I VERTEBRATI

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I VERTEBRATI

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1. I VERTEBRATI Mattia Ceruti

2. vertebrati pesci anfibi rettili uccelli mammiferi filmato delfino carpa salamandra Cobra reale Corvo imperiale

3. I pesci. Appartenenti al subphylum dei vertebrati, con oltre 22.000 specie coprono quasi il 50% del totale delle specie del gruppo; i pesci (o ittiopsidi) sono animali che vivono nelle acque e respirano l'ossigeno disciolto in esse mediante branchie. Non possiedono zampe ma pinne, che permettono loro di muoversi nell'elemento fluido con particolare efficacia. Si distinguono tra i vertebrati per il lungo periodo di evoluzione (350 milioni di anni circa) che ha consentito lo sviluppo di tutte le forme attuali che si sono sviluppate e adattate ad ogni tipo di condizioni e alimentazione, specializzandosi e riempendo anche gli spazi di nicchia nei vari ambienti naturali.

5. Fra le specie di Ciprinidi delle acque dolci italiane, la carpa ? quella che raggiunge le maggiori dimensioni, superando talora anche 1 metro di lunghezza e 30 kg di peso. La Carpa ? originaria dell'Europa orientale e dell'Asia , dove ? allevata da secoli e dove sono state selezionate numerose variet? domestiche. Alcune di queste, similmente alle forme selvatiche, sono completamente ricoperte di scaglie mentre altre, come la carpa a specchi e la carpa cuoio, ne sono parzialmente o completamente prive. In Italia la carpa ? stata introdotta forse in epoca romana. La carpa?

6. Fino a pochi anni or sono veniva diffusamente allevata, a scopo alimentare, soprattutto nelle risaie, mentre attualmente la carpicoltura non ? pi? legata alla coltura del riso ed ? quasi esclusivamente dedicata al ripopolamento. Abbastanza frequente nel Po, nel tratto terminale dei suoi affluenti e in genere nei corsi d'acqua della pianura, la carpa ? comune pure nei canali di bonifica, che rappresentano un ambiente ottimale per questa specie. Come per altre numerose specie tipiche delle acque lente che di pianura, nella parte orientale della regione la carpa, a causa di ripetuti ripopolamenti, ? presente anche nei tratti intermedi o alti di alcuni fiumi e in laghi appenninici, le cui caratteristiche ecologiche non soddisfano per? le esigenze di questo pesce. Predilige acque ferme o moderatamente correnti, con fondi melmosi e ricchi di vegetazione. E' onnivora; si nutre di materiale vegetale fresco o in decomposizione, di invertebrati del fondo e, occasionalmente, di avannotti e girini.

7. Gli anfibi. Gli Anfibi sono i primi Vertebrati che hanno invaso le terre emerse e sono definiti cos? in quanto conservano una fase di vita acquatica. Gli Anfibi attuali hanno pelle nuda, priva di scaglie, ma stratificata e con un sottile strato corneo, e fornita di numerose ghiandole il cui secreto serve a mantenerla umida e a proteggerla da una grande variet? di agenti patogeni. Proprio perch? sottile, inoltre, la pelle pu? agire da importante organo respiratorio Gli Anfibi sono derivati dai Panderictidi un gruppo di pesci Crossopterigi, ora tutti estinti, appartenenti ai Ripidisti Osteolepiformi. Gli antenati diretti degli Anfibi, a partire dal Devoniano superiore, misero a punto una serie di caratteri che consent? la sopravvivenza e il movimento sulle terre emerse. Uno di questi, certamente tra i pi? importanti, fu la trasformazione delle pinne pari in arti con le cinture toracica e pelvica connesse alla colonna vertebrale. L'invasione del nuovo ambiente, sia pure limitata a strisce di terra propinque alle raccolte di acque dolci, ebbe un enorme successo e gli Anfibi presto diversificarono una grande variet? di forme, anche di notevoli dimensioni. Con l'avvento dei Rettili, gran parte di queste specie si estinsero, forse anche in seguito a cambiamenti ambientali.?

8. Gli Anfibi sono prevalentemente insettivori. Hanno sessi separati ed, in genere, fecondazione esterna con amplesso. Le uova, rivestite da un involucro gelatinoso, vengono deposte in acqua o in un ambiente umido; da esse si sviluppa la larva, con branchie esterne e coda pinnata che, dopo un periodo di accrescimento, attraverso una serie di profonde trasformazioni (metamorfosi) diventa un adulto in miniatura Gli Anfibi attuali, riuniti nella sottoclasse Lissanfibi, vengono suddivisi nei tre ordini dei Gimnofioni, privi di arti, Caudati, con coda e arti, e Anuri, privi di coda, con arti posteriori allungati adatti per il nuoto e il salto. Ne sono note circa 4000 specie diffuse in tutto il mondo, tranne che nelle terre circumpolari. Gli Anfibi sono tra i Vertebrati che maggiormente risentono dell'inquinamento e sono i primi a scomparire se le condizioni ambientali vengono alterate, risultando utili indicatori dello stato di salute dell'ambiente.

9. La Salamandra pezzata (Salamandra salamandra, Linnaeus 1758) ? un urodelo appartenente alla famiglia Salamandridae. La specie Salamandra salamandra e un numero variabile di sottospecie riconosciute per il momento; circa 13 sottospecie, alcune delle quali sono state in seguito redescritte come specie separate. Ha un'amplia distribuzione in Europa, nella fascia magrebina, i Balcani e l'Asia Minore. La salamandra pezzata ? facilmente riconoscibile per la sua colorazione nera con vistose macchie gialle. La salamandra pezzata raggiunge i 15-20 cm di lunghezza totale (coda compresa), e le femmine sono in generale pi? lunghe e grosse che i maschi. Le femmine sono ovovivipare, e depongono larve in ruscelli, torrenti o altri corsi d'acqua ben ossigenati. Le larve possiedono branchie e quattro arti ben sviluppati. Le larve si differenziano da altre larve di urodeli per la presenza di macchie chiare alla base degli arti. In alcune popolazioni montane di salamandra pezzata, le femmine sono vivipare e danno alla luce piccoli completamente sviluppati e pronti per la vita terrestre. Gli adulti conducono una vita molto discreta, e sono normalmente attivi solo durante le ore notturne, o durante tempo piovoso e umido. Abitano diversi tipi di foreste, soprattutto boschi decidui misti, faggeti e castagneti, soprattutto in prossimit? di corsi d'acqua. La salamandra.

10. Maschi e femmine esibiscono poco dimorfismo sessuale. I maschi si riconoscono per la forma generalmente pi? snella, e per il rigonfiamento della cloaca, dove le cellule spermatiche sono conservate in una struttura chiamata spermateca. La fecondazione ? interna nelle femmine, che raccolgono lo spermatoforo rilasciato sul terreno dal maschio durante un rituale d'accoppiamento. I maschi incorrono in combattimenti rituali durante il periodo riproduttivo (variabile a seconda della posizione geografica). Nell'Europa meridionale, la salamandra pezzata ? attiva soprattutto durante i mesi autunnali e primaverili, e non si ritira in letargo invernale. In Europa centrale, invece, queste salamandre sono attive in primavera ed estate, e vanno in letargo durante i mesi autunnali e invernali. La salamandra pezzata ? stata oggetto durante secoli di miti e credenze popolari, tra le quali figura quella secondo cui sarebbe in grado di sopravvivere nel fuoco. Questa credenza ? totalmente falsa, e la pelle umida della salamandra la rende estremamente vulnerabile non solo a fonti di calore, ma anche al disseccamento lontano dall'acqua o da luoghi umidi. ? parzialmente vera la credenza secondo la quale la salamandra sarebbe velenosa: le sue ghiandole cutanee possono infatti secretere una sostanza irritante per le mucose.

11. I rettili. I Rettili, comparsi circa 350 milioni di anni fa, sono risultati pi? idonei degli Anfibi a colonizzare gli ambienti terrestri, poich? forniti di pelle spessa con squame cornee che li protegge dalla disidratazione e, per un uovo amniotico in grado di svilupparsi anche lontano dall'acqua. Nei Rettili, la disposizione delle squame varia tra specie e specie ed assume un notevole valore per la loro identificazione. Gli arti sono primitivamente deambulanti ma nelle tartarughe marine sono trasformati in pinne e in molti Squamati (Serpenti e Sauri) sono ridotti o completamente assenti. I Rettili, originatisi nel corso del Carbonifero da antenati Anfibi, si diffusero rapidamente nei pi? vari ambienti terrestri ed, alcuni, anche in ambienti acquatici. In essi si riconoscono tre linee evolutive principali che hanno portato rispettivamente a Testudinati, a Mammiferi e, soprattutto a Squamati, Coccodrilli e Uccelli.? Con l'eccezione di alcune tartarughe e sauri, i Rettili sono carnivori. A differenza degli Anfibi, essi non dipendono dall'acqua per la riproduzione. La fecondazione ? interna e l'uovo, provvisto di guscio resistente, ? ricco di sostanze nutritive. Durante lo sviluppo si formano annessi embrionali che favoriscono l'accrescimento dell'embrione: l'amnios, avvolge l'embrione accogliendo un microambiente umido; il sacco del tuorlo fornisce le sostanze nutritive, mentre l'allantoide permette gli scambi gassosi con l'esterno e accumula le sostanze di rifiuto. Lo sviluppo ? diretto. Sopravvivono attualmente quattro ordini di Rettili, i Testudinati (tartarughe), i Coccodrilli, gli Sfenodonti (tuatara) e gli Squamati (lucertole, serpenti), per un totale di circa 6000 specie diffuse per lo pi? nelle regioni calde e temperate.

12. Con l'eccezione di alcune tartarughe e sauri, i Rettili sono carnivori. A differenza degli Anfibi, essi non dipendono dall'acqua per la riproduzione. La fecondazione ? interna e l'uovo, provvisto di guscio resistente, ? ricco di sostanze nutritive. Durante lo sviluppo si formano annessi embrionali che favoriscono l'accrescimento dell'embrione: l'amnios, avvolge l'embrione accogliendo un microambiente umido; il sacco del tuorlo fornisce le sostanze nutritive, mentre l'allantoide permette gli scambi gassosi con l'esterno e accumula le sostanze di rifiuto. Lo sviluppo ? diretto. Sopravvivono attualmente quattro ordini di Rettili, i Testudinati (tartarughe), i Coccodrilli, gli Sfenodonti (tuatara) e gli Squamati (lucertole, serpenti), per un totale di circa 6000 specie diffuse per lo pi? nelle regioni calde e temperate.

13. Diffuso nel nord dell'India, nel sud della Cina, in Malesia, nelle Filippine e in buona parte del Sud-est asiatico, comprese alcune isole, il cobra reale (Ophiophagus hannah) ? un serpente di grandi dimensioni e dal veleno molto potente, che pu? vivere anche ad altitudini superiori ai 2000 m. Il colore della pelle ? variabile e negli esemplari adulti va dal giallo al verde, dal marrone al nero. I giovani sono pi? scuri e a volte anche neri. In genere presentano strisce trasversali di colore pi? chiaro sul dorso, mentre la zona ventrale chiara pu? presentare strisce trasversali pi? scure. Di solito sono lunghi 3 m, ma esistono esemplari che raggiungono i 5 m. Il cobra reale

14. Questo serpente vive in media 20 anni, abitualmente nelle foreste tropicali e nei mangroveti, in prossimit? di corsi d'acqua e in zone umide, dal momento che ? un esperto nuotatore. Il suo habitat negli ultimi anni ? stato distrutto dagli uomini, tanto che oggi il cobra reale rischia l'estinzione. Spesso si spinge anche in aree coltivate, dove crea problemi ai contadini a causa della sua aggressivit? e del pericoloso veleno. Il cobra reale ? oviparo e la sua stagione riproduttiva va da gennaio ad aprile, periodo in cui questi ofidi vivono in coppia per proteggere, in modo estremamente aggressivo, prima le uova e poi i piccoli. Le femmine, uniche fra tutti i serpenti a farlo, costruiscono un nido di foglie e rami schiacciati nel quale depongono da 21 a 40 uova. La decomposizione della vegetazione fornisce il calore necessario per l'incubazione durante la primavera e l'estate, periodo in cui la femmina resta sempre molto vicina alla nidiata e sviluppa un comportamento particolarmente aggressivo nei confronti di predatori e fonti di disturbo. Neppure il maschio abbandona la zona. I piccoli nascono in autunno e sono subito in grado di provvedere a se stessi.

15. Le sue notevoli dimensioni gli permettono di catturare gran parte degli ofidi con i quali condivide l'habitat, dai serpenti che si cibano di roditori ai grandi pitoni che possono superare i 3 m di lunghezza. Il veleno del cobra ? abbastanza potente da ucciderli prima di passare all'ingestione, che avviene sempre a partire dalla testa in modo che le squame della preda non feriscano l'apparato digerente e risulti pi? facile ingoiarla. Proprio questa tendenza a cibarsi di altri serpenti gli ha valso il nome scientifico di Ophiophagus, che in greco significa ?mangiatore di serpenti?. I serpenti che costituiscono la dieta abituale del cobra reale hanno sviluppato particolari strategie difensive. Visto che il cobra si muove a forte velocit?, la fuga non ? sufficiente e molto spesso questi serpenti restano immobili con la testa nascosta sotto il proprio corpo, in modo tale che il cobra non possa morderne questa parte, da cui di solito inizia l'ingestione.

16. Anche se in genere cerca di evitare il confronto, quando il cobra reale si sente minacciato e vuole allontanare i possibili predatori dal territorio, inizia a sibilare rumorosamente, solleva la parte anteriore del corpo ed estende le nervature del collo in modo da assumere un aspetto minaccioso. Con la testa sollevata di oltre un metro da terra, ? in grado di inseguire l'intruso a una certa velocit? e per tratti piuttosto lunghi in modo da allontanarlo dalle vicinanze della nidiata. Questo grande serpente, a differenza della maggior parte dei suoi simili che ? attiva prevalentemente nelle ore crepuscolari e notturne, ? tipicamente diurno e la sua alimentazione si basa soprattutto su animali pecilotermi (vale a dire a sangue freddo), in special modo altri serpenti.

17. Le sue notevoli dimensioni gli permettono di catturare gran parte degli ofidi con i quali condivide l'habitat, dai serpenti che si cibano di roditori ai grandi pitoni che possono superare i 3 m di lunghezza. Il veleno del cobra ? abbastanza potente da ucciderli prima di passare all'ingestione, che avviene sempre a partire dalla testa in modo che le squame della preda non feriscano l'apparato digerente e risulti pi? facile ingoiarla. Proprio questa tendenza a cibarsi di altri serpenti gli ha valso il nome scientifico di Ophiophagus, che in greco significa ?mangiatore di serpenti?. I serpenti che costituiscono la dieta abituale del cobra reale hanno sviluppato particolari strategie difensive. Visto che il cobra si muove a forte velocit?, la fuga non ? sufficiente e molto spesso questi serpenti restano immobili con la testa nascosta sotto il proprio corpo, in modo tale che il cobra non possa morderne questa parte, da cui di solito inizia l'ingestione.

18. Gli uccelli. Gli Uccelli sono, tra i Vertebrati, i meglio adattati al volo. In modo tipico, hanno pelle fornita di penne che costituiscono un rivestimento isolante e permettono il volo. Le penne si formano a partire da ispessimenti cornei simili a quelli che danno origine alle squame dei Rettili; autentiche squame si trovano sulle zampe. Tutto il corpo degli Uccelli presenta una variet? di adattamenti collegati al volo. Lo scheletro, ad esempio, ? al tempo stesso leggero e resistente con sterno che, nelle specie volatrici, ? fornito di un'ampia carena su cui si inseriscono i muscoli che muovono le ali. L'apparato respiratorio ? formato da polmoni tubolari ad alta efficienza, connessi ad un sistema di diverticoli elastici, i sacchi aerei, che invadono la cavit? corporea penetrando fin nelle cavit? delle ossa Alla diramazione dei bronchi si trova la siringe, il principale organo della fonazione. Gli Uccelli sono privi di denti, sostituiti da un becco corneo, la cui struttura varia in relazione alla dieta .L'apparato digerente ? fornito, a livello dell'esofago, di una dilatazione, l'ingluvie, dove il cibo viene conservato e ammollito. Lo stomaco ? distinto nelle porzioni ghiandolare e muscolare. In quest'ultima, detta ventriglio, avviene un intenso trattamento meccanico dell'alimento con l'ausilio di sassolini che l'animale ingerisce con il cibo.

19. Gli Uccelli sono considerati dalla moderna sistematica veri e propri Dinosauri, originatisi nel Giurassico (circa 150 milioni di anni fa). A tale periodo risale, infatti, uno dei pi? antichi Uccelli fossili, Archaeopteryx, munito di denti, mani con dita prensili e una lunga coda, ma anche di penne Tutti gli Uccelli sono ovipari e depongono uova dal guscio calcificato, che similmente a quelle dei Rettili sono ricche di sostanze nutritive. Nel corso dello sviluppo compaiono gli stessi annessi embrionali dei Rettili (sacco amniotico, allantoide e sacco del tuorlo). Per la deposizione gli Uccelli allestiscono nidi anche elaborati. I comportamenti di corteggiamento, di nidificazione e di cure alla prole sono complessi. Molti Uccelli compiono migrazioni stagionali anche di migliaia di chilometri alla ricerca di migliori condizioni climatiche per il nutrimento o la riproduzione. Tra tutte le creature viventi, gli uccelli sono quelli meglio specializzati nella produzione di suoni vocali, che non sempre si possono chiamare, per?, canti. Il canto cessa con l'inizio della muta per riprendere in autunno per un breve periodo. Alcune specie di Uccelli possono usare altri organi per la produzione di suoni: i picchi tamburellano col becco sui tronchi, le anatre in volo producono dei suoni sibilanti con le ali. Sono i Tetrapodi pi? numerosi, con circa 9000 specie viventi e sono diffusi in tutto il mondo, compreso il Polo Sud.

20. Il corvo imperiale (Corvus corax) ? il pi? grande passeriforme e corvo europeo, le ali superano 1,3 metri di larghezza e dal becco alla coda ? lungo tra i 62 ed i 70 cm. Raggiunge un peso di 1400 grammi ed ha neri il piumaggio ed il robusto becco, la coda ? cuneiforme e la gola irsuta. Il suo piumaggio ? talmente liscio che il corpo pare fuso in un unico pezzo, infatti le piume del collo si drizzano solo quando l'uccello ? molto eccitato.?? E' dotato di un volo elegante e quasi rettilineo ed i maschi, durante il periodo degli amori, sostengono delle lotte furiose per il possesso delle compagne. Abita tutta l'Europa, l'Asia sino al Giappone e l'America settentrionale fino in Messico. Ovunque ? sedentario, in Italia ? stazionario e rarissimo fuorch? in Sardegna. nel nostro paese vi sono da 3000 a 6000 coppie nidificanti distribuite su Alpi, Sardegna, Sicilia, Gargano e tutto l'Appennino Meridionale. In Campania ? presente in entrambi i parchi nazionali (Cilento e Vallo di Diano e Vesuvio) ed in particolare in quello del Vesuvio risulta essere l'uccello pi? grande.? Il corvo imperiale.

21. Preferisce le zone montane, le ampie foreste d'alto fusto e le coste rocciose di mare, dove ? certo di non essere importunato da nessuno. Nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano predilige le pareti rocciose degli Alburni, ma ? anche possibile osservarlo sulle falesie che scendono a picco sulla costa cilentana. ?Vive in piccole schiere che difficilmente superano i sei elementi Durante il mese di febbraio comincia a costruisce il nido, deponendovi poi le uova ai primi di marzo. Il nido viene collocato sulle pareti rocciose, sugli scogli e sulle cime degli alberi pi? alti, comunque in luoghi inaccessibili. Sovente i nidi pi? vecchi vengono restaurati e riutilizzati. La covata consiste di 5 o 6 uova verdognole, macchiate di bruno e di grigio. I piccoli vengono nutriti da entrambi i genitori con lombrichi, insetti, topi, uccellini, uova e carni putrefatte.

22. Appena le circostanze sono favorevoli, i giovani abbandonano il nido verso la fine di maggio o l'inizio di giugno, ma solamente verso l'autunno cominciano a vivere indipendenti. Il corvo imperiale ? onnivoro, infatti inghiotte tutto ci? che pu? essere inghiottito, divora ogni sorta di sostanze vegetali, e nel contempo ? un accanito predatore aggredendo coraggiosamente mammiferi ed uccelli di mole anche maggiore della sua. Nei mesi estivi preda i pesci lungo le spiagge, in primavera scaccia gli adulti dai nidi e ne divora le uova ed i nidiacei. In piccoli branchi insegue le aquile, cercando di approfittare degli avanzi delle loro prede. Se si imbatte in qualche compagno ammalato o morto li divora senza alcuno scrupolo.? I corvi non mancano mai dove abbondano animali morti e molti affermano di averli visti intenti a divorare anche cadaveri umani.

23. I mammiferi. I Mammiferi sono dotati di varie caratteristiche comuni che consentono di separarli dalle altre classi animali: Le caretteristiche fondamentali sono la presenza di peli e di mammelle tramite le quali le femmine allattano i piccoli Hanno un cuore a quattro scomparti, due atrii e due ventricoli. Sono omeotermi. Possiedono il diaframma, lamina muscolare che divide il torace dall'addome e contribuisce alla respirazione. Posseggono sempre 7 vertebre cervicali; le uniche eccezioni sono i bradipi tridattili che ne hanno 9 ed i bradipi didattili che ne hanno 6. Posseggono ghiandole sebacee, che secernono una sostanza grassa, il sebo, che serve a lubrificare il pelame. Sono provvisti di peli, che svolgono la stessa funzione delle piume degli Uccelli; tali peli possono essere di qualsiasi colore, ma non ? mai esistito un mammifero dal pelo blu o verde. Fanno eccezione i bradipi didattili, nei quali il verde della pelliccia ? dato dalla presenza di un'alga simbionte, e varie specie di antilopi e scimmie, nelle quali il colore blu si rivela da vicino una sfumatura di grigio. La mandibola si articola direttamente con il cranio; l'osso quadrato, che nei rettili sta tra i due, nei mammiferi si ? trasformato in uno dei tre ossicini dell'orecchio medio. I denti hanno la struttura complessa che riscontriamo nell'uomo; sono di diversi tipi: incisivi, canini, premolari e molari (Eterodontia). Le femmine secernono un liquido mammario (da cui il nome della classe) per il nutrimento della prole.

24. I mammiferi si svilupparono a partire dagli amnioti, in particolare dal gruppo dei sinapsidi che si distingue dagli altri per la forma del cranio; infatti questi animali avevano un singolo buco (finestra temporale su ciascun lato del capo, all'attaccatura dei muscoli della mascella). I dinosauri, gli uccelli e gran parte dei rettili, invece, sono diapsidi - posseggono due finestre temporali, una per ogni lato del capo -, mentre le tartarughe sono anapsidi - non possiedono finestre temporali. Proprio dai sinapsidi discendono i probabili precursori dei mammiferi (Archaeothyris), i terapsidi, pi? specificatamente gli eucinodonti, vissuti circa 220 milioni di anni fa, nel Triassico. Con l'evoluzione, la finestra temporale dei sinapsidi aument? di dimensioni. nei cinodonti era gi? molto pi? estesa rispetto, ad esempio, ai pelicosauri. La postura eretta fu adottata verso la met? del Permiano dai terapsidi, assieme al secondo palato(ad esempio i terocefali avevano entrambe queste caratteristiche) ed il pelo, probabilmente sviluppatosi a partire dalle scaglie. Gli organi uditivi iniziarono ad evolversi nella forma attuale probabilmente all'inizio del Triassico, in seguito alla trasformazione della mascella in un osso unico (animali come sinapsidi e terapsidi avevano tre ossa nella mascella, cos? come i rettili attuali). Infatti, le due ossa residue della mascella iniziarono a rimpicciolirsi e, pur restando nella loro sede originaria, iniziarono ad essere utilizzate per captare suoni (un esempio ? il Probainognathus), per poi (sicuramente nell'Hadrocodium, probabilmente gi? in Morganucodon) unirsi all'unico osso dell'orecchio per formare gli attuali martello, incudine e staffa. La prima specie di mammifero esistita ?, molto probabilmente, il Megazostrodon, vissuto verso la fine del Triassico. Si pensa fosse di abitudini notturne; forse possedeva una pelliccia e le ghiandole mammarie, ed era un animale a sangue caldo. In ogni caso, il Megazostrodon deponeva uova simili a quelle dei rettili, con guscio di consistenza simile a cuoio.

25. La maggior parte dei primi mammiferi (ad esempio Morganucodon, Adelobasileus, Megazostrodon, Eozostrodon, Sinoconodon, Hadrocodium e Fruitafossor) aveva dimensioni e comportamento simili a quelli dei toporagni, con le significative eccezioni rappresentate da Steropodon, Kollikodon, Repenomamus e Castorocauda (di dimensioni superiori al mezzo metro). Nel corso del Mesozoico i mammiferi si svilupparono in una quantit? di forme e adattamenti per ambienti diversi, ma mantennero comunque un piano corporeo basilare e di solito le loro dimensioni erano quelle di un ratto. Gi? nel Giurassico esistevano molti gruppi primitivi, come i docodonti (Docodonta), i simmetrodonti (Symmetrodonta), i triconodonti (Triconodonta) e i driolestidi (Dryolestidae), tutti riconoscibili dalla forma dei denti e dal tipo di dentatura; tutti questi gruppi, comunque, si estinsero dopo alcuni milioni di anni. Tra i gruppi attuali, i primi a differenziarsi dovettero essere i monotremi, eccezionalmente primitivi, ma sono conosciuti solo a partire dal Cretaceo inferiore (circa 120 milioni di anni fa) in Australia. Alla stessa epoca sembrano risalire i marsupiali e i placentati. Un altro gruppo primitivo, quello dei multitubercolati, comprendeva animali simili a scoiattoli e topi: apparvero almeno nel Giurassico medio (circa 160 milioni di anni fa) e si estinsero solo nel Cenozoico inoltrato, durante l'Oligocene (30 milioni di anni fa); rappresentano quindi il pi? longevo gruppo di mammiferi.

26. Dopo l'estinzione di massa del Cretaceo, 65 milioni di anni fa, si ebbe una rapida diversificazione di forme e dimensioni, anche se per tutto il Paleocene i piccoli mammiferi continuarono a dominare la scena. Le eccezioni, in ogni caso, non mancavano: i pantodonti, ad esempio, erano un gruppo che comprendeva anche forme lunghe due metri. Nel corso dei successivi milioni di anni si svilupp? un gran numero di mammiferi primitivi, che non hanno corrispondenti nella fauna attuale. Tra questi gruppi, da citare i teniodonti e i tillodonti, che potevano raggiungere le dimensioni di un orso ma con musi che li facevano assomigliare a giganteschi roditori, i dinocerati (simili a rinoceronti mostruosi) e i pantolesti, strani animali simili a lontre comprendenti anche forme velenose. Tutti questi "esperimenti", tuttavia, si estinsero presto, e iniziarono a svilupparsi i primi rappresentanti degli ordini attuali: artiodattili, primati, cetacei, carnivori, roditori, perissodattili e altri ancora. Intanto, Sudamerica e Australia erano separate dal resto dei continenti e diedero luogo a faune endemiche; in Australia i marsupiali e i monotremi, mentre in Sudamerica i marsupiali e alcuni placentati primitivi (xenartri e meridiungulati). Nei restanti continenti, i cambiamenti climatici portarono alla formazione di grandi praterie e all'estinzione di molti mammiferi arcaici; al contempo, si diffusero enormemente i rappresentanti degli attuali carnivori, artiodattili e perissodattili. Il primo tentativo di fare una classificazione completa dei mammiferi fu fatto da George Gaylord Simpson nel 1945 prendendo spunto dalle presupposte affinit? fra le famiglie animali diffuse all'epoca. Su questa classificazione sono infuriate molte polemiche non ancora sopite, soprattutto dopo l'avvento della nuova concezione della cladistica. Nonostante l'opera di Simpson sia uscita progressivamente di scena con l'avvento delle nuove teorie, ha ancora un grande valore per la classificazione dei mammiferi.

27. Il corpo di un delfino, o di un qualsiasi altro Cetaceo, si presenta estremamente idrodinamico, in modo da consentirgli di nuotare agilmente. La pelle, estremamente liscia e senza peli, contribuisce a ridurre la resistenza dell'acqua secernendo olio o muco. Infatti ? dotata, all' interno, di speciali creste cutanee che contrastano la formazione di vortici, cos? come particolari secrezioni oleose eliminano la turbolenza dell'acqua ed ne agevolano lo scivolamento sulla superficie. Riescono quindi a raggiungere velocit? massima di circa 45 km/h e navigare per lunghi periodi ad una velocit? di 18-20km/h. Lo scheletro ? assai debole dal momento che non hanno alcun bisogno di sostenere il loro corpo. Le vertebre del cervicali sono corte e spesso fuse in modo da conferire una grande forza al collo, impedendogli di flettersi e quindi costituire un ostacolo per il nuoto. Gli arti anteriori si sono trasformati in due natatoie ben sviluppate, mentre gli arti posteriori sono scomparsi e gli unici residui di osso pelvico sono due ossicini dietro ai muscoli. Le natatoie e la pinna dorsale servono a mantenere la direzione e l'equilibrio, mentre i lobi della coda spingono il corpo dentro l'acqua. La coda rappresenta una delle caratteristiche anatomiche peculiari dei Cetacei, in quanto si differenzia da quelle dei pesci poich? si ? sviluppata in senso orizzontale. Il cranio ? "telescopico", cio? spinto all'indietro a partire dalla fronte, ha occhi indipendenti e posizionati in modo tale da consentire una vista frontale (cosa che non accade nelle balene), ha molti denti sottili e appuntiti(il numero varia a seconda delle specie considerate: ad esempio il delfino comune ne ha circa 200), infine sulla sommit?, leggermente spostato a sinistra ha lo sfiatatoio: l'unica narice chiusa da un lembo di pelle. Il delfino

28. La pinna caudale ? priva di struttura ossea, ma provvista di una robusta muscolatura e resistenti fasci fibrosi. Imprime un'eccezionale propulsione al nuoto grazie alle potenti battute verticali dei suoi lobi. I muscoli della loro coda sono dieci volte pi? potenti di quanto non lo siano quelli degli altri mammiferi. Il movimento verso l'alto genera il moto, il ritorno passivo verso il basso riconduce alla posizione iniziale. Questa dinamica sembra consentire al flusso laminare di separarsi alla fine del corpo dell'animale senza provocare attriti, che invece la muscolatura di un Cetaceo non sarebbe in grado di vincere. Senza utilizzare la forza muscolare i delfini sono abilissimi a cavalcare le onde sfruttando i flussi prodotti dal vento o dalla prua delle navi, ma ? "pinneggiando" con vigore e girandosi su un fianco che riescono a raggiungere le loro incomparabili velocit?. I delfini sono, inoltre, animali a sangue caldo e devono quindi essere in grado di conservare il calore del corpo. Per questo motivo hanno dimensioni maggiori rispetto agli animali a sangue freddo (i delfini oceanici sono lunghi mediamente? 220 cm, mentre quelli di fiume 215 cm). Il calore ? prodotto all'interno dell'animale, e si disperde attraverso l'epidermide: essi creano pi? calore di quanto in realt? ne perdano rimanendo cos? caldi. Inoltre lo spesso strato di grasso sotto la loro pelle (adipe) isola il corpo e ne conserva il calore. Ancora, il loro apparato circolatorio contribuisce al risparmio di calore; il sangue, infatti, si raffredda a mano a mano che scorre verso le estremit? del corpo. I vasi sanguigni presenti nella code, nelle pinne pettorali e in quella dorsale sono quindi sistemati in modo che il sangue che ne defluisce venga riscaldato prima di ritornare ad altre parti del corpo.

29. Generalmente la loro alimentazione varia dal pesce (aringhe, capelin) ai calamari sino ai crostacei, a seconda delle diverse specie e della disponibilit?. I molti denti dei delfini, piccoli, taglienti ed appuntiti, non servono per masticare il cibo, che viene inghiottito intero, ma semplicemente ad afferrare il pesce viscido. L'alimentazione fa comunque parte di un comportamento sociale perch?, sebbene siano in grado, quando il cibo ? pi? abbondante, di alimentarsi da soli, solitamente formano colonie di 6-20 individui per organizzare vere e proprie battute di caccia. Ancora pi? numerosi sono i gruppi che formano i delfini che vivono in pieno oceano dove possono arrivare ad unirsi centinaia di individui. La predazione ? attentamente organizzata: i tursiopi, per esempio, circondano i banchi di pesce, stringendoli in spazi sempre pi? piccoli ed entrando al centro, per nutrirsi, uno alla volta, cominciando dagli individui dominanti (i maschi) e procedendo con i soggetti collocati pi? in basso nella scala gerarchica (femmine e giovani). Comunque ogni specie ha perfezionato la propria singolare tecnica di caccia. I delfini usano l'ecolocalizzazione per individuare le prede, ma ? anche probabile? che il sonar serva a stordire e disorientare le prede, rendendone cos? pi? semplice la cattura.

30. Per quanto riguarda invece il fabbisogno di acqua dei delfini, ? interessante sapere che non bevono l'acqua del mare filtrandola, ma assorbono direttamente quella contenuta nel pesce di cui si nutrono. Escludendo i delfini costieri che conducono una vita solitaria, gli altri si organizzano i gruppi di numerosit? variabile: da 2 a pi? di mille soggetti. Solitamente si contano 20-100 individui per gruppo e in quelli pi? numerosi ci sono ulteriori suddivisioni in gruppetti pi? piccoli collegati tra loro. All'interno di ogni branco vige una rigorosa gerarchia sociale in cui i maschi sono gli individui dominanti (che quindi hanno il diritto di nutrirsi per primi) seguiti dalle femmine e dai giovani. In ogni gruppo le femmine e i piccoli nuotano al centro del branco in modo che i maschi possano proteggerli da attacchi nemici. Non ? infatti raro che le orche o gli squali attacchino questi cetacei che considerano delle prede. I gruppi non sono fissi nel tempo: il numero di individui al suo interno pu? variare per l'allontanamento temporaneo di un maschio che va ad accoppiarsi con femmine di altri branchi, o per il distacco di giovani che formano una nuova comunit? o per il ritorno di giovani femmine che hanno raggiunto la maturit? sessuale. Comunque all'interno di ogni gruppo c'? sempre una forte coesione: addirittura se un membro del branco ? in difficolt? e incapace di nuotare, i compagni lo sorreggono portandolo spesso in superficie a respirare.


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