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Scuola Michele Amari. Palermo

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I love Roma

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Presentation Transcript


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WE LOVE ROME


Itinerario nell antica roma tra storia e tradizioni l.jpg

Itinerario nell’antica Roma:tra storia e tradizioni

  • Gli acquedotti

  • Le Terme

  • Il Foro Romano

  • Il tempo libero

  • Il Colosseo

  • Il cibo e il vestiario

  • La società romana

  • Le abitazioni

  • L’esercito romano

  • La scuola nell’antica Roma

  • Lo sviluppo dei commerci

  • La fitta rete stradale


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L’organizzazione della società romana

I patrizi erano gli aristocratici, il cui nome discendeva dai patres, i padri fondatori di Roma. Le loro ricchezze e la legge a loro favore, davano loro privilegi e potere.

La maggioranza della popolazione era costituita dai plebei. Il loro nome deriva dal latino plebs che significa “moltitudine”. Fanno parte di questa classe sociale soprattutto i contadini, piccoli commercianti e artigiani. A loro non era permesso prendere parte alle cariche dello stato.

La società romana era divisa in tre classi sociali: patrizi, plebei e schiavi.


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Gli schiavi

Comprati e venduti come merce, dovevano fare tutti i tipi di lavoro, anche quelli più umili e pericolosi. Essi dipendevano da un padrone che aveva su di loro il diritto di vita e di morte. Chi riusciva ad ottenere la libertà come ricompensa dei propri servizi, diventava libero. Uno schiavo liberato si poteva riscattare ed avere una posizione più prestigiosa all’interno della popolazione però non poteva mai ottenere la cittadinanza romana.


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LE ABITAZIONI ROMANE

La famiglia costituiva la base della società romana. Le prime abitazioni dei romani furono delle capanne in legno costituite da un unico ambiente, nelle quali la luce entrava dalla porta e da una apertura praticata nel tetto. Successivamente le case divennero più grandi con l’aggiunta di nuovi ambienti adibiti ai vari usi della vita quotidiana. Il modo di vivere dei patrizi e dei plebei aumentò notevolmente durante d’età imperiale. Le loro abitazioni erano molto diverse : le famiglie abienti vivevano nelle domus e nelle ville, i plebei nelle insulae


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  • La domus era l’abitazione dei patrizi.

  • Di solito era a un solo piano ed era divisa in due parti:

  • una costruita intorno all’atrio che comprendeva la sala dei banchetti (il triclinio) una vasca in cui si raccoglieva l’acqua (l’impluvium).

  • l’altra parte della domus era costruita intorno a un giardino, circondato da eleganti colonnati. Vi erano locali riservati ai padroni e altri alla servitù. Vi giungeva l’acqua e avevano il bagno.

  • Le pareti, i soffitti e i pavimenti erano decorati con affreschi, mosaici e bassorilievi in marmo o gesso colorato


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I plebei vivevano nelle insulae specie di condomini nei quali venivano ricavati numerosi appartamenti.

Le case popolari potevano essere alte fino a sei piani ed erano sempre realizzate con materiali molto economici, in genere il legno.

Ai piani superiori lo spazio era sfruttato al massimo: gli appartamenti si affacciavano sulla strada e su un cortile interno, da cui prendevano luce le stanze, in generale piccole, con scarsi arredi e senza camino, pertanto gli incendi e i crolli erano molto frequenti.

Non c’erano condutture per l’acqua né servizi igienici.

Al piano terra si aprivano le tabernae cioè le botteghe e i negozi degli artigiani e dei commercianti, i quali quasi sempre abitavano con la famiglia in stanze poste dietro o sopra le loro botteghe.


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La villa era una lussuosa casa di campagna, di proprietà dei nobili.  

Le ville erano circondate dai campi coltivati: gli schiavi, con i carri trainati da asini, muli o buoi, trasportavano i prodotti dalla terra alla tenuta.

  • Ogni villa era un’azienda agricola che comprendeva diversi edifici:

  • la VILLA URBANA, dove risiedevano i padroni quando venivano a trascorrere le vacanze, elegante e comoda come le case in città;

  • la VILLA RUSTICA, praticamente la fattoria dove risiedevano e lavoravano gli SCHIAVI sotto la sorveglianza del VILLICO, uomo di fiducia del padrone;

  • la VILLA FRUCTUARIA, cioè i magazzini dove conservare e trasformare i prodotti agricoli (grano, vino, olio, carne, lana, ecc.) e dove aggiustare gli attrezzi e fabbricarne di nuovi.


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L’esercito romano

Servio Tullio fu il primo a creare la prima struttura militare e divise la popolazione in classi sociali. Il fatto stesso di essere parte dell’ esercito portava un grande privilegio. Gaio Giulio Cesare era considerato da molti autori il più grande genio militare di Roma. Rispetto ai suoi predecessori, reputò fosse necessario continuare sempre il servizio militare. Cesare fece realizzare tante opere in tempi rapidissimi.

Per esercito romano si intende un insieme di soldati che combattevano sia sulla terra che sul mare ed erano al

servizio dei sette re della Repubblica romana. Secondo la tradizione, fu Romolo a creare la legione romana.

Egli incominciò a dividere gli abitanti, che erano adatti alle armi, in contingenti militari. Ogni contingente era formato da tremila fanti e trecento cavalieri e scelti tra la popolazione che si chiamò legione.


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La legione romana

I Romani si basavano su vari metodi e si adeguavano in base al nemico ed al terreno dello scontro. La proposta di Augusto fu quella di introdurre un esercito esperto che rimarrebbe in servizio prima dei 16 anni.

Armamento

L’ equipaggiamento di un soldato romano non era

molto diverso da quello della Repubblica tarda.

Un maggiore benessere economico permise ai

soldati di procurarsi migliore armamento.


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La scuola nell’antica Roma

In età prescolare, i bambini delle famiglie agiate venivano istruiti

a casa. I ragazzi erano affidati agli schiavi colti e le lezioni si svolgevano in stanze vicino a botteghe. Le figlie imparavano dipingere, cantare, danzare e suonare diversi strumenti musicali, mentre i ragazzi venivano spesso educati dal padre, il quale insegnava loro a nuotare e cavalcare.

Le famiglie povere non potevano permettersi di educare i loro figli dal precettore. In cambio, venivano mondati a scuola per imparare a scrivere e a leggere. A soli dieci anni venivano fidanzate e il padre era solito scegliere il futuro sposo.


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L’arredamento era molto semplice: poteva essere qualche panca e il materiale per scrivere era composto da tavolette di cera e un pennino che serviva per incidere, come se fosse la nostra penna. L’abacus aiutava a fare i conti e a imparare la matematica. Gli alunni imparavano a scrivere e leggere meccanicamente e facevano moti esercizi di scrittura. Il maestro teneva in mano una bacchetta che usava quando un alunno si comportava male, colpendolo. C’era molta severità in quelle piccole stanze e nei cortili che fungevano da classi . Gli alunni avevano molto timore dei loro maestri.

I ragazzi andavano a scuola quando faceva ancora buio e iniziavano a frequentare a 6/7 anni. I bambini venivano accompagnati da schiavi e le lezioni venivano tenute in stanze vicino a botteghe.


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La scuola è diventata un’istruzione pubblica e tutti hanno diritto all’istruzione, sia i ricchi che i poveri. Il tipo di disciplina non è più molto severa, anche se questo oggi consente agli alunni di essere poco educati con gli insegnanti e i compagni. A volte penso che forse sarebbe meglio avere più disciplina! Ma le mie insegnanti ogni giorno cercano di farci capire il valore delle regole, la necessità di rispettarle per poter vivere con gli altri in pace.

La scuola di oggi è completamente diversa dalla scuola romana. Gli edifici scolastici sono confortevoli; sono arredate con banchi e sedie, abbastanza confortevoli, grande aule per le lezioni, aule polifunzionali, aule d’informatica. Abbiamo diversi insegnanti, ognuno insegna una o più discipline. Utilizziamo gli strumenti che la tecnologia ci offre con grande entusiasmo: macchine digitali e computer che ci consentono di vedere oltre le mura della scuola ed andare in giro per il mondo.


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Lo sviluppo dei commerci

Basta pensare alla tangenziale, al caos e alle file al semaforo della nostra metropoli per augurarsi una città meno caotica. Anche i romani, però, avevano problemi di traffico.

L’Urbe era già una città popolatissima per l’epoca. I romani avevano tuttavia trovato una soluzione per non affollare le strade con carri e merci. I mercanti dovevano trasportare i loro articoli e oggetti, solo nelle ore notturne, così che le vie potessero essere accessibili ai pedoni durante il giorno.


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Al Foro, i cittadini potevano ritrovarsi, discutere scambiarsi opinioni e stare insieme senza essere travolti dal caos creato dal trasporto delle merci.

Il commercio era fondamentale e importantissimo per Roma. Per buona parte del II seco d.C, l’agricoltura e l’artigianato si svilupparono e il commercio s’intensificò.Si viaggiava per mare e per terra, dato che anche le regioni più lontane erano collegate da una rete di strade sicure, ma si preferivano le rotte marittime perché eranop più veloci ed economiche. Roma importava molte più merci di quente ne produceva: grano dalla Sicilia, pregiati tessuti dalla Cina e dall’Egitto, spezie e pietre preziose dall’Estremo Oriente.


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L’espansione del domino romano su tutta la penisola italica e sul mediterraneo significò anche la costruzione di una fitta rete stradale ancora oggi visibile in alcuni tratti. La prima strada fu costruita per volere di Appio Claudio nel 312 a . C: chiamata Via Appia, collegava Roma a Capo.

LA RETE STRADALE

Le strade romane erano costruite con un metodo rigoroso: su un tracciato stabilito, si scavava la terra fino ad raggiungerli un fondo duro,sul quale si ponevano grosse pietre; il primo strato (statumen) era quindi ricoperto con cocci e sabbia, sui quali venivano grossi blocchi di lastricato. Ai lati del tracciato venivano scavati due salchi per la raccolta dell’acqua piovana.

Ai bordi delle strade principali vi erano inoltre marciapiedi e pietre miliari che segnalavano la distanza da Roma.


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Gli acquedotti

Gli acquedotti sono l’opera più maestosa e originale dell’edilizia dell’antica Roma. Il più antico momunento architettonico destinato al rifornimento idrico della città fu costruito nel 312 a. C. dal censore Appio Claudio e per questo viene chiamato Aqua Appia.Il più grande acquedotto ,l’Aqua Marcia era lungo 90 km.

Gli acquedotti provedevano al consumo giornaliero degli abitani di Roma, tuttavia le case dotate di servizi igienici o bagni erano poche,così la maggio parte della gente frequentava gli stabilimenti termali.


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Per edificare queste grandi opere pubbliche fun necessaria molta manodopera, costituita principalmente da schiavi. Alcuni di essi possedevano una certa istruzione e diventarono perciò tenici responsabili delle operazioni di costruzione.

Per realizzare gli acquedotti i Romani perfezionarono la tecnica di costruzione dell’arco, imparata dagli etruschi.

All’ingresso della città l’acqua veniva raccolta in grossi serbatoi e , attraverso le tubature cittadine, veniva distribuita nelle case dei patrizi, nelle terme,nei giardini e nelle fontane pubbliche.


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LE TERME: sorgenti della salute

I romani avevano una grande passione per le terme, che consideravano i principali luoghi pubblici di ritrovo.Ecco perché le terme romane si trovano dappertutto. Famose erano le terme di Caracalla. Volute dall’imperatore Caracalla, furono costruite nel 212 d.C. Questi ambienti erano decorati con stucchi, mosaici, affreschi ed erano destinati alla cura e alla pulizia del corpo .


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Le terme comprendevano :

il tepidarium cioè il locale tiepido,che non era una sala da

bagno, ma una sala priva di attrezzature che serviva alla

traspirazione del corpo e alla preparazione dello stesso alle

temperature elevate del calidarium;

il calidarium cioè il locale caldo e denso, si trovava al centro, circondato da tutte le altre sale, era costituito da due spazi di cui

uno desinato al bagno e uno zampillo d’ acqua al centro

che veniva utilizzato per compiere lavaggi


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il frigidarium che era il locale con l’acqua fredda

il gymnasium ( la palestra), era formata da tanti ambienti tra cui l’ ephebeum nel quale i giovani imparavano la ginnastica

il coryceum destinava al gioco , ai pranzi e alle cene,

il conisterium e l’elacothesium dov’erano riposti le polveri dei lottatori. Le terme comprendevano anche spazi aperti con giardini nei quali si poteva assistere agli spettacoli musicali e letture poetiche.


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Bagni a Bath

Persino gli accampamenti militari ai confini dell’impero disponevano di bagni pubblici. Nella foto si possono vedere le terme romane di Bath, una cittadina inglese

Il motivo per cui i romani costruirono le terme proprio in quella località era l’esistenza di una sorgente d’acqua calda che sgorgava dalle rocce a una temperatura di 50° C


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Il Foro Romano

Centro commerciale, religioso, politico e giudiziario, il Foro Romano e un simbolo per eccellenza dell’ antica Roma. Esso e legato alla trasformazione in organismo urbano dei primi villaggi sorti sui colli circostanti. Durante le invasioni barbariche il foro fu danneggiato. La parte più estesa del foro assumeva il ruolo della piazza, dove alle botteghe e ai luoghi di mercato, si accompagnavano i santuari gli antichi della città. Accanto ai santuari si trova un complesso di monumenti che riveste una particolare importanza in quanto fu interpretato come la tomba del mitico fondatore Romolo. Nel corso del II sec. a.C. si costruirono le prime basiliche tra cui la Basilicata Emilia, e nel 179 a.C. la Basilicata di San Pietro.


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Il tempo libero a Roma

Il gusto di giocare, di divertirsi è sempre stata, in ogni epoca della nostra storia, una necessità primaria per grandi e per piccini.. Durante gli scavi archeologici nelle varie parti d'Italia e nell'antico mondo romano sono saltate fuori un'infinità di testimonianze che hanno contribuito a ricostruire i vari tipi di divertimenti e svaghi da loro particati; dai giochi per i bambini per lo più caratterizzati da giocattoli di vario materiale e da imitazioni delle azioni e comportamenti degli adulti, a quelli dei grandi con giochi di abilità, d'azzardo e sportivi. In ogni caso, ai romani, la voglia di divertirsi non è mai venuta meno, anche perchè da sempre rappresenta un mezzo per non pensare ai dispiaceri e per rilassarsi dalle dure giornate lavorative.


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I gioghi più diffusi erano: il gioco dei dadi , quello del "pari e dispari" con cui un giocatore teneva chiuso nelle mani un determinato numero di sassolini e l'altro doveva indovinare se erano di numero pari o dispari; quello del capita et navia, il nostro testa o croce con cui si doveva indovinare se la moneta cadeva dalla parte della testa o della nave; i giochi con le noci, che erano più giochi di abilità che di fortuna, nei quali venivano fatti dei cumoli formati da tre noci come base e una sopra, si doveva cercare di colpire il cumolo lanciando una quinta noce da una certa distanza -chi colpiva il cumolo vinceva le noci che aveva abbattuto;

Non mancavano i combattimenti fra animali. La legge romana era molto severa con i giochi d'azzardo, infatti, questi erano proibiti, ma con una piccola deroga durante i Saturnalia ( le feste romane di tipo carnevalesco).

Altri giochi, come il filotto, erano praticati su rudimentali scacchiere (spesso incise su pavimenti o sui gradini dei fori cittadini), c'era anche una versione primitiva del nostro gioco della dama e degli scacchi, chiamato ludus latrunculorum, il gioco dei soldati (mercenari), in cui le pedine venivano mosse come se si trattassero di un esercito durante una battaglia.

Infine il gioco della palla, anche questo era praticato da persone di tutte le età. La palla era riempita di vari materiali: piume, stoffa, sabbia, oppure anche gonfiata ad aria.


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I romani passavano il loro tempo libero anche alle terme e ai banchetti serali, assistendo a piccoli concerti, operette, spettacolini pagati dal padrone della Domus che aveva allestito la festa.

La più grande pista usata per le corse dei cavalli era il Circo Massimo. Durante queste gare, i fantini compivano vere e proprie acrobazie: condurre due cavalli contemporaneamente, raccogliere da terra un telo appoggiato sulla pista, superare con un balzo un carro attaccato a quattro cavalli.

Ogni anno si celabravano circa 180 festività legate alle ricorrenze religiose o politiche. In queste occasioni si poteva assistere agli spettacoli teatrali,ai combattimenti tra i gliadiatori, alle corse ai carri e ai combattimenti equestri.

Gli spettatori scommettevano sui loro preferiti; per calmare gli animi dei perdenti venivano gettate a pioggia sugli spettatori leccornie di ogni genere e “buoni” per la vincita di una nave, di una casa, di una fattoria…


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Il Colosseo

La storia di Roma è molto ricca di invasione e conquiste durante le quali i Romani hanno costruito numerose opere pubbliche e monumenti di notevole importanza. Ecco perché ancora oggi , per la sua bellezza artistica e monumentale, Roma viene chiamata “Caput mundi” cioè capitale del mondo.

Il Colosseo è originariamente conosciuto come Anfiteatro Flavio o semplicemente come “Anfitheatrum”. In grado di contenere fino a 50.000 spettatori, è il più grande e importante anfiteatro romano, nonché il più importante monumento della Roma antica che sia giunto fino a noi.


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L'anfiteatro fu edificato in un'area al limite orientale del Foro Romano. La sua costruzione fu iniziata da Vespasiano nel 72 d.C. e fu inaugurato da Tito nell'80 d.C., con ulteriori modifiche apportate durante il regno di Domiziano. Non più in uso dopo il VI secolo, l'enorme struttura venne variamente riutilizzata nei secoli, anche come cava di materiale. Il nome "Colosseo", che deriva dalla vicina statua del Colosso del Dio Sole (adattamento del Colosso di Nerone), si diffuse solo nel medioevo.

Il Colosseo era un’ arena a gradinate dove gli spettatori si disponevano in base al rango: le prime file erano riservate ai patrizi, le seconde ai plebei e le ultime alle donne. Un tratto del teatro era riservato all’imperatore.


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Ancora oggi se si va a Roma non si può fare a meno di visitare questa icona della bellezza artistica antica

.

Anticamente vi si svolgevano combattimenti tra gladiatori e lotte con animali feroci. Durante l’Impero Romano, il gladiatore era un particolare lottatore; il nome deriva da “gladio”, una piccola spada corta usata molto spesso nei combattimenti. La pratica dei combattimenti di gladiatori viene dal Sannio e, come molti altri aspetti della cultura sannica, fu subito adottato dai romani.


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Vestirsi a Roma

I Romani delle classi alte non badassero a spese del campo della cura di se stessi e dell’ abbigliamento. La lana era il filato di più largo uso a Roma e lo rimase durante tutto il periodo imperiale anche il lino e la seta erano ritenute particolarmente pregiate. La seta si importava dalla Cina attraverso le vie della seta. I plebei si vestivano con abiti confezionati in casa dalle donne della famiglia. Essi si usavano il rozzo bardo sempre con cappuccio.

Augusto e i suoi successori volevano che la toga diventasse una sorta di divisa di Stato. Si trattava di un semicerchio di stoffa bianca che poteva raggiungere i cinque metri di diametro.


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Il corrispondente della toga per le donne delle classi alte era la stola , una veste senza maniche, lunga fino ai piedi.

Le donne romane delle classi alte dovevano quindi risultare più tosto vistose, se si considerano oltre agli abiti i molti gioielli, il trucco e diverse acconciature. I ragazzi portavano la toga Praetexta, bordata di porpora.

Le calzature più diffuse erano i calcei. Quando si era invitati in casa altrui , si indossavano i sandali fatti di una suola di cuoio e semplici strisci di pelli.


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Il cibo nell’antica Roma

Quello che oggi mangiamo e come lo prepariamo è il risultato di una evoluzione culturale. L’alimentazione romana è a base di legumi, cereali, formaggio e frutta ; con la conquista dell’Oriente, invece, almeno sui tavoli dei ricchi, arrivano nuovi ingredienti. Accanto al pane quotidiano, alla polenta condita, alle grandi quantità di frutta e verdura (lupini, lenticchie, ceci e soprattutto fave, lattughe, cavoli e porri, fichi, mele e pere), incominciano ad essere consumati anche cibi di lontana provenienza, come le ciliegie.


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L’alimentazione dei romani cambia in base alla condizione sociale.

  • I patrizi organizzano spesso banchetti, cui partecipano decine di amici e clienti. Qui i cibi sono vari, cucinati con cura ed anche molto elaborati. I ricchi non avevano posate e si facevano imboccare dagli schiavi. In genere consumavano tre pasti o più al giorno ed erano molto attenti alla disposizione dei posti a tavola. Nella sala da pranzo, il padrone di casa fa disporre i letti (triclinio) sui quali gli invitati si distendono a due o tre, sostenedosi sul letto con il braccio sinistro piegato. In tal modo la mano destra è libera di afferrare i cibi dai bassi tavolini accuratamente sistemati davanti agli ospiti. Il pasto più importante della giornata era la cena che iniziava alle tre del pomeriggio, dopo il consueto bagno alle terme e finiva al calare del sole. Ai romani ricchi non piaceva mangiare il cibo croccante. Erano molto apprezzate le salse piccanti e le erbe aromatiche che accompagnavano il pesce e la carne.

  • I plebei, ovviamente, non avevano accesso ai cibi costosi e in casa non ha neanche il triclinio. Egli continua la tradizione antica di pasti frugali


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Ecco il menu di un antico romano ( come cambiano i gusti, vero?)

Antipasti

Meduse e uova di gallina.

Mammelle di scrofa farcite con ricci di mare.

Cervella con latte e uova di oca.

Funghi bolliti con salsa pepata di rombo e murena .

Lepre con salsa di spezie,miele,olio e uova di colomba.

Portate principali

Daino arrosto con salsa di cipolla,datteri, uova , olio e miele.

Ostriche in salsa dolce di prugne.

Lingua di fenicottero servita con spinaci e cavoli.

Pavone arrosto ripieno di miele e castagne.

Cinghiale bollito con fichi e asparagi

Dessert

Pere farcite con noci e mandorle fritte nel miele.

Dolci d farina di frumento al vino dolce e miele, serviti caldi.


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Con impegno e grande entusiasmo abbiamo studiato, sognando di vivere in una società diversa dalla nostra, tanto lontana…..ma immensamente suggestiva ……

e abbiamo imparato ad

AMARE ROMA


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Realizzato dalla Classe : V B


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