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Teorie finanziarie

Teorie finanziarie. Mercantilismo. Si sviluppò in Inghilterra e Francia nel XVII e XVIII secolo

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Presentation Transcript


  1. Teorie finanziarie

  2. Mercantilismo • Si sviluppò in Inghilterra e Francia nel XVII e XVIII secolo • Individua nello scambio il mezzo di arricchimento dello stato grazie a strumenti che mantengano maggiori le esportazioni rispetto le importazioni con il conseguente aumento dei metalli preziosi disponibili. • Prevede una politica interventista in senso protezionista per proteggere le industrie locali e propone una politica d’incremento demografico e di espansione coloniale per acquisire risorse utili alla produzione • Individua nella produzione interna uno stimolo al reddito e alla domanda.

  3. Fisiocrazia • Francia fine XVIII tableau economique di quesnay • Di Influenza illuministica: la natura va rispettata e lo stato deve seguire il flusso naturale di produzione e distribuzione delle risorse. • Stato non interventista • Centralità del momento di produzione • Individuazione di tre categorie su cui tornerà l’analisi in parte della scuola classica: proprietari terrieri, classe sterile dei artigiani e dei commercianti e imprenditori agricoltori • Il capitale iniziale è reinvestito dagli imprenditori sul terreno e produce, dedotto il costo dei salariati, il prodotto netto cioè il sovrappiù che spetta ai proprietari terrieri come rendita e giustifica la loro tassazione.

  4. Economia classica • Analisi del sistema economico per classi: ha individuato capitalisti, imprenditori e salariati • Individuato la giustificazione del profitto nell’anticipazione degli stipendi e dei costi di produzione da parte dell’imprenditore. • Ha individuato una teoria del valore rapportata al lavoro necessario a produrre i beni, in questo senso risultando più avanzata rispetto alla teoria fisiocratica • Ha individuato nel principio del Laissaz faire e dell’utilità personale il principio motore dell’attività economica • Ha individuato nel profitto il carattere di residualità dedotti costi e salari • Sotto il profilo della finanza pubblica ha individuato nell’esazione tributaria lo strumento di partecipazione del privato a costi per beni prodotti dalla collettività e quindi si è fatto interprete di una concezione volontaristica del rapporto tra cittadino e stato. • Quest’ ultimo deve occuparsi esclusivamente delle istituzioni fondamentali proprie del liberismo ordine pubblico, giustizia,difesa e i tributi sono giustificati solo in questo caso (Adam Smith) • Le teorie finanziarie proprie dell’economia classica propongono una finanza così detta neutrale tale cioè da non influire sul mercato che liberamente deve agire

  5. Altri esponenti dell’economia classica • Hanno proposto teorie affini più o meno rigorose nell’escludere la partecipazione dello stato attraverso lo strumento del prelievo fiscale e dell’investimento in servizi pubblici strutturali e non. • J.Say ha ritenuto assolutamente improduttiva la ricchezza attribuita allo stato è anzi dannosa in quanto sottrae al libero mercato uno strumento produttivo di reddito . • W.Senior ha invece ritenuto che le tasse costituiscano nient’altro che il pagamento di servizi offerti dallo stato, dimenticando che il carattere proprio del diritto tributario è la sua natura pubblicistica e imperativa che non può essere oggetto di trattazione. • In fine J.S.Mill ha teorizzato una finanza pubblica di tipo sociale che vuol dire una finanza attenta alle esigenze delle fasce sociali più deboli. Mill è stato uno dei teorici del liberalismo anche in politica. N.B: tutte le teorie elencatesi definiscono volontaristiche in quanto ravvedono nel rapporto tra cittadino e stato un rapporto analogo a quello contrattuale di delega all’ente rappresentativo del compito di individuare gli interessi preminenti della società. Nell’ottica paritiana dell’ottimo sociale ciò sarebbe raggiungibile in parte attraverso i meccanismi del dibattito politico a condizione che vi sia adeguato spazio partecipativo nell’individuazione dei beni ritenuti di maggiore utilità ponendo a confronto l’utilità marginale del bene pubblico rispetto ai beni privati alternativi.

  6. L’economia marxiana • Karl Marx individua nel conflitto fra classi sociali la chiave per comprendere il vero effetto dell’esazione fiscale: la soddisfazione e l’arricchimento delle classi sociali al potere pertanto propone una vera e propria rivoluzione sociale della classe proletaria. Sulla stessa scia economisti neo marxisti evidenziano la insostenibilità per le classi popolari della pressione fiscale che andrebbe a colpire essenzialmente i salariati senza garantire adeguati servizi

  7. L’economia Neoclassica • Individua nell’utilità marginale ponderata lo strumento utile ad individuare il livello di pressione fiscale necessaria a garantire i servizi di soddisfazione sulla base dei bisogni espressi dai cittadini riconducendo a tesi volontaristiche l’analisi delle scelte della finanza pubblica

  8. Teorie politico-sociologiche • A.Wagner e L.VonStein hanno individuato una capacità produttiva nelle risorse sottratte al mercato; in particolare Wagner ha interpretato come produzione di servizi immateriali i servizi istituzionali pubblici mentre VonStein ha sottolineato che la ricchezza utilizzata dall’ente pubblico costituisce una risorsa e un presupposto per la produzione di altra ricchezza (teoria della riproduzione) • Infine Griziotti ha individuato nel fine politico pubblico di ripartizione di ricchezza tra le classi sociali lo scopo della finanza pubblica riconducendo ad una teoria di stampo organicistico la propria posizione • Di stampo conflittuale è invece la posizione di Gaetano Mosca che evidenzia la necessità di ricompensare gli elettori con benefici di tipo pubblico da parte delle elite al potere: l’esigenza clientelare dei governanti comporterebbe una misconoscenza dei obbiettivi prioritari pubblici da parte dei eletti.

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