il concetto di sviluppo e le metodologie di misurazione
Download
Skip this Video
Download Presentation
Il concetto di sviluppo e le metodologie di misurazione

Loading in 2 Seconds...

play fullscreen
1 / 82

Il concetto di sviluppo e le metodologie di misurazione - PowerPoint PPT Presentation


  • 119 Views
  • Uploaded on

Il concetto di sviluppo e le metodologie di misurazione. Silvia Ciccarelli silvia.ciccarelli@uniroma1.it. Il concetto di sviluppo e le metodologie di misurazione Cosa si intende per sviluppo ? 2. Stadi di sviluppo e dinamiche territoriali: Take-off Pre take-off Stallo economico

loader
I am the owner, or an agent authorized to act on behalf of the owner, of the copyrighted work described.
capcha
Download Presentation

PowerPoint Slideshow about 'Il concetto di sviluppo e le metodologie di misurazione ' - Albert_Lan


An Image/Link below is provided (as is) to download presentation

Download Policy: Content on the Website is provided to you AS IS for your information and personal use and may not be sold / licensed / shared on other websites without getting consent from its author.While downloading, if for some reason you are not able to download a presentation, the publisher may have deleted the file from their server.


- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - E N D - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
Presentation Transcript
il concetto di sviluppo e le metodologie di misurazione
Il concetto di sviluppo e le metodologie di misurazione

Silvia Ciccarelli

silvia.ciccarelli@uniroma1.it

slide2

Il concetto di sviluppo

  • e le metodologie di misurazione
  • Cosa si intende per sviluppo?
  • 2. Stadi di sviluppo e dinamiche territoriali:
      • Take-off
      • Pre take-off
      • Stallo economico
      • Dinamica bloccata
  • 3. Gli indicatori dello sviluppo
      • Indicatori di sviluppo umano
      • Indicatori ambientali
      • Indicatori di sviluppo sostenibile
slide3

Materiale didattico e bibliografia

  • Punto 1 e 2:
      • Materiale didattico:
      • Bibliografia di approfondimento:
        • RIST Gilbert, Lo sviluppo: storia di una credenza occidentale, Bollati Boringhieri, Torino 1997 (Capitoli 1 - 4)
        • CELANT A., Il Sahel, Geografia di una sconfitta, Pacini, Siena, 1995
        • DALY Herman, Oltre la crescita. L’economia dello sviluppo sostenibile, Edizioni Comunità, Torino, 2001
  • Punto 3:
      • Materiale didattico: Dispensa 2
      • Bibliografia di approfondimento:
        • UNDP, Rapporto sullo Sviluppo Umano, annate varie
slide4

Per rivelarne il vero significato, il concetto di sviluppo deve essere ricollocato all’interno del contesto culturale che l’ha generato (RIST, 1997)

slide5

Il termine sviluppo - già utilizzato nel linguaggio scientifico per indicare il dispiegamento e la crescita degli organismi viventi o dei sistemi biologici - implica:

  • Direzionalità
  • Continuità
  • Cumulatività
  • Irreversibilità
  • Tali peculiarità rendono l’analogia biologica del tutto inadatta a rendere conto delle specificità e delle contingenze sociali che agiscono su una società, cambiando spesso il corso della sua storia…
slide6

Con il paradigma dell’EVOLUZIONISMO SOCIALE (XIX sec) il progresso è considerato connaturale alla storia.

La civiltà occidentale avanza ad un ritmo più spedito, come è dimostrato dall’abbondanza della sua produzione e dall’ampiezza delle sue scoperte scientifiche e tecnologiche.

Le civiltà a margine o si civilizzeranno oppure verranno distrutte.

slide7

Come nasce il concetto di sviluppo?

  • Il termine “Sviluppo” viene introdotto per la prima volta all’interno del “discorso sullo stato dell’unione” che il Presidente americano Truman pronunciò nel 1949. Quattro erano i punti principali:
  • Gli USA avrebbero dovuto continuare a sostenere la nuova Organizzazione delle Nazioni Unite
  • Prosecuzione del piano di ricostruzione europea all’indomani della seconda guerra mondiale attraverso il Piano Marshall
  • Creazione di una organizzazione comune di difesa (la NATO) per far fronte alla minaccia sovietica
  • Lanciare un nuovo programma che “metta i vantaggi del progresso scientifico e industriale dei paesi più avanzati al servizio del miglioramento e della crescita delle regioni sottosviluppate”.
  • E’ la prima volta che compare in un testo simile l’aggettivo “Sottosviluppato”, inteso come sinonimo di “regioni economicamente arretrate”.
slide8

Come nasce il concetto di sviluppo?

Si tratta di una innovazione terminologica che introduce un rapporto inedito tra “sviluppo” e “sottosviluppo”.

Il termine assume a questo punto un senso transitivo: non si tratta più di constatare che le cose si sviluppano, si potrà ormai “sviluppare” (possibilità di provocare tale cambiamento).

Dall’antico rapporto gerarchico basato sulle COLONIE

Principio di eguaglianza in base al quale tutti (gli Stati) sono uguali di diritto anche se non lo sono (ancora) di fatto

slide9

Come nasce il concetto di sviluppo?

da una visione SVILUPPO SOTTOSVILUPPO

Ad una visione di continuità SOTTOSVILUPPO SVILUPPO

CONTINUITA’ SOSTANZIALE: sottosviluppo come forma embrionale dello sviluppo

slide10

Una nuova visione del mondo: il sottosviluppo

  • Sottosviluppo non è l’inverso dello sviluppo, ma la sua forma incompiuta
  • L’accelerazione della produzione, la crescita, è il solo modo per colmare lo scarto tra lo sviluppo possibile ed il sottosviluppo attuale
  • Ogni nazione viene considerata a sé (isolata ed autonoma) e dotata di eguali opportunità: teoria del self-made man trasposta allo sviluppo
  • E’ possibile fornire aiuti dall’esterno per aiutare i paesi a svilupparsi.
  • Le condizioni storiche che spiegano i vantaggi degli uni ed i ritardi degli altri non trovano posto in questa concettualizzazione del sottosviluppo
slide11

Elementi problematici:

  • Lo sviluppo pretende di essere generalizzato, presto o tardi, all’intero pianeta, attraverso una crescita infinita…Questo è un obiettivo irrealizzabile, a causa dei limiti dell’ecosistema mondiale.
  • La formalizzazione economica della crescita non tiene conto di una serie di limiti:
  • Esaurimento delle risorse non rinnovabili
  • Aumento dell’entropia
  • Inquinamento
  • …..
  • LO SVILUPPO NON PROVIENE DA UNA
  • CRESCITA ILLIMITATA
slide12

Cosa si intende per sviluppo?

L’insieme delle pratiche destinate ad accrescere il benessere dell’umanità

Lo sviluppo umano riguarda la creazione di un ambiente all’interno del quale l’uomo può sviluppare completamente le sue potenzialità e condurre una vita produttiva e creativa, in base ai propri bisogni ed interessi. Gli uomini sono la reale ricchezza di un paese.

Per ampliare le scelte possibili dell’uomo appare di fondamentale rilievo l’attenzione verso le capacità umane, ovvero la gamma di attività che l’uomo può praticare nella sua vita.

Le capacità base per lo sviluppo umano riguardano la possibilità di condurre una vita lunga e sana, l’accesso alle risorse necessarie per uno standard di vita decente e la possibilità di partecipare alla vita della comunità.

slide14

MILLENNIUM DEVELOPMENT GOALS

Nel settembre 2000 147 capi di stato e di Governo, e 189 nazioni in totale, nella Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite, si sono impegnati a promuovere lo sviluppo dell’umanità.

L’obiettivo della Dichiarazione è quello di promuovere un approccio comprensivo ed una strategia coordinata, affrontando simultaneamente diversi problemi in un ampio fronte.

slide15

MILLENNIUM DEVELOPMENT GOALS

1.OBIETTIVO: Sradicare la povertà estrema e la fame.

STRUMENTI:

A) Ridurre della metà la percentuale di popolazione che vive con meno di un dollaro al giorno

B) Ridurre della metà la percentuale di popolazione che soffre la fame

2. OBIETTIVO: Ottenere l\'educazione primaria universale

STRUMENTO: Assicurare che tutti i ragazzi, sia maschi che femmine, possano terminare un ciclo completo di scuola primaria

3. OBIETTIVO: Promuovere la parità dei sessi e l\'autonomia delle donne

STRUMENTO: Eliminare la disparità dei sessi nell\'insegnamento primario e secondario preferibilmente per il 2005, e per tutti i livelli di insegnamento entro il 2015

slide16

MILLENNIUM DEVELOPMENT GOALS

4. OBIETTIVO: ridurre la mortalità infantile

STRUMENTO: ridurre di due terzi la mortalità dei bambini al di sotto dei cinque anni

5. OBIETTIVO: migliorare la salute materna

STRUMENTO: ridurre di tre quarti il tasso di mortalità materna

6. OBIETTIVO: combattere l\'HIV/AIDS, la malaria ed altre malattie

STRUMENTO:

A) bloccare la propagazione dell\' HIV/AIDS e cominciare a invertirne la tendenza attuale

B) bloccare l\'incidenza della malaria e di altre malattie importanti e cominciare a invertirne la tendenza attuale

slide17

MILLENNIUM DEVELOPMENT GOALS

7. OBIETTIVO: Garantire la sostenibilità ambientale

STRUMENTI:

A) Integrare i principi di sviluppo sostenibile nelle politiche e nei programmi dei paesi; invertire la tendenza attuale nella perdita di risorse ambientali

B) Ridurre della metà la percentuale di popolazione senza un accesso sostenibile all\'acqua potabile.

C) Ottenere un miglioramento significativo della vita di almeno 100 milioni di abitanti degli slum, entro l\'anno 2020

slide18

MILLENNIUM DEVELOPMENT GOALS

  • 8. OBIETTIVO: Sviluppare una partecipazione mondiale per lo sviluppo
  • STRUMENTI:
  • Sviluppare al massimo un sistema commerciale e finanziario che sia fondato su regole, prevedibile e non discriminatorio, orientato allo sviluppo e alla riduzione della povertà sia a livello nazionale che internazionale
  • Rivolgersi ai bisogni speciali dei paesi meno sviluppati (ammissione senza tasse e vincoli di quantità per le esportazioni di questi paesi, potenziamento dei programmi di alleggerimento dei debiti per i paesi poveri fortemente indebitati, cancellazione del debito bilaterale ufficiale)
  • Rivolgersi ai bisogni speciali degli Stati senza accesso al mare e dei piccoli Stati insulari in via di sviluppo
  • Occuparsi in maniera globale del problema del debito dei paesi in via di sviluppo attraverso misure nazionali ed internazionali tali da rendere il debito stesso sostenibile nel lungo termine
  • E) In cooperazione con i paesi in via di sviluppo, creare degli impieghi rispettabili e produttivi per i giovani
  • F) In cooperazione con le aziende farmaceutiche, rendere le medicine essenziali disponibili ed economicamente accessibili nei paesi in via di sviluppo
  • G) In cooperazione con il settore privato, rendere disponibili i benefici delle nuove tecnologie, specialmente quelle dell\'informazione e della comunicazione
slide19

Teoria dello sviluppo stadiale di Rostow (1960):

  • L’approccio evoluzionista cui la teoria si ispira non ha (oggi) una natura normativa.
  • Tuttavia ragionare in termini di STADI DI SVILUPPO è utile ai fini descrittivi, per descrivere le diverse situazioni socioeconomiche dei Paesi rispetto all’obiettivo dello sviluppo, senza nulla dire circa le modalità attraverso le quali raggiungere tale fine:
  • Paesi in via di take-off e pre take-off
  • Paesi arretrati
slide20

Paesi in via di take-off e pre take-off

+) Presenza di palesi sintomi di vitalità economica e produttiva; potenziamento settori non agricoli a maggiore valore aggiunto; infrastrutturazione; innovazione tecnologica

-) fragilità produttiva; vulnerabilità rispetto alle fluttuazioni dei mercati; dualismo economico

Paesi arretrati:

-) struttura economica arcaica e labili strutture produttive; forti pressioni sulle risorse agricole insufficienti; dipendenza dai fattori naturali; crescita del carico demografico; insicurezza alimentare

slide21

Paesi in via di strutturazione

Paesi in take-off

Paesi in pre take-off

Forte Industrializzazione

Scarsa incidenza settore primario

Accumulazione capitale e capitale di rischio

Infrastrutturazione

Assenza malnutrizione

  • Industrializzazione limitata
  • orientata alle esportazioni
  • multinazionali
  • Scarsa produttività forza lavoro
  • Scarsità capitale
  • Scarsità infrastrutture

Differenze

PIL p.c.

Contributo settori al PIL

Struttura demografica: pop. attiva

Valore aggiunto

Flussi interni

slide22

Problematiche del processo di strutturazione

Paesi in take-off

Paesi in pre take-off

  • Classi dirigenti carenti
  • Scarsa cultura tecnica ed imprenditoriale
  • Tensioni sociali:
  • Squilibri interni e crescita duale
  • Urbanizzazione selvaggia

Classi dirigenti carenti

Scarsa cultura tecnica ed imprenditoriale

Eccessivo carico demografico

T.d.c. risorse< T.d.c. Pop

strategie

  • Perequazione economica
  • Rafforzamento capacità tecniche ed imprenditoriali
  • Riforma istituzioni
  • Corretto rapporto Pop/Risorse
  • Rafforzamento capacità tecniche ed imprend.
  • Riforma istituzioni
slide23

Paesi arretrati

Paesi in stallo economico

Paesi a dinamica bloccata

Cristallizzazione su forme molto arretrate delle dinamiche territorializzanti

Staticità strutture economiche e sociali

Crescita esaurita

Peggioramento progressivo sistema economico-sociale

Difficoltà evoluzione apparato produttivo

Difficoltà

Pressione demografica

Redditi bassi: T.d.c Pil< T.d.c Pop

Dipendenza fattori naturali

Instabilità politica

Delegittimazione classi al potere

Fuga di capitali

slide24

Strategie per l’avvio di dinamiche strutturanti nei Paesi arretrati

Stabilità politica

Legittimazione classi al potere

Consenso sociale

Superamento logica intervento emergenza a favore dello sviluppo

Fonte:

World Bank

2004

slide25

Alcune variabili chiave per

l’identificazione dello stadio

  • PIL pro capite
  • Speranza di vita alla nascita
  • Calorie pro capite
  • Popolazione urbana/pop rurale (tasso di urbanizzazione)
  • Tasso di crescita della pop urbana (city growth)
  • Tasso di alfabetizzazione
  • Indice di corruzione
  • …dovremmo aggiungerne molte altre….
slide26

Indici maggiormente utilizzati (UNDP)

  • ISU, Indice di Sviluppo Umano
  • ISG, Indice di Sviluppo di Genere
  • MEG, Indice di Empowerment di Genere
  • IPU, Indice di Povertà Umana
  • Indicatori ambientali
  • Suggerimento: Scarica il Rapporto sullo Sviluppo Umano 2004 dal sito www.undp.org
slide27

ISU, Indice di Sviluppo Umano

  • Longevità: speranza di vita alla nascita.
  • Conoscenza:
    • tasso di alfabetizzazione
    • rapporto lordo di iscrizionicongiunte ai livelli di istruzione primaria, secondaria e terziaria. 
  • Standard di vita: PIL reale pro-capite corretto in termini di parità di potere d’acquisto (PPA, che consiste in un tasso di cambio che rende confrontabili le valute).
slide28

ISU, Indice di Sviluppo Umano

ISU= 1/3 (indice di speranza di vita)+1/3 (indice di istruzione)+1/3 (indice del PIL)

Indice di istruzione =

2/3 (indice di alfabetizzazione) + 1/3 (indice di iscrizione)

slide29

N.B.: i diversi indici, per essere sommati, devono essere primaprivati della specifica dimensione (anni, $, ecc.) e ridotti a numeri, applicando la seguente formula (NORMALIZZAZIONE):

Indice ij = (valore attuale Xij - valore min Xij )

(valore max Xij - valore min Xij)

0 < ISU < 1

Il valore dell’ISU riflette quanto il Paese si è avvicinato ai seguenti obiettivi: speranza di vita di 85 anni, accesso all’istruzione per tutti e reddito adeguato.

L’UNDP identifica 3 gruppi di paesi in base al valore dell’ISU:

slide30

Esempio di calcolo ISU

Valori minimi e massimi per il calcolo dell’ISU in Albania, 2001

1) Indice della speranza di vita = 73.4 – 25 = 0.807

85 – 25

2) Indice di alfabetizzazione = 85.3 - 0 = 0.853

100 – 0

Indice di iscrizioni lorde = 69 - 0 = 0.690

100 - 0

Indice dell’istruzione = 2/3 (0.853) + 1/3 (0.690) = 0.798

slide31

Esempio di calcolo ISU

  • 3) Indice del PIL = log (3.680) – log (100) = 0.602
  • log (40.000) – log (100)
  • 4) ISU = 1/3 (0.807) + 1/3 (0.798) + 1/3 (0.602) = 0.735
  • Elevato sviluppo umano (ISU>0,8)
  • Medio sviluppo umano (0,5<ISU<0,799)
  • Basso sviluppo umano (ISU<0,5)
slide38

ISG, Indice di Sviluppo di Genere

  • L’ISG considera le stesse dimensioni e variabili dell’ISU, ma presta attenzione alle differenze di genere.
  • Si calcola in tre fasi:
  • Fase 1: Vengono calcolati i singoli indici per gli uomini e per le donne
  • Fase 2: Gli indici di uomo e donna in ogni dimensione sono combinati in maniera ponderata, ed in modo da penalizzare le differenze nei risultati tra uomo e donna. L’indice risultante prende il nome di Indice Equamente Distribuito ed è così ottenuto:
  • Indice Equamente Distribuito =
  • % di Pop Fem (Indice Fem 1-α)+ % di Pop Masc ( Indice Masc1-α)1/1-α
slide39

Il valore di α

α = 2  

Il valore di α è la dimensione della penalità per la disuguaglianza di genere. Maggiore è il valore, più pesantemente una società è penalizzata dal fatto di avere delle disuguaglianze.

Se α = 0, la disuguaglianza di genere è nulla (in questo caso l’ISG avrebbe lo stesso valore dell’ISU). Mano a mano che α aumenta, sempre maggiore peso viene dato al gruppo che ottiene meno risultati.

slide40

Il valore di α

Fase 3 : Si sommano i tre Indici Equamente Distribuiti in una media non ponderata.

ISG = 1/3 (indice speranza di vita media eq.distr.)+1/3 (Indice istruzione eq. distribuito, IED)+1/3 (Reddito eq. distribuito, RED).

0 < ISG < 1 , più il valore si avvicina all’unità e più la situazione del Paese in questione si avvicina ad una effettiva uguaglianza tra uomini e donne.

slide41

Esempio di calcolo dell’ISG per la Thailandia

  • Calcolo dell’Indice di Speranza di Vita Media Equamente Distribuito
  • DONNE
  • Indice di speranza di vita = 73.2 – 27.5 = 0.762
  • 87.5 – 27.5
  • UOMINI
  • Indice di speranza di vita = 64.9 – 22.5 = 0.707
  • 82.5 – 22.5
slide42

Esempio di calcolo dell’ISG

Gli indici di uomini e donne vengono combinati per creare

l’Indice di Speranza di Vita equamente distribuito:

DONNE: quota di popolazione = 0.508

Indice di speranza di vita = 0.762

UOMINI: quota di popolazione = 0.492

Indice di speranza di vita = 0.707

Indice Equamente Distribuito = % di Pop Fem (Indice Fem 1-α)+ % di Pop Masc ( Indice Masc1-α) 1/1-α

Ind.di Speranza di Vita Eq. Distr. =

0.508 (0.762– 1 ) + 0.492 (0.707 – 1 )- 1 = 0.734

slide43

Esempio di calcolo dell’ISG

2) Calcolo dell’Indice di Istruzione Equamente Distribuito (IED)

Indice di istruzione femminile = 2/3 (0.941) + 1/3 (0.693) = 0.858

Indice di istruzione maschile = 2/3 (0.973) + 1/3 (0.746) = 0.897

Gli indici maschili e femminili vengono combinati insieme per creare l’Indice di Istruzione equamente distribuito.

DONNE: quota di popolazione: 0.508

Indice di istruzione: 0.858

UOMINI: quota di popolazione: 0.492

Indice di istruzione: 0.897

Indice di I E D = 0.508 (0.858-1) + 0.492 (0.897-1) -1 = 0.87

slide44

Esempio di calcolo dell’ISG

3) Calcolo dell’Indice di Reddito Equamente Distribuito (RED)

Indice di reddito femminile = log (4.875) – log (100) = 0.649

Log (40.000) – log (100)

Indice di reddito maschile = log (7.975) – log (100) = 0.731

log (40.000) – log (100)

DONNE: quota di popolazione: 0.508

Indice di reddito fem: 0.649

UOMINI: quota di popolazione: 0.492

Indice di reddito masc: 0. 731

Indice di RED = 0.508 (0.649-1) + 0.492 (0.731-1)  -1 = 0.687

slide45

Esempio di calcolo dell’ISG

4) Calcolo dell’Indice di Sviluppo di Genere

ISG = 1/3 (0.734) + 1/3 (0.877) + 1/3 (0.687) = 0.766

slide47

Indice di Empowerment di Genere (MEG)

  • E’ focalizzato sulla partecipazione e misura le diseguaglianze in settori chiave della partecipazione alla vita economica e politica e al processo decisionale. Si differenzia dal GDI, che e’ un indicatore delle diseguaglianze nelle possibilita’ di base.
  • Partecipazione politica e potere decisionale: quote percentuali di seggi in Parlamento occupati da donne rispetto a quelli occupati da uomini.
  • II) Partecipazione economica e potere decisionale:
    • quote percentuali di donne e uomini che detengono posizioni da legislatori, alti funzionari e dirigenti;
    • quote percentuali di donne e uomini che detengono posizioni tecniche e professionali.
  • III) Potere economico: reddito donne e uomini ($ USA PPA).
slide48

Indice di Empowerment di Genere (GEM)

  • Per ciascuna delle tre dimensioni considerate viene calcolata una Percentuale Equivalente Distribuita Equamente (PEDE), come media ponderata della popolazione:
  • PEDE=quota di pop.femm.(indice femm.1-α)+quota di pop.masch.(indice masch.1-α)1/1-α
  • Anche per il GEM α = 2.
slide49

Indice di Empowerment di Genere (GEM)

  • Per ciascuna delle tre dimensioni considerate viene calcolata una Percentuale Equivalente Distribuita Equamente (PEDE), come media ponderata della popolazione:
  • PEDE=quota di pop.femm.(indice femm.1-α)+quota di pop.masch.(indice masch.1-α)1/1-α
  • Anche per il GEM α = 2.
    • La PEDE viene indicizzata dividendola per 50
    • GEM = media semplice delle tre PEDE indicizzate
    • 0 < GEM < 1
slide50

Esempio di calcolo del (GEM)

1) Partecipazione politica

PEDE rappresentaz. in Parlamento =

0.497 ( 9.7-1) + 0.503 (90.3)-1-1 = 17.60

Indicizzazione in base ad un valore ideale del 50% (perfetta parità di genere):

PEDE indicizzata Rappres. in Parlamento = 17.60 = 0.35

50

slide51

Esempio di calcolo del (GEM)

1) Partecipazione economica

a) PEDE legislatori, alti funzionari e dirigenti =

0.497(24.3-1) + 0.503(75.7-1)-1 = 36.90

PEDE indicizzato legislatori, alti funzionari e dirigenti = 36.90 = 0.738

50

slide52

Esempio di calcolo del (GEM)

b) PEDE per posizioni professionali e tecniche =

0.497(57.6-1) + 0.503 (42.4 -1)-1 = 48.80

PEDE indicizzato per posizioni professionali e tecniche = 48.80 = 0.976

50

c) Media semplice delle due PEDE a e b:

PEDE per la Partecipazione Economica = 0.738 + 0.976= 0.857

2

slide53

Esempio di calcolo del (GEM)

1) potere economico

PEDE per il reddito = 0.497 (0.080-1) + 0.503 (0.199-1)-1 = 0.114

slide54

Esempio di calcolo del (GEM)

1) Calcolo del GEM

Media semplice delle PEDE:

MEG = 0.352 + 0.857 + 0.114 = 0.441

3

slide56

Matrice delle correlazioni

Alcune riflessioni……

slide58

Indice di Povertà Umana nei LDCs, IPU-1

  • Misura le deprivazioni, in particolare di 3 tipi
  • 1.Riferite alla sopravvivenza: percentuale di persone che si prevede muoiano prima dei 40 anni (P1);
  • 2. Riferite alla conoscenza: la percentuale di adulti analfabeti (P2);
  • 3. Riferite allo standard di vita dignitoso: combinazione di tre variabili, ovvero l’accesso ai servizi sanitari, l’accesso all’acqua potabile, l’incidenza della malnutrizione al di sotto dei cinque anni (P3).
slide59

Indice di Povertà Umana nei LDCs, IPU-1

  • IPU-1 = [1/3 (P1α+P2+ P3)]1/
  • dove:
  • P1 = percentuale individui che hanno una speranza di vita inferiore ai 40 anni;
  • P2 = percentuale di adulti analfabeti;
  • P3 = 1/2 (popolazione che non ha accesso all’acqua potabile e servizi sanitari) + 1/2 (bambini malnutriti e sottopeso);
  • = 3

N.B. Se  aumenta all’infinito, l’IPU tenderà al valore della dimensione in cui la privazione è più grande

slide60

Esempio di calcolo dell’ IPU-1

Repubblica Centro Africana

P1 = speranza di vita = 55.33%

P2 = % adulti analfabeti = 51.83%

P3 = 26.53% 

popolazione che non ha accesso all’acqua potabile = 30%

Bambini malnutriti = 23%

Media Aritmetica = 1/2 (30) + 1/2 (23) = 26.5%

IPU-1 = [1/3 (55.33 + 51.83 + 26.53)]1/3 = 47.8

3

3

3

3

slide61

Indice di Povertà Umana nei LDCs, IPU-2

  • IPU-2 = [1/4 (P1α+P2+ P3+ P4)]1/
  • dove:
  • P1 = percentuale individui che hanno una speranza di vita inferiore ai 60 anni;
  • P2 = percentuale di adulti privi di abilità di lettura e di scrittura;
  • P3 = popolazione al di sotto della linea di povertà (50% del reddito medio nazionale pro-capite)
  • P4 = percentuale di disoccupati a lungo termine (da 12 o più mesi)
  • = 3

N.B. Se  aumenta all’infinito, l’IPU tenderà al valore della dimensione in cui la privazione è più grande

slide62

Esempio di calcolo dell’ IPU-2

Gran Bretagna

P1 = speranza di vita inferiore 60 anni = 8.93%

P2 = % adulti analfabeti = 21.83%

P3 = % pop. Al di sotto linea povertà = 12.53%

P4 = % disoccupazione lungo periodo = 1.33%

IPU-2 = [1/4 (8.93 + 21.83 + 12.53 + 1.33)]1/3 = 14.8

3

3

3

3

3

slide64

Limiti dell’ISU

  • La discussione accademica sul HDI si e\' concentrata su cinque problemi:
  • 1.     scelta delle dimensioni
  • 2.     scelta degli indicatori,
  • 3.     errore nella misurazione e dati,
  • 4.     ponderazioni,
  • 5.     validità in generale.
slide65

Limiti dell’ISU 1/5

(1) Sulla scelta di dimensioni, il HDI è stato criticato per trascurare i diritti umani (Dasgupta 1990 e Pyatt 1992) e perché non contiene indicatori relativi a libertà, ambiente e cultura.

Hamilton (1993) ha sostenuto la necessita’ dell’inclusione nell\'indice di una valida dimensione ambientale.

Il HDI è stato criticato anche per non prendere in considerazione entità quali la comunità e l’autonomia (Murray 1991).

slide66

Limiti dell’ISU 2/5

Circa gli indicatori:

a.      Per quanto riguarda la speranza di vita, alcuni hanno sostenuto che la speranza di vita puo’ essere spiegata da reddito e tasso di mortalità infantile (Pyatt 1991).

b.     Riguardo al grado di istruzione, Lind (1991) ha argomentato che quello l’alfabetizzazione degli adulti o il numero medio di anni di istruzione non sono in grado di dare un’idea del grado di istruzione conseguito.

c.      È la terza variabile - quella del reddito - che ha maggiormente suscitato discussioni. L’HDI non è risultato essere particolarmente sensibile alla definizione della soglia di poverta’ (Kelley 1991). La critica principale riguarda il fatto che il peso del reddito addizionale al di sopra della soglia di povertà è molto ridotto (Trabold-Nubler 1991).

slide67

Limiti nell’impiego dell’ISU 3,4,5/5

  • Costruzione mediante media semplice (appiattimento differenze) – anche se con l’esponente  nell’IPU questo effetto viene ridotto
  • Carenza dati nei LDCs. A causa della mancanza di dati affidabili 16 paesi membri dell’ONU sono esclusi dall’ISU. In modo analogo, l’IPU copre soltanto 95 paesi in via di sviluppo e 17 paesi OCSE a reddito elevato; l’ISG 144 paesi e la misura dell’empower-ment di genere 78. I dati di numerosi paesi relativi ai componenti di questi indici non sono aggiornati né affidabili e, in qualche caso, è stato necessario stimarli.
  • Sfugge economia informale e redditi lavoro per autosostentamento
  • Esclusione variabili rilevanti: libertà, diritti umani, cultura, ambiente ecc.
il problema della distribuzione del reddito
IL PROBLEMA DELLA DISTRIBUZIONE DEL REDDITO

Una distribuzione iniqua può persino influire negativamente, laddove una crescente tensione sociale e politica sarà quasi inevitabile.

Generalmente i PVS presentano anche una maggiore inequità nella distribuzione del reddito per tutta una serie di motivi:

1) accesso iniquo alla proprietà della terra;

2) mancanza di personale in alcune professioni come insegnanti, ingegneri, scienziati, economisti… che spinge verso l’alto la remunerazioni di quei pochi aumentando così sempre più la disparità;

3) l’imperfetta mobilità dei fattori e imperfette informazioni;

4) esistenza di una struttura sociale che esclude dalla forza lavoro, dalla proprietà della terra e da altri mezzi di produzione del reddito, la popolazione in base alla posizione sociale, alla razza, al sesso, alla religione;

5) i meccanismi di trasmissione sono meno efficienti e sviluppati (anche le politiche di perequazione del reddito attraverso ad esempio l’imposizione fiscale risultano meno efficaci)

la curva di lorenz
LA CURVA DI LORENZ

0 - C è detto "retta di quidistribuzione".

I dati reali mostrano però che il reddito si distribuisce in modo tale da essere rappresentato attraverso una curva che si posiziona al di sotto di questa diagonale, la curva di LORENZ APPUNTO.

Quanto più il reddito è distribuito in modo diseguale tanto più questa curva è lontana dalla retta di equidistribuzione. Al contrario, una curva di Lorenz che si avvicina alla diagonale, segnala la presenza di una maggiore eguaglianza nella distribuzione del reddito.

% di reddito

C

100

A

20

B

3

0

20

100

% di famiglie

il coefficiente di concentrazione di gini
IL COEFFICIENTE DI CONCENTRAZIONE DI GINI

Un altro metodo attribuisce un valore ad ogni paese secondo le aree del diagramma della curva di Lorenz. Maggiore sarà la disuguaglianza e maggiore sarà l’area compresa tra la retta a 45° e la curva (“A”) e rimpicciolisce l’area “B”. Il valore

a/(a+b) viene definito come Coefficiente di Gini.

Maggiore è il rapporto indicato (quindi il coefficiente di Gini) e maggiore sarà la disuguaglianza nella distribuzione del reddito del paese considerato.

% di reddito

C

100

A

20

B

3

0

20

100

% di famiglie

slide73

L’America Latina e l’Africa Sub-Sahariana registrano i più elevati livelli di sperequazione.Sebbene non vi sia una soglia chiara, generalmente si ritiene paesi che presentano un Coefficiente di Gini più alto di 50 ricadono nella categoria di elevata disuguaglianza.Più alto è il coeff. Di Gini e più è bassa la condivisione del reddito del paese da parte della parte più povera della società.

disuguaglianze all interno di un paese
DISUGUAGLIANZE ALL’INTERNO DI UN PAESE

L’ISU in Cina oscilla tra 0,64 di Guizhou a 0,8 nel Guangdong e 0,89 a Shanghai. Se fossero considerati come paesi diversi Guizhou si collocherebbe appena sopra la Namibia e Shaghai vicina al Portogallo.

Percentuale di poveri

slide75

Indicatori ambientali

  • Criteri per misurare quantitativamente e qualitativamente
      • i livelli di uso delle risorse
      • la capacità dell’ambiente di rigenerarsi
  • Finalità:
      • Pianificazione
      • Comunicazione/Informazione
  • Scala di applicazione:
      • Internazionale
      • Nazionale
      • Sub-nazionale (microregionale, locale ecc.)
slide76

Indicatori ambientali

Serie di indicatori

PSR

Indicatori aggregati

  • Indicatori Ambientali Centrali (50) dell’OCSE,
  • Indicatori Ambientali Chiave
  • Indicatori Ambientali Settoriali
  • Indicatori Ambientali di Separazione
  • Living Planet Index
  • (misura della ricchezza di risorse naturali: area delle foreste naturali, pop. Delle specie di acqua dolce e pop. delle specie marine)
  • Impronta Ecologica
  • (considera il consumo di risorse naturali e l’emissione dei rifiuti)
slide77

Modello PSR

Pressione: le attività umane esercitano pressioni sull’ambiente

Stato: la pressione influisce sulla qualità e quantità delle risorse naturali

Risposta: la società risponde a questi cambiamenti attraverso politiche ambientali, di economia generale e settoriale, ed attraverso cambiamenti nella consapevolezza e nel comportamento

Causa –effetto

Relazione sistema naturale – sistema antropico

slide80

Modello PSR

  • 1) Indicatori di Pressione:
      • Emissioni
      • Consumo risorse naturali
  • 2) Indicatori di Stato: condizioni ambientali, e variazioni indotte dai fattori di pressione
      • Quantitative
      • Qualitative
  • 3) Indicatori di Risposta: efficienza iniziative (reazione, adattamento) atte a mitigare effetti negativi dell’azione antropica sull’ecosistema ed a risanare l’ambiente, da parte di
      • Ecosistemi
      • Sistemi sociali
slide81

Limiti degli indicatori ambientali

  • Scarsità dati disponibili
  • Significatività dei dati per la pianificazione
  • Discutibilità rapporto causa-effetto
  • Discutibilità metodologie di valutazione dei risultati
slide82

Indicatori di sviluppo sostenibile

Rispondono ad una logica di analisi dello sviluppo in chiave territoriale, combinando gli aspetti economici, sociali ed ambientali (vd. slide 8)

Serie di indicatori

Indicatori aggregati

  • Indicatore di Progresso Genuino
  • Indice di esaurimento delle risorse
  • Indicatori organizzati per temi e sub-temi all’interno delle diverse dimensioni dello sviluppo che si intendono analizzare
ad