La religione prima dell islam jahiliyya
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La religione prima dell islam jahiliyya l.jpg

Jahiliyya, ovvero “ignoranza”, è il termine arabo con il quale i musulmani definiscono il periodo precedente la predicazione di Maometto e si tratta dell’ “ignoranza” della verità salvifica, che il Profeta avrebbe avuto l’incarico di svelare.

Nel VI secolo nel Hijaz, regione nord-occidentale della Penisola Araba, esistevano due centri abitati da un popolazione sedentaria: La Mecca e Yathrib, chiamata in seguito Medina. La Mecca, oltre ad essere un importante snodo commerciale, era il centro religioso dell’intera penisola. Unico elemento che accumunava gli Arabi a quei tempi, era infatti la religione, politeistica e idolatrica.

I riti e i culti praticati dagli arabi in questo periodo, erano uguali a quelli dei regni vicini. Subirono l’influenza del Cristianesimo, del Zoroastrismo, della religione babilonese e fenicia. Gli arabi avevano assimilato anche usi e tradizioni degli ebrei tanto che in questo secolo era diffusa una sorte di “monoteismo imperfetto” ovvero una devozione al Dio di Abramo, progenitore comune di ebrei e arabi secondo la Genesi. Questo culto era affiancato da quello degli idoli, fra i quali il più famoso è la Pietra Nera, portata secondo la tradizione dall’arcangelo Gabriele e anneritasi per i peccati degli uomini. Tutti gli idoli di queste popolazioni si trovavano a La Mecca, nella Kaaba, tempietto tappezzato di seta e così chiamato per la sua forma a cubo.

La religione arabica si basava su tre divinità femminili, figlie del Dio più importante Allah: Manat, che si suppone rappresenti il Destino al quale nessuno può sottrarsi; Al-Uzza, paragonabile alla dea greca Afrodite, e Allat, dea degli inferi. Vi erano poi un’infinità di spiriti e divinità minori, rappresentate da rocce, alberi o alture e ogni tribù aveva una divinità protettrice.

Ogni anno gli Arabi si recavano a La Mecca in pellegrinaggio, interrompendo così, anche se momentaneamente, le ricorrenti lotte e contrasti interni.

LA RELIGIONE PRIMA DELL’ISLAM: JAHILIYYA


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Maometto (La Mecca, circa 570 – Medina, 8 giugno 632) è considerato il maggiore profeta dell’Islam, il "messaggero" di Allah. La sua nascita sarebbe stata segnata da eventi straordinari, come una immensa luce che avrebbe brillato da Oriente ad Occidente.

Maometto (Muhammad, in arabo, ovvero “il degno di lode”), di famiglia povera, unico figlio di mercanti che morirono qualche anno dopo la sua nascita, ebbe occasione di entrare in contatto con molte religioni, fra le quali l’ebraismo e il cristianesimo, grazie ai viaggi legati all’attività mercantile familiare. In uno di questi viaggi Maometto incontrò un monaco cristiano siriano, che presagì, da un neo fra le scapole, il segno del suo futuro carisma profetico.

Unitosi in matrimonio con la vedova Khadija, si stabilì a La Mecca, dove cominciò il suo periodo di meditazione e di vita contemplativa. Nel 610, affermando di aver ricevuto una Rivelazione, cominciò a predicare una religione monoteista, basata sul culto esclusivo di Allah, Dio unico e indivisibile. Secondo la tradizione, Maometto era solito ritirarsi a meditare in un grotta vicino La Mecca quando una notte dell’anno 610, durante il mese del Ramadan, gli apparve l’Arcangelo Gabriele, che lo esortò a diventare Messaggero di Allah.

Maometto, il Profeta

L’Arcangelo Gabriele raggiunge Maometto in preghiera per esortarlo a diventare Messaggero di Allah.


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Maometto cominciò dunque a predicare la Rivelazione che gli trasmetteva l’Arcangelo Gabriele, ma i convertiti nella sua città natale furono pochissimi. L’indifferenza si mutò ben presto in aperta ostilità, specialmente da parte dei sacerdoti della Kaaba che temevano di perdere i rilevanti guadagni e privilegi che traevano dalla custodia della Pietra Nera.

Così, nel 622, fu costretto a lasciare la città santa e a rifugiarsi a Yathrib, detta in seguito Medina, ovvero “città del Profeta”. Da allora, quest’anno è ricordato come anno dell’ègira, cioè dell’emigrazione, e indica l’inizio dell’età di Maometto proprio come l’anno della nascita di Cristo segna l’inizio dell’era cristiana. Maometto predicò a Medina per otto anni, dove trovò l’appoggio di tutte le città-oasi che costituirono l’Umma, la prima Comunità politica di credenti.

Forte dell’appoggio di queste popolazioni, dopo aver indotto i suoi sostenitori a una guerra contro La Mecca, nel 630 Maometto entrò trionfante nella città santa e distrusse gli idoli della Kaaba.

Diventato capo religioso e politico, soggiogò quasi tutte le tribù ribelli e intraprese l’organizzazione politica e militare del popolo arabo, sperando di poter estendere la sua predicazione al di là della penisola. Tuttavia, proprio mentre per la prima volta nella sua storia l’Arabia era unificata, Maometto morì improvvisamente.

Maometto, il Profeta

Maometto prega nella Kaaba

L’ascesa di Maometto al cielo


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L’Islam Ieri

Dopo la morte di Maometto vennero eletti i “vicari del Profeta”, i quali esercitarono sia il potere politico sia quello religioso, eliminando quel conflitto d’autorità tra stato e chiesa. Sotto la loro guida gli Arabi, fiduciosi della volontà di Allah e sollecitati dal desiderio di nuove terre e dalla fede religiosa, iniziarono la “guerra santa” contro gli infedeli, cioè quel movimento di espansione e di conquista che li doveva rapidamente portare a formare un vasto e potente impero. Dei quattro califfi elettivi, Abu Bakr, Omar, Othmane Alì, che furono al potere dal 632 al 661,il primo riuscì a riunire tutta l’Arabia, mentre il secondo iniziò una politica di conquista;attaccando l’impero bizantino e quello persiano,riuscendo a strappare loro la Siria, la Palestina, tutto il bacino dell’Eufrate e del Tigri e anche lo stesso Egitto. Gli Arabi alle persone che si convertivano all’islamismo concedevano l’esenzione da ogni imposta; a coloro che invece volevano mantenere fede alla religione dei padri veniva premessa la piena libertà di culto. La dominazione araba servì in certi casi a migliorare il tenore di vita delle popolazioni sottomesse. Dopo la morte di Alì il califfato divenne ereditario nella famiglia degli Omàyyadi, la quale spostò la capitale da Medina a Damasco. Anche il califfo riceveva il suo potere da Dio, ma nello stesso tempo aveva bisogno di un apparato che rendesse il suo potere concretamente operante. Di qui la riorganizzazione dei vertici dello stato musulmano nei termini di una monarchia accentrata e assoluta, in grado di portare la volontà del califfo in tutto l’impero. Nello stesso tempo i territori dell’Islam furono divisi amministrativamente in cinque vicereami. Pochi anni dopo questa dinastia venne sostituita dagli Abbàsidi che tennero il potere per cinque secoli, spostandosi a Baghdad. Sotto gli Abbàsidi il mondo arabo perdette la sua unità, dividendosi in califfati indipendenti, continuando il loro movimento espansionistico in cui non sfuggì neppure l’Italia. Data la loro posizione al centro del Mediterraneo, anche le isole e le coste italiane subirono il dominio e l’influenza degli Arabi; i quali tolsero ai Bizantini la Sicilia. Fu proprio il passaggio dal governo fiscale bizantino a quello più illuminato dei musulmani a far sì che l’isola progredisse decisamente. I Saraceni si dettero anche a saccheggiare le coste della Calabria, della Puglia e della Campania;nell’846 entrarono addirittura a Roma dove incendiarono le basiliche di San Pietro e San Paolo.


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L’Islam oggi

La popolazione musulmana mondiale conta circa un miliardo di persone. Il 30% vive nel subcontinente indiano, il 20% nell’Africa subsahariana, il 17% nell’Asia sudorientale, il 18% nel mondo arabo, il 10% nell’ex Unione Sovietica e in Cina. In Turchia, in Iran e in Afghanistan risiede il 10% dei musulmani non arabi. Sebbene minoranze musulmane siano presenti in quasi tutte le aree geografiche, inclusa l’America Latina e l’Australia, le più numerose risiedono nell’ex Unione Sovietica, in India e nell’Africa Centrale. Vi sono 5 milioni di musulmani negli Stati Uniti. In Italia ve ne sono attualmente oltre un milione. La vita e i beni dei cittadini, Musulmani e non Musulmani, nello stato islamico sono considerati sacri. Il razzismo è incomprensibile per i Musulmani, poiché il Corano parla di eguaglianza umana. La famiglia è il fondamento della società islamica. La pace e la sicurezza date da una stabile unità familiare sono molto apprezzate e sono considerate essenziali per la crescita spirituale dei suoi membri. Un ordine sociale armonico è dato dall'esistenza di famiglie patriarcali; i figli sono doni preziosi e raramente lasciano la casa di origine prima del matrimonio. Nel mondo islamico non esistono case di riposo per anziani. Lo sforzo di prendersi cura dei propri genitori in questa difficile stagione della loro vita è considerato un onore ed anche un'opportunità di crescita spirituale. Dio ci chiede non solo di pregare per i nostri genitori, ma di comportarci con infinita misericordia, ricordandoci che quando eravamo bimbi inermi loro hanno anteposto noi a loro stessi.

E per quanto riguarda le donne Musulmane?

L'Islam vede la donna, sia essa nubile o sposata, come un individuo con propri diritti, con la facoltà di disporre di beni e denari propri. Una dote nuziale viene data dallo sposo alla sposa per suo uso personale; ella conserva il proprio cognome piuttosto che assumere quello del marito. Sia gli uomini che le donne indossano vestiti semplici e dignitosi; i vestiti tradizionali femminili che si trovano in alcuni paesi Musulmani sono spesso espressione di usanze locali. Nel mondo islamico le donne non sono ugualmente discriminate in tutti i Paesi, per cui parlando dei diritti delle donne islamiche occorre precisare a quale piano ci si riferisca, se teorico-religioso o pratico-politico, ed a che paese si faccia riferimento. In alcuni Stati, loro hanno ormai ottenuto parecchi privilegi una volta destinati quasi esclusivamente agli uomini, ma negli Stati più tradizionalisti le donne non vivono una situazione egualitaria in termini di libertà, e sono considerate ad un livello inferiore rispetto all’uomo.


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Sunniti e Sciitii

La distinzione fra Sunniti e Sciiti avvenne alla morte di Maometto, quando si dovette scegliere il suo legittimo successore.Coloro che seguono “la Sunna” cioè la tradizione musulmana, credono nella successione dei 4 califfi: Abu Bakr, Omar, Othman e Alì. Gli Sciiti credono invece nella successione dell' Iman Alì, appartenente alla cerchia ristretta dei fedeli Compagni del Profeta Maometto.


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I musulmani Sunniti sono circa il 90% dell'intero mondo islamico. L'Imam, capo spirituale dei credenti, rappresenta la figura guida della comunità e non deve appartene obbligatoriamente alla stirpe del Profeta Maometto.

Tra i Sunniti si riconoscono le quattro scuole giuridiche del Hanafismo, Malikismo, Sciafeismo, Hanbalismo.

I musulmani Sciiti rappresentano il ramo minoritario della religione. Il termine “Sciismo” viene da shīʿat ʿalī, il “Partito di Alì”.

La particolarità degli Sciiti sta nella concezione dell'Imam. Contrariamente ai sunniti, gli sciiti affermano che la comunità, dopo la morte del Profeta, doveva essere guidata da Alì. E i discendenti di Alì dovevano esserne gli eredi nell’Imamato. Questa rivendicazione in origine possedeva un carattere esclusivamente politico-religioso, ma nel tempo è venuta a rappresentare un aspetto fondamentale della teologia sciita. La concezione dell’Imamato da parte degli sciiti, diversamente dal Califfato contemplato dagli altri musulmani, incarna sia l’autorità temporale che quella spirituale, ed è considerato la continuazione del ciclo della profezia.

Da sempre Sunniti e Sciiti sono in lotta. Nei secoli, fino ai giorni nostri, si sono susseguite aspre battaglie che hanno solo causato inutili spargimenti di sangue, migliaia di vittime innocenti, genocidi inauditi. Basti pensare alle persecuzioni degli Hazara Sciiti da parte dei Sunniti e dei Talebani, negli anni del secolo scorso, durante la presa di Kabul .


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Il Corano islamico. L'Imam, capo spirituale dei credenti, rappresenta la figura guida della comunità e non deve appartene obbligatoriamente alla stirpe del Profeta Maometto.

Il Corano è il testo sacro della religione dell'Islam. Per i musulmani il Corano, così come lo si legge oggi, rappresenta il messaggio rivelato quattordici secoli fa da Dio (Allāh) a Maometto per un tramite angelico, e destinato ad ogni uomo sulla terra.

Divisioni:

Il Corano è diviso in 114 capitoli, detti sūre, a loro volta divise in 6236 versetti.Col termine ḥizb o manzil viene indicata da più di un secolo ogni sessantesima parte del Corano, marcata da un simbolo particolarmente ornato, collocato al margine della copia coranica. Gli ḥizb o manzil risultano essere (ad esclusione della Sura al-fātiḥa, ovvero "sura aprente" che apre l'elenco delle 114 sure), in funzione della diversa lunghezza delle sure:

-Manzil 1 = 3 Sure, cioè 2--4

-Manzil 2 = 5 Sure, cioè 5--9

-Manzil 3 = 7 Sure, cioè 10—16

-Manzil 4 = 9 Sure, cioè 17—25

-Manzil 5 = 11 Sure, cioè 26—36

-Manzil 6 = 13 Sure, cioè 37—49

-Manzil 7 = 65 Sure, cioè 50—114


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L’analfabetismo di Muhammad islamico. L'Imam, capo spirituale dei credenti, rappresenta la figura guida della comunità e non deve appartene obbligatoriamente alla stirpe del Profeta Maometto.

Si è sostenuto e si sostiene che Muhammad non sarebbe stato il reale autore del Corano, se non altro in virtù di un suo presunto analfabetismo, ma in merito il dibattito rimane tuttora aperto.

In ambito storiografico, alcuni autori affermano che il libro sia frutto della giustapposizione di testi scritti da diverse persone entro un breve lasso di tempo, corrispondente all'incirca all'epoca dei califfi ortodossi, basandosi sugli insegnamenti di Maometto e su convinzioni diffuse nella comunità islamica delle origini.

In area cristiana, soprattutto in tempi più remoti, la tesi dell'analfabetismo di Muhammad sarebbe stata sostenuta con l'obiettivo di screditare la figura del fondatore dell'Islam, mentre molti studiosi e religiosi musulmani si fecero e si fanno portatori di tale tesi al fine di giustificare l'attribuzione del testo ad Allah, citando a riprova anche la scarsa sensibilità poetica di Maometto, da questi più volte affermata in vita. Tale tesi islamica si basa sulla definizione coranica di Muhammad come al-nabī al-ummī: l'aggettivo ummī può infatti voler dire "analfabeta, illetterato", ma, come notano esegeti moderni, anche "nazionale", "attinente al gruppo d'appartenenza" e dunque, nell'interpretazione moderna, anche "profeta degli arabi".

alcuni studiosi orientalisti hanno fatto però notare che il Corano è stato oggetto di una certa evoluzione: la versione attuale sarebbe il frutto di numerose redazioni compiute fino a due secoli dopo la morte di Maometto, e gran parte del contenuto del libro sarebbe già esistito prima della sua nascita. In particolare sono riportati aneddoti leggendari sull'infanzia di Gesù che trovano palese ispirazione nei vangeli apocrifi.

Nel 1972, durante i lavori di restauro della Grande Moschea di Ṣanʿāʾ, capitale dello Yemen, alcuni operai scoprirono per caso un’intercapedine tra il soffitto interno e quello esterno dell’edificio. Si trattava di una “tomba delle carte”, cioè una “sepoltura” di vecchi testi religiosi ormai in disuso e che per il loro carattere sacro non è permesso distruggere: una pratica in uso anche nel mondo ebraico, come dimostrato dai documenti della "Gheniza dei Palestinesi" de Il Cairo studiati da ShlomoDovGoitein. A Ṣanʿāʾ ci si imbatté in una quantità considerevole di antiche pergamene e documenti più o meno rovinati dal tempo, umidità, topi e insetti.


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Il calendario Islamico islamico. L'Imam, capo spirituale dei credenti, rappresenta la figura guida della comunità e non deve appartene obbligatoriamente alla stirpe del Profeta Maometto.

Il calendario islamico si basa su una scansione del tempo di tipo puramente lunare. Prende le mosse dal 622, anno in cui fu compiuta l’Egira dal profeta dell'Islam Maometto e si snoda in 12 mesi alternativamente di 30 e 29 giorni. Rispetto all'anno tipico, quello islamico è, quindi, di 354 giorni soltanto. Si ritiene iniziato il nuovo mese, quando, dopo il tramonto del sole del ventinovesimo giorno, appare in cielo la esilissima falce della nuova luna. Per dichiarare iniziato il mese non basta però solo il calcolo, ma ci vogliono dei testimoni oculari, che dichiarino davanti a un giudice di aver “visto” la luna. In caso di tempo nuvoloso, l’inizio del mese è posposto di un giorno, per questo esso può variare.Le feste più importanti sono: 1. L’Ashura: evento celebrato in modi diversi e con motivazioni diverse (e non sempre molto chiare). Negli sciiti ha carattere luttuoso, mentre altrove ha aspetti meno severi, il 10 di muhàrram. 2. Id al-adha (la festa del sacrificio), il 10 di dhu l-hìjja.3. Id al-fitr (la festa della rottura del digiuno di ramadan), il 1° di shawwàl.4. Mawlid (Nascita del Profeta), nel mese di rabì‘ al-àwwal (il 12 per i sunniti, il 17 per gli sciiti).


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Il mese di Ramadan è il nono del calendario islamico, reso doppiamente sacro dall’Islam per il fatto che è: "Il mese in cui fu rivelato il Corano come guida per gli uomini e prova chiara di retta direzione e salvezza" (Sura II, v. 185).Questo si tratta di un mese di purificazione, ricco di grazie, e durante il quale, in una delle sue ultime notti dispari, (notte del destino), le porte del cielo sono più dischiuse. Il digiuno, durante il sacro mese di Ramadan, è atto basilare di culto, quindi bisogna astenersi da ogni cibo e bevanda, ma non solo, anche dal fumo, dai profumi, da qualsiasi contatto sessuale, e bisogna cercare di non litigare, mentire, calunniare, concepire cattivi desideri dall'alba al tramonto di ciascun giorno, per tutto quanto il mese. Per il digiuno sono inclusi tutti gli individui tranne: minorenni, donne che abbiano il ciclo mestruale, siano incinte o allattino, vecchi e malati cronici. Il digiuno, non è valido se non è preceduto dalla niyyah (intenzione). Dopo la pronuncia di questa, si incomincia a digiunare con l'arrivo dell'aurora. Il tramonto del sole pone fine all’astinenza, che, viene interrotta mangiando dei datteri o bevendo dell’acqua, tutto dopo aver pregato. La rottura involontaria del digiuno non comporta nessuna sanzione, purché si riprenda subito dopo aver preso coscienza di essa. In caso di interruzione consapevole, bisogna rimediare con l’offerta di un pasto a un certo numero di musulmani bisognosi, o dare l’equivalente in denaro, o digiunare per sessanta giorni.Con il sorgere della luna nuova del mese di Shawwal ha termine il mese di Ramadan e con esso finisce l'astinenza ed inizia 'Id al-Fitr, la festa della rottura.


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Il pellegrinaggio alla Mecca doppiamente sacro dall’Islam per il fatto che è:

Il Pellegrinaggio alla Mecca è il quinto pilastro dell'Islam che si svolge tra l'ottavo e il tredicesimo giorno dell'ultimo mese del calendario. Esso è obbligatorio per ogni musulmano. Quest’ultimo deve intraprenderlo almeno una volta nella vita, se i suoi mezzi lo consentono, perché costituisce un evento importante, rappresentando un mezzo di purificazione.I musulmani fanno risalire le origini del pellegrinaggio, al profeta Abramo. I riti, i quali lo formano, vogliono ricordare i principali momenti della vita di Abramo e della sua famiglia.Il primo rito consiste nell'indossare l'ihram, cioè un indumento bianco privo di cuciture, simbolo di purezza e di rinuncia al male, alla violenza verso gli altri esseri ed ai beni mondani, indicando l'uguaglianza di tutti gli uomini di fronte a Dio. Nel primo giorno del viaggio, i pellegrini si spostano da Mecca a Mina, pregando e meditando. Nel secondo giorno, lasciano Mina per ritrovarsi ad Arafa per il rito centrale. Riuniti qui, i pellegrini restano in piedi, e la loro immagine ricorda quella del giorno del Giudizio. Sono queste le ore più intense del pellegrinaggio, perché dedicate alla preghiera e alle invocazioni. Prima dell'alba del terzo giorno, i fedeli si trasferiscono a Mina dove avviene la "lapidazione di Satana", con il lancio dei sassolini verso una struttura in pietra bianca. Secondo la tradizione, questo rito affonda le sue radici nella storia di Abramo, ed i fedeli ricordano il tentativo di Satana di fare in modo che il grande profeta trasgredisse gli ordini divini. Il lancio dei sassolini è il simbolico rifiuto del credente di essere tentato dal male e dai vizi. Alla fine di questo, molti pellegrini sacrificano un montone, la cui carne, partirà verso i paesi più' poveri del globo. Questo rito è associato all'obbedienza di Abramo, pronto a sacrificare suo figlio per adempiere alla volontà del Creatore, e simboleggia la prontezza, da parte del musulmano, a separarsi dalle cose più' care se questo è voluto da Dio. Inoltre, ricorda ai fedeli la necessità di condividere i beni terreni con coloro che sono meno fortunati.Terminata, a questo punto, gran parte del pellegrinaggio, i fedeli possono, liberarsi dell'ihram ed indossare gli abiti giornalieri per celebrare, con la festa del "Sacrificio" il termine del mese del pellegrinaggio. I pellegrini tornano alla Mecca dove compiono un altro rito essenziale, cioè il giro, per sette volte ed in senso anti-orario, della Ka'aba, simboleggiante l'implicazione che tutte le attività umane devono avere come centro Dio.Dopo averlo completato, i pellegrini pregano, presso essa. Qui essi bevono l'acqua della sorgente di Zamzam. Questo fa parte dell'ultimo rito del pellegrinaggio, la "corsa", in ricordo di un episodio della vita di Agar, moglie di Abramo, che con un' affannosa e disperata corsa tra le rocciose colline, cercò di trovare acqua per il piccolo Ismaele. Qui ella trovò la fonte di Zamzam.Alla fine di questo, il pellegrino è completamente desacralizzato, e può riprendere tutte le normali attività.


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La civiltà islamica doppiamente sacro dall’Islam per il fatto che è:

La civiltà islamica eccelse :

-Nel campo architettonico dove incrementarono l’edilizia non solo nelle grandi città ma anche nei centri minori. Tra i monumenti maggiori troviamo: l’Alcazar di Siviglia, la moschea di Cordova.

-Nel campo scientifico dove tradussero varie opere di filosofi greci, svilupparon0 delle conoscenze nel campo chimico scoprendo nuovi processi, matematico, inventando l’algebra e la trigonometria, medico e filosofico.

-Nel campo letterario dove aprirono le scuole dedicandosi a studi giuridici e letterari.

-Nel campo tecnologico e industriale introducendo l’uso dei mulini a vento, producendo stoffe, cuoio armi e fabbricando la carta.

-Nel campo agricolo e commerciale dove valorizzarono la terra bonificando i terreni paludosi e irrigando quelli aridi, creando giardini ricchi di alberi come albicocchi, limoni, aranci e introducendo le lettere di cambio e il chakk per garantire la sicurezza della circolazione della moneta.


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La moschea doppiamente sacro dall’Islam per il fatto che è:

La moschea è il luogo di preghiera per i fedeli dell'Islam.In quanto luogo di preghiera la moschea non ha elementi indispensabili ma solo utili allo scopo. È infatti possibile pregare anche all'aperto, o dentro una casa qualsiasi, purché il terreno riservato alla ṣalāt sia delimitato da qualche oggetto (tappeto, stuoia, mantello, sassi). La moschea ha un miḥrāb (sorta di nicchia che, nelle moschee più umili, può essere semplicemente disegnata su una parete o indicata da qualche oggetto nella preghiera all'aperto) che indica la direzione della Mecca (qibla) e della Kaba, considerata il primo santuario musulmano dedicato al culto dell'unico vero Dio (Allāh). Pur non essenziale, una moschea può spesso avere anche un pulpito (minbar) dall'alto del quale un particolare Imām, pronuncia la khuṭba. Perché la preghiera sia valida essa deve essere compiuta all'interno di precisi momenti (awqāt) della giornata, scanditi dall'andamento apparente del sole. Per questo uno speciale incaricato (muezzin) ricorda dall'alto di una costruzione a torre (minareto) mediante un suo richiamo rituale salmodiato (adhān) che da quel momento in poi è obbligatorio pregare (in casa, all'aperto, in moschea). Per chi si trovi lontano dal minareto e non possa per qualsiasi motivo udire la voce del muezzìn si sciorinano talora ampi panni bianchi, ben visibili anche da lontano. Per le necessità della purificazione, sia all'interno sia nelle immediate adiacenze della moschea è spesso presente una fontana. Caratteristica di ogni moschea è la mancanza di raffigurazioni umane o animali, in quanto osteggiate dall'Islam. Le decorazioni sono perciò tutt'al più di tipo fitoforme (legate cioè al mondo vegetale) ma, quasi sempre, sono presenti mosaici o scritte che riportano versetti del Corano tracciati con calligrafie considerate particolarmente "artistiche" che hanno dato modo all'Occidente di parlare di arabeschi. In realtà va osservato che lo spagnolo non ha preso la parola direttamente dall'arabo, ma dalla lingua delle popolazioni musulmane della Penisola iberica, che in gran parte erano berbere. A partire dagli anni ottanta, infatti, il governo saudita ha cominciato a finanziare la costruzione di moschee, scuole e centri islamici in numerosi paesi di tutto il mondo, per una spesa stimata in 45 miliardi di dollari statunitensi. Ayn al-Yaqin (Ayn al-yāqīn), un quotidiano saudita, nel 2002 ha pubblicato la notizia che questi finanziamenti hanno contribuito alla costruzione di 1500 moschee e 2000 centri islamici. A questo occorre ancora aggiungere le iniziative personale di numerosi facoltosi cittadini sauditi, specialmente in paesi dove i musulmani sono poveri o oppressi.


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