Universit de fribourg facult des lettres domaine d italien
This presentation is the property of its rightful owner.
Sponsored Links
1 / 96

Université de Fribourg Faculté des Lettres Domaine d’Italien PowerPoint PPT Presentation


  • 106 Views
  • Uploaded on
  • Presentation posted in: General

Université de Fribourg Faculté des Lettres Domaine d’Italien. Semestre Autunnale 2012-2013 Corso introduttivo Avviamento all’analisi del testo poetico Prof. Uberto Motta MIS 3026, giovedì 15-19h. Bibliografia (1). Manuale di riferimento

Download Presentation

Université de Fribourg Faculté des Lettres Domaine d’Italien

An Image/Link below is provided (as is) to download presentation

Download Policy: Content on the Website is provided to you AS IS for your information and personal use and may not be sold / licensed / shared on other websites without getting consent from its author.While downloading, if for some reason you are not able to download a presentation, the publisher may have deleted the file from their server.


- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - E N D - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

Presentation Transcript


Universit de fribourg facult des lettres domaine d italien

Université de FribourgFaculté des LettresDomaine d’Italien

Semestre Autunnale 2012-2013

Corso introduttivo

Avviamentoall’analisideltestopoetico

Prof. Uberto Motta

MIS 3026, giovedì 15-19h


Bibliografia 1

Bibliografia (1)

  • Manuale di riferimento

    P. G. Beltrami, Gli strumenti della poesia, Bologna, Il Mulino, 2002.


Bibliografia 2

Bibliografia (2)

  • Opere di consultazione

    D’A. S. Avalle, L’analisi letteraria in Italia: formalismo, strutturalismo, semiologia, Milano-Napoli, Ricciardi, 1970.

    L. Renzi, Come leggere la poesia, con esercitazioni su poeti italiani del Novecento, Bologna, Il Mulino, 1985.

    C. Segre, Avviamento all’analisi del testo letterario, Torino, Einaudi, 1985.

    M. Martelli – F. Bausi, La metrica italiana: teoria e storia, Firenze, Le Lettere, 1993.

    Il testo letterario. Istruzioni per l’uso, a cura di M. Lavagetto, Roma-Bari, Laterza, 1996.

    P. V. Mengaldo, Prima lezione di stilistica, Roma-Bari, Laterza, 2001-

    P. V. Mengaldo, Attraverso la poesia italiana: analisi di testi esemplari, Roma, Carocci, 2008.

    G. Lavezzi, I numeri della poesia: guida alla metrica italiana, Roma, Carocci, 2002.

    L. Serianni, La lingua poetica italiana: grammatica e testi, Roma, Carocci, 2009.

    B. Mortara Garavelli, Il parlar figurato. Manualetto di figure retoriche, Roma-Bari, Laterza, 2010.

    S. Bozzola, La lirica. Dalle origini a Leopardi, Bologna, Il Mulino, 2012.

    A. Afribo – A. Soldani, La poesia moderna. Dal secondo Ottocento a oggi, Bologna, Il Mulino, 2012.


Calendario delle lezioni

Calendario delle lezioni

Giovedì 20 settembre 15:15 – 17:00 MIS 3026

Giovedì 27 settembre 15:15 – 17:00 MIS 3026

Giovedì4 ottobre 15:15 – 17:00 MIS 3026

Giovedì 11 ottobre15:15 – 17:00 MIS 3026

Mercoledì 17 ottobre17:15 – 19:00 MIS 3026

Giovedì 18 ottobre15:15 – 17:00 MIS 3026

Martedì 23 ottobre: Giornata di studiitaliani

Giovedì 25 ottobre15:15 – 17:00 MIS 3026

Giovedì 8 novembre15:15 – 17:00 MIS 3026

Giovedì 15 novembre15:15 – 17:00 MIS 3026

Giovedì 22 novembre: lezionesospesa

Giovedì 29 novembre15:15 – 17:00 MIS 3026

Giovedì 6 dicembre15:15 – 17:00 MIS 3026

Giovedì 13 dicembre15:15 – 17:00 MIS 3026

Giovedì 20 dicembre15:15 – 17:00 MIS 3026


T s eliot le frontiere della critica 1956 i

T. S. Eliot, Le frontieredellacritica, 1956 (I)

Capire una poesia vuol dire gustarla pienamente per la ragione giusta. […] Capire una poesia travisandola significa compiacersi di una mera interpretazione della propria mente. […] È impossibile gustare appieno una poesia se non la si è capita; d’altro canto è ugualmente vero che non possiamo capirla fino in fondo se non la gustiamo.


T s eliot le frontiere della critica ii

T. S. Eliot, Le frontiere della critica (II)

Le fonti e i modelli “non offrono alcuna chiave per l’intendimento di qualsiasi poesia scritta da qualsiasi poeta”.

Capire una poesia vuol dire afferrare la sua ragione d’essere e la sua ‘entelechia’.


T s eliot le frontiere della critica iii

T. S. Eliot, Le frontiere della critica (III)

Spiegazione causale: l’evento è il risultato di una causa → critica biografica e psicologica

Spiegazione finalistica: l’evento è il suo effetto → critica ‘reader oriented’


Eliot the frontiers of criticism iv

Eliot, The frontiers of criticism(IV)

“In tutta la grande poesia c’è qualcosa che deve restare inesplicabile, per quanto completa possa essere la nostra conoscenza del poeta, e anzi è questo il più importante. Quando nasce una poesia è accaduta una cosa nuova che non può essere interamente spiegata da qualsivoglia cosa avvenuta prima. È questo, io credo, ciò che s’intende per creazione”.


Eliot the frontiers of criticism v

Eliot, The frontiers of criticism(V)

  • Di una poesia non c’è una sola interpretazione giusta.

  • Un’interpretazione non è giusta se e perché corrisponde a ciò che l’autore si proponeva di fare.

  • Nessuna interpretazione deve preclude al lettore la possibilità di continuare a gustare la poesia.


Eliot the frontiers of criticism vi

Eliot, The frontiers of criticism (VI)

Leggere una poesia non è solo un esercizio archeologico, un viaggio a ritroso nel tempo: è uno spalancamento su una scintilla.


Contini filologia ed esegesi dantesca 1965 i

Contini, Filologia ed esegesi dantesca, 1965(I)

Una apparente aporia nell’esperienza di ogni lettore

  • l’abbandono all’incanto dell’esecuzione;

    il godimento, la fruizione della poesia

    (B) l’acclaramento penetrante della lettera;

    lo studio, il giudizio culturale, la spiegazione sistematica


Contini filologia ed esegesi ii

Contini, Filologia ed esegesi (II)

“Leggere e godere prima di avere capito tutto”

Consentire che sia la gioia della lettura a stimolare la ricerca e lo studio (e non viceversa) → dall’ispirazione alla tecnica

Passare dalla critica ideologica alla critica verbale: l’esecuzione del testo


Contini filologia ed esegesi iii

Contini, Filologia ed esegesi (III)

Citazione da B. Croce, La poesia di Dante, 1921

“Proposizioni filosofiche, nomi di persone, accenni a casi storici, giudizi morali e politici e via dicendo, sono, in poesia, nient’altro che parole, identiche sostanzialmente, a tutte le altre parole, e vanno interpretate in questi limiti”.


Contini filologia ed esegesi iv

Contini, Filologia ed esegesi (IV)

A proposito della critica verbale:

limitare il giudizio ai casi di flagrante intenzionalità è arbitrario, perché spesso la scrittura poetica ha una velocità che si sottrae alla coscienza


V sereni il silenzio creativo 1962

V. Sereni, Il silenzio creativo, 1962

“Si convive per anni con sensazioni, impressioni, sentimenti, intuizioni, ricordi. Il senso di rarità o eccezionalità che a ragione o a torto si attribuisce ad essi, forse in relazione con l’intensità con cui l’esistenza li impose, è forse la prima fonte di insoddisfazione creativa, anzi di riluttanza di fronte alla messa in opera, che si traduce (peggio per chi non la prova) in nausea metrica, in disgusto per ogni modulo precedentemente sperimentato… Si convive con le proprie invenzioni, con spettri di poesie non scritte…

Non è prodotto del caso (e direi anche che è salutare) la rinunzia a chiedersi che cosa sia, in assoluto, la poesia. Molto più senso di una simile domanda mi pare abbia l’individuazione di un piano di sviluppo delle emozioni che porti a raffigurare sotto un angolo specifico il rapporto tra esperienza e invenzione: la ricerca d’un tale angolo e d’un tale rapporto segna il passaggio dalla fase negativa del silenzio di cui discorrevo alla fase per cui gli spettri dell’insoddisfazione prendono corpo.

Ma ci sono tanti modi d’inventare e non s’inventa una volta per tutte. Al contrario, s’inventa volta per volta… Avere ben presenti queste cose significa evitare per quanto possibile di fare anche dell’invenzione, dei propri collaudati modi inventivi, una formula e un’abitudine, sapere sempre – a rischio d’altri silenzi – che l’angolo utile, il rapporto illuminante non è mai dato, ma è da trovare; e al tempo stesso mettersi in grado di aderire meglio a quanto ha di vario il moto dell’esistenza. E questo è il prezzo della comunicazione”.


Due ipotesi a confronto

Due ‘ipotesi’ a confronto

Gentile

Ettore Serra

poesia

è il mondo l’umanità

la propria vita

fioriti dalla parola

la limpida meraviglia

di un delirante fermento

Quando trovo

in questo mio silenzio

una parola

scavata è nella mia vita

come un abisso

(G. Ungaretti, Commiato, 1916)

«Secondo quale criterio linguistico si riconosce empiricamente la funzione poetica? In particolare, qual è l’elemento la cui presenza è indispensabile in ogni opera poetica? [...] La funzione poetica proietta il principio d’equivalenza dall’asse della selezione all’asse della combinazione. L’equivalenza è promossa al grado di elemento costitutivo della sequenza».

(R. Jakobson, Linguistica e poetica, 1963)


Universit de fribourg facult des lettres domaine d italien

Gen|ti|le3

Et|to|re | Ser|ra5

po|e|si|a 4

è il | mon|do | l’u|ma|ni|tà8

la | pro|pria | vi|ta5

fio|ri|ti | Dal|la | pa|ro|la8

la | lim|pi|Da | me|ra|vi|glia 8

di un | De|li|ran|te | fer|men|to8

Quan|dO | trO|vO4

in | que|stO | mi|O | si|len|ziO8

u|nA | pA|ro|lA5

scA|vA|tA è | nel|lA | mi|A |vi|tA9

co|me un | a|bis|so5


Versi liberi

Versi liberi

Montale, Forse un mattino, v. 8

tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

Montale, Felicità raggiunta, v. 8

è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.


Versi spezzati

Versi spezzati

Montale, La bufera, 18-20

lo scalpicciare del fandango, e sopra

qualche gesto che annaspa…

Come quando

ti rivolgesti e con la mano, sgombra


G ungaretti eterno

G. Ungaretti, Eterno

Tra un fiore colto e l’altro donato

l’inesprimibile nulla

I redazione, “Lacerba”, 8 maggio 1915

Eternità

Tra un fiore colto e l’altro donato

l’inesprimibile vanità.

Fiore doppio

nati in grembo alla madonna

della gioia.


La misura dei versi

La misura dei versi

  • «di retro da Maria, da quella costa» (Purg., X 50)

  • «L’amoroso pensero» (Petrarca, RVF, LXXI 91)

  • «Nel mezzo del cammin di nostra vita» (Inf., I 1)

  • «lo ciel perdei che per non aver fé» (Purg., VII 8)

  • «che noi possiam ne l’altra bolgia scendere» (Inf., XXIII 32)


Sistole e diastole

Sistole e diastole

Né dolcezza di figlio, né la pièta

del vecchio padre, né ’l debito amore

lo qual doveaPenelopé far lieta (Inf. XXI 94-6)

E ’l duca disse a me: - Più non si desta

di qua dal suon dell’angelica tromba,

quando verrà la nimicapodèsta. (Inf.VI 94-6)

Come quando la nebbia si dissipa,

lo sguardo a poco a poco raffigura

ciò che cela il vapor che l’aere stipa (Inf. XXXI 34-6)


I versi della poesia italiana

I versi della poesia italiana

Mono- e Bisillabo «Qui / non si sente / altro» (Ungaretti)

Trisillabo (2)«Si tace» (Palazzeschi)

Quadrisillabo (1,3) «sono priso» (Giacomo da Lentini); «vuoto e tondo» (Boito)

Quinario (1/2,4) «ninfa gentile» (Pindemonte); «bandiera bianca» (Fusinato)

Senario (2,5 o 1,3,5) «Dal core mi vene» (Giacomo da Lentini); «non voler soffrire» (Jacopone da Todi); «fantasma tu giungi» (Pascoli)

Settenario (1-4,6) «Meravigliosamente» (Giacomo da Lentini); «Chiare, fresche et dolci acque» (Petrarca); «Ei fu. Siccome immobile» (Manzoni)


I versi della poesia italiana1

I versi della poesia italiana

Quinario doppio (4,9) «Dal mio cantuccio, donde non sento» (Pascoli)

Senario doppio (2,5,8,11) «Dagli atri muscosi, dai Fori cadenti» (Manzoni)

Settenario doppio (alessandrino o martelliano) (6,13) «Sui campi di Marengo | batte la luna; fosco» (Carducci) «tra la Bormida e il Tanaro |s’agita e mugge un bosco» (Carducci)


I versi della poesia italiana2

I versi della poesia italiana

Ottonario (3,7) «Quant’è bella | giovinezza» (Lorenzo de’ Medici) «Su ’l castello | di Verona» (Carducci)

Novenario (2,5,8) «tremava | un sospiro | di vento» (Pascoli)

Decasillabo (3,6,9) «Dilongato | mi son da la via» (Jacopone); «Soffermati | sull’arida sponda» (Manzoni)

Endecasillabo (4/6,10) «Nel mezzo del cammin | di nostra vita» (2,6,10: endecasillabo a maiore, con accenti fissi di 6a e 10a); «mi ritrovai | per una selva oscura» (4,8,10: endecasillabo a minore, con accenti fissi di 4a e 10a)


L accento metrico

L’accentometrico

  • Regolagenerale: accentometrico = accento grammaticale

  • Atoni: articoli, preposizioni, congiunzioni

    pron. pers. di unasillabaseguiti da verbo

    non in posizione non enfatica

    agg. poss. in posizionedebole (miavita)

    agg. di unasill. + sost.

    verbiausiliarimonosill. + part. (èstato)

    verbiausiliari di 2 sill. + accentodel part. (aveafatto >< abbiaperduto)

    es. (6,10) «che di lagrimesonfattiuscio e varco» (Rvf 3,11)


Ipermetria e ipometria

Ipermetria e ipometria

  • Boccaccio, Teseida, I 38

    I denti batte e rugghia e gli spediti

    sen¦tie¦ri a¦ sua¦ sa¦lu¦te¦ cer¦ca e¦ pe’ ¦ro¦mo¦ri

    ch’egli ha in qua in là in giù e su uditi,

    non sa qua’ vie per lui sien migliori.

  • Saba, Canzoniere, A mamma, v. 108

    Sugli ultimi mari i naviganti [1948] < Di su gli ultimi mari i naviganti [1911 e 1921]


Figure metriche 1

Figure metriche (1)

Sinalefe«Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono» (RVF I 1)

Dialefe«O anima cortese mantoana» (Inf. II 58)

Sinèresi«di quei sospiri ond’io nudriva il core» (RVF I 2)

Dieresi«Sì travïato è ’l folle mi’ desio» (RVF VI 1)


Figure metriche 2

Figure metriche (2)

  • «e come albero in nave si levò» (Dante, Inf., XXXI 145) → sinalefe

  • «che fece me a me uscir di mente» (Dante, Purg., VIII 14) → dialefe

  • «Io venia pien d’angoscia a rimirarti» (Leopardi, Alla luna, v. 3) → sineresi

  • «O grazïosa luna, io mi rammento» (Leopardi, Alla luna, v. 1) → dieresi


Universit de fribourg facult des lettres domaine d italien

Testo

“Spesso il male di vivere ho incontrato:

era il rivostrozzato che gorgoglia”.

Parafrasi di I grado

Dal verso (due endecasillabi a maiore) alla prosa

Disposizione delle parole

Ho incontrato spesso il male di vivere: era come un corso d’acqua che, bloccato da un ostacolo, ribolle.

Parafrasi di II grado

Risoluzione e scioglimento delle figure retoriche

Io ho sperimentato spesso il male di vivere, e ne ho trovato l’equivalente metaforico, per esempio, in un corso d’acqua che, impedito nel suo scorrere naturale, ribolle.


Universit de fribourg facult des lettres domaine d italien

Spes|so^il |ma|le| di |vi|ve|re ^ho^ in|con|tra|to:

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11

e|ra ^il |ri|vo |stroz|za|to| che| gor|go|glia.

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11

Cfr. Dante, Inf. VII 125, “quest’inno si gorgoglian nella strozza”


La rima 1

La rima (1)

La rima può essere piana (amore : dolore), tronca (sentì : compì) o sdrucciola (cantano : piantano).

Si parla di assonanza se coincidono solo le vocali, mentre sono diverse le consonanti (campane : celare), e di consonanza nel caso di uguaglianza delle consonanti (ardo : morde).


La rima 2

La rima (2)

baciate (AA, es. valore : signore)

alternate (ABAB, es. bella : oro : stella : lavoro)

incrociate (ABBA, es. colore : morta : porta : valore)

invertite (ABC.CBA, es. piagenza : vertute : mostra : nostra : salute : conoscenza, in Cavalcanti)

replicate (ABC.ABC, es. tutto : sovente : vergogno : frutto : chiaramente : sogno, in Petrarca)


La rima 3

La rima (3)

Facili campare : andare : parlare in Inf. II 68-72

Difficili Inf., XXIX 74-78, con la serie tegghia-stregghia-vegghia

Ricche regi :dispregi, in Inf. VIII e Par. XIX

Derivative parte : sparte, degna : indegna, in Inf. III

Equivoche porta : porta, in Inf. XXIV 37-39


F petrarca r v f xviii

F. Petrarca, R.v.f. XVIII

Quand’io son tuttovòlto in quella parte

ove ’l bel viso di madonnaluce,

et m’é rimasanelpensier la luce

che m’arde et struggedentro a parte a parte,4

i’ chetemodel cor che mi si parte,

et veggio presso il fin de la mialuce,

vommene in guisa d’orbo, senzaluce,

che non sa ove si vada et pur si parte.8

Cosìdavanti ai colpi de la morte

fuggo: ma non sìrattoche ’l desio

meco non venga come venir sòle.

Tacito vo’, ché le parole morte12

farianpianger la gente; et i’ desio

che le lagrime mie si spargan sole.


La rima 4

La rima (4)

Frantein Inf. XXVIII 119-123, la serie come-chiome-Oh me; in Inf. XXX 83-87, la serie oncia-sconcia-non ci ha

Ripetute o identiche «Qui vince la memoria mia lo ’ngegno; / ché quella croce lampeggiava Cristo, / sì ch’io non so trovare essempro degno; / ma chi prende sua croce e segue Cristo, / ancor mi scuserà di quel ch’io lasso, / vedendo in quell’albor balenar Cristo» (Par. XIV 103-108)


La rima 5

La rima (5)

Rima ipermetra

tempesta : restano

«che ti lessi negli occhi, ch’erano / pieni di pianto, che sono / pieni di terra, la preghiera / di vivere e d’essere buono!» (Pascoli)

«Ah l’uomo che se ne va sicuro, / agli altri ed a se stesso amico, / e l’ombra sua non cura che la canicola / stampa sopra uno scalcinato muro!» (Montale)


A che cosa serve la rima

A che cosa serve la rima

  • Funzione strutturante o demarcativa in relazione alla forma del testo

  • Funzione musicale: valorizzazione della componente eufonica del segno

  • Funzione semantica: attivazione di rapporti produttori di senso


La rima

La rima

Voi ch’ascoltate in rime sparse il suonoABBA

di quei sospiri ond’io nudriva ’l core

in sul mio primo giovenileerrore

quand’era in parte altr’uom da quel ch’i’ sono:4

del vario stile in ch’io piango et ragiono,ABBA

fra le vane speranze, e ’l vandolore,

ove sia chi per prova intenda amore,

spero trovar pietà, nonché perdono.8

Ma ben veggio or sì come al popoltuttoCDE

favola fui gran tempo, onde sovente

di me medesmo meco mi vergogno;

et del mio vaneggiar vergogna è ’l frutto,12 CDE

e ’l pentérsi, e ’l conoscer chiaramente

che quanto piace al mondo è breve sogno.


La rima1

La rima

Arso completamente dalla vita

io vivo in essa felice e dissolto.

La mia pena d’amore non ascolto

più di quanto non curi la ferita.

(S. Penna)


La rima 6

La rima (6)

rima interna / rima al mezzo

Leopardi, La ginestra

«Con lungo affaticar l’assidua gente

avea provvidamente al tempo estivo» (vv. 209-10);

«Non ha natura al seme

dell’uom più stima o cura» (vv. 231-232)


L enjambement 1

L’enjambement (1)

Molto forte

Lessicale «Poi non vi piace ch’eo v’ami, ameraggio- / vi dunque per forza? Non piaccia unque a Deo!» (Guittone)

Sintagmatico «Ma, sedendo e mirando, interminati / spazi di là da quella, e sovrumani / silenzi, e profondissima quiete» (Leopardi); «che vanno al nulla eterno; e intanto fugge / questo reo tempo, e van con lui le torme» (Foscolo)


L enjambement 2

L’enjambement (2)

Forte «Ma ben veggio or sì come / al popol tutto favola fui gran tempo, onde sovente» (Petrarca); «Giovin signore, o a te scenda per lungo / di magnanimi lombi ordine il sangue» (Parini)

Debole «Amor, ch’a nullo amato amar perdona, / mi prese del costui piacer sì forte» (Dante).


Petrarca r f v cccix 1 8

Petrarca, R.f.v. CCCIX, 1-8

L’alto et novo miracolch’a’ dìnostri

apparve al mondo, et star seco non volse,

che sol ne mostrò ’l ciel, poi sel ritolse

per adornarne i suoistellantichiostri,4

vuolch’i’ depinga a chi nol vide, e ’l mostri,

Amor, che ’n prima la mia lingua sciolse,

poi mille volte indarno a l’opravolse

ingegno, tempo, penne, carte e ’nchiostri.8


Schemi metrici

Schemi metrici

Sonetto ABAB.ABAB oppure ABBA.ABBA + CDC.DCD, CDE.CDE oppure CDE.EDC

Terzina ABA.BCB.CDC.DED…

Ottava AB.AB.AB.CC, oppure AB.AB.AB.AB, AB.AB.CC.DD

Canzone stanze formate da ‘fronte’ (divisa in due ‘piedi’) e ‘coda’ (o ‘sirma’)

Ballata ritornello + stanze

Madrigale + Sestina


La stanza di canzone r v f 126

La stanza di canzone (R.v.f. 126)

FRONTE (se indivisibile)

1° piede1Chiare, fresche et dolci acque,settenario a

2ove le belle membrasettenario b

3pose colei che sola a me par donna;endecasillabo C

2° piede4gentil ramo ove piacquesettenario a

5(con sospir’ mi rimembra)settenario b

6a lei di fare al bel fiancho colonna;endecasillabo C

SIRMA

7herbaetfior’ che la gonnasettenario c

8leggiadra ricoversesettenario d

9co l’angelico seno;settenario e

10aere sacro, sereno,settenario e

11ove Amor co’ begli occhi il cor m’aperse:endecasillabo D

12date udïenza insieme settenario f

13a le dolenti mie parole estreme.endecasillabo F

vv. 6-7, concatenatio

vv. 12-13, combinatio


Il congedo di canzone r v f 126

Il congedo di canzone (R.v.f. 126)

Se tu avessiornamentiquant’haivoglia,A

potrestiarditamenteb

uscirdelboscho, et gir in fra la genteB


La ballata ritornello ripresa strofe stanze

La ballataritornello/ripresa + strofe/stanze

grande, con ritornello di quattro versi (endecasillabi, o endecasillabi e settenari);

mezzana, con ritornello di tre versi (endecasillabi, o endecasillabi e settenari);

minore, con ritornello di due versi (endecasillabi, o endecasillabi e settenari);

piccola, con ritornello di un solo endecasillabo;

stravagante, con ritornello formato da più di quattro versi


Petrarca r v f 69 ballata

Petrarca, R.v.f. 69 (ballata)

Tolta m' è poi di que' biondi capelli,

lasso, la dolce vista;

e 'l volger de' duo lumi honesti et belli

col suo fuggir m' atrista;

ma perché ben morendo honor s' acquista,

per morte né per doglia

non vo' che da tal nodo Amor mi scioglia.


Petrarca r v f 69 ballata1

Petrarca, R.v.f. 69 (ballata)

Ripresa

Perché quel che mi trasse ad amar prima, Y

altrui colpa mi toglia, x

del mio fermo voler già non mi svoglia. X

I Stanza

piede

Tra le chiome de l' òr nascose il laccio, A

al qual mi strinse, Amore; b

piede

et da' begli occhi mosse il freddo ghiaccio, A

che mi passò nel core, b

volta

con la vertú d' un súbito splendore, B

che d' ogni altra sua voglia x

sol rimembrando anchor l' anima spoglia. X

II Stanza

piede

Tolta m' è poi di que' biondi capelli, A

lasso, la dolce vista; b

piede

e 'l volger de' duo lumi honesti et belli A

col suo fuggir m' atrista; b

volta

ma perché ben morendo honor s' acquista, B

per morte né per doglia x

non vo' che da tal nodo Amor mi scioglia. X


F petrarca r v f 106

F. Petrarca, R.v.f. 106

Nova angeletta sovra l' aleaccortaA

scese dal cielo in su la fresca riva,B

là 'nd' io passava sol per mio destino.C

Poi che senza compagna et senza scortaA

mi vide, un laccio che di seta ordivaB

tese fra l' erba, ond' è verde il camino.C

Allor fui preso; et non mi spiacque poi,D

sí dolce lume uscia degli occhi suoi.D


Esercizio

esercizio

F. Petrarca, R.v.f., 12

Se la mia vita da l'aspro tormento

si può tanto schermire, et dagli affanni,

ch’i’ veggia per vertù de gli ultimi anni,

donna, de’ be’ vostr’occhi il lume spento,4

e i cape’ d'oro fin farsi d'argento,

et lassar le ghirlande e i verdi panni,

e ’l viso scolorir che ne’ miei danni

a·llamentar mi fa pauroso et lento:8

pur mi darà tanta baldanza Amore

ch’i’ vi discovrirò de’ mei martiri

qua’ sono stati gli anni, e i giorni et l’ore;

et se ’l tempo è contrario ai be’ desiri,12

non fia ch’almen non giunga al mio dolore

alcun soccorso di tardi sospiri.


Analisi di rvf xii 1

Analisi di Rvf XII (1)

Parafrasi

Schema metrico

Sonetto, rime ABBA ABBA CDC DCD

Consonanza tra C e D (-ore e –iri); rima interna ai vv. 6-8 (lassar : lamentar) e (identica) ai vv. 3-11 (anni)

Rima ricca e franta ai vv. 11 e 13 (l’ore : dolore)

Enjambements

ai vv. 1-2 (con iperbato e allitterazione), 7-8, 10-11, 13-14

Effetti fonici


Universit de fribourg facult des lettres domaine d italien

Se la mia vita | da l'aspro tormento4 7 10

si può tanto schermire,^et | dagli^affanni,2 3 610

ch’i’ veggia per vertù | de gli^ultimi^anni,2 6 8 10

donna, de’ be’ vostr’occhi^il | lume spento,1 4 6 8 10

e^i cape’ d'oro fin | farsi d'argento,3 4 6 7 10

et lassar le ghirlande^e^i | verdi panni,3 6 8 10

e ’l viso scolorir | che ne’ miei danni2 610

a·llamentar mi fa | pauroso^et lento:4 6 8 10

pur mi darà | tanta baldanza Amore4 5 8 10

ch’i’ vi discovrirò | de’ mei martiri6 10

qua’ sono stati gli anni,^e^i | giorni^et l’ore;2 4 6 8 10

et se ’l tempo^è | contrario^ai be’ desiri,3 4 6 8 10

non fia ch’almen non giunga^al | mio dolore2 4 6 10

alcun soccorso | di tardi sospiri. 2 4 7 10


Analisi di rvf xii 2

Analisi di Rvf XII (2)

Il tema della poesia

La speranza di trovare in vecchiaia consolazione delle pene amorose sofferte in gioventù.

Un artificio prospettico: posta l’incomunicabilità che separa l’amante dalla visione e dal contatto desiderati, ci si augura che i pensieri d’amore possano essere rivelati e condivisi in futuro.

Rovesciamento del motivo classico (Tibullo) dell’invecchiamento ostile agli amanti: originale è il sogno di una vecchiaia che finalmente riunisca gli amanti in una virtuosa reciprocità.


Analisi di rvf xii 3

Analisi di Rvf XII (3)

Analisi linguistica e stilistica

da veggia (v. 3) dipendono (asimmetricamente: Contini) sia un sostantivo con predicato dell’oggetto, sia tre subordinate infinitive con verbo medio, transitivo o intransitivo

la poesia si regge su un doppio periodo ipotetico: Se… (vv. 1-8: PROTASI), pur mi darà… (vv. 9-11: APODOSI); et se… (v. 12: PROTASI), non fia… (vv. 13-14: APODOSI). NB: Protasi al presente, apodosi al futuro


Analisi di rvf xii 4

Analisi di Rvf XII (4)

vv. 4-7, ritratto di lei per frammenti (occhi, capelli, panni, viso) → l’irraggiungibilità dell’intero

v. 5, e i cape’ d’oro fin | farsi d’argento:

elemento chiave della donna del Libro (i capelli biondi) + segmento centrale allitterante ma separato da cesura + diametralità oro/argento

NB assonanza interna che lega fin a schermire (v. 2) e a scolorir (v. 7): con la ‘i’ tonica sempre in 6a posizione


Analisi di rvf xii 5

Analisi di Rvf XII (5)

v. 8, a ·llamentar mi fa | pauroso e lento

uno dei rari casi in Rvf di raddoppiamento fonosintattico

forte cesura alla fine del primo emistichio

rima interna fa : darà (v. 9), che lega fonicamente quartine e terzine (ribadita da qua al v. 11)

dittologia in fine verso: l’inadeguata reazione dell’amante alle sue pene

mi fa: il cuore del sonetto; al sogno di un futuro diverso si oppone il tempo presente del timore e dello smarrimento (pauroso/baldanza)


Analisi di rvf xii 6

Analisi di Rvf XII (6)

vv. 10-11, de’ mei martiri / qua’ sono stati gli anni, e i giorni et l’ore

prolessi che enfatizza la lunghezza del tempo del dolore

v. 13, non fia ch’almen non giunga…

perifrasi con doppia litote, che rallenta e sfuma l’immagine del futuro

v. 14, tardi sospiri

speculare alla lentezza del poeta-amante (al v. 8)


Analisi di rvf xii 7

Analisi di RvfXII (7)

Intertestualità

v. 3, ultimi anni → Verg. Ecl. IV 53-54 , «O mihitumlongaemaneatpars ultima vitae, / spirituset quantum saterit tua dicerefacta!»

v. 7, e ‘l viso scolorir →

Inf. V 131, “e scolorocci il viso”

v. 8, a llamentar mi fa pauroso et lento →

Inf. V 117, “a lagrimar mi fanno tristo e pio”

la serie rimicamartiri : desiri : sospiri →

Inf. V 115-120 (“Poi mi rivolsi a loro e parla’ io, / e cominciai: - Francesca, i tuoi martiri / a lagrimar mi fanno tristo e pio. / Ma dimmi: al tempo de’ dolci sospiri, / a che e come concedette Amore / che conosceste i dubbiosi disiri?-”

v. 12, tempo →

Inf. V 118 («al tempo de’ dolci sospiri»)

v. 14, alcun soccorso di tardi sospiri →

Inf. II 65, “Ch’io mi sia tardi al soccorso levata”


G leopardi a silvia vv 49 63

G. Leopardi, A Silvia, vv. 49-63

7Anche peria fra poco

5011La speranza mia dolce: agli anni miei

7Anche negaro i fati

7La giovanezza. Ahi come,

7Comepassatasei,

11Cara compagna dell'età mia nova,

557Mia lacrimataspeme!

7Questo è quel mondo? questi

11I diletti, l'amor, l'opre, gli eventi

11Onde cotanto ragionammo insieme?

11Questa la sorte dell'umane genti?

607All'apparir del vero,

11Tu, misera, cadesti: e con la mano

11La fredda morte ed una tomba ignuda

7Mostravi di lontano.


Denotazione e connotazione

Denotazione e connotazione

significato denotativo = referenziale, oggettivo

significato connotativo = supplementare, contestuale

«Dolce color d'orïental zaffiro, / che s'accoglieva nel sereno aspetto / del mezzo, puro infino al primo giro , / a li occhi miei ricominciò diletto, / tosto ch'io usci' fuor de l'aura morta / che m'avea contristati li occhi e 'l petto» (Purg. I 13-18)

DOL |ce | cO| LOR ||D’O|RI|en|taL |zaf|fI |RO

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11


I valori fonosimbolici

I valori fonosimbolici

«di me medesmo meco mi vergogno» (RVF I 11)

(Virgilio, Buc. III 76: «Phyllidamittemihi, meus est natalis»)

«il pietoso pastor pianse al suo pianto» (Tasso, GL, VII 16)

«Spesso il male di vivere ho incontrATO: / era il rivo strozzATO che gorgoOGLIA, / era l’incartocciarsi della fOGLIA / riarsa, era il cavallo stramazzATO» (Montale)


Onomatopea

Onomatopea

Dante, Paradiso, X, 139-148

Indi, come orologio che ne chiami

ne l'ora che la sposa di Dio surge

a mattinar lo sposo perché l'ami,

che l'una parte e l'altra tira e urge,

tin tin sonando con sì dolce nota,

che 'l ben disposto spirto d'amor turge;

cosìvid'ïo la gloriosa rota

muoversi e render voce a voce in tempra

e in dolcezza ch'esser non pò nota

se non colà dove gioir s'insempra.

Giovanni Pascoli, Arano, vv. 7-10

ché il passero saputo in cor già gode,

e il tutto spia dai rami irti del moro;

e il pettirosso: nelle siepi s’ode

il suo sottil tintinno come d’oro.

«Quest’ultima immagine è complessa, costruita com’è su un doppio ordine di rapporti analogici: esplicito il primo, fra il movimento ingegnoso e il suono dell’orologio e il moto e il rispondersi delle voci nel coro dei beati; implicito il secondo, fra la liturgia conventuale del mattutino e il canto delle anime. L’onomatopea, i vocaboli rari traducono in preziosità di linguaggio la tensione fantastica» (N. Sapegno)


Ritmo e sintassi u foscolo a zacinto

Ritmo e sintassi: U. Foscolo, A Zacinto

Né più mai toccherò le sacre spondeove il mio corpo fanciulletto giacque,Zacinto mia, che te specchi nell'ondedel greco mar, da cui vergine nacque4

Venere, e fea quell’isole fecondecol suo primo sorriso, onde non tacquele tue limpide nubi e le tue frondel'inclito verso di colui che l'acque 8

cantò fatali, ed il diverso esiglioper cui bello di fama e di sventura baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,12o materna mia terra; a noi prescrisseil fato illacrimata sepoltura.


Parafrasi

Parafrasi

[1-4] Io non potrò mai più toccare le sacre sponde (del luogo dove sono nato), dove il mio corpo da piccolo giacque, o Zacinto mia, che ti rispecchi nelle onde del mare greco (cioè, non potrò mai più ritornare in patria).

[4-6] Dalle acque di questo mare nacque la dea Venere, che rese feconde (cioè felici) quelle isole attraverso il suo primo sorriso.

[6-11] Per questo motivo, del tuo candido cielo e dei tuoi boschi (ossia, delle tue bellezze naturali) non poté non parlare la nobile poesia di Omero, che raccontò le avventure (di Ulisse) sul mare governato dal fato, e l’esilio di colui, bello nella fama e nella disgrazia, che è arrivato alla fine a baciare la sua rocciosa Itaca.

[12-14] Tu invece, o Zacinto, non avrai altro che la poesia del tuo figlio; a noi, infatti, il destino ha riservato una sepoltura senza lacrime (cioè lontana dalla patria).


Esercizio foscolo

Esercizio: FOSCOLO

Analisi metrica

ABAB ABAB CDE CED

rima ricca ai vv. 10-14

enjamb. 1-2, 3-4, 4-5, 6-7, 7-8, 8-9, 10-11, 13-14

Analisi lessicale

sacre (v. 1), giacque (v. 2)

feconde (v. 5), limpide (v. 7)

inclito (v. 8)

fatali e diverso (v. 9), bello (v. 10)

materna (v. 13), illacrimata (v. 14)

Analisi sintattica

vv. 1-11 + vv. 12-14: Periodo iniziale di inusitata ampiezza + secchezza epigrafica della terzina finale;

Funzione strutturante dei nessi relativi;

Frequenti e vistosi iperbati ai vv. 6-11.


Esercizio foscolo1

Esercizio: FOSCOLO

Né più mai toccherò le sacre spondeove il mio corpo fanciulletto giacque,Zacintomia, chete specchi nell'ondedel greco mar, da cuivergine nacque

Venere, e fea quell’isole fecondecol suo primo sorriso, onde non tacquele tue limpide nubi e le tue frondel'inclito versodi colui chel'acque

cantòfatali, ed il diverso esiglioper cuibello di fama e di sventura baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,o materna mia terra; a noi prescrisseil fato illacrimata sepoltura.


Sonetto foscolo

Sonetto Foscolo

Allitterazione

v. 1 Né più mai toccherò le SacrE SpondE

vv. 4-5 del gReco maR, da cui VERgiNE nacque / VENERe, e FEa quell’isole Feconde

v. 8 L’inCLito vErso di CoLui ChE L’ACQUE

v. 12-14 Tu non aLTRo che il canTo avRai deL figlio, / o maTeRna mia TeRRa; a noi pRescRisse / iL faTo iLLacRimaTa sepoLTura


Leopardi a silvia vv 1 6

Leopardi, A Silvia, vv. 1-6

Silvia, riMeMbri ancora 7quel teMpo della tua vita Mortale, 11quando beltàsplendea 7negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, 11e tu, lieta e pensosa, il liMitare 11di gioventù salivi? 7

Principale (interr.) + 2 sub. temp. fra loro coordinate


Leopardi a silvia vv 7 14

Leopardi, A Silvia, vv. 7-14

Sonavan le quiete 7stanze, e le vie dintorno, 7al tuo perpetuo canto, 7allor che [all'opre femminili inteNTA ]11sedEVI, assai conteNTA7di quel vago avvenir [che in menteavEVI]. 11Era il maggio odoroso: e tusolEVI 11così menare il giorno. 7

due periodi: I, principale + sub. tempor. da cui dipendono una modale implicita e una relativa; II, principale + coordinata


Leopardi a silvia vv 15 27

Leopardi, A Silvia, vv. 15-27

Io [gli studi leggiadri 7talor lasciando E le sudate carte, 11ove il tempo mio primo 7E di me si spendea la miglior parte], 11d'in su i veroni del paterno ostello11porgEA gli orecchi al suon della tua voce, 11ED alla man veloce 7chepercorrEA la faticosa tela. 11Mirava il ciel sereno, 7le vie dorate E gli orti, 7E quinci il mar da lungi, E quindi il monte. 11Lingua mortal non dice 7quel ch'io sentiva in seno.7


Leopardi a silvia

Leopardi, A Silvia

vv. 10-12

allor che^all’opre ¦ femminili^intenta,2 4 8 10

sedevi,^assai contenta2 4 6

di quel vago avvenir ¦ che^inmente^avevi2 6 8 10

  • 23-25

    Mirava^il ciel sereno,2 4 6

    le vie dorate^egli^orti,4 6

    e quinci^il mar ¦ da lungi,^e quindi ^il monte2 4 6 8 10


Le figure retoriche

Le figure retoriche

Dante, Inferno, XVII vv. 16-18: «Con più coloR, sommesse e sovRaposTe / non feR mai dRappi TaRTaRi né TuRchi, / né fuoR Tai Tele peR aRagne imposTe».

L. Ariosto, Satire, I vv. 226-228: «Il qual se vuol di calamo et inchiostro / di me servirsi, e non mi tor da bomba, / digli: Signore, il mio fratello è vostro ».


Le figure retoriche operanti sulla costruzione sintattica

Le figure retoriche operanti sulla costruzione sintattica

l’iperbato: Parini, «La nascente del sol luce rifrange»;

l’anastrofe: Pascoli, «dalle fratte / sembra la nebbia mattutina fumare»;

il chiasmo: Pascoli, «con tonfi spessi e lunghe cantilene»;

l’enumerazione: Ariosto, «Altri in amar lo [il senno] perde, altri in onori, / altri in cercar, scorrendo il mar, richezze; / altri ne le speranze de’ signori, / altri dietro alle magiche sciocchezze»;

l’anafora: Ariosto: «Vedete il meglio de la nobiltade… Vedete quante lance e quante spade… Vedete che ’l destrier sotto gli cade… Vedete gli omicidi e le rapine»;

il climax: Leopardi, «ogni stento, ogni danno, / ogni estremo timor subito scordi»;

l’anticlimax: Leopardi, «posa per sempre… t’acqueta omai».


Lessico e semantica

Lessico e semantica

Significato denotativo (oggettivo e comune)

Significato connotativo (evocativo e contestuale)

← trama fonica, ritmica e sintattica

← echi letterari (fonti): intertestualità


Lessico e semantica1

Lessico e semantica

  • “e il naufragar m’è dolce in questo mare” (G. Leopardi, L’infinito)

  • “Come questa pietra / è il mio pianto / che non si vede” (G. Ungaretti, Sono una creatura)

    cfr. Tutto ho perduto: “La vita non mi è più / […] / che una roccia di gridi”; Mio fiume anche tu: “E pietà in grido si contrae di pietra”


Similitudine e metafora

Similitudine e metafora

  • «Ella non ci dicea alcuna cosa, / ma lasciavane gir, solo sguardando / a guisa di leon quando si posa» (Dante, Purgatorio, VI 64-66)

  • «Erano i capei d’oro a l’aura sparsi» (Petrarca, Rvf, XC 1)

  • «Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie» (G. Ungaretti, Soldati)

  • «È il mio cuore / il paese più straziato» (G. Ungaretti, San Martino del Carso, vv. 11-12)


La similitudine

La similitudine

Intesi ch’a sì fatto tormento

enno dannati i peccator carnali,

che la ragion sommettono al talento.

E come li stornei ne portan l’ali

nel freddo tempo, a schiera larga e piena,

così quel fiato li spiriti mali

di qua, di là, di giù, di sù li mena;

nulla speranza li conforta mai,

non che di posa, ma di minor pena.

E come i gruvan cantando lor lai,

faccendo in aere di sé lunga riga,

cosìvid’io venir, traendo guai,

ombre portate da la detta briga.

(Inf., V 37 -49)


Montale i limoni vv 1 10

Montale, I limoni, vv. 1-10

Ascoltami, i poeti laureati

si muovono soltanto fra le piante

dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.

Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi

fossi dove in pozzanghere

mezzo seccate agguantano i ragazzi

qualche sparuta anguilla:

le viuzze che seguono i ciglioni,

discendono tra i ciuffi delle canne

e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.


G ungaretti stelle da sentimento del tempo

G. Ungaretti, Stelle(da Sentimento del tempo)

Tornano in alto ad ardere le favole.11

< Tornano le favole a ardere in alto

Cadranno colle foglie al primo vento.11

Ma venga un altro soffio,7

Ritornerà scintillamento nuovo.11

< Parrà l’incendio nuovo a un altro soffio


G ungaretti stelle

G. Ungaretti, Stelle

Tor¦na¦no^in¦ al¦to^ad ¦ar¦de¦re¦ le¦ fa¦vo¦le

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12

Ca¦dran¦no¦ col¦le¦ fo¦glie^al ¦pri¦mo ¦ven¦to.

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11

Ma ¦ven¦ga^un¦ al¦tro ¦sof¦fio,

1 2 3 4 5 6 7

Ri¦tor¦ne¦rঠscin¦til¦la¦men¦to ¦nuo¦vo.

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11


Commento alle prove scritte intermedie

Commento alle prove scritte intermedie

Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo

di gente in gente, me vedrai seduto

su la tua pietra, o fratel mio, gemendo

il fior de’ tuoi gentili anni caduto.4

La madre or sol suo dì tardo traendo

parla di me col tuo cenere muto,

ma io deluse a voi le palme tendo

e sol da lunge i miei tetti saluto.8

Sento gli avversi numi, e le secrete

cure che al viver tuo furon tempesta,

e prego anch’io nel tuo porto quiete.11

Questo di tanta speme oggi mi resta!

Straniere genti, almen le ossa rendete

allora al petto della madre mesta.14


Commento alle prove scritte intermedie1

Commento alle prove scritte intermedie

Tutto Cors’Amadeo,sentendola, si destava.Ne conosceva il neosul labbro, e sottilela nuca e l’andatura15ilare – la cinturastretta, che acre e gentile(Annina si voltava)all’opera stimolava.

Andava in alba e in trina20

pari a un’operaia regina.

Andava col volto franco(ma cauto, e vergine, il fianco)e tutta di lei risuonavaal suo tacchettio la contrada.25


U foscolo in morte del fratello giovanni

U. Foscolo, In morte del fratello Giovanni

Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo

di gente in gente, me vedrai seduto

su la tua pietra, o fratel mio, gemendo

il fior de’ tuoi gentili anni caduto.4

La madre or sol suo dì tardo traendo

parla di me col tuo cenere muto,

ma io deluse a voi le palme tendo

e sol da lunge i miei tetti saluto.8

Sento gli avversi numi, e le secrete

cure che al viver tuo furon tempesta,

e prego anch’io nel tuo porto quiete.11

Questo di tanta speme oggi mi resta!

Straniere genti, almen le ossa rendete

allora al petto della madre mesta.14


Contestualizzazione

Lettera di U. Foscolo a V. Monti, dicembre 1801

La morte dell’infelicissimo mio fratello ha esulcerato tutte le mie piaghe: tanto più ch’ei morí d’una malinconia lenta, ostinata, che non lo lasciò né mangiare né parlare per quarantasei giorni. Io mi figuro i martirij di quel giovinetto e lo stato doloroso della nostra povera madre tra le cui braccia spirò. Ma io temo che egli stanco della vita siasi avvelenato […]. La morte sola finalmente poté decidere la battaglia che le sue grandi virtù, e i suoi grandi vizj manteneano da gran tempo in quel cuore di fuoco.

Contestualizzazione


Catullo carmina ci

Catullo, Carmina, CI

Multas per gentes et multaper aequora vectusadvenio has miseras, frater, ad inferias,ut te postremo donarem munere mortiset mutam nequiquam alloquerer cinerem,quandoquidem fortuna mihi tete abstulit ipsum,heu miser indigne frater adempte mihi.Nunc tamen interea haec, prisco quae more parentumtradita sunt tristi munere ad inferias,accipe fraterno multum manantia fletu,atque in perpetuum, frater, ave atque vale.

Per molte genti portato e per molti mari/ arrivo a queste misere, fratello, esequie, / per donarti l'ultimo tributo di morte/ ed invano parlare con le tue mute ceneri, / dal momento che la sorte mi ha tolto proprio te,/ ahi, misero fratello indegnamente sottrattomi./ Ora tuttavia, intanto, queste offerte, che secondo l’antico rito / degli avi sono state rese con triste tributo alle esequie, / accogli stillanti di fraterno pianto, / ed in perpetuo, fratello, salute e addio.


Universit de fribourg facult des lettres domaine d italien

Parce, per inmatura tuae precor ossa sororis: Tibullo, Elegie, II 6, vv. 29-40

sic bene sub tenera parva quiescat humo.

Illa mihi sancta est, illius dona sepulcro

et madefacta meis serta feram lacrimis,

illius ad tumulum fugiam supplexque sedebo

et mea cum muto fata querar cinere.

Non feret usque suum te propter flere clientem:

illius ut verbis, sis mihi lenta, veto,

ne tibi neglecti mittant mala somnia Manes,

maestaque sopitae stet soror ante torum,

qualis ab excelsa praeceps delapsa fenestra

uenit ad infernos sanguinolenta lacus.

Risparmiami, ti prego, per le ossa di tua sorella morta anzitempo: / riposi la piccola in pace sotto la terra morbida. / Lei mi è sacra: al suo sepolcro porterò offerte / e corone intrise delle mie lacrime; / accanto al suo tumulo mi rifugerò, sedendo supplichevole, / e col suo cenere muto compiangerò il mio destino. Lei non permetterà che il suo protetto pianga di continuo per causa tua: / in nome suo ti proibisco di mostrarti indifferente con me, / se non vuoi che i suoi Mani trascurati ti mandino sogni terrificanti / e nel sonno non ti / appaia davanti al letto la sorella afflitta, / com'era il giorno in cui, precipitata dall'alto di una finestra, / sanguinante raggiunse gli stagni infernali.


Alfieri rime clxxv 1 4

Alfieri, Rime, CLXXV 1-4

Misera madre che di pianto in pianto

vai strascinando la tua triste sera;

e ad uno ad uno i figli amati tanto

vedi acerbi ingoiar da morte fera.


La matrice petrarchesca

La matrice petrarchesca

v. 4: Rvf CCLXVIII 39, «al fior degli anni suoi»

v. 5: Rvf XVI 5, «Indi trahendo poi l’antiquo fianco»

vv. 10-11: Rvf CCCLXV 9-10, «Sí che s’io vissi in guerra, et in tempesta, / mora in pace, et in porto»

v. 12: Rvf CCLXVIII 32, «Questo m’avanza di cotanta speme»


G leopardi alla luna

G. Leopardi, Alla luna

O graziosa luna, io mi rammentoche, or volge l'anno, sovra questo colleio venia pien d'angoscia a rimirarti:e tu pendevi allor su quella selvasiccome or fai, che tutta la rischiari.5Ma nebuloso e tremulo dal piantoche mi sorgea sul ciglio, alle mie luciil tuo volto apparia, che travagliosaera mia vita: ed è, né cangia stile,o mia diletta luna. E pur mi giova10la ricordanza, e il noverar l'etatedel mio dolore. Oh come grato occorrenel tempo giovanil, quando ancor lungola speme e breve ha la memoria il corso,il rimembrar delle passate cose,15ancor che triste, e che l'affanno duri!


Alla luna vv 12 ss

Alla luna, vv. 12 ss.

I red. (1819)

del mio dolore. Oh come grato occorre

il sovvenir delle passate cose,

ancor che triste, e che il pianto duri.

II red. (1835-36)

del mio dolore. Oh come grato occorre

nel tempo giovanil, quando ancor lungo

la speme e breve ha la memoria il corso,

il rimembrar delle passate cose,

ancor che triste, e che l’affanno duri!


Universit de fribourg facult des lettres domaine d italien

O graziosa luna, io mi rammento

che, or volge l'anno, sovra questo colleio venia pien d'angoscia a rimirarti:e tu pendevi allor su quella selvasiccome or fai, che tutta la rischiari.Ma nebuloso e tremulo dal piantoche mi sorgea sul ciglio, alle mie luciil tuo volto apparia, che travagliosaera mia vita: ed è, né cangia stile,o mia diletta luna. E pur mi giovala ricordanza, e il noverar l'etatedel mio dolore. Oh come grato occorrenel tempo giovanil, quando ancor lungola speme e breve ha la memoria il corso,il rimembrar delle passate cose,ancor che triste, e che l'affanno duri

colle < poggio

pien < carco

selva < bosco

che travagliosa < perché dolente

ricordanza < rimembranza


U saba la capra

U. Saba, La capra

Ho parlato a una capra. Era sola sul prato, era legata. Sazia d'erba, bagnata dalla pioggia, belava. Quell'uguale belato era fraterno5 al mio dolore. Ed io risposi, prima per celia, poi perché il dolore è eterno, ha una voce e non varia. Questa voce sentiva gemere in una capra solitaria.10 In una capra dal viso semita sentiva querelarsi ogni altro male, ogni altra vita.


Leopardi canto notturno di un pastore errante dell asia

Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia

«Qualche bene o contento / avrà fors’altri; a me la vita è male. / O greggia mia che posi, oh te beata, / che la miseria tua, credo, non sai! / Quanta invidia ti porto!» (vv. 103-107);

«O forse erra dal vero, / mirando all’altrui sorte, il mio pensiero: / forse in qual forma, in quale / stato che sia, dentro covile o cuma, / è funesto a chi nasce il dì natale» (vv. 139-143) .


Universit de fribourg facult des lettres domaine d italien

Biograficamente, il tempo in cui Saba compose questo idillio è quello in cui l’uomo attivo sente più vivace l’obbligo di assumere nel mondo una figura che lo renda necessario. Invece, in Saba, si conferma a questo punto l’assoluta insensibilità ad ogni impulso d’agire: a giustificare la sua vita gli basta il desto e delicatissimo sentimento delle cose; in cui si obblia. E, se tutta la sua personalità non si dissolve passivamente nelle cose, ciò proviene dall’intensissimo amore che egli porta ad esse e che è già, da solo, una sufficiente e originale ragion di vivere. […] C’è una devozione seria ed assorta per gli aspetti in cui il mondo si rivela. […] La malinconia che Saba ha musicato trae forse le sue confuse ragioni dall’instabilità di un centro morale; in luogo del quale è un succedersi di stati d’anima, tutti facenti capo ad una certezza del dolore umano, più garantita dalle affermazioni degli altri che da una autentica ricognizione; e la logorante insidia di questo caos è mantenuta dall’assenza di ogni travolgente iniziativa: donde il gusto di starsene a ruminare in un ozio faticoso la propria atonia (G. Debenedetti, La poesia di Saba, 1923) .


  • Login