Le leggi della maldicenza
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Le leggi della maldicenza. La parola del Rabbino Capo. Regola 4

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Qòrach

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Presentation Transcript


Q rach

Le leggi della maldicenza

La parola del Rabbino Capo

Regola 4

A. Ma la questione si può ramificare in diversi casi, come spiegheremo: che se qualcuno è un benonì, cioè un ebreo che in genere si astiene dal peccato, e pecca solo di rado, e bisogna ritenere che abbia peccato inavvertitamente, o che non era a conoscenza del divieto o che pensava che (l’astensione) fosse soltanto un atto di zelo, una buona risoluzione, per cui (solo) i più devoti si astengono – allora, perfino se l’abbiamo visto trasgredire (il divieto) più volte, sicuramente bisogna accettare questa ipotesi, ed è vietato rivelarlo, affinché non venga svergognato in pubblico. E perfino (chi l’ha visto) non dovrà disprezzarlo, ed è vietato odiarlo per questo, perché bisogna giudicarlo benevolmente e secondo molti posekìm vale qui il precetto positivo della Torà “Giudica il prossimo con benevolenza”.

(Liberamente tratto da “Le leggi della maldicenza” del Chafètz Chaìm, 2007)

  • Qòrach

    Nel descrivere i duecentocinquanta ribelli che si sono uniti a Qòrach per contestare il ruolo di Moshè e di Aharòn in mezzo al popolo, la Torà li definisce “principi della congrega, convocati alle ricorrenze, uomini di fama”. I Maestri spiegano che il termine “convocati alle ricorrenze” indica che si trattava di sapienti, esperti nella definizione del calendario. C’è da domandarsi come mai persone di quella levatura si siano abbassati ad una contestazione che nulla aveva delle finalità superiori che avrebbero dovuto ispirare menti simili.

    La realtà è che, purtroppo, lo spirito della frizione e della frattura non risparmia nessuno! E se non risparmia grandi sapienti e saggi, men che meno risparmia persone non così elevate. Esiste ed esisterà sempre chi ritiene di sapere una pagina più del libro, esiste ed esisterà sempre chi ritiene che l’altro sbagli, eccetera. Ma se in genere la cosa può essere in qualche modo tollerata, non lo si può e non lo si deve tollerare quando proviene da chi è o si presenta come esperto e responsabile nell’ambito spirituale e cultuale. Laddove si deve essere di esempio agli altri, solo l’atteggiamento di Aharòn, di amore e vicinanza per ogni persona e per la Torà, può essere accettato.Rav Elia Richetti


Q rach

בס"ד

תורת היום

settimanale no. 217

I MAESTRI DELL'EBRAISMO ITALIANO

5 Tamùz 5769

27 Giugno 2009

Rav Elia De’ Pomis

Rabbino, e probabilmente capo della comunità Ebraica di Roma, era discendente di una delle famiglie ebraiche romane che, in base ad una tradizione familiare, erano state portate a Roma da Gerusalemme da Tito.

Morì il 20 Tamuz 5058 (1298) sotto le mani degli inquisitori ecclesiastici, che lo avevano incolpato – in quanto ricco esponente della comunità – di aver complottato con la nobile famiglia romana dei Colonna contro il papa Bonifacio VIII. Pur negando ogni addebito, accettò di essere l’unico inquisito. Fu arso al rogo, e la sua famiglia riparò a Spoleto.

La Torà del Giorno

A cura dell’Ufficio Rabbinico di Venezia

La Parashà della settimana: Qòrach

Acc. lumi ore: 20.45

Uscita ore: 22.01

AVVENIMENTI DELLA SETTIMANA

Siamo vicini con affetto alla famiglia Cesana per il matrimonio di Diletta e Sion Hassan.

Mazal Tov


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