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1. Stress ed Emozione
2. Argomenti della lezione Definizione di stress
Riferimenti teorici
Strategie di coping
Specificità e aspecificità delle reazioni individuali
Stress e adattamento
Stress e malattia
Stress e ansia
Stress, emozione, autoregolazione e attaccamento
Stress in età evolutiva
Stress e ADHD
3. COS’ È LO STRESS?
4. Le definizioni riportate sul vocabolario descrivono lo stress come uno stato di tensione emotiva, fisica o mentale, oppure una condizione o una sensazione esperita quando una persona percepisce che la richiesta è superiore alle risorse personali e sociali a sua disposizioneNon è facile fornire una definizione psicologica di stress, data la natura estremamente soggettiva delle esperienze associate a questo termine
5.
OMEOSTASI
L’organismo tende a mantenere
un equilibrio dinamico
tra il suo interno e il mondo esterno
Se l’equilibrio omeostatico viene meno,
la reazione dell’organismo
è finalizzata a ripristinarlo Riferimenti teorici
6.
La teoria riguarda
le reazioni fisiologiche allo stress,
ma riconosce anche
il ruolo dell’emozione Riferimenti teorici
7. H. Selye conia il termine STRESS
inteso come
una risposta non specifica
dell’organismo ad ogni richiesta
effettuata su di esso Riferimenti teorici
8.
Stressor : una situazione-stimolo qualsiasi,
sia essa positiva o negativa
Stress : risposta generica del nostro organismo
allo stimolo stressante Riferimenti teorici
9.
La somma di tutte le reazioni
che si manifestano nell’organismo
in seguito alla prolungata esposizione
ad uno stress viene definita da Selye
Sindrome Generale di Adattamento
(GAS = General Adaptation Syndrome) Riferimenti teorici
10. 3 fasi della GAS:
Allarme
Resistenza
Esaurimento Riferimenti teorici
11. Allarme
Uno sforzo improvviso (fisico e psichico)
attiva il Sistema Nervoso Autonomo
e precisamente la componente del Simpatico
(asse ipotalamo-ipofisi-surrene)
L'organismo si allerta e si attiva per fronteggiarlo Riferimenti teorici
12. Resistenza
Se lo sforzo prosegue nel tempo,
l’organismo cerca di adattarsi,
ma questo può portare alla formazione
di ulcere gastrointestinali
e all’ingrossamento delle ghiandole surrenali Riferimenti teorici
13. Esaurimento
Quando l’esposizione all’evento stressante
si protrae in modo abnorme,
l’organismo, se non può mantenere oltre
lo stato di resistenza,
esaurisce le energie impiegate nell’adattamento,
e rischia danni irreversibili,
se non addirittura la morte Riferimenti teorici
14. La GAS è dovuta non solo
a sforzi fisici intensi e a fattori avversi
come il freddo, il caldo, la fame
o gli eccessi alimentari,
ma anche a fattori psicosociali,
tratti di personalità, aspettative proprie ed altrui,
acuta competitività, incapacità a fronteggiare
piccoli e grandi problemi della vita quotidiana,
oltre che abitudini, stili di vita, credenze Riferimenti teorici
15. Tipologie di stress:
Distress
Stress nocivo perché può portare l’individuo
alla terza fase della GAS.
È sostanzialmente sinonimo di ciò che nel linguaggio comune
viene definito “stress”
Eustress
Esperienza di cambiamento positiva
(es. l’atto sessuale, il superamento di un esame) Riferimenti teorici
16. Un aumento dello stress può avere
come risultato un aumento
della produttività,
ma fino ad un certo punto.
Questo “certo punto” varia per ognuno di noi
Tra il livello di attivazione e quello di prestazione
esiste una relazione ad U rovesciato Riferimenti teorici
17. Riferimenti teorici L’importanza della teoria di Selye è dovuta al fatto
che per la prima volta viene stabilita
l’esistenza di una relazione tra stimoli esterni
e reazione interna dell’organismo
Viene stabilito che la reazione di stress
è uguale di fronte a stimoli di diverso tipo
e che il suo significato è di adattamento e difesa dell’organismo
che però, in determinati casi, può dare origine a patologie
18. Riferimenti teorici La produzione di ormoni da parte
della ghiandola surrenale
a seguito della stimolazione dell’ipofisi
(attivazione dell’asse ipofiso-corticosurrene),
caratteristica dello stress,
non è dovuta alla semplice esposizione
all’evento stressante,
ma è specificamente innescata
dalla reazione emozionale indotta dagli stimoli stessi
19. Riferimenti teorici STIMOLO
REAZIONE EMOZIONALE
PRODUZIONE ORMONALE
20. Riferimenti teorici A livello fisiologico lo stress
è una risposta multi-ormonale
il cui significato sostanziale
è quello di permettere
un migliore adattamento dell’organismo
in condizioni particolari di richiesta ambientale,
e quindi favorire la sopravvivenza dell’organismo stesso
21. Riferimenti teorici Non esiste una definizione univoca di emozione
in quanto è un’esperienza che coinvolge
l’intero organismo a livello
Psicofisiologico
Cognitivo
Comportamentale
22. Riferimenti teorici DEFINIZIONE OPERATIVA DI EMOZIONE
L’emozione è una reazione soggettiva
a un evento saliente,
caratterizzata
da modificazioni fisiologiche, esperienziali
e a livello di comportamento esplicito
(Sroufe, 1995)
23. Riferimenti teorici Ciascuna emozione agisce a tre livelli:
Fisiologico
Esperienziale
Comportamentale
24. Riferimenti teorici Differenza tra emozioni
PRIMARIE
emozioni basilari,
individuabili in praticamente tutte le popolazioni umane
e già a partire dai primissimi mesi di vita
SECONDARIE
manifestazioni affettive più complesse,
culturalmente determinate,
e spesso caratterizzate da una grande variabilità tra un individuo e un altro
25. Riferimenti teorici Classificazione delle emozioni primarie
di Ekman et al. (1972)
Paura
Disgusto
Rabbia
Gioia
Sorpresa
Tristezza
26. Riferimenti teorici Dato il valore adattivo e organizzante
delle emozioni primarie,
si può presumere che esse abbiano un significato
in termini evolutivi:
studiare lo sviluppo emotivo di base
vuol dire studiare lo sviluppo
dell’individuo nella sua totalità,
processo quest’ultimo
che consiste in una continua integrazione
tra aspetti emotivi, cognitivi e neurofisiologici
27. Riferimenti teorici Ciascuna specifica emozione di base
evolve in accordo
con i principi generali dello sviluppo
Esistono sorprendenti parallelismi
tra i sistemi delle emozioni di base,
in accordo con l’assunto
che i processi dello sviluppo sono ripetitivi
28. Riferimenti teorici Lo sviluppo della capacità
di esprimere le emozioni di base
dipende dallo sviluppo della capacità di gestire la tensione
Una risposta emotiva di base
può essere positiva o negativa
a seconda della capacità dell’individuo
di modulare la tensione
e dal contesto nel quale la tensione è generata
29. Riferimenti teorici Lo sviluppo consiste
nella capacità di gestire la tensione,
anche in base alla valutazione del contesto
Lo sviluppo porta a differenze individuali
nella capacità di gestire la tensione
e di valutare il contesto
30. Riferimenti teorici La relazione di attaccamento
assume un ruolo critico
ai fini dello sviluppo
in quanto fornisce le procedure primarie
di gestione della tensione
e rappresenta il contesto primario
su cui fare una valutazione
31. Riferimenti teorici Lo stress è definito
come la condizione derivante
dall’interazione (transazione)
di variabili ambientali e individuali,
che vengono mediate
da variabili di tipo cognitivo
32. Riferimenti teorici Compare per la prima volta
il concetto di
STRESS PSICOLOGICO
33. Riferimenti teorici Si sottolinea la componente soggettiva
dell’evento stressante,
ovvero che l’elemento fondamentale
che determina l’entità
della reazione emozionale-fisiologica
è la valutazione cognitiva
dell’individuo sul suddetto evento stressante
34. Riferimenti teorici Già negli anni ’60
alcuni studi
hanno evidenziato
che individui diversi
reagiscono
allo stesso
stimolo stressante
con risposte
assai diverse
35. Riferimenti teorici Nessun evento esistenziale significativo
può essere considerato aprioristicamente patogenetico
Allo stesso tempo, ogni evento suscettibile
di produrre una reazione emozionale
potrebbe essere definito come avvenimento stressante.
Gli eventi sono stressanti
nella misura in cui sono percepiti come stressanti
36. Riferimenti teorici L’entità
dello stress
è definita
anche dalle
caratteristiche
oggettive
dello stimolo
37. Riferimenti teorici L’individuo attua 2 tipi di valutazione:
Primaria
(valutazione cognitiva e percezione emotiva dello stimolo)
Secondaria
(valutazione delle risorse e capacità a disposizione
per far fronte allo stimolo stressante,
in altre parole, valutazione delle capacità di coping)
38. Coping DEFINIZIONE
Insieme degli sforzi cognitivi
e comportamentali attuati
per controllare specifiche richieste interne
e/o esterne che vengono valutate
come eccedenti le risorse della persona
39. Coping Modalità che definisce
il processo di adattamento
ad una situazione stressante
Non garantisce il successo:
se è funzionale alla situazione,
può mitigare e ridurre la portata stressogena
se è disfunzionale,
la può anche amplificarla
40. Coping Processo dinamico,
in quanto è costituito da una serie di risposte reciproche,
attraverso le quali ambiente
e individuo si influenzano a vicenda
Insieme di azioni intenzionali,
sia cognitive che comportamentali,
finalizzate a controllare
l’impatto negativo dell’evento stressante
41. Coping 2 tipi di coping (Lazarus & Folkman, 1984):
CENTRATO SULL’EMOZIONE
regolazione delle reazioni emotive negative
conseguenti alla situazione stressante
CENTRATO SUL PROBLEMA
tentativo di modificare o risolvere
la situazione che sta minacciando
o danneggiando l’individuo
42. Coping 8 strategie di coping
(Lazarus & Folkman, 1988):
Confronto
(mantengo la mia posizione)
Presa di distanza
(rifiuto di pensare al problema)
43. Coping 8 strategie di coping (Lazarus & Folkman, 1988):
Autocontrollo
(cerco di non far trasparire i miei sentimenti)
Ricerca del sostegno sociale
(accetto la comprensione altrui)
44. Coping 8 strategie di coping (Lazarus & Folkman, 1988):
Responsabilità
(critico me stesso)
Fuga-evitamento
(desidero che lo stress passi in qualche modo)
45. Coping 8 strategie di coping
(Lazarus & Folkman, 1988):
Pianificazione
(Faccio un piano d’azione e lo seguo)
Rivalutazione positiva
(ritrovo la fiducia)
46. Coping 3 tipi di coping (Endler & Parker, 1990)
COPING CENTRATO SUL COMPITO
tendenza ad affrontare il problema
in maniera diretta, ricercando soluzioni per fronteggiare la crisi
COPING CENTRATO SULLE EMOZIONI
abilità specifiche di regolazione affettiva,
che consentono di mantenere una prospettiva positiva di speranza
e controllo delle proprie emozioni in una condizione di disagio,
oppure di abbandono alle emozioni,
come la tendenza a sfogarsi o, ancora, la rassegnazione
COPING CENTRATO SULL’EVITAMENTO
tentativo di ignorare la minaccia
dell’evento stressante o attraverso la ricerca del supporto sociale
o impegnandosi in attività che distolgono l’attenzione dal problema
47. Coping e dolore cronico 2 tipi di strategie per fronteggiare il dolore cronico
(Brown & Nicassio, 1987)
Strategie attive (RISORSE INTERNE)
tentativo del paziente di controllare in qualche modo il proprio dolore
tentativo di mantenere un buon livello funzionale,
nonostante il permanere del dolore stesso
Strategie passive (RISORSE ESTERNE)
il paziente lascia il controllo del proprio dolore ad altri
o permette che altre aree significative di vita
vengano influenzate negativamente dal dolore
48. Specificità e aspecificità Risposta aspecifica
(risposta di stress simile
in un certo gruppo di individui)
Risposta specifica
(risposta di stress variabile
a seconda dello stimolo e dell’individuo)
49. Stress e adattamento Considerando lo stress come processo
di adattamento,
possiamo individuare 3 tipi di stress:
Individuale
Riproduttivo
Da attaccamento e perdita
50. Stress e adattamento Stress individuale
È strettamente associato alla sopravvivenza dell’individuo
È sostanzialmente l’equivalente del
concetto di stress di Selye
È quello più largamente conosciuto poiché è quello a cui più spesso si fa riferimento negli studi sullo stress
51. Stress e adattamento Stress riproduttivo
È strettamente associato alla sopravvivenza
della specie
Prevede 3 tipologie, ognuna con reazioni caratteristiche:
Sessualità e fecondazione
Gravidanza e parto
Cure parentali/protezione della prole
52. Stress e adattamento Stress da attaccamento e perdita
È implicato nella creazione, mantenimento
e perdita di legami di coppia e sociali, importanti per la sopravvivenza del gruppo
Gli stimoli che inducono uno stress da attaccamento
o da perdita non minacciano direttamente l’individuo
né la sua riproduzione,
ma colpiscono rapporti interpersonali significativi
A volte la perdita può essere anche simbolica
A livello comportamentale lo stress da perdita è rappresentato dai quadri tipici della separazione, della depressione e del lutto
53. Stress e rischio di malattia La reazione di stress ottimale
è rappresentata
da condizioni di attivazione e disattivazione rapida,
con un’intensità
che di rado raggiunge livelli eccessivi
e che è comunque limitata nel tempo
Deviazioni dalle caratteristiche
di questa condizione di stress ottimale sono di vario tipo
e sono quelle che possono determinare un rapporto
tra stress e aumentato rischio di malattia
Tali condizioni possono essere ricondotte essenzialmente
a 4 tipologie principali
54. Stress e rischio di malattia Stress acuto di elevata intensità
È possibile che talune manifestazioni
delle reazioni di stress in condizioni acute
e particolarmente intense
possano determinare reazioni patologiche,
specie in organismi predisposti
o a rischio
(es. ulcere gastriche acute da stress, infarto)
55. Stress e rischio di malattia Stress acuto e/o cronico in condizioni di blocco dell’azione
In determinati casi può essere presente l’attivazione biologica, ma è impossibile una reazione comportamentale contro l’evento stressante. In questi casi si ha praticamente una reazione di stress con blocco dell’azione
È una condizione frequente nell’uomo
È uno dei fenomeni più largamente studiati in medicina psicosomatica
È probabile che essa sia la causa di una gran parte delle malattie riconosciute come stress-dipendenti
Gli stimoli in causa sono soprattutto psicologici e sociali, piuttosto che fisici o di altro tipo
Le patologie psicosomatiche associate a questo tipo di stress sono diverse (gastrite, ulcera peptica, cefalea, ecc.)
56. Stress e rischio di malattia Stress cronico
Condizione in cui l’esposizione
all’evento stressante prosegue nel tempo
per cui, dopo la fase di allarme
e la lunga fase di resistenza,
le possibilità di reazione dell’organismo
sono esaurite
57. Stress e rischio di malattia Stress acuto in un sistema di inibizione cronica della reazione allo stress
Si basa sull’ipotesi che una condizione di stress acuto in un organismo con inibizione cronica della reazione di stress possa produrre effetti particolari, molto più potenti e deleteri, rispetto agli effetti biologici che vengono prodotti in un organismo allenato allo stress
Sul piano comportamentale si osservano una maggiore disorganizzazione e incapacità ad impostare una reazione di fight/flight
Lo stress acuto in un sistema con inibizione cronica della reazione di stress è quello meno studiato
58. Stress e rischio di malattia La SRS propone un modo
per calcolare il livello
di stress cronico accumulato
da una persona negli ultimi 12-24 mesi
59. Stress e rischio di malattia Elenco di 43 eventi
potenzialmente stressanti
(Life Crisis = Crisi di Vita)
classificandoli in base al punteggio
di Life Crisis Unit (LCU) ad essi associato
Un LCU pari a 1
corrisponde a un cambiamento significativo
nel livello di stress di un individuo
60. Stress e rischio di malattia LCU < 150 = stress minimo
150 < LCU < 199 = stress medio
(33-35% di rischio patologia)
200 < LCU < 299 = stress alto
(50% di rischio patologia)
LCU > 300 = stress grave
(80% di rischio patologia)
61. Stress e rischio di malattia Comportamento di tipo A
Detto anche sindrome della fretta, si caratterizza per avere:
Problemi nel rilassarsi
Tremori
Compulsività temporale (vivere scandendo il proprio tempo in maniera compulsiva)
62. Stress e rischio di malattia Comportamento iperattivo:
parla velocemente
punta il dito mentre parla
cammina veloce
mangia velocemente
Polifasia
comportamentale (multi-tasking)
di pensiero (pensa a molte cose nello stesso tempo)
decisionale (prova a fare diverse cose all’unisono)
63. Stress e rischio di malattia Tendenza ad arrabbiarsi facilmente
Pensiero dicotomico
Perfezionismo
Impazienza
64. Stress e rischio di malattia Notevole ambizione e motivazione al successo, con massiccio coinvolgimento nel lavoro e forte competitività sociale
Trascurati gli aspetti piacevoli della vita, come quelli affettivi e familiari
Scopi poco chiari e scarsamente definiti, con tendenza a disperdere le proprie energie
Perenne insoddisfazione
Ipersensibilità
L’appartenenza alla categoria “personalità di tipo A” aumenta di 2.5 volte il rischio di infarto e delle sue recidive, prescindendo dagli altri fattori di rischio (età, sesso, ipertensione, fumo, ipercolesterolemia, ecc.).
65. Stress e rischio di malattia Comportamento di tipo D
“D” sta per “Distressed”
Tendenza all’irritabilità
Forte tendenza all’ansia
Visione pessimistica della vita che può sfociare in depressione
Rischio di malattie cardiovascolari
66. Stress e rischio di malattia Il concetto di personalità di tipo D
– che dovrebbe superare
la teorizzazione che divide le personalità
a rischio in tipo A e tipo C
(personalità a rischio di contrarre tumore),
accorpandole un’unica macrocategoria –
necessita di ulteriori ricerche
per essere confermato
67. Stress e rischio di malattia
Reazione di stress molto forte
che possono esperire persone
che hanno vissuto eventi fortemente traumatici
(gravi incidenti d’auto, terremoti, abusi, ecc.),
in cui hanno vissuto la sensazione
che la sicurezza e/o la vita fossero in pericolo
68. Stress e rischio di malattia Reazione di stress molto forte
che possono esperire persone
che hanno vissuto eventi fortemente traumatici
(gravi incidenti d’auto, terremoti, abusi, ecc.),
in cui hanno vissuto la sensazione
che la sicurezza e/o la vita fossero in pericolo
In alcuni casi è immediatamente successiva
al trauma, in altri si verifica giorni, mesi,
o addirittura anni dopo,
a causa di un altro evento
che in qualche modo l’ha scatenata
69. Stress e rischio di malattia
Reazione di stress molto forte
che possono esperire persone
che hanno vissuto eventi fortemente traumatici
(gravi incidenti d’auto, terremoti, abusi, ecc.),
in cui hanno vissuto la sensazione
che la sicurezza e/o la vita fossero in pericolo
70. Stress e rischio di malattia La persona con DSPT
rivive l’evento traumatico attraverso incubi, flashback, stati allucinatori
evita di ricordare ciò che è collegato al trauma (persone, luoghi, oggetti)
diviene apatico in relazione ad alcune emozioni che prima provava
sperimenta stati di iperallerta
71. Stress e ansia Lo stress (anche se non da solo) procura ansia
Parimenti l’ansia, che ha le sue radici
nei conflitti dell’inconscio, a sua volta procura
una grande quantità di stress
72. Stress e ansia Da un punto di vista clinico l'ansia si manifesta con diverse modalità
Seguendo le indicazioni dei classificatori diagnostici
tra le varie forme di disturbo d'ansia distinguiamo:
Disturbo d’Ansia Generalizzato (DAG)
Disturbo dell’Adattamento con Ansia
Disturbo da Attacco di Panico (DAP)
73. Stress e ansia Disturbo d’Ansia Generalizzato
Caratterizzato da ansia diffusa e persistente
che si manifesta con apprensione immotivata,
irrequietezza, incapacità a rilassarsi, ecc.
74. Stress e ansia Disturbo dell’Adattamento con Ansia
Caratteristiche simili al DAG
Viene messo in relazione con qualche particolare
e persistente condizione di vita
(es. trasferimento in altra città,
cambio di posto di lavoro, ecc.)
75. Stress e ansia Disturbo da Attacco di Panico
Ci si sente improvvisamente sopraffatti dall'ansia
che è accompagnata da una serie di sintomi fisici
(tachicardia, sudorazione,
sensazione di svenimento, disturbi gastrici, ecc.),
e da una immotivata paura di morire
o di impazzire che spinge a fuggire lontano
dal luogo in cui la crisi di panico si manifesta
76. Stress e ansia L'ansia si accompagna, come sintomo,
a tutte le malattie psichiatriche
quali le varie forme di nevrosi, la schizofrenia,
i disturbi depressivi, le demenze,
le dipendenze da alcool
o da altre sostanze stupefacenti
(anche se queste ultime non possono, di fatto,
essere considerate malattie psichiatriche)
77. Stress, autoregolazione e attaccamento
Lo sviluppo emotivo dell’individuo
si caratterizza per il passaggio
da un fase di non regolazione delle emozioni
ad una di autoregolazione,
attraverso una serie di stadi
78. Stress, autoregolazione e attaccamento La regolazione emotiva è a livello diadico
(il caregiver aiuta il bambino a riconoscere
i propri vissuti emotivi)
Il bambino è parte attiva della diade:
le sue azioni lo portano a sperimentare
stati di tensione che vengono modulati attraverso il caregiver
79. Stress, autoregolazione e attaccamento
Il caregiver non è sempre accondiscendente: creare tensione è sintomo di rispetto
nei confronti del bambino
in quanto individuo separato che necessita
di apprendere le strategie di coping
nei confronti dello stress
80. Stress, autoregolazione e attaccamento
Le radici delle differenze individuali
nell’autoregolazione dell’emozione
sono presenti all’interno
dei modelli caratteristici
della regolazione diadica
81. Stress, autoregolazione e attaccamento Il caregiver facilita i tentativi di interazione
del bambino, al quale non viene più fornita un’interpretazione dei suoi stati emotivi,
ma una risposta ai suoi segnali espliciti
di entrare in contatto
Si parla di autoregolazione guidata
dal caregiver
82. Stress, autoregolazione e attaccamento L’inizio della deambulazione va di pari passo con l’inizio dell’autonomia nell’autoregolazione
Lo stress è legato ai problemi
della deambulazione
e dell’allontanamento fisico dal caregiver
La qualità dell’autoregolazione dipende
dalla qualità dello stile di attaccamento
83. Stress, autoregolazione e attaccamento Ci si aspetta che il bambino abbia una maggiore autoregolazione delle proprie emozioni e impulsi
Lo stress è dovuto alla necessità di regolare
da solo i propri vissuti,
in quanto l’adulto può anche essere assente
Il bambino cerca di proteggersi da un insieme
di stimoli che precedentemente era filtrato dal caregiver
84. Stress, autoregolazione e attaccamento Le strategie di coping sono fortemente legate al tipo di attaccamento
Sicuro: maggiore organizzazione mentale di fronte alla frustrazione, maggiore varietà di risposte emotive
e un maggiore recupero
Insicuro/evitante: la frustrazione è espressa in maniera indiretta, avvicinandosi all’adulto una volta che l’evento stressante è passato
Insicuro/resistente: ricerca di grande conforto e accudimento
da parte dell’adulto
85. Stress in età evolutiva Un bambino
può sperimentare stress
in qualunque situazione
richieda adattamento
e cambiamento,
siano essi positivi o negativi
86. Stress in età evolutiva Ciò che non è stressante per un adulto
può esserlo per un bambino
Situazioni che prevedono
un cambiamento minimo dello status quo
possono avere notevoli ripercussioni
sul senso di sicurezza
di un soggetto in età evolutiva
87. Stress in età evolutiva Gli stressor più comuni che colpiscono i bambini
sono sia interni che esterni
88. Stress in età evolutiva Uno stressor molto forte per un bambino
consiste nelle reazioni di stress degli adulti,
di cui spesso il bambino paga le conseguenze
In ambito di counseling/psicoterapia lavorare
con un cliente in età evolutiva
vuol dire spesso lavorare sul sistema familiare,
indagando la qualità delle relazioni
tra i vari componenti del sistema a vari livelli
(diade madre-bambino, diade padre-bambino, triade, coppia genitoriale, ecc.)
89. Stress in età evolutiva L’esperienza di stress infantile consta di 4 fasi
(Zegans, 1982):
Allarme e reazione fisica
Valutazione
Ricerca e utilizzo di strategie di coping
Implementazione delle strategie di coping
90. Stress in età evolutiva Allarme e reazione fisica
La soglia di allarme dipende sia da fattori innati (temperamentali)
che da esperienze pregresse
Bambini con una bassa soglia di attivazione
entrano più facilmente in stati di allarme
L’adulto può essere d’aiuto nel gestire la risposta di allarme
del bambino e nell’alzare la sua soglia di reazione
attraverso comportamenti educativi di prevenzione allo stress
(es. diminuzione dell’iperstimolazione ambientale,
rassicurazione del bambino, ecc.)
91. Stress in età evolutiva Valutazione
Per un bambino lo stress è dovuto a tre tipi di esperienze:
esperienze in cui il bambino vive un senso di perdita
riguardo una persona, un animale, un luogo
(“il mio cagnolino è morto”)
esperienze in cui il bambino vive la sensazione
di essere trattato male e biasimato (“la maestra mi ha sgridato”)
esperienze in cui il bambino vive un senso di smarrimento
e perdita di controllo sulle sue attività quotidiane
(“ho dimenticato a casa la merenda”)
92. Stress in età evolutiva Ricerca e utilizzo di strategie di coping
Strategie primarie
Usate quando il bambino ha la reale possibilità
di modificare o influenzare la situazione stressante
Strategie secondarie
Usate quando il bambino non può influenzare in alcun modo l’evento,
e deve quindi adattarsi alla situazione.
L’utilizzo di questo tipo di strategie aumenta con l’età: man mano
che il bambino cresce, riesce maggiormente a discriminare
tra eventi che può influenzare,
e eventi cui deve necessariamente adattarsi
93. Stress in età evolutiva
Ogni bambino ha una diversa quantità
di strategie a disposizione,
a causa della diversa storia personale
94. Stress in età evolutiva Implementazione delle strategie di coping
Effettiva reazione all’evento stressante
a livello cognitivo ed emotivo
Se ha la possibilità di esprimere i propri stati affettivi
e di ripensare ai propri processi di pensiero,
il bambino può valutare l’efficacia del suo coping
implementandolo
con le informazioni ricavate dall’esperienza stressante
L’adulto può essere d’aiuto fornendo al bambino un contesto sicuro
e accogliente in cui poter esplorare i propri vissuti,
aumentando la comprensione del proprio stato d’animo
95. Stress e ADHD
Il Disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività
(ADHD = Attention Deficit Hyperactivity Disorder)
è un disordine dello sviluppo neuropsichico
del bambino e dell'adolescente,
caratterizzato da inattenzione
e impulsività/iperattività
96. Stress e ADHD Il DSM-IV distingue 3 forme cliniche:
Inattentiva
Iperattiva
Combinata
97. Stress e ADHD I sintomi non sono causati
da deficit cognitivo (ritardo mentale),
ma da difficoltà oggettive nell'autocontrollo
e nella capacità di pianificazione
I sintomi sono persistenti in tutti i contesti
e situazioni di vita del bambino
causando una limitazione significativa
delle attività quotidiane
98. Stress e ADHD L'inattenzione o facile distraibilità
tende a presentarsi in particolare
come scarsa cura per i dettagli
ed incapacità a portare a termine compiti
o giochi intrapresi
L’attenzione focale e l’attenzione sostenuta
sono compromesse
99. Stress e ADHD
L’impulsività si manifesta
come incapacità di procrastinare nel tempo
la risposta ad uno stimolo esterno o interno
100. Stress e ADHD L’impulsività
è generalmente associata
ad iperattività
I bambini con ADHD
hanno frequentemente l'esigenza di alzarsi
e muoversi senza uno scopo
o un obiettivo preciso
101. Stress e ADHD
I bambini con ADHD vivono spesso
una sensazione di tensione, pressione, instabilità, che deve essere scaricata
I bambini con ADHD mostrano
un rapido raggiungimento di un elevato livello
di stanchezza e di noia
102. Stress e ADHD Spesso i bambini con ADHD hanno una minore resa scolastica
e sviluppano con maggiore difficoltà le proprie abilità cognitive
Frequentemente mostrano scarse abilità
nell’utilizzazione delle norme di convivenza sociale
(in particolare in quelle capacità che consistono
nel cogliere quegli indici sociali non verbali
che modulano le relazioni interpersonali)
Questo determina una significativa interferenza
nella qualità delle relazioni tra questi bambini
ed il mondo che li circonda