine attuata una più attenta e specifica prevenzione nei luoghi di lavoro.

  • 1991 - il D.Lgs 277: Prende in considerazione il rischio da piombo, amianto e rumore con il recepimento di una specifica direttiva comunitaria e definisce la figura ed i compiti del medico del lavoro che viene chiamato "Medico Competente" e che deve essere in possesso della Specializzazione in Medicina del Lavoro. Introduce anche i concetti di indispensabilità della valutazione del rischio o dell’informazione dei lavoratori.


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  • 1994 – D.Lgs n. 626: Recependo 8 direttive CEE riguardanti la sicurezza nel lavoro e la salvaguardia della salute dei lavoratori, prevede tra l'altro la istituzione del Servizio di Prevenzione e Protezione, obbligando ad eseguire una accurata valutazione dei rischi ed a monitorare tali rischi nel tempo coinvolgendo tutte le figure interessate alla prevenzione (datore di lavoro, dirigenti, preposti, medico competente, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e lavoratori), inoltre sottopone a sorveglianza sanitaria gli addetti alla movimentazione manuale di carichi, gli addetti ai videoterminali e gli esposti a rischi biologici, fisici, chimici ed a quelli cancerogeni. Infine obbliga a promuovere una adeguata informazione/formazione dei lavoratori. Con tale legge poi l’obbligo del Medico Competente viene esteso alla sorveglianza sanitaria di tutti i lavoratori esposti ai rischi tabellati.


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1995 - DL.gs n. 230: dà indicazioni in materia di radioprotezione. E’ stato recentemente integrato dal DL.gs n. 241 – 2000 che inserisce anche il tema della protezione dall’esposizione a sorgenti naturali.


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Assicurazione contro infortuni sul lavoro e malattie professionali

  • R.D. 13/05/1929 n. 928: Prima legge per l’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali. Affida all’INAIL non solo le competenze sul risarcimento del danno, ma anche la cura delle malattie professionali.

  • Nel 1965 (D. P. R. 30/6/65 n. 1124) è stato approvato il TESTO UNICO sull'assicurazione obbligatoria degli infortuni e delle malattie professionali.

  • Il D.M. 18/04/1973 riporta l’elenco delle malattie per le quali è obbligatoria la denuncia contro gli infortuni e le malattie professionali, cioè rende attuale il DPR 1124 fornendo l’elenco delle malattie soggette a denuncia obbligatoria da parte di ogni medico che per primo le riscontra. Queste malattie sono raccolte in specifiche tabelle.

  • D.P.R. n. 336 13/04/94: Ultima revisione delle tabelle delle malattie professionali..


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ASSICURAZIONE CONTRO INFORTUNI E MALATTIE PROFESSIONALI

  • Eventi assicurati: infortuni sul lavoro e malattie causate dal lavoro

  • Prestazioni erogate: inabilità temporanea assoluta al lavoro, invalidità permanente, altre (protesi, ortesi, cure termali, rendite a superstiti ecc.)

  • L’invalidità permanente è valutata con riferimento alla attitudine al lavoro operaio o agricolo ai sensi del D. P. R. 30/6/65 n. 1124.

  • Dal 2000 vige il D.L. 38/2000 che ha introdotto, come riferimento per la valutazione della invalidità permanente, il c.d. danno biologico (menomazione dell’integrità psico - fisica suscettibile di valutazione medico - legale).


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In ultimo due sentenze della Corte Costituzionale (n. 179 del 10/02/88 e n. 206 del 11/02/88) hanno permesso la tutela assicurativa di malattie delle quali sia provata la causalità professionale, ma che, per tipo di manifestazione, modalità di esposizione e tempo di formulazione della diagnosi siano al di fuori della tabella.

Tali sentenze introducono un “sistema misto” ove in questo caso, tuttavia, l’onere della prova rimane a carico del lavoratore.


Grazie per l attenzione l.jpg

GRAZIE PER L’ATTENZIONE


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