Analisi dei bisogni, rilevazione delle competenze, programmazione.
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Simone Casini, Francesca Gallina Università per Stranieri di Siena 21 aprile 2010 PowerPoint PPT Presentation


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Analisi dei bisogni, rilevazione delle competenze, programmazione. Il contributo dell’approccio interculturale. Simone Casini, Francesca Gallina Università per Stranieri di Siena 21 aprile 2010. La scuola come luogo di contatto.

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Simone Casini, Francesca Gallina Università per Stranieri di Siena 21 aprile 2010

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Presentation Transcript


Simone casini francesca gallina universit per stranieri di siena 21 aprile 2010

Analisi dei bisogni, rilevazione delle competenze, programmazione. Il contributo dell’approccio interculturale.

Simone Casini, Francesca Gallina

Università per Stranieri di Siena

21 aprile 2010


La scuola come luogo di contatto

La scuola come luogo di contatto

Descrivere il fenomeno migratorio negli ultimi trenta anni in Italia, concentrandoci sulla lettura dei dati quantitativi

analizzare i dati relativi al mondo scolastico

dal punto di vista delle normative messe in atto dal Governo centrale

da quello della prassi operativa e delle modalità con le quali il mondo della scuola ha reagito all’ingresso di alunni stranieri


Questione della lingua questione di identit

Questione della lingua: questione di identità

In tutti questi processi che riguardano adulti e bambini la lingua è strumento della formazione di identità.

(Vedovelli 2001)


Questione della lingua questione di adeguatezza linguistica

Questione della lingua: questione di “adeguatezza” linguistica

La lingua intesa come

  • Adeguata competenza comunicativa;

  • Adeguata capacità di mobilità nello spazio linguistico.

    Una competenza linguistica adeguata consente di inserirsi in contesti di socializzazione


Questione della lingua questione di contatto tra lingue e culture

Questione della lingua: questione di contatto tra lingue e culture

L’apprendimento linguistico di un immigrato non va visto nei termini riduttivi dell’imparare la grammatica, le strutture, le parole di una lingua, ma come luogo di contatto tra lingue e culture.

Luogo di contatto: luogo di confine – non confine


Questione della lingua questione di contatto tra lingue e culture1

Questione della lingua: questione di contatto tra lingue e culture

Tale luogo, tale spazio di azione è una area di miscuglio e cambiamento: una area dove lingue e culture entrano in contatto e l’apprendimento/acquisizione può fare balzi in avanti o indietro fino al suo blocco.

L’apprendimento linguistico non è mai visto come la progressiva assimilazione di una lingua


Le tappe di acquisizione apprendimento dell italiano l2 in contesto migratorio

Le tappe di acquisizione/apprendimento dell’italiano L2 in contesto migratorio

Il ruolo della linguistica acquisizionale: presupposti teorici, tappe della ricerca, scopi, stadi acquisizionali


Variet interlinguistica di apprendimento

Varietà interlinguistica di apprendimento

  • Rete di regole che si configura come un sistema di regole altro, diverso dalla L1 di partenza e dalla L2 di arrivo, ma che si fonda anche su regole provenienti da queste due lingue.

  • Sistema dinamico, creativo, variabile (da individuo a individuo e nelle produzioni dello stesso individuo) soggetto a fossilizzazioni che idealmente tende alla lingua d’arrivo.


L interlingua condizionata da

L’interlingua è condizionata da

  • - Input

  • - Fattori linguistici (L1, L2, Ln) – bussola/e di orientamento utile ai fini della comprensione della L obiettivo e della individuazione delle sue regole


L interlingua condizionata da1

L’interlingua è condizionata da

  • - Fattori extralinguistici

  • Età – sistema fonetico

  • Attitudine linguistica

  • Fattori affettivi

  • Motivazione integrativa – strumentale


L interlingua condizionata da2

L’interlingua è condizionata da

  • - Strategie universali di apprendimento riferimento alla propria L1;

  • parole chiavi (varietà prebasica);

  • semplificazione;

  • evitamento;

  • analogia (varietà postbasica).


Le variet interlinguistiche dell italiano

Le varietà interlinguistiche dell’italiano

  • Anche se ogni individuo sviluppa un sistema proprio (fattori affettivi) è possibile raggruppare le varie interlingue per stadi o tappe d’apprendimento.

  • Gli apprendenti imparano in ordine ricorrente le strutture della L2

  • Per l’italiano sono stati individuati 5 stadi: da varietà pre-basica: pochissimi termini (formule di saluto, sì – no); fino a varietà simili alla competenza del parlante nativo.


Le variet interlinguistiche dell italiano1

Le varietà interlinguistiche dell’italiano

I risultati degli studi compiuti hanno evidenziato che nello sviluppo delle interlingue si ha un passaggio da varietà di apprendimento prevalentemente basate su principi pragmatici e semantici a varietà in cui diviene più importante il peso della sintassi e della morfologia (varietà di arrivo)


Le variet interlinguistiche dell italiano2

Le varietà interlinguistiche dell’italiano

Fase molto iniziale o pre-basica

Frasi prive di verbo, di preposizioni e di articoli. Struttura essenzialmente nominale che ruota intorno ad alcune parole chiave.

Aiuto di linguaggio non verbale;

Aiuto del nativo;

Struttura enunciati di tipo nominale;

I: e i tuoi genitori? Tuo padre, tua madre? Quando sono venuti in Italia?

H: cinq’anni e mamma eh duodic’anni

Domina il modo pragmatico su quello sintattico.


Le variet interlinguistiche dell italiano3

Le varietà interlinguistiche dell’italiano

Varietà di base

L’apprendente è più autonomo dal punto di vista comunicativo, il lessico più ricco dal punto di vista delle parole contenuto

Frasi che si organizzano intorno ad un verbo realizzato in una forma non flessa (presente o infinito). Grammatica quasi assente. Stile telegrafico. Realizzazione attraverso mezzi lessicali di significati affidati di norma alle desinenze.

Mio fratello è più maggiore

Non c’è tanti soldi


Le variet interlinguistiche dell italiano4

Le varietà interlinguistiche dell’italiano

Varietàpost-basica.

Frasi con verbo flesso. Compare la morfologia più regolare e forme di accordo sintattico (soggetto-verbo, aggettivo-nome). Compaiono le prime subordinate (di causa, fine e tempo). Infine, compaiono i mezzi per rendere più coeso e ben strutturato un testo.


Il trattamento dell errore

Il trattamento dell’errore

  • Distinzione tra lapsus e errore sistematico: gli errori non sono tutti uguali.

  • L’errore sistematico è la traccia di superficie per individuare eventuali fossilizzazioni.

    Si interviene solo sull’errore sistematico e non su tutti gli errori.


Continuum interlinguistico

Continuum interlinguistico

È suddivisibile in stadi.

La transizione da uno stadio all’altro è segnalata dall’uso sporadico di una nuova struttura.

Gli stadi sono tra loro in una relazione implicazionale.

I ritmi di acquisizione sono personali e possono essere influenzati dalla distanza tipologica tra l’italiano e la lingua di partenza dell’apprendente.


Sequenze di acquisizione

Sequenze di acquisizione

  • Pronomi clitici

  • Tempi e modi verbali

  • Genere

  • Negazione

  • Subordinazione e connessione tra preposizioni

  • Mezzi anaforici e ordini sintattici marcati


Esempi di sequenze di acquisizione

Esempi di sequenze di acquisizione

  • I pronomi clitici

  • ci > mi (dativo) > mi (rifless.) > si (impers./passivante) > si (rifless.) > ti > lo (flesso) > me lo/te lo > ci (locativale) > dativi di 3^ p. > ci/vi di 1^ e 2^ p. pl. > ne

  • Motivazioni semantiche e pragmatiche, gerarchie tipologiche universali di basicità o marcatezza


Esempi di sequenze di acquisizione1

Esempi di sequenze di acquisizione

Il sistema temporale

presente > (ausiliare) + passato prossimo > imperfetto > (stare per) > futuro > condizionale > congiuntivo

Motivazioni di complessità morfologica e ricorrenza nell’input

In fasi prive di morfologia la temporaneità è espressa con mezzi pragmatico-discorsivi (riferimento al contesto, all’ordine naturale degli eventi) o lessicali (avverbi di tempo es. adesso, qui…)


Esempi di sequenze di acquisizione2

Esempi di sequenze di acquisizione

  • Categoria di persona del verbo

  • Prima è espressa lessicalmente (coi pronomi personali) mentre il verbo resta indifferenziato, poi nelle varietà post-basiche ha espressione morfologica


Esempi di sequenze di acquisizione3

Esempi di sequenze di acquisizione

  • Morfologia nominale: numero

  • Prima è espresso lessicalmente (con numerali e quantificatori) poi con una marza desinenziale nel nome ( -i > -e), poi flettendo anche articoli, aggettivi ecc.

  • Morfologia nominale: genere

  • Nessuna espressione > sovraestensione di –a come tipicamente italiana > -o, -a > -e


Esempi di sequenze di acquisizione4

Esempi di sequenze di acquisizione

  • Accordo di genere

    • Pronome anaforico di 3^ p. > articolo determinativo > articolo indeterminativo > aggettivo attributivo > aggettivo predicativo > participio passato


Esempi di sequenze di acquisizione5

Esempi di sequenze di acquisizione

  • Negazione

    • No > X + X+nno > non > niente > nessuno, mai > neanche > mica

  • Modalità

  • Modalità implicita (segnali non verbali, intonazione, gesti ecc.) > elementi lessicali (avverbi, verbi di opinione, verbi modali (nell’ordine: volere > potere > dovere) > mezzi grammaticali come il condizionale e il congiuntivo


Esempi di sequenze di acquisizione6

Esempi di sequenze di acquisizione

Connessione tra frasi: inizialmente non è marcata linguisticamente (semplice giustapposizione) poi è mediata da legami paratattici ( e, ma, poi)

Subordinazione

Causali > temporali > finali > ipotetiche > concessive

Perché > quando > se > per + infinito > anche se


La variazione

La variazione

  • In diacronia

  • In sincronia

  • Fra soggetti diversi

  • Nello stesso soggetto

  • Variazione libera/sistematica


La linguistica acquisizionale in una prospettiva didattica

La linguistica acquisizionale in una prospettiva didattica:

La linguistica acquisizionale può fornire utili spunti applicativi in campo didattico.

Cade il rapporto dicotomico tra apprendimento e acquisizione:

Si punta alla acquisizione guidata, cioè ad un processo di insegnamento che punta a favorire l’acquisizione.

Docente e programmi in sintonia con lo sviluppo dell’apprendimento: adeguatezza dell’input offerto.


Il contesto classe

Il contesto ‘classe’

  • non è un semplice luogo fisico o una più o meno fedele riproduzione della realtà

  • è un universo di socialità, in cui si attiva la comunicazione e la relazione tra individui


Modello di competenza linguistico comunicativa

Modello di competenza linguistico-comunicativa

  • competenze linguistiche ( + competenza metalinguistica)

  • componente sociolinguistica

  • competenze pragmatiche


Simone casini francesca gallina universit per stranieri di siena 21 aprile 2010

  • Modello di competenza linguistico-comunicativa

  • continuum evolutivo, verticale ed orizzontale, di elaborazione di sistemi provvisori di varietà interlinguistiche

  • - la competenza linguistico-comunicativa si definisce in rapporto alle sollecitazioni comunicative provenienti dall’ambiente sociale entro il quale l’apprendente dovrà dimostrare di saperle utilizzare: contesti di quotidianità, di studio, di lavoro ecc.

  • Comportamenti all’interno di un continuum di socialità:

  • dallo scambio comunicativo quotidiano o all’interno della classe di lingua all’interazione sul posto di lavoro


Modello di competenza linguistico comunicativa1

Modello di competenza linguistico-comunicativa

  • continuum evolutivo, verticale ed orizzontale, di elaborazione di sistemi provvisori di varietà interlinguistiche


Modello di competenza linguistico comunicativa2

Modello di competenza linguistico-comunicativa

  • dimensione verticale: livelli di competenza

  • dimensione orizzontale: parametri di gestione delle attività comunicative, cioè ambiti e domini d’uso, contesti di comunicazione, abilità, testi


I profili di competenza linguistico comunicativa del qcer

C

Utente competente

B

Utente indipendente

A

Utente basico

I profili di competenza linguistico – comunicativa del QCER


I livelli di competenza linguistico comunicativa del qcer

A1

A2

B1

B2

C1

C2

Breakthrough

Waystage

Threshold

Vantage

Effective Operational Proficiency

Mastery

I livelli di competenza linguistico – comunicativa del QCER


I profili di competenza

I profili di competenza

  • parametri di tipo pragmatico-globale e non strutturale

  • indicatori pragmatici: fluenza, flessibilità, coerenza, sviluppo tematico, precisione

  • indicatori linguistici: livello generale, livello di vocabolario, accuratezza grammaticale, controllo del lessico, controllo fonologico, controllo ortografico


Che livello

Che livello è?

Comprende frasi ed espressioni usate frequentemente relative ad ambiti di immediata rilevanza (es. informazioni personali e familiari di base, fare la spesa, la geografia locale, l'occupazione). Comunica in attività semplici e di routine che richiedono un semplice scambio di informazioni su argomenti familiari e comuni. Sa descrivere in termini semplici aspetti del suo background, dell'ambiente circostante. Sa esprimere bisogni immediati.


Che livello1

Che livello è?

Comprende le idee principali di testi complessi su argomenti sia concreti che astratti, comprese le discussioni tecniche nel suo campo di specializzazione. È in grado di interagire con una certa scioltezza e spontaneità che rendono possibile un'interazione naturale con i parlanti nativi senza sforzo per l'interlocutore. Sa produrre un testo chiaro e dettagliato su un'ampia gamma di argomenti e spiegare un punto di vista su un argomento fornendo i pro e i contro delle varie opzioni.


Che livello2

Che livello è?

Comprende e utilizza espressioni di uso quotidiano e frasi basilari tese a soddisfare bisogni di tipo concreto. Sa presentare se stesso/a e gli altri ed è in grado di fare domande e rispondere su particolari personali come dove abita, le persone che conosce e le cose che possiede. Interagisce in modo semplice purché l'altra persona parli lentamente e chiaramente e sia disposta a collaborare.


Che livello3

Che livello è?

Comprende con facilità praticamente tutto ciò che sente o legge. Sa riassumere informazioni provenienti da diverse fonti sia parlate che scritte, ristrutturando gli argomenti in una presentazione coerente. Sa esprimersi spontaneamente, in modo molto scorrevole e preciso, individuando le più sottili sfumature di significato in situazioni complesse.


Che livello4

Che livello è?

Comprende un'ampia gamma di testi complessi e lunghi e ne sa riconoscere il significato implicito. Si esprime con scioltezza e naturalezza. Usa la lingua in modo flessibile ed efficace per scopi sociali, professionali e accademici. Riesce a produrre testi chiari, ben costruiti, dettagliati su argomenti complessi, mostrando un sicuro controllo della struttura testuale, dei connettori e degli elementi di coesione.


Che livello5

Che livello è?

Comprende i punti chiave di argomenti familiari che riguardano la scuola, il tempo libero, ecc. Sa muoversi nella maggioranza delle situazioni che possono verificarsi mentre viaggia nel Paese in cui si parla la lingua. È in grado di produrre un testo semplice relativo ad argomenti che siano familiari o di interesse personale. È in grado di descrivere esperienze ed avvenimenti, sogni, speranze ed ambizioni e spiegare brevemente le ragioni delle sue opinioni e dei suoi progetti.


Simone casini francesca gallina universit per stranieri di siena 21 aprile 2010

Quadro 1.1. – Descrittori di competenze proposti dal QCER

(Consiglio d’Europa 2001, Tab. 6)


Simone casini francesca gallina universit per stranieri di siena 21 aprile 2010

Quadro 1.1. – Descrittori di competenze proposti dal QCER

(Consiglio d’Europa 2001, Tab. 6)


Simone casini francesca gallina universit per stranieri di siena 21 aprile 2010

Quadro 1.1. – Descrittori di competenze proposti dal QCER

(Consiglio d’Europa 2001, Tab. 6)


Simone casini francesca gallina universit per stranieri di siena 21 aprile 2010

Dalla valutazione alla progettazione e realizzazione

di percorsi didattici per un pubblico di _____________

Sillabo della

certificazione

Sillabo

per la didattica

curricolo

Unità di lavoro

Unità di lavoro

Unità di lavoro

Unità di lavoro


Alcune definizioni

Alcune definizioni

Curriculo: insieme delle decisioni per pianificare, organizzare, implementare e valutare un progetto di insegnamento che comprende la definizione di un programma (mete e obiettivi), l’elaborazione di un sillabo e indicazioni metodologiche per organizzare il piano didattico e per verificare i risultati

Sillabo: specificazione e sequenziazione dei contenuti di insegnamento


Simone casini francesca gallina universit per stranieri di siena 21 aprile 2010

Curricolo

  • Identificazione dei bisogni / Valutazione

  • Determinazione degli obiettivi

  • Definizione dei contenuti generali

  • Metodi di insegnamento e apprendimento impiegati

  • Indicazioni generali sui materiali

  • Testing e valutazione


Quali variabili necessario considerare nell identificazione dei bisogni degli apprendenti

Quali variabili è necessario considerare nell’identificazione dei bisogni degli apprendenti?

  • le situazioni comunicative in cui gli apprendenti dovranno misurarsi (nella quotidianità, nel lavoro, in un test)

  • gli atti linguistici che saranno chiamati più di frequente a svolgere

  • le motivazioni che li sostengono nello studio

  • le attività linguistiche, scritte o parlate, che saranno loro più utili


Quali variabili necessario considerare nell identificazione dei bisogni degli apprendenti1

Quali variabili è necessario considerare nell’identificazione dei bisogni degli apprendenti?

  • i tipi di testo che dovranno più frequentemente usare e decodificare

  • i contenuti con cui dovranno confrontarsi e, sul piano linguistico, le forme e le strutture che si troveranno ad utilizzare

  • le competenze in entrata, quelle cioè possedute dall’apprendente all’inizio di un dato percorso di apprendimento


Sillabo

Sillabo

Determinazione dei contenuti di insegnamento in termini di conoscenze e/o capacità

  • Dal CEFR (2001):

    • domini e contesti d’uso specifici per una tipologia di apprendenti

    • usi della lingua distinti per abilità

    • tipologie e generi testuali

    • strutture fonologiche e morfosintattiche

    • lessico di riferimento


Sillabi

Sillabi

  • Formali/grammaticali (acquisizione di regole)

  • Nozionali/Funzionali (funzioni pragmatiche)

  • Processuali (centrati su attività e compiti)

  • Lineari

  • A struttura ciclica


Il testo nel cefr

Il testo nel CEFR

  • “testo è usato per indicare ogni manifestazione di lingua parlata e scritta che un locutore/apprendente riceva, produca o scambi. Non può esserci atto di comunicazione attraverso la lingua senza un testo. Le attività e i processi linguistici sono tutti analizzati e classificati in termini di relazioni dell’utente/apprendente e di ogni interlocutore con il testo” (CEFR p.93)


Il testo nell unit didattica

Il testo nell’unità didattica

  • il testo è l’elemento base del sistema di organizzazione del lavoro

  • è fulcro del sistema logica dell’UD

  • fornisce senso a tutte le componenti dell’UD


Funzioni del testo nell unit didattica

Funzioni del testo nell’unità didattica

  • rispondere ai bisogni di comunicazione nell’interazione della classe

  • essere un modello di uso comunicativo

  • porre un problema sul piano linguistico-comunicativo per stimolare il processo di acquisizione


Simone casini francesca gallina universit per stranieri di siena 21 aprile 2010

Output comunicativo: esito della valutazione

Contestualizzazione culturale e comunicativa

Inputtestuale

strumento di interazione ecomunicazione

Attività esercitativa di rinforzo

modello di lingua

rappresentativo di usi comunicativi e di tipi di testo

Verifiche della comprensione

fonte di problemi e attivatore di apprendimento

Attivitàdi comunicazione dal / sul testo

Attività metalinguistica esplicita e implicita


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  • Competenza interculturale nel QCER

  • in un approccio interculturale l’obiettivo centrale dell’educazione linguistica è promuovere lo sviluppo della personalità dell’apprendente e il senso di identità in risposta all’esperienza arricchente di altre di lingue e culture (p.1)


Simone casini francesca gallina universit per stranieri di siena 21 aprile 2010

  • Competenza interculturale nel QCER

  • plurilinguismo e pluriculturismo

  • consapevolezza interculturale (p.103): conoscenza, consapevolezza e comprensione della relazione (somiglianze e differenze) tra il ‘mondo di origine’ e il ‘mondo della comunità target’


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  • Competenza interculturale

  • è la capacità di integrare, sistematizzare, far interagire la propria competenza culturale con quella della comunità ospite; aiuta gestione della dialettica tra mantenimento dell’identità personale e contatto con altre lingue e culture

  • competenze linguistiche + competenze generali; nesso lingua/cultura; non si ha competenza linguistica senza conoscere il mondo


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  • Competenza interculturale

  • capacità di mettere in relazione la cultura di origine e la cultura altra

  • sensibilità culturale e capacità di identificare e usare una varietà di strategie per il contatto con le strategie delle altre culture

  • capacità di gestire incomprensioni interculturali e situazioni di conflitto

  • capacità di superare relazioni stereotipate


Simone casini francesca gallina universit per stranieri di siena 21 aprile 2010

  • Competenza interculturale

  • conoscenza dei valori e delle credenze di un gruppo sociale in altri paesi e regioni: ad es. credi religiosi, tabù, storia, ecc. sono essenziali per la comunicazione interculturale


Simone casini francesca gallina universit per stranieri di siena 21 aprile 2010

  • Competenza plurilinguistica e pluriculturale

  • non è perfettamente bilanciata, non è costante nel tempo

  • migliora percezione di ciò che è generale e specifico di lingue differenti (competenza iperlinguistica)

  • ridefinisce capacità di apprendimento e di entrare in relazione con gli altri e con nuove situazioni


Simone casini francesca gallina universit per stranieri di siena 21 aprile 2010

  • Competenza plurilinguistica e pluriculturale

  • Favorisce gli apprendenti:

  • costruzione di identità linguistica e culturale attraverso l’integrazione di esperienze diversificate dell’alterità

  • costruzione di un’identità più ricca e complessa tramite conoscenza dell’altro e consapevolezza interculturale

  • sviluppo delle capacità di apprendimento attraverso esperienze diversificate di messa in relazione di più lingue e culture


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  • Competenza interculturale

  • (Gertsen, 1995)

  • dimensione affettiva: empatia, apertura mentale, flessibilità, comprensione

  • dimensione cognitiva: comprensione della diversità e conoscenza specifica di una cultura

  • dimensione comunicativa/comportamentale: capacità di agire (esprimersi e capire l’altro) con “sensibilità culturale”


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L’educazione interculturale nella scuola italiana

C.M. 301/1989: rispetto delle differenze, al fine di consolidare la convivenza, attraverso la conoscenza reciproca (da parte degli italiani e degli stranieri) delle lingue e delle culture;

C.M. 205/1990: educazione interculturale come mediazione tra culture animatrice di confronto produttivo tra modelli differenti; “l’obiettivo primario dell'educazione interculturale si delinea come promozione delle capacità di convivenza costruttiva in un tessuto culturale e sociale multiforme. Essa comporta non solo l'accettazione ed il rispetto del diverso, ma anche il riconoscimento della sua identità culturale, nella quotidiana ricerca di dialogo, di comprensione e di collaborazione, in una prospettiva di reciproco arricchimento”.


Simone casini francesca gallina universit per stranieri di siena 21 aprile 2010

  • L’educazione interculturale nella scuola italiana

  • C.M. 73/1994:

  • l'educazione interculturale non si esaurisce nei problemi posti dalla presenza di alunni stranieri a scuola, ma si estende alla complessità del confronto tra culture, nella dimensione europea e mondiale dell'insegnamento

  • l'educazione interculturale nelle sue articolazioni costituisce la risposta educativa alle esigenze delle società multiculturali

  • nella ricerca sull'intercultura, si richiama la consapevolezza della propria identità e delle proprie radici come base essenziale per il confronto; d'altra parte si sottolinea, di questa identità, la struttura composita

  • alla luce del principio della "valorizzazione della diversità", il modello di "integrazione" si svolge in quello di interazione, che implica il coinvolgimento degli alunni italiani e stranieri in progetti interculturali comuni

  • l'insegnamento linguistico richiede una progettazione didattica specifica in relazione alle singole situazioni di bilinguismo nel contesto dei programmi di educazione linguistica rivolti alla totalità degli alunni

  • le attività di confronto richiedono misura ed attenzione alle sensibilità individuali. Non si tratta di enfatizzare la qualità di "straniero", ma piuttosto di accoglierlo nell'"ordinario" della vita scolastica in una società pluralista


Simone casini francesca gallina universit per stranieri di siena 21 aprile 2010

  • L’educazione interculturale nella scuola italiana

  • La via italiana per la scuola interculturale e l’integrazione degli alunni stranieri - Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’educazione interculturale Ottobre 2007

  • intercultura: scuola del pluralismo

  • valorizzazione del plurilinguismo: opportunità per tutti gli alunni,

  • includere le lingue delle collettività più numerose nell’offerta formativa

  • - mantenimento della L1 è diritto e strumento di crescita cognitiva con risvolti positivi su apprendimento dell’italiano L2 e altre lingue straniere studiate a scuola


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