Antropologia lezione 11
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Capitolo III La verità dell’Antropologia cristiana : la partecipazione degli uomini alla Predestinazione di Cristo. Antropologia - Lezione 11^.

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Antropologia - Lezione 11^

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Presentation Transcript


Antropologia lezione 11

Capitolo III

La verità dell’Antropologia cristiana:

la partecipazione degli uomini alla Predestinazione di Cristo

Antropologia - Lezione 11^


Antropologia lezione 11

« C’è molta gente che non conosce il proprio cuore, il proprio essere interiore. Questa gente conduce una vita completamente esteriore: è facile vivere la vita a un livello fisico ed esteriore, e molta gente lo fa. Si identificano con la loro forza fisica, con i loro successi, con l’aspetto fisico; altri invece si identificano di più con il loro essere psicologico, con i pensieri e i sentimenti, le emozioni, con l’erudizione. Dobbiamo invece scoprire il nostro essere più profondo e identificarci con quello, cioè essere uno col Signore Gesù, essere uno col Figlio amato di Dio. È lo Spirito Santo che ci dimostra e ci manifesta quello che abbiamo nel più profondo. Quello che abbiamo dentro è in gran parte oltre la nostra coscienza, oltre la nostra consapevolezza. Ed è lo Spirito di Dio che ci manifesta quello che c’è nel profondo di noi, che ci fa vedere la realtà del nostro essere interiore » (A. Louf).


Antropologia lezione 11

La teologia paolina

della predestinazione

Il Mysterion divino: il piano di Dio

Romani 8,28-30:la catena aurea

Ef 1,3-14:la figliolanza adottiva

Colossesi 1,26-28:la creazione in Cristo


Antropologia lezione 11

Il termine mistero?

Nel greco profano: mystérion ha origine nella sfera cultuale (es. i misteri eleusini di Osiride, di Mitra).

La radice my(myein: “non poter vedere”) indica la chiusura degli occhi o della bocca:

reazione ad un’esperienza che si sottrae al pensiero discorsivo; è più una iniziazione pratica che razionale al mistero


Antropologia lezione 11

Nell’apocalittica:

  • molteplicità di «misteri» nel senso di “cose occulte”

  • sono il fondamento reale nascosto e ultraterreno di tutto ciò che esiste e accade

  • di ciò che diventerà manifesto alla fine del tempo, il piano divino degli eventi storici futuri (la sorte finale dei peccatori e dei giusti, gli sconvolgimenti e le catastrofi che precedono e seguono il giudizio divino)

  • piano che viene rivelato a singoli «veggenti» in esperienze straordinarie (rapimento, sogno, visione) e che anch’essi riescono a loro volta a comunicare solo in immagini

  • qui il termine assume un’accezione fortemente escatologica (cf Dn 2,18.27-30; Sap 2,22; Sap 6,22).


Antropologia lezione 11

Neitesti neotestamentari

  • il termine mystérion si riallaccia all’ambiente giudaico dei libri canonici ed extracanonici (es. Enoch etiopico)

  • mentre appare estraneo al mondo delle religioni misteriche.

  • Così, ad esempio, sono detti «mistero» la trasformazione degli uomini al momento della parusia di Cristo (1Cor15,51) e la futura storia d’Israele (Rm11,25s.)

  • Nei Vangeli: concentrazione sull’evento di Cristo: «A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio» (Mc4,11).


Antropologia lezione 11

Il Mysterion paolino = il piano divino

Paolo approfondisce il disegno salvifico di Dio nelle riflessioni sul mysterion, ossia il mistero eterno della Sua volontà (Ef 1,9), che si è rivelato in Cristo.

Testi di riferimentosul mysterion sono: Rom 16,25; 1Cor 2,7; Ef 1,9. 3,3; 4,9; 6,19; Col 1,26.

Qui Paolo ritrova la verità dell’uomo ed il suo legame con Cristo.

Testi di riferimento per l’antropologia paolina: Rom 8,28-30, Ef 1,9-10 (v.9); 3,3-6 (3 e 5); Col 1,26-28 che declinano progressivamente la teologia della predestinazione per Paolo.


Antropologia lezione 11

Ef 3,8 presenta il mysterion divino in questa dialettica di nascondimento-rivelazione:

A me…è concesso di mettere in luce qual è il disegno contenuto nel mistero, nascosto da secoli in Dio, creatore dell’universo. In tal modo, per mezzo della Chiesa, è manifestata ora ai Principati e alle Potenze dei cieli la multiforme sapienza di Dio, secondo il progetto eterno che egli ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore (3,8-13)


Antropologia lezione 11

  • il mistero della volontà divina (Ef 1,9) non è più qualcosa di segreto e nascosto

  • Il termine mistero, biblicamente inteso, non equivale minimamente a qualcosa di “misterioso”, oscuro o incomprensibile. Non ha affatto un’accezione “intellettualistica”

  • indica il disegno eterno di Dio, ormai dis-velato e conosciuto: in Gesù Cristo. Anzi, pare identificarsicon Cristo stesso - secondo l’accezione di Col. In Lui la volontà salvifica di Dio si è manifestata, si è fatta conoscere e dunque, non è più né “oscura” né manipolabile/equivocabile. Per questo, alla luce delmysterionpossiamocogliere definitivamente chi sia l’uomo.


Antropologia lezione 11

Il contenuto del piano divino:

la predestinazione

Il contenuto di tale mistero – il progetto di salvezza - è declinato da Paolo nella tesi della predestinazione, la quale, a sua volta si specifica nella filiazione in Cristo.

I testi di Ef1,3-14e 2,1-10, Rm8,28-30 presentano il mistero divino come elezione in Cristodi tutta l’umanitàprima ancora della creazione del mondo, come predestinazione in Cristo di tutta l’umanità adessere figlia di Dio, come offerta abbondante della grazia meritata dal sangue di Cristo per la nostra redenzione. Non solo in questa comunione sono vinte le dinamiche di divisione ma, in essa, è preannunciato e anticipato il compimento della storia umana: la riconciliazione, l’assunzione in Dio (G. Colzani)


Antropologia lezione 11

 Romani 8,28-30: la catena aurea

28 Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno [prothesis].

29 Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati [proorisen] a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli.

30 Quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati”.


Antropologia lezione 11

filiazione in Cristo

predestinazione

Il Mysterion =

il piano divino


Antropologia lezione 11

  • Paolo presenta il progetto di Dio: il piano salvifico universale.

  • È la sintesi della storia della salvezza nelle sue tappedi sviluppo:

    la predestinazione si concretizza

    nella chiamata all’essere e alla storia

    e si realizza nella giustificazione

    la cui meta è la glorificazione.

  • questo è il disegno (pro-thesis), ciò che è “posto prima”, il progetto ab aeterno di Dio

  • i versetti suddivisi così: il v. 29 dice la creazione, la chiamata all’essere, il versetto 30 e il 31 indicano la chiamata storica ed il cammino dell’uomo.


Antropologia lezione 11

v 29. La chiamata all’essere, ossia la creazione

Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto

li ha anche predestinati [proorisen]

a essere conformi all’immagine del Figlio suo,

perché egli sia il primogenito tra molti fratelli.


Antropologia lezione 11

  • del progetto divino = si evidenzia ripetutamente l’eternità: da sempre

  • ma anche pre-conosciuti/pro-egno,

    predestinati/ pro-orísen

  • pro indica il “prima”, l’antecedenza

  • la sottolineatura dell’eternità afferma

    l’unicità e, dunque, l’unità del progetto divino (non ci sono “fasi scollegate”)


Antropologia lezione 11

  • esiste un piano solo che non è mai cambiato: l’ordine cristiano

     è superato il problema di due momenti all’interno della storia della salvezza: la Bibbia non si pone neppure in questa prospettiva

  • il fatto che sia “eterno”non intende affermare tanto che sia al di fuori del tempo e della storia

     piuttosto indicare che ne è ilfondamento e, coerentemente, che ne determina il senso.


Antropologia lezione 11

Concretamente, qual è il contenuto di tale disegno?

La predestinazione: proorísen

 Il termine proorízo deriva da óros, che significa “confine”

  • il verbo orízo – e il suo rafforzativo proorízo, dunque, “fissare, delimitare” e in senso traslato “decidere, stabilire” – significa: decidere, fissare, ordinare

  • il termine viene precisato nel suo contenuto cristologico: predestinazione significa per Paolo la chiamata ad essere conformi all’immagine del Figlio suo Gesù Cristo


Antropologia lezione 11

  • L’obiettivo è assumere la “forma” (o la figura) di Cristo, che concretamente è quella del “figlio”.

  • La relazione cristologica - filiale è il primo versante dell’intenzione di Dio

  • questa originaria relazione a Cristo ne porta in séun’altra: il Padre ci vuole figli perché egli[Gesù]siail primogenito tra molti fratelli

  • nella volontà originaria di Dio l’oggetto non è mai solo il singolo, bensì ognuno è visto da sempre come fratello in rapporto a Cristo


Antropologia lezione 11

  • relazione fraternanonestrinseca ed aggiuntiva all’identità dell’uomo

  • appartiene al progetto di Dio e alla stessa identità ontologica dell’uomo, non solo a una qualificazione morale.

  • Qui si fonda un’antropologia relazionale.

    Contenuto predestinazione:

     figli nell’Unigenito

     Fratelli nel Primogenito


Antropologia lezione 11

V. Solov’ev:

Non c’è scisma nell’amore perchè l’Amore è uno solo. Quando amo il prossimo amo tutti quelli che Cristo ama e quando amo Cristo amo Colui che tutti ama.


Antropologia lezione 11

Si noti che nel v.29 il termine “immagine” è riferito direttamente a GesùCristo.

l’uomo è immagine di Dio secondo Genesi 1-2

 ma la rivelazione cristiana dà compimento alla figura dell’AT, mostrando nel NT che la vera imago Dei è Gesù Cristo e solo in maniera derivata l’uomo.


Antropologia lezione 11

v 30. La chiamata storica

Quelli poi che ha predestinati

li ha anche chiamati;

quelli che ha chiamati

li ha anche giustificati;

quelli che ha giustificati

li ha anche glorificati”.


Antropologia lezione 11

filiazione in Cristo

predestinazione

Il Mysterion =

il piano divino

Chiamati

Giustificati

Glorificati


Antropologia lezione 11

  • Il secondo momento indica invece la dinamica storica dell’attuazione di questa volontà di Dio:

  • l’elezione, chiamati/ ekalesen

  • quindi, giustificati / edikaiosen

  • e glorificati / edocsasen.

     Si descrive, così, il cammino storico di realiz-zazione del progetto di salvezza di cui prota-gonista è lo Spirito di Cristo in sinergia con l’uomo.

     Paolo sintetizza efficacemente il dinamismo della grazia nell’uomo, sino al suo compimento escatologico.


Antropologia lezione 11

  • Questo è il piano di Dio, il mistero della sua volontà: nel suo fondamento eterno e nella sua attuazione storica.

    Osservazione:

  • Quanto è astratta l’idea di una natura pura, poiché l’uomo appare da sempre voluto nel rapporto con Dio in Cristo

  • Il cristocentrismo è decisamente affermato da Paolo e dà unità coerente al progetto di Dio, al punto tale che lo stesso peccato non costi-tuisce un ostacolo, un’interruzione, ma sem-plicemente implica quel passaggioin più che è la liberazione dal peccato (giustificazione)


Antropologia lezione 11

Ef 1,3-14:

La figliolanza

adottiva


Antropologia lezione 11

Il testo è un inno liturgico il cui contenuto è il mistero di Dio = il piano salvifico

  • ritornello = categorie sovrapposte di:

    volontà di Dio

    e di predestinazione:

    è il contenuto della volontà di Dio

  • Il nucleo centrale (v. 9) = “ci ha fatto conoscere ilmistero della sua volontà”


Antropologia lezione 11

  • in Cristo abbiamo il disvelamento del mistero di Dio: egli è il rivelatore del Padre, è l’«esegesi» del Padre (Gv 1,18)

    tou patros ekeinos exêgêsato

  • in Lui si ri-vela finalmente il piano divino: un progetto, “prestabilito” dall’eternità, che viene qualificato da Paolo come benevolenza, benedizione, beneplacito della sua volontà

    del Mysterion si insiste sull’aspetto buono, benevolo, “grazioso” del suo contenuto.


Antropologia lezione 11

Il tema viene svolto nell’inno in tre tappe:

  • nel suo piano eterno (3-6)

  • nella sua attuazione storica (7-9)

  • e nel suo compimento escatologico (10).

    Il progetto divino è presentato lungo tutto il suoitinerario, nella sua dinamica che avvolge l’intera storia.


Antropologia lezione 11

piano eterno

3 Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo.

4 In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità,

5 predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo,

6 secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto;


Antropologia lezione 11

v. 4:il disegno eterno (il beneplacito sua volontà)

«in Cristo il Padre ci ha scelti prima della creazione del mondo»

  • il progetto è eterno: sta prima della storia; dunque, la fonda e le dà senso

  • per l’ebreol’eternità è un concettoastratto: per questo viene espressa con l’idea del «prima»

     non significa “al di fuori” della storia: al con-trario, è il modo per dire che la fonda

  • non si lascia condizionare, ma all’opposto sta all’origine e da vita alla storia, all’uomo.


Antropologia lezione 11

 In Cristo abbiamo conosciuto la volontà eter-na di Dio, ciò che ha dato origine alla creazio-ne dell’uomo e del mondo e che non è mai cambiata.

v. 5: «predestinandoci ad essere suoi figli adottivi»

La predestinazione ha per contenuto la figliolanzadivina, la figliolanzaadottiva

 qui la differenza e la dipendenza rispetto a Gesù Cristo


Antropologia lezione 11

attuazione storica

7 nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia.

8 Egli l’ha abbondantemente riversata su di noi con ogni sapienza e intelligenza,

9 poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto nella sua benevolenzaaveva in lui prestabilito


Antropologia lezione 11

v. 7: il piano di Dio, storicamente si è realizzato nella forma della redenzione:

“nel Figlio …la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati”

 Gesù Cristo:

  • «rivela» tale progetto: è colui che lo ha fatto conoscere

  • ma il suo ruolo è soprattutto quello di attuarlo


Antropologia lezione 11

  • poiché l’uomo, anziché conformarsi al piano, si è distanziatocon il peccato (a-loghikos)

  • il piano salvifico si attua nella forma della redenzione cruenta attraverso il sangue

  • anche di fronte al peccato il progetto di Dio non si è fermato, né è mutato

  • semplicemente ha trovato una nuova modalità di attuazione: quella redentiva.


Antropologia lezione 11

compimento escatologico

10 per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra.

11 In lui siamo stati fatti anche eredi, essendo stati predestinati secondo il piano di colui che tutto opera efficacemente conforme alla sua volontà,

  • perché noi fossimo a lode della sua gloria, noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo.


Antropologia lezione 11

L’attuazione del piano di Dio

= attraverso la storia verso la realizzazione nella pienezza dei tempi:l’escatologia.

  • compimento futuro è la ricapitolazione in Cristo di tutte le cose (cielo – terra), ricreando l’unione/comunione attorno a Gesù Cristo

    anakefalaiôsasthai ta panta en tôi Christôi


Antropologia lezione 11

  • il termine stesso ricapitolazione ha doppio valore:

    a) restaurare cioè quello di riportare all’ordine originario

    b) è molto più forte ed è preminente = portare all’unione attorno a quel caput che è Gesù Cristo (l’immagine di avvolgere attorno all’asta il rotolo)

    I due significati non si escludono, ma si integrano.


Antropologia lezione 11

 v. 13-14: avete ricevuto il suggello dello

Spirito Santo che era stato promesso,il quale è caparra della nostra eredità,in attesa della completa redenzione

  • Il dono dello Spirito Santo appare quale anticipo e caparra di tale meta (o eredità)

  • è anticipo del compimento futuro e germe che già ora ne permette la realizzazione, quel “già e non ancora” che caratterizza l’oggi della salvezza.

  • Questa è l’esperienza storica della grazia.


Antropologia lezione 11

filiazione adottiva

predestinazione

Il Mysterion =

il beneplacito

redenzione

remissione dei peccati

ricapitolazione

Caparra dello Spirito


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Colossesi 1,26-28:

La creazione in Cristo


Antropologia lezione 11

  • Non ricorre in Colossesi il termine predestinazione

  • ma con chiarezza si espone il medesimo progetto divino.

  • Anzi, al termine del cap. 1 per due volte si esplicita il riferimento al mysterion (Col 1,25-28).

  • Il contenuto del mysterionè Cristo stesso.


Antropologia lezione 11

  • è un inno della comunità cristiana paolina

  • contrasta la prospettiva gnostica = controla materia e centrata sul culto degli angeli, quali mediatori tra Dio e gli uomini

  • oltre a svalutare il corpo e la materia (digiuni, astinenze) porta all’evanescenza del ruolo centrale di Cristo, a favore degli angeli.


Antropologia lezione 11

  • Paolo porta decisamente l’accento sul ruolo di Cristo: Cristo è il coordinatore di tutto l’essere, sia di quello creato visibile che degli angeli.

  • Il tema di fondo è il carattere universale, cosmico della salvezza di Cristo = è l’unità in Cristo già di Rom 8 e di Ef 1.

     Anche qui si può distinguere un primo momento dedicato all’ordine della creazione e un secondo allo sviluppo storico della redenzione.


Antropologia lezione 11

12 Ringraziamo con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce.

13 E` lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto,

14 per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati.

15 Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura;

16 poiché per mezzodi lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.


Antropologia lezione 11

vv 15-16: tutto è stato creato nel Cristo

15: imago/eikon = Cristo è l’immagine (visibilità) di Dio

Nella teologia paolina, il termine, in relazione a Cristo, ha un triplice significato:

  • una reale partecipazionea Dio: indica più identità che differenza

  • una diversificazione: insinua qualcosa della distanza/relazione Padre/Figlio

  • insieme, dimostra la manifestazione: Cristo fa vedere il volto del Dio invisibile.

     In altri termini, eikon vuol dire prima di tutto identità, non differenza.


Antropologia lezione 11

Osservazioni:

a) nella nostra accezione comune, l’immagine non indica mai l’“originale”

 in Paolo, all’opposto, in primo luogo sotto-linea un’identità tra l’immagine e colui che è significato da essa (nella visione antica l’im-magine derivata partecipa del prototipo)

 gli studi di M. Eliade: se un essere non partecipa a un Essere superiore “non è”

b) una distanza rimane: non si dà esattamente una sovrapposizione tra i due (immagine/realtà)

c) il terzo significato afferma la visibilità: l’immagine è ciò che mostra, che rende visibile il Dio invisibile.


Antropologia lezione 11

valore della stratificazione di significati = per Paolo, l’eikon di Dio, l’immagine vera può essere solo Gesù Cristo

  • possiamo attribuire agli uomini il senso della distanza, la differenzatra noi e Cristo: non certamente l’identità e l’appartenenza

  • solo Gesù Cristo, dunque, è pienamente l’imago Dei, l’icona del Padre!

  • In questo modo, l’immagine è inequivocabilmente definita nel suo contenuto cristologico.


Antropologia lezione 11

Il punto di partenza della creazione è Cristo

  • Di Cristo si precisa l’antecedenza rispetto ad ogni creatura: l’avverbio prima

  • i verbi dicono la singolarità di Cristo rispetto alle creature: lui è generato, le creature sono create

    Paolo fornisce gli elementi essenziali per chiarire la natura di Cristo nel suo rapporto di comunione/differenza rispetto all’uomo.

    Il v. 15 esprime, dunque, chiè Cristo: immagine del Dio invisibile, generato prima delle creature


Antropologia lezione 11

Al v. 16: l’uso della preposizioni = eis, en, dià-permette di ricostruire la prospettiva teologica di Paolo sul ruolo di Cristo (simile a quello della Sapienza in AT):

poiché per mezzo di lui [en auto] sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui [dià autou] e in vista di lui [eis auton].


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a) en: creato in Cristo + tempoaoristo (ektìsthe) indica l’atto della creazione (l’aoristo, infatti, indica un’azione puntuale, un avvenimento storico del passato, che non c’è più, poiché la creazione è stata attuata)

  • interpretare questo versetto con la formula di Giovanni in Lui era la vita (Gv 1,4), nel senso che tutte le cose trovano in Cristo la loro origine

  • i due polarismi indicano la totalità delle cose (cielo-terra è di origine biblica; visi-bili-invisibiliè di origineplatonica). Si chiamano “merismo”.


Antropologia lezione 11

b) dià: tutto è stato creatodaCristo

(+ tempo perfetto: ektistai)

  • la funzione di creare viene applicata a Cristo stesso

  • conferma che a Cristo vengono ormai applicate le qualità della Sapienza

  • e si avvicina a Gv 1,3: tutto è stato fatto per mezzo di Lui

  • il tempo del verbo (perfetto) indica che la mediazione di Cristo non viene meno, ma accompagna costantemente la storia del creato.


Antropologia lezione 11

c) eis: e in vista di Lui

  • indica il fine, la meta

  • le due preposizioni eis – dià + il tempo per-fetto indicano l’azione permanente del Cristo:

  • ossia da un lato la sua mediazione cosmica: attraverso di lui (dià)

  • dall’altro la sua causalità finale:in vista di lui(eis).


Antropologia lezione 11

Cristo e la sapienza creatrice

Proverbi 8,22 Il Signore mi ha creato all'inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin d'allora.

23Dall'eternità sono stata costituita, fin dal principio, dagli inizi della terra. 24 Quando non esistevano gli abissi, io fui generata; quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d'acqua; prima che fossero fissate le basi dei monti, prima delle colline, io sono stata generata. 27 quando egli fissava i cieli, io ero là; quando tracciava un cerchio sull’abisso; 30 allora io ero con lui come architetto ed ero la sua delizia ogni giorno, dilettandomi davanti a lui in ogni istante; dilettandomi sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo.


Antropologia lezione 11

17 Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui.

18 Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose.

19 Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza

20 e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli.


Antropologia lezione 11

v. 17: «Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in Lui».

Sussistere? greco: sun-esteken = tener insieme.

  • Cristo fa da principio di coesione

    e di ordine dell’universo

  • pur rimanendo totalmente trascendente (rispetto alla visione stoica, in cui il divino diveniva una particella dello spirito divino).


Antropologia lezione 11

v 18: Cristo primogenito

 prôtotokos ek tôn nekrôn

L’affermazione “il progenitore” in questo caso sottolinea Cristo come principio della creazione.

  • Non è il primo della lista – il capofila

  • ma il capostipite cioè l’unità interna di tutti

  • il primogenito porta in sé tutti gli uomini diventando quindi una realtà collettiva.

  • Adamo è progenitore poiché tutti gli uomini sono “in” Adamo

  • Cristo ora sostituisce Adamo.


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Il progenitore (anche Rom 5, 1Cor 15 e Gal 3). Occorre mantenere tutta la pregnanza di questo termine per capirne l’uso che ne fa Paolo. Infatti il progenitore per l’AT non era solo il capostipitedi una sequenza generativa quasi fosse un uomo che facesse parte di una lista di nomi che si susseguono. Il progenitore rappresenta soprattutto l’unità interna di tutti, in sé li porta tutti diventando quindi una realtà collettiva. Adamo è progenitore poiché tutti gli uomini sono “in” Adamo. Il progenitore quindi rappresenta la radice entro cui tutti sono innestati e traggono linfa. Ora Cristo sostituisce Adamo: è Lui il nostro progenitore inLui noi siamo uomini nuovi

(J. Ratzinger).


Antropologia lezione 11

vv. 18-20: Cristo principio della storia e, dunque, della redenzione.

Abbiamo ancora la trilogia delle preposizioni:

  • v 19: far abitare (en) in Lui ogni pienezza (pleroma)

  • v 20: e (eis) per mezzo di Lui riconciliare a sé tutte le cose...

  • cioè (dià) per mezzo di Lui...


Antropologia lezione 11

 Termine chiave di Paolo: pleroma che è la persona di Cristo stesso:

  • Col 1,19: Poiché al Padre piacque di far abitare in lui tutta la pienezza

  • Col 2,9 perché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità.

    Ef 1,22-23

    Tutto egli (il Padre) ha messo sotto i suoi piedi e lo ha dato (Cristo) alla Chiesa come capo su tutte le cose: essa è il corpo di lui, la pienezza di Colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.


Antropologia lezione 11

è il capo del corpo

predestinazione

Il Mysterion =

il pleroma

creare

riconciliare

rappacificare

compiere in lui


Antropologia lezione 11

Conclusionisu Col 1

  • il ruolo cosmologico di Cristo: Cristo ha una funzione specifica e propria in riferimento alla creazione

    b) inserita all’interno e nella prospettiva della sua missione salvifica che

    implica la redenzione come pre-condizione del compimento in Cristo di tutte le cose


Antropologia lezione 11

  • i due misteri (attività cosmologica e attività redentrice) sono per Paolo in continuità = in Cristo è data ogni pienezza sia nella creazione, sia nella redenzione

  • l’unità del piano salvifico di Cristo: la redenzione non è una seconda tappa (imprevista) nel piano di Dio, bensì una modalità diversa della sua attuazione, in seguito al peccato

  • insieme, il cristocentrismo di tale progetto, che trova in Lui il punto di partenza ed il suo compimento.


Antropologia lezione 11

Conclusioni

bibliche


Antropologia lezione 11

La teologia della predestinazione coincide con il mysterion = essa è il contenuto del progetto salvifico di Dio

  • è il cuore della storia della salvezza e dell’intenzione originaria di Dio:

    «Questo mistero consiste essenzialmente nel piano di Dio di unificare tutti gli uomini in Cristo, riproducendo in essi l’immagine del Figlio suo (Rom 8,28-30)» (Brambilla)

     Questa intenzione di Dio determina la creazione e la storia: per questo rivela anche la verità ed il senso dell’uomo.


Antropologia lezione 11

I caratteri fondamentali della predestina-zione in senso biblico:

  • La qualitàcristologica

  • Il contenuto: la filiazione

  • La struttura protologica della predestinazione: dall’eternità

  • Il carattere libero e gratuito

  • L’infallibilità del progetto, nonostante le tormentate vicende storiche

  • Il contenuto grazioso, benevolo del disegno di predestinazione

  • La destinazione universale


Antropologia lezione 11

caratteristica fondamentale è

la qualitàcristologica: la volontà di Dio riguarda anzitutto Cristo

  • non solo si rivela in Lui

  • ma si rivela centrata su di Lui.

    «L’elezione della grazia di Dio ha come primo ed ultimo scopo Gesù di Nazareth, che viene reso il Kyrios ed il primogenito di molti fratelli» (M. Lohrer)

    Per Paolo la predestinazionecoincide con il mi-stero di Cristo: «la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo ai pagani, cioè Cristo in voi» (Col 1,26-28).


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 Allora tutte le caratteristiche della predestina-zione vanno pensate in riferimento a Cristo:

  • il mistero = consiste essenzialmente nella unificazione di tutti gli uomini in Cristo, riproducendo in essi l’immagine del Figlio suo (Rm 8,28-30), ossia nel senso della parteci-pazione di tutti gli uomini alla filiazione di Dio propria di Gesù Cristo: vedi la lettera ai Colossesi (1,15s) e soprattutto quella agli Efesini (1,3s).

  • Categorie di: ricapitolazione – pleroma - progenitore


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Alla luce di Cristo il contenuto della predestinazione/piano divino: la filiazione

 non esiste nessun decreto di una doppia prede-stinazione in quest’unica scelta concreta di Dio in Gesù Cristo

 «Dio vuole degli uomini come conformi al Figlio suo», figli nel Figlio, così che Lui - che è l’Unigenito - divenga il Primogenito di una moltitudine di fratelli

«scopo della divina predeterminazione ed elezione in Gesù Cristo è “riprodurre l’immagine del Figlio suo onde egli sia il primogenito tra un gran numero di fratelli” (Rom 8,29), oppure “l’essere figli adottivi per Gesù Cristo” (Ef 1,5)» (M.Lohrer)


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L. Ladaria studia il tema della filiazioneadottivacon la categoria di uiothesia = nei passi paolini di Gal 4,4-7; Rm8,14-17; Ef 1,5.  La differenza tra la filiazione di Gesù e la nostra è sottolineata da questa categoria sconosciuta dalla LXX, ma documentata dal greco profano, per indicare esattamente l’adozione di un figlio.

  • Anche il Vangelo di Giovanni mantiene tale distinzione tra noi e Gesù, con la differen-ziazione dei termini:

  • solo Gesù Cristo è l’uios(figlio in senso forte)

  • mentre gli uomini sono indicati come tekna di Dio (figlio in senso debole)


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La conclusione = l’adozione non è una immagine metaforica (“un po’ come…”), ma rivela le profondità della relazione dell’uomo con Dio:

«la metafora dell’adozione non tende a indebolire la nostra condizione filiale, ma a sottolineare l’amore di Dio che ce la concede, volendo unirci a suo Figlio. La vita dei figli di Dio consiste nel partecipare alla relazione che Gesù ha con il Padre. Espressione di questa relazione è la nostra invocazione “Abbà”, la stessa con la quale Gesù si è rivolto al Padre»

 Il coinvolgimento nella preghiera di Gesù al Padre/ Abbà, è un esempio efficace per dimostrare fino a che punto l’uomo è realmente e sin d’ora chiamato ad osare di fronte a Dio.


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In luce due elementi:

  • la possibilità di tale relazione filiale non è propria dell’uomo, ma è data dallo Spirito Santo che la rende possibile (Rom 8,1; Ef 1,13)

     si esplicita, così, la pienezza della dimensione trinitaria del rapporto: nello Spirito (non a caso spesso definito lo Spirito del Figlio: Gal 4,6; Rom 8, 14 esplicita la ragione della filiazione esattamente nell’essere guidati dallo Spirito), ad immagine del Figlio nei confronti del Padre

     il vincolo che unisce gli uomini con Cristo e tra di loro è lo Spirito Santo, che ci viene dato come Spirito di Cristo o del Figlio. Così si esplicita la relazione tra filiazione di Gesù e quella degli uomini


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b) la relazione filiale (uomo e Dio in Cristo), fonda immediatamente la relazione fraterna con gli altri uomini:

condannando ogni “discriminazione - divisione”, essa fonda in Cristo la solidarietà umana

Ef 2,14: Cristo, infatti, è la nostra pace; lui che dei due popoli ne ha fatto uno solo e ha abbat-tuto il muro di separazione abolendo nel suo corpo di carne la causa dell’inimicizia

Gal 3,28: Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù.


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L’eternità del piano divino: sta prima di tut-to, antecede la creazione («fin dall’origine»: 2 Tes 2,13; «prima della fondazione del mondo»: Ef 1,4; «prima di tutti i secoli»: 2 Tim 1,9; 2 Cor 2,7)

la rivelazione non sottolinea tanto la priorità cronologica, quanto la priorità logica rispetto al comportamento umano/storico

È la “struttura protologica” della predestina-zione (Lohrer) = indica la semplice anteriorità e premura della volontà di grazia di Dio e non permette di fondare questo evento sul caso e sulla volontà dell’uomo.


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«L’elezione è ciò che precede fin dall’eternità la chiamata storica» (Moltmann)

eternità = non un’astratta assenza di tempo, neppure la semplice pre-temporalità di una decisione divina

  • ma = Dio è Signore del tempo, la sua eternità qualifica il tempo:l’ultima tappa decide delle precedenti

  • l’elezione e la chiamata di Dio, che avven-gono nella storia, hanno la loro validità perché in esse si manifesta una divina volontà eterna di grazia in vista di Gesù Cristo


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non è solo una questione temporale:

  • la predestinazione non solo sta “prima” del tempo e della storia, ma più radicalmente la “fonda”

  • non al di fuori della storia, ma nemmeno condi-zionata dalla storia.

  • un progetto eterno non presuppone l’esistenza degli uomini; al contrario è ad essa antecedente

  • è la predestinazione a “determinare” la storia ed il suo senso, poiché ne è il fondamento: è su di esso, in riferimento a questo che avviene la creazione

  • non significa che la pre-determina, bensì che ne dice il senso autentico, ne disvela la direzione.

  • È la chiave interpretativa dell’umano.


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Collegato a questa dimensione extra temporale, è il carattere libero e gratuito di tale progetto divino:

 Dio non è condizionato da nulla

 «è ciò che Dio vuole»

 è questa - e non altra - la volontà di Dio («decreto della sua volontà» in Ef 1,11; «suo proposito»: próthesis in Ef 1,11).

Già nell’AT, l’alleanza = iniziativa unilaterale di Dio (è quindi gratuita).


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Nel NT l’alleanza è in connessione con la morte-risurrezione di Cristo

  • dipendente esclusivamente dalla sua libera volontà (Gv 10,17s), che riflette fedelmente la volontà del Padre (Mt 26,36-43)

  • questa volontà del Padre è assolutamente libera (Rom 9,14ss; Ef 3,9)

  • è una volontà che antecede e previene qualsiasi considerazione dei comportamenti altrui (Ef 1,9s).

  • La gratuità del piano divino e della giustificazione è il tema della lettera ai Rom e di quella ai Gal, è presente anche in tutte le altre lettere (2 Cor 4,1; Ef 2,4; 1 Tim 1,13; 3,5).


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la predestinazione è incondizionata = si attua nonostante tutte le vicende storiche: è quindi anche infallibile

L’infallibile efficacia dell’Alleanza risulta dalla formula dell’Alleanza stessa = Alleanza nel sangue di Cristo versato per i molti, in remissione dei peccati

Lettera agli Ebrei = infallibile perché in Cristo è ormai attuata.


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Il contenuto grazioso, benevolo di questo disegno.

La predestinazione ha un contenuto «buono». E’ una volontà di amore.

Il termine «preconoscere» nel suo impiego semitico esprime già una preferenza amorosa (cfr 1 Cor 8,3; Gal 4,9).

«mettendo al centro Cristo, la predestinazione appare nel modo più assoluto predestinazionealla grazia» (Colzani).

Il contenuto, dunque, è la grazia:

«Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la sua grazia; grazia che ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata solo ora con l’apparizione del salvatore nostro Cristo Gesù» (2Tim1,10-11).


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 La predestinazione ha come destinatari tutti gli uomini: dunque, è universale. Forse, il passo più nitido in questa affermazione rimane quello della lettera a Timoteo, in cui Paolo dichiara la volontà salvifica universale di Dio

“Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (1 Tim 4).

 contro al senso comune che intende i «predestinati» come un «ristretto gruppo di eletti», di prescelti o privilegiati. Dunque, l’universalità è caratteristica della nuova Alleanza, cioè dell’ Alleanza come originariamente è stata concepita da Dio.


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Momento storico

in ordine all’idea dipredestinazione


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Premessa: i disagi moderni circa il termine predestinazione

Nell’uso linguistico comune è categoria pregiudicata. Evoca:

  • un senso di determinismo, l’idea di pre-determinazione, di una volontà che ci precede, inappellabile ed ineluttabile e che destina, nel senso forte che determina, l’esistenza storica

  • l’idea di un destino cieco, un fato che ha prefissato deterministicamente la vita


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  • L’idea di una discriminazione: alcunivengono prescelti per la salvezza mentre altri lo sono per la dannazione

  • Una simile tesi ripugna con la coscienza della inalienabile libertà umana. Anzi, sia il volto di Dio che dell’uomo risultano distorti in una simile visione


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La sensibilità moderna eredita il problema di una annosa controversia storicasull’interpretazione del senso cristiano della predestinazione:

  • il dibattito ha il suo inizio con Agostino

  • un’ulteriore tappa fondamentale nel medio evo, nella celebre controversia «de auxiliis»

    È una faccenda occidentale-latina…

     la patristica greca non conosce il problema teologico della predestinazione in senso agostiniano, ricalca il pensiero biblico/paolino


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  • La dottrina agostiniana della Predestinazione: genesi ed esito

  • due elementi caratteristici:

  • la convinzione che la predestinazione si riferisca solamente ad alcuni soggetti ad esclusione di tutti gli altri

  • il carattere infallibile di questa elezione, nel senso che nulla, neppure la libertà personale degli eletti, può renderla inefficace.

     Agostino fonda la sua convinzione a partire dall’esegesi di Paolo (quale Paolo ?!)


  • Antropologia lezione 11

    Il punto di partenza:

    • parte dalla condizione dell’uomo conseguente al peccato: «massa perditionis»

    • la predestinazione consiste precisamente nell’atto divino di liberare alcuni degli uomini da questa massa dannata

      qui il contenuto dell’atto predeterminante

      di Dio


    Antropologia lezione 11

    S. Paolo

    predestinazione

     universalità

    1Tm 2,4-11

    Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi


    Antropologia lezione 11

    S. Agostino

    predestinazione

     alcuni sono salvati

    massa damnata:

    tutti hanno peccato


    Antropologia lezione 11

    Due qualità fondamentali della predestinazione:

    un unico movente: la pura misericordia di Dio ad esclusione di qualsiasi previsione di eventuali meriti = la predestinazione è assolutamente gratuita

    • nulla può opporsi all’attuarsi dell’atto liberatore di Dio: ciò che Egli vuole, inevitabilmente accade. Per questo la predestinazione è infallibilmente efficace

    • sono le due proprietà della P. per Agostino: antecedente (o gratuita) e infallibile.


    Antropologia lezione 11

    S. Agostino

    predestinazione

     alcuni sono salvati

    massa damnata:

    tutti hanno peccato gratuità: non per i meriti

    Peccato Originale  infallibile: efficace anche

    contro la volontà umana

    Due proprietà intrinseche alla Predestinazione:

    Ma non la universalità:è unadeterminazione concreta e posteriore della Predestinazione: ci sono dei dannati!


    Antropologia lezione 11

    il «perché?»

    Questo piano di Dio che libera alcuni dalla «massa dannationis» ha una sua logica

    • mette in evidenza:

      da un lato la Giustizia di Dio che punisce il peccatore (lasciandolo nelle conseguenze del suo peccato)

    • e dall’altro la sua Misericordia gratuita (perché, nonostante il peccato, alcuni sono infallibilmente e gratuitamente salvati).

      Giusto e misericordioso: sono le due qualità divine per Agostino (?!)


    Antropologia lezione 11

    La conseguenza

    • Se Dio è giusto/misericordioso ne consegue che nonpotrebbe volere la salvezza di tutti, perché allora (dato il rapporto tra la volontà di Dio e la volontà dell’uomo) di fatto tutti si salverebbero

    • in questo caso avremmo un piano divino che non mette in luce una delle proprietà essenziali di Dio, cioè la giustizia

    • di qui la necessità che non tutti siano predestinati

    • questi sono solo un numero «chiuso e scarso» (perché tanto più raro è il dono, tanto più riluce la sua gratuità).


    Antropologia lezione 11

    • il problema:

    • perché questi determinati e non altri, entrano a costituire il numero degli eletti?

    • qual è la ragione per cui Dio opera questa discriminazione?

      I principi agostiniani non offrono alcun elemento per la risposta.


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    Interpretazione del pensiero

    di Agostino

    Problema = nel punto di partenza posto a fondamento, che pregiudica negativamente l’intero ragionamento:

    A. fonda la gratuità della salvezza non sulla rivelazione biblica della volontà salvifica universale, ma sulla condizione di universale peccato in cui l’uomo si trova, per cui esso, pur non meritando nulla, viene salvato.


    Antropologia lezione 11

    S. Paolo

    predestinazione

     universalità

    1Tm 2,4-11

    Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi


    Antropologia lezione 11

    S. Agostino

    predestinazione

     alcuni sono salvati

    massa damnata:

    tutti hanno peccato

    Peccato Originale non dal disegno eterno

     (= intenzione originaria:

    ma a partire dallastoria:apartire da Cristo)

    condizione di peccato

    Inversione- deformazione rispetto alla Bibbia:


    Antropologia lezione 11

    • Rifiuta la dottrina biblica dell’univer-salità della salvezza:

    • cfr. il suo commento a 1Tim 2,4-11 («Deus vult omnes homines salvos fieri»)

    • dove dice che tutte le esegesi sono possibili, purché non in contrasto con la dottrina della predestinazione come da lui intesa.


    Antropologia lezione 11

    • Alla dottrina biblica della grazia, Agostino sostituisce come fondamento della antropologia soprannaturale la dottrina biblica del peccato originale.

    • Sceglie un punto di partenza storico: l’attuale condizione storica dell’umanità che, in seguito al P.O., risulta universalmente segnata dal peccato se non viene ri-generata nel battesimo.


    Antropologia lezione 11

    • Poiché, però, l’attuale ordine storico è segnato dal peccato, non può essere assunto come criterio per cogliere la verità dell’uomo e del piano di Dio.

       Infatti la rivelazione biblica propone un diverso punto di partenza: il piano eterno (= questo permette di comprendere la verità dell’uomo nell’originaria intentio Dei).

    • a partire da tale condizione di peccato Agostino ricava il senso della predestinazione


    Antropologia lezione 11

    • però, smarrisce l’essenziale riferimento a Cristo.

    • La Scrittura, all’opposto, ribadisce che essa si può definire solo a partire da Cristo, non dall’uomo.

       andrà superata l’esegesi agostiniana, in quanto la prospettiva individuale che assume e la prospettiva dell’infallibile efficacia lo portano a “deformare” la teologia paolina:


    Antropologia lezione 11

     Paolonon afferma l’esistenza di una categoria particolare di eletti, scelti ad esclusione degli altri

    • non afferma l’esistenza di una graziainvincibile ed assolutamente efficace per costoro

    • i predestinati sono tutti coloro che hanno ricevuto il Vangelo (1Ts 5,9; Ef 1,3-12; Tim1,9; Rom 8) senza per altro che egli intenda limitare la predestinazione ai soli cristiani

    • non dice che arriveranno infallibilmente alla salvezza; al contrario, considera la possibilità della loro defezione (2Tim 8,10).


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    Esito degli interventi magisteriali

    Il Magistero non ha presentato la predesti-nazione come oggetto dell’insegnamentoesplicito e solenne

     e non ha fatto propria la dottrina agosti-niana della predestinazione.

    • Significativa è la posizione dell’Indiculus de Gratia, che si rifiuta di seguire Agostino nei problemi della predestinazione (DS 249).

    • Il Magistero, invece, è sempre intervenuto contro ogni restrizione della estensione universale della volontà salvifica di Dio e dell’azione redentrice di Gesù Cristo.


    Antropologia lezione 11

    • In particolare:

    • la condanna della proposizione quinta di Giansenio, da cui si ricava che è eretico affermare che Cristo sia morto solo per i predestinati (in senso agostiniano) (DS 2005-2006)

    • la condanna dell’errore giansenista che Gesù Cristo è morto solo per i fedeli, non quindi per tutti gli uomini, per cui i non fedeli sarebbero esclusi dall’azione di Gesù Cristo (DS 2304-2305);

    • la presa di posizione contro Quesnel, con cui siafferma l’esistenza di grazie anche fuori della Chiesa e antecedenti alla fede (DS 2426.2429)

    • la costituzione Lumen Gentium (capitolo II).


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    • Conclusione delle prese di posizione del magistero:

    • la tesi della volontà salvifica universale è «de fide ex ordinario ecclesiae Magisterio»

    • ad essa corrisponde la tesi della predestinazione, nel senso precisato


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