Francesco gesualdi manuale per un consumo responsabile
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FRANCESCO GESUALDI Manuale per un consumo responsabile. Dal boicottaggio al commercio equo e solidale. FABRIS:

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FRANCESCO GESUALDI Manuale per un consumo responsabile

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Presentation Transcript


Francesco gesualdi manuale per un consumo responsabile

FRANCESCO GESUALDIManuale per un consumo responsabile

Dal boicottaggio al commercio equo e solidale


Francesco gesualdi manuale per un consumo responsabile

FABRIS:

Nelle nuove dimensioni di consumo la ecocompatibilità della produzione sta diventando un ingrediente di rilevo. Il trend relativo alla natura e all’ambiente ha esercitato una significativa influenza su molti comparti dei consumi. In parte si è sviluppata autonomamente con un’elaborazione interna all’individuo, in parte dovuta ad una crescente attenzione dei grandi mezzi di comunicazione di massa a forti segnali di degrado ambientale (dal buco dell’ozono all’effetto serra …).

Si sviluppa quindi una crescente consapevolezza per le problematiche ambientali e una spiccata sensibilità verso tutto ciò che concerne la natura.

Nella storia dell’umanità natura ed ambiente sono stati considerati come entità con cui era necessario lottare per assicurarsi da vivere. Quindi una natura percepita con timore e rispetto.

Oggi la natura di trasforma, si eleva a valore

Fabris definisce questo atteggiamento emergente che privilegia la componente naturale ed il rispetto per l’ambiente come ecopragmatismo . Sottolineando come il consumatore consideri sempre più la naturalità come parte integrante dei nuovi paradigmi della qualità. Emerge quindi l’immagine di un consumatore critico che inizia a dedicare attenzione a dimensioni del prodotto, o della marca che prescindono dalla mera fruizione. Critico significa capace di “guardare oltre” il tradizionale repertorio dei significati tangibili dei prodotti, fino ad investire il mondo delle responsabilità sociali di chi produce.


Strumenti a disposizione del consumatore

GESUALDI:

Il nostro consumo è ormai a livello dello spreco. La pubblicità è un modo per stimolarci a comprare sempre di più, inoltre ci inganna costruendo in noi un’immagine della realtà che non corrisponde al vero. Molte imprese nonostante tentino di dare un’immagine di sé stesse positiva ed attiva nel rispetto dei diritti della gente e dell’ambiente violano numerose leggi, alterano la natura ecc.

Le imprese riescono a compiere tutto questo grazie alla complicità dei consumatori perché siamo proprio noi attraverso i consumi a sostenere e a far prosperare tali attività.

Quindi abbiamo un’enorme responsabilità nelle nostre mani. DIVENTANDO CONSUMATORI CRITICI POSSIAMO RIVALUTARE QUESTO GRANDE POTERE ATTRAVERSO DETERMINATI STRUMENTI CHE OGNUNO Può METTERE IN PRATICA OGNI GIORNO.

POTERE DELLA DENUNCIA

MARCHI DI GARANZIA

COMMERCIO ALTERNATIVO

FORZE DEL BOICOTTAGGIO

Strumenti a disposizione del consumatore

CONSUMO CRITICO

POTERE DELLA SOBRIETA’


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Adottare strategie intelligenti ed efficaci che consentano di utilizzare al meglio le energie disponibili: organizzando come prima cosa campagne d’opinione pubblica cioè basate sull’invio di messaggi di condanna che prevedano richieste precise. Perché per le imprese la contestazione è sempre uno shock. E è importante sottolineare che la denuncia, soprattutto se protratta con tenacia detiene un ruolo determinante nel condizionare le imprese.

POTERE DELLA DENUNCIA

Caso CHICCO

Viene aperta inchiesta dal tribunale di Kuiyoung che reputa il responsabile della fabbrica colpevole condannandolo a due anni di reclusione (esce dopo poco adducendo ragioni di salute; nessun indennizzo da parte dell’assicurazione chiaramente inesistente). Governo cinese interviene elargendo 5 mil. di lire alle famiglia di ogni morto, nessun tipo di indennizzo per le ragazze gravemente ustionate.

19|11|93 cittadina vicina ad Hong Kong- 200 ragazzine rimangono intrappolate in un incendio nella fabbrica Zhili che produceva giocattoli per Chicco (marchio di vendita. La società che ne è proprietaria è l’Artsana che a sua volta fa parte del “gruppo Catelli” dal nome della famiglia proprietaria). Il bilancio è di 87 ragazze carbonizzate e di una quarantina di ferite, 10 delle quali gravemente ustionate ed invalide per il resto della vita.

Cisl Italiana raccoglie l’appello e pone la questione alla ditta appaltante (Artsana) che si dichiara disponibile ma poi lascia cadere la cosa.

Si fanno diversi tentativi di incontro e discussione con l’azienda che, però cadono a vuoto, così nel 1997 il Comitato centro nuovo modello di sviluppo da vita ad una campagna denominata “Giochi Leali” che chiedeva alla gente di inviare tre cartoline: una all’Artsana, al sindacato ed una all’associazione degli industriali dei giocattoli.

Intanto l’associazione consumatori utenti avvia contatti con altre associazioni di consumatori ottenendo adesioni + consiglio comunale di Milano approva all’unanimità mozione di adesione alla campagna che impegnava il comune a diffondere l’appello ai cittadini della messa al bando di giocattoli Chicco + volantinaggio davanti agli stabilimenti Artsana

Marcia per la pace Perugia Assisi dove si riesce a dare notizia della campagna anche alle televisioni:

Ottobre- incontro pubblico organizzato a Milano, amministratore delegato di Artsana annuncia di aver firmato un accordo con il sindacato che accoglie le richieste della campagna costruendo un fondo di 3 milioni per il risarcimento alle vittime della Zhili e l’adozione di un codice di condotta.


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Il braccio di ferro con l’uomo Del Monte

Centro nuovo modello di sviluppo ne viene a conoscenza attraverso volontari di ritorno dal Kenya. Decide di approfondire la questione e contatta attraverso persone di fiducia un ragazzo disposto a trasferirsi nei pressi della piantagione per svolgere attività di indagine.

Emerge rapporto dettagliato che contiene informazioni su pesticidi utilizzati, forme di assunzione, salari e condizioni abitative, gravi condizioni di sfruttamento, abusi …

1998 Kenya- Del Monte gestisce una grande piantagione di ananas perpetuando gravi violazioni dei diritti dei lavoratori.

Vengono raccolte foto e contattato il Pesticide Trust (organismo internazionale impegnato nella lotta contro l’uso indiscriminato dei pesticidi) per avere un confronto con quelli utilizzati nella piantagione. Risultano essere quelli più pericolosi della lista elaborata dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Parte la campagna (1999) (con la collaborazione di molte riviste e gruppi che si impegnarono a diffondere il materiale informativo a tutti i consumatori sensibili d’Italia) di denuncia in due direzioni: verso Cirio/Dal Monte in quanto responsabile diretto delle condizioni dei lavoratori, e verso Coop in quanto cliente certificato SA 8000.

Si crea un comitato di solidarietà con i lavoratori della piantagione che include la Commissione per i diritti umani ed altre associazioni minori.

Gesualdi decide di recarsi in Kenya e di incontrare una delegazione sindacale della piantagione.

Si scopre che tra i clienti di Del Monte c’è anche Coop che vendeva ananas provenienti dalla piantagione con il proprio marchio (importante ricordare che Coop aveva ottenuto un anno prima la certificazione di qualità sociale SA 8000)

Coop risponde subito dicendo che avrebbe verificato la veridicità delle accuse

Del Monte rigetta le accuse, negando tutto sia in Europa che in Kenya. Direttore del personale invita giornalisti ad andare a verificare.

A sorpresa il segretario per i diritti umani (Mutunga) si presenta con vari giornalisti alla fabbrica nella piantagione. Non vengono ricevuti che in un secondo momento ma la direzione manda a casa gli operai affinché la visita avvenisse a macchinari fermi.


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Giornalisti e operai si mescolano così fuori dai cancelli parlando tra loro deliberatamente. Il giorno dopo grande clamore di riviste, quotidiani e televisione che dichiarano con vari servizi le dure condizioni di lavoro nella piantagione. Anche il ministro del lavoro ordina un’ispezione.

Del Monte smentisce ogni accusa dichiarando di essere vittima di una macchinazione diretta dai concorrenti

Si gettano le basi per discussioni ancora in sospeso e redigere una bozza di intenti specifici ma dal Kenya arriva una nuova notizia: il nuovo direttore della piantagione intimidiva i rappresentanti sindacali minacciandoli di licenziamenti

Intanto partono le l’ispezioni di BVQI (da parte di Coop) e di GS (da parte del Centro Nuovo modello di sviluppo) entrambe concordano. Coop chiede a Dal Monte di correggere i propri comportamenti. La ditta del canto suo redige una lettera di intenti correttivi mandati a Coop e dichiara di non voler avere altri rapporti al di fuori della Coop stessa.

Interviene un nuovo attore: Pime (istituto missionario che già in occasione di una precedente campagna aveva assunto un ruolo di intermediazione) organizzando una tavola rotonda tra Claudio Mazzini in rappresentanza di Coop, Gianpaolo Gironda in rappresentanza Del Monte Italia, Guido Paglia in rappresentanza Cirio e Gesualdi in rappresentanza Centro nuovo modello di sviluppo, il tutto coordinato dalla giornalista Lerner

Situazione di stallo (impegni troppo generici) e di chiusura da parte della Dal Monte.

Nuovo direttore tale Bertolli attua un codice di condotta e firma l’ accordo con le rappresentazioni sindacali e la commissione diritti umani. Istituisce anche una commissione interna alla piantagione oltre alla creazione di una scuola per i figli dei lavoratori.

Gesualdi reagisce con lettera di protesta a Coop, Del Monte Italia ed International coinvolgendo anche nuove associazioni europee.

La tregua dura poco e nel giro di qualche settimana la situazione si ripete.

Grande manifestazione a Nairobi con i lavoratori + lettera di minaccia di protrarre il boicottaggio aumentandone la portata se il direttore della piantagione non fosse stato cambiato.


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Grande vittoria: ottenuta grazie al contributo di tutti, dai lavoratori della piantagione ai delegati sindacali, le associazioni keniote, i consumatori e Coop.

In questo, infatti consiste il compito di queste associazioni: avviare un processo di miglioramento senza sostituirsi alle forze locali ponendo le giuste rivendicazioni per migliorare costantemente le condizioni di vita della gente e dei lavoratori.

NB- Ultimo punto dell’accordo è proprio quello del monitoraggio concordato con il Comitato di solidarietà.

Marzo 2001 firmato l’accordo per porre fine al boicottaggio che il Centro nuovo modello di sviluppo aveva promosso.


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E’ l’arma più potente a disposizione dei consumatori perché consiste nella sospensione organizzata dell’acquisto dei prodotti di una particolare impresa o di una nazione.

La parola ha avuto origine nell’ambito del lavoro: infatti il termine “boicottaggio” deriva dal nome del capitano Boycott (1878).

Tuttavia è in epoca moderna che il boicottaggio si è affermato per iniziativa del sindacato degli Stati uniti.

FORZE DEL BOICOTTAGGIO

Per fini sindacali

Durante il primo secolo di vita il sindacato statunitense ha avuto un’esistenza difficile per la ferma opposizione del potere politico alle richieste dei lavoratori. Dall’Ottocento ai primi anni del Novecento la storia del sindacato è un susseguirsi di condanne e arresti. Rendendosi conto della propria situazione di debolezza, dunque, decise di dare una maggior forza alle proprie azioni: per questo già a partire da metà del 1800 prese l’abitudine di stilare liste di imprese che andavano premiate in quanto si erano dimostrate disponibili alle richieste sindacali e di altre che, invece, andavano boicottate perché violavano i diritti dei lavoratori. Tale tradizione di perpetua ancor’oggi con il bollettino intitolato “labelletter” edito dalla confederazione Afl-Cio(Federazione americana del lavoro - Congresso delle organizzazioni industriali).

Per fini economici

Sempre dal sindacato statunitense venne anche l’attenzione al tema dei prezzi alti che usò il boicottaggio per combattere in carovita. (Ex- Nel 1909 proclamò un boicottaggio delle carni. Aderirono migliaia di persone e nell’immediato i prezzi diminuirono anche se molto presto i consumatori ritennero di aver conseguito la vittoria e interruppero il boicottaggio). Quest’esperienza aprì comunque la strada a quelli che vengono definiti come “boicottaggi economici” organizzati proprio per influenzare i prezzi.


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Per fini politici

Dal 1952 in poi il boicottaggio divenne un nuovo strumento di rivendicazione non più solo per fini sindacali o economici ma per rivendicare anche i diritti civili da parte degli afroamericani negli Stati Uniti. (Alabama , Montgomery - caso della signora Parks).

La protesta di Montgomery apre così la strada a quello che venne da lì definito boicottaggio per scopi politici. A partire dagli anni 60 negli Stati Uniti c’è stato un vero e proprio boom del boicottaggio per i motivi più disparati: dai diritti umani a quelli dei lavoratori, per la pace …

  • Il boicottaggio è l’arma più potente di cui le imprese hanno paura perché basta l’adesione di una piccola pèrcentuale di consumatori per infliggere ai produttori perdite gravi.

  • Ralph Nader(fondatore del movimento dei consumatori in America) nel 1989 dichiarò: “molta gente crede che per vincere una campagna di boicottaggio sia necessario provocare una grande riduzione degli acquisti. Tuttavia la sensibilità delle aziende è molto elevata e un calo delle vendite dell’ordine del 2 - 5 % è sufficiente per indurle a rivedere le loro posizioni”.

  • Tuttavia è comunque necessario un grande sforzo organizzativo per arrivare anche ad un minimo risultato:

    • Tentare la via della “minaccia” ovvero avviare tutte le azioni pianificate come se dovesse effettivamente lanciare la campagna di boicottaggio (creando alleanze, affinando argomentazioni, creando materiale informativo …) tuttavia prima di iniziare il gruppo promotore chiede alla particolare ditta se aderisce alle richieste poste oppure preferisce affrontare il boicottaggio. (caso Scott)

  • Altrimenti si passa al vero e proprio boicottaggio, è importante tuttavia attenersi ad alcune regole:

    • l’idea di fondo deve essere sentita da numerose persone: è necessario innescare nella gente la sensibilità al problema;

    • attribuire alla campagna un solo obiettivo ben individuabile e ben comprensibile;

    • indirizzare l’azione contro una sola ditta – marca e ben precisa o un unico prodotto;

    • creare una rete organizzativa di alleanze in tutti gli ambienti possibili (sociale, sindacale, ecclesiastico …) in modo da far sentire all’impresa il peso del linciaggio morale tentando di danneggiarla anche su piani diversi dal consumo;

    • attirare l’attenzione dei media spettacolarizzando i fatti;

    • è necessario ricercare il dialogo con l’impresa per farle conoscere le richieste e contrattare le concessioni.


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PROBLEMA 1: il nodo dell’informazione!

A volte l’occasione propizia per attirare l’attenzione della stampa è offerta dalle imprese stesse, che reagiscono in maniera nervosa alla campagna avviata contro di loro.

Caso Nestlè – 1979 AgDW e l’opuscolo “Nestlè uccide i bambini”

Caso McDonald’s – 1994 DaveMorris e Helen Steel del gruppo inglese London Greenpeace e l’opuscolo “Cosa c’è che non va’ con McDonald’s?”

PROBLEMA 2: imprevedibilità degli eventi!

Caso Shell: storia di un boicottaggio fulmineo

Invita consumatori tedeschi a boicottare stazioni di benzina Shell (grande adesione perdite dal 20% al 50%)

Giugno 1995- Shell annuncia di volersi sbarazzare di una piattaforma petrolifera (1450t) fuori uso affondandola nelle acque del Mare del Nord (con l’autorizzazione del governo britannico) -lo smaltimento in mare ha un costo inferiore.

Greenpeace + governo tedesco e quello danese non sono d’accordo: grave danno a flora e fauna marittime.

In pochi giorni il boicottaggio attecchisce anche in Inghilterra, Olanda, Svezia, Danimarca, Lussemburgo e Belgio supportato anche da capi del governo e ministri (tedesco , svedese e danese) + 20|06 insorgono ambientalisti spagnoli e boicottaggio anche in Spagna

Opinione pubblica in grande disaccordo ma Shell non sente ragioni.

Lo stesso giorno Shell annuncia di rinunciare all’idea dell’affondamento in mare e la decisione di smantellare a terra.


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Caso Bo.Bi: storia di un boicottaggio stroncato con la violenza

Repubblica e altri quotidiani gli danno voce e il boicottaggio si estende dai comuni cittadini, legati a verdi e ambientalisti di ogni colore da Palermo , Piacenza, Caserta, Torino, Roma, Bari, Napoli, Brescia, Milano

Novembre 1993- Roma è in piena campagna elettorale per elezioni del sindaco, Berlusconi dichiara che se fosse stato cittadino romano avrebbe dato preferenza a Fini.

Si esprimono a favore anche alcuni preti, docenti universitari, alcuni parlamentari, assessori …

G. Mascia (leader degli ambientalisti e del movimento nonviolento di Ravenna lancia appello di boicottaggio contro Standa e televisioni di Berlusconi denominato Bo.Bi (Boicottaggio al Biscione)

Italia entra in agitazione, temendo il tentativo di utilizzare il proprio potere economico ed il possesso di tv commerciali per orientare la politica italiana.

Successo clamoroso: secondo L’Auditel la sera del 29|11 le reti della Fininvest registrarono un calo di audience di due milioni e ottocentomila presenze.

Mascia riceve numerose minacce tuttavia non ci da un grande peso.

Successivamente Berlusconi fonda Forza Italia ed il Bo.Bi diventa sempre più un movimento politico, continua a proporre il boicottaggio contro gli affari di Berlusconi e a sostenere altre campagne e attività sempre con lo stesso fine.

19|02|94 Mascia viene aggredito nel suo studio, denudato e violentato.

Così si concludeva il Bo.Bi


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Caso Nestlè: storia di un boicottaggio di posizione

Di fronte all’ampliarsi del boicottaggio Nestlè dichiara che le denunce sono false. Creazione campagna composta da 27 organismi fra cui Unicef - l’indagine pone in evidenza che Nestlè è responsabile del 20% delle violazioni registrate (il doppio di qualsiasi altra società)

Nestlè è boicottata da oltre un ventennio a fasi alterne per la sua condotta irresponsabile nella promozione del latte in polvere nel Sud del mondo

Latte in polvere uccide nel Sud del mondo a causa della

Richiesta di un codice di condotta da parte dell’ Assemblea mondiale della sanità, Unicef, e altre organizzazioni. Nestlè tuttavia dimostra un atteggiamento ambiguo nei confronti del codice così il boicottaggio continua e vi aderiscono anche altri gruppi europei.

Soprattutto dagli anni ’60 la promozione di latte divenne aggressiva e le conseguenze così devastanti da mettere in allarme le istituzioni sanitarie

Denutrizione

Mancanza di igiene

AgDW promuove opuscolo “l’uccisore dei bambini!” Nestlè denuncia il gruppo svizzero – processo nel 1976. Raccolte n° prove nei confronti della ditta che è costretta a cambiare le proprie pratiche commerciali

Per questo il boicottaggio continua: attualmente la campagna è diffusa in 17 nazioni (Austria, Italia; Canada; Finlandia; Irlanda …


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VANTAGGIO: è sempre una vittoria

Perché possono essere stati raggiunti risultati significativi;

Anche le campagne che falliscono assolvono ad una funzione fondamentale cioè richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su argomenti altrimenti tenuti sotto silenzio perché il boicottaggio denuncia ed educa allo stesso tempo. Educa all’agire, ad assumersi le proprie responsabilità, abitua la gente e riprendere il potere nelle proprie mani, per questo è uno strumento così democratico.

Il Boicottaggio secondo la Legge

Il Italia la legislazione si è occupata di boicottaggio in epoca fascista e l’ha considerato reato perché considerato uno strumento per la lotta sindacale e politica.

Quindi è reato solo se avanzato per gli scopi previsti dagli articoli dal 502 al 505 del codice penale (tutti inerenti lo sciopero).

La corte costituzionale tuttavia ha affermato che il boicottaggio è punibile quando è “diretto a sovvertire l’ordinamento costituzionale ovvero ad impedire o ostacolare il libero esercizio dei poteri legittimi nei quali si esprime la sovranità popolare”.

Tuttavia questo non rientra tra gli scopi dei consumatori critici.


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Consiste nel fare la spesa scegliendo i prodotti non solo in base alla qualità e al prezzo, ma anche in base alla loro storia e alle scelte effettuate dalle imprese produttrici. In questo modo è come se esprimessimo un voto ogni qualvolta andiamo a fare acquisti. Per questa razione il consumo critico equivale ad una rivoluzione silenziosa.

CONSUMO CRITICO

PROBLEMA dato dall’informazione

Esame dei singoli prodotti

Esame delle imprese

In Italia esiste una legge: la n. 126 del 10 aprile 1991 che si intitola “Norme per l’informazione al consumatore” tuttavia è composta di soli tre articoli il più importante si riferisce solo al fatto che i prodotti commercializzati sul territorio nazionale devono riportare in lingua italiana indicazioni visibili e leggibili relative a denominazione legale, nome o regione o marchio, sede del produttore, materiali e sostanze che possono arrecare danno all’uomo, materiali impiegati, precauzioni ed eventuali istruzioni.

I DATI CHE LE AZIENDE SONO OBBLIGATE A FORNIRE, PER LEGGE SONO FONDAMENTALI PER RICONOSCERE I PRODOTTI. TUTTAVIA TALI INFORMAZIONI NON SONO SUFFICENTI PER PLACARE GLI INTERROGATIVI DEI CONSUMATORI.


Quadro riepilogativo delle principali norme che disciplinano l etichettatura

Quadro riepilogativo delle principali norme che disciplinano l’etichettatura

* Indica una condizione di ricchezza in sostanze nutritive in un dato ambiente, nello specifico una sovrabbondanza di nitrati e fosfati in un ambiente acquatico. Oggi viene correntemente usato anche per indicare, seppure in maniera impropria, le fasi successive del processo biologico conseguente a tale arricchimento, vale a dire l'eccessivo accrescimento degli organismi vegetali acquatici che si ha per effetto della presenza nell'ecosistema acquatico di dosi troppo elevate di sostanze nutritive come azoto o fosforo o zolfo, provenienti da fonti naturali o antropiche (come i fertilizzanti, alcuni tipi di detersivo, gli scarichi civili o industriali), e il conseguente degrado dell'ambiente divenuto asfittico. L'accumulo di elementi come l'azoto e il fosforo causa la proliferazione di alghe microscopiche e queste, a loro volta, non essendo smaltite dai consumatori primari, determinano una maggiore attività batterica; aumenta così il consumo globale di ossigeno, e la mancanza di quest'ultimo provoca alla lunga la morte dei pesci.


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  • Intanto sia in Italia che all’estero vari gruppi si sono organizzati per raccogliere informazioni sulle imprese a favore dei consumatori. Il primo paese dove sono state avviate tali attività sono gli Stati uniti durante gli anni 60.

  • CEP (Alice TepperMarlyn)

  • Mentre in Europa

  • NEW CONSUMER (Inghilterra) –Incontro nel 1992 per illustrare ad altri gruppi europei come avevano proceduto alla ricerca sulle imprese.

  • IMUG (Germania)

  • CENTRO NUOVO MODELLO DI SVILUPPO (Italia)

  • Non si tratta di un’associazione di consumatori, il Centro è sorto nel 1985 vicino a Pisa per iniziativa di un gruppo di famiglie. Tutt’ora è una piccola realtà popolare basata sul volontariato, indipendente da partiti, sindacati, enti pubblici o associazioni nazionali. L’obiettivo posto alla fondazione nasceva dall’esigenza di capire cosa ogni singolo individuo potesse fare nel proprio quotidiano per opporsi a meccanismi ingiusti. Successivamente all’incontro del ’92 con New Consumer e la scoperta del consumo critico avviano un progetto di ricerca per creare anche in Italia una guida al consumo critico (successivamente pubblicata nel 1996).

  • Vengono scelte 180 imprese del settore alimentare e dei prodotti per l’igiene selezionati in base alla loro capacità di vendita a livello nazionale.

  • Per ciascuna ditta vengono cercate informazioni su dodici aspetti segnalando anche eventuali boicottaggi a loro carico. Inoltre per facilitare il consumatore la guida è strutturata in tabelle per la rapida consultazione e schede descrittive per l’approfondimento. Gli aspetti esaminati nella Guida sono scelti in base alla loro importanza sociale ed ambientale:

Le fonti di informazioni provengono principalmente dalle imprese stesse (per verificare in questo modo anche il livello di trasparenza), da ricerche condotte da altri gruppi e dai rapporti pubblicati o prodotti dalle stesse autorità governative (dipartimento del lavoro, dell’ambiente, sindacati ...)


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Trasparenza;

Abuso di potere;

Terzo Mondo;

Regimi oppressivi;

Paradisi fiscali;

Ambiente;

Sicurezza e diritti del lavoratori;

Armi ed esercito;

Vendite irresponsabili;

Corruzione;

Etichette e pubblicità;

Animali

È importante ricordare che le diverse guide pubblicate nelle varie parti del mondo non usano criteri di analisi sempre comuni. Dato che ogni gruppo ha il proprio concetto di responsabilità sociale, ambientale delle imprese, questo si riflette automaticamente sulla scelta dei criteri. Tuttavia recentemente i vari gruppi hanno cominciato ad incontrarsi per concordare forme di collaborazione e per avviare una riflessione comune sui criteri di analisi delle imprese in modo da poter arrivare a metodi di ricerca e valutazione uniformi

N. B. - Nei criteri considerati non compare la dicitura “donazioni e sponsorizzazioni sociali” per evitare il rischio di offrire una maschera alle imprese conoscendo il desiderio di queste al massimo risultato (in termini di immagine) con il minimo di spesa. Per questo rispondono alle critiche con vistose operazioni di immagine in modo da riconquistare la simpatia dei consumatori senza modificare il comportamento contestato. Usano dunque la tecnica della buona notizia che scaccia quella cattiva sviando così l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica.


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  • Strategia che consiste in iniziative realizzate fuori dai canali commerciali tradizionali con due intenti principali:

  • offrire una soluzione immediata a chi è vittima di un sistema commerciale oppressivo;

  • sperimentare modelli commerciali basati su principi diversi per dimostrare che l’alternativa è possibile

COMMERCIO ALTERNATIVO

  • La forma più importante di commercio alternativo realizzata fino ad ora è il commercio equo e solidale organizzato come risposta alle gravi forma di sfruttamento internazionale messe in atto da parte delle multinazionali. Il c.e.s parte dalla considerazione che l’economia mondiale degli ultimi cinque secoli sia stata costruita su un sistema che non pensa al commercio come ad un’attività che serva alle comunità per potersi fornire di ciò che localmente non è presente ma che pensa il commercio come ad un’attività al servizio dei mercanti. Questo comporta:

  • “storie di ordinaria rapina”;

  • la considerazione che le multinazionali siano entità “onnipresenti” che agendo in tutto il ciclo produttivo e dettando condizioni particolarmente svantaggiose per i contadini, i senza terra e salariati locali contribuiscano in maniera determinante nel portare questi ultimi alla miseria e ad un impoverimento progressivo ed irreversibile.

  • Breve Storia:

  • L’idea del commercio equo e solidale nasce da un gruppo (SOS) creato nel 1959 in Olanda con lo scopo di rispondere alle richieste d’aiuto di emarginati, sfruttati e impoveriti. Per qualche anno si limitarono a sostenere iniziative di solidarietà diretta in Europa avviando anche progetti in America Latina. E’ in queste circostanze che il gruppo entra in contatto con la realtà dei contadini che producevano caffè. Così dopo aver creato in Olanda una cooperativa di importazione e avere aiutato i contadini a darsi una struttura per l’esportazione, SOS avvia questo nuovo sistema commerciale che salta l’intermediazione delle multinazionali ispirandosi ai principi di equità e solidarietà. Sostenendo che lo scopo del commercio sia un servizio reciproco al produttore e al consumatore, proprio per questo il produttore deve garantire al consumatore prodotti sicuri, ottenuti nel rispetto delle persone, dell’ambiente e della sostenibilità. Per tanto il consumatore deve garantire al produttore prezzi equi.

  • 1) Il prezzo è equo quando copre i costi di produzione, garantisce al produttore e alla sua famiglia il soddisfacimento dei bisogni fondamentali e lascia un margine per migliorare l’attività produttiva. Per questo il c.e.s. rimette in discussione i rapporti commerciali e tutto l’assetto economico mondiale.


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2) Solidarietà- E’ un’altra parola chiave del c.e.s. intesa come atto dovuto per correggere squilibri creati dal nostro dominio e per prevenire abusi da parte di chi tenta di speculare sullo stato di bisogno di contadini ed artigiani. Ricorrendo a forme di prefinanziamento che consiste nel pagamento anticipato dei prodotti, quando il raccolto è ancora nei campi.

3) Sviluppo Sociale- Il commercio cerca anche di rafforzare le cooperative di produzione e le strutture sociali al fine di migliorare le condizioni produttive dei singoli membri e di fornire servizi collettivi di tipo sanitario, scolastico e sociale. Per finanziare tali progetti è stato istituito un sovraprezzo destinato alle cooperative di produzione ed altri organismi locali che si occupano di progetti sociali.

4) Commercio- L’idea del commercio è quella di aiutare i poveri del Sud ad uscire dalla propria condizione di miseria non con la carità ma con il commercio dato che la carità instaura un rapporto di sudditanza mentre il commercio si basa su un rapporto paritario.

In Italia il commercio equo e solidale oggi è gestito dalla CTM (consorzi CTM- Altro mercato) cioè una cooperativa di importazione nata nel 1988 da varie esperienze di volontariato sociale.

Tuttavia persiste quello che è un po’ il problema principale del c.e.s. ovvero quello della distribuzione dato che, per molto tempo i suoi prodotti hanno trovate le strade bloccate nei tradizionali canali di vendita.

La prima è stata aperta nel 1969 in Olanda, Oggi in Europa sono 3500. In Italia ce ne sono circa 200

Obiettivo finale del commercio equo è quello di superare l’economia coloniale agendo in stretto contatto con le altre organizzazioni locali ed internazionali, dando peso anche all’azione politica per opporsi ai crimini sociali ed ambientali provocati dalle multinazionali e per indurre i governi e le istituzioni internazionali a scelte commerciali totalmente diverse, impegnandosi anche a scomparire nel momento in cui si è assolto al proprio compito.


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Idea di vendere nelle Botteghe del mondo non solo prodotti del commercio equo e solidale, ma tutti i prodotti garantiti da un punto di vista etico indipendentemente dal luogo di provenienza:

In Inghilterra tale proposta è giù una realtà.

Nel panorama del commercio alternativo è interessante sottolineare anche l’arricchimento dell’esperienza dei gruppi d’acquisto che si organizzano per procurarsi prodotti ottenuti secondo criteri “etici” ed ecologici tramite l’acquisti collettivi effettuati direttamente dai produttori locali.

VANTAGGI: Il rifornirsi da piccoli produttori della zona consente di avere a disposizione prodotti senza conservanti, offre la possibilità di conoscere il comportamento del produttore e di influenzarlo, porta ad una scelta di prodotti ad elevata intensità di manodopera con influsso positivo sull’occupazione, valorizza le tradizioni e riduce l’inquinamento, il traffico ed il consumo di energia per il trasporto della merce. Inoltre permette ai consumatori di scambiarsi le esperienze reciproche contribuendo alla crescita di una mentalità di consumo critico.

Un gruppo che spende molta energia per aiutare le famiglie a trovare una soluzione ai problemi di acquisto è il CoCoRiCò (TO)


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Il consumo critico funziona perché quando la gente dimostra di aver a cuore un problema e imprese ne tengono conto. L’esempio lampante è quello che sta accadendo nei confronti dell’ambiente. E’ ovvio che, per questo tutte le aziende tentino di attribuire ai propri prodotti una connotazione ecologista.

Per rimediare a questa situazione di “caos” alcuni paesi europei già da diversi anni sono intervenuti con una legislazione per definire i criteri in base ai quali un prodotto può essere definito ecologico e per indurre particolari marci di riconoscimento noti come “etichette ecologiche”.

MARCHI DI GARANZIA

In ambito ecologico i marchi sono stati istituiti per rendere un servizio ai consumatori ma in origine i marchi erano strumenti di lotta in quanto indicavano ai consumatori i prodotti fabbricati dalle imprese che rispettavano i diritti dei lavoratori e servivano per orientare i consumatori nell’acquisto (etichette di garanzia sindacale).

Il sistema SA 8000 (SOCIAL ACCOUNTABILITY)

E’ un sistema creato nel 1997 per definire, controllare e certificare il rispetto di alcuni diritti ci si fa riferimento nelle convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro. E’ una forma di certificazione di qualità dei prodotti che può essere richiesta sia dalle imprese appaltate che dalle appaltanti e dai loro fornitori. Secondo il sistema ogni impresa che vuole ottenere certificazione può rivolgersi direttamente ad un ente certificato incluso nell’albo. Questi, prima di rilasciare un certificato falso ci pensano molto bene perché è presente un meccanismo di salvaguardia che consente alle parti interessate di presentare denunce a CEPAA (agenzia che supervisiona tutto il sistema di controllo) la quale interviene e può revocare la certificazione ed espellere l’ente dall’albo.

Marchio Rugmarkcontro la schiavitù ed il lavoro infantili.

(India- speranza data da BondedLabourFront-Satyarthi. Il movimento organizza incursioni a sorpresa per liberare i bambini successivamente a denunce inoltrate dai genitori.


Francesco gesualdi manuale per un consumo responsabile

Organizzazione non profit nata in Italia nel 1994, ad opera di numerose organizzazioni del volontariato e della societa` civile, e membro di FLO Fair Trade Labelling Organizations International, federazione europea dei marchi di garanzia, il cui operato e` segnalato anche in numerosi documenti del parlamento europeo, che da alcuni anni utilizza nei propri spazi di ristoro, prodotti garantiti dai marchi Fair Trade, e che in Italia garantisce gia` prodotti food, quali caffe`, te`, cacao, miele. Transfair Italia e` responsabile nell'ambito di FLO del gruppo di lavoro sui prodotti manifatturieri.

Nel 1996, TF Italia, anche in seguito alle campagne di pressione rivolte ad aziende coinvolte in produzioni in cui si e` documentato l'uso di manodopera infantile (vedi servizi comparsi sulla rivista Life), ha deciso di lanciare una campagna, destinata al Fund Raising per appoggiare la ricerca destinata ad avviare un progetto pilota in Pakistan, nella regione di Sialkot, che consentisse di produrre palloni da calcio nel rispetto della normativa ILO (progetto pallone equo).


Francesco gesualdi manuale per un consumo responsabile

POTERE/ DOVERE DELLA SOBRIETA’

  • CONSIDERAZIONI: Gli abitanti del Nord che rappresentano il 20% della popolazione planetaria, consumano più di due terzi dei metalli e del legname prodotti a livello mondiale, bruciano il 70% di tutta l’energia prodotta nel mondo e mangiamo il 60% di tutto il cibo raccolto sul pianeta. Abbiamo anche il primato dell’inquinamento e produciamo il 65% de i gas responsabili dell’effetto serra e il 95% di tutti i rifiuti tossici.

  • Di fronte a queste considerazioni, Gesualdi propone il concetto di SOBRIETA’ che deve essere più un modo di essere che di avere. E’ uno stile di vita che distingue tra i bisogni reali e quelli imposti, organizzandosi a livello collettivo per garantire a tutti il soddisfacimento dei bisogni umani con il minor dispendio di energia.Impone dunque, una scelta di qualità e quantità recuperando il senso di “sufficienza” cioè di sazietà.

  • Ma non avremo misura nei consumi finché non riusciremo a guardare all’avere con un certo distacco, raggiungibile solo riempiendo la nostra vita di altri valori di riferimento e quest’operazione si può concretizzare:

    • recuperando il rispetto (evitando lo spreco, gli effetti perversi che annientano il beneficio di alcuni beni, sviluppando cultura del riutilizzo, della riparazione …).

    • Sviluppando un’altra idea di efficienza: la vera “efficienza” è quella capace di garantire il massimo servizio con il minimo impiego di risorse e con la minore produzione di rifiuti (Es. – bicicletta, mezzi pubblici).

    • Usare invece di possedere (uso in cooperative di beni es. car - sharing)

    • Produrre diversamente e di meno.

    • Bilanci di giustizia (contabilità delle proprie spese seguendo alcuni obiettivi: energia, alimentazione …)

= doppia economia:la prima a gestione pubblica basata sulla produzione programmata e flessibile, ottenuta con il contributo di tutti in cambio di servizi gratuiti e di un reddito minimo garantito ad ogni membro della collettività. La seconda basata sull’iniziativa privata e funzionante secondo i meccanismi di mercato pilotati dal potere pubblico per evitare incompatibilità con la disponibilità delle risorse ed i limiti imposti dall’ambiente.


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