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Complessità

Complessità. "Non c'è un filo d'erba solo in un prato. Non c'è un albero, ma c'è il bosco, dove tutti gli alberi stanno insieme, non prima o poi, ma insieme, grandi e piccoli, con i funghi e i cespugli e le rocce e le foglie secche e le fragole e i.

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Complessità

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Presentation Transcript


  1. Complessità • "Non c'è un filo d'erba solo in un prato. Non c'è un albero, ma c'è il bosco, dove tutti gli alberi stanno insieme, non prima o poi, ma insieme, grandi e piccoli, con i funghi e i cespugli e le rocce e le foglie secche e le fragole e i mirtilli e gli uccelli e gli animali selvatici, e magari anche le fate e le ninfe e i cinghiali, e i cacciatori di frodo e i viandanti smarriti, e chissà quante altre cose ancora. C'è la foresta." C. Levi, L’Orologio, 1948.

  2. "Non c'è un filo d'erba solo in un prato. Non c'è un albero, ma c'è il bosco, dove tutti gli alberi stanno insieme, non prima o poi, ma insieme, grandi e piccoli, con i funghi e i cespugli e le rocce e le foglie secche e le fragole e i mirtilli e gli uccelli e gli animali selvatici, e magari anche le fate e le ninfe e i cinghiali, e i cacciatori di frodo e i viandanti smarriti, e chissà quante altre cose ancora. C'è la foresta." Sono parole di rara efficacia, che alludono ad una visione sistemica e complessa del bosco, che in un sol colpo ci fanno intuire gli infiniti piani di realtà che in un bosco si possono scoprire, a seconda del punto di vista dell'osservatore. Così Carlo Levi, dopo una sequenza di connettivi aggiuntivi "e", che sembra tendere all'infinito, si ferma bruscamente, con il punto fermo segnala un salto gerarchico, un ordine concettuale diverso: "c'è la foresta". Concetto di Complessità

  3. Complessità = sistema di relazioni • In modo evocativo Levi pone due grandi questioni che stanno dentro la complessità: la complessità non ti esime dall'analisi, qui rappresentata dall'elencazione, degli oggetti che formano il bosco, ed insieme ci pone di fronte alla scoperta che la somma delle parti non fa mai il tutto. Il tutto è il risultato di un sistema di relazioni.

  4. Approccio alla Complessità • Il problema allora si sposta, non è più definire la complessità, che potrebbe risultare un inutile esercizio accademico, ma capire come ci si approccia alla complessità. E questo è tanto più vero in ambito educativo. Approcciarsi alla complessità vuol dire tenere insieme la capacità di analisi e la necessità di una sintesi che spesso è prodotta dal cambiamento del punto di vista da cui si guarda al sistema, al fenomeno. Nella consapevolezza che la somma dei singoli elementi di analisi non mi consentirà mai di ricostruire l'immagine unitaria.

  5. Discipline e Complessità • Approccio analitico e riduzionista insieme all'approccio olistico: questa è la scommessa culturale ed epistemologica di fronte a cui la complessità ci pone. Ed è una scommessa che coinvolge in prima persona la cultura scolastica, che si misura solo con un'organizzazione dei saperi frammentaria e segmentata in discipline, finendo per perdere la stessa ragion d'essere delle discipline: ovvero la possibilità di rispondere con approfondimenti specifici a problemi posti dalla realtà che in quanto tali sono predisciplinari.

  6. Bosco e Poesia • Un bosco, un bel bosco, ogni volta che torno a percorrerlo mi svela un altro colore, nuove sfumature, musicalità diverse, altre presenze. • Così la poesia.Ed ogni testo, ogni buon testo, come quelli che si leggono a scuola, nella sua unicità e irripetibilità si dota di una grande forza polisemica.

  7. Poesia • Ci servono i modelli interpretativi, le informazioni storiche e culturali, i dati metrici e retorici, poi ci fermiamo inebetiti di fronte alla più frustrante domanda che gli studenti sono abituati a farsi e a fare: "che vuol dire?". Come se un significato vero, unico e definitivo fosse depositato da qualche parte e il problema si potesse ridurre al fatto che qualcuno ce lo svela. Ma non è così, la poesia non è solo acquisizione di dati e modelli interpretativi, la poesia è ricerca, è processo, e, come nel bosco, il significato varia al variare del contesto, del tempo e dello spazio, del mio modo di essere, del particolare momento della mia storia personale.

  8. "In realtà, Pennychis, se c'è una cosa che mi preoccupa - mormorò Tiresia - è che non esistono storie irrilevanti. Tutto è connesso con tutto. Dovunque si cambi qualcosa, il cambiamento riguarda il tutto. Perché, Pennychis - seguitò Tiresia scuotendo il capo - perché con il tuo oracolo hai inventato la verità ?" (Durenmatt, La morte della Pizia) La citazione di Durenmatt ci mette di fronte a due questioni. La prima sta nel fatto che non esistono storie irrilevanti, e questo è il punto di partenza di un buon processo educativo, la seconda è che solo partendo dalle storie irrilevanti possiamo pensare di inventare, non la verità, ma la comunità che educa, che educa perché narra e dentro di essa si narrano le persone che la attraversano. Tutto è connesso

  9. Gli stessi tentativi di ridefinire in modo unitario la razionalità contemporanea muovono dal riscontro di una naturale "frammentazione" dell'esperienza. Pensiamo all'epistemologia della complessità (nella formulazione di Morin), che costituisce il tentativo di pensare senza "riduzione" delle differenze la dispersione dell'esperienza contemporanea. La Pluralità (delle verità, delle prospettive teoriche, delle filosofie) è un punto di partenza tipico del pensiero degli ultimi trent'anni, quando non è anche il suo punto d'arrivo. Pluralità e Frammentazione

  10. In tale prospettiva vanno abbandonate la centralità del rapporto causa-effetto, la visione deterministica della causalità e vanno considerati in via prioritaria i contesti di interazionesociale e storica dell'evoluzione stessa. E', infatti, l'interazione sociale la parola chiave da sostituire al rapporto causa effetto come nucleo interpretativo della storia in una visione post-meccanicistica. Ma l'interazione sociale è anche coevoluzione di attore e contestocome ci indica l'epistemologia della complessità. Si tratta di un'ottica che conduce al superamento dei dualismi per una concezione centrata su una visione olistica (mente-corpo-emozioni) della persona, nonché sui fenomeni di coevoluzione all'interno di organizzazioni e istituzioni. Interazione vs causa-effetto

  11. che idea di realtà mettiamo in gioco quando contattiamo quella che chiamiamo (con più o meno ingenuità) realtà? Una banale esperienza di disputa calcistica. Come sono andate le cose, "realmente", in quella data azione di gioco? chi lo può dire? chi ha ragione, tra arbitro, giocatori, spettatori televisivi? quale contributo di "verificazione" forniscono le diverse registrazioni televisive di quell'azione? Partecipando a tali dispute, e in particolare alle loro versioni televisive, ognuno di noi va via via formandosi una concezione di realtà (la realtà di quella azione di gioco), all'interno della quale è pressoché impossibile ritagliare accuratamente gli oggetti dai soggetti (i fatti dalle opinioni; l'aspetto fisico da quello mentale; il reale dal rappresentato), e dove viene inevitabile far ricorso ad un'idea convenzionale di realtà (che poi è quella che coincide con la singola decisione arbitrale). Il Reale

  12. Insomma, la mia idea, rispetto a questi problemi, è che televisione, cinema, computer ecc., esattamente come ogni altro sistema simbolico (dalla scrittura al disegno fino ad arrivare al sogno), non ci allontanino dalla realtà, ma ci consentano invece (ovviamente, se ben "pensati") di prendere le distanza da un'idea ingenua di realtà, e che quindi contribuiscano ad arricchire il senso della nostra "esperienza" (differenziandola e perennemente ristrutturandola). Viene a questo proposito legittimo interrogarsi sul tema della "complessità" Realtà ed esperienza

  13. L’universo delle discipline scientifiche è stato tradizionalmente diviso in scienze "dure" e scienze "molli", "scienze sperimentali" e "scienze "storiche"… Queste espressioni hanno sottinteso che il metodo scientifico fosse per natura unico e che tutte le discipline che ambissero a definirsi "scientifiche" dovessero prima o poi conformarsi a questo metodo, dovessero cioè essere sottoposte a un metodo volto a individuare leggi invarianti e a dare di queste leggi formulazioni matematiche quantitative e computabili. La complessità come frontiera del cambiamento(scienze dure e scienze molli)

  14. Riduzionismo e scienza moderna • L’obiettivo della scienza moderna (Newton – Liebniz) è stato quello di ridurre la molteplicità e la varietà dei processi naturali a poche leggi, formulabili in modi quanto più semplici, economici e astratti, in grado di definire le condizioni necessarie e sufficienti per spiegare ogni fenomeno reale e possibile. • Ma questi presupposti della nostra scienza (e, soprattutto, della nostra fisica) conducono forse un’idea distorta dell’universo, a un’idea che prende una parte (le regolarità effettivamente esistenti) per il tutto (l’idea che l’universo sia soltanto regolarità)?

  15. Le scienze del nostro secolo hanno scoperto che determinismo e previsione non sono sinonimi. Possiamo conoscere con esattezza le leggi che regolano l’evoluzione di un sistema eppure, a meno di essere informati sul suo stato iniziale con una precisione infinita (il che è escluso nella conoscenza umana), è impossibile prevedere i dettagli del suo sviluppo. Una differenza infinitesimale fra le conoscenze iniziali di due sistemi può creare una divergenza macroscopica fra le loro traiettorie di sviluppo. E’ a proposito di sistemi di questo genere che le scienze contemporanee parlano di sistemi e di comportamenti caotici. I meteorologi hanno reso popolare il divorzio fra determinazione e previsione consumatosi nello studio dei sistemi caotici con l’immagine dell’effetto farfalla: un evento talmente trascurabile quale è il battuto di ali di una farfalla a Pechino può influenzare il tempo atmosferico che farà a New York da qui a un mese. Determinismo e Caos

  16. Leggi e regolarità continuano a svolgere un ruolo importante nel discorso scientifico, ma compaiono nuovi protagonisti dei "giochi" della natura: le condizioni iniziali, i principi organizzatori, i punti di vista degli osservatori…Da sole, le leggi non ci dicono nulla riguardo all’effettivo decorso dei fenomeni. Esprimono, piuttosto, i vincoli entro i quali i processi concreti hanno luogo. Il decorso degli eventi non è dato in anticipo. Gli sviluppi delle scienze contemporanee mettono in evidenza come la scienza richieda un metodo di ricerca pluralistico. Nelle scienze storiche, gli eventi singolari sono altrettanto importanti delle regolarità, perché ogni entità storica è il risultato singolare e irripetibile di una cascata di eventi. Leggi e Vincoli

  17. Irripetibilità degli avvenimenti • Gli sviluppi delle scienze contemporanee mettono in evidenza come la scienza richieda un metodo di ricerca pluralistico. Nelle scienze storiche, gli eventi singolari sono altrettanto importanti delle regolarità, perché ogni entità storica è il risultato singolare e irripetibile di una cascata di eventi. Il problema della verifica per mezzo della ripetizione non si pone, perché noi cerchiamo di spiegare l’unicità di particolari che non possono ripresentarsi, sia per le leggi della probabilità, sia per l’irreversibilità della freccia del tempo.

  18. Storia e complessità • Non tentiamo di interpretare gli eventi complessi della narrazione storica riducendoli a semplici conseguenze della legge naturale; gli eventi storici non violano, ovviamente, alcun principio generale della materia e del moto, ma il loro occorrere si situa in un ambito di dettagli contingenti. E il problema della predizione, un ingrediente centrale nel metodo scientifico, non entra nella narrazione storica. Noi possiamo spiegare un evento dopo che si è verificato, ma la contingenza ne preclude la ripetizione, persino quando si riparta dallo stesso punto iniziale.

  19. Eventi e leggi Si è resa oggi possibile e necessaria un’altra interpretazione della nozione di legge: da sole, le leggi non ci dicono nulla riguardo all’effettivo decorso spazio-temporale dei fenomeni. Esprimono piuttosto i vincoli entro i quali i processi concreti hanno luogo. Il decorso degli eventi non è dato in anticipo. Le leggi sono le regole dei giochi della natura, che stabiliscono una gamma di possibilità in cui successivamente si generano gli effettivi decorsi spazio-temporali, dovuti alle abilità o alle deficienze dei giocatori, ma anche agli eventi singolari e aleatori con i quali essi hanno a che fare. Ogni processo naturale è costellato di punti di biforcazione. Dato un medesimo quadro di partenza, una medesima situazione storica, da medesimi vincoli e condizioni iniziali, le strategie praticabili non sono mai predeterminate.

  20. Vincoli e Possibilità Si sta delineando la transizione da una lettura dei processi di cambiamento nei termini classici di caso e di necessità alla lettura nei termini di vincolo e possibilità. Le relazioni fra vincoli e possibilità prendono corpo all’interno di contesti storici ed evolutivi, e le forme assunte da queste relazioni dipendono strettamente dalle specificità di questi contesti. Il rapporto fra regole e mosse del gioco varia sempre a seconda dei giochi, delle situazioni di gioco, della storia e delle caratteristiche individuali dei giocatori, della loro capacità di vedere quanto altri non riescono a vedere. È simile all’universo sportivo, in cui poche regole dall’alto potere generativo sono alla base di un numero infinito di situazioni concrete.

  21. Verso un’altra idea di realtà • L'idea di realtà che l'epistemologia della complessità propone può essere descritta come il passaggio da una concezione della realtà data una volta per tutte e per questo esprimibile in leggi a un'idea di realtà in continuo movimento di riorganizzazione. • Assistiamo alla proliferazione del reale in oggetti, livelli, sfere di realtà differenti e siamo consapevoli che questa proliferazione è sempre tradotta nel linguaggio di un osservatore. • La realtà, cioè, non appare più come qualcosa di dato una volta e per tutte.

  22. Realtà e oggettività • L'idea stessa di realtà perde il suo carattere di oggettività e si connette all'universo della conoscenza. • La realtà è una categoria fisica che si impone naturalmente alla percezione dell'osservatore e che deve essere 'riflessa', oppure è una categoria mentale, un modello ideale di carattere empirico/pragmatico, che viene applicata ai fenomeni per controllarli, dominarli, 'modellarli'?

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