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Interventi di controllo sull’avifauna problematica PowerPoint PPT Presentation


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ATC BARI Corso per la formazione di cacciatori operatori per il controllo della fauna selvatica (dr. Francesco Santilli). Interventi di controllo sull’avifauna problematica. Cause di conflitto fra fauna ed attività antropiche.

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Interventi di controllo sull’avifauna problematica

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Presentation Transcript


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ATC BARI

Corso per la formazione di cacciatori operatori per il controllo della fauna selvatica

(dr. Francesco Santilli)

Interventi di controllo sull’avifauna problematica


Cause di conflitto fra fauna ed attivit antropiche l.jpg

Cause di conflitto fra fauna ed attività antropiche

La consistenza della popolazione selvatica di una data specie è tale che l'ambiente naturale non è in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di tutti gli individui.

Il soprannumero comporta automaticamente che una parte dei soggetti si indirizzi verso quelle attività umane che offrono una fonte di alimentazione alternativa.

I prodotti di queste attività antropiche o anche alcune delle fasi intermedie del ciclo produttivo rappresentano delle fonti alimentari abbondanti, di facile accesso e reperibilità, e con un alto valore nutritivo. In questo caso, anche in presenza di una popolazione poco consistente, la maggior parte degli individui può propendere a utilizzare e/o concentrarsi intorno ad una fonte alimentare con queste caratteristiche.

Un elevato numero di soggetti può provocare dei danni ad attività antropiche anche per cause diverse dalla alimentazione diretta. In presenza di densità elevate, il semplice passaggio degli animali, comportamenti come lo scavo di tane, lo sfregamento dei palchi nei cervidi, ecc. possono provocare comunque danni di una certa entità alle produzioni agricole, a manufatti come gli argini, ecc.

II valore economico del prodotto è tale che comunque anche la presenza di pochi individui di una certa specie è determinante nell'insorgere del conflitto.

E' ovvio che questi diversi fattori possono sommarsi e interagire tra loro in modo tale da amplificare il danno arrecato alle produzioni agricole e forestali e agli allevamenti di bestiame o ittici


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Attività antropiche passibili di danneggiamento

  • Agricoltura

  • In generale tutte le produzioni agricole possono essere oggetto di danneggiamento.

  • Le colture cerealicole, foraggiere e comunque tutte quelle in campo aperto sono danneggiate durante tutte le fasi del ciclo dalla semina alla maturazione del prodotto

  • Le colture orticole, i frutteti, vigneti e oliveti sono in genere oggetto di danneggiamento al momento della maturazione del prodotto


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Problemi igienico sanitari.

  • La presenza di elevate densità di una determinata specie può facilitare l'insorgere e la trasmissione di malattie. A parità di quantità di cibo disponibile 10 soggetti si trovano in condizioni fisiche migliori di quelle in cui verserebbero 100. Ad elevate densità è quindi possibile che più soggetti risultino in condizioni fisiche non ottimali. Questi soggetti sono i primi ad essere colpiti da malattie o parassitosi e data l'alta densità è facilitata la trasmissione della malattia all'interno della popolazione. In realtà ciò avviene molto raramente.

  • In alcuni casi la malattia può essere considerata come un fattore regolante la densità di una data popolazione.

  • Inoltre alcune specie come il piccione e lo storno possono inquinare le fonti alimentari destinate al bestiame domestico veicolando malattie batteriche (salmonellosi).

  • Alcune specie possono trasmettere direttamente od indirettamente (es tramite le zecche) alcune malattie all’uomo (malattia di Lyme).


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Altre cause di conflitto

  • Predazione su bestiame domestico

  • Predazione su specie di interesse venatorio

  • Danneggiamento di argini e canali (nutria)

  • Problemi alla circolazione stradale (incidenti con fauna ungulata)

  • Incidenti con i velivoli (Bird Strike)


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Strumenti d'intervento per il controllo indiretto del danno

L'attuale legislazione (art. 19 della Legge dello Stato n.157/92) prevede la necessità di fare comunque ricorso a metodi ecologici prima di effettuare eventuali piani di abbattimento. Con il termine "metodi ecologici" devono essere intesi tutti i mezzi di controllo che prescindono dalla sottrazione di individui dalle popolazioni naturali attraverso l'abbattimento o la cattura.Di seguito sono riportati alcuni esempi:

Effettuare un sostanziale contenimento delle fonti di cibo alternative di origine artificiale spesso ampiamente presenti nel territorio e dove la specie oggetto di controllo trova cibo in abbondanza. Si tratta quindi:

Di controllare ed eliminare l'eventuale presenza di discariche abusive e di ridurre o eliminare le immissioni di selvaggina pronta caccia.

Utilizzo di sistemi dissuasivi per l’allontanamento dei volatili

L’utilizzo di recinzioni per prevenire i danni da ungulati

ecc


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Potenzialità e limiti del controllo diretto

Il controllo diretto offre ovviamente il vantaggio della tempestività dell'intervento. Infatti, è possibile operare quando si ritiene più opportuno e gli effetti sono immediati almeno come calo momentaneo della consistenza numerica della popolazione.

Rimuovendo ogni anno un numero costante di individui o una porzione costante dell'intera popolazione è teoricamente possibile limitare la consistenza della popolazione stessa a un valore prefissato.

In generale questo risultato è difficilmente realizzabile perché, a meno di non agire su una vasta scala geografica, l'immigrazione nell'area di intervento di soggetti appartenenti a popolazioni limitrofe tende a vanificare lo sforzo compiuto. Inoltre alcune specie sono in grado di cambiare velocemente la propria strategia riproduttiva quando siano portate a bassa densità. Ad esempio aumentando il numero delle nascite e diminuendo l'età per raggiungere la maturità sessuale in modo tale da aumentare il tasso di incremento annuo della popolazione e riportare quindi velocemente la densità a valori simili a quelli precedenti l'intervento.

In alcuni casi operare il prelievo poco prima che si verifichi il potenziale danno (a colture agricole, allevamenti o durante la fase critica della riproduzione per specie di interesse venatorio e/o naturalistico) risulta comunque utile in quanto esiste per molte specie un certo lasso di tempo prima che si verifichi una immigrazione consistente di individui da aree limitrofe.


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Pre-requisiti per l'attuazione del controllo diretto

(status generale e locale della specie, entità economica ed ecologica del danno)

Qualsiasi decisione che riguarda il controllo numerico di una specie deve essere attentamente valutata in considerazione del rapporto tra il valore conservazionistico della specie interessata

e la natura ed entità del danno arrecato. Il primo parametro è dato sostanzialmente dalle caratteristiche distributive, di status e di vulnerabilità della specie e/o della popolazione

locale interessata.

Interventi di controllo numerico possono essere effettuati solamente nei confronti di specie a vasta distribuzione, che presentano alte densità e un andamento demografico positivo generalmente conseguente a modifiche ambientali prodotte dall'azione dell'uomo.

A questo riguardo è quindi fondamentale conoscere alcune informazioni di base come:

le principali caratteristiche eco-etologiche della specie;

la consistenza e distribuzione della specie;

la consistenza numerica della popolazione oggetto di intervento;

la suddivisione per classi di sesso ed età della popolazione;

il suo tasso di accrescimento annuo.


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Pre-requisiti per l'attuazione del controllo diretto (2)

(status generale e locale della specie, entità economica ed ecologica del danno)

Il danno può essere diviso secondo due diverse categorie: economica o ecologica.

Nel primo caso riguarda direttamente la quantità di prodotto agricolo

perduto oppure la predazione o la competizione nei confronti di animali

da allevamento o verso una specie selvatica di interesse venatorio e/o naturalistico

Nell'altro caso il danno comporta modifiche ambientali tali da compromettere

successivamente la presenza di specie di particolare interesse venatorio e/o naturalistico.

Gli interventi attuati nel controllo di una specie devono, inoltre, essere conformi e in armonia con il tipo di gestione che è operata all'interno della zona oggetto di intervento. Tipici esempi di situazioni in cui è possibile l'intervento diretto sono le Aziende Faunistico Venatorie, le Zone di Ripopolamento e Cattura e le Zone di Rispetto Venatorio. All'interno invece di Istituti di protezione gli abbattimenti devono essere attuati solo in casi particolari come ad esempio per la presenza eccessiva di determinate specie competitrici o predatrici di realtà faunistiche minacciate o perché in grado di compromettere gravemente l'intero ecosistema.


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Potenzialità e limiti del controllo diretto (2)

In generale i controlli diretti non tendono a rimuovere le cause prime che hanno determinato la presenza di elevate densità di una certa specie e quindi devono essere costantemente applicati. Inoltre, in alcuni tipi di gestione (Parchi, Riserve Naturali, ecc.), non sono sempre attuabili.

A livello teorico esistono altre due forme di controllo che tendono ad incidere direttamente sulla consistenza numerica di una popolazione e sono generalmente definiti come "controlli biologici". Si tratta di intervenire diminuendo la fertilità degli individui tramite sostanze sterilizzanti o contraccettivi oppure di introdurre nelle popolazioni agenti patogeni specifici tali da aumentarne la mortalità. In pratica queste due metodologie sono di difficile applicazione e specialmente l'ultimo caso potrebbe causare effetti indesiderati su altre specie selvatiche o domestiche ricettive allo stesso agente patogeno.


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Caratteristiche degli interventi di controllo diretto

(selettività, efficacia, grado di disturbo a specie non oggetto di controllo)

Una volta stabilita la necessità e opportunità di operare un controllo diretto su una certa popolazione devono essere anche individuati i tempi e le modalità tecniche con cui intervenire. Non tutti i tipi di interventi sono nella realtà attuabili e inoltre deve essere tenuto di conto dell'eventuale danno arrecato ad altre specie durante gli interventi.

Il primo e fondamentale requisito richiesto perché un certo tipo di intervento diretto possa essere preso in considerazione è la sua selettività. Si deve cioè essere certi di abbattere quella e solamente quella specie. L'uccisione di altre specie deve essere il più limitata possibile, per motivi sia tecnici (l'eliminazione di un potenziale competitore può indirettamente favorire proprio la specie da ridurre) che etici (l'uccisione di specie rare, in riduzione o comunque non lesive degli interessi umani è criticabile da un punto di vista conservazionistico, e suscita opposizioni che si estendono facilmente ad ogni intervento di controllo).

Strettamente legata a questo principio è anche la necessità che comunque l'intervento non arrechi

un disturbo e quindi un danno indiretto ad altre specie non oggetto di controllo. In molti casi l'intervento diretto deve essere effettuato durante il periodo riproduttivo delle specie e questo può notevolmente amplificare il disturbo arrecato a certe specie solamente per la presenza e il rumore causato dal personale che deve operare nell'area.

Un altro punto di estrema importanza che deve essere valutato riguarda l'efficacia del sistema utilizzato. Questo parametro deve essere sempre confrontato con i costi economici ed è quindi più opportuno parlare del rapporto costi/benefici di un determinato intervento di controllo. Una tecnica efficace e selettiva ma con costi troppo elevati risulta comunque improponibile. La sua efficacia deve essere misurata tenendo conto sia del numero di capi catturati e/o abbattuti sia dell'effettiva diminuzione della densità della specie in relazione al perdurare dell'intervento stesso. In molti casi, infatti, un elevato numero di animali abbattuti non comporta necessariamente che, una volta sospeso l'intervento, la densità della specie non ritorni velocemente ai valori

precedenti vanificando così l'operato o costringendo gli operatori ad intervenire in modo

continuativo. Questa situazione si verifica soprattutto in presenza di specie con elevate densità

e con una distribuzione spaziale senza soluzione di continuità e/o quando le cause prime della

densità elevata non sono rimosse.


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É l’organo scientifico e tecnico di ricerca e consulenza per lo Stato, le Regioni e le Province

Fornisce i pareri per tutto ciò che riguarda la fauna selvatica


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Sistemi di prevenzione dei danni da avifauna


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I danni da fauna selvatica in Toscana

Circa 3.000.000 €


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La dissuasione visiva

Palloni predator


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La dissuasione visiva

Falsi occhi sulle ali di Caligula


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La dissuasione visiva


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La dissuasione visiva


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La dissuasione visiva

Strisce riflettenti


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Sperimentazione

Helikite


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Andamento dei danni da avifauna su girasole in maturazione


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Vantaggi dell’Helikite

  • Efficacia superiore agli altri sistemi visivi (grazie alla minore assuefazione)

  • Possibilità di coprire ampie superfici

  • Nel complesso è un sistema abbastanza economico

Utilizzo ideale

Ortaggi in pieno campo


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La dissuasione acustica

Bombarda a gas

Funzionamento semplice

Assuefazione rapida (1 settimana)

Distress call (grida di angoscia)

Occorre il richiamo della specie da allontanare

Efficacia in ambito agricolo non dimostrata


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La dissuasione meccanica


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Sistema meccanizzato di protezione


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La dissuasione chimica

L’unico principio attivo registrato in Italia è l’antrachinone (Morkit)

E’ molto efficace per prevenire i danni sulle semine di mais e barbabietola da parte di corvidi, fagiani e altri volatili.

Si tratta di una polvere bagnabile che viene distribuita sul seme su cui forma una pellicola che poi rimane sulla plantula.

Provoca disturbo e malessere negli animali che se ne nutrono e che pertanto sviluppano un condizionamento avversativo ed evitano l’alimento trattato


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Interventi di abbattimento

Gli interventi di contenimento di specie avicole vengono effettuati su richiesta dell’operatore agricolo ed attuati mediante abbattimento con fucile da caccia ad anima liscia, caricato con munizione spezzata dalle caratteristiche previste dall’art. 13 della legge 157/92 esclusivamente in corrispondenza delle coltivazioni maggiormente sensibili


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Interventi di abbattimento

  • Gli interventi di contenimento delle specie sono ammessi negli istituti faunistici pubblici, privati e nel territorio a caccia programmata, ai soli scopi di difesa delle coltivazioni.

  • Le province autorizzano singoli interventi di abbattimento a scopo esclusivamente dissuasivo e di rinforzi ad altri sistemi di difesa.

  • Gli interventi di abbattimento possono essere autorizzati in tempi diversi in base alla tipologia della coltura da difendere. Es. Lo storno può essere abbattuto durante il periodo di maturazione dell’uva o delle olive.


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Sviluppare un approccio integrato

L’integrazione fra abbattimento e dissuasione acustica o visiva garantisce un maggiore efficacia dell’intervento


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Interventi di abbattimento

Le persone autorizzate a partecipare a tali interventi sono:

  • Operatori abilitati ai sensi art. ………

  • Proprietari e conduttori dei fondi

  • Agenti di polizia provinciale o agenti volontari da essa autorizzati.


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Interventi di abbattimento

I diversi soggetti che a vario titolo possono partecipare a tali interventi, devono sempre dimostrare ad eventuali organi di controllo la documentazione attestante il titolo sulla base del quale possono partecipare (fotocopia dell’abilitazione ……. titoli attestanti la proprietà o la conduzione, decreto di guardia).


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Interventi di abbattimento

Di norma gli interventi possono essere attuati fino ad una distanza prestabilita (di norma 100 m) dalle colture danneggiabili.

Di norma non possono essere utilizzati richiami di qualsiasi genere compresi quelli acustici.


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Interventi di abbattimento

Nel corso degli interventi si devono rispettare le leggi vigenti in materia di caccia regolamentate dalla L.N. 157/92 e L.R. 3/94.

Distanze da immobili, fabbricati o stabili adibiti ad abitazioni o posti di lavoro (m. 100) e da vie di comunicazione, ferrovie o strade carrozzabili (m. 50).

E’ parimenti vietato sparare in direzione di detti immobili o vie di comunicazioni da distanza inferiore di m. 150 con fucile da caccia ad anima liscia.


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NORME DI SICUREZZA

  • L’arma va sempre trasportata scarica ed in custodia. L’operatore utilizzerà l’arma sulla base delle indicazioni che riceverà dal responsabile dell’intervento ed una volta terminatolo riporrà l’arma in custodia.

  • Ogni arma è da considerarsi carica. Per prima cosa quando si prende in mano un`arma si deve effettuare il movimento di scarica.

  • Un`arma deve sempre essere manipolata con prudenza, poiché potrebbe essere stata caricata a nostra insaputa. L`arma deve sempre essere in perfetto stato: ad es. un difetto alla sicura può essere all`origine di una disgrazia. Controllate di tanto in tanto anche la cinghia e le magliette che la reggono.

  • Adoperate solo munizione costruite per la vostra arma. Caricate l`arma solo in territorio di caccia, dopo avercontrollato se le canne sono libere, e assicuratela immediatamente.

  • L`arma deve essere disassicurata solo immediatamente prima di sparare.

  • Prima di sparare assicuratevi che il colpo termini la sua corsa sull`obiettivo e, in caso di errore di tiro, non causi pericolo a persone o ad animali domestici.

  • Non sparate contro il cielo (un colpo a palla può essere pericoloso ancora a diversi Km di distanza!!)

  • Durante la caccia, evitate di rivolgere le canne verso una persona e portate l`arma con le stesse rivolte verso l`alto.


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Attualmente negli interventi di contenimento su specie avicole non vi è l’obbligo di utilizzo di giubbino di segnalazione, così come su specie ungulate.


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RICORDARSI BENE!!!!!

Gli interventi di contenimento sono sempre autorizzati in deroga ad un divieto (es. abbattimento cinghiali in periodo di caccia chiusa o abbattimento avifauna su specie non cacciabili).

Caccia ed abbattimenti sono due cose diverse!


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Armi utilizzabili


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MUNIZIONI DA CACCIA

Le munizioni da caccia sono gli elementi che hanno la finalità di colpire il selvatico, provocando sullo stesso lesioni tali da arrestarne la fuga e provocarne la morte nel più breve tempo possibile, riducendo nel contempo le sofferenze dello stesso. Questa premessa è ghiotta per capire che animali diversi per mole, tonicità, resistenza fisica al colpo, necessitano di munizionamento completamente diverso. Ciò è anche in funzione del tipo di caccia che su di loro si effettua, se è in movimento e se sul selvatico fermo o in movimento. La grande diversificazione delle caratteristiche della selvaggina ha portato alla realizzazione di munizioni di due tipologie di cartucce da caccia completamente diverse utilizzabili nei fucili a retrocarica a canna liscia e a canna rigata:

• munizioni spezzate: costituite da un contenitore contenente una serie di elementi tra i quali il proietto che non è unico ma costituito da tanti elementi di piccole dimensioni (pallini da caccia); queste munizioni si utilizzano sui fucili a canna liscia.

• munizioni a palla: costituite da un involucro all'interno del quale oltre ai componenti di spinta è presente un unico proietto. Questo tipo di munizioni si utilizzano sia sui fucili a canna liscia che sui fucili a canna rigata (carabina).


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Le dimensioni dei pallini seguono una numerazione che va dal 6/0 al 12 e il loro diametro è inverso alla numerazione cosi che i pallini a due zeri sono i più grandi e quelli del 12 sono più piccoli.

  • COMPONENTI DELLA CARTUCCIA A PALLINI

  • 1. pallini

  • 2. bossolo

  • 3. borra-contenitore

  • 4. cartoncino

  • 5. polvere da sparo

  • 6. fondello

  • 7. apparecchio di innesco


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