PSICOLOGIA DELL’HANDICAP E RIABILITAZIONE
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PSICOLOGIA DELL’HANDICAP E RIABILITAZIONE APPUNTI. Docente:Dott.ssa Gianfranca Cosenza UNICAL SSIS - Corso di Sostegno 400/800ore Anno Accademico 2007/2008. CLASSIFICAZIONI INTERNAZIONALI DELLE MALATTIE DELLE DISABILITA’ DEGLI HANDICAP E DELLA SALUTE ICD-10 DSM-IV ICIDH ICF.

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PSICOLOGIA DELL’HANDICAP E RIABILITAZIONE APPUNTI

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Psicologia dell handicap e riabilitazione appunti

PSICOLOGIA DELL’HANDICAP E RIABILITAZIONEAPPUNTI

Docente:Dott.ssa Gianfranca Cosenza

UNICAL

SSIS - Corso di Sostegno 400/800ore

Anno Accademico 2007/2008


Psicologia dell handicap e riabilitazione appunti

CLASSIFICAZIONI INTERNAZIONALI DELLE MALATTIE DELLE DISABILITA’ DEGLI HANDICAP E DELLA SALUTEICD-10 DSM-IV ICIDH ICF

  • ICD-10(ultima versione dell’ICD): International Classification of Diseases dell’ OMS( Organizzazione Mondiale della Sanità): riguarda tutte le malattie.

  • DSM-IV (ultima versione del DSM) (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) dell’ APA (Associazione Psichiatrica Americana): riguarda solo i disturbi mentali (malattie psichiatriche).

  • ICIDH(International Classification of Impairement,Disabilities and Handicaps)dell’OMS: riguarda le conseguenze delle malattie.

  • ICF(International Classification of Functioning Disability and Health) dell’OMS: riguarda il livello di funzionamento, di abilità e di salute.

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ICIDH (1980) OMSINTERNATIONAL CLASSIFICATION OF IMPAIREMENTS DISABILITIES AND HANDICAPS (CLASSIFICAZIONE INTERNAZIONALE DELLE MENOMAZIONIDELLE DISABILITA’ E DEGLI HANDICAPS)

  • L’ICD si occupa solo della classificazione delle malattie, ma non delle conseguenze. Considera la seguente sequenza di eventi:

  • EZIOLOGIA

  • PATOLOGIA

  • MANIFESTAZIONE CLINICA della MALATTIA

  • L’ICIDH analizza le conseguenze della malattia

  • MALATTIA/INFORTUNIO/

    MALFORMAZIONE

  • MENOMAZIONE

  • DISABILITA’

  • HANDICAP

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DEFINIZIONE MENOMAZIONE DISABILITA’ HANDICAP

  • MENOMAZIONE: Perdita o anomalia a carico di strutture o funzioni psicologiche, fisiologiche o anatomiche. Può essere permanente o transitoria.

  • DISABILITA’:Riduzione parziale o totale della capacità di svolgere un’attivitànei tempi e nei modi considerati come normali. Può essere permanente o transitoria, reversibile o irreversibile, progressiva o regressiva. Può essere una conseguenza diretta di una menomazione o una reazione psicologica ad essa.

  • HANDICAP: Condizione di svantaggiorisultante da una menomazione o da una disabilità,che limita o impedisce lo svolgimento di un ruolo normale in rapporto all’età, al sesso, ai fattori sociali e culturali. E’ una condizione soggetta a cambiamenti migliorativi o peggiorativi.

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ICF (2001) OMSINTERNATIONALCLASSIFICATION OF FUNCTIONING DISABILITY AND HEALTH CLASSIFICAZIONE INTERNAZIONALE DEL FUNZIONAMENTO DELLA DISABILITA’ E DELLA SALUTE

  • FUNZIONI CORPOREE: sono le funzioni fisiologiche dei sistemi corporei, incluse le funzioni psicologiche.

  • STRUTTURE CORPOREE: sono le parti anatomiche del corpo (organi, sistemi, apparati).

  • ATTIVITA’ e PARTECIPAZIONE: esecuzione di un compito o di un’azione;coinvolgimento in una situazione di vita.

  • FATTORI AMBIENTALI e CONTESTUALI: caratteristiche del mondo fisico, sociale e degli atteggiamenti cha possono avere impatto sulle prestazioni di un individuo in un determinato contesto.

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ICF

CORPO: Funzioni corporee e Strutture corporee

ATTIVITA’ :semplici e complesse

PARTECIPAZIONE: nei vari ambiti di vita

FATTORI CONTESTUALI: caratteristiche dell’ambiente fisico e sociale; atteggiamenti; valori.

  • RIGUARDA TUTTE LE PERSONE

  • INTRODUCE IL CONCETTO DI PERSONA “DIVERSAMENTE ABILE”

  • SPIEGA IL FUNZIONAMENTO DELLA PERSONA SECONDO 4 DIMENSIONI:

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TIPI DI DISABILITA’o DIVERSE ABILITA’

  • DISABILITA’ FISICHE

    menomazioni motorie, per es.:p.c.i., distrofia muscolare, ecc.

  • DISABILITA’ PSICHICHE

    menomazioni dell’apparato psichico: Ritardo Mentale, Disturbi del funzionamento psichico.

  • DISABILITA’ SENSORIALI

    menomazioni sensoriali visive e uditive.

  • DISABILITA’ MISTE

    menomazioni complesse.

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RIABILITAZIONE

  • DEFINIZIONE: “Processo di soluzione dei problemi e di educazione e rieducazione, attraverso cui la persona disabile raggiunge il miglior livello di vita possibile sul piano fisico, psichico, funzionale, sociale ed emozionale.”(SIMFER e AA. VV., Manifesto della Riabilitazione).

  • SCOPI:

  • Favorire la partecipazione attiva della persona diversamente abile alla vita di tutti, secondo le sue capacità.

  • Migliorare la qualità di vita globale della persona diversamente abile .

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FASI DEL PROCESSO RIABILITATIVO

  • DIAGNOSI CLINICA della menomazione conseguente ad un evento patologico.

  • DIAGNOSI FUNZIONALE nelle varie aree: motorio- prassica, cognitiva, affettivo-relazionale, linguistica, comunicazionale, sensoriale, neuropsicologica, dell’autonomia.

  • PROGETTO RIABILITATIVO INDIVIDUALE (PRI): formulazione degli Obiettivi da raggiungere e delle strategie (Interventi) da attuare.

  • PROGRAMMI RIABILITATIVI: specifici per singole aree.

  • VERIFICHE PERIODICHE (con riformulazione del PRI)

  • VERIFICA FINALE.

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ELEMENTI INDISPENSABILI DEL PROGETTO RIABILITATIVO

  • STORICITA’: Ogni intervento deve essere strettamente collegato alla Diagnosi e tener conto di eventuali percorsi riabilitativi, educativi o terapeutici precedenti.

  • GLOBALITA’: La presa in carico coinvolge sempre la persona nella sua globalità, sia sul versante affettivo, che su quello cognitivo.

  • PARTECIPAZIONE ATTIVA: Il soggetto e la sua famiglia debbono contribuire attivamente alla formulazione ed attuazione del PRI.

  • QUALITA’ DI VITA: Per migliorare la QV bisogna valutare i bisogni della persona e le risorse umane e materiali presenti nel contesto.

  • PROGRAMMAZIONE PUNTUALE DEGLI INTERVENTI: Gli interventi programmati debbono fondarsi su modelli teorici scientifici,sulla base dei quali stabilire: Obiettivi; Metodologie e Strumenti di lavoro; Modalità di Verifica dei risultati.

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EQUIPE MULTIDISCIPLINARE

  • MEDICI SPECIALISTI della branca considerata: neurologo, neuropsichiatra infantile, oculista, otorinolaringoiatra,ecc.

  • PSICOLOGI: psicologo clinico, neuropsicologo, psicoterapeuta.

  • ASSISTENTI SOCIALI

  • TERAPISTI DELLA RIABILITAZIONE: fisiochinesiterapista (FKT), terapista occupazionale (OT), logopedista (LT), neuropsicomotricista dell’età evolutiva (NPM)

  • INFERMIERI SPECIALIZZATI.

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INTERVENTO MULTIDISCIPLINARE ed INTERDISCIPLINARE

  • L’INTERVENTO MEDICO è prevalentemente finalizzato a:

  • Effettuare la diagnosi clinica

  • Prevenire l’estensione del danno iniziale e la formazione di danni secondari

  • Curare le forme morbose croniche.

  • L’INTERVENTO PSICOLOGICO è prevalentemente finalizzato a:

  • Valutare i livelli di sviluppo psicologico e neuropsicologici

  • Valutare ed affrontare le problematiche relazionali e comportamentali (psicoterapia)

  • Supportare i familiari del disabile ed il lavoro di gruppo.

  • L’INTERVENTO SOCIALE è prevalentemente finalizzato a:

  • Contribuire a rimuovere le condizioni di handicap

  • Supportare le famiglie dei diversamente abili

  • Valutare i bisogni reali dei diversamente abili e delle loro famiglie.

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  • L’ INTERVENTO TERAPEUTICO-RIABILITATIVO è prevalentemente finalizzato a:

  • Attivare e migliorare le funzioni e/o le competenze del soggetto, affinchè egli possa utilizzare al meglio le proprie potenzialità.

  • In particolare:

  • LA NEURO e PSICOMOTRICITA’ DELL’ETA’ EVOLUTIVA: riguarda il processo abilitativo-riabilitativo della prima infanzia ed è finalizzato alla rieducazione funzionale dei deficit neuropsicomotori.

  • LA FISIOKINESITERAPIA: è finalizzata alla rieducazione funzionale dei deficit neuromotori.

  • LA TERAPIA OCCUPAZIONALE: è finalizzata alla rieducazione funzionale delle abilità fini-motorie ed all’autonomia nella vita quotidiana.

  • LA LOGOPEDIA: è finalizzata alla rieducazione funzionale del linguaggio ed all’acquisizione delle abilità comunicative.

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STRUMENTI PER L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA (DPR 24/febbraio 1994)DIAGNOSI FUNZIONALE (DF)

  • E’ uno strumento interdisciplinare e non solo medico

  • E’ redatta dalla Unità Multidisciplinare delle ASL

  • Esula da definizioni generali; descrive una situazione in un contesto, ossia considera l’individuo per come funziona in un certo ambiente

  • E’ dinamica, soggetta per sua natura a modifiche periodiche

  • Parte dall’esigenza di dare risposte ai bisogni

  • Mette in luce le aree di potenzialità e non solo i danni

  • Suggerisce modalità e tecniche di intervento.

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AREE DI VALUTAZIONE DELLA DIAGNOSI FUNZIONALE

  • AREA COGNITIVA

  • AREA AFFETTIVO-RELAZIONALE

  • AREA LINGUISTICA

  • AREA SENSORIALE

  • AREA MOTORIO-PRASSICA

  • AREA NEUROPSICOLOGICA

  • AREA DELL’ AUTONOMIA

    SINTESI FINALE

    DF redatta in forma sintetica e conclusiva

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STRUMENTI PER L’INTEGRAZIONE PER L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA (DPR 24 febbraio1994)PROFILO DINAMICO-FUNZIONALE (PDF)

  • E’ redatto dalla Unità Multidisciplinare dell’ ASL e dagli Operatori scolastici con la collaborazione della famiglia.

  • Comprende l’ analisi delle competenze, delle difficoltà e dello sviluppo potenziale a breve e a medio termine nei diversi ambiti, definiti ASSI:

  • ASSE COGNITIVO

  • ASSE AFFETTIVO-RELAZIONALE

  • ASSE COMUNICAZIONALE

  • ASSE LINGUISTICO

  • ASSE SENSORIALE

  • ASSE MOTORIO-PRASSICO

  • ASSE NEUROPSICOLOGICO

  • ASSE AUTONOMIA

  • ASSE APPRENDIMENTO

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RITARDO MENTALE (RM)DSM IV

  • CRITERI DIAGNOSTICI secondo il DSM IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders= Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) dell’ APA (Associazione Psichiatrica Americana):

  • La funzione intellettiva risulta significativamente al di sotto della media con limitazioni in almeno due delle seguenti aree:comunicazione; cura della persona; vita in famiglia; capacità sociali/interpersonali, uso delle risorse della comunità, autodeterminazione; capacità di funzionamento scolastico; lavoro; tempo libero; salute; ricchezza.

  • Età: Il RM compare prima del 18° anno di età.

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RITARDO MENTALE (RM) DSM IV

  • LIVELLI DI COMPROMISSIONE secondo il DSM IV:

  • RM Lieve QI: 50/70. Comprende l’80% delle persone con RM. E’ difficile la individuazione di queste persone durante la scolarizzazione. Da adulti manifestano abilità sociali e lavorative sufficienti per l’autonomia personale.

  • RM Moderato QI: 35/49. Comprende il 12% delle persone con RM. Nella scolarizzazione raggiungono sufficienti elementi comunicativi (liv. scol.di II elementare). Se istruiti, da adulti raggiungono soddisfacenti risultati nel lavoro e nelle relazioni sociali.

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RITARDO MENTALE (RM)DSM IV

  • LIVELLI DI COMPROMISSIONE secondo il DSM IV:

  • RM GraveQI: 20/34. Comprende l’7% delle persone con RM. Difficoltà già evidenti nell’età prescolare:scarsissime capacità verbali; eloquio ridotto al minimo; alterazioni gravi dello sviluppo motorio. Nell’età scolare: scarsa autonomia nelle pratiche igieniche: Da adulti: non miglioramenti nella formazione professionale.

  • RM Gravissimo QI: <20 Comprende il 1% delle persone con RM. Capacità minime a livello senso-motorio. Richiedono assistenza continua e servizi strutturati in modo particolare.

  • RM Non Specificato. Soggetti non valutabili.

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RITARDO MENTALE (RM)ICD - 10

  • LIVELLI DI COMPROMISSIONE secondo l’ ICD – 10: International Classification of Diseases (Classificazione Internazionale delle Malattie) dell’ OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità):

  • RM Lieve - QI: 50/69 ; EM: 9/12 anni (adulti)

  • RM Medio - QI: 35/49 ; EM: 6/9 anni (adulti)

  • RM Grave - QI: 20/34 ; EM: 3/6 anni (adulti)

  • RM Profondo - QI: < 20; EM: < 3 anni(adulti)

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RITARDO MENTALE (RM)AAMD

CRITERI DIAGNOSTICI secondo l’ AAMD (American Association of Mental Deficiency) (1992)

QI <70/75: Abilità intellettive inferiori alla media.

Limitazione in due o più delle seguenti aree di abilità adattiva:Comunicazione; Cura di se stesso; Abilità Domestiche; Abilità Sociali; Capacità di utilizzare le risorse della comunità; Autonomia; Abilità nel provvedere alla propria salute e sicurezza; Abilità accademico-scolastiche; Abilità relative alla gestione del proprio tempo libero; Abilità lavorative.

Manifestazione del deficit prima del 18° anno di età.

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EZIOLOGIA DEL RMFATTORI PRENATALI CROMOSOMICI E GENETICI

  • FATTORI CROMOSOMICI: Fattori che influenzano la divisione cellulare in senso patologico dal momento del concepimento. Per esempio:Sindrome di Down o Trisomia 21; Trisomia 18; Trisomia 13; Sindrome di Klinefelter, Sindrome di Turner; Sindrome dell’X Fragile.

  • FATTORI GENETICI: Hanno effetti biochimici patologici. Per esempio: Sclerosi Tuberosa; Fenilchetonuria; Sindrome di Hurler.

  • EZIOLOGIA MISTA: Associazione di più fattori. Per esempio: Microcefalia; Macrocefalia; Ipotiroidismo congenito.

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EZIOLOGIA DEL RMFATTORI DI RISCHIO PRENATALI

  • INFEZIONI IN GRAVIDANZA: per es.: rosolia, toxoplasmosi, cytomegalovirus.

  • CAUSE IMMUNOLOGICHE: incompatibilità del sangue materno e fetale, per es.incompatibilità del fattore RH

  • ASSUNZIONE IN GRAVIDANZA DI FARMACI TERATOGENI, DROGHE, ALCOL.

  • ESPOSIZIONE IN GRAVIDANZA AD AGENTI FISICI NOCIVI, per es.irradiazioni.

  • PROBLEMI CRONICI DI SALUTE, per es.diabete materno.

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EZIOLOGIA DEL RMFATTORI DI RISCHIO NATALI e POST-NATALI

  • FATTORI NATALI

  • NASCITA PREMATURA

  • SOFFERENZA ALLA NASCITA: asfissia o ipossemia

  • INFEZIONE DA HERPES GENITALE MATERNO

  • TRAUMA CRANICO DURANTE IL PARTO

  • FATTORI POST-NATALI

  • INFEZIONI (Es:encefalite; meningite)

  • TRAUMA CEREBRALE

  • VELENI o TOSSINE AMBIENTALI

  • ANOSSIA

  • CARENZA ORMONALE (es:ipotiroidismo endemico in aree geografiche con carenze di iodio)

  • MALNUTRIZIONE

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ASPETTI PSICOLOGICI DEL RM PERCEZIONE ATTENZIONE CONCENTRAZIONE MEMORIA LINGUAGGIO

  • PERCEZIONE:

  • LENTEZZA

  • IMPRECISIONE

  • SINCRETISMO: incapacità a collegare ed integrare diversi dati percettivi in unità strutturate.

    ATTENZIONE: limitata.

    CONCENTRAZIONE: limitata

    MEMORIZZAZIONE: limitata (per incapacità ad usare la reiterazione).

  • ABILITA’ COMUNICATIVO-LINGUISTICHE:

  • POVERTA’ LESSICALE

  • SEMPLICITA’ e/o SCORRETTEZZA nella struttura sintattica

  • DIFFICOLTA’ A LIVELLO PRAGMATICO

  • DIFFICOLTA’ FONOLOGICHE.

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ASPETTI PSICOLOGICI DEL RM PENSIERO

  • CONCRETEZZA o incapacità di raggiungere il pensiero astratto: permanenza allo stadio operatorio concreto o allo stadio preoperatorio.

  • RIGIDITA’: difficoltà di estendere una conoscenza a situazioni diverse (tendenza alla pedanteria e all’ostinazione); incapacità di adattarsi alla mutabilità del reale; limitata capacità di pianificazione; limitata attività immaginativa e creativa.

  • VISCOSITA’ del pensiero

  • INERZIA del pensiero

  • TENDENZE REGRESSIVE del pensiero

  • PASSIVITA’ del pensiero

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ASPETTI PSICOLOGICI DEL RMCARATTERISTICHE DI PERSONALITA’ E SOCIALITA’

  • Il COMPORTAMENTO delle persone con RM spesso è caratterizzato da:

  • RIPETITIVITA’

  • PASSIVITA’

  • ECCESSIVA DIPENDENZA DALL’AMBIENTE che può manifestarsi come INFLUENZABILITA’ e SUGGESTIONABILITA’

    Il vissuto di frequenti insuccessi può determinare uno stato di ANSIA che può manifestarsi :

  • nel bambino come: IMPULSIVITA’- IPERATTIVITA’ – BASSA TOLLERANZA ALLE FRUSTRAZIONI;

  • nel ragazzo e nell’adulto come:PAURA DELL’INSUCCESSO – TENDENZA AL RITIRO – COMPORTAMENTI COMPULSIVI

    Esiste una stretta correlazione tra COMPETENZA SOCIALE (COOPERATIVITA’, EMPATIA, ASSERTIVITA’, CONTROLLO) E COMPETENZA COGNITIVA (FUNZIONAMENTO SCOLASTICO):quanto più il ragazzo con RM è socialmente competente, tanto più è valido il suo funzionamento scolastico.

  • ).

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AUTISMO o SINDROME DI KANNER

  • L’autismo rappresenta una delle più gravi manifestazioni che colpiscono il bambino nella sua capacità di comunicare e di instaurare relazioni con il mondo esterno.

  • Kanner riteneva che i bambini autistici: fossero dotati di un QI superiore alla norma e provenissero da famiglie di livello socio-culturale alto.

  • Ciò è stato smentito dai fatti, in quanto: nel 70 -80% dei casi di autismo il QI è inferiore alla media e l’appartenenza alla classe sociale è ininfluente.

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ASSUNTI DI BASE DELLA SINDROME AUTISTICA (Freeman,1997)

  • E’ una sindrome definita su base comportamentale, che si caratterizza in sottotipi diversi per eziologia e trattamento.

  • E’ un disturbo a spettro con sintomi combinati in modi diversi tra loro (Diversi gradi di gravità).

  • E’ una diagnosi in evoluzione.

  • E’ una diagnosi di tipo retrospettivo.

  • E’ un disturbo ubiquitario.

  • E’ spesso associata ad altre sindromi.

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DISTURBO AUTISTICO - DSM IV

  • Il Disturbo Autistico fa parte dei Disturbi Generalizzati dello Sviluppo.

  • Esso va distinto da altri Disturbi:

  • Disturbo di Rett, di origine genetica; si manifesta solo nelle femmine

  • Disturbo Disintegrativo della Fanciullezza

  • Disturbo di Asperger

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AUTISMO ICD 10 (1993)CRITERI DIAGNOSTICI

  • 1.L’autismo è un disturbo delle sviluppo (sviluppo anormale o blocco dello sviluppo) che si manifesta prima dei 3 anni in almeno una delle seguenti aree:

  • Linguaggio recettivo o espressivo

  • Sviluppo di relazioni sociali privilegiate o di interazioni sociali reciproche

  • Gioco funzionale o simbolico.

    2.Debbono essere presenti almeno 6 sintomi compresi nella Triade dei Disturbi:

  • Disturbi sociali

  • Disturbi linguistici

  • Disturbi comportamentali.

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AUTISMOTRIADE DEI DISTURBI

  • Anomalie di carattere qualitativo nelle interazioni reciproche(DISTURBI SOCIALI):uso dello sguardo, dell’espressione facciale, della postura e della gestualità. Assenza di reciprocità socio-affettiva (emozioni, adattamento al comportamento altrui; integrazione). Assenza di condivisione di giochi, interessi, ecc.

  • Anomalie di carattere qualitativo della comunicazione(DISTURBI DI LINGUAGGIO):ritardo o assenza del linguaggio e della gestualità. Mancanza di reciprocità nelle comunicazioni verbali: Stereotipie ed ecolalie,ecc.

  • Insieme limitato, ripetitivo e stereotipato di comportamenti, interessi e attività(DISTURBI DI COMPORTAMENTO):uno o più interessi stereotipati ed esclusivi. Rituali specifici e non funzionali. Manierismi e stereotipie. Attenzione per parti di oggetti o per elementi non funzionali di materiali di gioco.

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SVILUPPO PSICOLOGICO DEL BAMBINO AUTISTICO

  • SVILUPPO SOCIALE: Difficoltà iniziale nell’interazione madre-bambino (disfunzione degli scambi emotivi e cognitivi). Disturbo nella relazione di attaccamento. Successive difficoltà nelle relazioni affettive e amicali.

  • SVILUPPO COMUNICATIVO E LINGUISTICO: Difficoltà nell’uso della gestualità convenzionale e nell’imitazione verbale (a livello preverbale). Carenza di attenzione condivisa. Successivamente: linguaggio verbale assente o ecolalico o stereotipato e pedante; uso scorretto di pronomi, grammatica e sintassi. Difficoltà a livello pragmatico. Spesso: linguaggio non comunicativo.

  • SVILUPPO COGNITIVO: Variabilità.Spesso QI < norma. Spesso QIV < QIP. Spesso deficit cognitivi con QI normale. Carenze nella teoria della mente.

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DISABILITA’ MOTORIE

  • DISTURBO DELLA FUNZIONE MOTORIA DA DANNO ALL’APPARATO ESECUTORE (DANNO PERIFERICO): il più frequente (Distrofia muscolare di Duchenne) è causato da una progressiva degenerazione delle fibre muscolari e nervose fino ad una totale compromissione motoria, ad eziologia genetica.

  • DISTURBO DELLA FUNZIONE MOTORIA DA DANNO DEL SISTEMA NERVOSO CENTRALE:

  • Danno specifico: Lesione aree cerebrali motorie (Paralisi cerebrale infantile)

  • Danno aspecifico: Lesione di aree cerebrali non motorie (Ritardo Mentale Grave).

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PARALISI CEREBRALE INFANTILE

  • Definizione: E’ “un disordine del movimento dovuto a un difetto o a una lesione del cervello ancora immaturo” (Lipkin- 1992).

  • Caratteristiche:

  • Precocità(entro il 2°/3° anno di vita)

  • Stabilità.

  • Cause

  • Prenatali: malformazioni congenite (es.,spina bifida); fattori genetici; episodi ischemici.

  • Perinatali: emorragie intracerebrali ed intraventricolari; asfissia; prematurità.

  • Postnatali: Traumi; eventi anossici; infezioni o agenti anossici;ecc

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MANIFESTAZIONI MOTORIE DELLE P.C.I.TRE FORME PRINCIPALI

  • Da Pfanner e Paulicelli – 1993:

  • Sindrome spastica o ipertonica:Disturbo del tono muscolare che coinvolge gli arti.

  • Sindrome atassica: Disturbo della coordinazione dei movimenti.

  • Sindromi discinetiche: Disfunzioni del sistema extrapiramile con interessamento dei gangli della base.

  • Deficit associati: Ritardo Mentale; Disturbi della comunicazione; Deficit visivi e uditivi; Strabismo; Epilessia; Disturbi emotivi e comportamentali (soprattutto nell’adolescente).

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  • SINDROME SPASTICA O IPERTONICA

  • Tetraplegia: si evidenzia fin dalla nascita e interessa tutti e 4 gli arti in uguale misura. Grave. Si associa a disturbi visivi, epilessia; RM.

  • Diplegia Spastica: i disturbi riguardano prevalentemente (ma non solo) gli arti inferiori.

  • Emiplegia spastica: i disturbi riguardano gli arti (sup. e inf.) di un solo emilato.

    SINDROME ATASSICA

    Si associa a ritardo psicomotorio e del linguaggio(nel bambino); talvolta a RM. (nell’adulto).

  • Atassia congenita

  • Diplegia atassica

    SINDROMI DISCINETICHE

  • Forma atetosica: ipotonia; movimenti lenti, aritmici, continui, involontari a carico di volto, lingua e mani.

  • Forma distonica: alterazioni della regolazione del tono muscolare.

    Sono presenti lente, sostenute, toniche e involontarie contrazioni muscolari: Ipercinesie della faccia e della lingua. Disartria.

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ASPETTI COGNITIVI DELLE P.C.I.

  • Il funzionamento cognitivo nelle persone con p.c.i. può variare dalla normalità al deficit mentale (anche grave) in base a molti fattori, tra cui l’estensione della lesione e la presenza di altri deficit associati.

  • In rapporto alle diverse forme nosografiche, il deficit mentale è maggiore nei teraplegici, mentre relativamente meno colpiti sono i mono ed emiplegici, e gli atetosici.

  • Il bambino con p.c.i. può manifestare disturbi cognitivi direttamente collegati all’estensione della lesione in aree cerebrali deputate alle funzioni cognitive superiori: turbe delle funzioni neuropsicologiche.

  • Altri disordini cognitivi risultano secondari alle limitazioni imposte dall’ impedimento motorio e dalla conseguente limitazione dell’attività esplorativa del bambino, che è alla base della formazione della conoscenza. Ma a tale proposito occorre tenere presente che la formazione della conoscenza nei primi anni di vita non è tanto legata all’esecuzione di atti motori, quanto all’intenzionedi eseguirli (formulazione di un’ipotesi e pianificazione per il raggiungimento di uno scopo).

  • Pertanto per il processo educativo e riabilitativo è utile valutare la presenza di intenzioni, di progetti di conoscenza e di esplorazione della realtà.

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TURBE DELLE FUNZIONI NEUROPSICOLOGICHE NELLE P.C.I.

  • DISTURBI DEL LINGUAGGIO

  • Le disartrie/-anartrie: Turbe dell’articolazione dei fonemi complessi che consegue ad una compromissione neurofunzionale degli apparati neurali centrali deputati alla produzione del linguaggio (De Negri,2004).

  • I difetti del linguaggio conseguenti ad insufficienza uditiva

  • Le disfasie: turbe del linguaggio che riguardano la scelta e l’elaborazione della parola.

  • Le aprassie o le disprassie buccofonatoria: Disordini fonetici (espressione)

    DISTURBI PRATTO-GNOSICI

    I più frequenti disturbi prattognosici sono:

  • le astereognosie: incapacità ad identificare un oggetto con il tatto

  • I disturbi dello schema corporeo o somatognosici: disturbo della conoscenza o dell’uso del proprio corpo

  • I disturbi dell’orientamento spaziale

  • I disturbi ritmico-temporali

  • I disturbi costruttivo-prassici.

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ASPETTI EMOTIVI AFFETTIVI SOCIALI E COMPORTAMENTALI DELLE P.C.I.

  • Le limitazioni motorie ostacolano il normale processo di individuazione / separazione (costruzione dell’identità).

  • A causa dell’ eccessiva dipendenza si possono manifestare:

  • nel bambino: intolleranza verso la separazione dalla madre (rapporto di fusione-confusione) e scarsa coscienza delle proprie difficoltà;

  • Nell’adolescente:difficoltà emotive per inaccettazione delle proprie menomazioni.

  • Rischio di isolamento sociale, a causa della scarsa condivisione di esperienze con i pari e carenza di relazioni privilegiate.

  • Difficoltà sessuali, per carenza di apprendimenti di comportamenti appropriati.

  • Adattamento sociale povero.

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DISABILITA’ UDITIVA

  • ASPETTI TERMINOLOGICI

  • Sordomuto (sordo+muto): raramente il sordo è anche muto.

  • Sordo: raramente il deficit della percezione uditiva è totale.

  • Audioleso: percezione uditiva deficitaria a causa di una lesione

  • Ipoacusico: percezione uditiva deficitaria.

  • TIPI DI SORDITÀ

  • in base a:

  • Localizzazione del danno: s. trasmissiva; s. percettiva; s. mista.

  • Grado di gravità: s. leggera; s. media; s. grave; s. profonda.

  • Causa: s. ereditaria, s. acquisita.

  • Epoca di insorgenza: s. da causa prenatale; s. da causa peri-natale; s. da causa post-natale.

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TIPI DI SORDITA’

  • LOCALIZZAZIONE

  • Sordità trasmissiva:lesione dell’orecchio esterno e medio; anomalie di conduzione.

  • Sordità percettiva neurosensoriale: anomalie di percezione per deficit all’orecchio interno e/o alle innervazioni.

  • Sordità percettiva centrale: anomalie di percezione per danno cerebrale

  • Sordità mista: percettive e trasmissive

    GRADO DI GRAVITÀ

  • Leggera: perdita tra 20 e 40 db.

  • Media: perdita tra 40 e 70 db.

  • Grave: perdita tra 70 e 90 db.

  • Profonda: perdita >90db.

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SVILUPPOAFFETTIVO E SOCIALE NELL’AUDIOLESO

  • Nella prima infanzia

  • Rischio di:

  • Attaccamento insicuro nella diade madre-bambino

  • Interazioni ridotte

  • Disturbo della reciprocità nella comunicazione

  • Insicurezza e dipendenza (a causadell’ eccessiva intrusività e direttività materna).

  • Nell’ adolescenza e nell’età adulta

  • Rischio di:

  • Impulsività,

  • Iperdipendenza,

  • Bassa autostima,

  • Aggressività,

  • Difficoltà relazionali.

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SVILUPPO COGNITIVO NELL’AUDIOLESO

  • Lo sviluppo cognitivo dipende sia dalle capacità di base del soggetto audioleso, sia dalle modalità educative e riabilitative. Tradizionalmente sono stati riscontrati:

  • Un ritardo cognitivo di 2/4 anni rispetto ai coetanei.

  • Il raggiungimento del pensiero operatorio concreto, ma non quello operatorio formale.

  • Memorizzazione carente non per capacità di base, ma per mancanza di strategie appropriate di metamemoria.

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NELL’AUDIOLESO SVILUPPO LINGUISTICO

  • Caratteristiche del linguaggio nella sordità prelinguale grave e profonda

  • I bambini con sordità grave e profonda prelinguale smettono di emettere suoni dopo i sei mesi.

  • Se stimolati adeguatamente (con il linguaggio dei segni , opportuna rieducazione e protesi possono presentare ritardi di gradi diversi nell’acquisizione del linguaggio e, successivamente, nell’apprendimento della letto-scrittura.

  • Caratteristiche generali del linguaggio del sordo

  • Vocabolario ridotto, povero e tendenzialmente concreto

  • Presenza di errori:

  • uso scorretto di modi e tempi dei verbi, errori nella coniugazione.

  • Omissioni e sostituzioni di articoli, pronomi, preposizioni.

  • Omissioni degli ausiliari.

  • Imprecisioni lessicali.

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DISABILITA’ VISIVA

  • Acuità visiva: Capacità di distinguere a una distanza data determinate forme o di discriminare due punti vicini. Si misura in decimi (in Italia).

    Visus normale: 10/10 per ciascun occhio, cioè: capacità di leggere le prime 10 righe di un ottotipo a 5 metri di distanza.

    Per valutare della percezione visiva nel bambino piccolo si usano i PEV (potenziali visivi evocati)e il preferential looking.

  • Ampiezza del campo visivo

  • Deficit visivi:

  • Ambliopia (riduzione dell’acuità visiva);

  • emianopsia e scotomi (riduzione del campo visivo).

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CECITA’ E IPOVISIONE

  • Cecità totale: Impossibilità di percepire qualsiasi stimolo visivo.

  • Cecità legale: Residuo visivo di 1/10 (in Italia). Benefici di legge.

  • Cecità civile: Residuo visivo di 1/20 (in Italia).

  • Ipovisione: Capacità visiva parziale. Residuo visivo tra 1/10 e 3/10 oppure campo visivo <30%.

  • Cecità reale: E’ oggettivamente cieco colui che non dispone di nessuna percezione visiva derivante da stimoli ambientali luminosi.

  • Cecità funzionale: E’ funzionalmente cieco colui che, pur disponendo di percezioni visive (luci e ombre, colori, forme vaghe,ecc.) non le può organizzare in percezioni utili all’ adattamento quotidiano.

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SEVERITA’ DEL DIFETTO VISIVO SECONDO L’OMS

  • CECITA’ MODERATA

    acuità visiva: 3/10 – 1/10

    ampiezza del campo visivo:

    30° - 11°

  • CECITA’ GRAVE O SEVERA

    acuità visiva: < 1/10 – 1/20

    ampiezza del campo visivo:

    10° - 6°

  • CECITA’ MOLTO GRAVE

    acuità visiva: < 1/20 – 1/50

    ampiezza del campo visivo: 5° - 3°

  • CECITA’ QUASI TOTALE

    acuità visiva: < 1/50 – percezione luce

    ampiezza del campo visivo: 2° - 1°

  • CECITA’ ASSOLUTA

    acuità visiva: assenza di percezione luminosa

    ampiezza del campo visivo: assenza di campo visivo

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DISABILITA’ VISIVAEZIOLOGIA E EPIDEMIOLOGIA

  • EZIOLOGIA

  • Cause congenite (27/50%) : fattori genetici e prenatali extragenici.

  • Cause perinatali: anossia; prematurità e relativi trattamenti; diabete materno; ecc.

  • Cause postnatali: infezioni virali; fattori immunitari; ecc.

    EPIDEMIOLOGIA

    Incerta. Si stimauna frequenza di 0,02%.

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SVILUPPO DEL BAMBINO NON VEDENTE

  • Area di sviluppo direttamente colpite dalla cecità (Blind specific) : coordinazione visuo-motoria (non completamente compensabile)

  • Aree di sviluppo indirettamente colpita dalla cecità (Blind non specific) : abilità locomotorie e abilità di motricità fine (completamente compensabili).

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SVILUPPO MOTORIO NEL BAMBINO NON VEDENTE

  • Effetti diretti della cecità. Inizialmente c’è un ritardo nellamotricità volontaria: sollevarsi sulle braccia, spostarsi da una posizione all’altra, deambulare,prendere un oggetto sonoro (“mani cieche”).

  • Effetti indiretti della cecità. Successivamente: una minore elicitazione dell’attività motoria in mancanza di stimoli visivi; minori stimolazioni sociali iniziali; maggiore insicurezza nel comportamento esplorativo; ritardo nella costruzione del reale.

  • E’ necessario stimolare la prestazione motoria con strategie specifiche: incentivare il bambino alla verbalizzazione delle esperienze;stabilire in modo chiaro e preciso i punti di partenza e di arrivo di ogni percorso da eseguire; iniziare l’attività in ambiente protetto; motivare il bambino al compito.

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SVILUPPO COGNITIVO AFFETTIVO SOCIALE E LINGUISTICO NEL BAMBINO NON VEDENTE

  • Lo sviluppo cognitivo dei bambini privati della vista nei primi 6 mesi di vita è differente da quello degli altri b.non vedenti. Il fenomeno delle mani cieche ed il ritardo motorio determinano un ritardo nello sviluppo dell’ intelligenza senso-motoria: la ricerca degli oggetti deve fondarsi su afferenze sensoriali sonore e tattili (soprattutto). Successivamente lo sviluppo cognitivo è normale, anche se caratterizzato da egocentrismo (le percezioni e le localizzazioni hanno come punto di riferimento il proprio corpo.

  • Sviluppo affettivo: ritardo poi compensato nella fase di attaccamento.

  • Sviluppo sociale: il permanere dell’ egocentrismo può causare difficoltà nella socializzazione (compensabile).

  • Sviluppo del linguaggio: inizialmente un po’ ritardato, successivamente normale con tendenza all’iperverbalismo.

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  • RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI ESSENZIALI

  • De Negri, M.: Neuropsichiatria dell’età evolutiva, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2004.

  • Soresi, S., Nota, L.:La facilitazione dell’ integrazione scolastica, Pordenone, Erip, 2001.

  • Soresi, S.:Psicologia dell’ handicap e della riabilitazione, Bologna, Il Mulino, 1998.

  • Zanobini, M., Usai, M.C.: Psicologia dell’ handicap e della riabilitazione: i soggetti, le relazioni, i contesti in prospettiva evolutiva. Nuova edizione riveduta e ampliata, Milano, Franco Angeli, 1999 (Testo di base).

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