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Movimento comunale (europeo ) Civiltà comunale (italica): elementi istituzionali, sociali, culturali (l’ideologia della civitas )






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maureen
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La città medievale ‘laboratorio di esperienze’. Movimento comunale (europeo ) Civiltà comunale (italica): elementi istituzionali, sociali, culturali (l’ideologia della civitas ). La città vescovile.
Movimento comunale (europeo ) Civiltà comunale (italica): elementi istituzionali, sociali, culturali (l’ideologia della civitas )

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La città medievale

‘laboratorio di esperienze’

Movimento comunale (europeo )Civiltà comunale (italica): elementi istituzionali, sociali, culturali (l’ideologia della civitas)

la città medievale 'laboratorio di esperienze'

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La città vescovile

  • La competizione-collaborazione tra vescovo e ufficiale laico si risolve a favore dell’assunzione da parte del vescovo di prerogative civili.

  • Tre cicli: V-VI sec., VII-VIII, IX-X.

  • L’ultima fase: i poteri regi conferiscono ai vescovi diplomi di riconoscimento di responsabilità pubbliche (spesso con atteggiamento ‘constatativo’).

  • I collaboratori del vescovo.

la città medievale 'laboratorio di esperienze'

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La prima fase comunale: i consoli

  • Cittadini e potere pubblico (diploma ai cives di Cremona)

  • Cittadini e vescovo

  • La presenza dei ‘consoli’ spia dell’avvenuta costituzione comunale.

  • La res publica comunale: Milano, Genova, Mantova

la città medievale 'laboratorio di esperienze'

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Diploma ai Cives di Cremona (996)

  • 8. Privilegi direttamente concessi ai cittadini: Cremona

  • La vivacità dei Cremonesi era già emersa alla metà del IX secolo in occasione della lite che ebbero con il proprio vescovo a proposito dei traffici commerciali (cfr. Seconda sez., doc. 9). Nel secolo successivo la comunità è ulteriormente maturata e nel 996 i cittadini riescono a ottenere da Ottone III un diploma che addirittura trasferisce loro – a «tutti i cittadini cremonesi liberi, ricchi e poveri» – il godimento dei diritti pubblici e concede l'immunità tradizionalmente ottenuta dai vescovi. Ciò naturalmente provocò la reazione del vescovo di Cremona e, due mesi dopo la concessione, lo stesso imperatore revocava tutte le concessioni fatte ai cittadini, restituendole al legittimo beneficiato. In ogni caso la prima concessione è quanto mai illuminante sul livello organizzativo raggiunto dalla città sul finire del X secolo.

  • Fonte: MGH, Diplomata regum et imperatorum Germaniae, II, doc. 198, pp. 606-7 (trad. it. in FASOLI – BOCCHI [a cura di], La città medievale italiana cit., pp. 131-32).

  • In nome della santa e individua Trinità, Ottone, per grazia di Dio augusto imperatore dei Romani… Prendiamo sotto la nostra protezione tutti i cittadini cremonesi liberi, ricchi e poveri… affinché vivano in pace liberi e sicuri nella loro città, protetti e difesi dovunque vadano e godano l'uso delle acque, i pascoli e le selve, dal Capo d'Adda fino a Vulpariolo, da una parte e dall'altra del Po e godano e possiedano senza contraddizione da parte di nessuno tutto ciò che è di pertinenza dello Stato, e per rimedio dell'anima nostra ordiniamo che dovunque essi vadano a svolgere i loro commerci per terra e per acqua e dovunque vogliano sostare, nessuno li disturbi. Perciò ordiniamo con la nostra imperiale potestà che nessun duca, arcivescovo, vescovo, marchese, conte, visconte, gastaldo, sculdascio, decano o qualsiasi altra persona del nostro regno, grande o piccola, presuma di inquietare e spogliare i sopraddetti cittadini cremonesi liberi, ricchi e poveri, di tutte le cose sopraddette e di tutte le loro cose acquisite o acquirende, senza un legale giudizio, ma sia lecito agli stessi cremonesi restare sotto la protezione nostra e dei nostri successori e vivere quieti, sicuri e pacifici e fare tutto ciò che ad essi sembrerà giusto, senza che nessuno li contrasti o li molesti. Se qualcuno oserà infrangere temerariamente questo nostro precetto, sappia che pagherà mille libbre di oro puro, metà alla camera nostra e metà ai predetti uomini di Cremona…

la città medievale 'laboratorio di esperienze'

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Vescovo e Consoli: Milano

  • 15. Le due tribune del vescovo e dei consoli a Milano nel 1117

  • Landolfo di San Paolo, detto anche Landolfo Iuniore, scrisse una breve cronaca milanese che prosegue cronologicamente quella di Landolfo Seniore, narrando le vicende legate alle conseguenze della lotta fra riformatori e simoniaci sul principio del XII secolo. In quegli anni di vivaci contrasti religiosi all'interno dello stesso partito riformatore che si era imposto a Milano, fa la sua prima comparsa il comune di Milano, la cui presenza è ricordata dal cronista nel famoso episodio delle due tribune, simbolo quasi fisico dei due poteri, distinti e conviventi, che in quel periodo sono presenti nella città.

  • Fonte: LANDULPHI DE SANCTO PAULO Historia Mediolanensis, a cura di C. Castiglioni, Bologna, 1934 (RIS2, V, 3), p. 27.

44. Le città della Lombardia e i loro vescovi, udita l'ambasciata dell'arcivescovo Giordano e dei consoli della stessa città, il giorno stabilito si ritrovarono in Milano, nel prato detto il Broglio. Qui l'arcivescovo e i consoli avevano fatto costruire due tribune: in una salirono e presero posto l'arcivescovo, i vescovi, gli abati e i prelati delle chiese, nell'altra i consoli con gli esperti delle leggi e dei costumi. E attorno a esse affluiva un'innumerevole moltitudine di gente, tanto ecclesiastici che laici e anche donne e vergini in attesa della condanna dei vizi e dell'esaltazione delle virtù.

la città medievale 'laboratorio di esperienze'

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Milano

  • 1130: tre ordines, ossia Capitanei, Valvassores, Cives sono attestati come rappresentati da consoli

la città medievale 'laboratorio di esperienze'

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Capitanei, valvasores, cives (1130)

  • 23. Capitanei, valvassori e popolo nel consolato di Milano

  • Nel nome di Cristo, venerdi 11 luglio [1130], nella città di Milano, nel pubblico teatro della stessa città, alla presenza di numerosi capitanei, valvassori e altri cittadini, Ungaro detto di Corteduce console della predetta città pronunciò sentenza con consiglio e approvazione degli altri consoli di Milano, i cui nomi sono:– Arialdo Visconti, Arialdo Grasone, Lanfranco Ferrario, Lanfranco de Corte, Arnaldo di Roda, Manfredo di Setara, Arderico della Torre, Anradito di Sesto, Azone Fante, Anselmo Avvocato, capitanei della città;– Giovanni Mainerio, Arderico di Palazzo, Guazone Atastaguado, Malastreva, Ottone di Tenebiago, Ugo Crivello, Guiberto Cota, valvassori di detta città;– Ugo Zavatario, Alessio Lavezario, Pagano Ingoardo, Azone di Martinone, Pagano Massasso, cittadini della stessa città;sulla causa dibattuta fra i ministri della chiesa di S. Alessandro di Bergamo e i contadini del luogo di Calusco. La causa era la seguente […].

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Genova

  • Consoli attestati per la prima volta nel 1099

  • Il comune è una federazione cittadina (Compagna communis) delle varie “compagne”, associazioni rionali a carattere militare

  • Vi partecipano sia milites cittadini, sia gurppi legati alla tradizione armatoriale e marinaresca della città

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Mantova

  • Il comune con i consoli è attestato nel 1126

  • E’ la struttura di apparato di una comunità di possidenti già da tempo impegnata a farsi riconoscere da parte imperiale diritti di di proprietà su aree rurali, ed esenzioni da dazi

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La fase consolare

  • Uomini di guerra, uomini del denaro, uomini di cultura

  • L’espansione nel contado

  • La legittimazione della ‘comitatinanza’

  • Lo scontro col Barbarossa:

    • Ottone di Frisinga e le città italiane

    • dalla dieta di Roncaglia alla Pace di Costanza

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LE “REGALìE” DI FEDERICO I

  • Dalla Constitutio de regalibus (seconda dieta di Roncaglia, 11 novembre 1158)

  • Le regalie sono da considerarsi quelle qui di seguito elencate: le arimannie, le vie pubbliche, i fiumi navigabili e quelli dai quali derivano canali navigabili, i porti, i tributi che si percepiscono sulle rive dei fiumi, le esazioni che comunemente si chiamano telonei, le monete, i compendi delle multe e delle pene, i beni vacanti e quelli che per legge vengono tolti agli indegni, eccetto quelli che sono conferiti a qualcuno con speciale provvedimento e i beni di coloro che contraggono nozze incestuose nonché i beni dei proscritti e dei condannati, secondo quanto dispongono le recenti costituzioni, le prestazioni di angarie e parangarie, di carri e di navi e le imposizioni straordinarie a favore della maestà regia, la potestà di creare magistrature per amministrare la giustizia, le zecche e i pubblici palazzi nelle città in cui esistono per tradizione, i redditi della pesca e delle saline, i beni dei rei di lesa maestà e la metà dei tesori trovati in luogo sacro o in terre di pertinenza dell’imperatore se questi non avrà collaborato al loro ritrovamento; se avrà collaborato, tutto spetta a lui.

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Un aspetto della ‘comitatinanza’: i patti di cittadinatico

  • 30. Giuramento di cittadinanza dei Manfredi a Modena (1168)

  • Dall'inizio del XII secolo in poi i comuni italiani si adoperarono per imporre la loro autorità, entro i confini della diocesi, sulle comunità rurali e sui feudatari.

  •   [Giuro che sarò cittadino e abitatore di Modena senza frode, e che entro la prossima festa di San Martino avrò una casa nella città di Modena e difenderò la città di Modena entro i suoi confini contro chiunque, eccetto l'imperatore: e fuori dei confini difenderò le persone e le cose dei cittadini di Modena, salva la fedeltà ai signori di cui sono o sarò in futuro vassallo... Mi adopererò lealmente per giovare al comune di Modena nelle assemblee e nei consigli e non impedirò che gli uomini abitanti nelle mie terre diano tributi di denaro ed opere secondo la volontà dei consoli di Modena…

  • Questo giuramento che si legge più sopra lo fecero Roberto Manfredi e suo fratello Bernardo e Guidetto. Pio e Manfredo figlio di Bernardino giurarono la stessa cosa, eccetto di abitare e di essere sempre cittadini, poiché lo avevano già giurato prima sotto altri consoli…].

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Il comune transalpino

  • Una cronologia leggermente sfalsata

  • L’autonomia come concessione in due fasi:

    • Riconoscimento alla città di uno statuto diverso dal contado

    • Riconoscimento di autonomia entro un quadro di persistenza di poteri sovraordinati (principi territoriali laici ed ecclesiastici, regno). Rimane escluso il diritto all’esercizio dell’alta giustizia

  • Le tipologie francesi: villes de consulat (Midi), charte de commune (Francia, Fiandra), charte de franchises (Francia).

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Ceti dirigenti e istituzioni nell’Italia comunale/1

  • Due tipologie: il modello ‘lombardo’ (Milano, Cremona, Piacenza, Lodi, Bergamo, Novara, Vercelli, ma anche Pisa) e quello ‘toscano’ (ma anche con Asti e Alba).

  • La fase consolare: prevalenza della costituzione materiale.

  • L’amalgama sociale dei decenni a cavallo del sec. XIII. Nuove istanze di razionalità politica.

  • Il regime podestarile: la macchina comunale si complica / l’incanalamento della lotta politica nelle modalità della rappresentanza.

la città medievale 'laboratorio di esperienze'

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Ceti dirigenti e istituzioni nell’Italia comunale/2

  • La professionalizzazione dell’istituzione. Il buon governante è elettivo e dotato di specifiche virtù

  • Dalla metà del XIII: la componente mercantile agisce politicamente in forma organizzata. Nasce il ‘popolo’.

  • Il popolo: base topografico/militare o base corporativa?

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Ceti dirigenti e istituzioni nell’Italia comunale/3

  • Il governo ‘di popolo’: la razionalizzazione economico-fiscale

  • La legislazione antimagnatizia

  • Chi erano i magnati?

  • Le chiusure oligarchiche

  • La divaricazione tra evoluzione istituzionale e ceti dirigenti

la città medievale 'laboratorio di esperienze'


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