1 / 1

Palazzo Guidobono-Tortona

Il palazzo Guidobono di Tortona

Liceo_peano
Download Presentation

Palazzo Guidobono-Tortona

An Image/Link below is provided (as is) to download presentation Download Policy: Content on the Website is provided to you AS IS for your information and personal use and may not be sold / licensed / shared on other websites without getting consent from its author. Content is provided to you AS IS for your information and personal use only. Download presentation by click this link. While downloading, if for some reason you are not able to download a presentation, the publisher may have deleted the file from their server. During download, if you can't get a presentation, the file might be deleted by the publisher.

E N D

Presentation Transcript


  1. RITO FUNERARIO ROMANO Nel mondo romano erano noti ed utilizzati i riti dell’inumazione e dell’incinerazione . Quest’ultimo prese il sopravvento soprattutto in età repubblicana e nei primi secoli dell’impero. Successivamente, con il diffondersi di credenze e religioni salvifiche riprese a diffondersi il rito dell’inumazione. Le sepolture più antiche ed erano realizzate con il rito ad incinerazione. L’incinerazione , dal 400 a.C. in poi divenne rito abituale diffuso ininterrottamente sino al I sec. d. C. In un secondo momento, iniziò a diffondersi l'inumazione, con l'idea che il defunto dovesse ritornare alla terra dalla quale era nato. SARCOFAGO DI PUBLIO ELIO SABINO Sappiamo che il reperto, in pietra calcarea, del tipo a capanna col tetto a spioventi, fu trovato con urne e arche sepolcrali. Sull’orlo del coperchio l’iscrizione attesta che l’opera è stata l’ ultimo dono di Antonia Thesipho al figlio P. Elio Sabino, morto a 24 anni. Il fronte principale è diviso in tre arcate: in quella centrale vi è la scena della caduta di Fetonte ( che salito sul carro del sole, ne precipita dopo aver incendiato la terra, colpito dal fulmine di Zeus), ai lati i Diòscuri. Ai lati dei Diòscuri vi sono scene e personaggi mitologici strettamente collegati al mondo funerario. LA SEPOLTURA Avveniva all'esterno delle città dopo un lungo corteo funebre. Dopo aver fatto bruciare il corpo insieme ad oggetti personali, le ceneri, irrorate di vino, venivano raccolte dai parenti e riposte in urne cinerarie, in marmo, pietra, o terracotta. Tali urne venivano poi sotterrate o poste in un colombario, accompagnate da un corredo che, a seconda del censo, era più o meno dotato di oggetti. Per quanto riguarda l'inumazione, i più poveri venivano deposti direttamente nella terra, i ricchi invece in sarcofagi particolarmente scolpiti. Potevano poi essere collocati in tombe a camera o in veri e propri monumenti In altri casi si sceglievano anche tombe a cassa in muratura o con pareti di lastre. Al ritorno dal funerale i parenti dovevano sottoporsi ad un rito di purificazione con acqua e fuoco e nello stesso giorno si consumava presso la tomba un banchetto funebre, in onore del defunto. LE SEPOLTURE MONUMENTALI L'uso di seppellire i defunti con il rito dell‘ inumazione comportò l'utilizzo di sarcofagi. Un sarcofago è un contenitore, solitamente di pietra, per una bara o un cadavere. La parola sarcofago proviene dal greco σαρκοφαγος, mangiatore di carne, parola composta appunto da sarx (carne) e phagos (mangiare). Erodoto credeva, erroneamente, che i sarcofagi fossero fatti di un particolare tipo di pietra che consumava la carne del corpo che conteneva. A Roma, escludendo alcuni precedenti in età repubblicana, l’uso dei sarcofagi si dffuse soprattutto a partire dal II secolo d. C., quando si ricominciarono ad inumare i defunti, abbandonando l’uso dell’incinerazione. I sarcofagi sono di solito scolpiti e decorati. Alcuni erano costruiti come parte di una tomba elaborata, altri per essere sepolti o messi in cripte. IL “FUNUS” NELL’ANTICA ROMA Con il termine "funus" i Romani indicavano tutto ciò che accadeva tra il momento della morte e il compimento delle ultime cerimonie successive alla sepoltura. Il rituale funerario romano si basava su due concetti: innanzitutto, la morte comportava una sorta di contaminazione e richiedeva atti di purificazione da parte dei vivi; in secondo luogo, lasciare un cadavere senza sepoltura era causa di spiacevoli conseguenze sul destino dell'anima del defunto. Le esequie dovevano essere effettuate con la maggiore solennità possibile. A sottolineare questo richiamo, le immagini di Castore e Polluce sono accompagnate da espressioni in lingua greca (“fatti coraggio, nobile ragazzo!Nessuno è immortale.) che invitano ad una filosofica accettazione della morte. Il sarcofago è databile al III sec. d. C.

More Related