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John Bowlby

John Bowlby. L’interesse primario è per lo sviluppo Emotivo. La sua teoria è una sintesi critica tra i risultati della ricerca psicologica e biologica moderna e alcune questioni psicoanalitiche sullo sviluppo. Influenza Etologica.

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Presentation Transcript


  1. John Bowlby L’interesse primario è per lo sviluppo Emotivo. La sua teoria è una sintesi critica tra i risultati della ricerca psicologica e biologica moderna e alcune questioni psicoanalitiche sullo sviluppo

  2. Influenza Etologica Bowlby rifacendosi agli esperimenti di Harlow sulle scimmie rhesus, critica la posizione psicoanalitica e comportamentista del legame alla madre come “interessato” o come motivazione secondaria

  3. La teoria dell’attaccamento • La funzione evolutiva sembra essere la protezione del bambino dai predatori. • I legami emotivamente sicuri hanno un valore fondamentale per la sopravvivenza e per il successo riproduttivo

  4. L’attaccamento come predisposizione biologica • La relazione che unisce madre e bambino è determinata geneticamente ed è basata su una motivazione primaria al contatto sociale • Bisogno di contatto e di conforto muovono primariamente il piccolo verso una figura di attaccamento privilegiata • La ricerca della vicinanza rappresenta la manifestazione più esplicita dell’attaccamento

  5. La teoria dell’attaccamento La madre (e la relazione con lei) fornisce una base sicura dalla quale il bambino può allontanarsi per esplorare il mondo e farvi ritorno

  6. Natura e sviluppo dell’attaccamento La teoria dell’attaccamento di Bowlby ipotizza che il bambino sia predisposto a sviluppare legami di attaccamento con chi si prende cura di lui e che sia dotato di risposte comportamentali come: piangere, aggrapparsi, seguire, ecc.

  7. Significato di attaccamento • Ciò significa che il bambino acquista un ruolo attivo nell'instaurarsi della relazione, i comportamenti che lui emette, attraverso l'apparato locomotorio, percettivo e di segnalazione, hanno uno scopo preciso, di mantenere il contatto con la madre e attivano una serie di comportamenti di risposta da parte della madre; • La relazione si instaura reciprocamente con il contributo di uno e dell'altro membro della diade.

  8. Natura e sviluppo dell’attaccamento I comportamenti di attaccamento sono inizialmente indifferenziati, successivamente si indirizzano verso persone specifiche e con lo sviluppo dell’intenzionalità si attivano in funzione dell’obiettivo di mantenere la vicinanza.

  9. Natura e sviluppo dell’attaccamento Per Bowlby il legame del bambino con la madre è il prodotto dell'attività di diversi sistemi comportamentali che hanno come risultato prevedibile quello di mantenere la vicinanza del bambino con la madre

  10. Apparati mediatori • il comportamento di attaccamento è mediato da vari apparati a seconda dell'età. • Inizialmente c'è l'apparato percettivoe il modo in cui il bambino tende ad orientarsi verso figure umane ed in particolare verso la figura materna permettendogli di familiarizzarsi con lei. In un secondo momento interviene l'apparato efferente ed in particolare le mani, i piedi, la testa la bocca; in terzo luogo l'apparato di segnalazione, il pianto, il sorriso, la lallazione, i gesti con le mani, che hanno un effetto molto incisivo sul comportamento della madre.

  11. Natura e sviluppo dell’attaccamento Inoltre il bambino sviluppa dei modelli operativi interni (IWM) che gli permettono di rappresentarsi mentalmente il legame di attaccamento. Con lo sviluppo degli IWM il bambino diventa capace di tollerare livelli di separazione progressivamente più lunghi; diventa sempre più capace di tener presente le intenzioni degli altri e di formare legami più equilibrati e flessibili.

  12. Il modello operativo interno • E’ costituito gradualmente a partire dalle esperienze vissute dal bambino con le figure di attaccamento. • Rappresentano le caratteristiche proprie delle figure di attaccamento e il tipo di relazione che si è sviluppato con quella persona

  13. Caratteristiche del IWM • Sono rappresentazioni mentali che comprendono sia le componenti emozionali che quelle cognitive • Una volta formati sono al di fuori della coscienza • Il loro sviluppo è modellato dalle esperienze di ricerca della vicinanza vissute dal bambino, in particolare di come l’adulto di riferimento ha risposto al suo bisogno di vicinanza.

  14. Caratteristiche del IWM • Gli IWM degli individui i cui tentativi di ricerca di vicinanza sono stati frequentemente accettati differiscono da quelli dei soggetti rifiutati, bloccati o accettati solo talvolta • Gli IWM tendono ad essere stabili dopo il primo anno di vita sebbene possano ancora essere influenzati da esperienze successive

  15. Funzione degli IWM • Fornire regole che guidino il comportamento ed i sentimenti dell’individuo in relazione a persone significative. • Mettono in grado di prevedere ed interpretare il comportamento degli altri e dunque pianificare il proprio comportamento.

  16. Quando si instaura Verso i due anni nella maggior parte dei bambini è possibile riscontrare un comportamento di attaccamento abbastanza tipico; l'integrità dei sistemi comportamentali viene attivata dall'allontanamento della madre o da esperienze paurose e gli stimoli che più facilmente vi pongono fine sono la vista, la voce o il contatto fisico con la madre.

  17. Da H. R. Schaffer: Lo sviluppo sociale, 1998 Raffaello Cortina

  18. Stili di attaccamento L’attaccamento dei bambini valutato con una procedura osservativa standard (Strange Situation Procedure, Ainsworth) si divide in due tipi: SICURO INSICURO RESISTENTE EVITANTE

  19. Da H. R. Schaffer: Lo sviluppo sociale, 1998 Raffaello Cortina

  20. Caratteristiche delle madri Da H. R. Schaffer: Lo sviluppo sociale, 1998 Raffaello Cortina

  21. La sicurezza predice: • Le caratteristiche della personalità (autostima, conoscenza di sé, entusiasmo, capacità di recupero) • La relazione con i coetanei (socievolezza, cordialità) • La relazione con gli adulti • Gli aspetti emotivi • Gli aspetti cognitivi • L’adattamento

  22. Classificazioni per l’adulto • Autonomi. Parlano delle loro esperienze in modo aperto e coerente riconoscendo sia le esperienze positivi che negative • Rifiutanti- si dissociano dalle categorie emotive dell’infanzia e non ammettono le esperienze negative • Preoccupati- coinvolgimento nei ricordi e ne sono sopraffatti

  23. L’ATTACCAMENTO NEI BAMBINI CIECHI

  24. L’attaccamentonei bambini ciechi Nel bambino vedente i segni della presenza di un legame specifico di attaccamento (sorriso specifico, discriminazione della madre e angoscia verso l’estraneo) sono largamente mediati dall’esperienza visiva. L’immagine interna della madre racchiude in sé l’insieme degli affetti, emozioni e sensazioni legate alle immagini delle diverse esperienze vissute con lei.

  25. L’attaccamento nei bambini ciechi In un mondo senza immagini in che modo un bambino impara a distinguere la propria madre dalle altre persone, in che modo esprime la propria preferenza verso la madre e il particolare valore che le attribuisce? (Selma Fraiberg, 1999)

  26. L’attaccamento nei bambini ciechi • Per studiare la costruzione del legame di attaccamento sono state considerate: • Il sorriso • L’angoscia verso l’estraneo • L’esperienza di separazione e riunione

  27. L’attaccamento nei bambini ciechi • Il sorriso: • Diversamente dai bambini vedenti, nei primi due mesi è la voce umana e non il volto a scatenare il sorriso. Già a due mesi il sorriso diviene preferenziale verso la voce della madre. • Dai due ai sei mesi mezzi il sorriso è sempre preferenziale verso la voce ma resta sempre irregolare. In questo periodo nei bambini vedenti compare la differenziazione della risposta al volto della madre. • Dai sei agli 11 mesi nei vedenti il sorriso è rivolto esclusivamente alle persone familiari nei ciechi non subisce modifiche.

  28. L’attaccamento nei bambini ciechi Tra i sette e i 15 mesi il bambino cieco come quello vedente mostra angoscia verso l’estraneo e si lascia consolare solo dalla madre. Ha raggiunto la stessa tappa evolutiva ma seguendo un percorso diverso. Quale è la strada attraverso cui si è realizzata la formazione del legame specifico?

  29. L’attaccamento nei bambini ciechi L’esperienza di contatto tattile-corporeo. Nei primi mesi di vita la modalità di ricerca del contatto corporeo con la madre è del tutto simile nei bambini vedenti e non. Successivamente si verifica un cambiamento nelle modalità con cui si “mantiene il contatto con la madre”. Il bambino vedente lo fa “seguendo la madre con lo sguardo” il bambino cieco può mantenere il contatto con la madre solo attraverso l’esperienza tattile e sonora.

  30. L’attaccamento nei bambini ciechi La madre esiste solo se può essere toccata o se parla. L’esperienza di contatto tattile del bambino cieco con la madre ha il preciso messaggio: “Ci sei? … sono qui!” (S. Freiberg). Verso i cinque mesi l’esplorazione tattile del volto diventa preferenziale verso la madre e le figure familiari mentre si riduce verso gli estranei.

  31. L’attaccamento nei bambini ciechi Come nei bambini vedenti anche nei bambini ciechi tra i 7 e i 15 mesi compare l’angoscia verso l’estraneo. Nei bambini vedenti è la vista del volto non familiare a scatenare l’angoscia, il comportamento di evitamento e di ricerca della madre. Nei bambini ciechi è l’esperienza del contatto, dell’essere presi in braccio dall’estraneo che produce angoscia (divincolamento, pianto, forte tensione).

  32. L’attaccamento nei bambini ciechi • Esempi: • Carol, 8 mesi e 22 giorni. L’osservatore tiene in braccio Carol. Per due volte Carol si stacca dalla spalla dell’osservatore. Quando l’osservatore prende la mano di Carol nella sua per portarsela al volto, la mano della bambina si chiede a pugno. • Paul, 1 anno e 1 mese. …. L’osservatore gli dà la sua mano e intento gli parla. Paul la ascolta ma non fa una mossa per avvicinarsi di più. Si è allontanato appena ha sentito la voce del padre si è diretto verso di lui.

  33. L’attaccamento nei bambini ciechi Il comportamento di protesta alla separazione dalla madre nei bambini ciechi compare con sei mesi di ritardo rispetto ai bambini vedenti. Lo stesso ritardo si verifica nell’acquisizione del concetto di permanenza dell’oggetto. Per poter essere angosciati rispetto alla separazione occorre che il bambino acquisisca il concetto di madre assente.

  34. L’attaccamento nei bambini ciechi Nel bambino vedente la madre è assentequando non la vede. Se la madre va via il bambino la segue con lo sguardo fino a quando non ritorna sulla scena. Nel bambino cieco durante il primo anno di vita gli oggetti esistono solo se li tocca. Il bambino cieco inizia a costruire un idea di oggetto permanente solo quando il suo sviluppo motorio gli consente di cercare e trovare gli oggetti e le persone con cui non è in contatto.

  35. L’attaccamento nei bambini ciechi Nel bambino cieco se la madre non parla o non è in contatto fisico con lui non necessariamente provoca l’esperienza dell’assenza. Nel primo anno di vita il bambino non vedente ha la consapevolezza dell’assenza della madre solo se esprime un bisogno col pianto e lei non arriva o arriva con ritardo. Solo quando si sarà costruita la nozione di oggetto potrà associare l’assenza del contatto fisico e l’interruzione della voce all’esperienza dell’assenza. Una volta realizzata questa conquista le manifestazioni di angoscia sono identiche a quelle del bambino vedente.

  36. L’attaccamento nei bambini ciechi Esempio: Karen 11 mesi e 13 giorni. È sul pavimento che va verso la scatola con i suoi giocattoli che dista un metro da lei. Improvvisamente la madre, che è nella stanza vicino a lei, si alza dalla sedia per dare il ciuccio alla bimba più piccola che piange. Karen immediatamente incomincia a piangere e cambia direzione. Va verso la sedia dove prima era la madre e quando lei torna per sedersi, Karen le tocca il braccio, si lascia accarezzare e si calma.

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