Breve storia della questione israelo-palestinese
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Breve storia della questione israelo-palestinese. Dalla diaspora alla Road Map. Il medio oriente. Israele e Territori oggi. La Palestina attorno al 1000 a.C. (regno di Salomone). Premessa: dalla diaspora al mandato inglese.
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Breve storiadella questioneisraelo-palestinese

Dalla diaspora

alla Road Map

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Il medio oriente

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Israele e Territorioggi

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La Palestina attorno al 1000 a.C. (regno di Salomone)

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Premessa: dalla diasporaal mandato inglese

La Diaspora indica la dispersione nel mondo degli Ebrei avvenuta a partire dal 70 d.C. (conquista di Gerusalemme) e dal 135 d.C. (soffocamento dei moti ebrei per l’indipendenza).

A partire dalla conquista romana, la Palestina fu sempre in mani straniere:

Bizantini (IV sec. d.C.-636)

Arabi (636-1099)

Crociati (1099-1291)

Mamelucchi (1291-1517)

Ottomani (1517-1917)

Inglesi (1917-1948)

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Alla fine del XIX sec., in Palestina vivevano circa 45.000 Ebrei a fronte di 450.000 Palestinesi; nel resto del mondo, pur integrati, gli Ebrei costituirono una “nazione nelle nazioni”.

Il giornalista Theodore Hertzl, inviato a Parigi nel 1894, dopo avere osservato e descritto l’antisemitismo che ormai dominava l’Europa, scrisse un libro, Lo stato ebraico, che conteneva un vero e proprio progetto di creazione di uno stato ebreo in Palestina.

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Nacque così il Sionismo*, l’ideologia secondo cui gli Ebrei avevano il diritto di riappropriarsi delle terre che erano appartenute ai loro avi.

T.Herzl (1860-1904)

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Dal 1897 al 1948 giunsero in Palestina 650.000 Ebrei.

Nello stesso periodo, le conquiste francesi della Tunisia, del Marocco, dell’Algeria, quelle inglesi dell’Egitto e del Sudan, quella italiana della Libia, favorirono la nascita di un movimento ideologico affine al Sionismo: il Nazionalismo arabo, che fu alla base della ribellione araba contro gli Ottomani durante la Prima Guerra Mondiale.

Questa ventata nazionalista fu frustrata dai trattati successivi alla guerra: la Cis-* e la Transgiordania furono affidate ad un Mandato Britannico che causò una serie di violenti tumulti degli Arabi contro gli immigrati Ebrei, a tutti gli effetti degli Occidentali in terra islamica.

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La Palestina* durante il Mandato Britannico (‘17-’48)

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La nascita dellaquestione palestinese

Fino al 1948 furono un milione i profughi palestinesi costretti a lasciare le loro case e a rifugiarsi nei paesi confinanti per l’arrivo in massa degli Ebrei.

Questi, a loro volta, erano scampati alla peggiore mostruosità della storia: il genocidio nei campi di sterminio. Il risarcimento della comunità internazionale (la concessione di una patria) faceva degli Ebrei degli ex oppressi che nel contesto specifico diventavano degli oppressori.

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Dunque:

- gli Ebrei chiedevano all’ONU di esercitare il proprio diritto a tornare in quella che era stata la loro patria;

- i Palestinesi chiedevano di rimanere in quella che da tempo immemorabile era la loro terra.

Nessuna delle due comunità era disposta ad essere governata dall’altra, né a condividere lo stesso spazio. La contesa avveniva nell’ambito della spartizione del globo tra USA e URSS: dietro a Israele c’era l’America, dietro i paesi arabi la Russia.

Gli Ebrei ritenevano che il problema sarebbe stato risolto dall’integrazione dei Palestinesi nei paesi confinanti.

MA COSI’ NON FU:

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i rifugiati vennero lasciati nei campi profughi in condizioni spaventose proprio perché servissero da mezzo di pressione contro gli Ebrei. Tutti i finanziamenti e gli aiuti dei paesi arabi nei confronti dei Palestinesi non vennero elargiti per migliorare le condizioni di vita, ma nella prospettiva di una guerra contro gli Ebrei ed il loro definitivo allontanamento.

Le diplomazie internazionali furono incapaci di risolvere il problema, anche perché tra le due parti non si volle scendere a compromessi:

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Secondo gli Israeliani, toccava agli Arabi risolvere il problema dei profughi loro connazionali, mentre essi avevano il diritto a conservare la biblica Terra Promessa.

Secondo gli Arabi, gli Israeliani erano una potenza colonizzatrice, simile ai Francesi in Algeria, che doveva essere semplicemente cacciata via con ogni mezzo.

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Il comportamento inglese fu sostanzialmente ambiguo (doc: Dichiarazione Balfour): da un lato si permise agli Ebrei di immigrare senza limitazione di numero (almeno fino al 1939); contemporaneamente si prospettò ai Palestinesi la costituzione di un loro stato entro dieci anni.

Incapaci di affrontare la situazione dopo la Seconda Guerra Mondiale e il grande afflusso di Ebrei a seguito della Shoah, gli Inglesi abbandonarono la zona e affidarono la questione palestinese all’ONU, che con la risoluzione 181(doc.) del 29 novembre 1947 propose il seguente piano di spartizione:

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Il piano ONU del 1947

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La proclamazionedi indipendenza di Israele

Mentre continuano le violenze e gli assalti militari da una parte e dall’altra, e ben 250.000 arabi emigrano nei paesi confinanti, il

14 maggio 1948 Israele proclama la propria indipendenza e si costituisce come stato sovrano.

La reazione dei paesi arabi confinanti è immediata: il giorno successivo tra Israele e paesi Arabi scoppia la prima delle quattro guerre che contrapporranno il nuovo stato ebraico ai paesi confinanti (Egitto, Giordania, Siria, Libano, Arabia) e limitrofi (Iraq).

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Ben Gurion, “padre” dello stato di Israele e primo ministro dal ‘49 al ‘53

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La Lega Araba all’atto della sua costituzione (marzo 1945)

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Le guerre arabo-israeliane(1948-1973)

La Guerra di Indipendenza Israeliana (maggio’48-primavera ‘49)

Il giorno dopo la proclamazione di indipendenza, Egitto, Libano, Siria, Giordania, Iraq attaccano Israele: la Lega Araba dispone di un esercito efficiente che inizialmente conquista Gerusalemme e Tel Aviv; successivamente, anche a causa della divisione interna della Lega Araba, Israele riguadagna i territori perduti e aumenta la propria estensione di un terzo rispetto al piano ONU.

La conferenza di Rodi sancisce un armistizio, non una pace.

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Israele e la Palestina dopo la guerra di indipendenza (‘49)

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Negli anni successivi Israele consolidò le proprie strutture istituzionali, fu ammesso all’ONU, varò la cosiddetta Legge del Ritorno (1950), ricevette un sostanzioso indennizzo dalla Germania sotto forma di forniture industriali.

Contemporaneamente, l’Occidente simpatizzava per gli Arabi, sia per le condizioni dei profughi palestinesi, sia per l’intenzione di Israele di spostare a Gerusalemme la propria capitale; inoltre, i paesi ospitanti si rifiutarono di integrare e conferire la cittadinanza ai profughi, sebbene correligionari.

A questo punto, la questione palestinese subì una svolta di carattere internazionale:

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L’URSS di Stalin riprese la politica antisemita e antisionista (interessato anche all’espansione nella zona) appoggiando il Presidente dell’Egitto Nasser, che non faceva mistero delle proprie mire espansioniste in medio Oriente.

Nasser, antioccidentalista e filosovietico, nel luglio 1956nazionalizzò il Canale di Suez, sottraendo di fatto all’Inghilterra e alla Francia il controllo economico della regione.

Si costituì così una coalizione tra Inghilterra, Francia e Israele che sfociò nell’ottobre1956 nella

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Il colonnello Gemal A. Nasser, presidente dell’Egitto dal 1954 al 1970. Fu considerato la guida dell’emancipazione antimperialista dei paesi arabi.

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Guerra del Sinai(29 ottobre-5 novembre 1956)

Il generale Moshè Dayan, coadiuvato da un giovanissimo Ariel Sharon, dilaga nel giro di pochi giorni fino al Mar Rosso, catturando uomini e mezzi egiziani. Nel giro di diciotto giorni la guerra termina con un bilancio positivo per Israele, che ottiene il porto di Eilath sul Mar Rosso, il permesso di transito per navi e merci dirette a Israele sul canale di Suez, la presenza di forze ONU a Gaza e sul Sinai.

Israele non allarga il proprio territorio, ma da questo momento verrà considerato dagli Arabi come l’avamposto dell’imperialismo occidentale.

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E i Palestinesi?

Nel 1965 nasce l’OLP*, forza politica e organizzativa che si prefigge il compito di dare voce pubblica all’entità palestinese e combattere con ogni mezzo Israele. Costituita da varie anime, l’OLP trova in Yasser Arafat, leader del movimento Al-Fatah, il proprio capo carismatico.

Sono gli anni del conflitto vietnamita e del diffondersi del movimento antimperialista: Nasser e Arafat assunsero un ruolo come quello di Castro e Ho-Chi-Minh, e la contrapposizione al sionismo divenne una vera lotta di liberazione, paragonabile a quella appena conclusa in Algeria (1962).

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Verso un nuovo conflitto

Nel 1966 URSS, Siria ed Egitto strinsero un patto politico-militare in funzione antisraeliana e antioccidentale; contemporaneamente, dalle Alture del Golan (confine siriaco-israeliano) i Palestinesi entravano in Israele per compiere raid e attentati: Israele rispondeva bombardando il confine; Papa Giovanni XXIII aprì il dialogo con il mondo ebraico abbandonando la tradizionale accusa del deicidio; a seguito del golpe dei colonnelli in Grecia (1967), l’URSS convinse Nasser a porre il blocco navale sul golfo di Aqaba, strangolando così Israele da un punto di visto economico e diplomatico; con l’Egitto e la Siria si schierarono la Giordania e l’Iraq:

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La guerra dei Sei Giorni(5-10 giugno 1967)

Una delle guerre più studiate della storia, per la rapidità tattico-strategica con cui Israele sconfisse i nemici:

nel giro di una mattinata Israele, attaccando di sorpresa, distrusse a terra tutti gli aerei egiziani, siriani e giordani;

nelle operazioni di terra, durate quattro giorni, Israele conquistò il Sinai fino al canale di Suez, la Giudea e la Samaria fino al Giordano, Gerusalemme (che era per metà israeliana e per metà giordana) fino al Muro del Pianto e le Alture del Golan.

Israele perse 700 uomini contro i 15.000 degli avversari; Capo di Stato Maggiore era Isaac Rabin.

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Moshè Dayan, capo di Stato Maggiore dal ‘53, ministro della difesa, protagonista indiscusso della guerra del ‘67.

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Israele dopo la guerra del’67

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I territori occupati

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A cavallo degli anni ‘70 vanno registrati alcuni fatti rilevanti:

- 1970, il Settembre Nero: Re Hussein di Giordania, preoccupato dalla presenza dei Feddajin dell’OLP nel proprio territorio, scatena la caccia al Palestinese: 10.000 morti;

- Nasser muore e gli succede Sadat, il cui programma è ripristinare l’economia dell’Egitto e preparare una guerra di sorpresa a Israele;

- gli USA stanziano fondi a favore di Israele, mentre l’URSS arma l’Egitto;

- Golda Meir, nuovo primo ministro d’Israele, allontana dal governo la destra e si dichiara favorevole al dialogo con gli Arabi;

- in Israele iniziano nella società civile i primi dissensi nei confronti della politica anti-palestinese

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Golda Meir. Ambasciatrice a Mosca, fu ministro degli Esteri dal ‘56 al ‘66 e primo ministro dal ‘69 al ‘74. Si dimise a seguito della guerra del Kippur.

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La guerra del Kippur(6-22 ottobre 1973)

Contemporanea e simile a quella musulmana del Ramadan, la festa del Kippur(espiazione) è una delle feste più importanti dell’ebraismo.

Attaccati di sorpresa dall’esercito siriaco-egiziano, gli Israeliani subiscono l’iniziativa degli avversari, favoriti anche dal ponte aereo sovietico; dopo sette giorni di empasse, Israele si riorganizza e sconfigge nuovamente la Siria sul Golan e l’Egitto nel Sinai; Sharon è addirittura pronto ad attraversare il Canale di Suez ma viene fermato dall’ONU su pressioni di USA e URSS.

Israele ha perduto il mito dell’imbattibilità, ma conserva inalterato il proprio territorio, che verrà restituito all’Egitto dopo gli accordi di Camp David del 1979.

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I protagonisti di Camp David: da sinistra, il presidente egiziano Sadat, il presidente degli U.S.A. Carter (Nobel per la Pace 2002), il primo ministro israeliano Begin.

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Israele dopo Camp David

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Dal dopo-Kippur al Libano

Negli anni ‘70 la destra (il Likud) vince le elezioni: i cosiddetti Territori Occupati (Cisgiordania e Gaza) vengono considerati a tutti gli effetti terre israeliane: così, il governo aiuta e finanzia la costruzione di insediamenti di coloni israeliani e l’avvio di imprese economiche in territori a maggioranza palestinese; per proteggere i coloni, la presenza militare israeliana aumenta, generando malcontento e numerosi atti terroristici.

Nel 1980 Gerusalemme viene proclamata unilateralmente “capitale indivisibile” di Israele;

nel 1981 le alture del Golan vengono annesse, con il pretesto che da lì partono le incursioni palestinesi contro Israele.

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La campagna del Libano

Fatta la pace con l’Egitto, Israele spostò il centro della propria “politica di sicurezza” al Nord:occupato il Golan, l’altro obiettivo israeliano era il Libano, dove erano attive le basi dell’OLP. Dopo una serie di attentati e incursioni terroristiche palestinesi, il 6 giugno 1982 Begin iniziò l’operazione Pace in Galilea, di fatto la quinta guerra di Israele.

Nelle intenzioni di Begin e Sharon, doveva trattarsi di un’operazionedi polizia, volta ad occupare una fascia di confine di 40 Km per tutelare le popolazioni della Galilea, esposte agli attacchi dei feddayin. Invece:

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già il 14 giugno gli Israeliani stavano assediando Beirut ovest, sede del quartiere generale dell’OLP. L’attacco israeliano si inseriva in una situazione già caotica: il Libano era dilaniato da una guerra civile tra le diverse etnie e componenti religiose (cristiano-maroniti, drusi, sciiti, sunniti); gli stessi Siriani erano intervenuti (1976) con il pretesto della pace ma avevano bombardato i quartieri cristiani della capitale (1978).

Con l’intervento degli Israeliani i Palestinesi fuggirono nei paesi confinanti, da dove furono rimandati nei campi profughi di Beirut.

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A seguito del massacro di Sabra e Chatila (settembre 1982), e della corresponsabilità di Sharon nel massacro, l’opinione pubblica mondiale e parte di quella israeliana condannarono la politica aggressiva di Begin; dopo l’arrivo in Libano della forza internazionale di pace (USA, Francia, Italia), Israele si ritirò dal Libano nel maggio 1983.

Nel frattempo, però, 140.000 Palestinesi dovettero stabilirsi in Libano sotto il controllo siriano: l’esasperazione palestinese favorì l’esplodere del terrorismo internazionale.

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Nella notte tra il 17 e 18 settembre 1982, i falangisti cristiani libanesi penetrarono nel campo profughi di S. e C. e massacrarono centinaia di profughi con il tacito consenso dei militari israeliani che avrebbero dovuto controllare militarmente la zona.

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Ariel Sharon, ex primo ministro. Contribuì al successo israeliano durante la guerra del Kippur; ministro della difesa dal 1981 al 1983, fu costretto a dimettersi per le sue responsabilità nei massacri in Libano (per cui è attualmente imputato presso un Tribunale Internazionale). E’ da sempre contrario alla restituzione dei Territori occupati; da due anni è in coma.

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Il terrorismo

Il terrorismo mediorientale, a differenza di tutti gli altri fenomeni similari, ha un raggio planetario, colpendo indistintamente tutti gli obiettivi considerati “sionisti”: dopo Israele al primo posto tra i paesi colpiti c’è l’Italia, seguono la Francia, la Germania, la Grecia, la Gran Bretagna.

Le tipologie dell’Internazionaledel terrorismo panarabo sono due:

1) un movimento antioccidentale, antimodernista e antisecolare, che trae ispirazione dal khomeinismo;

2) un movimento antioccidentale che si oppone al post-colonialismo occidentale e teorizza il riscatto del mondo arabo dalla subordinazione all’Occidente.

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La differenza tra il rivoluzionario e il terrorista risiede nella ragione della lotta. Colui che lotta per una causa giusta, colui che lotta per ottenere la liberazione del suo Paese, colui che lotta contro l’invasione e contro lo sfruttamento, come contro la colonizzazione, non può mai essere definito un terrorista. (Y.Arafat all’ONU, 1974)

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Hamas (Ardore): movimento di resistenza islamica sorto a Gaza nel 1988. Opera in concorrenza con l’OLP e, oltre ad affermare che la Palestina è sacra proprietà islamica, teorizza un acceso antisemitismo e rifiuta qualsiasi soluzione negoziata della pace; fondendo religione e politica, Hamas critica ogni ipotesi di uno stato palestinese laico e democratico. E’ oggi molto seguito nei Territori.

Hezbollah (Partito di Dio): fondato dalle Guardie della Rivoluzione Iraniana e con sede in Libano, ha lo scopo di promuovere la nascita di uno stato islamico come in Iran. Contrario agli accordi israelo-palestinesi, ha come obiettivo la costituzione di una repubblica pan-islamica guidata dal clero. Recentemente si è avvicinato ad Hamas.

Le organizzazioni terroristiche

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Abu Nidal Organization: creato nel 1974 da una scissione da Fatah. Molto attivo negli anni '80 e '90, è conosciuto in Italia per l'attentato del 27 dicembre 1985 agli aeroporti di Fiumicino e Vienna: 16 morti. Entra ben presto in conflitto con Fatah, di cui non approva le aperture ad Israele, il nemico da annientare.Attualmente senza seguito nei territori.

Fronte Democratico di Liberazione della Palestina: di origine marxista-leninista, supporta la nascita di uno Stato palestinese in un territorio liberato da Israele. Primo attentato di rilievo, quello alla scuola di Ma'alot: uccise 27 persone (134 i feriti). Molti sono bambini.Nel maggio '88, fra l'altro, organizza un attentato all'auto dell'attuale premier israeliano Ariel Sharon.A lungo in aperto contrasto con Fatah e vicino all'opposizione ad Arafat. Ultime operazioni: 25 agosto 2001, 3 soldati uccisi, nella Striscia di Gaza.

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Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina: di ispirazione marxista leninista, fondato da George Habash. Non ha riconosciuto gli accordi di Oslo del '93, allontanandosi dall'OLP. Attivissimo negli anni '70, sia contro obiettivi israeliani che contro obiettivi arabo-moderati. Ultimo attentato di rilievo: 17 ottobre 2001, assassinio del ministro del Turismo israeliano, l'ultranazionalista Rehavam Zeevi.

Jihad islamica: nasce nel 1979-80 grazie all'iniziativa di alcuni studenti islamici in Egitto, sulla scia del successo della Rivoluzione iraniana e sotto l'influenza dei gruppi radicali di universitari egiziani. Negli anni '80 il gruppo si trasforma in nucleo terrorista attivo nei territori e nella Striscia, protagonista dell' Intifada . A fine anni '90, l'organizzazione è protagonista di una serie di attacchi suicidi in Israele.

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Fronte di Liberazione della Palestina: nasce in Libano nell'aprile del'77. Il nuovo gruppo ha come capo Abu Abbas ma è diviso al suo interno in fazioni spesso in conflitto fra loro: nel 1983-1984 si distaccano altri piccoli gruppi. Nel novembre 1989 Abu Abbas, eletto nel comitato esecutivo dell'OLP, traghetta il FLP verso Fatah, di cui sposa, di fatto, l'analisi politica. Nell' '85, Abu Abbas diventa il terrorista più noto al mondo, con il dirottamento della Achille Lauro. Arafat prende le distanze dall'attività del FLP.

Tanzim:braccio armato di Fatah, gioca un ruolo determinante nel salto di qualità dell'Intifada 2000: dai sassi ai mortai, alle bombe. I Tanzim si ritengono l'avanguardia del futuro Stato palestinese, l'esercito non ufficiale che può accentuare la pressione sui coloni e i civili israeliani senza compromettere troppo Arafat e Fatah. Sono gli eroi dell'Intifada, l'esempio da seguire per migliaia di adolescenti dei territori.Leader riconosciuto, Marwan Barghouti (agli arresti)

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Il terrorismo senza confini

Luglio 1982: ristorante ebraico a Parigi (6 morti);

Ottobre 1982: sinagoga di Roma (1 morto);

Settembre 1985: Larnaca, tre israeliani uccisi. Per ritorsione Israele bombarda il quartiere dell’OLP a Tunisi: 40 morti;

Ottobre 1985: dirottamento della Achille Lauro e uccisione di un anziano ebreo. I dirottatori si arrendono alle autorità egiziane e hanno il salvacondotto verso Tunisi (episodio di Sigonella);

Dicembre 1985: attentato a Fiumicino (16 morti e 70 feriti);

Settembre 1986: a Karachi muoiono 18 persone, alla sinagoga di Istanbul 23.

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La prima intifada

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L’8 dicembre 1988 scoppiò un movimento popolare di resistenza a Gaza e in Cisgiordania a sostegno dell’OLP e contro Israele.

L’Intifada (risveglio), che in tre anni causò 800 morti, produsse soprattutto in Israele una riflessione sulla incongruità politica, sociale e morale di una vera e propria situazione colonialista.

Nello stesso tempo, anche la parte più moderata dell’OLP ritenne opportuno modificare la propria strategia.

Così, mentre Hussein di Giordania dichiarava di rinunciare alla sovranità sulla Cisgiordania,

il 15 novembre 1988

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Il Consiglio Nazionale Palestineseproclamò la creazione simbolica di uno stato palestinese in Cisgiordania e Gaza con capitale Gerusalemme; accettò la risoluzione ONU 181, condannò il terrorismo e avviò trattative per una conferenza internazionale di pace.

Lo stesso Arafat all’ONU dichiarò di riconoscere il diritto di Israele a vivere in pace e sicurezza.

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La prima guerra del Golfo

Nell’estate del 1990 l’annessione del Kuwait da parte dell’Iraq scatenava l’ennesima crisi: Arafat, nella guerra irachena contro il Kuwait ma anche dopo gli attacchi missilistici dell’Iraq a Israele che non entrò in guerra, si schierò con Saddam Hussein.

Secondo il leader dell’OLP lo scontro tra Saddam e le truppe della coalizione doveva essere il primo momento di una resistenza del mondo arabo contro l’Occidente; l’effetto immediato della scelta di Arafat è la perdita immediata di appoggi e simpatie politiche in Occidente.

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Israele non rispose agli attacchi e tutti i paesi arabi si schierarono a fianco del Kuwait: per la prima volta la difesa di Israele era affidata agli altri stati.

Dopo la guerra, alla fine dell’estate 1993, Israele e OLP giunsero ad una importante svolta politica:

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La svolta momentanea: i trattati di pace fino all’assassinio di Rabin

Gli accordi di Oslo (1993):

  • l’OLP riconosce il diritto di Israele di vivere in pace e sicurezza;

  • Israele riconosce l’OLP come rappresentante del popolo palestinese;

  • viene approvata la Dichiarazione di princìpi sulla autonomia palestinese;

  • ritiro di Israele da Gaza e Gerico e trasferimento del controllo all’Autorità Palestinese.

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Oslo, 13 settembre 1993: la storica stretta di mano tra Rabin e Arafat, alla presenza di Clinton. Sono stati appena firmati gli accordi sulla autonomia palestinese; Israele e OLP si riconoscono formalmente per la prima volta.

L’accordo verrà perfezionato due anni dopo a Taba, in Egitto:

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Gli accordi di Taba (1995)

Gli accordi estendono l’Autorità palestinese alle principali città della Cisgiordania (ivi compresa la città di Hebron)

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Il 4 novembre 1995 il primo ministro israeliano I.Rabin viene assassinato da un giovane ebreo della estrema destra religiosa ultraortodossa.

Lo scrittore Amos Oz disse che la battaglia non si combatte più tra arabi e ebrei ma tra i fanatismi di entrambe le parti.

Due immagini di I.Rabin: sotto, a destra, mentre entra a Gerusalemme nel 1967

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L’omicidio di Rabin fu l’esito violento dell’opposizione oltranzista israeliana agli accordi di Taba:

  • i coloni;

  • il Likud (partito della destra conservatrice);

  • Gush Emunim (Blocco della Fede)

    l’autonomia

    della Cisgiordania

    viene considerata la fine

    dell’ideale

    Eretz Israel

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In Israele:

Spaccatura della società civile su temi quali il sionismo, la laicità dello stato, lo status di ebreo;

Inoltre: che rapporti con la Siria? Con il Libano del sud (base degli Hezbollah)? Con il jihad di Hamas?

E la non risolta questione di Gerusalemme?

I Palestinesi:

frattura tra gli arabo-palestinesi che hanno aderito ai negoziati di pace e il radicalismo armato dei gruppi oltranzisti (parola d’ordine: somma zero – uno vince, l’altro perde…);

Discussione sulla necessità di un rafforzamento della democrazia all’interno dell’OLP contro l’autocrazia di Arafat.

Le prime libere elezioni palestinesi del gennaio 1996 hanno dato luogo, de facto ad un governo e, dunque, ad uno stato palestinese.

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Israele

Classe governante ripiegata sulla logica della separazione e sicurezza

Spaccatura tra nazionalisti, minoranze religiose da un lato e moderati dall’altro

Cesura culturale tra secolarizzazione e ortodossia

Palestina

Fallimento della gestione politico-economica dei Territori da parte dell’ANP

Calo dell’impegno politico tra le giovani generazioni

Spaccatura tra società civile e quadri politici

Clima favorevole alla guerra santa degli integralisti come forma di riscatto

1998-2006:i mutamenti della geografia dello scontro

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Wye Plantation e Camp David II(1998-2000)

  • Ridispiegamento israeliano in Cisgiordania (- 13% subito, - 14% in seguito);

  • Impegno reciproco a contrastare violenza e terrorismo;

  • Obbligo di disarmo da parte dell’ANP di gruppi o soggetti sospettati di terrorismo;

  • Liberazione di 250 detenuti palestinesi al mese da parte di Israele;

  • Cooperazione intensa, continua e completa contro il terrorismo.

    Il trattato resta tuttora lettera morta, poiché da entrambe le parti vennero accuse di reciproca inadempienza

    In fase di ratifica al CNP fu abrogata la storica clausola dello statuto che prevedeva la distruzione dello stato di Israele

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Due anni dopo, a Camp David, il capo del governo israeliano Barak giunge a fare una proposta storica:

- concessione di Gerusalemme araba agli arabi palestinesi;

  • 90% della Cisgiordania alla sovranità palestinese;

  • Il Recinto Sacro governato congiuntamente dal Consiglio di Sicurezza ONU, Marocco, Palestinesi;

  • un passaggio riservato alla Spianata delle Moschee.

    La proposta, sorprendente, voleva superare in un colpo solo 52 anni di ostilità. MA:

    alla posizione intransigente di Arafat (o tutto niente) Barak rispose con un no a Gerusalemme divisa in due capitali e al ritiro ai confini antecedenti la guerra del ’67.

    Il macigno sui trattati di pace era e resta Gerusalemme.

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Monte del Tempio, come lo chiamano gli ebrei, ovvero Spianata delle Moschee, come la chiamano i musulmani: la collina della discordia nel cuore della Città Vecchia di Gerusalemme, l'unico vero ostacolo rimasto sul tavolo delle trattative, ma finora apparentemente insormontabile.

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E' su quella altura che Abramo, patriarca del "popolo eletto", offrì a Dio il sacrificio di suo figlio Isacco; è lì che prima re Davide e poi re Salomone costruirono il grande Tempio dell'Ebraismo, lo stesso tempio da cui un giorno un profeta dinome Gesù scacciò indignato i mercanti che lo affollavano coi loro traffici; ed è ancora lì che, dopo la distruzione del tempio ad opera delle legioni dell'Impero Romano nel 70 dopo Cristo, Maometto prese il volo verso il cielo in groppa ad un cavallo alato. Tremila anni di storia e tre grandi religioni si incrociano dunque su questo luogo.

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Del Tempio ebraico rimane solo il muro occidentale, o Muro del Pianto; al di sopra del quale sorgono da secoli la splendida Cupola della Roccia rivestita d'oro e la santa moschea al-Aqsa. Un poggio divino, che due popoli e due fedi reclamano come proprio. E dividerlo è complicato dal fatto che, per l'Ebraismo, il monte (o spianata che sia) rimane sacro anche senza il tempio sopra: a renderlo sacro per sempre bastano le rovine sotterranee.

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Il rifiuto di Arafat alla proposta di Barak fu motivato dalla necessità di assicurare la salvaguardia dei Luoghi sacri in nome di tutto l’Islam.

Sostanzialmente non si riuscì a sciogliere l’intricato nodo politica-religione, perché anche in Israele ci furono proteste all’idea di un controllo internazionale della zona del Muro del Pianto.

Gerusalemme, insomma, rimase e rimane la città contesa, poiché in essa si incardinano le rappresentazioni geopolitiche, i simboli metastorici e le vestigia identitarie degli israeliani e dei palestinesi, pur con una centralità strategica inesistente […] il legame inestricabile di religione e politica che la caratterizza rende difficile persino una soluzione con i tradizionali meccanismi del diritto internazionale.(Codovini)

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A ribadire che la destra nazionalista e ultraortodossa israeliana non accettava l’operato di Barak, il

28 settembre 2000 il leader del Likud, A.Sharon, si recò alla Spianata rivendicando simbolicamente la sovranità israeliana sul sito religioso.

Gli scontri che ne nacquero diedero origine alla seconda Intifada, che nel giro di quindici mesi fece 1132 morti (872 palestinesi, 238 israeliani)

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Da un punto di vista politico la seconda Intifada ebbe origine dalla percezione da parte delle masse palestinesi della mancata realizzazione delle promesse di Oslo:

Per i Palestinesi e per i loro leader, l’accordo di Oslo significava una riduzione graduale dell’occupazione , in cambio della fine immediata della violenza e del terrorismo. Sette anni dopo, i Palestinesi si sentono traditi perché vivono ancora sotto l’occupazione. Hanno tentato […] di farsi ascoltare dagli israeliani. Non ci sono riusciti e hanno appoggiato gli attentati contro Israele.(A.Hass)

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In Israele nel febbraio 2001 Sharon vinse le elezioni politiche con il maggiore scarto nella storia democratica del paese e con la maggiore percentuale di astensionismo (quasi il 40%): l’opinione pubblica israeliana ripiegò verso posizioni più conservatrici nei confronti dell’idea di negoziato.

Contemporaneamente i Palestinesi si resero conto che il falco Sharon non avrebbe mai fatto le stesse offerte della colomba Barak: l’errore strategico di Arafat a Camp David si manifestò in tutta la sua gravità, tanto più che Sharon è considerato come il responsabile dei massacri di Sabra e Chatila del 1982.

Su questa situazione di chiusura e ripresa delle violenza si innesca lo squartamento geopolitico dovuto all’11 settembre 2001:

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Il “dopo 11/9” ha determinato 4 nuove situazioni di fatto:

1) Gli USA di Bush hanno formalmente riconosciuto la legittimità dello stato palestinese;

2) Arafat ha condannato il terrorismo di Al Qaeda;

3) I paesi arabi moderati hanno sostenuto il processo di pace affrancandosi dalle spinte integraliste;

4) La destra israeliana ha prospettato la possibilità di uno stato palestinese (proposta Sharon).

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Palestina: lo stato che c’è e non c’è

Dunque, dopo Wye Plantation e la dichiarazione USA uno stato palestinese esiste de facto; ma lo status di “autonomia” dei Territori li rende dipendenti da Israele (soprattutto per la rete economica delle importazioni): il paradosso è che lo stato palestinese può realizzarsi pienamente come tale solo collaborando con lo stato che è considerato occupante!

Il sospetto che la dirigenza palestinese sia più interessata ai rapporti economici con Israele piuttosto che alla liberazione della Palestina è bene espresso da Edward Said:

Un abisso divide i negoziatori, con i loro abiti inappuntabili che trasmettono dichiarazioni da posti lussuosi, dall’inferno polveroso delle strade di Nablus, Jenin o Hebron.

Questa “asimmetria” nell’identità palestinese spiega perché Hamas è preferita politicamente dal 35% dei Palestinesi dei Territori.

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Dopo un 2002 all’insegna di attentati e rappresaglie e nessuna novità politica di rilievo (se non l’ulteriore rafforzamento del governo Sharon), nel giugno 2003 a Sharm-el-Sheik e Aqaba si tiene un vertice al termine del quale si approva la cosiddetta road map, un piano di pace organizzato in tre fasi:

La Road Map (2003)

Aqaba, 4 giugno 2003:Abu Mazen, Bush e Sharon chiudono il vertice.

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  • Entro giugno 2003:

    - riconoscimento inequivocabile del diritto di Israele a esistere in pace e sicurezza;

    - impegno dei palestinesi a combattere il terrorismo;

    - elezioni libere in Cisgiordania e Gaza;

    - impegno di Israele a non intraprendere azioni contro la pace;

    - smantellamento delle colonie insediate dopo il 2000.

  • Entro dicembre 2003:

    - costituzione di uno stato di Palestina con confini provvisori e basato su una nuova Costituzione;

    - conferenza internazionale sul dialogo, risorse idriche, rifugiati, sicurezza.

    3) Entro il 2005:

    - consolidamento delle istituzioni palestinesi;

    - fine del conflitto;

    - conferenza internazionale su confini e Gerusalemme.

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Esiste adesso una opportunità di pace tra israeliani e palestinesi, ma non ci potrà essere pace senza l’eliminazione del terrorismo […] Israele come gli altri ha espresso il suo fermo appoggio alla visione del presidente Bush di due stati, Israele e lo Stato palestinese che vivano fianco a fianco nella pace e la sicurezza.

A.Sharon

Esiste una nuova opportunità di pace che si basa sulla Road Map, che noio abbiamo accettato senza riserve. L’obiettivo è due stati […] che vivano in pace e sicurezza l’uno accanto all’altro attraverso negoziati diretti a mettere fine al conflitto […] risolvere tutte le questioni sullo status definitivo e mettere fine all’occupazione […]

A.Mazen

Le dichiarazioni

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Paci virtuali, muri reali.

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