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Anno Scolastico 2004/2005

Anno Scolastico 2004/2005. Una terra fra due fiumi:Il Polesine. Scuola primaria di Villamarzana. Classe V. Istituto Comprensivo di Costa di Rovigo. Insegnante Milan Lina. ☺Presentazione. ☺Il mito di Fetonte. ☺Il Delta del Po. ☺Lungo i rami del Po. ☺ Incontri lungo l’argine.

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Anno Scolastico 2004/2005

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Presentation Transcript


  1. Anno Scolastico 2004/2005 Una terra fra due fiumi:Il Polesine

  2. Scuola primaria di Villamarzana Classe V Istituto Comprensivo di Costa di Rovigo. Insegnante Milan Lina

  3. ☺Presentazione ☺Il mito di Fetonte ☺Il Delta del Po ☺Lungo i rami del Po ☺ Incontri lungo l’argine Clicca sul disegno per vedere i nostri disegni ☺ Valli, lagune e sacche ☺Poesie ☺Gli scanni e le spiagge ☺Costruzioni tipiche ☺Attività economiche tipiche

  4. Presentazione Il nome latino del grande collettore padano era Padus, quello greco Pàdos, fu chiamato anche Eridano.Il Po è il maggiore dei fiumi italiani sia per lunghezza (Km 652) sia per ampiezza del bacino (74’970 Km q.) sia per entità di portata.Nasce nel versante orientale delle Alpi Cozie e percorre verso est l’intera Pianura Padana che ha contributo a formare. Sfocia nel Mar Adriatico con vasto apparato deltizio di circa 400 Km q. Il Delta è esteso tra la foce dell’Adige a nord e quella del Reno a sud, parte in territorio veneto e parte in territorio emiliano che il grande fiume attraversa dividendosi in 5 rami: di Maistra, della Pila, della Tolle, di Gnocca e di Goro.Si getta in fine nel mar Adriatico con quattordici bocche che versano in mare ogni anno circa tredici milioni di tonnellate di detriti accrescendo l’area deltizia di sessanta ettari.Il regime del Po è caratterizzato da due massimi(in primavera ed in autunno) e due minimi (In inverno e in estate) ed è condizionato dalla diversità di regime dei suoi affluenti alpini ed appenninici, che danno origine a portate normalmente costanti con valori massimi in autunno e in primavera. Quest’ ultime sono le stagioni nelle quali, nonostante gli imponenti lavori di arginatura, si sono verificate le piene più rovinose. Le inondazioni furono causate dalle piogge ininterrotte e prolungate dalla diffusa impermeabilità dei terreni e dall’inizio delle pie da monte.L’opera dell’uomo è intervenuta a modificare profondamente il paesaggio del Delta padano regolando il deflusso delle acque del fiume, costruendo numerosi canali, bonificando vasti terreni prima coperti dalle acque lagunari. Nel sottosuolo è presente il metano, che contribuiva ad un progressivo abbassamento del terreno è stato sospeso nel 1961. Preoccupazioni sempre maggiori, va suscitando il fenomeno dell’inquinamento del fiume con seguente contaminazione delle reti di approvvigionamento idrico.

  5. Il mito di Fetonte Vorrei levarmi a volo sull’onda marina Fino alla spiaggia adriatica E all’acqua del fiume Eridano, Dove nel flutto impetuoso le giovinette infelici Figlie del Sole stillano Per la misera sorte di Fetonte Lacrime in goccia di ambra fulgente. Nelle fonti letterarie e storiografiche più antiche si parla dell’Eridano, che a partire dal V secolo a.C., è il possente fiume che sfocia nell’ Adriatico Settentrionale con un ampio delta e corrisponde al nome mitologico del nostro fiume Po. All’Eridano è legato il mito di Fetonte. La fiaba narra di Fetonte, che credeva di non essere figlio del Sole e volle affrontare il presunto genitore per conoscere la verità sulle sue origini. Il Sole sedeva, avvolto da una veste purpurea, sedeva su un trono sfavillante di smeraldi: a destra e a sinistra erano i Giorni, i Mesi, gli Anni, i Secoli, Le Ore, la Primavera, adornata da corone di fiori, l’Estate con ghirlande di spine, l’Autunno carico di uva pigiata e il gelido Inverno con la sua chioma irsuta e candida. Vedendo il giovane figlio, il Sole depose i raggi che splendevano intorno al suo capo e sollecitò Fetonte ad avvicinarsi e lo abbracciò, liberandolo dall’affanno sulle sue origini. Poi lo esortò a chiedergli qualunque dono. Il figlio chiese di guidare per un giorno il cocchio paterno.

  6. Il Sole al primo istante trasalì e cercò di persuadere il figlio a non guidare per gli spazi siderali. Alla fine condusse il giovane verso il carro che Vulcano aveva costruito con l’oro e le gemme incastonate nel giogo. Titano ordinò alle Ore di aggiogare i cavalli fiammeggianti e sazi di ambrosia e il Sole unse di sacri unguenti il volto del figlio, perché potesse sopportare le fiamme, gli coronò la chioma di raggi e lo implorò di non salire troppo in alto nel cielo e di non scendere troppo in basso verso la terra. Il giovane, spiccato un balzo sul carro, impugnò le briglie e guizzò nel cielo. I cavalli, sentendo il carico più leggero del consueto, corsero all’impazzata: Fetonte abbandonò i freni e perse il cammino: il cocchio si arroventò, arsero foreste e montagne e fu così che la gente etiope assunse il colore nero della pelle, la Libia divenne arida, il fiume Nilo fuggì atterrito all’estremità del globo. Zeus, per salvare l’Universo dalla rovina e punire l’incauto cocchiere, vibrò un fulmine sul carro e Fetonte in fiamme s’inabissò nell’Eridano. Straziato dal dolore ,il padre nascose il volto offuscato e un giorno intero trascorse senza sole.. Le Elidi, sorelle dell’infelice giovane, piansero sconsolate in riva al fiume, ma sentirono nel loro corpo consumarsi un prodigio: i piedi si irrigidirono e il corpo incominciò a trasformarsi in radici e tronchi di pioppo, i capelli si convertirono in fronde e le braccia in rami. Le loro lacrime si tramutarono al sole in ambra che l’Eridano raccoglieva e trascinava nella sua corsa verso il mare. All’orribile scena assistette anche Cigno, re dei popoli liguri, legato a Fetonte da vincolo di sangue e di amicizia. I suoi lamenti riempirono le rive dell’Eridano e la selva dei pioppi in cui le Elidi si erano trasformate, finchè la voce si affievolì, candide piume gli coprirono la schiena e i fianchi, il collo si allungò, una membrana gli congiunse le dita e la bocca si mutò in un rostro arrotondato. Da quel giorno Cigno, temendo il fuoco e preferendo le acque, vive negli stagni e nei laghi.

  7. Il Delta del Po Il Delta del Po è un paesaggio antico ed è il risultato dell’immane lotta fra il mare, la terra e l’uomo. Lungo i fiumi si sono sviluppate le civiltà. I fiumi, specie quelli più facilmente navigabili, erano le strade dell’antichità. Reperti archeologici ci dicono che gia dal X secondo a.C. lungo un vecchio ramo del Po, a Frattesina, (vicino all’attuale Fratta Polesine), sorgeva un fiorente centro con fabbriche e commerci, che collegavano il Baltico al Mediterraneo e viceversa lungo la famosa via dell’ambra. Da allora, come in tutte le località del Polesine fu un susseguirsi, di presenze, di culture, di periodi di prosperità e di decadenza. La storia del Polesine è la storia del Po. Dal Paleoveneti ai Greci, agli Etruschi, ai Romani, antiche e grandi civiltà hanno lasciato i loro segni in Polesine. Molto di essi sono ancora avvolti in misteri del sottosuolo, dove il fiume con le proprie esondazioni li ha a più riprese confinati. Altri sono invece a disposizione dei visitatori nei musei di Adria e Rovigo e sparsi sul territorio.

  8. Lungo i rami del Po Sei sono i rami attivi principali del Po che sboccano in Adriaticosul versante polesano. Il Po di Goro, il più a sud, fa da confine con la provincia di Ferrara. Risalendo verso nord, troviamo le foci del Po di Gnocca o di Donzella, del Po delle Tolle, del Po della Pila, del Po di Maistra e del Po di Levante. Aqueste si potrebbe aggiungere le due bocche di Scirocco e Tramontana; ogni ramo è diverso dagli altri. Il Po di Maistra è il più ricco di golene e rive coperte di vegetazione lussureggiante. Il Po di Pila è il più maestoso: le rive sono quasi sempre ricoperte di salici, pioppi e robinie, oltre ad una ricca vegetazione erbacea. Verso la foce, vicino all’acqua, troviamo distese di cannuccia, qui alberga una fauna numerosa, soprattutto uccelli (tarabusi, folaghe gallinelle, martin pescatori, pendolini). Le piante tipiche del luogo sono: canne dulcamara, convolvolo, non ti scordar di me, menta acquatica,iris; galleggianti sui laghi di golena ci sono le bianche ninfee, i gialli nannuferi, i ranuncoli di fiume, la castagna la lenticchia e la felce d’acqua.

  9. Altri disegni

  10. Incontri lungo l’argine Lungo l’argine capita di vedere pastori con ampi greggi. Questo è il loro mondo. Sono stati cacciati dai terreni, perché solo l’agricoltura domina nella pianura e le pecore la danneggiano. Sulle banche del Po si possono incontrare anche gli zingari e qui trovano momenti di sosta adeguata al loro stile di vita. Dentro il fiume scorre ogni tanto la sagoma di bettoline che trasportano merci dalla Lombardia al mare e viceversa. Piccole barche di pescatori solcano l’acqua sistemando e recuperando le reti. A volte enormi bilancini coprono in certe strettoie l’intero corso della corrente. Il delta è stata terra di mestieri liberi, come il vagantivo, la pesca ,la caccia, la pastorizia, ma anche il bracconaggio, il banditismo e il contrabbando. Dove non ci sono ponti, incontri i traghettatori, che con i battellieri appartengono ad una razza antica, ma che si evolve con i tempi. Accanto alle più tradizionali, dispongono di imbarcazioni moderne per il trasporto dei turisti verso le foci addentrandosi nei più minuscoli e incredibili meandri dei canneti, fra lagune e sacche.

  11. . Valli, lagune e sacche Valli da pesca: componenti fondamentali del delta, sia dal punto di vista naturalistico che di quello economico, le valli sono ampie estensioni di acqua salmastradelimitata da arginelli, comunicanti a mezzo di chiaviche da una parte, con il fiume dall’altro e con la laguna. Nelle valli si pescano cefali, anguille, orate e branzini. La ricchezza di fauna acquatica e la tranquillità attirano nella valle molte specie di uccelli: gazzette, aironi rossi e cinerini, svassi, starne, gabbiani, oche selvatiche, cavalieri d’Italia, avocette, ciurli e molte specie di anatre che d’inverno sono preda dei cacciatori. Sugli arginelli delle valli si trovano le tamerici che impediscono il franamento delle rive, riparano dai venti un tempo costituivano il legno per gli attrezzi di valle. L’ambiente di valle è tipico anche per le tipiche costruzioni dette casoni dal grande camino. È un locale dove si riparano a mangiare e a dormire i guardiani della valle.

  12. Lagune: se la valle da pesca è ambiente interamente governato dall’uomo, la laguna consiste, invece, in bacini liberi d’acqua salmastra, in parte delimitati verso il mare da cordoni di dune sabbiose o scani e dalla parte del fiume da barene. Su queste ultime è facile osservare la salicornia, pianta carnosa, che assume un bel colore rosso verso la fine dell’estate, il limonio dai bei fiori violetto e la puccinella, un’elegante graminacea. Sacche: più che lagune, le sacche sono insenature del mare; l’acqua è salata. Esse, con le loro bordure di canne, gli isolotti più piccoli che si chiamano bari e bonelli i più grandi, sono uno tra gli elementi più interessanti del delta, di cui segnano il limite verso il mare. Durante l’alta marea sembrano dei grandi laghi da cui emergono la vegetazione tipica di salici, tamerici e cannuccia. Durante la bassa marea affiorano vaste distese di fondali fangosi: le velme. Nell’acqua delle sacche vive un’infinità di alghe microscopiche in sospensione e molti animaletti hanno la funzione di spazzini, come molte specie di gamberetti e crostacei che si nutrono di resti organici, o di filtratori, come le ostriche, le cozze e le vongole. La Sacca di Goro, quella di Scardovari, la Sacca di Caleri sono le più importanti del delta.

  13. Gli scanni e le spiagge Trasportati da piccoli battelli o barche di pescatori si può arrivare su queste lingue dunose di sabbia con davanti il mare aperto e dietro sacche e lagune. E’ l’ambiente più caratteristico e anche quello più integro del Polesine. Fare il giro a piedi di queste isole è una vera e propria avventura naturalistica. E’ interessante, partendo dal mare, seguire l’evoluzione dell’insediamento dei vari tipi di vegetazione. Prima solo sabbia, poi cespi sempre più fitti: la cachila o ravastreflo, pianta erbacea a foglie carnose con fiori rosa pallido, il convolvolo di spiaggia la soldanella di mare con fiori rosa lilla, l’enotera, detta anchebella di notte, con vistosi fiori gialli che ogni giorno si chiudono per rifiorire ogni notte. Segue più all’interno una fascia di vegetazione in cui predomina l’agropiro o gramigna delle spiagge, l’ammofila o sparto pungente e la medica gialla, pianta che ha una funzione di consolidamento della sabbia e attorno a cui si sviluppano delle formazioni dunose. Dietro le dune, avvallamenti ricchi di sabbia salata, possiamo notare il giunco e il giunco nero, tappeti di muschio e di ambrosia, con moltissimi fiori gialli che fioriscono nella tarda estate. Proseguendo verso la laguna, troviamo moltre altre specie tra cui il ginepro, la canna palustre, arbusti di robinia. Gli scanni si prestano alla nidificazione di molti tipi d’uccelli: il corriere piccolo, il corriere maggiore, il fraticello, la pieveressa, il gabbiano reale,la sterna comune la sterna maggiore, il beccapesci, il mignattino.

  14. Costruzioni tipiche Altra componente importante del paesaggio sono le costruzioni. In taluni scanni remoti, si possono trovare gli ormai rarissimi casoni di canna, le tradizionali abitazioni del delta a pianta rettangolare, pareti e tetto di canna palustre, pavimento in terra battuta e camino in muratura. Sono abitate stagionalmente anche da pescatori. Una presenza significativa sono le ville venete. Collegate alle corti o sistemate lungo gli argini, c’erano le case dei braccianti, tipiche case polesane molto basse, a un pino solo, dove ad ogni camino, con la caratteristica forma a dado, corrispondeva un nucleo familiare. Nei terreni dell’ultima bonifica, sparse nella campagna, si trovano delle case tutte uguali, con stalla e fienile. Altre costruzioni tipiche sono le vecchie idrovore i cui alti camini si stagliano nella piattezza del paesaggio e le fornaci per lo più sistemate in golene protette da argini, ciò sia per l’abbondanza d’argilla sia per la comodità del trasporto dei mattoni via fiume.

  15. Attività economiche tipiche Oltre ai cantieri navali a Loreo, Adria, Donada e Contarina e agli squeri, le attività economiche tipiche sono legate all’agricoltura, alle valli da pesca, alla pesca, all’allevamento dei mitili, alla lavorazione del sale e del pesce, alla raccolta della canna palustre, alle risaie, agli zuccherifici e ai mangifici ( famosa è l’erba medica del delta ). Da segnalare anche i mercati del pesce a Pila, a Goro e a Scardovari. Sono tutte attività legate al territorio, se pur diverse, ma comunque profondamente evolute. Pensiamo all’agricoltura, un tempo legata al sudore dei braccianti, ora meccanizzata, o ai lavori di bonifica e di regimentazione delle acque, un tempo sulle spalle di masse di scariolanti. Oggi nel delta del Po l’obiettivo è salvaguardare e valorizzare il più possibile questo ambiente, sia perché della natura l’uomo ha bisogno per migliorare la qualità della vita, sia perché è la più sicura premessa di uno sviluppo economico duraturo ed equilibrato della zona.

  16. Una tragedia in poesia L'alluvione del 1951

  17. Terra del mio Polesine Poesia Prosa I grilli, che nei prati di maggese si davano convegno, all’imbrunire, per il solito concerto della sera, sono spariti, tutti, dalla loro scena. Non campi mareggianti di frumento nella pianura ridotta a palude. Del suo bel manto verde, lussureggiante, non è rimasto un segno, una traccia. L’acqua del Po disalveata ha fatto piazza pulita di tutto. Terra del mio Polesine diseredata, mai, come adesso, cara e così amata! Il mento sul bordone, muto l’aspetto, nel muto mio dolore ti guardo e penso. I grilli, che si davano convegno nei campi di grano, al tramonto, per il solito concerto della sera, non ci sono più, poiché la pianura è stata trasformata in palude. Dei campi verdi e lussureggianti, non è rimasto niente, l’acqua del Po ha ricoperto tutto, distruggendo così tutto il raccolto. Terra del mio Polesine distrutta, non mi sei mai stata così cara come adesso, nel tuo muto aspetto! Ti guardo e ti penso, mentre sono immerso nel mio muto dolore.

  18. I profughi del delta Sugli animi depressi dei profughi del Delta Gravano l’ombre stagnanti della sera, Ognuna con il dramma d’una vita. Il suono d’una squilla dell’Avemmaria Riapre ferite lacere in carne viva, Ridestando ed acuendo nei fuggiaschi Il rimpianto dei lidi abbandonati. Nelle loro brandine, sotto stranieri letti, I bimbi sognano i bei colori del Polesine, Ora sommerso da un mare d’acque cineree. La notte, nel letto di Procuste Si voltano, rivoltano vaneggiando nel delirio, I malati cronici d’inosnnia, Ansiosi di ritornare sotto i loro coppi. Ogni sera, al calare del sole Sotto l’orizzonte sconfinato, Rimandano al giorno dopo, In trepidante, penosa attesa, La ricezione della trasmissione, Attraverso l’etere del cosmo, Del messaggio di liberazione Dell’angelo buono del Signore Dalla prigionia della morte civile E il loro rimpatrio nei luoghi dell’origine, Dopo le sofferenze d’un forzato esilio. Donne, uomini, giovani, anziani, sciupati dalla malinconia, Che ne ha alterata la fisionomia; Sono malati gravi,tutti, di nostalgia. Bepi Bonafin Prosa

  19. Prosa Sugli animi tristi dei profughi polesani, pesano le ombre della sera che acquisiscono le loro malinconie, portando con sé il dramma dell’alluvione. Il suono delle campane dell’Ave Maria, riapre le ferite dell’anima dei profughi risvegliando in loro il rimpianto delle terre abbandonate. I bambini dei profughi sognano nelle loro brandine, nelle case di coloro che li hanno ospitati, i bei colori del Polesine che ora è sommerso da un mare d’acqua di colore grigio, mentre gli adulti che non riescono a dormire la notte, sperano di ritornare nelle loro case. I profughi ascoltano ogni sera, al calare del sole, le notizie alla radio con la speranza che venga comunicata la notizia del ritorno nella loro terra e nelle loro case. Le donne, gli uomini, i giovani e gli anziani, sono tutti sciupati a causa della malinconia che ha alterato la fisionomia dei loro volti, perché sono ammalati di nostalgia per la loro terra.

  20. La rota del Po Con la sua corsa matta, portava via ogni cosa senza pietà nemmeno per i poveri figli che ha annegato Intanto el Po, Co’la so corsa mata, El portava via Ogni roba senza pietà Gnanca par chi poveri fioi Che l’à negà Lino Naccari “El po l’è alto Ma no’l rompe. I arseri i’è boni E i tien duro” “In Po ghe masa acqua I arseri no’i pole tegnere”. El rompe, no’l rompe. “Essere o non essere”. El me pareva El dubio de Amleto. A’la fine del Po No’l’à tugnù a Ociobelo Che mi ciamaria Ocioscalognà. Sta povera zente l’è scapà Co’le man in ti cavi Da’la desperazion Prosa Il Po è alto ma non rompe gli argini. Gli argini sono buoni e resistono. Nel Po c’è troppa acqua e gli argini non possono tenere. Rompe gli argini, non li rompe. “essere o non essere”. Mi pareva il dubbio di Amleto. Il Po alla fine non ha tenuto conto di niente e ha rotto gli argini a Occhiobello che io chiamerei Occhiobellosfortunato. La povera gente scappò con le mani nei capelli nella disperazione intanto che il Po con la sua matta,

  21. Ascoltame Po Dopo ventisincoe ani, par poco non te Fazevi le nosse d’arzento… E semo ancora chi, ca trememo de spavento. Ma con tante cure, e tante caresse,… A t’emo calmà le to stranesse. Ora te prego… Po mio… Metate calmo par cariità, E lassane lavorare sta bona tera In tutta tranquillità. Telesforo Previato Po, a tiè la nostra disperassion Prorio ti, ca te fa parte de la nostra fameia A tiè diventà la piegora nera. Ti, caro fiolo, A te ga on bruto caratere E te lo cambi ad ogni staion. Ti, a te vien per monte vale e pianura, Ma solo nel Delta a te fa paura. E contando ca te vedemo intavanà, A te ne fa stare tutti in asietà. Parchè, a ghemo sempre in mente El siquant’uno, coando ca tiè s-ciopà… E ta na mandà a ramnego Par tute le zità. Prosa

  22. Ascoltami Po Po, sei la nostra disperazione proprio tu, che fai parte della nostra famiglia sei diventato la pecora nera. Tu, caro figlio, hai un brutto carattere e lo cambi ogni stagione. Tu vieni dal monte, per la valle e in pianura, ma solo nel Delta fai paura. E quando ti vediamo arrabbiato, ci fai stare tutti in ansia. Perché, abbiamo sempre in mente il cinquantuno, quando tu sei “scoppiato”… (hai rotto gli argini) e ci hai mandati in esilio in tutte le città. Dopo venticinque anni, per poco non ripetevi la tragedia del ’51 , e siamo ancora qui, che tremiamo di spavento. Ma con tante cure e tante carezze … Abbiamo calmato le tue stranezze (abbiamo rinforzato gli argini e pulito il tuo alveo per impedire l’innalzamento del fiume) Ora ti prego … Po mio … mettiti calmo per carità e lasciaci lavorare questa fertile terra in tutta tranquillità.

  23. Il Delta Del Po FINE

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